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Full text of "Storie bresciane dai primi tempi sino all'età nostra"

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^chUstBockis $50.00 



JAN 2 6 1990 



L161— O-1096 



STORIE BRESCIANE 



Digitized by the Internet Archive 
in 2013 



http://archive.org/details/storiebrescianed06odor 



STORIE 

BRESCIANE 



DAI PRIMI TEMP 



SINO ALL'ETÀ NOSTRA 



NARRATE 



MERICO ODORICI 



VOL. VI. 



BRESCIA 



PIETRO DI LOR. GILRKRT1 

TirOCRAFO - L1BKAJO 

1850 



Sotto la lulelu delle leggi. 



OdLss 

v. (fi 



Biletti Caunttaìrini 



Ringrazio il cielo, che tanto arrisemi nel lungo ed 
arduo imprendimento, da condurvi colle memorie di 
questo Codice Bresciano alla Lega di Pontida ed alla 
Pace di Costanza. 

Sono ormai quattro anni che mi trattengo con voi 
parlandovi di patria } che investigandone le glorie e 
le sventure, ricerco al vostro cuore od alti e (ieri 
sensi dinanzi alle prime, o fremito e pensiero non in- 
fecondo sulle seconde^ sempre poi la speranza e 
P amore. E voi gentili non isclegnaste il suono della 
mia parola, però che al tutto non vi parve indegna 
del patrio tema. 

Stipulata la pace di Costanza, vedrete emergere 
dagli atti cittadini che vi presento una vita alacre 
ed operosa, un intralciarsi di ordinamenti e di fatti 
che n' erano le conseguenze, un levarsi di castelli e 
di borgate poste qua e la pei limiti bresciani sicco- 
me vigili scolte. Poi, come suole nelle subite libertà, 
dissentimenti e sconcordie, ed un accorrere all'armi 



482985 



arcanamente risollevate da più remote fila, che risa^ 
li vano all'Impero ed alla Chiesa. 

Povere gare, più misere ambizioni commovitrici 
della patria comune; sicché gl'imperatori che più non 
isperavano d'averla serva, così com'era nell'alto incen- 
dio delle sue fazioni, la domandavano compagna. 

Mirabile vitalità da cui risulta, che se la morte 
delie nazioni è quell' inerzia che non è pace ma in- 
dolenza di poltri ed isconforto di pusilli, le civili 
gare, quando non toccano l'essenza del potere e delia 
forza cittadina, sono incremento di gagliardia perso- 
nale, che è base della pubblica. E forse alla prima 
noi dovemmo l'orgoglio d'aver distrutte le speranze 
degli Svevi, e loro appreso nell' assedio del i 2 3 8 che 
ponno i fratelli nostri combattersi tra loro per un ca- 
sale, per una torre, per un confine; ma quando se ne 
vada il loro benessere, sono tutti d'accordo. 



APPENDICE AL VOLUME V. 



CODICE DIPLOMATICO 

BRESCIANO 



CONTIGUA IL COMUNE DI BRESCIA 

DALLA LEGA DI PONTIDA ALLA PAGE DI COSTANZA 



Precedono innanzi !r;<ito i donmenfi anteriori atta Lega suddetta, sommiti 

dopo la pubblicazione della IH p;rte Jel Codice Diplomatico, 



C! 



( \n. loto — . . . giugno ) 

Neimlaria e Nubolcnto vici bresciani, 

Inedito i. 
In nomine Domini Dei eterni anno ab incarnacione Domini 
nostri Jesu Cristi mileximo quadragesimo mense junii, indi- 
cione octava commutacio bone fidei nossitur esse contractus ut 
vicem emeionis oblinead firmi tatem eodemque nesio oblica;ìl 
contrahentcs. Placuit itaque bona convenit volunlatem in ter 
domna Ota abatissa de monesterio sce Iulie que dici tur novo 
nec non et inter nos Regimberto diacono et Alberico seu do- 
minico qui sumus abitatores in vico Nubelaria et in vico Nu- 
bilenlo qui professi sumus nos omnes ex nacione nostra legeui 
viventem Romana etc 

E una permuta con cui la badessa cede ai suddetti sette pezze di terra 
in suprascripta plebe Nubolento et in locus Nubelaria focus B albina. 
Vi si nomina per confine il flumen Radono, le res s. Fatisi ini, et s. Mi- 

t DalL Archivio Diplomatico di s. Fedele in Milano, 



io codici: 

chaelis, e ne riceve alcuni beni in Camporella', confinanti a mane, rebus 
s Marii etc. — Acto civit, Brixicc Felicit. 



C1V. 

( Al). 1042 — . . . ottobre ) 

11 vico di Scrollone* 

Inedito l. 
In xpi noni, placuit atq. convenit inter dona Otta abatissa 
de monasterio sci lulii (sic) que dicitur novo nec non inter 
Dominico abitator in vico Sarmione ut in dei nomine debeat dare 
sicut a presenti dedit ipsa dona Otta abba eidem Dominiconi a 
lieto reddendi libellario nomine usq. in his vigiliti novem annis 
expletis hoc est petia una de terra aratoria et pradiva seo bu- 
scalia juris ipsius monasterio quib. esse videtur in loco Rovc- 
dolo non multimi longe de basilica sii Mar tira etc 



Anno ab incarnat. dni nri ihu xpi mill. quadragesimo sedo 
muse octub. Indict undecima. Acta spto monasterio felici ter etc. 
spto man. Ari prandi et Bonizoni etc. (omiss.) . . . 



cv. 

(An. 1049 — . . . febbraio ) 

11 monte mediano. 

Inedito 2. 

Alcuni di Adro viventi a legge longobarda, vendono ad Adamo de 
vico Isex le loro proprietà tu vico Adri, locus ubi dicitur Cornaledo, et in 
Orbeziacho, et in loco q. dicitur Termine atque in monte Mediano — (cioè 
il monte di s. Giorgio presso Montechiaro, secondo l'abbate Zamboni), 
monte che nelle lettere di Lodrisio Crivello podestà di Brescia del 1251 a 
Bonifacio Canossa (Ant. IL M. Mvi, t. IV, col. 498) è detto il Monsme- 
dusanus. 

ì. Dal precitato Ardi, di s. Fedele, 1058, ottobre. Alda badessa di s. 

iti cui si trovano le carte seguenti, Giulia, suo contratto con Adamo 

delle quali non ho potuto procu- da Iseo per beni in Germega- 

rarmi le copie, che per altro si nana. 

ritrovavano dallo stesso cavi. prof. 1070, settembre. Arduino abbate di 

Biraghi di poca entità. Leno, suo contratto per beni in 

1015, Vendita di beni nel territorio Melazano. — (Lettera del can. 

bresciano, fra i quali Arcale (?), prof. Luigi Biraghi , 8 febbrajo 

Medole ecc. fatta dal monastero 1856). 

di 5, Benedetto di Mantova. 2 Archivio Diplomatico di s Fedele. 



DIPLOMATICO li 



evi. 



( An. 1081 — . . . maggio » 

11 feudo condizionato. 

inedito, i. 

In civitate Brixie etc. . . . Dna Ermengarda abbatissa sspti 
monast. s. (dì s. Giulia) investe Oddone, Enrico e Widone fìlios 
q. Adelardi de loco Sale de feodo q. fu.it rectum quond. jam 
dicti Adelardi... eo tenore ut si uxor Magifredi fìliam q. pre^ 
dicti Adelardi abiterit filium . . . ipse habeat due porciones de 
suprascripto feodo sce lidie etc. 
. . . . Richeldus de Pontecarale» Obizo de Zadri etc. 



GVI). 

< An. 1063 — • , . febbraio) 

La terra di Nave. 

Inedito 2. 

Investitura fatta da Benzone di Anzano di un beneficio di s. Giulia a 
favore di Odone (Benzonem de loco Anzano etc. . . . ut in Dei nom. debeat 
dare idest . . . benefìcium . . . a parte monast. s. Mie quod est positum 
loco Nave). Si noti questa terra bresciana, della quale non ho più antichi 
documenti. 



GVIII. 

( An. 1087 — . . . agosto) 

Il luogo di Zadrc in Brescia, 

Inedito 3, 
Amiza filia q. Variverti . . . habilalrix cìvitatis Brixix loco Zadri, 
riceve da Pelro officiale eccl. sci lohannis q. dicitur fora, argentimi de- 
ttar, bonos mediolan. libras septem pel fondo Muricelle. 

Actum suprascripta civitate feliciter etc, 



I, Archivio di s, Fedele in Milano, — 2, Idem, — 3, Idem, 



1 2 CODICE 



CIX. 



( Ai). juSi; — . . . loglio ) 

11 vescovo Giovanni. 

Inedito i 

In nom. Dui Dei eterni anno ab incarnatione dm nri ilm 

xpi m iulio indicione nona Monast. dni Salvatoris 

et sce Iulie Ihoes brixiensis eps p. p. diximus pro- 

mittimus et spondemus nos q. s. Ihoes . . . una cum . . . 

ut a modo nullo unquam in tempore etc non habea- 

mus licentiam aut poteslatem etc. (omiss.) mole- 
stare si ve per placitum fatigare ad versus sspium monasterium 
et partem predicti monasteri i nominative de cuntis condicio- 
nibus et scubiis (scuflis) seu in aliis usibus quos usque hodie 
ab tempore LanclulpJii epi esigere et excutere vel alico malo 
ingenio abstraere solebam de rebus juris predicti monasterii 
positis in fundo Nubelaria et in Pagreono et Puspenso atque 
Valle q. dicitur Camonica sive in ceteris locis etc. (omiss.) . . . 
Quod si a modo aliquando tempore Nos qui supra Ihoes eps 
vel nostri successores adversus jam nominatum monast. etc. 
de predictis condicionib. etc. agere vel causare presumpserit 
eie. tunc componi penam argenti denarior. bonor. mediolanen- 
sium duocentum medielatem camere dni regis et medietatera 
prefato monasterio. 

Et quidem etc. cartulam accipimus nos q. supra Ihoes eps... 
per dnam Ermengardam abbatissam etc. quod per honorem epi- 
scopati mei nec mihi liceat ullo tempore etc. — Aclum infra 
Castrimi Bagnolo feliciter. 

rgf EgO IOIIS DEI ORA BRIXIEXSIS EPS SSR 

*$t Ego Oddo avocatus ipsius ssr. 

La scubia (vel scuffia), che vorrebbosi dedotta dal germanico schaffmi, 
— fare, operare —, varrebbe qui lavoro obbligalo — Opus Dominicum 
(Codice Diplomatico Santambr. pag. 181). Ducang. v. Scufia. 

I. Are. Dipi, di s. Fedele in Milano: e pazienza del dotto prof. mons. 

documento ch'io devo con altri can. Luigi Biraghi, dottore J< lj 

di queir archivio alla gentilezza V Ambrosiana. 



DIPLOMATICO 



ex. 



( An- inai — i dicembre 

il conte di Sabbione*». 

Affarosi I . 

Ego Ucho Comes fìU q. Bosoms smiliter Comitis de loco qui dicilur 
Sabloneda ek. Dona parecchi beni a s. Prospero di Reggio in Castel Gual- 
tieri. È il fratello probabilmente del chierico Boso ed arcidiacono della Chiesa 
di Parma, che nel 1105 facea simil dono a s. Prospero 3 . Di questa fa- 
miglia si veggano ancora i documenti Affarosiani del 1105, doc- n. XXXVII 
(Boso Parmensis Archid. Alb. Comes et Uberlus fratres ejus eie). 109i, 
n. XXXIX, 10 Kal. Dscem. Matilda Comitissa filia q. Etjibaldi Comitis 
Comitalu Trivisii et conjux Uchonis Comitis 3 dona alcuni beni a js. Pro- 
spero di Reggio in Castel Gualtieri , aduni in castro Caloixiano — 
(1119, Nos juqaìes Ubertus de Sabloneta et Berta eie). 



C3i 



L'oKpllale <31 $. Salvatore in if3osto. 

Inedito 4. 

Anno dai ce incarna Lionis nullo centesimo quarto die primo 
juiij inditione duodecima. Dum modico et parvo tempore pre- 
sens ista . . . caduca vita etc. (omiss.) 

Nos comes Albertus fìlius quondam Bosoni dono et oflero 
meam partitionem quam habeo in territorio Aqaenigre ad ho- 
spitale Sancii Salvatoris curie Mosij pio remedio anime mee et 

1. Affarosi, Morn. di s. Prospero e cortese arciprete di Mosio nob. 
<li Reggio - tomo I , documento sacerd. Ottaviano Dama la trascri- 
XXVIII. zione di questa carta pazientemente 

2. Affarosi, 1. cit. doc. XXXVI, copiata da un codice pergamenac. 
pag. 407, 4 Kal. madii, Boso dell'Archivio Comunale d' Acqua - 
Clericus et Archid. s, Parmensis negra (cosi detto il Libro Panna) o 
Eccl. jil. q. Bosonis Comitis de Raccolta di documenti Acquane- 
loco qui diciinr Sabloneta. — Co- grensi, compilati nel 1518 da Ce- 
dice Dipi. Bresc. pag. 126 del t. V sare Rocca, siccome rilevo dalFac- 
delle Storie Bresciane. curata Memoria — Notizie di Ac- 

3. Cod. Dipi. Bresciano, t. V delle quanegra dai primi tempi fino al 
Storie, n. XI, pag. 79. — Affa- 1500, avuta dal molto rev. D. Giov. 
ROSI, 1. cit. pag. 399. Casnigi preposto d 1 Acquari egt a . 

S. [o devo alla gentilezza del dotto e l'orse compilata da lui. 



I \ CODll i 

paiciituui nieoruui que estinter ambos Tomapassiuni* et rivali- 
timi et viam Mariana q. est per iustam mensuram jugera triginla 
quattuor et unam aliani peciam terre que est inter Tornapassium 
et Rutalettum et Muratelluni que est per iustam mensuram ju- 
gera centum. item una pccia terre arative vietate et prative 
cum casis et h edifici is super et habitationibus in qua quoq. iam 
dieta Eclesia est li edificata et iam dictum hospilale ordina- 
tum est que...continet iusta mensura jugera \iginti et ties et 
massari tia una in casatico que laboratur per fìlios Beali et pc- 
tiam unam de prato in territorio de Mosio iacenlem ad locum que 
dicitur Pontille et totani meara portionem que mihi contingit 
in insula Tesole et quod mihi pertinet in fadis molendinor. 
eiusdem insule quam aulem istam peciam terre in qua iam 
dieta eclesia sancii Salvaloris est edificata et iam dictum ho- 
spitale ordinatum est et predictum territorium Jquenigre ci 
predictam masariciam et predietnm petiam de prato et iam di- 
ctam partitionem insule Tezole et fadum molendini eiusdem in- 
sule una cum accesionib. et ingressibus cum superiorib. et infe- 
liorib. earum rerum qualiter superius vel et mensuris et coeren- 
tiis decernitur in integrum ab hac die in eodem hospitali ordinalo 
in bonore Dei omnipotentis prò remedio et remissione animar, 
omnium xpianor. omniumq. delictor.etpro remedio anime mee et 
remissionem meor. delictor. comissis. et comissuris ut Deo aditi 
vante etc. . . . dono et offero et prò presenti cartula offertimi is 
proprietario iure iam nom. ics in eadem cartula totas ibidem 
ad babendum confirmo sub cura et providentia iamdicti pa- 
storis 2 pdicti monasterij sancii Thomos apostoli siti Acquenigic 
et absq. diminutione omnium rer. pdictar. positar, in iamdiclo 
bospitali et tam datis q. daturis ita ut neraini in feudo vel 
alicui beneficio dentur seu inique (?) locentur, sed assidue ad quo- 
tidianos usus pauperum et elemosinas impendendas egenis et 
omnibus prò deo ibi q. marni petentib. maneant integre eidem 
bospitali q. est venerabilis locus et si evenerit ut aliquis ex pa- 
storib. prenomati monasterij contra hoc fecerit dico (sic) prenom. 
hospilale pdictis rebus Romane Sancte Ecclesie prò remedio ani- 

! I tomapassi parrebbero canali. non è nomato? Sospetto alludo 

2. Onde P iamdicti. se nel documento ne ad atto anteriore smarrito. - 



DIPLOMATICO 15 

me rnee et omnium kpianorum deo coniitentium peni lentia in a- 
gentium et , . . per cultell. festucam nodatum Wanconem et vaso- 
nem terre atque ramum arboris me exinde foris expello...et a- 
bentem me facio et ad partem eiusdem hospitaìis ad abendum 
reliquo facendum exinde a pnti die legaliter proprietario iure 
quidquid voluerit sine omni mea et heredum ac prò heredum 
contraditione vel repiti ti one etc. , . . 

Si Ego Comes Albertus quod absit aut ullus de hrdibus meis 
ac prò hrdibus sive quamlib. personam contra hanc cartulam 
offersionis quandoq. tentaverimus aut eam prò aliqd. ingenio in- 
frangere quesierim. tunc inferamus parti contra quam exinde 
iitem intulerimus multa que est pena auri optimi vncias decem 
argenti pondera vigilili et q. poterimus vindicare valeamus. Sed 
presens cartula offersionis diuturnis temporibus firma et stabilis 
permaneat cum stipulatione submissa, et insuper Ego' Comes 
Jlbtus spondeo atq. promitto una cum meis hrbs ac prò heredib. • 
istas res totas iamd. offersionis eidem inospitali datas ab oi con- 
traditione omnino defensare q. sì defendere non potuerimus aut 
si iam dicto hospitali exìnde aliquid i.ngenium subtrabere 
quesierimus tunc in duplum iam dictas res offersionis pnoiato 
hospitali restituamus sicut prò tempore fuerint meìiorate aut, 
valuerint sub estimatione in similib. locis et nec mihi liceat ullo 
tempore volle q. nolni. Sed q, a me hic semel actum et con- 
scriptum est inviolabiliter conservare promitto eie. . . . cum 
stipulatione subnixa et pgmena cum atramentario de terra leva- 
vi. Me Ugonem notar» scribere rogavit in qua subter confirm, 
testibs obtulit roboranda. Actum est in loco que dici tur Aqua- 
nigra felici ter. 

Signum tfr manus infrascripti Albti comitis qui hanc cartulam 
offersioni fieri rogavit prò anime sue remedio et oium 
xpianor. 

Stgna $$$$$$$ manuum Albti, Pizabrina, Mudò- 
nis Marchariggie^ Ioannis Ferrarij, Ugonis, item Albti Al- 
britij, et alij Albti de Cusma (?) rogatus test. 

Pro bis ego Ugo Scriba Notar, rogatus scripsi etc. , . . 

facente parte di questo. 



Codici-: 



GXH 



12 monastero di s. Tommaso d 1 Acquauegra. 

Bonelh t. 

Colloco or qui per analogia il documento CLXXl della Raccolta Li- 
neili. — Dum in Dei nomine Adalperonus tridentinus adesset Episcopus 
iti eccL s. Tome apud monasterium de Acquanigra. Ibi in Choro ipsius 
eccl. eie. Ivi Pietro, l'abbate del monastero, viene investito dal vescovo 
tridentino del monastero di Gironda sul Cremonese. 

Trovo presenti alla investitura un Enricus de Allolacus (il Sommo- 
lago dei documenti benacensi), Bonifacio da Riva, e che più è il dnus 
Uberius Comes (forse quello di Desenzano) et Doso filius ejus et dnus Al- 
bertus Comes (l'autore della carta preced.)... Wilelmus de Mariana eie. 

GXIII. 

C Anno 1109 — iil9 ) 

Ermengarda bad. del inonast. di s. Gialla. 

Inedito 2. 

Due povere infeudazioni di nessun conto fuorché pnì nome della badessa. 

GXIV. 

( Anno 1U2 — .. . giugno ) 

La festa di s. Barnaba. 

Inedito 3. 

Ermengarda badessa di s. Giulia infeuda ad Ottone di Brescia un 
piccolo fondo posto nel monastero. 

. . . . Eo vero ordine ... ut jam dictus Otto et sui hcredes . . . 
pcrsolvcre exinde debeant per omnem feslìvitatem sci Barnaba 
sol. ttex denarios boni mediolanensium etc. 

cxv. 

( Anno 1145 } 

Valtenese, Padenghe, Pozzolcugo. 

Ughelli 4. 

Papa Eugenio riconferma con una Bolla data da Viterbo a Tebaldo 
vescovo di Verona i suoi diritti nella plebe de Tenesi 5 . . . . plebern de 

1. BoNELLl, Notizie Storico-critiche 3. Archivio citato. 

sul B. M. Adelprcto vescovo di 4. Ughelli, Italia Sacra. Ep. Veron. 
Trento - t. II. t. V, col. 791. 

2, Archivio di s. Fedele in Milano. 5. Teneri scrive TUghelli. e sbaglia. 



DIPLOMATICO 



17 



Patingulù cum capellis et decimis et castellimi, monasterium de Magutia- 
no l , Rivollellam .. .-plebem Pozolengi...eccl. s. Ambrosii de Casalalto eie. 

CXVI. 

( Anno 1167 — 1 dicembre) 

La Lega Lombarda. 

Muratori 2. 

Rudimenti primi, e giuramenti delle città collegate. La celebrità del- 
l'atto, quasi dissi già noto ai lippi ed ai tonsori, mi dispensa dal tener- 
vene ragionamento e darvene alcun sunto. 

CXVII. 

( Anno 1168 — 3 maggio ) 

Concordia fra la Lega ed il march. OTalaspina. 

Muratori 3. 
Ajfuerunt . . . de Brixia Giroldus de Boxadro Fredulfus de Concesa 
(per Concesio). Nel Tabularium Coni, Burnì è detto Ridulfus. 

CXVIII. 

(An. 1168 — . . . ottobre) 

La pace fra Borno ed Eseno. 

/ Inedito 4. 

In nomine dni nostri Jesu Xpi Breve recorda ti onis illius sen- 
tentie que dedit Dorninicus Cicamica Iurisperitus et Consul 
urbis Brixie per verbum et preceptum aliorum Consul um Bri- 
xiensium. videlicet Redulfi de Concisio. et Otebelli de Ponteca- 
caralo. et Aumerici Confanonerii. et Bocacci de Manervio. et 
Oprandi de Martinengo. et Johis de Ganibara. et Giraldi de 
Bosxadro. et Johis Calapini. et Baxacaponus per comune con- 
silium sapientium urbis Brixie. et quam dedit Malgius juris- 
peritus assessor ejusdem Cicamice et aliorum Gonsulum in 
controversia et lite que erat inter comune de Burno et co- 
mune de Eseno etc. 

1. P^emaguzano, dice PUghelli, e 4. BiEMMl, Misceli, autografa presso 
sbaglia ancora, come nel dire il nobile Clemente Rosa, p. 44, 
Pavengulis per Patingulis. in cui trovasi trascritto di mano 

2. Murat. Ani. Ilal. t. IV, col. 262. del dotto e diligente Guadagnini 

— Storie Bresciane, t. V, p. 136. arcipr. diCividate quest'atto preso 

3. MURAT. Ani. Ilal. t. IV, col. 264. dal Tabularium Burnì. — Stor. 

— Stor. Bresc. I. V, p. 136. Bresciane, t. V, pagina 142. 

Odorici, Storie Bresc. Voi. VI 2 



IH cornac 

Actum est hoc ante pórtara pontis Monticali in die dnico 
mense octubris indictione prima. Anno Dni millesimo cen- 
tesimo sessagesimo oclavo. 

Ibi fuerunt Gratiadeus de Nrardo. Wiscardns de Brene. Arlem- 
baldus de Seviore consules Falcamonìce etc. 

Ego Ma teli us Not. interfui et per preceptum Gicamiec et Malgii 
illius assessori.? et aliorum consulum Brixie in bac causa 
liane senlentiam scripsi. 

CXIX. 

11 G8. — Altro istrumcnto per la medesima pace *. 

In Christi nomine. Breve recordalionis de discordia que 

fuit inter comune de Burno et comune de Esino 

hec discordia fuit prò plangata sive palata, quam comune de 
Burno faciebat in Ollio * . . . . quam paratami dum comune 
de Esino vellet fieri prohibere ex parte illius undecim homi- 

nes interfecti sunt V valvassores et V tales. et multe 

alie malicie ex utraque parte facte sunt. Fuit et bec discordia 

de fìnibus inter utrumque commune Iuravit autem 

utrumque commune se stare sub preceplo consulum 

brixiensium Consules autem brixienses sub quibus 

hec causa fuerunt. sunt Aunericus Confanonerius. Cicamica le- 
gisperitus. Pvedulfus de Concisio. Oprandus de Martinengo. Johs. 
deCalapino. Girardus Bosiadro. Oltobellus de Pontecaralo. Johs. 

de Gambara. Baxacaponus 

. . . . Actum est hoc in loco Monticuli. una die dominica 

mense Hoctubris. Anno Dni Millo C. LX. Vili. Indict. I. 

Ibi erant suprascripti consules de Valcamonica 

Ego Joannes No tari us sacri Palatii interfui, et rogatus a pre- 

dicto console Cicamica et ab assessore eius Mallius, et a 

partibus utrisque hoc scripsi. 

cxx. 

(An. 1169 — 18 novembre) 

Le monache di Manerbio. 

Gradenigo 2. 

Baimondo vescovo concede loro alcune acque del fiume Bagnolo. 

1. BiEMMi, Misceli. Rosa citata, pure 2. Gradonico, Brixia Sacra, pagi- 
da copia del Guadagnali, che lo na 220. — Storie Bresc. t. V. 

dice tolto dalVArch, di Esenu pagina WS. 



DIPLOMATICO \.t 

CXXL 

( 4n. H70 — 5 marzo ) 

11 card. Ottone di Brescia Legato aposi. 

Suo decreto a favore dell'abbazia di Nonantola. 

Tiraboschi l. 

Ego Odo etc. . . . cum essem Brisie causa que vertebatur inler Al- 
bertum Abbatem Nonant. et Offredum Cremo nensem Episcopum super 
Ecclesiam s. Benedirti de Cremona etc. La rende all'abbate di Nonantola 
cui veniva tolta dallo scismatico Ottaviano. 



Actum est hoc Briscie apud s, Petrum in Oli veto etc. 
Anno Doni. Incarn. MCLXX mense martii die V. 



CXXII. 

(An. 1170 — • 4 dicembre) 

Feudalità del nostro Comune in Pontevico. 

Inedito 2. 
I consoli di Brescia investono un Bosadro delle azioni feudali del Com. in Ponteuico. 

In Xpi nomine die veneris quarto intrante mense decem. 
in castello Gaydi presentibus etc. 

Per lignina quod in suos tenebant manibns consules Bri>LÌae. 
videlicet Albertus de Gambara et Madius de Pontecaralo et 
Mazacàvallus Confanonerius et Pregnaeha, et monachus de 
Foro et Albericns Capriano per consilium quornmdam mili- 
timi de Brixia qui cum eis ibi erant in vice com. Brixie in- 
vestiverunt per feudum honoriflce Adhegerium de Boxadro et 
per eum dnam Ottam uxorem et filiam q. Guidonis Scorpionis 
de Pontevico nominative de toto fendo quod predictus Guido 
... ex parte com. Brix. in curia Pontevici tenebat etc. 
Actnm est hoc anno ab incarna tione dni nri Iesu Xpi M. C. 

LXX Ind. III. 
Ibi fu ere Arlotti de Pallavolo, Albertus filius alberli de La- 

vellongo. 
Fictum de seduminibus castri Pontevici pertinenlibus cum. 

Brix. etc. 

1. TuuBOSCHi, Storia della Badia 2. Liber Poteris Brixice. Cocl. Perg, 

di Nonantola, t. II, pag. 292, Municip. del sec. XIII, deposi- 

docum. CCGXXVII e nota I. — tato presso la Quirin. carte 300. 

Storie Bresciane, t, V, p MI — Storie Bresc, t, V, pag 141 



20 CODICE 

Ficta burgi superiori* . . . Ficta burgi inferiori* 
Ficta sedi minuta in castro veteri etc. 



CXX1II. 

( An. 1172 — 8 giugno ) 

La chiesa urbana di s. Pietro in Ripa. 

Decreto dell' arcivescovo s. Caldino. 

Inedito I. 

Anno XIII Alexandri III Pape. VI Idibus Junii Previ legium 
Caldini Arcbiep. Mediolan. et Odonis S. R. E. Cardinalis Dia- 
coni Apostolica; sedis Legati. Veridi . . . religione cognovimus 
Ecclesiam S. retri q. dicitur Minoris in ci vitale Brixioe in loco 
qui dicitur Ripa propter inbabitantcs ibi quosdara hereticos a 
Manfredo bona? memoria? Brixien. Epo divino fuis.se priva tam 
ofìicio, et babitatione Clericorum penitus destitutam. Nunc 
autem precibus Sororum ibidem manentibus inclinati, quod 
turic ad fervorem rationabiliter factum fuit rationabiliter tem- 
peranles a fratribus s. Petri in Oliveto seu ab aliis Calholicis 
sacerdotibus divina celebrare concedimus. 

Manca il resto di un documento cosi prezioso, che allude probabil- 
mente agli scismi Arnaldiani. 



CXX1V. 

( An. 1172 — 26 novembre) 

La pieve di Montechiaro. 

Inedito 2, 
Raimundus dei gratia Brixiensis Episcopus Ecclesie Sancti 
Panerà tii Montisclari presentibus scilicet Fratribus Presbiteris 
Clericis, et omnibus etc. . . . Quia erga . . . peticionibus Fra- 
trum ibi commorancium sincere annuere cupimus. Et propter 
supradicta ratione moti et . . . tam dictam Ecclesia Sti Pan- 
cratii Plebis Montisclari ab omni esactione preter quam in 
presenti pagina staLuimus immunem ac liberam facimus re- 

1. BiEMM], Miscellanea autogr. presso 2. ZAMBONI, Miscellanea autografa 

il nobile Clemente Rosa, e nel citala. — Si veggano ancora le 

mio Cod. ms. n. 131, car. 91 fa). Storie Bresciane, t. V, pagina 

— Storie Bresc t. V, p. 115. 155. 



DIPLOMATICO 2 1 

movendo ac penitus proliibendo uti de celerò nec noliìs neo 
alieni nostroruui successo rum occasione qualibet quicquam a 
predicta Plebe Montisclnri sinodalis obedientie nomine voi 
cathedratici nec alia qualiqunque occasione aliquid exigeie 
liceat: nisi tantum quinque solidos denariorum mediolanensium 
veteiis monete annuatim: si requisiti fuerint et alie Ecclesie 
Episcopatus Brixiensis comuni ter ad exationem vocale fuerint. 
lune enim prefatam Plebem Monlisclari ad predictos quinque 
solidos prestandos tantum teneatur. — Ut autem in perpetuum 
nostra liberalitas quam pietatis intuite et anime nostre no- 
strorumque successorum remedio, in predictam plebem contu - 
limus, firma et inconcussa perseveret. Magistrum Pedacetum 
ac Marti num legistam frafcres predicte Plebis ejus rei nomine 
per lignum investivimns nomine prenominate Ecclesie eie..,. 
— Anno ab Incarnacione Domini nostri lesu Chrisli mille- 
simo centesimo septuagesinio secundo. Indiclione quinta. Die 
sabati sexto Kal. Dccembris in civilale Brixie in Camera Sii 
Martini. Inlerfuere Magister Rubens et lhoanncs de Palacio, 
et magister Pedacetus Canonici Majoris Ecclesie, et magister 
Decanus capellanus ipsius Episcopi et Zanonus de Paono, et 
presbiter Lafrancus de Castello Vifredo — ac Teotaldus de 
Pvivola testes rogati. 



'O* 



cxxv. 

( An. 1173 — 10 ottobre) 

Riconferma della Lega Lombarda. 

Muratori I. 

Azzone, il conte di Mosio e console di Brescia, v'è presente come 

RETTORE DELLE CITTÀ. DELLA LEGA. TalitCT iui'Ctt Comes Azo CoilSlll Bri- 

xice et Reclor Societatis Civilalum. — Aduni Mutine, in dom, Caalina- 
lium. == VI Idus Octobris, 



i. MuEUT. Ant, Ital. M. JEvi, t. IV, atti della prima Lega Lombarda 

diss. XLVIII, col. 272. — Sto- recati dal Muratori, escirei forse 

rie Bresciane, t. V, pag. 1 46 — un po' troppo dal seminato. Mi 

ivi alla nota 2, alla voce dist. leggi limilo dunque ai più importanti 



diss. — Se volessi darvi tutti gli per noi 



-22 conici: 

CXXVI. 

(An. H73 — 1174 ) 

Il Mercato fortunato detto Muovo In Brescia. 

Decreto della sua fondazione. 

Inedito I. 

In nom.Dni eterni ad honorem Geni tricis Dei Virginis Marie 
omniumq. sanctorum et ad statum Brixie civitatis subliman- 
dum quod nullo modo ab antecessori bus illius reipublice at- 
que gubernatoribus credimus fuisse cogitatimi tam mirabiliter. 

Die sabbati secundo exeunte mense decembris edifìcatum 
fuit in hora sci Syri quod potestati exi gen te. .. Forum Fortu- 
natum debere dici. Arderico de Salis. Cicamioa. Adone Advo- 
cato. Gerardo de Bagnolo. Iobe Pontecarali. Trento de Mayrano. 
Rezone de Turbiato. existentibus consulibus qui expellentes 
iniquitates per legitimos tramites statum. civit. in melius re- 
formaverunt. et omnis discordias totius Epatus Dei gratia pre- 
veniente et subsequente pene ad pacem reduxere et prefatum 
Forum liberimi ab omni curetura et toloneo decrevere ut nullum 
esset incantum in brixiensi Epatu neque in ci vi tate prefato die 
nisi in jam dicto loco ordinavere. et ut nullus infra Fori ter- 
mino* et vie funem aut tortam sive domum cooperili ram hau- 
deat ha bere. 

Die Iovis octavo exeunte mense februarii etc. 

Bosus Gaytam mensuravit prediclum Forum cum viis sibi 
pertinentibus et inventa fuit magnitudo ejus trium plodiorum, 
et XXXV tab. etc. . . . (sieguono le pia precise misure). 

Edifìcatum atque designatimi fuit predictum Forum Anno 
dnice Incarnationis M. G. septuagesinio tercio Indict. VI. Die 
veneris VIE exeunte mense februarii. Gerardus de Bagnolo et 
Lafiancus Bosadrum consules civitatis Brixie precepere mi hi 
Alberto etc. ut ego scriberem magni tudineni eie. etc. sicut 
mensuratum fuit altera die. Facta sunt predicta iussio in iam 
dicto incanto Anno dominice Incarnationis M. C. septuagesimo 
quarto Ind. VII. 

1. Liher Poteris Brixire. Cod. Mn- carte 272 tergo. — Storie Bre- 

nicipale, ora nella Quirìniaua, sciane, i. V, p;»g. H7. 



DIPLOMATICO 23 

CXXVII. 

( An. 1173 — 31 gennaio) 

II tribunale dei consoli di Brescia 
in nn teatro romano.) 

Sentenza. 

Inedito 1. 

Die mercurìi ultimo mensis ianuarii in theatro civitatis 
Brixie super gradui» in quo morantur consules. Presentia 
honorum hominum quorum nomina suhtus leguntur. Contro- 
versia que vertehatur inter Yit. (sic) Zamhonum Zugencam et 
Cabalerium de Fantis sub Wiberto judice de Logrado et Ugone 
Taxonis et Aiberico de Caleppio et Lafranco consulihus quon- 
dam iusticie et eorum sociis conquerebatur etc. — 

Si tratta di un mulino, che il Gavalerio dicea tenersi dallo Zamboni 
medesimo. 

Data est hec sententia anno dni milles. centes. septuagesimo 
tercio Ind. VI. Ibi fuere Otto judex de Desenzano. Atto et 
Marchisi us de Palazo et Zumellus de Palazo etc. 

CXXVIII. 

(An. 1173 — 24 maggio) 

Richelda badessa di s. Giulia. 

Inedito 3. 

L 1 infermo Alberto Bocasio, presente il vescovo di Verona ed il marchese 
di Monzambano, rinuncia alcuni beni avuti da Richelda bad. di s. Giulia. 

Die veneris qui fuit septimus exeunte mense madii. In domo 
Widonis de Monteaureo. In presenzia Omnisboni Dei gratia vero- 
nensis episcopi. Iriprandi Archipresbiteri majotis veronensis ec- 
clesie. Marchionis de Montesambano. Magistri Adriani. Lauterii 
canonicorum suprascripte ecclesie sce Marie, pbri Gislerii sci 
Faustini pbri Panis et Vini. Magistri Tancredi. Zenelli de sco 

1 . Cod. Dipi. Quir. perg. aut. p. 1 00, per 1 35 nobili milanesi » fra i quali 

secolo XII. — Storie Bresciane, un Arderico da Palazzo. Como, 

t. V, pag. 148. — I consoli di Hlst. Patria, a. 1119. Vedemmo 

Milano anch'essi concedevano nel in quel teatro stipulanti i consoli 

1119 non so che privilegi a s. milanesi un'altra volta, a. 1130 

Giacomo di Pontida, edificato da (Ronchetti, Mera, di Bergamo , 

essi (dice il Corio) « come ne con- t. III, pag. 47). 
sta per le antiche tavole date nel 2. Codice Diplomatico Quiriniano; 

Thealro di Milano e sotoscripte autografo - secolo XII. 



zi codice 

Marco capcllanor. sspli cpi ciò Gcrardi de Bornato cau- 
sidici. Ibi<]iic in coruni presencia Albertus de Bocassio cuna 
inflrmus in lecto jaccrct per lignuna q. in sua mano tenebat 
lineili et refulationem fecit in mani] Bajamonti de Canditi no 
brissicnsis vice et nomine Richelde abbatisse monaslerii sce 
.lidie et ipsius monaslerii de loto co quod habebat et tenebat 
q. ad illud monasteri uni pertinebal ctc„ .... Factum est boc 
in castello ipso diclo loco anno a Nat. Dui M ili. Cent. Scptua- 
gesimo lercio indicionc sexla. Fideiussore suprascripti Baja- 
monti fuerunt suprascripti Rainiondus de Sala, et Gerardus 
de Bornalho. 

CXXIX. 

( Anno 1174 — 13 novembre ) 

Il fossato presso s. Agata. 

Inedito I. 

In clauslro eccl. s. Desiderii. — Investitura d'una casa in contata 
suburbit sce A<jalhe subtus a fossato. 

cxxx. 

C An. 1174 — 18 gennaio) 

I Lomclii. 

Inedito 2. 

Transazione. — Dicemmo altrove di questo gravissimo documento. 

Anno ab incarnatione dui nri iesu ebristi millesimo cente- 
simo septungesimo quarto quintodecimo Kal. februarii indict. 
septima in loco Langosci. talem concordiam fuit videlicet Wi- 
fredum comilem palatinum de Lomello. ncc non et inter Rufi- 
ìui m comitem palatinum de Lomello. nepotera sinici de parti- 
bus factis illorum hereditatis siculi in bac cartula designabi- 
tur consensu et confirmacione dui Oberli comitis palatini et 
Mussi comitis palatini tutore ipsius Rufìni comitis qui partes 
predicte hereditatis bona fide ord inavere. In parte Wifrcdi co- 
mitis venit per divisam totum boc quod habent in Sparoaria 
et in Isolana et in pertinenti is earum. et hoc quod habent 
iti plebe Carri- et in eius villa, et totum quod habent in ca- 

1. Cod. Dipi. Quiriti, sec. XII. Quirin. presso la Quir. carte 3, 

2. Liber Potcns Brix. Cod. Perg. — Stor. Bresc. t. V, pag. 149. 



DIPLOMATICO 



25 



siano et advocaturam monasteri i de Doris, totum quod liabent 
in Samegnana et douius Valentie et totum quod liabent in Pla- 
centia et in Piacentina et in episcopati! Bobli et in episcopati! 
Parme et in episcopatu Creinone preter quod liabent in sanalo 
Andrea et in hac parte fcudum Obici quod apertimi est eis. 
Et in parte Rufini comitis -venit per divisam totum boc quod 
ipsi liabent in loco Langosci et in pertinenciis ipsius loci, et 
in Bagno l ics et in Ce r pento et in Lustriga et in Femcnesco et 
in Castro novo et in Insula regis. et in Zeneto et domus Papié 
et Curadla Papié, et totum quod ipsi liabent ultra Tieintim 
preter advocaturam monasterii de Doris et in hac parte adhuc 
domus Mcdiolani et hoc quod liabent in sancto Andrea et 
omnes runcos Mosi ex parte Olii et totani Mosum cum hoc totum 
quod liabent ultra Ollium ac usque de partibus et ibi loci pre- 
d ictus Guifredus comes per liguum de manu sua linem et re- 
fu lacionem ipso Rufino suo nepoli et ipse Rufinus suprascriplo 
Guifredo nominative de predictis partibus finem et refutalio- 
nem fecit. et ipse Guifredus imeni et refutationem ipso Rufino 
de dono imperatoris et curie quod fuit argenti denariorum 
honorum papiensium libras quatuorcentum vigintitres. et de 
equo uno et de palafreno quod socer suus ei dedit. et unius 
cultre cendali et de omnibus bonis sui soceri quas sibi de- 
dit. et de expensis matris Rufini. et ipse Rufinus finem fecit 
suprascripto Guifredo de expensis Caramagnole. et insuper 
ex omnibus appella tionibus unus versus aliud quas petebant 
Tel petere poterant elicendo quod aliqua ratione habere de- 
beant sed omni tempore ipsi et heredes corum taciti et con- 
tenti permanebunt. Qui si a modo vcl heredes eorum pars 
parti de jam dictis rebus agere aut causare sive per placitum 
fatigare presumserit et taciti omni tempore non permansemi t 

unus versus aliud etc tunc componat pars parli ipsam 

querimoniam in duplum et per penam solutam exinde taciti 
et contenti permanere habeant. et usitates vassallorum illorum 
curie tenere promiserunt cum stipulacione, et ibi loci ssptus 
Rufinus juravit ad sca dei evangelia ad versus subscriptum 
Guifredum se firmum tenere ut supra de predictis partibus 
et de predicta fine et se non agere per se ncque per submis- 



2v5 CODICE 

sani personam advcrsus suprascriptum Guifrciluni suosquc hc- 
rcdes neque cui ipsi dcdcrint. Unde due cartule uno tenore 
ordinate sunt. 

Signa marni um ssptor. comitum Guifredi et Rufini qui due 
cartule videlicet rei uno tenore fieri rogavere. 

Interfuere sspti Obertus Comes et Mussus Comes qui spto Ru- 
fino consensere et confirma vere ut supra. Interfuere testes 
Henricus Gonfanonerius Malustra versus Petrus Paparel etc. 

Ego Aicardus not. sacri Palladi interim et due cartule una 
tenore rogatus scripsi. 

Sieguono le attestazioni di Bracco Causidico, di Petracius Judex, qui 
dkitur de s. Calocero e di Guertuo giudice; indi: 

Ego Guilielmus judex et missus dni secundi Chunradi regis 
autenticum hujus exempli vidi et legi etc. 

CXXXI. 

(Ann» 1174 — 1175) 

I/abbadia di Leno. 

Zaccaria I. 

Atti di controversia insorta tra gli abbati di Leno e Giovanni vescovo 
di Brescia per la Chiesa di Gambara. 

cxxxn. 

( An. 1 1 74 — 4 settembre ) 

[Desiderio giudice di Brescia. 

Vcrd 2. 

È presente alia dichiarazione del podestà di Treviso fatta ai Rettori 
della Lega, che Ceneda, Feltre e Belluno erano città libere. 

CXXXIII. 

• ( An. 1174 — 21 maggio) 

». «aldino ed il porto di ». Giulia. 

Inedito 3. 

Galdino, l'arcivescovo di Milano, fatto arbitro dai consoli di Piacenza 
per la questione del porto. 

1. Zaccaria, Badia di Leno, p. 136, ria Eccoli. Bassano 1779, docu- 
docum. XXIX. — Storie Bre- mento XXXVIII. — Storie Bre- 
sciane, t. V, pagina 150. sciane, t. V, pagina 152. 

2. Verci, Codice Diplomatico Ec- 3. Cod. Dipi. Quir. sec. XII. Ivi 

collimano , t. Ili della sua Sto- V autografo. 



DIPLOMATICO 27 

In nomine dui die martis duodecimo id. [unii. Coram dno 
Galdino sce Mediolanensis ecclesie archiepiscopo apostolice sedis 
Legato q. a dno Papa Alexandro ad hanc causam specialiter 
fuerat delegatus. Inter dnam Richeldam abbatissam sce Iulie 
Brix. per procurato rem silura Girar dum de Boriiate et ex al- 
tera parte consules piacentini atque comraune placentie per 
suum procuratorem Arnaldum de Arcello tuuc ipsius civitatis 
consulem super pontem et porlum atque pedagio eidem pontis 
vel portus q. est super Padum non longe ab ipsa civitate Pla- 
centie hujusmodi agitabatur controversia. Postulabat siquidem 
ipsa abatis-a jam dictum pontem et portum atque pedagium cura 
perceptis inde fructibus sibi restituì, asserens pontem et portum 
et pedagium ad se per ti nere ad quod probandura inducebat 
quedara previlegia impera lo rum quibus continebatur portum 
ipsum ad monasterium sce Iulie pertinere. Proponebat etiam 
in ter se et Ugonem Speronem et consortes ejus nobiles viros 
Placentie q. de ipso portu eam véxabant, a lohanne piacentino 
electo super possessione sententiam per se latam fuisse. Insuper 
proponebat a dno Papa Anastasio super possessionem judicatum 
fuisse portum abatisse sce Iulie a buca inferiori Padi mortili 
insursum debere currere. Per quosdam etiam testes probavit 
portum suum ibi ubi modo pons est currere consuevisse. Po- 
stremo allegabat imperatorem Fridericum in cujus manus pre- 
fatus Ugo et consortes ejus omnes jus quod in Portu habebant 
resignaverant constituisse ut monasterium sce Julie de redditu 
pontis ac porti si pons ibi non esset et portum habere vellet 
vigiliti libras medioianenses veteris monete in festi vitate s. Mar- 
tini ammalino baberet. Quod si prescriptas XX libras idem 
imperator persolvere nollet, liceret ipse abbatisse portum ibi 
habere et omnem cmolumeiitum ex inde percipere quod ex 
autentico scripto ejusdem imperatoris satis liquidum apparebat. 
Probavit etiam per quosdam testes se per Oldericum nuntium 
imperatoris Friderici in possessione portui ibi ubi pons est 
quondam missam fuisse. E converso autera prefati consules pia- 
centini licet confiterentur portum q. dici tur Placenlinum ad 
prefatum monasterium pertinere infìciabantur tamen portum 
ejus ibi ubi pons est currere debere allegantes sententias in- 



28 CODICE 

ter abbatissam et Ugonem Speronum atque consortes ejus ab 
electo piacentino et papa Anastasio super possessione tantum 
latas sibi nocere non debere utpote intcr alios lntas. Dicebant 
etiam quoti quauivis quidam testes dixissent abbatisse portum 
aliquem ibi currisse ubi pons est sufficienter lamcn non esso 
probalum portum ibi debere currere. Addebnnt cliam jamtli- 
ctum Ugonem Speronum et consorles cius con tra prenominatam 
abbalissam per sentenliam imperatore obtinuisse quoti ulique 
partis testes di xeni ni. Prelerea allegabant cuntlem Imperalorem 
Fridericum licet se obligare voluerit ad persolveiidas annualim 
vigilili libras eidem abbalisse nullum tnmen vis propter ht)c 
ci iti ponte dedisse. In su per dicebant lam ponlem quara alia 
regalia se ab imperatore conduxisse. I-Iis quoque et aliis visis 
ac diligentius inquisitis inspccLo eliam autentico scripto impe- 
ratoris Friderici dnus Milo Taurinensis eps. et mediolanensis 
Arcbipresbiler de mandalo tini Archiepiscopi et Consilio fra t rum 
ac sapienliura suorura hoc modo protulit senlentiam. ArnaUlum 
de Ar cello consulem commimis Placcnlie vice ipsius commini is 
ipsum coni mune Placentie in pcrsolvendis Monaslerio sce lidie 
Brix. annualim vigiliti libras mediolan. veteris monete in feslo 
sci Martini ex. redditu pontis Padi quamdiu ipsum tenuerint 
vel ex redditu portili si ibi portum habuerint aut ut niona- 
sterium sce lidie Brixien. a bucca inferiori Padi mortili i:i 
sursum portum libere habere permittant, et nullo modo im- 
pediant quia ipsum monastetium portum tolum tcneat et 
oniiicni ulilitalem inde percipiat comdempnavimus. Insuper ut 
prò prete ri tis annis quibus ipsum tenuerunt pontem centum 
libras veteris monete mediolanensis usque ad quatuor menscs 
ejusdem abbatisse pcrsolvant simililer condemnavimus. Aduni 
in civilale Metliol. in palutio dui Archiepiscopi anno doni. 
Incanì. Mill. centesimo sepluagcsimo quarto ipso die indici, 
septima. 

Inlerfuere Pieri prandus judex Rogerius de Girard us de 

Boriiate Otto 'de Casalimorano eie. 
Ego Rolandus ex mandato Uni Galdini sce Mediolan. Eccl. ve- 

ìierabilis Archiepiscopi et Apostolicc sedis Legati vice ejus ss. 



DIPLOMATICO 20 

Ego Rogerius ex mandato dui Miloni taurincnsis epi et me- 
diolanen. Archipresbiteri vice ejus ss. Ego Rogerius ex 
mandato Ugonis mediolanen. eccl. diaconi ss. (e dopo due 
altri sacerdoti) 

Ego Fetracius iudex q. dicor de sco Galocero ac pubi, notar. 
interf. et scripsi. 
Il decreto di Federico, cui allude quest'atto, è quello da noi recalo 

al num. LI, pag. 100 della parte antecedente di questo Codice, an. 1136; 

dato, se noi vi dissi allora, il di 9 ottobre secondo i calcoli dell' Astezati. 

CXXXIV. 

(An. 1 175 — 15 aprile) 

Il compromesso di Federico e della Lega. 

Muratori 1. 
Le città sociali e Federico imperatore si rimettono ad arbitri per 
trattare la pace. Ivi leggiamo quale rappresentante di Crescia Albericus de 
Cavriano. ~ Aduni in territorio Papié ad Montebellum Inter exercitum 
Imperatoria et Lombardia! (XV exennte apr.). 

cxxxv. 

(Ad. 1175 — 10 agosto ) 

le proprietà della Cattedrale di Brescia. 

Riconfermate da papa Alessandro III. 

Inedito 2. 

Alexander Episcopus servus servorum Dei clilectis filiis ca- 
nonicis ecclesie beate Marie Brixiensis tam presentibus quam 
futuris canonice substituendis in perpetuimi etc 

Ea propter eie prefatam Ecclesiam beate Dei Geni- 

tricis semperque Virginis Marie, in qua divino estis obsequio 
mancipati, sub beali Petri et nostra proteclione suscipimus, et 
presentis scripti privilegio commonimus. Statuentes, ut quas- 
cumque possessiones, quecumque bona eadem Ecclesia in pre- 

1. MUUAT. Ani. Ital. M. JEvi, t. IV, della Slor. degli Eccelsesi, che 

col. 275. Dalla colonna 265 alia lo ripubblica al n. XXXIX. — 

270 sono altri alli e giuramenti Storie Bresciane, t. V, p. 154. 

sociali delia Lega in discorso. — ■ 2. Autografo presso l'Archivio Ca- 

Per T atto presente vedi anche il nonicale. — Storie Bresc. t. V, 

"Verci, Cod. Eccelin, nel t. Ili pagina 154. 



M) CODICE 

sentiarum justc et cannonice possidet, aut in iuturum conces- 
sione Pontificum, largitione regum vel principimi, oblatione iì- 
deliuni, seu aliis justis modis prestante domino poteri tis adipisci, 
firma vobis vestrisque successoribus et illibata pcrmaneant. In 
quibus bec propriis dnximus exprimenda vocabolis. Capei lam 
Sti Angustini. Cap. Sti Faustini in Castro. Gap. Sti Urbani. 
Cnp. Sti Cassiani. Gap. Ste Margarite. Cap. Sle Marie de Cai- 
caria cum costa Calcane, et ceteris rebus ad ipsam curtem 
pertinentibus. Cap. Sti Syri Cap. Sle Cecilie. Cap. SS. MM. 
Marcellini et Petri. Cap. Ste Marie apud Stam Eupbemiam. 
Gap. Calionisvici. Quattuor Gapellas in Buticino et tres Cap. 
in curte Fieri. Cap. in Castello novo. Cap. que est in Castello 
Cavriani. Cap. in Onsado. Cap. SS. MM. Gervasii etProtasii in 
Ponte Garalo. Cap. Ste Marie et Sti Martini in eodem loco. 
Cap. Virgiliani. Cap. Ste Marie in 'Pusterula. Cenobi um Sti 
Petri in Flumicello. Cap. Sti Georgi in Scissano. Cap. Ste Marie 
in Urago. Cap. Miiiani in Subvinea. Cap. Sti Georgi in Cela- 
tica. Duas Cap. in Salis Sti Tbome et Sti Stepbani. Cap. Sti 
Salvatoris in Castello Nave. Cap. Sti Zenonis in Otholo. Cap. 
Sti Faustini in Bareliaca. Cap. Sti Micbaelis in Nubulento. In 
Casale Blauri duas Gapellas. Sti Stepbani et Sti Quirici. Xeno- 
docbium Sti Georgi in Siscenesco. Gap. Casalis Paoli. Cap. 
Sti Filastri in Casale. Titulum Sti lobannis in Roveredo. Cap. 
Sti Faustini in Castro dare. Cap. Sti Martini in Adro. Cap. 
in Curte Casali Ste Marie et Sti Petri. In Castel lione duas Ca- 
pellas. Ste Marie et Sti Emiliani. In Mairano Cap. Sti Andrce 
apostoli. Pieterea quicquid de suis bonis Girardus Zanzaclus 
et Eerta uxor ejus atque Richelda relieta quondam Girardi 
Bonizonis. Diadema quoque et Ingelenda Ecclesie vestre ratio- 
nabiliter contulerunt omnes decimas civium et suburbanorum 
et territorii ad civitatis plebaticum pertinenlis sicut a vestris 
predecessoribus quiete hactenus et rationabiliter possesse sunl. 
Possessiones quas ad vestre sustentationis usus traditas in op- 
pidis. villis. vel aliis prediis in silvis. molendinis. piscationibus 
legittime babetis. Preterea omnes decimas tana de possessio- 
nibus quam de pratis infra fìnes brixiensis plebanatus provc- 
nientes, et omnes alias de novalibus que infra eosdem fiues 



DIPLOMATICO 



31 



sunt vel erimt in posterum. et illas specialiter de Castenedolo 
et de Campania a superiori parte habita. his exceptis que ab 
alia Ecclesia vel ecclesiastica persona tenentur, et que viri re- 
ligiosi rednxerint vel jam reduxerunt ad cultum. sicut easdem 
deci mas bone memorie Raimunclus quondam episcopus Tester 
rationabili vobis provider.tia contulit vobis est successoribus 
vestris auctoritate Apostolica confìrmamus. Porro possessiones 
sive domos clericorum, et earumdem possessionum borni nes a 
fodro et aliis pubblìcis functionibus sicut ab imperatoribus 
slatutum est, liberos esse precipimus etc. 
-|- Ego Alexander Catholice Ecclesie Eps. se. 
Datum Fereotizi. per marni m Gratiani S. R. Ecel. subd. et no- 
tarli IV idus Aug. Ind. Vili Incanì. Dom. au. M. C. LXXV 
Pontificatus vero dmi Alexandri pp. Ili an. XVI. 

CXXXVI. 

(Anno 1175 — 18 giugno ) 

II (santuario di $. Zenone* 

Inedito I. 

In nom. Domini Dei eterni die mercuri] tercio decimo 
exeuntc mense junii. In Caminata Laubie quse est a meridie d. 
loannes per gratia Dei Brixiensis Episcopus Consilio et Consen- 
su d. Flochini Presbiteri Cardinalis Jpostolice sedis Legati nec 
non D. D. Canonico-rum Brixiensis Ecclesie scilicet Magistri Ru- 
bei Prepositi Presbiteri Gesonis Ioannis de Pallacio, Ioannis 
de Iseo, Gervasio Alberti de Palacio et Pelegrini de El, Petri 
quoque Prepositi s. Petri in Oliveto, Vidonis Prepositi s. Ale- 
xandri, Magistri Malucci Nuvoloni et Ioannis Belli presbitero- 
rum de s. Agata, Martini presbiteri s. Michaeli aliorum quoque 
plurium. investivit d. Vidonem Prepositum s. Ioannis de Foris 
vice ac nomine ipsius ecclesie s. Ioannis de Capella s. Zenonis 
de Arcu et de omnibus rebus suis, retento et reservato sibi 
omni jure spiritualium rerum, ceu in jus omnibus Ecclesiis 

quo vero modo et ordine predictus d. Episcopus fecit hanc 

investituram quod jamdictus Prepositus et sui fratres suique 

1. DalF Archivio parrocchiale di s. rocchia, compilate dalPab. Fau- 

Giovanni Evangelista, e precisa- stino Zucchini, presso il mede- 

mente dalle Memorie della Par- simo Archivio. 



32 CODICE 

successo rcs persolverc debent orari i anno prcfalo d. Episcopo 
yel suis successoribus quinque solidos mediolancnses veteris 
monete prò censir in festivitate prenominati s. Zenonis Coft- 
fessoris Prcsbilerum quoque prefatus Preposi tus eL sui Fra- 
Ires ac successores in predicta Capella continue ac perpetuo 
habere debeat, qui ibi Dno serviat, et divina populi celebret 
officia. Ibi vero imrnantincnti predictus d. Episcopus precepit 
Petra Preposito s. Pctri in Oliveto et d. Ioanui de Pallalio, 
ut predictum Prcpositum s. Ioannis et suos fratres de piefala 
capella et suis rebus in possessionem mitlerent. De hac enim 
investitura duo brevia uno nomine ac tenore sunt scripta. Hoc 
antera factum est in Civitate Brixie in predicto loco feliciter anno 
a nativilateDni nostri Iesu Cristi Mill. cent. LXXV. Ind. VIIL 

Ego Rutulus qui etiam Lafrancus dicor predi eli d. Episcopi 
cleriens, et d. Federici Imperatoris no tari us rogatus liane 
cartam dictavi et scripsi. 

1783. Firma notarile del not. Nicola Felloni, che confessa aver tratto 
fedelmente quesl' atto dall' autentica pergamena. 

CXXXVII. 

( Anno 1 1 75 — 20 ottobre ) 

1/ ospitale di ». Egidio. 

Zaccaria l. 

Carla d' investitura dell 1 abb. di Leno. 

CXXXVIIT. 

(Anno 1175 — 21 ottobre) 

L'abli. di », Pietro in Monte. 

Frammenti di un processo. 

Inedito 2. 

Die mercurii decimo excunte mense octobris in suburbio 
civitatis Brixiae sub Porticu Vicìnorum qui est juxta Puteum. 
Dnus Airaldus ludex de Sancta Agatlia dedit mibi Lanfranco 
de Odolo etc. Si parla di lina questione in ter Dnum Abb. de 
s. Petro in Monte et Comuuem de Serlis ex una parte, et Co- 

1. Zacc. Badia di Leno - doc.XXV. xiensis, carte 18 del mio esempi. 

2. Lucili, Codcx Diplomaticus Bri- — e 51 dell 1 Autografo Labusiano. 



DIPLOMATICO 33 

raunem de Nuvolcnto ex altera sub ipso domino Airaldo et 
domino Rugerio de Concesio etc. per l'autenticità di alcune 
carte; e pia innanzi aliam cartam quam legit de fine quam 
fecit oprandus brusiadus; e più innanzi item dicit se vidisse 
Abb. Ioannem de Burnado habere piaci tum cum Vuiberto de 
Lavellongo et cum ejus Sculi feris qui volebant facere Molen- 
dinum in Curte Nuvolenti. et erat illa lis sub Oddone de 

Gapriano etc sub Algiso de Palazo, et Acerbo de Calcara 

(probabilmente consoli di Giustizia). 

Dnus Geremia de s. Petro in monte, il quale dice — se recor- 
dari de Abbate Joanne de Burnado et credit XL annos quod 
ipse fuit Abbas etc. . . . Dnu Teutaldus s. Petri (dicit) se se esse 
in Monast. s. Petri a tempore Rugarum. Albricus Iudex de Bor- 
nado parla di una lite dell' abb. Benedetto cum illis de Culum- 
bario, e come avesse un placito cum Obizone de Grumethello 
etc. . . . sub Mauro de Galvaseso et Marcbisio Ballio etc. (proba- 
bilmente due consoli di Brescia, dacché l'ultimo lo eradei II06J. 

Actum est hoc anno domini millesimo centesimo septua- 
gesimo quinto. 

CXXXIX. 

(Anno 1176 — 2 oltobre) 

Il palazzo vescovile di Brescia. 

Campì 1. 

Sentenza del vescovo Giovanni per lite piacentina in lui rimessa. — 
Data in Palatio Brixiano. 

CXL. 

( Anno 1177 ) 

V abb. di Leno. 

Zaccaria 2. 
Diploma di Federico I riconfermante all'abbate Daniele i privilegi e le 
proprietà del monastero, e dato probabilmente a Venezia, alla presenza 
(come narra il diploma) di Salomone vescovo di Trento e di Sebastiano 
Ziani Dux Venetice etc. 



1. Campi, Storia di Piacenza, par- 2. Zaccaria, Dell'antichissima Badia 

te II, pag. 363. — Gradonico, di Leno, documento XXVI. — 

Brixia Sacra, p. 222. — Storie Storie Bresciane, pagina 162, 

Bresciane, t. IV, pag. 159. t. V. 

Odorici-, Storie Bresciane, Voi. VI 3 



34 



CODICE 



CXLI. 

( Anno 1177 ) 

La condanna di fellonia. 



Eossi 



Epigrafe già da noi corretta ed illustrata a pag. 160, voi. V Storie Brcsc. 



-f- IN XPI NOMINE ANNO DN1 MILL CENTESIMO SEPTVAGESIMO SEPTIMO INDITIONE 
DECIMA CONSVLES BRIXIE VIDELICET DNS I O li S DE GVSAGO 
E DNS MARTINVS PETENALVPI ET DNS DESIDERIVS ET DNS OGERVS 
ET DNS LAFRANCVS M1LONIS ATQVE DNS ALBERTVS DE GAMBARA ET DNS ALBERTVS DE 
LAVELLONGO IN PVBL1CA CONTIONE BRIXIE CVM CAMPANA PPLO LAVDANTE CONDENAVERYNT 
GVISCARDVM DE FELLONIA QVIAINTERFEC1TBICHARDVM DE LOSENO IN PACE RVPTA ATQVE PER1V 
RIO ET IN EADEM CONTIONE CODEMPNAVERVNT GIRARDINVS DE FELLONIA QVIA IN PER 
IVRIO INTERFECIT SO V ATH ERCIN VM ET VT AMPLIVS NON CREDATVR EIS 



DE CAVAL 
CACANO 
DE PORTA 
S ANDREE 



CXLII. 

C Anno 1177 — 2 agosto } 

Montechiaro. 



Bolla di Alessandro III. 



Inedito 2. 

Alexander Episcopus servus servorum Dei Dilectis Filiis 

et clericis plebis de Monteclaro salutem et apostolicam 

benedictionem Intelleximus ex autentico scripto bone memorie 
Raij mondi quondam Brixiensis Episcopi . . . quod idem Epi- 
scopus indulsit Ecclesie predicte ut ab omni exatione sui et 
successorum suorum libera .... existeret ita quidem quod 
nullo Episcopo Brixiensi fas sit a Plebe vestra nomine sino- 
dalis obedientie, vei cathedraticis aut alius qualibet occasione 
quisquam exigere nisi tantum quinque solidis etc. . . . (Fedi il 

N. CXX). Nos autem officii nostri debitum etc 

assensum, libeitatem ipsam sicut ab eodem Episcopo Ecclesie 
vestre racionabiliter indulta est, ratam habemus et firmamus 
etc. . . . Datum Venetiis in Rivo alto IIII Non. Augusti. 



. Rossi, Memor. Brcsc. p. 67. — 
Gambara, Gesta di Bresc. Illustr. 
p. 208. — Sebast. Arr. Mnn. 
<int. Urbis et Agri. — Codice 
Quiriniano, A, II, 14 — e cor- 
reggi V errore Ardi, per Agri, 
corso in questa citazione, nelle 



Storie Bresciane, tomo V, pagi- 
na 160-161. 
2. Miscellanea Zamboniana. — Co- 
dice autografo presso il nobile 
Clemente Rosa — e nel mio Co- 
dice n. 132, carte 91 (a) tergo. 
— Storie Bresc. t. V, p. 162. 



DIPLOMATICO 35 



GXLIII 

( Anno 1177 ) 

Le petizioni della Lega Lombarda. 

Duinoud l. 

Reclami della Società Lombarda inoltrati all' imperatore , previa la 
pace consolidata in Venezia (Petitio Rectorum Lombardia: eie.) Archie- 

piscopus Coloniensis et Gualfredus eie ex parte Imperatoris ; ci, 

ex parte Societatis Albertus de Gambara Brixieusis et Gerardus Pialus 
Mediolancnsis juraverunt. 

CXLIV. 



( Anno 1177 — l maggio ) 

11 transito del Po. 

Chiesto ai Ferraresi da Alberto Gambara. 



Murai ori 2. 



. . . Retro altare sci Georgii Episcopatus Ferrari» : Quum ve- 
nissent Rectores Lombardia? et Nuntii Venetiaì etc. ... et di- 
cebant consulibus Ferrariae ut jurarent aquam Padi aperire et 
apertura tenere, scilicet Albertus de Gambara de Brixia Ado- 

batus de Mediolano etc Rectores Societatum Lombar- 

dorum etc. . . . Testes Comes Azo etc. 

Comes Azo: probabilmente il conte di Mosio, del quale, se vi ricor- 
da, parlammo altrove, e che abbiam sospettato, non senza qualche fon- 
damento, della famiglia dei Conti di Montechiaro. 

CXLV. 

(Anno 1177 — 1 agosto) 

Il giuramento di Federico. 

Muratori $. 
Promette una tregua di sei anni colla Società Lombarda, presente fra 
gli altri il vescovo di Brescia. — Venezia. Né di quest'alto, né di altri 
che pur ci riguardano, relativi alla Lega, ma già distesamente recali dal 
Muratori, non vi daremo più larghi ed inutili trassunti. 

1. DUMOND, Corps Diplomat. t. I, 2. MuRAT. Ant, Ital. M. JEvi, t. IV, 

pag. 165. — Murat. Ant, hai. col. 334-335. — Storie Bresc 

M. JEs>i, t, IV, col. 278. — Sto- t. V , pagina 163. 

rie Bresciane, t. V, pagina 163. 3. MuRAT. Ant. Ital. t, IV, col. 280 



36 conici: 

GXLVI. 

( Anno 1177 — 24 gennaio) 

La promessa di federico. 

Muratori >. 

Promisit Lombardis (dirò col Muratori) se non judicalurum eosdem, nec 
feudum accepturum eisdem propter fidelitatem et servitium non prestilum 
et investituram non petitam: il che faceva, come leggesi nella carta, in 
presentici dni Magistri de Palatio Dei gratta s. Brix. Eccl. Canonici, et 
Guilielmi Oriani judicis ejusdem civitatìs. Alberto Legato apostolico con- 
segna Aposatii Advocati Brixice la dichiarazione di Federico. 

CXLVII. 

( An. 1178 — là settembre ) 

La pieve di Elio. 

Compromesso per la cappell. di s. Nicolò. 



Cradonico 2. 



CXLVIII. 

( Anno 1179 — 7 aprile ) 

Il Borgo Nuoto di Brescia. 

Contratto privato. 

Inedito 3. 

In xpi nomine die sabati de mense aprilis VII infrante. 
Anno a nativitate dni mi Iehu xpi Millesimo Centesimo sep- 
tuagesimo nono. Indictione XII. Tibi (sic) ecclesie sci Andree 
posi te in Burgo Novo extra civitatem Brixie etc. 

Ego Lafrancus fìlius cujusdam liberti arbrigoni de loco 
Vivlc qui lege romana vivere professus sum etc. 

CXL1X. 

(Ann. U79, 1180 — U novembre e 16 marzo ) 

11 castello ed il mercato di Casaloldo. 

Inedito 4. 

Anno ab incanì, dni nostri ihu xpi centes. septuages. nono 
Ind. die veneris quartodecimo in ...... . novemb. in loco 

Casali Alto ad ecclesiam sci Emiliani. 

ì. MuiUT. 1. cit. col. 287. — Storie Bresciane, t. V, pa- 

2. GlUDoN. Brixia Sacra, pag. 225. g'ma 168. 

— Slorie Bresciane, t. V, pagi- 4. Liòer Poteris Brix. Cod. Manie, 
na 166-167. appo la Quirin. carie 6 e 7. — 

3. Autografo nell' Arcli. tli s. Agaia. Storie Bresciane, t. V, p. 166. 



DIPLOMATICO 37 

Constai rios Albericum Faraonis et Decerubriuni de Cerva 
et Arminorum fil. ejus et Morandum et Gambarum fratres 
filios q. Alberti, et Buciura Maste et Ralhivam uxorem illius 
qui onines professi sunt lege vivere Ruma ria accepisse ete. . , . 
a vobis consultò us Casali alti Bonacurso videlicet et Tancredo 
et Bernardo vice conmnis Casali alti nominative denarios bo- 
noruin velerum mediol. libr. triginta et quinque finito pretio 
de quo ad invicera convenit nominative prò terra nostra quem 
dedimus ad construendum Castrimi novum et ad tenimentum 
ipsius castri inlus et de foris que simul unita dicitur esse per 

mensuram novem Plodia absque illa (ìliorum etc que 

cum ista complet decem plodia. Colieret autem etc 

Unde per vestram parabolani ssptor. consulum et voluntate et 
majotis partis vici nio rum Casali alti prò predicto precio triginta 
et quinque libras quas secundum porciones nobis contingentes 
accepisse professi sumus ut superius tradimus et exponimus 
carlulam proprietà tis in comune Brixie per dominimi La fra n- 
cum de Lavellongo et Ugone de GrumeLelio consules Brixie et 
in eos iam dicti comunis Brixie de petia una de tetra ut supra 
legilur iuris nostri quatinus predictum comune Brixie a pre- 
senti die in anlea faciat etc. 

Consules Casali alti vice sui comunis per parabolani et 
consensum majoris partis vicinior. Casali alti qui preseti tes erant 
idem devictionen in duplum proniiserutit predictis Consulibus 
Brixie et nominatim in primis omnium refutaverunt Arom- 
garda uxor Curti, et Ricbelda uxor Alberti Faraonis etc. . . . 

Item alia vice infra Castrum Yeterum Casali Alti ...a... 
MCLXXX . . . Bernardus Bonacursus et Curtus Consules Casali 
alti etc 

Castrum novum Casali alti cum lenimento per mensuram est 
decem plodia castrum vero per se esse debel de foris MCCCVUI 
bradi ia intus vero COCCGCXLV bradi ia et duo plodia mirius 
due tabule et de intus. — De mercato faciendo de Casali alto. 

4180. — De Mercato faciendo de Casali allo. 

Die dorili nico sextodecimo in tran te marcio in publica con- 
clone civit. Brix. cum campanis et tuba convocata in presentia 
populi brixiensi dom. Ardericus de Salis lune consul Brixie per 



38 CODICE 

parabolani et consensum Girardi de Bornado Lafranci de Lavel- 
longo et Martini de Petenalupo et Alberti de Framexino atque 
Ugonis de Grumedello sociorum suorum in consulatu Brixie. 

Slatuit et decrevit ut mercatum debeat esse ab 

eo termino quod consules dixerunt in loco Casali alti scilicet 
ad Gastrum novum in die martis per omnis quindicinas et 
statuerunt et decreverunt ut nullus homo de Brixia et de ejus 
episcopato ac totius virtulis Brixie ad illud mercatum nomine 
curatine vel alterius cuiuslibet tolonei quicumquam dare de- 
beat, etc 

Ad hoc statuit et decrevit ut omnes illi homines qui fuerint 
habitalores predirti castri noviCasalialtiet suburbiidecetero nul- 
lum foderum nec ullam datiariam Com. Brix. prestare debeant. 

Omnes prefati habitatores qui predictum castrum novum 
tenuerint et munierint et fìdelitatem comunis Brix. fecerint liberi 
sint et immunes sicuti cives Brixie etc. . . . Actum est hoc anno 
dom. incar. MCVIII. Ind. XIII. In presentia populi Brixie ut sopra. 

*£+ Ego Albertus de Capriolo etc. 

CL. 

( Anno 1179 — tJlKal. genn. ) 

11 castello di Brescia. 

Inedito l. 

Investitura dell 1 officiare della chiesa di s. Desiderio di una casa in 
loco Castello. 

CLI.« 

( An. 1180 — 23 morzo) 

1 conti Lomelli. 

Inedito 2. 

Vendono al comune di Brescia le loro feudalità dalfOglio al Mincio. 

Vindictio facta per comitem Roflni de Lomello comuni Brixie 
de eo quod habebat in terra Mairane et Mosii et Retholdesci. 

Die sabbati primo de mense marcii. In loco Comezani. In 
Ecclesia sci Fausti ni. in presentia Marchesii de Palatio. et Truc- 

1. Codice Diplomatico Quiriniano, 2. Liher Poteris Brix. Cod. perga- 

secolo XII, anno 1179 — ivi menaceo, autografo citato, carte 4 

T Autografo. — Storie Bresciane. e 5. — Storie Bresciane, t. V, 

t. V, pagina t68. pag. 167. 



DIPLOMATICO 39 

cari de Mairano. et Pregnacce. et Gerardi Langoni. Obizonis de 
Villa, et Bracci, et Gerardi de Bagnolo et Descerii. et Alberti de 
Rothengo. et Zanenti de Capriolo. Comes Rufìnus de Loniello 
filius quondam Ottonis permisit prò stipulatone Ardrico et 
Martino consulibus Brixie vice comunis sub pena e. e. e. mar- 
carum atlendendi omnia precepta que fecerunt ei Braccus iudex. 
et Wigolus vel unius per parabolani alterius de vendicione 
facienda et securtatibus faciendis sive per sacramentum sive 
per cartam faciendam sive per aliam quameumque securitatem 
in laudamento sapientis quem consules habebunt cum eis. Quo 
facto ipse comes iuravit omnia supradicta attendere, et in sa- 
cramento adiecit quod illam vendicionem quem faciebat in 
perpetuimi per se et per suos heredes fìrmam habebit. nec per 
se nec per suos heredes contra hoc veniet occasione minoris 
precii vel aliqua alia occasione et quod eas non vendiderat nec 
alienaverat, vel obnoxiaverat nec in totum nec in partem pro- 
pter illud quod dederat ad capellam et IIII bubulcas quas de- 
derat Ribaldo de Serra in feiidum. sed omnia in se habebat 
sicut pervenerant in se a suis antecessoribus. In ea venditione 
manifestavit se hec omnia habere silicet duas partes castri 
Mariane et burgi et curtis universali ter. et cum omni honore. 
et duas partes none partis castri Mosi et burgi et totius curtis 
tam ab hac parte Alee quam ab alia, et cum omni honore 
pertinente ad illam partem et duas partes none partis castri 
Asole et burgi et totius curtis cum omni honore. et duas partes 
none partis castri Retholdeschì et burgi et totius curtis cum 
omni honore. Insuper manifestavit se habere in Marcaria in 
Rivoltella in Casalimauro in Casali romano in Ramethello in 
Buzolano. Facta autem hac mani festa tione predictus comes 
precepto predictorum investivit ac datura fecit in manibus 
predictorum consulum nomine comunis de omnibus supradictis 
cum omni honore iure proprietario nomine cum omnibus per- 
tinentibus ad predictas curias et ad predictas res sive ab hac 
parte Alee sive ab alia, et de omni eo quod pertinebat ad euni 
in virtute Brixie. et nominatim de eo quod vassalli ab eo te- 
nebant in virtute Brixie. et nominatim de eo quod vassalli de 
Mantua habent inter Alleam et Mincium et ad rationis et iuris 



40 CODICE 

<|. babcbat in Sirmionc vel quoti ad eum pertinebat. et datum 
t essionem fecerunt de omnibus rationibus et actionibus in pre- 
di et in consulibus que ad eum pcrlinebant in virtute Brixie sive 
extra ad predictara venditionem periinentibus et ibidem statini 
dedit dmim Truca rum e Girarchim Lanzonem in manibus prc- 
dictorum et eos suos raissos constituit et p recepii eis ut millerc 
prefatos consti les vice comunis in tenutam omnium supradi- 
etorum. ila quod ambpbus vel uni eorum liceret eos in ipsam 
tenutam mittere. et ibi iuravit quod banc tenutam numquam 
rcvocal)it. et semper rata babebit. adhiiciens in sacramento quod 
roga bit comitem Mussum bona fide, et consilium dabit ei ut ven- 
dat suam partem comuni prò rata dicti precii. Versa vice predicti 
consulcs vice comunis per precep'um Bracci iudicis etWizoli sub 
quibus predicti consulcs se sttbmiseiant sub predieta pena e. e. e. 
marca rum. et stipulatone promisi t ut alLendet omnia eorum 
precepta de solvendo precio et de scemi talibus fnciendis. sive 
per sacra mentum sive per alio modo il lieo autem preceptum 
predictomm predicti consules fecerunt securitatem in manti 
predicti comilis et per stipnlacionem promisit sub pena ce. libr. 
quod solvent corniti vel suo misso in proximo die lune vel an (sic) 
e. quinquaginta lib. in loco Rudiliani. et sexcentas libr. in pro- 
ximo die venienlis ad tres seplimanas in civit. mediolani. bo- 
norum mediolanensium vel mezanorum duos in unum vel prò 
mixtis sine fraude. et Gerardus Lanzonus. et Trucarus extitere 
inde fideiussorcs et debilores sub eadem pena, stipulantes 
infrascripta. et ita iuravernnt attendere ne remanent per para- 
bulara comitis vel sui missi. vel dicti impedimento, et transacto 
impedimento infra tres die», et adiecerunt in sacramento quod 
non dimitterent quod ita solvant. pp, interdictum alicuius per- 
sone, et q. ipsi accipient porlionem comitis Mussi si ipse voluit 
dare prò rata predicti precii suam partem ipso cornile pranle 
similes securitates prefatis. posteriori termino transacto. si comes 
mussus vel suus missus non perfecerit consules non teneantur. 
In continenti Marcbesius de Pallatio et Trucarus et Girardus 
Lanzonus. et Pregnacca et Desiderius. iura\erunt quod consules 
attenderent. quod iuraverunt. et Gerardus de Bagnolo iuravit 
se daturum opera in bona fide ad hoc. ut Ubertus Ferzelensis 



DIPLOMATICO 4 1 

Advocatus. et Vitalis de Tothobio iuraverunt quod comes atten- 
derei, q. iuraverat. In sacramento consulum continetur quod 
Consilio comunis Brix. hanc emptionem faciebant. in conven- 
tione fuil q. persone macinatarum debent reinancre in cornile, 
scilicet illi q. habent fetida debent ea a comuni tenere. 

Actum est hoc A. D. M. C. LXXX. Indici. XIIL et Imius 
rei causa duo scripta uno tenore rogata sunt fieri. 

Ego Gallus not. de Trenciano in ter fui et rogatus hoc scripsi. 

Ego Iohannes not. rogatus scribere me subscripsi atque bis hit. 

Istrument. solutionis facte prò Comun. Brix. com. Ruphino 
(a. 4180). — Anno a nativilate Domini nostri Iesu Christi 
millesimo centesimo octuagesimo. die dominico nono exeunte 
mense marcii. Indictione terciadecima. Constat nos Ruphinuvn 
comitem de Lomello et filium quondam Otlonis comitis de 
Lomello. et Beatricem iugales qui professi sumus nos lege vi- 
vere longobarda. Ego que supra Beatrix iuri meo renuntianle 
ipsoque viro et munplo Aldo meo mihi consentienle, et subtus 
confirmante iuxta legem meam una cum noticia et interoga- 
tione propinquorum meorum parenduum. hii sunt TJbertus 
vercellensis advocatus patruus meus. et Henricus. et Maifredus 
fratres Vercellenses advocati mei consanguinei germani in quo- 
rum presentia et testium contra? facio professionera ac mani- 
festationem me nullam pati violcntiam a quopiam homine 
nec ab ipso iugali et Mundualdo meo sicut mea bona et spon- 
tanea voluntate accepissemus nos sicut in presentia testium 
manifesti sumus quod comuniter accepimus a te Martino Pe- 
tenalupi consule civit. Brixie vice et nomine comunis ipsius 
civitatis argenti denarios bonorum mediolanensium veteris mo- 
nete libris septingentas et quinquaginta finito precio sicuti 
inter nos convenimus nominative prò duabus partibus castri 
et burgi et curtis Mariane et prò duabus partibus none partis 
castri et burgi et curtis Asole et prò duabus partibus none 
partis castri et burgi et curtis Mosi tam ci tra quam ultra 
alleata ad ripam curtem mosi pertinentibus, et prò duabus 
partibus none partis castri et burgi et curtis Kelholdeschi et 
prò toto eo quod habemus vcl a nobis tenetur in loco Rame- 



1$ CODICE 

thelli in quo sumus caput curtis prò toto co quod habemus 
vel a nobis tenetur in loco Casali Mauri. et*de toto eo quod 
habemus vel a nobis tenetur in loco Casali Romani, et de toto 
co quod a nobis tenetur in loco Buzolani. et de toto eo quod 
habemus vel a nobis tenetur in Marcarla et prò toto eo quod 
habemus vel a nobis tenetur in loco Aevollelle. et nominatim 
prò omni jure et actionib. que nobis pertinent in loco Sir- 
■mionis. quas suprascripto comuni per te suprascriptum Mar- 
Unum missura ipsius comunis cedimus ac mandamus et no- 
minatim prò toto eo quod vassalli de mantua vel alii tenentur 
a nobis inter alleam et mincium. et universaliter prò toto eo 
quod habemus vel a nobis tenetur in episcopatu vel virtute 
Brixie in quocumque loco cum omni honore vel districto no- 
bis pertinente in castris et extra castra, in burgis et extra 
burgos, in villis et extra villas. in spaldis et in capellis seti in 
basilicis et in campis. pratis. vineis. silvis. pascuis. aquis. etc. ... 
cum omnibus pertinentiis etc. . . . tam citra quam ultra Alleam 
in episcopatu seu virtute Brixie vel extra omnia et ex omnibus 
que inveniri possint infra suas coerentias im. im. Quam autem 
suprascriptam venclictionem iuiis nostri superius nominatam 
una cum accessionibus et ingressionibus seu cum superioribus 
et inferioribus suis et cum omni honore et districto et cum 
omni iure omnibusque actionibus nobis pertinentibus omnia 
et ex omnibus qualiter supra legitur im. im. suprascripto co- 
muni Brixie pio suprascripto precio per te iam dictum Mar- 
tinum consulem et missum ipsius comunis vendimus tradimus 
cedimus ac mandamus et emancipamus nulli alii venditam 
donatam alienatam obnoxiatam vel traditam in prefato comuni 
et faciat ex inde a presenti die comunis Brixie aut cui dederit 
iure proprietario nomine quidquid voluerit sine omni nostra 
heredumque nostrorum contradictione. Et quidem spondemus 
atque promittimus stipulatione inserta nos qui supra iugales 
tibi cui supra Martino nomine iam dicti comunis per nos et 
nostros heredes aut cui dederit suprascriptam vendi tionem 
qualiter super legitur im. im. ab omni nomine defendere et 
varentare. Quod si defendere non potuerimus aut si vobis ali- 
quid etc, (le solite formole) ili duplum suprascriptum pre- 



DIPLOMATICO 43 

lium prefato comuni restituemus. propterea prenominati jugales 
satis cederunt in manu suprascripti Martini nomine et vice 
comunis quod defendent et varentabunt comuni suprascriptam 
venditionem nominatim a comite Musso et cornile Goffredo 
de Lomello et ab omnibus comitibus qui noncupantur de san- 
cto Martino scilicet Gerardo. Guelfo. Conrado et Azzone Ble- 
thono rationabiliter. quod si hoc non attenderent promiserunt 
prò stipulacione resarcire comuni Brixie totum dampnum quod 
illud comune inde passum fuerit. Cuius satisdatus prefatus 
ubertus advocatus et otto presbiter. et Guido Confanonerius 
de papia consti tuerunt se inde debitores. et prefatus Henricus 
constituit se inde tantum fìdeiussorem. promittentibus se ita 
attendere si prefati iugales non attenderint cum stipulatione 
subnixa. Postremo predicti jugales nominatim cesserunt et 
mandaverunt suprascripto comuni per suprascriptum Marti- 
num omnes actiones et rationes quas habent vel habere pos- 
sint contra aliquam personam vel comune aliquid etc. . . » . 
exceptis personis Macìnatarum et rebus mobilibus earum. 

Actum est in eurte ospitalis sancti Iohannis q. est in territorio 
Conflentìe in episcopati! Yarcellensi iuxta ecclesiam sancti 
Ambrosii feliciter. 

$fc Signa manuum suprascripto rum jugalium qui hanc car- 
tam ut supra legitur fieri rogaverunt. 

t£ *£ €* Signa manuum suprascriptorum propinquorum qui 
eam inter rogaverunt. 

tf> tfr Signa manuum Guidoni de Armenulfis et Amezonis 
de Moza tunc consulum Mediolani et Calisti. Gavalcani con- 
sulis Novarie et Brixiani Vergelli et Manfredus de Sperarli 
advocatus et Ricardi ac Ludrini .... Rothobio et Maffei 
capelle de Vercelli et Maifredi de Speroara et Petrii notarii 
de Novaria et Petri de Monticellus de Novaria et Amizonis 
Avexane de Vercelli et Bonapacis Fabe de Brixia et Buicci 
iudicis de Monteclaro et Petri de Cuuchis et Vizole de Asola et 
Mazaperlini . ., Brixie et Azolini de Carza testium rogatorum. 

Ego Iohannes sacri pallatii not. interfui et rogatus hanc ven- 
ditionis cartulam scripsi. 



I 1 CODICI. 

Absolulio fidelitatis dieta per comitali Ruplnuum de Vassalli* 
qui erant inter Alleam et Mentili m. 

In Christi nomine die dominico nono exeunte mensis Martii 
in curia ministerialis sci Toannis q. est in territorio confluente 
in epatu Vercelli juxta Ecclesia sci Àmbrosii in presentia Wi- 
donis de Armenuliìs et Amezonis de Moza consulum Medio! a ni 
testes, et Tedesii Cavalacii consulis Novarie et Bracci jndicis et 
Bonapacis et dui Martini consul. Brixie et aliorum qnamplu- 
rium Comes Rufinus de Lomello fìlius quondam OlLonis pre- 
sente beatrice uxor sua et consentienle absolvit omnes vassallos 
q. tenebant in feudum ab eo inter Alleam et Minzum et in 
tota virlute Brixie a fldelitate ita ut non teneant ei de cetero 

propter fìdelitatem et dixit quod volebat ut de bene- 

llciis suis cum pp Brixie et incontinenti suos missos feeit dnuni 
Bonapacem et Braccum ut acceperent et ex sua parte. 

Actum est hoc anno dni M G ocluagesimo. Indici. XIII. 

Mi gode l'animo di poter qui recarvi un brano di lettera dell'illustro 
Cibrario, colla quale, sì gentile com'è, or fanno pochi dì rispondevano ad 
alcune richieste sui Lomelli. — « I conti Palatini di Lomello erano in 
grande stato nella Lomellina ne' secoli vicini al mille, prima e poi. Il titolo 
di Conte Palatino manteneva ancora il suo splendore, benché pel frequente 
mercato che ne fecero di poi gl'imperatori sia tanto scaduto. Nel 18'JJ 
io comperai in Milano vari sigilli dei secoli XII e XIII, che erano appunto 
sigilli equestri dei Conti Palatini di Lomello. = Da questi conti discende 
la famiglia dei Langoschi di Casale, di cui fu un Giantommaso conte di 
Stroppiana, gran cancelliere di Rmmanuele Filiberto, mediocre legista e più 
mediocre diplomatico. — Non mi sono mai cadute sott' occhio carte concer- 
nenti il dominio dei Palatini di Lomello nel Bresciano, ma farò instituire ri- 
cerche negli archivi, e se si troverà qualche cosa, mi farò una grata pre- 
mura d'inviarle a lei ecc. ...» (Lett. 23 novemb. 1856, Torino). 

Ed io mentre sono grato a tanta squisitezza e cortesia del dotto autore 
della Economia Politica del Medio Evo e delle Sabaude Instiluzioni, giu- 
gnendomi qualche documento dei nostri Lomelli, ne farò bello questo Co- 
dice, che vassene ornai, la Dio mercè, dovizioso di molli ed importanti 
e tutti nostri. 

NB. Alleam per Olleum, in questo e nell'alto antec. Il conte d'Arco 
anch' esso (lctt. 1 1 diccmb. 1856) non troverebbe doversi altramente supplire. 



DIPLOMATICO 



45 



cu: 



(An. 1180 — 13 gennaio) 

Lo statuto sulle tasse del mercati. 

Inedito I. 

Come sta nello statuto originale pergamenaceo Quiriniano, carte 21. 

In Christi nomine Anno . . . filili. Cent. LXXX. Ind. XII 
die dominico XIII infrante mense Ianuarii. In eccl. s. Petri 
de Dom civit. Brix. in pubb. conclone facta in ipsa ecclesia 
cum luba et campanis dnus Ardricus de Salis tunc consul 
ipsius civitatis qui tunc habebat vicem concionandi presen- 
tibus et consentientibus omnib. ceteris consulibus ejus sociis 
scilicet Girardo de Bornado et Ravanino Confa none rio et La- 
franco de Lavellolungo et Martino Petcnalupo et Alberto Tra- 
mesino ac Ugone de Grumelello et per eorum parabolani con- 
stituit atque decrevit coram populo ut nemo negutiator seu 
habitator Brixie .... debeat dare aliquod tholomeum nec 
curathuram nec ullam dalionem eundo vel redeundo seu stando 
ad mercatura per vias et stratas vel vicos per plateas aut per 
Zapellos nec pontaticum ad pontes nec rivaticum ad rivas . . . 
nec aliquis alius homo qui ducat vel trahat aliquid averum 
alicui hominis . . . predicte civitatis debeat dare villi datio- 
nem prò ilio avero in episcopalu seu comi tatù aut virtule 
Brixie etc. — 

Interfuere Imbertus de Yse et Theutaldus de Bornado et 
Belebonus Cagnolus et Albertonus Sechesia consules negotia- 
torum etc 



1. Statuti pergam. orìgin. (sec. XII 
e XIII ) dell' Archivio Mtinicip. 
ora depositalo nella Quiriniana, 
carte 21. — Liber Poter is Brix. 
carie 512 dell 1 esempi, riscon. dal 
Zamboni — e lo Slattilo carta- 
ceo, copia dell'aulico, che sta 
nella Quiriaiana, carte 17, 18. 
A proposito del quale, nelle Storie 
Bresciane, pag. 1G9 (noie) corse 



l'errore nell' indicaz. pag. 1718. 
Se nel mezzo a que 1 numeri met- 
tete una virgola tutto è accomo- 
dato. E una virgola che manca, 
ma di qualche valore. Lo Slatuio 
origin. pergam. soprascritto, da 
cui levammo il documento sud- 
detto, è la riunione degli anteriori 
del Comune, accolti in un volu- 
me già dal 1298. 



46 



CODICI. 



CLII.« 

( An. 1 182 — io novembre ) 

La pace fra Biscardo da Loscno 
e Guiscardo da Brcno. 

Cambara t. 

In loco Luseni ibi in quodam campo non longe ab Eccle- 
sia s. Mauritii horum hominum clericorum et laicorum mul- 
torum presentia etc. 

Dnus Ugo legisperiti^. . . precepto Dni Iob. Brixiensis Eccl. 
Eps. et Iohan. ejusdem Eccl. Vicedomi ni electus est assessor et 
conciliator a Duo Uguizone de Luzene seu de Adre et Alberico 

de Niardo electis et constitutis arbitri s ad pacem etc inter 

Guiscardum de Breno et filios Biscardi de Lusene. 

Tre giurati, Guglielmo, Giacomo e Pallavicino da Breno, promettono 
che Guiscardo non avrebbe infrante le condizioni della pace; altri giurati e 
fideiussori promettono altrettanto per Aliprando ed Oberlo, figlio il primo 
dell' estinto Biscardo ecc. — sub pena centum marcarmi optimi argenti — . 

Guiscardo fa la pace con Oberto ed Aliprando et omni sue 
parti de omnibus maleficiis et offensionibus etc. occasionis istius 
guerre et istius omicidii etc. — Quo facto obsculati sunt ad 
invicem Obertus et Aliprandinus et Arnembaldus et Albertus 
Oberti filius et Ugucio et Aìbertonus Dni Aurici Guiscaiduni 
pacis nomine. Gli arbitri comandano a Guiscardo, ne ampli us 
intret Villani neque Castrum Luseni nisi verbo Oberti et Ali - 
prandini etc. — nec amplius vadat in curiam vel in pailamen- 
tum ubi noverit Obertum aut filium Bicardi inter esse, et si- 
quidem iverit ignorans, recedat citius quam poterit comode 
sine fraude. — Similiter preceperunt ut si Guiscardus obvia- 
verit eis in via, vitaverit viam si comode poterit, sin autem... 
non poterit portionem partem vie eis concedet. 

Gli comandano ancora, ut stet in antea Mignocce 2 de 
facto Castri Loseni neque de rebus ablatis de ipso castro, et 
si steterint ei in antea de predicto facto, tcneatur ipse Gui- 

1. Gambara, Gesta dei Bresciani, 10. — Stor. Bresc. t. V, p. 171. 

p. 209. — Storie di varie terre 2. Cioè, risponda poi Mignoca in 
del Jiresc. — Cod. Quir. C, I, quanto al l'atto ecc. 



DIPLOMATICO \ i 

scardus reddere totum aliud dangonem castri — e che prò 
inedietate damili dati in castro etc. prestet Oberto et Alipran- 
dino sexaginta et duas libras et undecim sex denariorum ho- 
norum veterum. — Hoc autem factum est anno . . . MCLXXX, 
sec. ind. XV. Ibi interfuerunt spt Iohannes Eps. et Iohs Yi- 
cedom ... et Lanfrancus Ysensis Archipr .... et dnus Robaca- 
stellus de Berze et Lanfrancus de Esen Consules Valcamonice 
et plurima alia multitudo clericorum et laicorum Valcamo- 
nice gentis. 

CLII. 6 

( Anno 1162 ) 

Il vescovo Giovanni dei Griffi di Loseno. 

Proprietà di Giovanni passate ai Griffi. 

Inedito 1. 

Infiascripte sunt petie terre . . . que non computantur nec 
sunt in jure exigendi decimas de comunione totius territorii 
arat. de Luseno ex quibus exiguntur decime divise per illos 
de domo de Grims, quia infrascripte petie terre fuerunt in 
bonis R.mi Joannis de Grims de Luseno Episcopi Brixie anni 
1182 ultra alias petias terre arative site in dicto territorio de 
Luseno solventes decimas de comunione dictos de Griphis de 
Luseno quia tolum territorium arat. situm supra comuni su- 
prascripto solvit decimam ex qua stimma territoriis solvent. 
decima de comunione datur quarta pars plebi de Cividat. 
Vallis Camonice que appellatur la quarta. 

1. Storie di varie terre del Brescia- 10 ( Valcamonica ). — Storie 

no. — Codice Quiriniano, C, I, Bresciane, t. V, pagina 174. 



IL COMUNE DI BRESCIA 

DALLA TACE DI GOSTANZA ALLA MORTE DI FEDERICO li 



NB. Una volta per sempre: quando si citano nel Codice le Storie Bresciane, non è 
per indicarvi che un luogo dove noi ce ne valemmo. 



CLIII. 

( Anno U83 — ) 

Concordia fra Bresciani e Cremonesi. 

Carli 2. 

Convengono fra loro per le strade e per la moneta ecc. Già ve lo 
demmo quasi per intero a pag. 189 delle Storie, tomo V. 



CLIV. 

( Anno 1 183 — 1 maggio ) 

I preliminari della Pace di Costanza. 

Muratori 3. 
In quest'atto preliminare — In Civil. Placenlia Sacramentum fecil 
de Mediolano Adobatus Buiraffus liector, de Brixia Oprandus Rector, de 

1. Poiché gli Svevi, come abbiam 2. Zecca dltalia, t. II, pag. 173. — 
notato, cessavano colla morie di ZANETTI, Note al Doueda sulle 
Federico di aver suddito il comu- sue Zecche Italiane, e nell 1 edi- 
ne di Brescia, n'è duopo, sicco- zione a parte del Doneda stes- 
ine vi dicemmo, ritenerne al 1250 so. — Storie Bresciane, t. V, 
spenta per noi la breve domina- P a g- 179. 

zione. Quindi non al 1268, ma 3. Murat. Antiq. hai. t. IV, col. 

18 anni prima risaliremo colle 294. — Storie Bresciane, t. V, 

prestabilite collezioni dei docum. pag. 1 72. 



DIPLOMÀTICO 49 

Manina, Alexander Rector — ha un giuramento dei rettori di Lombardia 
di attenersi a quanto verrà stabilito nella pace coli' imperatore. 

CLV. 

( Anno 1181 ) 

Castiglione. 

Inedito f. 
Attestazioni assunte dal vesc. di Brescia super jurìsdictionem Castioni. 

CLVI. 

( Anno «183 — 25 giugno ) 

Xa pace di Costanza. 

Muratori 2. 

Ivi — de Brixia Oprandus de Martinengo, Gezo de Turbiado, De- 
siderius Judex, Rodulfus de Concesio, Bocacius de Manervio , Alberìcus 
de Capuano. — La celebrità quasi ornai popolare di quest'atto, mi dispensa 
da porne qui un sunto : noi seguiremo per le soscrizioni le varianti 
inedite del Lib. Poter is. E fra i molti documenti dei rettori lombardi 
qui ricorderemo la sentenza del 20 gennaio 1181 per la pace fra Pa- 
dova, Trevfso, Ceneda e Conegliano, in cui trovo un Ugo Dui Tassonis 
Consid Brixice 3 . 

CLVII. 

( Anno 1183 — 9 aprile ) 

Volpara© e Ponipignino. 

Inedito 4, 

Item dico imam Villatellam esse in Curie Buarni 

que vocatur Fonpagae et est illa villatella Sancii Benedicti et 
est ibi capella que vocatur Sanctus Benedictus et districturn 
illius Villatelle est integra li ter Domini Episcopi ut homines 

illius loci dicebant mihi etc sed ga lidia m lieo 

Bannum non vidi dari ab illis hominibus etc . 

Actum est hoc die Sabati nono infrante Aprile in Luubia Bri- 
xìe anno Dni millesimo centesimo octuagesimo tertio Ind. I. 



1. Archivio Secr. di Cremona, che fra gli antichi apografi del Cocl. 

per anco non ho potuto avere. Diplom. Quirin. secolo XII. — « 

2, MlJRAT. Antiq. hai. t. IV , col. Bensì giovino le sottili osservaz. 

307, 318, ex apogr. Monaster. deirAstezati (Indice Univers. dei 

Brix. s. lulice. Ma un altro apo- doc. Giuliani pag. 108 del Codice 

grafo importantissimo è nel Li- Quirin.) sulla data del docum. 

ber Pot. Brix. or custodito dalla che proporrebbe del 1 184. 

Quirin. car. 8. — Anche il giù- 3. Vergi, Cod Eccell. - doc. XLIV. 

liano pubbl. dal Murat. serbasi 4. Lucri, Cod. Dipi. Brix. pag. 21. 

ODORicr, Storti Bresciane, Voi. VI 4 



30 CODICE 

*3> Ego Girardus Dui Friderici Imp. notarius vidi et 

legi etc. et hoc scripsi .... jussu Domini Magij et Domini 
Ugonis de Gromethello Consulum Iustitie Brixie. 

CLV1II. 

( Anno USI — ìi febbraio ) 

Le rovino del castello degli Orzi. 

Inedito t. 

In Coristi nomine, die Luna? tertio, exetinte mense feb- 
brnarii in ecclesia Sancti Michaelis Brixiensis Episcopi, 
in presentia Canonicorum majoris Brixiensis ecclesie, nomina 
quorum inferiti* scripta sunt per consensum et parabulam 
o/ficialium plebis Sancti Laurentii de Buchoro, videliect do- 
mini Archi presbiteri et domini lacobi de Villa pio semetipsis 
et in <vice suorum confratrum , nomine ecclesie Plebis, licen- 
tiam accomodantibus ; investivit perpetualiter dominum Israc- 
lem abbatem monasterii Vallis Acte per se suosque successo- 
res atque nomine collegii ejusdem monasterj , nominative de 
Capella quadam Sancti Georgii de Fere sita in plebatu Buco- 
vi etc. (omiss,) ita quod predictum collegium annua ti ni no- 
mine census in festo Sancti Georgii vel in octava jam dieta? 
plebi duos solidos denariornm honorum mediolanensium ve- 
terum solvat, quo soluto libera ipsa ecclesia Sancti Georgii 
tam ab omni Cathedrali exactione episcopi quam plebis bu- 
chovi libera debeat permanere, salvo eo quod dictum est. In- 
stitutionem vero et destitutionem ipsius capelle libera con- 
cessa (sic) ipsi abbati in temporalibus, nec officiales ipsius ca- 
pelle monaci qui prò tempore ibi fnerint cogantur venire ad 
plebem causa scrutimi vel baptisterii. Et si Castrum Urcei 
quandoque edificatimi fuerit, collegium Vallis Alte debet plebi 
buchovi eandem capellam Sancti Georgii et possessiones ejus- 
dem resti tuere et quiete dimittere ita tamen quod cambium 
alterius ecclesie arbitratu domini Brixiensis Episcopi qui prò 



1. Devo alla cortesia di M. Can. il Ronchetti (Memorie di Bcrga- 

Finazzi questo documento. È trat- mó, tomo III, pagina 178, li- 

to dalla conia autografa del ce- bro XI). — Si veggano le Sto- 

lebrc Can. Lupo. Ne lo descrive rie Bresciane, t. V, pag. 175. 



DIPLOMATICO 51 

tempore fucrit, et possessioni! ni ejusdem ab ipsa plebe conse- 
quatur, et in presenti ipse dominus episcopus per se suosque 
successores et prefatus archipresbiter nomine plebis per se et 
offitiales ejusdem plebis presentes, et qui prò tempore fuerint, 
promiserunt jam dicto domino abbati nomine collegii Vallis 
Alte stipulanti omni tempore ila ut supra dicium est, et ra- 
lum et firmum tenere etc. (omiss.). 

Actum est hoc in civitate Brixia in presentia domini Io- 
bannis prioris jam dicti monasterj , anno Domini millesimo 
GLXXXIIII indict. secunda. 

Interfuere canonici Brixienses ecclesie videi icet dominus Io- 
liannes archidiaconus etc. . * . . qui prefate investiture para- 
bolani et assensum dederunt. 

Ego Lanfrancus, cui licei pubtica instrumenta etc. 

CLIX. 

(Anno i!84 — 31 die) 

Il conte Azzone. 

Inedito I. 

Documento di poca entità. In fine: — Actum est hoc in Conclone 
Brixice die sabati ultimo exeunte decem. 1 1 84 Ind. Il, Comes Acius Consul 
Brixice confessus fuit. Interfuere dnus Desiderius Index, Albertanus Se- 
chesi, Bagocius testes — . Ed a proposito di consoli è curiosa una senlenza 3 
del 1184 di un Dnus Dothus Consul de Nebulento a favore del monastero 
di s. Pietro in Monte, la quale termina — data fuit hcec sentenlia die sa- 
bati XV exeunte Marlio in Eccita sci loannis Bapliste. Ibi fuere dnus 
Teudaldus de Muscolinis etc. 

CLX. 

( Ando 1 1 64 — 8 <£ccmh£e ) 

La moneta bresciana. 

Dohcc);i 3. 

Cenno di sentenza pronunciata in Eccl s. Vetri de Monte cnu 1184, 
in cui sono le parole vigniti sold. nostre monete, ritenute dal Doneda come 
il primo ricordo della moneta bresciana: ma lo precede il seguente. 

ì . LuCHl , Coclex Diplomatic. Brix. del mio esemplare, e 60 dell' au- 

pagina 22 del mio esemplare. tografo Labusiano. 

— Storie Bresciane, tomo V, 3. Doneda, Zecca Bresciana, p. 8, 

pag. 176. ediz. del 17p5. — Stor. li rese. 

2. Luchi, Cod. Dipi. Brix. pag. 21 t. V, pag. 178. 



52 CODICI. 

CLXI. 

( Addo 1184 — 31 ma?gio ) 

11 primo documento della moneta bresciana 

Inedito i. 

In xpi noie Anno ali cius incarnatione Milles. Centes. Octua- 
gesimo Illl. die iovis ultimo exeunte uise madii. Indict. seda. Pre- 
sentia bouor. hom. quorum noia subt. leguntur p. ligno q. in sua 
tenebat manus dnus Iohannes brixiensis eps. investivil pbrm Am- 
brosi um. et pbrm Pizolum. ac Petrm diaconum omciales eccle sci 
Andree nominatim de loto co q. Marchisius Franiesinus solitus 
erat habere et tenere ab epatu Iìrixie in teritorioet ptinentiis de 
Ville p. feodum q. refutavit iamdictus Marchisius in manib. pfati 
dui Iobis eps ad hoc ut ipse dnus eps debere et predi etos ofìi- 
ciales sei Andree investire. Ob quam refutalionem predictus Mar- 
chisius aeeeperat a prefatis offici alibus XX. et tres libras etti. 
med. vet. ut ipsi dicebant. Eo vero modo et ordine feeit hanc 
i rivesti tu ram ut iamdicti officiales sci Andree et sui successores 
ppeluo habeant et teneant pdictam terroni que est iuris Epatus. 
et de ea quidquid voluerint faciant. Excepto q. non debent ea 
vendere servo seu Eccle. aut potenti bomini. 

Recidendo annua lini in sco Martino vel ad octavam XII bo~ 
ìk)S mezanos Bxie vel illhis monete prò tempore currenlis que 
tantumdem valeat. Quib. solutis ac designa tis alia super ira- 
posita fieri non debet. Convenerunt inter se si pdicti officiales vel 
eorum successores vendere voluerint ianidictam terra m primo de- 
bent appellare pdictum dnum loliem epm. seu eius successores. et 
e\s ad quinque sol. mezanorum Brixie dare inilus (sic) quam alteri 
si emere voluerint. Alioq. n. venda ut cui voluerint salvo fleto XII 
mezanorum. exceptis pdictis psonis. et. p. sol. mezanorum bxie 
debet habere p. investitura. Pena vero hit. se posuerunt ut qsqs 
eorum vel suorumsuccessorum omnia ut superius legitur in in (sic) 
no. attenderit vel no. observaverit. te componat pars parti fide 
servanti noie pene fictu. in duplu. et p. pena prestila, hoc breve 
fìrmtKn et stabilem pmaneat. Actum est hoc in civitate Bxia. 
In palacio sci martini dni epi. 

I. Arci). Prep. di s. Agata. Ivi FAut. — Slor. Brcsc. t. V, pag. 179. 



DIPLOMATICO 53 

ìnterfuere archipbr Nalholus deGavarclo. et magister. . . Landus 
canonicus. Desicìerius iudex. Ugo taxoni. Albertus iudex 
de Gotenengus. Albtus de Capriano discaccialus dui epi et 
vvastavinus clicus sce agathe testes. 

Ego Albtus not. Inter fui et duo brevia uno tenore scripsi. 

Al numero CLIII, pag. 48 di questi documenti vi citammo una Con- 
cordia fra i Bresciani e i Cremonesi. Convengono in essa fra di loro per 
le strade, e che la Moneta uiriusque civitatis debeat comuniter recipi; che 
si debba coniare dai Cremonesi ad illam Taxiam Monetai Brixice e d'una 
forma eguale; che la moneta milanese non si riceva msi prò concordia 
utriusque civitatis eie. . . . Noi Y abbiam data quasi per intero nelle Storie 
Bresciane ì . Per la moneta corrente fra noi di quel tempo, è singolare un 
registro di Cencio Camerlengo (Muratori, Antiquit. Hai. M. M. t. V, 
col. 868), ove sono alcuni s censi del 1192 dovuti a Roma da qualche 
Chiesa bresciana. 

Monast. de Aquanigra, unum Marabutium. — Monast. Mon- 
tisclari dimidiani unciam auri. — Monast. s. Simeonis, VI Iinp. 
Eecl. s. Desiderii, VI Iinp. Eccl. b. Petti de Ripa, VI Medidlau. 

Ma in quanto al patto del non riceversi moneta milanese ecc. sareh- 
b' egli effetto della seguente inedita e fiera sentenza di Federico? Par- 
rebbe intorno al 1155. 

Fridericus dei gratia Romanorum Imperator semper augu- 
stus. Mantuanis Brixiensibus Perganiensibus consulibus et cun- 
cto populo tam minoribus quam maionbus graliani suam et 
bonam voluntatem. Scire debet universi tas vestra quod Medio- 
lanenses ob plurima incendia et rapinas que in Italia scele- 
ratissime exercuerunt nostrani indignationem meruerunt. et 



i. Storie Bresciane, t. V, pag. 181, menti, ov 1 è citata la pagina 189 

182. Anzi a pagina 48, mi- di quel volume, correggasi 181, 

mero CLÌIl di questi docu- 182. 



54 CODICE 

cutti sepius vocali iusticiam fugerent, ex sententia principimi 
imperiali hanno eos subieciraus. et in pena sue perfidie in ce- 
lebri curia ex iudicio mullorum principum tam italicorum 
quam teutonicorum omnibus regalibus et nominatim moneta 
et toloneo eos privavimus. quia vero eadem moneta in nostra 
potestate relieta est. et in nostro arbitrio eam dandam iusti- 
cia dictavit. Placuit nobis fidelissimis nostris Cremonensibws 
eiusdem monete donare et imperiali auctoritate confìrmare. 
Universitati itaque vostre mandamus et sub tantum grati e no- 
stre et per fidelitatcm quam nobis iurastis vobis preci pimus 
quatinus novam monetani a Mediolanensibus factam per ter- 
rira vestram ubicumque accipi proibeatis et eam tamquam 
falsarci et adulterinara in omni commercio refutare faciatis. 
Mandamus preterea et per iuramentum quod nobis iurastis 
vobis precipimus ut Mediolanensibus nullum transìtum per 
terram vestram ad lesionem Papiensium Crernonensium et No- 
variensium concedatis. nec nllum eis auxilium impertiatis^ sed 
ipsos Papienses et Novarienses {la pergamena non è leggibile) 
gratia fideliter et viriliter aiuvetis (manca il resto) f. 



CLXII. 

( Anno 1184 — IO ottobre ) 

La Chiesa di Lonato. 

I Dedito 2. 

Bolla di Lucio III. 

Lucius Episcopus Servus servorum Dei dilectis filiis Ricardo 
Archipresbytero plebis s. Zenonis de Lunado ejusque fratribus 
tam presenlibus quam futuris canonice subscribendis zz Prae- 
postulatio voluntatis etc. . . . Quapropter dilecti in Domino fìlii 
vestris postulationibus clementer annuimus et prefatam plebem 
s. Zenonis de Lunado in quo divino mancipati estis obsequio 



1. Arcli. Secr. di Crem. - A, 66. di non dubbia sincerità, trascritto 

2. Comunicatomi dal rev. sac. Giù- nelle di lui Memorie di Lonato , 

seppe Zambelli di Lonato, chYgli compilate nel ,1850. — Storie 

ebbe o dall'Arch. Prep. di colà, Bresciane, t. "V\ pag. 183, 184. 

o dal Comunale, ma certamente — Codice 65 della mia Raccolta. 



DIPLOMATICO 55 

sub b. Petri ac nostra protectione suscepimus et presenti scripti 
privilegium comunicamus statuentes ut quascumq. possessiones 
quaecum. bona eadeni ecclesia in presentiarum juste et canonice 
possidet vel in futurum concessione Pontificum, largitione Regum 
vel Principum, oblatione fideliutn seu aliis justis modis, prae- 
stante Domino poterit adipisci, firma nobis vestrisq. successori- 
bus illibata permaneant. Haec propriis duximus exprimenda voca- 
bulis. Locum ipsunì in quo praefata plebs sita est cum ipso Ca~ 
stro veteri et aliis suis pertinentiis. Quidquid babetis in loco qui 
dicitur Druguli: quidquid babetis circa s. Quiricum, quidquid 
babetis in loco qui vocalur Sognoni, Sedenna, Campaniola, 
Curoli, quidquid babetis in suburbio juxta Castrimi vetus. Quid- 
quid babetis juxta capellam s. Martini. Quidquid babetis in 
loco qui dicitur Prata: quidquid habetis in loco Decimarum et in 
loco qui dicitur Montcsello. Sedumina et possessiones aliarum 
terrarum quas babetis in territorio et in suburbii Leonadi: quid- 
quid babetis juxta capellam s. Cypriani, et quidquid babetis in 
confinio Lonadi, et Oliveti: quidquid habetis in plebalu Sa- 
lodii et Materni. Decimas preterea quas ecclesia vestra a qua- 
draginta annis inconcussa possidet et in presentiarum etc. . . . 
eidem ecclesia? auctoritate apostolica confirmamus. Libertatem 
etiam immunitatem in decimis quam in aliis nec non antiquas et 
rationabiles consuetudines a Veronensibus Episcopis Ecclesie 
vestre concessas etc. ratas babemus et in eas futuris temporibus 
illibatas manere sancimus; inibentes etiam ut in fine Paroacias 
vestra? nullus ecclesiam vel oratorium sine assensu Diocesani 
Episcopi et vestri a3dificare praesumat, salvis tamen previlegiis 
Romanorum Pontificum. Sepulturam quoque plebatus vestri libe- 
rarli vobisesse concedimus, ut eorum devotioni qui illic sepellire 
desideraverint, nisi forte excomunicati vel interdicti sint, nullus 

obsistat, salva tamen justitia Capellanorum a quibus 

corpora sumuntur. Decernimus ergo ut nulli omnino bominum 
fas sit prefatam ecclesiam temere perturbare aut ejus posses- 
siones auferre vel sublatas retinere, minuere, seu quibuslibet 
vexassionibus fatigare, sed omnia integra conserventur prò 
quarum gubernatione et sustentatione concessa sunt; salva 
sedis apostolica auctoritate et diocesani Episcopi canoniche 



50 CODICE 

j usti ti a. Si qua igitur iti futurum ecclesiastica secularisvc per- 
sona etc. . * 

Datura Verona? per ixianum Ilugonis S. R. Ecclesiae Notarii VL 
idus octobris indictione UE Incarnationis Dominica? armo 
MCLXXXIV Pontificatus vero Dui Lucii PP. IEE. anno IV. 

CLXI1I. 

(Anno 1184) 

Frammento storico. 

Inedito ». 

Si pone sotto Tanno presuntivo della deposizione testimoniale. 

Ex autogr. tabulari] majoris Ecclesiae Patavij. 

Tcsles canonice producti etc con tra Girardum de 

Calaonc Girard, de Pernumia iuralus dixit. Ego scio quod rc- 
cordor a XL annis de bine retro, quod a udi vi dicere quod 
monaslerium sancii Petri in Monte debebat pastura unum dare 
regi Enrico Bride. Et audivi dicere, quod illi qui lune erant 
in predicto monasterio ivere Brisie, et pacisserunt cura illis 
de monasterio sancte Iulie; ita quod illi de sancta lulia dede- 
runt pastura istura regi Enrico prò illis de monaslerio sancti 
Petri: et prò boc pastura dederunt eidem monasterio sancte 
lulie monaci sancti Petri totam terra m et bosco et ampio et ca- 
pulo et pasculo quod monasterium sancti Petri babebat in 
pertiuenciis de Permunia, et audivi dicere, quod domini de Car~ 
raria ivere postea Brixie, et invenerunt (?) a monasterio sancte 
lulie ad libellula totam terram quam illi de monasterio sancii 
Petri eidem monasterio prò predicto pasto dederant. Et scio 
quod audivi dicere anliquilus quod ecclesia sancte Marie de 
Padua antequam monasterium sancte lulie haberet liane ter- 
ram, quod iam babebat decimam predicte terre etc. (Sìeguono 
le deposizioni di altri testimoni). 



\. LuGBIj Cod. Dipi. Brix. pag. 65 anni 1181 circiter. Il testimonio 

tergo del mio esemplare, e 177 parla dunque di cose del 1140 

dell' origin. Labus, al cui margine circa. Il Lucili traeva quel docum. 

èia noia del Lucili. Charta est Ex T ah, mi]oris Ecclesia* PaLavii. 



DIPLOMATICO ;> / 

CLXIV. 

(Anno 1184 — 23 settembre) 

I consoli di Lonato. 

Privilegio ài Federico l. 

Inedito I- 

Fridericus Dei gratta Romanorum Imperator et semper Au- 
gustus. Imperatoria? majestatis nostra? pars est et officium, ut 
non solum in altis alta conspiciemus, verum etc....Quapropter 
notum facimus universis imperii nostri fidelibus pra?sentibus et 
futuris, quod hos devotos et fideles nostros homines de Lonado 
scilicet Boniolum Tonsum et Ioannem Bonum consules predicti 
loci, vice ac nomine comunitatis eorum et universitatis in pro- 
tectionem imperatoria? majestatis nostra? snscipimus , eisque 
potestà tem ac virtutem nomine universitatis et comunitatis in 
omnibus suis rationibus et comunibus rebus quas mine uni- 
versitas illius loci habet et tenet, et prò tempore habebit et 
tenebit, ut in busco, silvis, campis, vitibus, pascuis aliisque 
justis consuetudinibus pra?dicta? comunitatis secundum hoc 
quod hactenuslegitime consueverit habere pra?ceptis auctoritatis 
nostra? confirmamus, statuentes et imperiali auctoritate decer- 
nentes ut nulla persona, vel magna sa?cularis vel ecclesiastica, 
nulla potestas, nullum comune liane nostra? majestatis pagi nani 
audeat violare. Quod si quis fecerit quadriginta tribus aureis... 
prò pena competat, dimidia imperiali summa reliqua passis 
in j uria m. Huius rei testes sunt Conradus Maguntinensis Camera? 
nostra? devolvatur, Archiepiscopus, Gottifredus Imperialis auct. 
cancellarius, Rodulfus Protonotarius, Laurentius Languinis, 
Comes Bernardus de Lana, Comes Guernerius, Conradus etc. 
Datum Verona? anno dominice incarnationis 1184- Ind. Ili nono 
Kal. Octob. 

GLXV. 

( Anno 1184 — 17 agosto ) 

Le proprietà di s. Giulia. 

Margarino 2. 

Riconfermate da Lucio pp. a Grazia badessa di s. Giulia. 



1 . Dalle cit. Mem. ined. di Lonato, 2. Margar. Bull. Casin. parte II, 

del Zambelli, 1850. — Storie pag. 205, 206. — Codice Dipi. 

Brcsc. t. V, pag. 183, 184. — Quir. secolo XII, a. 1184. — 

Codice 65 della mia Raccolta. Storie Bresciane, t. V, pag. 184, 



05 CODICE 

CLXVI. 

(Anno 1185 — 22 dicembre) 

La riconferma della Lega Lombarda. 

Murai uri 1. 

Sottoscritta per Brescia da Aidrico Sala (de Brixia Aldricus de Sala). 

GLXVII. 

( Anno 1186 — . '•• ) 

Le pievi di Liano e di Salò. 

Bolla di Urbano III. 

Inedito 2. 

Urbanus Episcopus Servus Servorum Dei Venerabili Fra tri 
Joanni Brixice Episcopo salutem et Apostolicam Benedictionem. 
cum inter bonae memoria; Raymundum Praecessorem tuum, et 
Plebem Salaude super tilulo s. Pelvi de Luyano sub examine 
bonae memoria? Guidi Archidiaconi Ecclesia; tua; controversia 
verteretur; idem Arcbidiaconus, auditis rationibus et allega- 
tionibus utiiusque Partis, et diligenter inspectis, deiinitivarn 
sententiam promulgava, statuens, et decernens, ut Episcopus 
Brixia* instituendi prefatum titulum, ibique ponendi conversos, 
si ve conversas, vel alias persona*, hinc removendi, sicut ad 
tempus ipsum factum fuerat nomine Brixiensi Ecclesia; liberata 
babeat, ac plenariam facultatem. lus vero Parochiale, quod a 
longe retro temporibus memorata plebs habebat in Ecclesia 
ipsa, in missis, et alijs divinis officiis celebrandis, conferendis 
penitentijs, sepeliendis mortuis, et pueris baplizandis, et in per- 
ceptione quarta; partis expensarum in Plebe in campanis, calice, 
et ceteris omnibus expensis solitis a Vicinis ipsius Ecclesie per- 
solvendis, immutilatum et integrum statuit conservandum. 

Quia vero jam, quoe super causarum litigys, canonice decer- 
nuntur, firma debent et illibata consistere, et ne recidive con- 
tentionis scopulum reducantur, scriptis apostolicis communi ri, 
Nos Fraternitatis tua; precibus inclinati, sententiam ipsam, sicut 
canonice lata est, ratam esse decernimus, et presentis scripti 
patrocinio communimus, statuente*;, ut nulli omnino bominum 

1. MURAT. Ant. Ital. t. IV, col. 319. amico Paolo Pernucini di Salò. 

Placentie in Eccl. s. Brigide. — Storie Bresciane, tomo V, 

2. Comunicatami dal diligente mio pagina 187, 



DIPLOMATICO 59 

lioeal liane pagina m nostre confirniationis infringere, yel ausu 
temerario contradire. Si quis autem hoc attentare praesumserit, 
indignationem omnipotentis Dei. et Beatorum Petri et Pauli 
Apostolorum eliam se noverit incorsurum. 

Data Verone IIII .... Februarij (manca Vanno, 

ma certamente Urbano era in Verona del 1186). 

GLXV11I. 

( Anno 1186 — 10 dicembre ) 

La Cattedrale di g« Pietro de Dom. 

Inedita t. 

Bolla di Urbano III, colla quale riconosce le proprietà ed i privilegi 
della Cattedrale già concessi dai pontefici anteriori (quasi eguale a quella 
che abbiam pubblicata 2 di Alessandro III del 1175, ed a quella d'Eugenio 

del 1148, che il Gradcnigo ha messa in luce 3 ). — Dat. Verone 

IV idus decem. 

CLXIX. 

( Anno 1186 — 26 febbraio ) 

La pieve di Tremoline. 

Valla di Urbano tlt. 

Inedito 4. 

Urbanus Eps. servns servorum Dei dilectis filiis Martino 
Jrchfpro plebis Sce Marie de Tremosino ejusque fratribus tam 
presentibus quam futuris Canonice substituendis in perpetuum. 
Quotiens a nobis peli tur quod religioni e te..., Ea propter dilecti 
in Domino filii vestris justis postulationibus clemenler annui- 
mus, et prefatam Ecclesiam sancte Marie de Tremosino qua 
divino estis obsequio mancipati sub beati Petri et nostra pro- 
tezione suscipimus et presentis scripti privilegio communimus. 
Freterea quascumque possessiones quocumque loco eadem Ec- 



1. Presso V Archivio Canonicale di di Tremosine, antico apografo 

Brescia. — Storie Bresc. t. V, del secolo XIV , comunicatomi 

pag. 188. dalla cortesia del rev. arcipr. di 

2. In questo voi. p. 29, n. CXXXV. quella terra sacerd. Biella. Il do- 

3. GlUDONICUS, Brixia Sacra, p. 205. cumento ad ogni modo è d 1 in- 

— Stor. Bresc. t. V, p. 101. dubbia sincerità. — Stor. Bresc. 

4. Presso l'Archivio dell 1 Arcipreb. t. V, pag. 188. 



60 CODICE 

desia in presen ti a rum juste et canon ice possidet ant in Putu- 
pum concessione pontificum largitione regum vcl principum 

oblatione fìdelium seu aliis justis modis prestante Dno pò test 
adi pisci firma vobis vestrisque successùribus et illibata perma- 
neant. In quibas hcc propriis duximus exprimenda vocabulis. 
Locura ipsum in quo predicla ecclesia sita est cura omnibus 
pertinentiis suis. Gapellam Seti Michaelis, et Seti Laurentii, et 
sci Petri, et sci Benedicli cum omnibus pertinentiis suis. In 
loco T r eslL possessiones duorum fiat rum scilicet Adamantis et 
Guirìonis qui fuerunt conversi cjusdem ecclesie. Et possessio- 
nem Aymerici in eodem loco, possessionem Martini de Priazo. 
Possessionem Joannis Bucco de Lode, et possessionem Guidoni* 
Gambuti. Decimam Pregassi sicuti pacifice et juste possidptis. 
Et quartam partem decimarum omnium tolius plebatus. Et 
decimas novalium sicuti a venerabili fratre nostro Ioanne 
Brixiense Epo vobis concessa sunt. Ius quod habetis in Ninti- 
gnano in vineis et campis. Jura que habetis in Pulciano et in 
Ravazono. et jura que habetis in Augello et jura que habetis 
per totum olivetum. et iura que habetis in Prese et vincaia 
que est post plebem cum nemore. Et cemeterium predicte pie- 
bis. Concessionem quoque a predicto Episcopo vobis canon ice 
factam de territoriis suis .... rationibus (sive de rationibus) 
in predicto territorio et plebatu Tremosini sicut in istrumento 
pubblico ejusdem epi plenius continetur. Prcterea libertates 
et immunitates equas et rationabiles consuetudines ecclesie 
vestre concessa sicut hactenus observate sunt ratas habemus 
et eas perpetuis temporibus illibatas per presentes sancimus. 
Novas quoque et indebita» evictiones ab archiepiscopi, epi- 
scopi, archidiaconis aliisque omnibus ecclesiasticis secolari- 
busve personis omnino fieri prohibemus. Sancimus etiam ne 
intra fìnes parochie vestre ullus sine assensu diocesani episcopi 
et vestro capellam seu oratorium de novo erigere audeat, salvis 
privilegiis Romanorum pontificum. Auctoritate quoque aposto- 
lica interdicimus ne quivis in vos aut ecclesiam vestram exco- 
municationis suspensionis seu interdicti sententiam sine mani- 
festa et rationabili causa promulgare presumat. Cum aulem 
generale iuterdictum terre fuerit, Jiceat vobis clausis januis, 



DIPLOMATICO 61 

exclusis excomuuicatis et interdictis non pulsa lis campanis, 
suppressa voce divina officia celebrare. Decernimus ergo ut 
nulli omnino hominum liceat prefatam Ecclesiam temere etc. .. 
Si qua igitur in futurum eie. 

Ego Urbanus catholice ecclesie episcopus subscripsi ( Sie- 
guono le firme di vescovi e cardinali). Datura Verone per ma- 
iium Alberti sce Romane ecclesie pbr Card, et cancellarli IV Kal. 
Martii Indictione V Incarnationis Dominice M. C. LXXXVI pon- 
tifìcatus vero dni Urbani pp. Ili Anno secundo. 

CLXX. 

( An. 1186 — 5 (licerti. ) 

Bfata Palazzo, 

Inedito I. 

Atto per controversia tra Berta badessa del monastero dei ss. Cosma 
e Damiano in Brescia, ed Oddone chierico di Capriolo. 

In Eccl. ss. Martini Cosine et Damiani de civitate Bnx. 

Que controversia comissa erat conoscenda et definenda duo 
Lanfranco Abati Monasterii sce Eufemie et clno Oldoni pre- 
posito canonice sci Petri in Oliveto p. dnm Urbanum papam 

eie per pactum et conventionem ab utraque parie com- 

missa est dno Alberto de Gotenengo predictarum polestatum 
esistente consiliario etc... ibidem diceret et nominatim de sorte 
de Goiono etc. . . . cujus securtalis dns Bìata de Palalio con- 
stituit se fldeiussorem et deb ito rem omnium exceptione remota 
etc. Il medesimo Alberto precepit similiter Abbatissa ut relin- 
queret capelle omne ius quod habebat monasterium in clauso 
de Cubiado etc. . . . 

GLXXI. 

( Anno 1187 — 30 aprile ) 

La Chiesa di REosatecliiaro. 

Bolla di Urbano III. 

Inedito 2. 

Riconosce anch' egli le benemerenze di Raimondo vescovo di Brescia, 
concesse alla pieve di Monlechiaro, come le assentiva papa Alessandro 
nel 1177, di cui vi demmo la Bolla. Dat. Verone Prid. (?) Kal. Mail 

1 . Luchi, Cod. Dipi. Brix. p. 109. boniane presso il nob. Clemente 

2. Si veggano le Miscellanee Zam- Rosa. — Slur. Bresc. I. V, 187, 



62 CODICI-. 



CLXXII. 

( Addo 1187 — 8 giugno) 

Il palazzo del Comune. 

Atto -privato. 

Inedito I. 

Anno . . .M. C. LXXXVII die lune Vili, infranta mense junii 
etc. ...Dnus Ioannes Archidiaconus (forse il Palazzo susseguito a 
Giov. Fiumicello) majoris brixiensis eccl. et Teutaldus archipres- 
biter etc. . . . confessi sunt se recepisse a dno Bimano Confa- 
nonerio et Oddone advocato, et Teutaldo de Muscolinis et Mario 
de Pallatio consulibus Com. Brix, ducentum et X libr. Brixien. 
monete nominative prò terra super quam est pallatium Commu- 
nis constructum ubi solite erant esse domus terranee et ortu- 
lus iuris ipsius eccl. Quibus domibus coberentie erant iste.,, a 
mane ingressus unde pergitur ad ecclesiam s. Petri, a meridie 
prefatus ortulus, a sero ingressus Contionis et Contio, a monte 
via etc. 

cLXxm. 

( Anno 1 187 — » . » agosto ) 

I creduti Martiri. 

Doceda 2. 

L' importanza del fatto ci muove a riprodurre il documento giù dato dallo 
Stella, dal Doneda e dal Faino. 

In Christi nomine, anno incarnationis ejus millesimo cen- 
tesimo octuagesimo septimo Indictione quinta mense aug. Cuoi 
non solum ex scriptura passionis beatorum martirum Faustini 
et Jovite verum etiam ex fama et antiquorum virorum asser- 
cione. et aliis variis indiciis eorum corpora viderentur esse re- 
condita in ecclesia ad honorem eorum in suburbio de porta, 
Matulfo civitatis brixie juxta viam cremonensem dedicata; pia- 
cili t fratribus et vicinis ejusdem ecclesie ex consensu et volun- 
tate dni Iobannis brixiensis episcopi ipsa sacratissima corpora 

1. Liber Poteris Brix. — Codice ss. MM, ecc. p. 9. — Stor. Hresr. 

Pergam. Munic. presso la Qui- t. V, p. 191. — FàINO, Vita dei 

riniaua, carta 7 e 8. — Storie ss. rara. Faustino e Giovita, p.lll, 

Bresciane, t. V, pag. 189. pag. 51. — STELLA, Risposta 

2. Lettera IV intornò all'esistenza dei alle censure ecc. pag. 121. 



DIPLOMATICO 63 

detegere utq. de non apto loco quo pedibus suffoeabanlur ea debe- 
rent extrabere, et venerabili loco collocare. Cuinque rupto solio 
ecclesie ad arcam marmoream pervenissent. prefatus episcopus 
multis clericis et laicis utriusque sexus presentibus ipsam ar- 
cana aperuit. in qua duo corpora mirifice collocata invenit. 
Erant enim ex pluribus sericis palliis cooperta. et in ipsa arca 
erat mensa albissimi marmoris sila. et a fundo arce aliquan- 
tulum ellevata. supra quam jacebant jam nominata corpora. 
Ne autem humor vel sanguis corpora aut pallia posset consu- 
inere. erat ipsa mensa multis foraminibus perforata, per que 
liumor cadebat ad inferiore. Ipsa vero corpora decollata fuisse 
videntur. set caput unius nullo modo reperitili'. Sanguis quo- 
que pluribus in locis adhuc rutilat sepolture. Est etiam cum 
ipsis corporibus gubernata sanguinis ac tene mixtura insimul 
quasi panis coagulata, in multis fustris palliis involuta, prout 
in effusione sanguinis eoruni fuit collecta. Collectis autem jam 
dictis duobus corporibus ab eodem episcopo in duobus palliis. 
nullam scripturam invenit in ipsa arca que eorum nomina de- 
clararet. set ipsa rei quali tas eos martires fuisse monstravit. 
Unde secundum jam dicti episcopi voluntatem cum fratres et 
vicini jam supradicte ecclesie vellent arcam sepedictam de fo- 
vea producere, ut in ea ipsos martires loco religioso deberent 
reponere. invenerunt tabulam marmoream sub capite ipsius 
arce inter duos lapides ita quod arcam non tangebant abscon- 
ditam. que talem litteram continebat. FAVSTIiNO ET IVITTA 
CHI MARTYR. VICTOR MAVRVS EX VOTO POSVIT MENSAM 
CIVIBVS SVIS. Rursum veniens episcopus ad ecclesiam prefa- 
tam. visa jam nominala tabula et litteris. ex mandato ejus et 
eo presente et in. babito conscilio cum fratribus suis. quidam 
ejus bone opinionis presbiter Ambrosius de sancto Andrea 
nominatus. gradum ascendens. litteras illas audientibus mul- 
tis viris et mulieribus legit. et credendum esse martires Fau- 
stinum et Jovittam publice eos fore demonstravit. quibus ita 
peractis. alia vice rediens episcopus altare majus ecclesie in 
quo duo corpora sanctorum erant recondita violavi t. et au- 
ferri precepit. ut ibi arca et in ea predicti Martires colloca- 
r«ntur. completo ejus mandato cum die certo venturus esset 



64 CODICE 

cpiscopus ut qualuor corpora sanctorum reoonderet. et vio- 
latum altare restauraret. expectantibus fìatribus et vicinis no- 
minate ecclesie ut cpiscopus que promiserat adimplcret. eucurrit 
abbas sancti Fa usti ni cura magna multitudine mullas minas 
episcopo inferrendo. et ne ad proposilum loeum se represen- 
taret proliibcndo. exinde ad aposlolicam audientiara procla- 
mavi t. Episcopus limens. tane exinde amplius non processi t. 
set tara, prima die Kal. septembris. ad jam dictam ecclesiam 
venit. et illos duos martires in ipsa arca reposuit. Faustinura 
videlicet a septentrione. et Jovittam a meridie, et in ipsa arca 
casiam unam in qua duo corpora sanctorum erant recondidit. 
que quidem quattuor sanctorum corpora una cum tabula su- 
pradicta in jam dieta arca sunt clausa. Tnnc vero idem epi- 
scopus etsi hec cura ingenti devocione et constancia perie- 
cisset. tamen dixit quia nolebat scandalum provocare, et ideo 
neque dicebat illos esse martires Faustinum et Jovitara vel 
quod non esscnt. Divinum quoque miraculum tunc accidisse 
dignoscitur. Nani ossa sanctorum quasi ignis. duo pallia fìrmis- 
sima lini in quibus erant ab episcopo reposita prout prò ma- 
gna parte tangebant combuxisse apparent. et alia multa mi- 
racula merilis eorum eo tempore sunt facta. 

Il Doneda v'aggiunge la Bolla di Urbano III (XII Kal. octob.) disap- 
provante la condotta del vescovo, coli' ingiunzione di riporre i cadaveri nel 
luogo antico: e perchè abbiate il più antico documento, a me noto del titolo 
ad sanguinerà dato nel secolo XII a quella basilica, lo vi aggiungo senza più. 

CLXXIV. 

fAn. 1169 — 5 aprile) 

La chiesa — scita ad sangninem. 

Inedito 1. 

lnfeudazione di Teudaldo prevosto ecc. 

In Christi nomine die domiuico quinte de mense aprilis. 
IniVa claustrum ecclesiae Sancti Faustini et Iovite scila ad san- 
guinali. Presentia bonorum hominum quorum nomina subtus 
leguntur. Per lignum quem in suis tenebat manus dominus 

1. Autogr. perg. presso V archivio ad sanguinem, dato a quella ba- 
preposit. di s. Afra. È il docn- silica, ora s. Afra. — Si veggano 
mento pia antico a me noto da le Storie Bresciane, t. V, pa- 
rdi risulti l'intitolazione di scita gina M3. 



DIPLOMATICO G5 

Teudaldus presbi ter et proposi tus ejusdem ecclesie fratribus 
suis ibi presentibus et consentientibus, investivit Ottonem de 
Menasio et Brixianum ejus nepotem filmai quondam Albergarj 
nominative de pecia una de terra cum casa super habente ja- 
cente prope Pontem Carze ibi prope cui coheret a mane Bucius 
a meridie Guisca a sero via a monte fìlius . . . q. Prandi. Eo 
vero modo fecit hanc investituram etc. 

Actum est hoc anno Domini MCLXIX. Ind. IL etc. 



CLXXV. 

C Anno 1189 — 19 novembre ) 

Domofollo Cazzago. 

Inedito 1. 

In Christi nomine Ego Domofollus de Cazago Consul ma- 
ior Brixie Consilio sapientium per sacramentum precipio d. 
Lafranco de Manerbio ut de cetero in perpetuum attendat sen- 
tentias latas a dno Ioanne Episcopo Brixie, et a dno Iacopo de 
Villa, et Petro de Pontecarali inter predictum Lafrancum ex 
una parte et dnam Zachariam Abbatissam Monasteri! de Ma- 
nervio nomine ipsius monasterii ex altera, et ut destruat to- 
tam clusam quam fecit fieri in vaso Moloncelli ad X dies , 
et ne deinceps aliquit faciat. E converso per sacramentum 
precipio predicte Abbatisse ut ipsa in perpetuum Seiìtenliam 
dni Mallicj (?) et meam latam inter predictas personas atten- 
dat scilicet de tribus petiis de terra, quas Otto de Biella so- 
litus erat tenere prò medietate prò indiviso. Una quarum ja- 
cet in Braida Monasterii etc. (omiss.) . . . 

Actum est hoc in Ecclesia sancte Marie de Dom civitatis 
Brixiae. Die lune undecimo exeunte mense Novembris anno 
domini Millesimo centesimo octuagesimo nono, lndictione se- 
ptima. Ibi fuere Maifredus Clericus de Azano, Calapinus de 
Carza, Oprandus de Aimonibus, Florius de Lavellolongo et 
plures alii testes etc. (omiss.) . . . 



1. Lucili, Cod. Dipi. Brix. f. 16 rie Bresciane, tomo IV, pagi- 

Slo- na 190. 

Odorici, Storie Bresc. Voi. VI s 



(>('» conici-: 

CLXXVI. 

( Anno 1189 — 24 agosto ) 

Le gelosie fendali. 

Kink I. 

Il vescovo di Trento infeuda Lodronc ai Setauri, col patto clic nes- 
suna vendila o cessione se ne facesse a' limitrofi Bresciani. 

CLXXVII. 

( Anno ti 90 — 13 giugno > 

Il bando imperiale. 

Muratori 2. 

Brescia, Milano e Crema sono messe al bando dell'impero. Noi toc- 
cammo .dell'ambigua data del documento (Stor. Bresc. t. V, pag. 234), e 
come lo ponesse il Ronchetti al 1195. Noi propendiamo pel 1190, e qui 
lo collochiamo col Muratori (Ant. Hai. diss. XV, col. 482), che avverte 
le viziate indizioni, e tenta di accomodare la data. 

Anno ab incarnatione Domini nostri lliesu C liristi. Mille- 
simo centesimo nonagesimo. Indictione torcia decima. Die Mer- 
curii tercio decimo infrante Intiio. in Cremona, in pnblica 
conclone maxima. Dominus Iohannes Lilo de Asia missus et 
camararins domini Enrichi imperatoria excellentissimi akjtie 
invictissimi postiit et misit in bannnm domini Enrichi impe- 
ratoris Cremenses et Mediolanenses et Brixìenses et omnes alios 
homines qui consilium et adiutorium Cremensibus dedeiint. 
Et ideo misit eos Cremenses in bannum domni imperatoris, 
quia proibuerunt et vetaverunt predictum Iohannem missum 
domni imperatoris ire ad dandam tenutam Cremonensibns de 
castro Creme guarnito et disguarnito et virtule et locis et per- 
tinenciis. et quia nolluerunt obedire preceptis predicti Olissi 
domni Enrichi imperatoris. 

Ibique fuere rogati testes. Comes Lantelmus. Comes Àlbericus. 
Comes Girardus de Camixiano etc. . . . Guiscardus de Conciolo 
de Bergamo. Comes Albertus de Martinengo. 

1. Codice Diplomatico della Chiesa Perdine, ricorda queir opera del 

di T renio, pubblicato a Vienna Kink. — Il documento è ancora 

dall' Accad. delle Scienze, dietro nel mio Codice n. 103. 

il Codice Wanghiano. — Il Gar 2. MuRAT. Ant. Jt. t. IV, col. 481 . 

(Episodio del M. Evo Trentino, Nota il Sicardo che del 1191 

pag. 29), nel suo bel Patto di Crema era già dei Cremonesi. 



DIPLOMATICO 



CLXXVIII. 

(Anno 119 1 — 8 dicembre) 

I prisnordj della pace. 

Odorici I. 

Procura e decreto di Arrigo per la transazione delle differenze insorte 
a causa di confini territoriali fra Bergamo, Brescia e Cremona. 



CLXXIX. 
Il Carroccio Bresciano. 

Rossi e Zamboni 2. 

De apparecchiamento et regimine Carrocii. 

Item ordinatimi et statutum fuit, quod carrocium, occasione 
guerre, apparechietur expensis Comunis Brixie et jussu Antiano- 
runi dicti Comunis elsecundum eorura ordinationem, et quod di- 
cti Antiani debeant providere de quibuscunque...et de tubetis 
et de pifferis quomodo illis placebit facere prò maiori honoreci- 
vitatis ac populi Brixie. ..et quod Clerici.. .siut tantum tres ex 
illis de ecclesia s. Petri de Dom et non de alia Ecclesia, et quod 
equi . . . qui eum habent ducere, duo dentili* ab hoin'mibus 
Porte Matulfe, duo ab homiiiibus . . . cuoi famulis, sive sta- 
leris, qui debent eos equitare indutis guarnaciis et coracinis 
et celalinis si ne barbuta cuoi ..... 

CLXXX. 

(Anno H91 ) 

11 cantico della vittoria. 

Odorici 3. 

Ripubblichiamo il documento per la sua importanza. 
I. O Rex il^gum Iesu Ctiriste — per queni patent ornili;), 
Celum Terram fabricavit — , ipsa quoque maria, 



1. Nella citt. battaglia di Rudiano. scia, pag. 5, — Storie Bresciane, 

2. Rossi, Vita dei ss. mm. Faustino t. V, pag. 198. 

e Giovita. — Storie Bresciane. 3. Odorici, La Battaglia di Rudiano. 

Ms. presso la Quirin. pag. 106. — Archivio Storico del Vieus- 

— Zambo.m, Fabbriche di Bre- seux, nuova serie, t. Ili, p. Ih 



68 CODICE 

Quem secretum nullum lalet — , videa ci praecordia; 
Tibi honor sii et virlus — per seterna ssecula. 
2. Cui bona cuticta placent — , displicet superbia, 
Qua infiali Cremonenses — omni ac malicia 
Defendebant Bergainenses — sua in perfidia; 
Sed ubique sunt confusi — tua nam potentia. 

5. Quidquid enim tibi placet — potens es et facere, 

Voluntati atque tue — polest nil resistere: 

Tu superbos, sunime Deus — , semper vis deprimere, 

Sublimare mansuetos - — , ad superna ducere. 

ti. O Celorum imperator — , et Sanctorum gaudia, 
Vita, salus, lux eterna — nobis et Victoria, 
Tuos servos Brixienses — sublimasti gloria, 
Inimicos superando — tua sancta gratia. 

B. Prcces meas audi Deus — tuo sancto miniere, 

Et quod volojlnunc ordì ri — facias perficere, 
In quo facto nihil possim — nisi vere dicere, 
Proximeque res quas vidi — atque cuncta scribere. 

6. Ergo vera nunc depromam — , nec morabor nimium. 

Prima die sabbatorum — transierunt Ollium 
Inimici Bergamenses — , turbe Cremonensium, 
Papienses ac Parmenses — , acies Laudensium, 

7. Qui tunc omnes minabantur — mortem et excidium; 

Diras voces emittentes — ventum est ad prelium. 

8. Pars adversa nimis magna — quosdam rupit equites, 

Hos per campos insequendo — et per duros cespites; 
Sed plebs nostra firma stetit — , ceterique milites: 
Sic per Deum et per illos — facti sumus alacres. 

9. Nam Crux Christi tunc fulgebat — sicut solis radius, 

Que terrebat inimicos — ut acutus gladius; 

Super illam volitabat — avis et pulcberrima; 

Nam haec fuit, sicut credo — , Iesu Christi nuntia. 
10. Tunc hinc inde decertabant — milites fortissimi, 

Cum vigore feriebant — sicut robustissimi; 

Sed pre cunctis se habebant — Brixienses incliti, 

Qui natura sunt potentes — atque nobilissimi. 
li. Ingens clamor atque timor — miscebatur pari ter: 



DIPLOMATICO CO 

Quidam autem et de nostris — fugierunt turpiter, 
Suos cives relinquentes — , qui pugnabant fortiter; 
Sed reversi cum rubore — sunt recepti dulciter. 

12. Qui redire timuerunt — semper debent despici, 

Et sint viles et abiecti — sicut tabernarii; 

Non honore sublimentur — sed sint semper infimi, 

Verecundi atque ttistes — homines vilissitui. 

13. O qua frante te videre — possunt, bona Brixia, 

Qui pugnare noluerunt — prò tam dulci patria, 
Et se ipsos reliquerunt — suaque omnia; 
Illos enim manet sola — verecundia. 

14. Postquam diu est certatum — ab utrisque populis, 

Et cum essent universi — magnis in periculis, 
Inimici terga vertunt — •, et ceperunt fugere, 
Simul omnes concurrendo — , huc illucque cadere. 

15. Illos autem tunc caedebant — Brixiani milites, 

Una secum decerlabant — nostri boni pedites, 
Simul omnes, quos vorabant — ut leones pecudes, 
Feriendo et prostrando — in aquarum gurgites. 

CLXXXL 

C An. 1191 — 3 maggio ) 

Bergamo e Pavia contro di noi. 

Inedito I. 
Anno ab incarnatione Domini nostri iehsu Christi millexi- 
mo centeximo nonageximo primo, indictione nona, die veneris 
tertio intrante mense madii. in pallatio Papié in quo fìt cre- 
dentia Papié, presentia infrascriptorum testium. Talis con- 
cordia fuit facta et firmata inter Papienses et Bergameìises 
hoc modo scilicet. — Ego papiensis iuro ad sancta Dei evan- 
gelia quod ego bona fide salvabo et guardabo omnes Berga- 
meìises et homines sue virtutis vel districti et eorum res per 
totam meam virtutem nec in sua terra vel districtu studiose 
oifehdam prò communi. Et ego faciam omnibus Pergamensibus 
et hominibus sui districtus rationem secundum quod inter 

I. Arehiv. Secr, di Cremona I, 40. — Stor. Bresc, t. V, p. 196 e seg. 



70 codici-; 

nos et ipsos statù tu m et ordinatasi fuerit. Et si Commune de 

Mediokmo inceperit guerra in supra Bergamenses et fcccrit. Ego 
bona fide aditi vabo Pergamenses. et faciam vivarn guerram 
mediolanensibus nec paceni nec recreuulara nec treguam fa- 
ciam de ipsa guerra sine parabola maioris parlis consulum 
pergamensium vel pctestatis qui prò tempore fuerit vel fuerint 
data in credentia Pergamensi ad campanam sonatam. Et i 11 nei 
idem faciam si Commune de Bergamo inceperit guerram et 
fece ri t cum Communi Mediolano cum Consilio maioris partiti 
eonsulnm Papiensium vel pctestatis qui prò tempore fuerint 
vel fuerit b abita in credenti a Papié convocata ad campanaio 
sonan lem. et quoties guerra fuerit iuter Bergamenses et Me- 
dio!a)ienses ut supra dicium est illud idem observabo ut supra 
legitur. Et si commune Mediolani cum communi Brisciensium 
ivcrit super terra Bergami ad offensionem terre Bergami co 
tempore rno Papienses non habuerint guerram cum Mediola- 
nensibus. ego bona fide si miebi requisitum fuerit adiuvabo 
Bergamenses cum militibus mcis secundum quod conveniens 
fueiit sine fraude. Et si Mediolanenses vel Briscienses babue- 
rint guerram cum Bergamensibus ego vetabo mercatum et 
slratam Mediolanensibus et Brisciensibus ci probibebo et ve- 
tabo adiutorium et succursum ipsis Mediolanensibus et Bri- 
sciensibus per lotum meum districlum. Item si Mediolanenses 
vcl Briscienses guerram cum Bergamensibus non habuerint et 
vetaverint mercatum vel stralam Bergamensibus ego mercatura 
et stratam velabo Mediolanensibus et Brisciensibus. Et ego tc- 
nebo stratas meas apertas mercatoribus et aliis bominibus 
Bergami, quod dictum est supra de mercato velando et stralis 
Mediolanensibus et Brisciensibus et de guerra faeienda Medio- 
lanensibus ego adtendam infra unum mensem ex. quo miebi 
requisì tum fuerit per consules Bergami vel per potestatem q. q. 
prò tempore fuerit. vel per suum nunlium. nec fraude evilabo 
quando mie hi rcquiralur. Et bec omnia supra scripta a tendati! 
el observabo bona fide et sine fraude. salva fidelitate domini 
imperatoris Henrici et salva concordia demone et Cumano- 
rum et Terdonensium et marcìiionum Malaspine et si aliquid 
addi tura vel diminutum fuerit in concordia utriusque civitatis 



DIPLOMATICO 7 1 

id observabo et predicta omnia adtendam usque ad quinqua- 
ginta annos et ornai quinquennio renovabo sacramenta si michi 
requisì tum fuerit et faciam iurare potestatem vel consules fu- 
turos si potestatem habnero ita atendere, et quod faciet po- 
testatem venturam vel consules futuros etc. ... et faciam iu- 
rare singulos bomines papiens. iurare hanc concordiam bona 
fide et sine IVaude eis mantenere a septuaginta annis infra et 
a quindecim annis sopra. Et bona fide dare operam ut firma 
teneat. hanc enim concordiam iuravcrunt marni propria ad 
sancta dei evangelia dominus Albertus de Summo poteslas pa- 
piensis a parte communis Papié in credentia Papié collecta ad 
sonum campane prò parabola etc... De Bergamo iuravcrunt ma- 
nibus propriis per sanclam dei evangelia Albertus Albertonus et 
Oprandus iudex. de sancto Alexandro et lohannes de Pertheugo 
et eodem modo ad suprascriptam credentiam tenere suprascri- 
ptam concordiam firmam et ratam ut superius legitur et ut 
in brevibus concordie inde factis continetur. De Cremona iura- 
vcrunt per sancta dei evangelia manibus propriis Girardus de 
Summo consul communis demone. Guazo Albrigonus. Maltra- 
versius de Madalbertis eodem modo ad suprascriptam creden- 
tiam tenere suprascriptam concordiam firmam et ratam etc... 
lbique fuerunt testes rogati domini Girardus Faber et Gaidoldus 
Tabixius iudices suprascripte poteslalis papié, et Iacobus Cft/i- 
tor et Johannes Carianus et Artonus notarius papiensis. et Gu- 
berlus de Multis-denariis de Cremona, et suprascripti omnes 
qui supra leguntur. et multi alii. 

Ego Avantius sacri palladi notarius interfui etc 

CLXXXII. 

( Anno 1165-1192 ) 

11 vaso Ululone. 

Inedito I. 

Alcuni de loco Purziano (1165) concedono a Caracosa badessa del 
monastero di Manerbio, di condurre un canale a Mulone versus Monaste- 
rium. Ivi presso, altro alto del 1192 relativo a quel canale. 

1. Lucm, Cod. Dipi. Bvix. carte 15 cieli 1 originale Labusiano. 



codici: 



GLXXXI1L 

(Anno 1192?) 

Il castello di Radiano. 

Frammento 

Inedito {. 

Ad repcllendum autem damna et incendia et rubarias valde 
maxiinas Bcrgomcntiura et Cremonentium, per parabolani fa- 
clam a Duo Biatla de Pallalio, ampliiìcandum est Castrimi de 
Budiano. ila quod due turres sint in ampliatione ipsius castri 
et due ad pontem novum super Olleum, cum sufficienti niili- 
tia ad elcctioneui cotnuaunis et populi Brixie. 

CLXXXIV. 

(Anno 1192 — 14 gennaio) 

La ricognizione della Lega. 

Inedito 2. 

Il comune di Brescia assente ai patti convenuti fra esso ed Arrigo VI . 

In xpi nomine anno Dom. incarn. mill. cent, nonag. secundo 
die marlis quarto decimo die januarj ind. X. Cum Dnus Im- 
perato!', romanor. Henricus nos Syrum Salimbene judicem de 
Papia Passa veram judicem civ. Mediol. sue curie judices super 
discordiis et guerris et maleliciis que inter Brixienses et sua 
parte et Pergamenses et Cremonenses et eorum partem verte- 
bantur ut sacramenta pacis et concordie ab omnibus bominib. 
illarum civitatum et possessionem castro rum de quibus con- 
troversia vertebalur vice sua reciperemus, et ut finem et pacem 
de prefalis discordiis et guerris et malefìciis vicissim fieri fa- 
ceremus suos nuncios consti tuissent et factis utriusque jura- 
mentis et possessionem castrorum habita captivos utriusque 
partis faceremus absolvi et ea que ad pacem et concordiam illa- 
rum civitatum spectarent vice sua tracteremus ab Uguiciono 
de Buso potestate Cremone et Ato Consilio ejusdem civitatis, 
presentib. Boccassio de Manervio et Desiderio Judice Joanne Faba 
omnes de Brixia et Giordane de Pivario brixiensis potestas et 

1. Cod. Quiriti. Pompe Eroiche di 2. Liber Poteris Brix. Codice ci- 

Bresc. del Rossi e del Luzzago, tato, carte 28, 29, e 30. — Sto- 

C, I, 18, pag. 50. — Storie Die- rie Bresciane, tomo V, pagi- 

sciauc, i. V, pag. 226. na 209. 



DIPLOMATICO 73 

ab omnibus de Consilio Brixiae presentibus Bono de Pùboldis 
et Lafranco Stradeverto de Cremona et a consulibus Pergami 
et a toto Consilio prefate civitatis assistei! tibus, ibi Stephano 
Boccardo et Ugone Busonis de Brixia sacramenta pacis et con- 
cordie secundum formam a jamdicto dno imperatore nostro 
nobis prefixa sicut in publico instrum. a Martino Philippi dui 

Imperat. not. facte continetur, concordi ter receptum etc 

Deinde secundum ejusdem dui imperatoris mandatumde No- 
varia in castro Galepii presentib. Milone de Griffo consule Brixie 
et comi te Guif redo de Martinengo et Martino Pelenalupi ejusdem 
civit. clavibus jam dicti castri a jam dicto consule Brixie nobis ex 
parte imperatoris traditis existentibus ibi Ottebono de Amberza- 
go consule Pergami et Alberto de Rivola ejusdem civitatis custo- 
des posuimus. In castro vero Sarnego * de Vercell. (sic) possessione 
ab jam dicto consule nobis assignata in presentia suprascript. 
Pergami, similiter custodes misimus, exinde in castro Vulpini 
presentib. suprascripto Io. Faba et Ugone de Taxone etc... et prò 
Cerethello et Cohalino Arogerio de Mosio et Beltramo de Pvivola 
et Ottebono de Amberzago consulib. Pergami, et Alexandro de 
Alio, et Iohan. de Pedrego ejusdem civitatis nobis vice dui imp. 
assignata clavibus ejusdem loci et traditis vigiliti pedites de 
Vercell. ex parte dni imperatoris constituimus. Quibus omni- 
bus ita pactis prefatum Ugotionem de Boso potestatem Cre- 
inone, et Pisoniam etc. . . . omnes de Cremona et Beltramus 
de Rivola et Ottebonus etc. . . . omnes prefate civitatis Perga- 
mi etc. ... et comit. Azonem et Azonera Confanonerium et Joan. 
Fabam et Gulielmum de Oriana, et Albertum de Concesio et 
Petrum Petenalupum et Ioan. de Pontecarali et Milonem de 
Griffo consules Brixie. Ardricum de Sala et Io. de Guziacho, 
Boccacium de Minervio, et Ardizonem Confanonerium, et Opran- 
dum de Martinengo, et Ugonem de Taxone, et Manuelem de 
Concesio et Albertum de Rodingo et Lafrancum de Lavello- 
longo omnes de Brixia et comites Lafrancum et Paganum et 
Guifredum de Martinengo in unum juxta Pnulilianum supra 
ripam fluminis Oliti feci ni us convenire, ibique in presentia in- 
frascriptor. testium jam dictis omnibus consulibus Brixie et 
1. Qui manca probabilmente la parola Pedites Num .... 



/ I CODICE 

Pergami et jara (lieto Ugocioni pò testa ti Creinone et i psis Pisonio 
et Lafranco judicibus eis per sacrarnentum p recepì mus ut vici ss itti 
fìnem et paceoi de omnibus discordiis et guerris et malefici is et 
da mais oeeasione predicte guerre ete. ... et sic préfatum fìnem et 
pacem inter se fecerunt et sic vicissim osculali sunt, ad qnam pa- 
ceui perpetuo lenendam et corifirmandam pcnam mille marcai um 
argenti ex: parte jam dicti dni imperatoris nostri imposnimus ut 
queetimque ci vi taluni predictarum centra alteram partem pre- 
nominatam pacem rumpet quingentas rnarcas illi parli cui 
pax rupia fuerit, quingentas Camere dni imperatoris persolvat. 

Subsequeuler p recepì mus ut captivi onines hinc inde 
absolverentur ete. (omiss.) . . . (Siegue il patto della restitu- 
zione delle cose rapite e del rifacimento dei reciproci danni 
per quella guerra derivati). 

Interfuere dnus Gulelmus Ravenn. archiepiscopus et dnus 
eps Iohes Brixien. et Ioannes de Pallatio archidiacono Brixien. 
et magister Guallarius et Martinus clericus ete. . . . 

Ego Passaverram imper. aule iudex cum jam dicto socio eie. 

CLXXXV. 

( Anno 1192 — 2 ottobre ) 

Il processo e la consegna di Volpino. 

Inedito t. 

In nom. dni anno doni, incanì, milles. cent, nonag. se- 
cundo die veneris secundo die oclubris in castro Vulpini in 
presenlia infrascript. hominum parabolani ac licentiam dederunt 
dni Alberti Adliegerii civis Ferrarie et Syrus Salimbene de 
Papia Passaverra de Mediolano imperiai, aule judices Mayfredo 
not. civis Papié ad suam partem et ad partem Jacobi Centum 
fìlii not. civitatis Mediolani in ipsa causa socii ejus qui supra 
Vulpini turrem lune erat de circa seu de portiones testium circa 
possessiones Vulpini et ejus pertinentiis que vertebatur inter com. 
Brixie ex una parte, et ex altera parte com. Pergam. dictandi 

in actis publicis redigendi ita ut perpetuano finem ete 

Iacobus de Iseo iurat. dixit quod propter disco rdiam et guer- 
ram quam babuerunt Brixienses cum Pergamensibus venerimi 

1. Lio, PoL. Brix. Cod. cit. carte 27,28. — Storie Bresc. t. V, p. 213. 



DIPLOMÀTICO / O 

ad pacem et illam fecerunt ultra Muraro inter Telgatum et 
Palazolum et ego illius paci interfui et . . . Pergami finem de ca- 
stro Vulpini et perlinentiis et dixit quod hoc fuit a XL ari. inf. 
sicut firmiter credit et ab ilio tempore infra tenuit comune Brixie 
et possedit ipsum castrurn Vulpini quiete usque ad illud tem- 
pus quod Yseum fuit destruclum per dnum Fridericum imp. et 
vidit per tres annos et plus. - Inter, q. scis hoc, Px. Ego tenui ipsum 
castrum per com. Brixie per annum secondimi meam partem 
et illi de Lacu similiter tenuerunt prò com. Brixie et Magi- 
zianus de sco Gervasio tenuit cura suis pàrentibus prò com. 
Brixie per q. Oldeprandum Bruxialum simililer tenuit prò 
com. Brix. et multos alios vidi euntes et redeunles qui tene- 
bant ipsum castrum Vulpini prò com. Brix. per ipsos tres 

annos et plus etc et postea com. Pergamus occupavit 

Vulpiniim cum perlinentiis sic firmiter credit et fama conni- 
nis est Ioli us terre quod tempore ilio quo Yseum fuit destru- 
clum Pergamenses ceperunt Vulpinum, et dixit quod abeo. !em- 
pore infra Pergamenses tenuerunt eum donec custodia per dnum 
Imperai. Henricum fuit in ipso castro posila, et dixit quod 
similiter scit quod a XL annis infra Brixienses habuerunt pos- 
sessionem Vulpini per annos TU et plus. 

Albertus de lacu eie. dixit quod XXXI annos sunt qd 
ipse locus Yse fuit destructus per ipsum dnum imo. et tunc 
Pergamenses ceperunt castrum Vulpini et tenuerunt ipsum 
donec custodes per dnum Henricum imperat. in castro ipso 
Vulpini fuerunt posit. 

Magnianus de s. Gervasio ... iur. dixit... et XXX ann. fue- 
runt in sco Nazario proximo preterito quod ipsum castrum 
Pergamenses occupaverunt et quod Yseum fuit destruclum et 
combustimi per dnum imperatorem (si omelte il resto del 
lungo processo). 

(1192, 2 olt. carte '5h) . . . in castro Volpini etc D. Albertus 

Adegerii Consilio et parabola del Salimbeni e del Passaguerra 
suoi compagni dichiara che dal processo risulta che il ve- 
scovo ed il cornane di Brescia (episcopum Brixie vel comune) 
a quadraginta annos infra per plures annos habuisse posses- 
sionem Vulpini: e veduto V istruiti, di cessione falla da hO anni 



76 codice 

in su di quel castello ai Bresciani, aggiudica ad essi la ferra, 
et claves tara turris quam dugnionis et castri ejusdem loci 
corniti Azoni et Guglielmo duo Oliane et Miloni de Griffo et 
Petri Petenalupo consulibus Brixie in concordia jam dictorum 
sociorum suorum tradidit. Sieguono le lettere imperiali di 
Enrico a' suoi messi pel processo di Volpino. 

CLXXXVI. 

( An. 1192 — 26 luglio ) 

1/ accordo fra il Comune ed Arrigo VI. 

Astezati 1. 

Di questo accordo fra l'impero e la nostra città (olire air essere da 
parecchi recato) demmo assai larghi brani nelle Storie Bresciane, t. V, 
pag, 115 e seg. 

CLXXXVII. 

( An. H92 — 23 giugno ) 

la ricognizione dell'accordo» 

Inatto 2. 

Previlegium concessionis facte com. Brix. per diurni Imp. 
Henricum. 

In Xpi Dom. die raartis Vili exeunte mense Iunii In pallatio 
cois Brix. in presentia liorum hominum quorum nomina in- 
ferius scripta sunt. Lecta est cartula, hoc est carlula pacti et 
concordie dni Henrici Romanorum Imp. Brixien. que sic incipit. 

In nom. dni etc. Nos . . . Come dalV Astezati e nel Li- 
ber Poteris a carte 11 e 12, dove leggonsì le firme imperiali 
aggiunte in nota nella edizione dell' Astezati medesimo. Indi 
continua il Liber Poteris a pag. 36, ove riletto quell'atto di 
concordia prosegue: 

Autem predicta carta lecta et cum suis capitulis diligente!* 
audita dominis infrascripti a dno Wuielmo de dna Oriana vice 
et nomine Dni Azonis comitis de Moso, et dni Milonis Griffon is 
seu aliorum suorum sociorum consulum cois Brix. qui ituri 
essent ad dnum imperatorem ad supra scripla perficienda... in- 

I. Astezati, Com. Manelmi de Obsid. t. IV, col. 465. — Mazzuchelli, 

Brix. in principio , con ampie Raccolta di Privilegi ecc. — • 

note. — Fu replicato dal Mu- Liber Poi. Brix. carte 11, tergo, 

ratori in due luoghi. Ber. I. S. 2. Liber Poteris Brix. carte 35 e 36. 

t. XIV, ed Ani. hai. M. /Evi, — Storie Brcsc. t. V, p. 215. 



DIPLOMATICO 77 

tei rogali respondere et dedere dno Wielmo constili comunis 
et dictis aliis eius sociis qui ad dnm nostrum imperatoreni 
ire debent p- ipsa concordia facienda parabolani ut eani faciant 
etc. ... et si predicta sine alia adiuncta q. infrascripta inve- 
nientur perficisci non possent, illam adjunctam cum supra- 
scriptis perficiant, nec propter adjunctam dimittant quia illud 
faciant. Que adjuncta talis est — Eas autem concessiones quas 
in tenore pacis fecimus, et non facimns (sic), cum iustitia et 
ratione adjuvabimus eos manu tenens. — Nomina autem ilio- 
rum etc. . . . (come nelle storie Bresciane, ove demmo finterò 
elenco a pag. 218, 219, 220). 

Actum est hoc Anno dni MCXCII Ind. X. 

GLXXXVÌII. 

( Anno 1193 — ti luglio ) 

Il castello degli ©s s a5 rifabbricato. 

Godagli I. 

Il Consiglio di Brescia decreta la ricostruzione del castello appo 
s. Giorgio. — Noi vi daremo la chiusa dell' atto , che manca nel Godagli. 

Actum est hoc in Cavitate Brix. in Contione presentib. Co- 
mite Vui frodo de Martinengo d. Iovano de Gusago d. Gerardo 
Prandonum qui dicit. Lanzottus d. Imblavato de porta Matulfa 
d. Residio judice de porta S. Andree Alberto de Margotti Cal- 
zerio de Calcaria d. Obizone et d. Raymondo Ugonum d. Pe- 
tro et d. Preposilo de Martinengo et Petro et Alberto filijs d. 
Jacobi de Martinengo de Rutiliano de Villa d. Agino et An- 
selmo de Villa de Urceis Corniano de Villa Alberto de Amezonis 
de S. Gervasio d. Vidone Abiatico Abate de Glerolia et aliis in 
publica Concione presentib. die dominico undecimo intrante 
mense julii rogatus fuit Ambrosius, Vitoni notarius generalis hoc 
publicum instrumentum conficere Ego Petrus Biognolus . . . 

judex ordinarius faclus ac missus regis coostitutus 

interfui et rogatus a suprascript. Consulibus Comuni tatis Brix. 
ut pubi. etc. . . . 

1. CODAGLI, Storia Orceana, Bre- — Storie Bresc. t. V, p. 220.— 

scia 1692, pag. 15 dell' ind. se- La parte inedita risulta dagli Sta- 

eondo in Hne alle due annot. tuti Munic. e dal Liber Poteris. 



7S CODICE 

CLXXXIX. 

< Anno 1192 — 27 luglio ) 

Il fendo imperiale di Asola. 

Inedito l. 
In nomine Sancte et Individue Trinitatis, et in honore Beala? 
Sancta? Maria? Assuinpta?. Henricus sextus divina favente cle- 
mentia Romanorum Imperator et semper Augustus. Satis co- 
gnita ab arcani nostri Ini perii .sublimitate, et protectione enii- 
nentia nobili latis, antiquitatis, et digniUtlis Commenda? per- 
petuai dieta? S. Mariae Assumpla? extra, intraque muros terra? 
nostra? Jsule , posila? inter agrorum Brixiensis et Mantuani 
nostrorum confìnes. Qua? Commenda perpetua anliquissimn, et 
nobilissima Laica babet merum, et mixlum absolutum Eccle- 
siasticum Imperium in infinitum, fìlia hujus sacri, arcanique 
nostri Imperi i, et Sancta? Romana? Ecclesia? dilecta nostra, sic 
fondata, et dotata ex antecessoris nostri Henri ci Imperaloris 
Augusti, Papa?que Yictoris secundi, Regenlis tunc Sanctam no- 
strani Romanam comissione. Multa fecit, fincilaus Fice Comes 
Mediolanénsis , Commendalo!' perpetuus dicla? nostra? Com- 
menda? in Synodia Fiorenti*», ilio multis insidiis, bominumque 
malorum in ea conlra Ecclesiam invidia oppugnatus prò Ec- 
clesia? Dei defensione, laboribusque fon e tu s, creatus fuit Prin- 
ceps noster aureatus, sicque successores Commendatores ejusdem 

in perpetuimi, cum omnibus et singulis privilegiis etc 

cum omnimoda potestate, auctoritate, jurisdictione, dominio, 
absoluto imperio, juribusque omnibus a nullo dependente Enun- 
ciano, aut Ecclesiastico titillo, vel quocunque magnani tenente 
dignitatem et auctoritatem. Qua? dieta tota Commenda per- 
petua cum suis duodecim Ecclesiis, beneficiis, omnibus niona- 



1. MANGINl, Storia di Asola. Man oscr. t. V, pagine 220, 221. — - Un 
carte 21 e 22. — Codice 180 giovane asolano, sig. Domenico 
delia mia Raccolta ecc. Un esem- Giuseppe Demoni, come a ri- 
piare assai migliore un fit per cambio del po'che gli ho potuto 
altro olìerlo dui gentile conte suggerire intorno ad Asola, fu di 
Carlo d' Arco, desunto probabil. me promettendomi parecchi do- 
ti. itle Schede del Visi, storico cementi non so poi quali e di che 
diligentissimo di Mantova: ed è tempo. Ad ogni modo, quando 
questo esemplare che adesso vi voglia tenerci le sue promesse, e 1 
riproduco. — Slone Bresciane, saranno pur sempre i benvenuti. 



DIPLOMATICO 70 

steriis Ecclesiasticis, et personis terrarum Aquce frìgida;, Casa- 
lium Podi, Mauri, Romani, Alti, Acquee nigrce, Primi et Secundi 
Remetellì, Mariana, Redo adeschi, Castri novi, et Castri Guffredi 
oinnes sunt, et existunt sub absoluto dominio, polestate, aucto- 
ritate, imperio, jurisdictioneque dicti Commendatoiis perpetui 
Principis nostri, et successorum suorum in infiniluui. Ad quem 
Commendatorem perpetuimi, nostrumque Principem, el perpe- 
tuami Commcndaui Ecclesiaslicam dieta? Sancta? Mariae de Asuta 
omni et quo vis tempore, jus conferendi singulas Ecclesias, be- 
neficiaque omnia existentia sub dieta Commenda perpetua 
Asula?, et dictis duodecim Terris absolute spectat de sua antiqua 
jurisdictione, usu et consuetudine; sunlque unitae con ju lieta? 
et ab ipsa inseparabiles Ecclesia? Sancta? 3Iarice Carbonarioe, 
Sanctique Philastri de dir te Doxi Mosti cum tota dieta Curte, 
existuntque de dieta Commenda perpetua omnia bona regonata 
ultra flumen Olei intra dictum, fossumque Delmonicum, et ex 
hinc alia bona, et cursio riva? dicti fiumi nis ut in sua inve- 
stitura de anno Imperiali MCXXXV absolulum imperium, et 
communem imperi aleni auctorilatem lenens dictus Commen- 
dator perpetuus, et noster Pi inceps super dictum flumen, rivas 
et aquas Olei cum fklelissimis nostris de Brixia. Qui dum simul 
et concordi ter jus imperiale nostrum super id, et has exercue- 
rint, sint clementia et gratia nostra Imperiali sine fodri re- 
galis, nec marcarum a urea rum missione, possintque hi comu- 
ni ter, et uniti, sic, et non separati, nec e con tra prò bis solum 
nostra absoluta in perpetuimi uli aucloritate imperiali, quia 
hoc prius concessimi et ampliatimi a glorioso Patre nostro 
Federico, felicis memoria? Romanorum Imperatore humililer 
requisito ob sua merita; a venerabili Federico Ortobello Me- 
diolanense tunc, ut mine Commendatore perpetuo, Principe 
nostro, dieta? Commenda? perpetuai a Patre nostro dilecto, si- 
cut mine a Nobis cum strenuo fra tre suo Vicario, et Arciano 
nostro, ini Terra, et Roccha nostra Magna Jsuloe Iudice Àsula? 
nostra? Imperialis: ita perpetuo raffirmamus, et concedimus. 
Qua? Commenda perpetua est de jure, electione, et creatione 
dicti Vicarii nostri, et A rei ani, cum hominibus dieta? Terra?, 
et Rocha? magna? Asula?. Habens dictus Commenda tor perpe- 



80 codici: 

tuus Princcps no:>ter dignitatem sua? Commendai in dieta Terra, 
Rocha, duodecim scriptis Terris, Ecclesiis. Benefìciis omnibus, 
Monasteriis Ecclesiasticis, et personis dictarum omnimodam 
jurisdictionem, et auctoritatem, ut Archiepiscopi super Epi- 

scopos suppositos suis Archiepiscopatibus, et subditos etc 

Et ut ha?c huius declarationis, confirmationis et concessionis 
indulta existant in perpetuimi, Majestatis nostra? sigillo robo- 
rata etc. . . . semperque deinceps etc. 

Conradus Maguntinus Archiepiscopi. Guilelmus Arehiepi- 
scopus Ravennas. Henricus Camarciensis Episcopus. Gulielmus 
frater Ducis Saxonia?. Godofredus Comes de Verusemgem. Ru- 
bertus de Durneetc... et Arnoldus Placentinus, Corradus de 
Valchios et Canceturus et fìlius ejus imper. Asula? (aula??) judices. 

Acta sunt ha?c anno, ab Incarnatione Domini M. C. XCII. 
indictione decima, regnante Dom. Henrico Sexto, Romanorum 
Imperatore gloriosissimo, Anno regni ejus XXIII. Imperii vero 
secundo felici ter. Amen. 

Datum apucl Gehyuslengessen, Sexto Kal. Augusti. 

In quanto alla Chiesa per altro di Acquanegra, che nel cit. documento fa- 
rebbe parte della Commenda Asolana, vi giovi questa Bolla inedita del 1175. 

Alexander pp quartus eps servus servorum Dei dilecto filio 
Hannibali Ugerio de Aquanegra sindico Comunitatis dieta? terree 
salutem et apostolicam benedictionem. 

Vita? ac morum honestas etc prò parte tua 

et Comunitatis Aquanigrse nobis nuper exhibita petitio conti- 
nebat; quod dieta Universitas Jquanigrm in honorem Omnipo- 
tentis Dei ac Divi Thoma? quamdam Ecclesiam fundavit et erexit 
in pertinentiis Aquenigra?, unam alli (sic) Bocellam eidem pro- 
vidit Ecclesia? in dotem et nomine dotis, hac lege et conditione 
acta, et non aliter, nec alio modo — si prò tempore statuerelur 
et ordinaretur quod cesset jus perpetuum patronatus ita quod 
ipsa Universitas, seu consiliarii pro-tempore existentes non es- 
sent patroni ipsius Ecclesia?, ac ipsius Ecclesia? relictis et reli- 
ctorum perpetue Universitas derogatum habuerit. Eo casu ipsa 
Communi tas in bona ipsa Ecclesie assignata reverti posset, perinde 
ac si de dieta dotatione non fuisset facta mentio, et bona ipsa 



DIPLOMATICO 81 

assignata .... possessionem positam all'i Bocellam cum suis 
ingressibus usque ad viam communem, sicuri et casamenta 
manentia a latere ejusdem Aquenigrse versus septentrionem; 
aliam petiam terra cui dicitur al Boschetto; aliam petiam terrse 
versus alti Meduli; et alios redditus et proventus usque ad va- 
iolerà li bramai tercentum auri de Camera secundum commu- 
nem extimationem. Quare nobis fuit humiliter supplicatum, ut 
in praemissis opportune de benignitate apostolica dignaremur. 
Nos itaque de praemissis certam notitiam habentes hujusmodi 
Ecelesiam in jus perpetuimi patronatus confirmamus, ita quod 
ipsa Universitas Aquenigrae et Consiliarii Patroni nuncupentur, 
auctoritate apostolica statuimus et ordinamus, non obstantibus 
constitutionibus et ordinationibus apostolicis coeterisque con- 
trari is quibuscumque. 

Datae in Anagn. Anno Incarnationis dominice MCLXXV 
anno sexto Pontificatus nostri die III januarii. 

Devo alla cortesia del rev. prep. d'Acquanegra sacerd. Giov. Gasnigi 
questo documento, ch'io trassi dalle sue diligenti Memorie d' Acquaneyra, 
fino al 1500, nelle quali avverte che la Bolla esistente nell'Archivio Co- 
munale è di difficile lettura: donde qualche probabile errore di trascrizione. 

cxc. 

( Anno 1193 — 28 ottobre ) 

Provaglio. 

Inedito I. 

In Christi nomine. Die Veneris tertio exeunte mense Octo- 
bris. Presentia quorum nomina subtus leguntur. Controversia 
que verlebatur inter Bellotum Procuratorem et Clericum Plebis 
Provala qui agebat nomine ipsius Plebis ex una parte et Maij- 
fredum Clericum et Procuratorem Eccle s. Michaclis de Sabio 
qui agebat nomine ipsius Ecclesie ex altera: taliter pacto et 
tractatione in Duo Iohe Venerabili Brixien. Epo ab utraque 
parte dimissa est, si ve tenore atque decisa. In primis facta 
fine inter eos ad invicem de omni eo quod inter eos ad in- 
vicene petebant sub pena. C. 1. p. (centiim librar, planet?) ab 

ì. Zamboni, Misceli. Ms. presso Lo- Raccolta. — Storie Bresciane, 

tlrini. — Codice 131 della mia t. V, pag. 228. 

Oboiucj, Storie Brcsc. Voi. VI 6 



§3 codio*; 

utiaque parte vicissim sibi stipolationc promissa pronuntiavit 
prcceplum Pie Martini presbiteri et .... de Persaeo et pre- 
sbiteri Acerbi Sabj et Iohis de Car escenda de predio Li s ab cis 
facilini de ornili pondo et datie, et de crisma, quia per qua- 
luor tesles. Quod UH de Sabio dicti Ofììliales debent solvere 
niedietalcm omni datie et omne pondus; quia cognovi per pre- 
dictos quatuor tesles, inule precipio vobis super dieta m penarli 
et illis de Sabio debeant solvere mediotalem omni pond. et da- 
tie cuna expensis; Item precipio q. illis de Provalio debeant 
aportare daliaui ad Brixiam vcl ubi debent unum annum, et 
illi de Sabio debent aporlare altcrum cuoi expensis: Item pre- 
cipio illis de Provalio q. debeant aporlare crismam unum an- 
num cum snis expensis, et illis de Sabio debent aportare al- 
terimi annum cum suis expensis: Et si illi de Sabio noluerint 
aporlare suum annuai crismam vel datinm illi de Provalio 
aporlent ad expensas illorum de Sabio: et si illi de Provalio 
noluerint aportare suum annum aporlent illi de Sabio ad ex- 
pensas illorum de Provalio. Ita precipio et dico semper faciat 
ita super dicla pena: et qui noluerit facere solvat penam alteri 
parti, pena soluta et breve permaneat firmimi in sua fìrmilate. 
Aduni est boc in Givi tale Brixie super lobiam s. Martini 
Episeopalu.^: Anno dui Millo C. XCterlio. Indiclione XI. Inter- 
f'uere tesles. Dnus Albertus nepos dno Epi et Dnus Albertus 
de Prato alboùio: et prbr Martini Dnj Epi et Lafrancus etc. 

Ego Andrea noi. aucte Dni Epi hoc breve scripsi , et rogatasi 
interfui. Et hoc fecit Dnus Epus per consilium sapienti a tn, 

CXCL 

( Anno 1194 — 1195 ) 

Frammenti del processo Leonense. 

Zaccaria I. 

Se ne vegga la maggior parte nello Zaccaria, luogo citalo. Altri fram- 
menti noi ricordammo inedili e Quiriniani a pagina 238, t. V delle Storie 
Qui vi portiamo qualche brano più singolare. Come dai miei Cod. 62 e 131. 

1. Zaccaria, L 1 abbadia di Leno - citazione replicata per isbaglio 

docum. XXIX, pag. 129 e seg.: nelle Stor. Brcsc. p. 228 in Une. 



DIPLOMATICO 83 

Cocl. Dipi. Quii: sek. XII, pag. 1.77. Perg. 93. — Albertus 
Rechenzonis de Buzolano in. t. certuni esse q. eccl. sci Be- 
nedirti de Buzolano est fondata super allodium leonensis 
monasterii etc Resp. etc 

Item dicit quod Marcoardus cum Brisia sub dictione rege- 
retur exegit (od ni m per Brisianani et per burgum superi us de 
Buzolano, ncque in inferiori burgo aliquaui exalionem fecit eo 
quod esset de abbacia. 

Item dicit se audisse a suis antecessorib. q. locus de Buzo- 
lano erat universaliter dnor. de Buzolano (parola cui sopra è 
aggiunta V altra Karavaso) q. il lanini dominorum dedit leo- 
nense monasterio suam parlem illi loci nomine proprio una 
cum ipsa ecclesia, et tunc abbas leonensis posuit monacns suos 
in ipso loco et edificavi! castrum in eo loco et possedei ipsum 
locum et ecclesiam etc. — Algisius Tignosus tempore comitisse 
Matildis expulit monacos de dicto castro (forse Alghiso da 
Gambata). 

N. 83 ... ad dominum OftVedum loco Platine et hoc fuit 
tempore scismatis. 

N. 87. Reversus abbas de Varnicho dicit se vidisse q. tem- 
pore q. Teutonici combussere castrum et locum Gambare et 
etiam arbores decorticare ... et ipsum locum desolare eie. . . . 
et actum est hoc . . .Boemorum. Inter, si monast. de Leno tunc 
igni traditimi fuit. Resp. sic . . . q. vero in quodam couflicto 
q. nobiles Boemi fuere interfecti, indignalione moto ille exer- 
citus monasterium et Leni castrum combussere etc. . . . 

Un altro testimonio aggiunge, che distrutta Gambara, l'abbate si ri- 
tirasse a Gottolengo. 

N. 88 . . . Mulier Ceresola nom. interfecit virum suum et ducta 
fuit a Sacerdote de Gambara ad brisionem ecclesie, et vidit 
quod canevam inde fecit in turre s. Petri. Item dicit quod vidit 
Raimundum Epum conservare ecclam de Gambara etc. 



8 '< CODICE 

Cod. Dipi Quir. sec. XII,p.\77. Perg. 91.— Interi», de fìcto do- 
minor. Aimonum in cai'tula scriplo, et nominatim de se et f'ratri 
suo eo quod scripti sunt in cartula illa. Respondit numquam 
dedi eis fìctum neque scio fìctum eis datum fuisse ab bomi- 
nibus de Leno. Interogato si Gerardus Vezoli colligebat suptis 
dominis fìctum vel reditum, respondit non est dubium quod 
ipse Gerardus nunc sunt X ann. dixisse patri meo quomodo 
dni de Jimones volebant auferre ei terram illam et in eam 
ded licere etc. . . . 

N. 92. Capita nei de Gamba ra teuent Gamba ram a mona* 

slerio etc Ajulfo de Cuculio Int. si eccl. de Milzanello est 

de PJebatu de Leno etc. 

Corniti Scopardo de Carzacho iuravit test, se sci re quod 
pater ejus fecit venire presbit. Petrum de Ramelbello in eccle- 
sia de Carzacbo ... et dicit XXV ami. esse et plus quod dni 
de Buxolano expulere ipsum presbiterum de jam dictam eccl. 

eo quod noluit ibi stare per Albertum eie et quod 

testes morabat in Garda cum dno Turisendo (il famoso feu- 
datario). 

Scio quod vivebat abbas ffonestus qui apud sanctam Cipria- 
mim in Fenelias Urne stabat etc. . . . tempore dni Laffranci 
abbatis. 



Mi sono limitato a qualche passo un po' singolare delle pergamene 
suddette, costituenti la parte inedita dell' intero Processo, perchè il darvelo 
tuttoquanlo, oltre alla sua poca importanza, avrebbe usurpato il luogo a 
documenti di ben altra entità. Chi per altro volesse fare un' appendice alle 
dotte opere dei pp. Luchi e Zaccaria sul monastero Leonense, non do- 
vrebbe dimenticarsi del Processo Quiriniano- Si compone di alquanti brani 
di pergamene segnati da mano più recenle, con numeri che alludono ad 
altri ornai smarriti. Tultavolta l'edizione di quesli sarebbe importante alla 
storica monografia delle terre che pur si nomano in esse, ma più forse a 
quella del diritto ecclesiastico e civile del secolo XII ed agli atti giuridici 
che lo riguardano. 



MPLOMATICO 85 



CXCII. 

< Anno 1194 — 19 aprile ) 

Restituzione fra Cremonesi e Bresciani 
d'alcune terre. 

Inedito I. 
Anno dominice incarnationis millesimo centesimo nonage- 
simo quarto indictione duodecima die mcrcurii qui fuit un- 

decimus dies eternile aprili presentia Tiraboschi 

Pontisvici Prosperi Pradolei de Do varia 

et domini Anselmi de Ber Guani ni de . ., . . 

... de Brugnolis notarii. rogatorum testium. dominus Roge- 
rius de Avocatis consul civitatis demone et dominus Deside- 
rias consul civilaiis Brixie ambo in concordia dixerunt quod 
volcbant restituere et parati erant ad reslituendas (qui manca 

al maggior uopo la pergamena) civitatis Creinone 

et civitatis Brixie et episcopatus et districtus canini quas 
perdiderant occasione guerre et ita restituì precepenmt salvo 

iure et ratione possessionis et proprietà tis ac u^antiis 

utriusque partis et in communi et indiviso. Signa *$* pio 
manibus suprascriptorum consulum qui de hoc cartam scribere 
rogaverunt ut supra. 

Ego Petrus iudex et sacri palatii notarius inteifui et rogalus 
de hoc cartam scripsi. 

CXCIII. 

( Anno 1192 — io aprile ) 

CHI Arliiiauiii dei Conti di s. Martino. 

Zaccaria 2. 
Elenco di feudi Leonensi, ov' è ricordata la casa dei monaci di Leno 
in Rua a/pud Casiellum Brixice ed il castello di Calvagese, ov' erano Ala- 
manni che tencan ragioni dai Conti di s. Martino. 

1. Arch. Secr. di Cremona - K, 47. mento XXVII, pagina 128. — 

2. Zaccaria, Badia di Leno, docu- Storie Bresciane, t. V, p. 230. 



80 CODICE 



CXC1V. 

( Anno 1194 — 3 giugno ) 

11 diploma Lcoaense di Arrigo VI. 

Zaecaria I. 

Con cui riconosce i privilegi e le proprietà dei monaci di Leno. — 
Il diploma è dato da Piacenza. 

cxcv. 

(Anno 1 194 — 21 febbraio*) 

La Chiesa di Testa. 

Inedito 2. 

Ego Girardus de Flesso S. Palatii riot. autenticum Instrum. 
prev. vidi etc. in camera sua (Eps. Ioan.) que est justa Ecclam 
S. Trinitatis uno die lune octavo exeunte mense Februarij pre- 
senlib. D. Ioan. Archid. et Archipresb. Teodaldo Majoris Eccle 
et D. Ioanne Abb. S. Petti in Monte, et D. Laffranco abbate 
S. Eufemie et presbitero Martino plebis Idilli .... anno dui 
millo centesimo nonagesimo quarto. Ind. XII. 

In nomine Domini die lune octavo exeunte mense februarj . . . 
present. . . . sup. d. Ioan. dei gra. Brizien. Epus . . . confirma- 
mus cartam factam seu previlegium per d. Oldericum quondam 
Eccle Brixien. Epum in Eccla S. Ioan. et S. Martini de Vezzia, 
et continuando quartam de Vezzia sicut in ilio previ legio seu 
carta continebatur in ipsa Eccla S. Martini .... Ita ut oflì- 
ciales ipsius Eccle s. Martini habeant illam potestatem . . . bapli- 
zandi, ceremoniandi et olivas dandi et Litanias faciendi et 
omnia alia faciendi sicut in illa carta seu previlegio contine- 
batur . . . Actuoi est hoc anno Domini millo centesimo no- 
nagesimo quarto. Ind. XII. Fuere ibi presb. Marti nus de 
Plebe Iduli. Cetus de Baxano, Joan. clericus de Gusago et Luca 
de Gusago. 



1. Zaccaria, Op. cit. doe. XXVIII. 2. Luchi, Codex Diplomaticus Bri- 
— MuraT. Ant. hai. t. I, col. xlense, carte 39 dell'esemplare 

843. — Stor. JBrcsc. t. V, p. 231. Labusiano, 



DIPLOMATICO 87 



CXCVI. 

( Anno 1 194 ) 

La Chiesa di Montechiaro. 

Pennotto t. 

Papa Celestino III le concede una Bolla di riconferma de' suoi privilegi. 

CXGVII. 

(Anno 1194 — 31 ottobre e 27 febbr. ) 

Il finme Virola e r acqua di Galbizeno. 

Inedito 2. 

1° Atto que terra iacet in pertinenza Ustiani sive Ru- 

muldesci ubi dicitur Imprunesco sive ad fontanam per quam 

curri t aquam Galbizeni. 
2° Atto petias duas de terra q. iacente in loco Virole 

vetule — Prima iacet in Montecucco coeret ... a meridie 

flumen Virole etc. . . . 

CXCVIII. 

(Anno 1194 — 24 febbraio) 

Scovolo. 

Tiraboschi 3. 

L'abbate Nonantolano dona alla Chiesa di s. Silvestro di Nogara pa- 
recchi beni sul lago di Garda in episcop. Veronensi et Brixie in Scovolo, 
castello benacense di cui vi parlammo altrove, e che fu patria di Paderno 
console di Brescia ne' primi anni del secolo XII. 

CXCIX. 

( Anno 1194 — 20 aprile) 

La concordia col Marchese di Monferrato. 

Inedito 4. 

Il dotto Affò nella Storia di Parma, t. Ili, pag. 302, doc. V, non 
pubblicava di questi alti importantissimi, per la storia di sette città lom- 
barde, che poche linee del principio. Credo che tutti mi saranno grati 
dell'intera edizione. 

1. PENNOTTO, Hist. Tripartita S. t. II, pag. 321, documento 373. 
Ord. Cler. Roma 4624, car. 611. — Storie Bresc. t. V, pag. 231. 

2. LuCHl , Cod. Diplom, Brix. pag. 4. Archivio Secreto di Cremona; G, 

113 e 115. 73; G, 66; G, 69, che noi riu- 

3. Tiraboschi, L'Abh di Nonantola, niamo sotto un numero solo. 



8h CODICE 

In nomine domini. Ego Trush. legatile domini Impcratoris 
precipio sub vincnlo sacramenti Medio lanensibus. Brixiensibus. 
Placenlinis. Cesar ìensibus. Po titremo ìensibus et Cremensibus. 
Clave mie itsib us Domasio et Grabadone. cunclisque locis ci ho- 
mi nibus. ad eorum partem pertinenti bus. ut firmam pacem 
iurent servare et observent in anlea inviolabili ter Marchioni 
Monlisfcrrati. Papiensibus. Cremonensibus. Lautlensibus. Pergn- 
mensibus. Cumanis lolique eorum parli, exceptis Parmensibus 
et Marchiente Murovello et fra tre ejus Alberto, de omnibus 
ma ledei is et dampnis datis et omnibus ablalis lam prò comuni 
qua ni prò diviso tempore guerre, et ut eis fìnem faciant liane 
pacem iurent tam ipsi quam omnes homines et loca de eorum 
parte a quibuscumque recipere voluerit sacramentum pars 
adversa. Ilem precipio ut dampna data si iam certuni est vcl 
prelerquam certuni fuerit sine fraude quod data fucrant rc- 
slituant omnia secundum formam tregua rum que date fucrunt 
a proxima dominica die usque ad XV dies. Post bec quicum- 
que voluerit querimoniam lacere de Caslellis. terris. vel pos- 
sessionibus iurisdiclionibus aut dislrictis coram me vcl coram 
iudicibus quos dominus Ini pera tor vel ego ad hoc consliluc- 
rimus conquiranlur et iusticiam plcnariam accipiant. In quibus 
omnibus salva sit utrique parti omnis sua iuslicja. Ilem pre- 
cipio sub vinculo sacramenti ut hec sacramenta iurentur ab 
omnibus a prefala die dominica usque ad XV dies. Et si qua 
persona vel locus de civitate Mediolani si ve Brixie sive Pia- 
centie vel de episcopatibus et dislrictis eorum ad hunc terminimi 
non iuraverint nisi forte iusta et manifesta occasio impedi- 
mentum ei facerent ipsa civitas de cuius episcopatu vel districlu 
est illa persona vel locus in pena componat quingentas Libras 
Imperialium domino Imperatori et michi infra XV pquam 
fuerit requisita. Quod autem dico de persona bona fide et sine 
fraude. Si vero alia persona de locis capitalibus. scilicet de 
Cesarea. Ponlremoli. Crema. Clavenna. Domasio et Grabedona 
vel de locis qui sub eis sunt liane pacem non iuraverint ad 
predictum terminum. ipse locus capitalis sub quo est illa per- 
sona vel locus in pena componat domino Imperatori et michi 
C Libras Imperialium simili ter infra XV dies postquam inde 



DIPLOMATICO 89 

Fuerit requisì t us. hoc item dico de persona bona fide et sine 
fraude. Insuper ego captivos eorum per quos ve] in quorum 
districtu hec facta fuerint tenebo donec sacramenla conplean- 
tur et pena persolvatur. Itera precipio sub sacramento quod 
si qua harum civitatum vel etiam Cesar, vel aliquis locus aut 
persona sub ipsis consislens hanc pacem violaverit et infra VI 
ebdomadas non resti tuerit ipsa civitas sive Cesaria in pena 
componat domino Imperatori mille marcas argenti. Si autem 
de locis capitalibus scilicet de Crema. Pontreinolo et Clavenua. 
Domasio et Grabadona vel de his qui sub eis consistmi t hec 
pax. fuerit violata et non fuerit infra VI ebdomadas resti tu tum 
ipse locus capitalis in pena componat domino Imperatori ccn- 
tum Marcas argenti. Item precipio sub iuramento quatenus si 
qua civitas vel capitalis locus sicut supradictum est rcstituere 
noluerit infra VI ebdomadas. pacem violatam. omnes alie ci- 
vitates sive loca de societale illius nullum auxilium vel con- 
silium ei fera tur centra partem adversam si forte contigerit 
ei guerram inde pervenire donec emendatimi fuerit et satis- 
factum. nichilominus tamen penam prefatam persolvet. Item 
precipio sub sacramento quatenus Parmenses et Marchionem 
Murruellum alque fratrem ipsius Alberlum habeant per sup- 
posilos hanno imperiali, nec auxilium nec consilium eis pre- 
beant. quousque preceptum domini imperatoris vel meum super 
hoc recipiant. Item precipio ut omnes possessiones qcumque 
ablate sint tempore guerre infra XV dies a prefata die domi- 
nica restituantur salvo eo quod superius dictum est de Ca- 
stellis. villis. possessionibus. iurisdiclionibus et districtis. Item 
precipio ut Laudenses. Widoto cum sociis suis qui a Lauda 
recesserant. similiter fìrmam pacem iurent et servent et finem 
faciant et omnia observent. secundum tenorem suprascriptum. 
sicut et aliis hominibus locis et civitalibus. salvo unicuique 
iure suo in aliis. Et ipse Widotus suique socii similiter hoc 
idem iurent Laudensibus. Ipsi autem Widotus et socii eius 
teneantur sicut de iure debent bona sua sita in episcopatu 
laudensi salvo unicuique iure suo. Sic autem statuo hec pre- 
cepta et iuramenta ut in nullo noceant vel derogent conces- 
sionibus vel privilegiis qcumque dominus imperator alicui con- 



DO CODICE 

cessi t. Con^ulcs nmnes sive potestates iurabunt quod hcc quc 
preci iota sunt observabunt bona fide et facient alios de civi- 
tatibus Iocis et terris suis idem iurare et operam dabunt bona 
fide ut ab omnibus observentur. al ii vero iurabunt quod ipsi 
bec que predi età sunt observabunt bona fide et operam da- 
bunt ut observentur. Dat. Vercelli anno dominice incarnationis 
M. C. LXXXX. HIT. XII madii (forse XII Kal. mad. ). 

In nomine domini. Ego Trusb. legatus domini imperatoris pre- 
cipio sub vinculo sacramenti Marcbioni Montisferrati, Papien- 
sibus. Gremonensibus. Laudensibus. Pergamensibus et Cumanis. 
cunctis locis et borainibus ad eorum partem pertinentibus. 
exceplis Parmensibus et Marchione Muri*, et fra tre eius Alberto, 
ut firmam pacem iurent servare et servent in antea inviola- 
biliter Mediolanensibus, Brixiensibus. Placentinis. Caesariensi- 
bus. Pontremulensibus. Creme. Clavenne. Domasio et Graba- 
done tolique eorum parti, de omnibus maleficiis et dampnis 
datis. et omnibus ablatis tam prò comuni quam prò diviso, 
tempore guerre, et ut eis finem faciant banc pacem iurent tam 
ipsi quam oirnes bomines et loca de eorum parie a quibus- 
cumque recipere voluerit sacramentum pars adversa. Item pre- 
cipio ut dampna data infra treguam si jam cerlum est vel 
preterquam certum fuerit quod da la sint sine fraude omnia 
restituant secundum formam treguarum que date fuerunt. ab 
hac die usque ad XV dies. Post hec quicumque voluerit que- 
rimoniam facere de castellis. terris. possessionibus. iurisdiclio- 
nibus et dislrictis. coram me vel coram iudicibus quos dominus 
imperator vel ego ad boc consti tuerimus. conquiratur et iusti- 
tiam plenariam accipiat in quibus omnibus salva sit utrique 
parti omnis sua iustitia. Item precipio sub vincula sacramenti 
iurentur ab omnibus a predicta bac die usque ad XV. dies. 
Et si qua persona vel loco de ci vi tate Papiensi Cremonensi 
Laudensi Pergamensi Cumanensi sive de episcopatibus aut di- 
slrictis eorum. ad bunc terminum non iuraverint etc 

L'atto continua conformemente al già recato, di cui sembra una re- 
plica riferibilmente a coloro cui la sentenza è diretta. Termina poi = 

Alii vero iurabunt quod ipsi bec que predicta sunt observa- 
bunt bona fide et operam dabunt ut observentur. Preterea 



DIPLOMATICO 91 

ne qua fraus adhibeatur precipio ne Guillelmo (Ilio Murr. Mai- 
chionis quatinus non sit in hanno conseilium vel auxilium 
con tra part^tn adversam prebeant quousque preceptum dj- 
mini imperatoris et meum inde recipiant. Datum Vercelli*, 
anno domini incarnai. M. C. XG. I1II. XII. Kal. Madii. 

Ego Trusli. sacri imperii legatus in Italia. Nolum esse volo 
uni versi s imperii fidelibus ad quos hec pagina per veneri t. quod 
me existente Laude in palatio domini episcopi. Anno domini 
Millesimo centesimo nonagcsimo quarto. XVII die mensis madii 
scilicet die martis. Cremoucnses cousules: Videlicel, Jacobus 
Surdus et Albertus de Summo. Anzelerius quoque de burgo et 
Talamatius iudex in presentia nostra ex precepto meo iurave- 
runt pacem firmam tenere Mediolanensibus. Brixiensibus. Pla- 
centinis et toti eorum parti in eadem caria in qua nuncii 
alia rum civitatum coram nobis in curia celebrata Vercelli iu- 
raverunt. et quam nos de pace ordinavimus iuranda et lenenda. 
Preterea sicut et alie civitates coram nobis Vercelli fcceian . 
sic et ipsi Cremonenses consules. Iacobus surdus "videlicet. et 
Albertus de summo osculum pacis dederunt consulibus civi- 
tatum. adverse partis nomine communis eorum scilicet Go- 
tecino Manerio. et Rugerio de Bulato consulibus Mediolani 
lohanni q. de Gussìaco constili Brixie. Ubcrlo nuntio piacen- 
tino. Benzoni q. consuli Creme. Et ego precepi quod nunlii 
civitatum proximo sabbaio venirent Cremonam precipiendis 
illis sacramentis. precipiens sub sacramento quod stati {sic) 
sequenti die dominico. scilicet Cremonenses inciperent iurare 
sacramenta donec compierei! lur. Preterea eodem in loco nun- 
cii civitatum adverse partis qui aderant iuraverunt similiter in 
eadem carta eandem pacem servare demone et Pergami, vi- 
delicet de Brixia: Iohannes de Gusago. Jposaiius advocatus. 
Bonapax Faba. Petracius de JVuce de Mediolano : Gotecinus 
Maynerii. Rogerius de Boiate. Lotberius Medicus. Aliprandus 
Judex. Passaguerra Judex. Iacobus Maynerii. De Crema Benzo- 
nus consul et Basavctula. 

Hec facta sunt et scripta die martis ad vespera ut dictum 
est. Sequenti vero die mane scilicet die mercurii statui ut a 
Cremonensibus sacramenta illa compleantur bona fide a pie- 



92 codici: 

dieta dominica ad Vili, dies sub pena que in caria pacis 
scripta est. Ut autem lice in posterum pateant sigillo meo 
feci comuniniri. 



ce. 

( Anno 1195 — 7 ottobre ) 

I privilegi del castello di 0. Giorgio. 

Inedito t. 

In Xpi nomine die Sabati septimo intranle octobris in lau- 
bia lignorum -communis civitatis Brixie d. Petrus Villani 
consul major Brix. presentibus sociis d. Mannello de Concesio, 
d. Alberto de Lavello longo et d. Alberto de Salis et d. 
Gorzono de Gambara consulibus et confìrmanlibus judicans 
talcni dedit scntcnliam et laliter dix.it ut il li homines q. nuper 
seu tempore construclionis loci acquisivere domos in castro S. 
Georgi et adirne sunt et qui panem et vimini in eis incane- 
vant et qui cum uxoribus et filiis in jemali tempore in eis 
morati tur atqtie caraticos et cetera condutia illius castri una 
cum aliis castellani* illius castri subentur que ad utilitatem illius 
castri pertinent et vardas et scaravaytas faci un t secundum pre- 
ceptum potestalis illius loci etc. . . . habeant et sint pari con* 
dictione et libertate cum aliis vicinis etc. . . . Actum est hoc 
anno Dui MCXGV indictione IH decima. Inlerfuere d. Ioannes 
de Gusago potest. tunc s. Georgii et d. Obizio de Ugonibus et 
d. Icannes de Bernardi et d. Idelardus Mercator etc. . . . 

CGI. 

( Anno 1195 — 29 luglio ) 

Un atto della Società Lombarda. 

Muratori I. 

È sottoscritto: de Brixia a Balanino de Salò, Rettore della Sociel. 
I^ombardice. Intervenivano anche de Brixia Gualterius Calcarla, Desiderius 
judex, et Guilielmus de Sala. 

\. Codice Mcmbran. A dell 1 Archivio 2. MuiUT. Ant. hai. t. IV, col. 18<>. 
Municipale, pag. 87. — Storie — Storie Bresciane, tomo V, 

Bresciane, t. V, pag. 235. pagina 236. 



DIPLOMATICO 03 



CCII. 

( Anno 1195 — 3 luglio ) 

La concordia tra Ferrara e Brescia* 

Muratori f. 

Accomodata fra i consoli di Ferrara e Manuele Concesio e Gratacollo 
console dei Mercanti di Brescia, consul Mercatorum Brixice. 

Anno MCLXXXXV die III introeunte mense Iulii Ind. III. 
Super Pallatio Comm. Ferraris etc. ... ut dilectio et firma 
aruicitia luanuleneatur inter Civitatem Brixice » ... et civita- 
tem Ferrarise . . . nos Salinguerra Ferrari ce potestas .... volens, 
si qua perperam sunt gesta inter Brixienses et Ferrarienses ad 
bonum conducere, cum per sapientes Ferrarise scilicet per Ot- 

tolinum Mainardi et Albertum de Lusia qui iverunt 

Brixiam ad statuendum cum Consulibus Brixice et Communis 
et Mercatorum de discordia inter Brixienses et Ferrarienses de 
rationibus Ferrariensium et Brixiensium etc. 

Unde venientes Manuel de Concisio Consul Comm. Brixice 
et Albertus Gratacollus Consul Mercatorum Brixice et Inverardus 
de Gussiago et Iacobus de Omis Nuntii et delegati a Comuni 
Brixice etc. i rappresentanti Ferraresi fecerunt finem in manibus 
Manuel is Consuiis etc. de onini eo quod possent agere vel di- 
cere contta Gommane Brixiense exceptis Dominis de 

Bugizolis (Bedizzole?) quod non debent eos inquietare vel ali- 
quod malum eis facere. Si conviene poi quod si aliquis de 
ci vi tate Ferrarice contractum vel ereditimi cum aliquo Brixiense 
fecerit non debet inquietare aliquem de Communi vel de Mer- 
catoribus nisi cum quo contraxerit vel cui crediderit. 

ceni. 

( Anno 1196 — 15 agosto) 

La corte di Gargnano. 

Inedito 2. 
In Xpi noie. Cum hoc esset quod q. Ven. in Xto pater 
dns Iohes divina gra Brixien. Epus. investiverit cum omni ho- 

1. MuiUT. Ant. hai. t. IV, col, 419 Sacra. Cod. Quiriti. C, I, 31 — 

e 420. Replicato alla col. 704. e Cod. XXX della Raccolta Du- 

2, Luchi, Note autografe alla Brix. cos. — Stor. Bresc. t. V, p. 237. 



O'i CODICE 

noie q. dnum Pizinum £omitem et dnum Egidium Comi lem 
et dnum Vi/olimi Comitem de loco Gargnani et Cinte illa . . . 
<{uc predi età fuere die sabati XV exeunte augusto MCLXXXXVl 
lnd. Xllir, et cura post predieta dnus Raymundus fìl. q. dni 
Conradi q. Comitis Gualfredi de Marcharia per se et noie et 
vice dne Belesende matris sue et Guizardini et Antonioli frum 
ipsius Ilaymundi fìl. q. dicti dni Conradi, et cum dnus Se- 
gator ìii. q. dni Bonifacii q. predicti Comitis Gualfredi de 
Ma rea ria prò se et noie et vice dne Caracose eius matris . . . 
ac noie et vice Iohis fiis ipsius dni Segatoris ... In preseti tia 
ven. patris dni Cavalca ni de Salis Bfixien. Epi fecerunt ven- 
ditionem in ( nei sindaci della comunità di Gargnano di 
tutte le ragioni spettanti ai detti Conti) et speciali ter de deci- 
niasexla parte omnium eorum qua? spectabant et speclant ad 
. oes comites de domo Comitis Ugonis et de domo que dicilur 
Comitum Longorum iti predictis terris et terretoriis ctc. (di 
Gargnano). Que predicta f tieniti t die martis tertio exeunte 
febr. MCCLVIII. Ind. I etc. (NB. V Istrumento e del 1336 lnd. IV 
die XVIII mensis octubris). 

CGÌV. 

( Anno 1196 — 12 aprile ) 

Le concubine del chierico Zencbello. 

Inedito I. 
. . . Die Veneris XII intrante Aprili in caminala que est a mane 
ecclesie S. Trinitalis episcopatus Brisise preseti tibus dom. lacobo 
electo archidiac. Brisiensi et dom. Alberto presbitero Pontevici 
et dom. Alberto nepote q. dom. episcopi teslibus hujus rei. 
Dominus Iohannes divina provvidentia episcopus Brisiensis pre- 
cepit per sacramentum quo in presenti fuit confessus se ju- 
rasse stare dictis suis mandatis. Zanebello de Pesceris clerico 
plebis Casteioni. presente domino Martino illius plebis arebi- 
presbitero et quibusdam aliis suis conflati ibus. ne de celerò 
.... manca una parola che termina in et o at (convivet?) 
cum Evikeza et Sibilia concubinis suis. uisi forte aliquam il- 

1, Archiv. Sccr. di Cremona. K, 7. — « Storie Bresc. t. V, p. 237. 



DIPLOMATICO 93 

la rum in uro rem acceperit. Iteni eidem Zanebello sacramento 
eodem precepit ne de cetero prefata m plebem usque ad tres 
aniios completos prò benefìcio aliquo hujus plebis habendo 
impediat. nisi de verbo et licentia prefati dom. episcopi. Aduni 
est hoc anno domini M. C. nonagesimo VI. Indictione XIV. 
Ego Auguslus de Nauis dom. Henrici imp. notarius interfui et 
verbo suprascripti dom. episcopi liane cartam scripsi. 

CGV. 

( Anno 1196 — 20 gennaio) 

È vietato a Crema un podestà bresciano. 

Inedito I. 

In nomine Domini. Anno dominice nativitatis millesimo cen- 
tesimo nonagesimo sexto. Indictione quartadecima. die domi- 
nico terciodecimo Kalendas februarii apud burgum sancii 
Donini in ipsa ecclesia sancii Donini. Nos Conradus Dei gra- 
tia hildesemsis ecclesie eleclus imperialis Aule cancellarius et 
totius Ytalie et regni Sicilie et Apulie legalus. Precipimus sub 
vinculo et debito iuramenti Cremonensibus ut fìrmani et sta- 
bilem tregua ni inviolabililer observent Mediolanensibus et 
Oemensibus et universe eorum parli usque ad triginta dies 
post introitimi domini imperaloris in Ylaliam etc. (omiss.) . . 

Prelerea precipimus ut alii captivi a vinculis et carceribus exi- 
mantur et remolis gravibus et superfluis expensis custodiantur. 
Si vero tam pauperes fuerint quod custodes tenere non possint 
in decenti custodia teneantur. Preterea precipimus ut si qui dare 
voluerint idoneos obsides. permittcntur. et ire ad lempus per* 
mitlantur. Precipimus quoque Brixiensi qui est potestas Cre- 
niensis ut nuncio nostro usque ad dominicam proximam pre- 
stet iuramentum quod fecil alia potestas eiusdem loci prò 
servandis mandatis nostris. Quod si usque ad diem illam hoc 
non fecerit precipimus Cremensibus ut removeatur eura et 
nullum alium eligant. qui hoc sacramentum non faciat infra 
quinque dies ex quo intraverit potestariam. hec autem omnia 
edicimus reservata domino imperatori et nobis potestate. Ut 

1. Archiv. Secr. di Cremona D, 3. Cremona, come temo aver detto 

Vietato dunque a Crema, non a aii.rove. 



96 codice 

quod ad presens propter temporis brevitatem compiere non 
possumus. dominus imperalor vel nos vel nuncii qui bus hoc 
commi ssum fuerit su))plcre valeamus sub factorum iuramen- 
toruin securitate. Preci pimus insuper ut stiate secure sint. et 
nuli us ambulans per eas ab aliquo debeat impedì ri 

Ita predictus dominus Conradus liane cartam fieri precepit.... 

Interfuerunt dominus Ubertus Mediolanensis archiepiscopus. 
Dominus Albertus Vercellensis episcopus. Dominus Opizo Par- 
mensis episcopus. Novariensis episcopus. Dominus Lafrancus 
Bergamensis episcopus. Dominus Otto Bubiensis episcopus. Sic 
JSalimbene. Bertramus Salimbene. Arnaldus Strictus. Albertus 
Struxius de Cremona. Passaguerra Mediolanensis. Otto ccnda- 
darius. Lafrancus de via de Cnmis. Imperiali s curie iudices. 
Thomas castellanus de nono. Engilerius de burgo. Franccscus 
de Placentia. atque Petrus Pxanfredus Papiensis testes. 

Ego Mai liiiLis Filippi imperialis aule notar. Lane cartam etc. 

CGVI. 

(Anno 1198 — Il agosto) 

La pace fra Bresciani e Bergamaschi. 

Inedito 1. 

In nom. dni etc. . . . hec est concordia et recordatio concor- 
die . . . facle inter Brixienses et Pergamenses. In primis ete- 
nim Brixienses debeant dare Pergamensibus libras CCCC im- 
per. prò medietate totius compere et aquisti Vulpini et curie 
Vulpini q. facte a Bruxiato Pergamensib. et prò medietate illius 
quod dedit Pergamensibus quod habebat in curte Gorzolii et 
Herbanni et Pergamenses p. illa quantitate pecunie debeant Bri- 
xiensib. dare et relinquere illam medietatem prefate compere 
et acquisii etc. . . . Ad hoc debeant Vulpinum terras vidclicet 
et Dugnonum et Ccrelhellum et alia castra . . . expensis tamen 
equaliter ulriusque civitatib. destrui scilicet Ccrethellum et Coa- 
linum et medietas Gorzonis etc. 

Si omettono altri accordi in caso di questioni per differenze che po- 
tessero accadere sull'altra metà di Gorzone. 

1. Lib. Pot. Brix. car. 14, 18, 19, 226, 242. — Stor. Brcsc. t. V, p. 240. 



DIPLOMATICO 07 

Ilem Pergamenses debeant comuniter resti tuere usus et pos- 
sesiones castri et loci infra duos dies priusquam destructi 
fuerint. tantum de Vulpino et Gerethello sufficere videntur dnis 
Iohis de Calipino et Vizario de diacono prius ab eis prestato 
Sacramento comunis Pergami scilicet de attendendis preceptis 
Com. Pergami et consilium et aliorum missorum Com. Per- 
gami sicuti jurant et consueti sunt jurare Comites de Curie- 
nova et comes Goizo de Mozate et ipsis absolutis priiis a co- 
muni Brixie ab omni vinculo etc 

Que absolutio prius fiet quam iuretur etc. ... et consules 
comunis Pergami et consilium credentie comunis Pergami de- 
beant esse confessi et debeant manifestare quod fecerunt pacem 
et flnem comuni Brixie et sue parti et specialiter comitibus 
(de Curtenova et comes Goizo de Mozate), et quod Sacramento 
teneantur servare dictam pacem. 

Similiter restituì debeant ecclesie et omnes alie persone in 
suis possessionib. etc. . . Insuper Pergamenses etc. . . . non leva- 
bunt aliquam forticiam vel locum apertimi ad faciendam for- 
ticiam nec adquirere nec levari facient in virtute Brixie ab his 
confinib. qui civitati Pergami de predicta compera et aquisto 
advenerunt usque ad Ruthianum. 

Lo stesso promette il comune di Brescia dal canto suo usque ad Ru- 
thianum. — Promettesi ancora che nessun bandito dell'una parte o del- 
l'altra verrà ricevuto nei rispettivi confini. 

Preterea cornum Vulpini distruatur quo usque distrui posse 
convenienter et cum expensis equal. civitatib. ut supra etc. 

Omnia autem supradicta concordia et capitula etc 

fecerunt cons. Brix. lohannes de Calapino et Petracius de la 
Nuce iudex.et Lafrancus de Pontecarali. et Millo sci Gervasi. nom. 
Com. Brix. Et cons. Bergom. etc. ... et insuper ex parte Brixie 
ibidem similiter iuraverunt . . . infrascripti homines qui erant 
consules. videlicet Desiderius iudex. Petrus de Villano iudex. 
Oprandus de la Cruce. Giroldus de Salis. Manuellus de Conce- 
sio. Guglielmus de Lacu. Patricius Omezolus. Lanterius de 
Garza. Bordigacius Bazar de Turbiado. Arucrius de Salis. Mai- 
fredus dni Bucii. Stefanus de Turbiado. Bosadrus de Ponteca- 

Ooori^I, Storie Bresc. Voi VI 1 



98 CODICE 

rati, Mcnclaus Confaloncrius. Iohan. de Gussago. Ex parte Per- 
gami etc. . . . 

Actum est hoc die martis XI intr. mense augusti. Tn prato sci 
Tetri de Valico sub quadam Nuce. Anno dni MCLXXXVUU (sic), 

CGVII. 

( Anno 1199 — 17 luglio ) 

La procura per la guerra col Milanesi. 

Inedito I. 

Die quodam mensis iulii que fait dies septimadecima iit- 
trante ipso mense. In civitate pergami. In palacio communis 
pergami magnifredus de Ialio. presbiler bedischi. bertramus 
et albertus de rivola. Giselberlus de monticello. et federicus 
colioni. G Liala de petringo. et Barianus de manervio con- 
sules maiores communis pergami nomine ipsius communis ha- 
bita parabola maioris partis credentie communis pergami ad 
campanas et precones convocate fecerunt suos missos et missos 
communis pergami dominos bravum de avostis et busium de 
giroldis imbaxatores cremone prorogandi termi num domino 
cremosano alduini potestati cremone. nomine communis cre- 
mone et ipsi communi, ipsis hoc recipientibus infrascripto mo- 
do et subter infrascriptis conditionibus: faciendi guerram me- 
diolanensibus et Brixiensibus usque ad Kalendas augusti proximo 
venientes. tali modo et tenore et conditione adiecta quod si 
mediolanenses vel brixienses infra illum terminum intraverint 
terram pergamensem. cum tanta sua gente vel aliena, quod in 
ipsa terra pergamensi iaceant una nocte prò facere guerram 
vel oftensam pergamensibus. teneantur cremonenses iuramento 
et obligatione societatis infra tercium diem ex quo hoc sci- 
verint vel ex quo denuntiatum fuerit potestati cremonensi. per 
litteras sigillatas sigillo communis pergami cui per nuncium 
vel nuncios consulum et communis pergami, facere guerram 
vivam mediolanensibus et Brixiensibus omnibus illis modis 
quibus continctur in instrumento Societatis et concordie crc- 

1. Ardi. Sccr. di Cremona, D, 14. Errava il Ronchetti nell'ascriverlo 

— Si corregga la noia delle Si o- al 1190. ■ — Meni, di Bergamo, 

rie, pag. 214, ov'c detto K, 71. t. Ili, pag, 195. 



DIPLOMATICO 



m 



moncnsium et pcrgarncnsium. et etiain lioc tali tenore et bac 
tali condì tione. quod omni tempore a prediclo termino infra 
habeant virtutem pergamenses et possint pelere et denunciare 
prefatis cremonensibus ut faciant vivam guerram mediolanen- 
sibus et Brixiemibus secundum quod in instiu mento piedicto 
continetur et ipsi cremonenses teneantur facere piedictam guer- 
ram mediolanensibus et brixiensibus infra lercium diem ex 
quo potestali predicto cremone denunciatimi fuerit et petitum 
per litteras sigillatas sigillo communis pergami vel per nun- 
cium vel nuncios communis pergami. Saivis omnibus capitili is 
que continentur in societate et in instrumento societatis et ita 
quod nulla liberatio et absolutio contingat de aliquo quod con- 
tinetur in inslrumenlo predicte societatis et concordie propter 
predictam prorogationem termini, sed omnia in suo robore 
permaneant et permanere intclligantur. et ipsi cremonenses 
nichilominus teneantur ultra predictas Kalendas augusti et 
infra secundum suprascriplos modos et ad predictos termi nos. 
Et eis vice illius potestatis cremone et communis cremone ip- 
sis ambaxatoribus hoc suprascripto modo et sub prefatis con- 
ditionibus recipientibus prefatum terminum suprascripto modo 
vinde consules pergamenses suprascripto modo prorogaverunt. 
Qui suprascripti imbaxatores ante hanc prorogationem factam 
confessi fuerunt nullam liberationem contingere propter pre- 
dicti termini prorogationem de aliquo eorum qui continetur 
in prediclis instrumentis societatis et concordie, et se et suum 
commune sic teneri in omnibus et per omnia ut scriptum est. 

Factum est hoc anno domini millesimo centesimo nonage- 
simo nono indictione secunda. Comes Guifredus de curtenova. 
rogerius de muzzo. albertus vasconi et alii plures ibi testes 
fuerunt. et plures cartule uno tenore fieri rogate sunt. 

Ego Iohannes Valcosii Sacri palatii notarius interfui qui 
rogati! s scripsi. 



100 CODICE 



GCVI1I. 

( Anno 1199 — 23 giugno ) 

11 giuramento del Pavesi. 

Inedito f. 

Anno ab incarna tione domini nostri jehsu Christi Millesimo 
centeximo nonageximo nono indictione secunda die sabbati 
octavo exeunte mense julii in civitate papié in pallatio novo 
communis in quo fit credentia papié in credentia collecta ad 
sonum campane, in presentia Saraceni de burgo et artoni no- 
tarii communis papié et alberti iudicis diete terre etc. . . . hec 
sunt nomina illorum de credentia papié qui iuraverunt versus 
Cremonenses et versus bergamenses concordiam Cremone et 

bergami etc scilicet Gregorius Trovamala consul com. 

papié etc. . . . (omiss.). 

Item in die dominico sequenti proximo in eodem pallatio 
ad credentiam collectam ad sonum campane in presentia su- 
prascriptorum testium rogatorum. de eadem credentia iurave- 
runt suprascriptam concordiam bertramus de confanoneriis etc. 
. . .Lantelmus grngnus consul communis papié iuraverunt istam 
concordiam cremone et bergami ut dictum est supra. tenor 
antiquioris instrumenti quod fecit Avantius notarius talis est 
scilicet. Ego papiensis juro ad sancta dei evangelia quod ego 
bona fide salvabo et guardabo omnes bergamenses et bomines 
sue virtù! is vel districti et eorum res per tolam meam virtu- 
tem nec in sua terra vel districtu studiose ofFendam prò 
comuni et ego faciam omnibus pergamensibus ... rationem etc. 

Et si commune mediolani cum communi Briscienshim ive- 
rit supra terram bergami ad offensionem terre bergami eo 
tempore quo papienses non habuerint guerram cum Mediola- 
nensibus. Ego bona fide si miebi requisitimi fuerit adjuvabo 
bergamenses cum militibus meis secundum quod conveniens 
fuerit si ne fraude. Et si Mediolanenses vel Briscienses habuerint 
guerram cum bergamensibus Ego vetabo mercatum et stratam 
Mediolanensibus et Brisciensibus. Et ego tenebo stratam meam 

1. Arch. Secr. di Cremona. — - Si dato sotto l'anno 1191, pag. 69, 

vegga il giuramento che abbiam n. CLXXXI del presente volume. 



DIPLOMATICO 101 

apertam mercatoribus et aliis hominibus b ergami, quod di- 
ctum est supra de mercato vetando et stratis Mediolanensibus 
et Brisciensibus et de guerra facienda Mediolanensibus. Ego 
adtendam infra unum mensem ex quo michi requisì tum fuerit 
per consules bergami vel per potestatem qui prò tempore fue- 
rint vel per suum nuntium. nec fraude evitabo quando michi 
requiratur. Et hec omnia suprascripta adtendam et observabo 
bona fide et sine fraude. salva fidelitate domini imperatoris 
Enrici et salva Concordia cremone et cumanorum et lerdonen- 
sium et marchionum malaspine. Et si aliquid additimi et dimi- 
nutuni fuerit in concordia utriusque civitatis id observabo etc. 
Et ibi papienses suprascripti iuraverunt per sancta dei 
evangelia suprascriplam concordiam fìrmam et ratam tenere 
et ita attendere et observare ut supra legitur oremonensibus 
ut iuraverunt bergamensibus. — Ego Avantius sacri pali. etc. 

CCIX. 

( Anno 1199 — 16 luglio ) 

La società di Bergamo e di Cremona. 

Inedito t. 

In Christi nomine. Anno domini millesimo centesimo nona- 
gesimo nono, die quodam mensis iulii qui fuit quintusdecimus 
dies exeunte ipso mense indictione secunda. Tale est hoc iura- 
mentum renovande et conflrmande societatis inter Cremonenses 
et Pergamenses. Ego iuro ( ad sancta dei evangelia quod ego 
adtendam et observabo capitula et tenores et conditiones in 
primo et antiquiori instrumento societatis facte inter prescri- 
ptos cremonenses et pergamenses. Et eo excepto quod cremo- 
nenses non habeant spacium faciendi guerram supra mediola- 
nenses vel supra Briscienses de hac presenti guerra quam me- 
diolanenses et brixienses inceperunt supra pergamenses nisi 
sicut inter eos statutum est secundum quod continetur in in- 
strumento a lohanne Valcosii notario confecto die sexiodecimo 
intrante mense iulii de induciis datis ipsis cremonensibus. sed 
debet esse firmum et ratum quicquid in eo continetur. Et 
hec omnia adtendam bona fide et sine fraude nisi remanserit 
i. Arch. cit. - K, TI. 



102 codici-: 

parabola potestatis vel consulum omnium vel maioris partii 
qui prò tempore fuerit vel fuerint. et credentie collecte ad 
campanas et per precones tocius vel maioris partis. Scilicet 
cremonensis sit in parabola potestatis vel consulum et credentie 
pergami, et pergamensis in parabola potestatis vel consulum 
et credentie creinone predicto modo. Prescriptum vero iura- 
mentum iuraverunt predicto die. Magnifredus de Lalio. et pres- 
biter bedischi. Bertramus et albertus de rivola. Giselbertus 
de monticello. Federicus colioni. Guala de petringo. et ba- 
rianus de manervio consules maiores communis pergami, et 
de Cremona, bravus de avoslis. et busus de giroldis. imbaxia- 
tores cremone. qui duo iuraverunt da tuli opcram bona fide 
ut potestas cremone et cremonenses similiter iurent. Et insuper 
illud iuramenlum iuraverunt homines credentie pergami ibi 
ad campanas convocate. 

Actum in credentia pergami, in palacio communis pergami. 
Interfuerunt ibi testes. Iohannes de petringo. alexander de 
Lalio. Aiberinus et girardus de cereto ambo notarii. et plures 
cartule uno tenore fieri rogate sunt. 

Ego Iohannes Valcosii sacri palatii notarius interfui qui 
rogatus scripsi. 

ccx. 

(Anno 1199 — 8 luglio) 

R.c monache di s. Giulia. 

Bolla d'Innocenzo III. 

Inediio t. 

Papa Innocenzo affida all'arcidiacono di Parma una causa fra Tabi), 
di s. Giulia ed il monastero di Nonantola per la terra di Redo, che l'ab- 
badessa diceva sua. Breve di poca entità. Altre carte giuliane vi lio ri- 
cordale del secolo XII, e non recate: aia forse le daremo altrove; e spe- 
cialmente poi quelle del Porto Piacentino. 

CCXI. 

( Anno; 1199 — 27 gennaio ) 

S. Costanzo in Conche. 

Doneda 2. 

Bolla di ricognizione del monastero e del santuario in Conche. 
1 . Cod. Dipi. Quir. - scc. XII. — 2. Doneda, Vita di s. Costanzo - p. 15, 40 . 



DIPLOMATICO 103 



CCXÌI. 

( Anno 1200 — 20 maggio ) 

I*a pace tra i Federici e la terra di Darfo. 

Inedito I. 

In nomine Domini n. Iesu Christi Amen. Talis concordia 
facta est inter Dominos seu Capita de Monticulo ex una parte, 
et homines ejus loci sive de Curie Darvi ex altera etc. 

Quod Insule de eadem Curte, que sunt a Monticulo supra 
debeant dividi bona fide et sine fraude in trib. partib. et Do- 
mini debeant habere unam illar. partium. Vicini vero duas, ita 
tamen quod vie sunt necessarie q. et comunes ad Braidas sive 
Terras Dominor. vel Vicinor. bona fide, et sine fraude debeant 
assignari et concedi per qualibet illar. partium, ita tamen quod 
tempore Verre ob quia vicini non possunt pascolare comode et 
sicure a Castro Darvi infra, quod tunc liceat Vicini pasculare 
per partem Dominor. et si parte illa Dominor. per totum vel 
in parte foret imblavata tunc Vicini abstineant se a parte im- 
biavata. blavis vero collectis liceat Vicinis in ea pasculare per 
totum quousque Verrà duraverit, nec Dominis liceat tempore 
Verre in totum vel in parte imblavare per se, vel suum Nuncium. 

Item Gazium debeat dividi in tres partes bona fide, et sine 
fraude a parte Montis infra unam quar. partium Domini capita 
debeant habere, et ex ea facere omnem suam utili t. excepta 
alienatione Terra? q. non debeant facere nomini, vel hominibus 
extra Curtem Darvi habitantibus, ne si forte capita inter se 
venderent, vel nisi Caput Curtis licito modo alienaret, nec 
vendant alicui de Filiis Uberti, neque alicui de Macinata ali- 
cujus eorum, qui de cetero venirent habitare in Terram, nec 
inter se a pede montis supra. Vicini vero duas partes Gazij 
habere debeant , et ex eis facere omnem utili tatem excepta 
similiter alienatione Terre, quam facere non debeant hominib. 
extra Curtem Darvi, neque alicui de Filiis Uberti, aut alicui 
de Macinata, alicujus eor. qui de cetero venirent in Terra illa, 
ita tamen quod liceat alicui Dominor um in ea Terra habi- 

1. Lafranco Federici, Storia ined. mia Raccolta. — Storie Bresc. 

della famiglia, — Cod. 62 della t. V, pag. 255 e 256. 



104 codici: 

tanti in illa parte Vicinorum quousque Comunis fucrit buscare, 
sicut cetcri Vicini buscabunt, et quod liceat omnibus Dominis 
etiam si ibi non habitaverint in illa parte Vicinorum, quam Vi- 
cini in Comune reservabunt Ugna acci pere necessaria ad Domos 
propri as in ilio loco reficiendas, et construendas. 

De Tajatico Domini habeant terliam partem, et Vicini duns. 
De aliis vero Comunibus, si ligna vendita fuerit, Domini 
habeant tertiam partem preti], et Vicini duas, et si' quid ex ipsis 
Gomunibus venderet . . . Terroni, et nemus in totum vel in par- 
te, venditio fìat a Vicinis bona lìde, et sine fraude cum Consilio 
Consultivi Dominar, sive Capitum, et illius, qui erit Potestas, 
vel Gonsul in illa Terra, et Domini habeant de pretio illius 
comunis venditi tertiam partem, et Vicini vero duas. 

Item si ab aliquo homine aliqua pars Terre, que solet esse 
Comunis tenetur, de qua ipse qui eam tenet non possit osten- 
dere Cartam ante sibi factam tribus annis retro, Vicini eam 
cum Dominis recuperare debeant, et dividere inter se, Vicini 
habeant duas partes, et Domini Tertiam. 

De Salettis si deducerentur vel dividerentur, Domini habeant 
tertiam partem, Vicini duas. 

De Herbatico Domini habeant medietatem, et Vicini alteram 
medietatem, ita tamen, quod pecudes, que ibi debent duci ad 
pascolandum sint moderate quanti tatis, et duceant. cum conci- 
lio D. D. Consulorum Dominorum, et Consilio illorum Vicino- 
rum, qui erunt electi prò tempore ad dandum concilium Vici- 
nitati, et cum Consilio illius Domini, qui erit Potestas, et Consul 
de ipso loco, nec liceat Dominis imoderatam quantitatem ducere, 
et Vicinis non liceat moderatam quantitatem sperncre. 

De Decimis que occasione rixarum factarum inter Oleum, 
et Gretolosam exigerentur, Domini habeant medietatem, et Vi- 
cini alteram medietatem. 

Item cum predicti homines de Monticulo eligent Consules 
semper^eligant unum de Dominis, sive de illis de Vallecamo- 
[ nica, sive^de aliis, qui sit eorum consul. cum aliis Consulibus 
Vicinatis, et juret regere eos, sicut alii Consules jurabunt, et 
abebunt de Decimis et Datiis quantum ut supra ex aliis Con- 
sulibus, ila tamen. quod Domiuus illc. qui erit clectus Consut 



DIPLOMÀTICO 105 

non teneatur ire ad Terram illam nisi cum requisitus fuerit ab 
ipsis Vicinis. tunc cum requisitus fuerit debet ire, et stare in 
Terra ilici quousque fuerit necesse expensis Yicinorum. 

Item quilibet Dominus qui habitat, vel qui habitavit in Curte 
Darvi, vel in Burgo Monticuli aut prope Burgum per duo mil- 
liaria, vel qui stabit in loco ilio per octo dies, vel qui in 
Curte Darvi domicilium fecerit, teneat jurare salvamentum 
ferre, et facere jurare homines secum stantes, de quib. fuerit 
requisitus infra tertium diem, ex quo fuerit requisitus a Con- 
sulibus Monticuli, et teneantur dare pignora prò taxis et viis 
ruptis cum fuerit requisitus a Consulibus, vel a Campariis, ita 
tamen quod liceat ipsis Dominis, et eorum scutiferis ibi mo- 
rantibus herbam accipere sine damno fraudoloso, et si quis 
ex Dominis predictum salvamentum facere recusaret, vel suos 
noluerit facere jurare, aut Pignora prò taxis, viis ruptis evita- 
verit dare, quilibet ex aliis Dominis, qui hoc fuerit requisitus 
a Consulibus Monticuli teneatur bona fide dare operata ad com- 
plendum et predicta attendere. 

Item si occasione alicujus Comuni predicte Curtis contentio, 
vel lis emergeret prò ipso comuni defendendo, vel ablato recu- 
perando, Domini debeant adjuvare Yicinos, et Vicini Dominos 
facientibus tertiam partem expensarum, et Vicini duas. 

Item quilibet ex Dominis, qui in terra illa habitat, vel prò 
tempora habitabit, habitatio ejus inteligatur perennis sive per- 
petua ad praeceptum Consulum, qui erit ex Dominis, et alio- 
rum Consulum Monticuli de hoc sibi concorditer fact. et cogatur 
secundum suas facultates cum ceteris Vicinis reficere Ecclesias ,et 
vias excepta via que tendit a Burgo ad Castrum, quam nullus 
ex Dominis teneatur reficere, sed Vicini teneantur mittere Ga- 
zium Dominorum, et alias res eorum, sicuti mittunt suas. 

Die Dominico undecimo exeunte Madio in Valle Camonica 
in Curte Darvi, in Prato Sancte Marie de Ronco confirmata, 
et facta est jam dictam concordiam inter D. D. Albertum q. 
Philippi de Niardo prò se, et omnibus participibus, sui Capitis, 
quod dicit. Caput de Fulchesonibus de Niardo. 

Et D. Lafranchum D. Brusati prò se, et omnib. partici- 
pibus suse Curtis quod dicit. Caput Federicorum. 



IOG CODICE 

Et D. Martinum de Conchis prò se, et omnib. participibus 
Capitum quae dicuntur illorum de subtus silicet illorum de 
Conchis, et de Brixia, et Fulconum, et illorum qui habent par- 
tem in bis tribus Capitibus. 

Et D. Theutaldura Pole prò se, et D. Armcnulfo, et D. Uber- 
to de Rotona, et D. Inzelerio, et pio Jacobo Onzignano. 

Et D, Viscardum prò se, et D. Laffrancum D. Brusadi prò D. 
Belotto, qui sunt participes Capitis quod dici tur Caput de Breno. 

Et D. Otlonellum de Bertio prò se, et omnib. participibus 
sui Capitis, quod dicit. Caput de Bertio. 

Et D. Lafrancum, D. Brusadi, et D. Martinum Fulconum 
prò participibus omnibus sui Capitis. 

Et D. Lafrancum, D. Brusadi, et D. Maifredum Fulconum 
prò participibus omnibus Capitis de Eseno excepto Amato Lanzo- 
ni, qui stetit, et promisit prò quarterio ejusdem Capitis de Eseno. 

Quolibet predictorum piomittente, et obbligante sub paena 
infradicta, quod facient participes praedictorum Capitum, prò 
quibus singulas eorum agit, ha3c omnia temporibus perpetuis 
ratha, et inviolata habere ex una parte. 

Et Raimundum de Ronco sindicum Vicini tatis Monticuli ad 
boc specialiter consti tutum vice, et nomine totius Universitatis 
Monticuli agentem. Praesentibus de Convicinis Alberto Pugnono, 
et Albucbetto de Bubiano, et Albertino Alanzi Consulibus ip- 
si us Terre, et Sterno, et Alberto de Preielli, et Calapino de 
Darvo, et Magintepo et Petro de Clisono, et Benevegnuto de 
Corna, Ardeseno de Sero, et Fenili de Darvo, et Alberto de 
Solto, ex altera parte. 

Promittentes inter se supradictam concordiam ratbam, et 
incorruptam omni tempore babere et teneri sicuti supra de- 
terminatili* sub pena centum libra rum Imperialium, hinc in- 
de stipulatone premissa, quia pena soluta supradicta pactio 
nibilominus in suo robore existat. 

Actum est boc anno Domini millesimo ducentesimo Indi- 
ctione tertia. 

Interfuere D. Petrus Petenalupus, et D. Iacobus Sale, Pran- 
dus de Vetiis et Presbiter Custos Ecclesie Sancti Faustini 
Darvi Testes rogali. 



DIPLOMATICO 107 

Vi rechiamo lai quale, co' suoi parecchi errori 9 la carta corno noi la 
trovammo nel codice indicato, sendo stato impossibile averne più esatta 
dizione: nulla toglie per altro alla sua sincerità. 

La importanza di quest'atto risulta da sé. Quelle isole della Corte a 
Monficulo supra; quelle due rappresentanze dei Signori e dei Vicini, l' una 
e l'altra coi loro consoli (consulum do minor uni ) ; que' patti di sicurezza 
e garanzia tra le due potestà del Comune e del Signore tassativamente 
indicate con forinole speciali, e taluna di un senso ornai smarrito, danno 
alla carta un'impronta singolarissima, e la fanno degna della nostra me- 
ditazione. 



CCXÌII. 

( Anno 1200 — 1 ottobre ) 

La Società di sei Comuni lombardi* 

Inedito f. 
Anno domini millesimo ducentesimo Indictione prima die 
primo infrante Octubri. In pallatio communis brixie co rana 
domino Alberto Aruxio et Gruenzono de ma/.inpedibus amba- 
xatoribus communis creinone hec omnia nomine et vice ipsius 
communis recipientibus domini Comes Narixi et comes albertus 
de casalolto et Iacopus de pontecarale potestates communis 
brixie tactis sacrosanctis scripturis iuraverunt ad sancta dei 
evangelia attendere et observare societatem et concordiam no- 
viter factam inter papiam et Cremonam et brixiam et Vero- 
nam et ferrariam et Marcbionem Azonem de heste et Gomitem 
sancti bonifacii siculi continetur in instrumentis ob hoc factis 
ab Oldefredo notario et facere ea qui in ipsa concordia et 
societate continetur. Ibique in ipso pallatio in credencia sonata 

(manca la pargamena) 

Guielmus truffi servus Bernardi Carnedevacca 

Ughizonus aimonus Iohannes de cazacho Petrus belenati Gar- 
gnaninus de gargnano. Zaninus trabucchi. Salvaterra de gar- 
gnano Albertus antignadi Iacobus de homis Gazanus de salodo 
philipus de rodingo Ospinellus crivelarius Cosandus de claris 
Gratiadeus mairani petrus domini ottobelli de pontecarali. 

\. Arch. Secr. di Cremona I, 33. — Storie Bresciane, t. V, p. 215, 240. 



108 CODICE 

Vasulupa. Paitonus de salingruis Valandinus lafranci de salodo. 
petrus de bonardo. laurentius de goiono Cothaìnus de cothaio. 
Coso de gambara. Iohannes comsepis Aliottus burletti. Code- 
ferrus pesacolus de bonardo. Iordanus sortilius. Marchisius ca- 
gnolus. pbilippus fìlius iohannis bibulci. Albertinus recla. 
Ognerinas caxoni Kaffinus pacarli, petrus congitus Anselmus de 
cruce. Ardricus de seneco. Albertus de legnacho. florianus de 
muscolinis. bonaventura de robacastello. Beretta de foxina. 
bonapax de gavardo. Aimericus toizonus. capoanus de ponte- 
carali Guielmus benedicti de calino. Botinus cicada bonacursus 
ranchetini. Ugo absaloni. Ainardus capra. Iohannes mezpanis. 
federicus de porta Ambrosinus de , . . nardo. Aricus malcla- 
velli. Menaferrus delaidus de scovolo, bonavitha de gargnano. 
Johannes ferri caligarli. Iohannes de torbiato. Iacobus de rociis. 
Iohannes rozonus Albertus robertarius Stephanus belintesini. 
Marchesinus de Gavardo. Pizolus de gavardo. Malapuneca. Io- 
hannes ramoldi. Sechafenus. Viola de dexenzano. Gargnanus 
burlandinus. lafrancus testa, Iacobus seccasol. Redulfus bernardi 
Rambaldus ugonus. boninsegna de monterotondo. Lancerius 
sancti gervasii lafrancus de loderno. Raimondus de calvixano. 
Stephanus sancti gervasii. berxanus tinacus Rainerius ballius 
belottus cicamice Raimondus ugonus Michael de gargnano. 
Iacobus brixiani de toscolano. Martinus pellati. Calzerius de 
calcarla. Delaidus pellacanis. flamengus de manervio. Iacopus 
de mainetti. Marchisius de budhizolis. Obizo ruaco. danixius 
prandonus. Manoellus de Xesio. delaydus de capano. Otto 
guifredi. bonisanza de camignono. Guielmus de pallalio fili 
ferie, bonacursus domine cerude. plevanus de martinengo. 
Martinus teutaldi de pontecarale. Martinus sellarius. lafrancus 
de porticu. Marchisius Rigolotti. Arlottus qualengorus Oddo 
mafei iudex. 

Ibi fuerunt domini Ramaldus de campise et Vizolus ber- 
tonus ambaxatores communis papié et lafrancus limedhacus 
de papia. 

Ego Odelfredus notarius sacri pallatii interfui et rogalus 
scripsi. 



DIPLOMATICO 109 



CCXIV. 

(Anno 1200 — 9 dicembre ) 

La Società dei militi di Brescia. 

Inedito 1. 
Anno dominice incarnationis millesimo ducentesimo, indi- 
ctione quarta, die sabbati nono infrante decembre: prope ca- 
struni Rebecchi. Breve recordationis concordie facte inter cre- 
monenses et societatem militimi brixie. Iuraverunt pacem et 
concordiam inter prefatos cremonenses et prenominatam so- 
cietatem militum brixie ut inferius apparet. dominus terlorius. 
dominus milus de ugonibus consules communis brixie. Et do- 
minus milus de domino alberto. Ianixius. dominus . . . con- 
fanonierius. dominus albertus de martinenaro consules iam di- 



ete societatis militum brixie. Dominus buccacius de manervio. 
Iacomus de yseo. Girardus de sala. Lanfrancus de sala. Opizo 
de ugonibus Iohannes faba. Albertus de manervio. Comes al- 
bertus de casalolto. Ainardus de bugigolis. Egidius comphano- 
nerius. Emanuel de concesio. Lanfrancus de turculo. Alverna- 
tius de pontecarali. Martinus de sancto gervaxio. Scalmantius 
de gambera. Lanfrancus de atheghelio. Albertus ferrarius. et 
Stephanus de torbiago. Videlicet quod brixienses debent adiu- 
vare cremonenses quociescumque petitum eis fuerit per recto- 
res cremone aut per eorum nuntium per totam terram et 
aquam et districtum et episcopatum cremone. cum militibus 
et peditibus et archatoribus et balislariis et cum tota sua for- 
tia et cum carozolo si habuerint et spetialiter de facto creme 
et insule fulcherii et de illis bonis et terris q. per cremam 
distringuntur et moram ibi facete donec fuerit voluntas recto- 
rum cremone qui tunc temporis erunt rectores. suis propriis 
expensis et hoc contra omnem gentem et civitatem et homi- 
nem. Et de illis terris que tenentur et reguntur ex hac parte 
adue versus pleum (sic) per mediolanum vel tenute vel recte 
fuerint nullum contrarium nullamque offensionem cremone nec 
sue parti aliquo modo facient. Et in episcopatu cremone et in 
1. Arch, Secreto di Cremona. I, 42, n, 3 degli avuti da quell'archivio. 



110 CODICE 

suo districtu crcmonensibus nullam oftensioncm facicnt in avere 
ncque in personis per se nec per alium ncc in servitio alterius. 
Et per totam suam terram et aquain et districtum et episco- 
patum salvabunt et vardabunt et prope se defeudent homincs 
crenione et episcopatus et qui per crcmonam distringuntur et 
distri ngcntur in avere et personis. Et paccm et concordiam 
quam fecerunt cum pergamensibus firmam et ratam tenebunt 
et eis nullam ofTensionem facient in avere neque in personis 
in suo episcopatu neque in districtu suo per se nec per alium 
nec etiam in servitio alterius salvo sacramento quod fecerunt 
comitibus Gurtis nove. Et suprascriptos pergamenses in suo epi- 
scopatu et districtu et fortia in avere et personis salvabunt et 
guardabunt et prope se defendent. Et nullam ofTensionem in 
avere neque in personis papiensibus neque parmensibus facient 
in eorum episcopatis et districtis per se nec (manca la jìerg.) . . . 
in servitio alterius et eos guardabunt et salvabunt in suo epi- 
scopatu et districtu et fortia et eos prope se defendent et te- 
nute et possessiones militum et peditum et 

aliorum bominum et pontes et molendina sicuti erant vel fue- 
rant tempore pacis hinc inde restituantur. salvo sacramento 
concordie verone. Et hec omnia predicta attendent et observa- 
bunt usque ad viginti quinque annos bona fide et sine ulla 
fraude in singulis quinque annis debeant renovari sacramenta 
si requisita fuerint ab aliqua parcium et infra unum mensem 

ex quo requisita fuerint in Cremona . . . parabola 

rectorum creinone et societatis militum brixie vel concordia 

rectorum brixie concordia predicte societatis; 

Et si creinone episcopatus et distnetus creino- 
ne venerit in districtu brixie eum dabunt rectoribus creinone 

Et si habere non poterunt eum in bannum ponent 

et de banno non extrabent sine et dampna 

et prede hinc inde facte eorum guerre in hac pace penitus 

Bonserius leonardus de babbo Martin us miora 

casate gregorius de persico. Anselmus silves .... 

de ardengis de persico adiuvare societa- 

tem militum brixie et episcopatum qui nunc fuit vel erit in 
«psa societate. contra comitem narixium 



DIPLOMATICO 1 1 1 

societatem comitis narixii que societas dicitur esse Sancii Fau- 
stini et esse illos qui elligerunt eum potestatem cum militibus 
et peditibus archatoribus et balistariis et curri tota sua fortia 
et cum carozolo si ne fiaude: Et debent adiuvare eos in eoruru 
episcopatu et districtu esse omnes gentes et civitates et esse 
omnem hominem quotienscumque petitum fuerit per rectores 
ipsius societatis vel per rectores civitatis qui erunt in concor- 
dia societatis militum predicte. Et nullam oit'ensionem eis fa- 
cient in suo episcopatu vel districtu in avere neque in personis 
per se nec per alium nec in servitio alterius. Et eos acliuva- 
bunt suis propriis expensis et moram ibi facere dum fuerit 
voluntas rectorum brixie qui sunt vel qui prò tempore erunt 
rectores societatis militum. Et eos guardabunt et salvabunt in 
avere et personis per tolam suam terram et episcopatum et 
districtum et prope se deiendent. et hoc salvis sacramentis 
concordie societatum cremone. Et bona fide operam dabunt ut 
pergamenses et papienses et parmenses iui ent simile sacramen- 
tum brixiensibus, ut brixienses iurant eis. Et si aliquis de 
episcopatu et districtu brixie venerit in Cremona idest in suo 
districtu eum dabunt comuni suprascripte societatis si habere 
poterunt et si petitum fuerit a rectoribus suprascripte societa- 
tis. Et si habere non poterunt eum in bannum mittent. et de 
hanno non extrahent eum sine parabola ipsorum rectorum 
societatis. Pontes et molendina et possessiones terrarum eccle- 
siarum et militum et peditum resti tuantur sicut erant vel 
fuerunt tempore pacis et hoc totum attendent et observabunt 
usque ad vigiliti quinque annos bona fide sine fraude et sin- 
gulis quinque annis debent renovare sacramenta si requisita 
fuerint ab aliqua parcium infra unum mensem si requisitum 
fuerit ab aliqua parcium nisi remanserit parabola rectorum 
cremone et societatis brixie scilicet militum vel in concordia 
rectorum brixie qui erunt in concordia suprascripte societatis. 
Et hoc ampli us in sacramento pergami quod debent consimili 
modo attendere ut cremonenses si aliquis brixiensium iverit in 
districtu pergami et petitum fuerit a rectoribus societatis predicte. 
Hoc autem factum est in presentia comitis de grimono. Nuvoloni 
de burgo. Warizonis divitioli et lienrici de Scuria et gratiadei test. 



112 CODICE 

Ego Malhcus sacri palatii notarius intcrfui et liane cartam 
scripsi. 

Ed a proposito di società tra comuni lombardi, nel tomo V, pag. 253 
un'altra ve n' ho citala fra il nostro e quelli di Cremona, di Ferrara, di Ve- 
rona e di Pavia, che più innanzi vi darò. Solo mi affretto a notarvi, che non 
del 1202, come parvenu a prima giunta, e come ho registrato in quella pa- 
gina, ma sì fu stabilita il dì 8 marzo del 1212. 

CGXV. 

( Anno 1202 — 27 settembre ) 

Il giuramento del nostro Cornane» 

Inedito 1. 

(Manca la pergamena) 

Indictione quinta die veneri.* tertio exeunte septembre. In 
palatio comunis brixie: Presentia domini ... de cella, et egidii 
de hoscasali. et omneboni de pectine, rogato rum testium. 
Dominus Rambertinus bri .... unato. Iuraverunt attendere 
et observare in omnibus et per omnia ut in instrumento et 
brevi fé ... et brevis facti inter cremonam et societatem mi- 
litimi brixie supra quod juraverunt et quod ibi fuit lectum 
tale est. Ego iu . . . . per totam terram et aquam et distri- 
ctum et episcopatum creinone cura militibus et peditibus et 
arcatoribus et balesteriis et cum tota mea . . . per cremonam 

distringuntur et moram ibi faciam donec fuerit nullum 

nullamque offensionem cremone nec sue parti aliquo modo 
faciam et ... . per me nec per alium nec in servitio alterius. 
Et per totam meam terram et aquam et districtum et episco- 
patum salvabo et wardabo et prò posse defe .... concordiam 
quam fecimus cum pergamensibus firmam et ratam tenebo 
et eis nullam offensionem in avere neque in personis faciam 
in suo episcopatu . . . curtis nove et suprascriptos pergamen- 
ses in meo episcopatu et districtu et fortia in avere et perso- 
nis salvabo et wardabo atque prò posse defendam. Et nullam 
offens . . . vel districtis per me nec per alium nec etiam in 
servitio alterius. Et eos wardabo et salvabo in meo episcopa- 
tu et districtu et fortia et eos prò posse defendam et 

1. Arch. Storico Creai. - C, 78. — Stor. Bresciane, t. V 7 pagina 251, 



DIPLOMATICO 113 

pontes et molendina sicuti erant vel fuerant tempore pacis 
hinc inde restituant. Salvo Sacramento concordie verone. Et 
hec omnia predicta attendam et obser. etc. (omiss.) . . . . ta- 
men in bis salvo, quod non tenear ex hoc sacramento perga- 
mus papia et parma donec mihi simili modo iuraverint at- 
tendere et cura habuerint facto simile sacramento tunc eis le 

, neque personis et Insule Fulcherii 

neque aliqui persone que eis dare debeat me sciente, neque 
per meam terram ire permittam. Item si contingeret quod 

comes Narixias one vel episcopatus vel alios qui 

essent capti per cremonam ego bona fide operam dabo ut 
absolvantur et deliberentur. Quod si non absolvebuntur et 
deliberabuntur ... eis salvum cambium cremonensibus da- 
bo cum a me petitum fuerit a rectoribus cremone vel eo- 
rum nuntios. hoc idem faciam et attendam si aliqui cremo- 
nenses vel episcopatus vel districtus . . . stini fuerint aliquo 
tempore capti et detenti. Tenor vero novi additamenti supra 
quod similiter juraverunt et quod similiter ibi fuit lectum 
tale est. ... et eorum comune quotiescumque petitum fue- 
rit per rectores cremone aut per eorum nuntium vel per 
suas litteras sigillatas cum millitibus et peditibus et arcatoribus 
.... operare manutenere defendere habere et tenere quiete 
omnes terras et loca que sunt ci tra aduam. quas cremon. 
habuerint et tenuerint aliquo tempore et que tenentur vel 
inbrigantur . . . cremonensibus vel comuni eorum et spetia- 
liter Rivoltam siccam. Caxeratum. Caravagium. Arzagum. 
Brugnanum. Vidhalengum. Maxinum. Gamixanum. Morengum. 
Fornovum. Barianum. Mo. . . . Vailatum et Cremam. et to- 
tam insulam folcherii. et omnes alias que citra aduam sunt. 
Nominatim cum omnibus suis personis. et omni honore. et 
omnibus iuiisdictionibus et hec x esse omnem perso. ... Et 
morain ibi faciam donec fuerit voluntas rectorum cremone 
qui sunt vel prò tempore erunt ipsis cremonensibus ibi moran- 
tibus. Item ego bona fide vetabo per totam meam . . . locis 
vel terris de quibus nuntiatum fuerit a rectoribus cremone 
vel eorum nuntio vel suis litteris sigillatis. rectori vel rectori- 
bus brixie. Neque per meam virtù tem et vi . . . fraude evita- 

Ooorici, Storie Brcsc. Voi. VI a 



1 1 4 CODICE 

bo quando predieta omnia ci quodlibet corum requirantur et 
requiri ac exigi possint. Et hec omnia et alia que in alio in- 
strumento et brevi facto inter cremonam . . . die intran te de- 
cembre et ab ilio die usque vigintiquatuor annos completos. 
hoc acto quod omni anno et tempore potestas seu consules qui 
nunc sunt vel prò tempore erunt . . . brixie qui prò tempore 
erunt ante eorum exitum. hec et omnia alia que in alio in- 
strumento et brevi concordie continentur. attendere et obser- 
vare et singulis quinquenniis hec debent sacra mentis reno . . . 
fuerit per rectores cremone vel eorum nuntium et in consti- 
tuto comunis civitatis brixie ponent hec omnia debere obser- 
vari fieri et iurari ab hominibus civitatis et districtus brixie 
debeant aliquo tempore in- 
fra predictum tempus. Et hec omnia observabo salvis sacra- 
mentis concordie pergamensium papiensium et parmensium 
et salvis sacramentis factis comitibus cunctis . . . cremonen- 
ses ut dictum est peterent brixiensibus ut ex predictis terris 
recuperandis et manutenendis irent ad suum servitium. quod 
non debeat obesse huic concordie et sa . . . curtis nove ea 
vice dicerent quod brixienses non irent ad servitium cremo- 
nensium. vel quod vellet eos ad aliam partem ducere prò suo 

servi tio faciendo. Et si brixienses in aliq cremone. 

Ego illuni vel illos dabo omnes comuni et potestati et rectori- 
bus cremone qui nunc sunt vel prò tempore erunt ad eorum 
voluntatem infra octo dies ex quo petitum fuerit per rectores 
cremone . . . cambio sine fraude prò eis qui essent capti de 
meis. Et si ali quod fuerit additum vel minutimi vel mutatum 
in concordia rectorum et consciliorum sonatorum ad campa - 
nas cremone et brixie . . . vel mutari possi t absque comuni 
conscilio ipsarum civitatum ad campanam sonato. Nomina ve- 
ro brixiensium qui iuraverunt predicta omnia et supra ipsis 
brevibus veteri et novo etc. (omiss.) . . . 

Qui scieguono i nomi di centocinquanta Bresciani, od in quel torno, 
che vi risparmio. Vi trovo: Desiderio Giudice, Pietro Pettenalupi, Gaforo 
de Gazzago, Martino Cicamica, Martino degli Alcherii, Valentino Cigola, 
Galtcrio Poncarale, Oddone Avvocato, Viscardo Sala, Martino Boccaccio, 
"WiHmo Palazzo, Prcmozio Martinengo, Giovarmi Lon?o, Milonc Grasso ecc. 



DIPLOMATICO 1 1 5 

Versa vice domili as lanfrancus rogerii et Bellottus bonserius 
et Oddo de medolago et Omnebonum de lirsolario et Marti- 
ri us de cella et Egidius de urscasali de Cremona iuraverunt 
attendere et observare ut in i . . . brixie et in novo addita- 
mento continebatur. In quo brevi facto inter cremonam et 
societatem militum brixie continebatur. videlicet quod homi- 
nes cremone debent iurare adiuvare societatem militum Brixie 
et episcopatus qui nunc sunt vel erunt ... et societatem co- 
milis Narixii que societas dici tur esse Sancti Faustini et esse 
illos qui eligerunt eum potestatem cum militibus et pediti- 
bus et arcatoribus et balestreriis et cum tota sua fortia et 
cum carozolo sine fraude; et debent adiuvare eos in eorum ... 
omnem hominem quoliescumque petitum fuerit per reclores 
jpsius societatis vel per rectores civitatis qui erunt in concor- 
dia societatis militum brixie. suis propriis expensis et morata 
ibi facere donec fuerit voluntas rectorum brixie qui sunt vel 
erunt rectores . , . faciam in avere vel personis in suo episco- 
patu vel districtu per me non per alium in servitio alterius. 
Et eos wardabo et salvabo in avere et personis per totam 
meam terram et episcopatum et districtum et prò posse defen- 
dam. Et hoc salvis sacramentis ... ut pergamus et papia et 
parma iurarent simile sacramentum brixiensibus ut brixien- 
ses iuraverunt eis. Et si aliquis de episcopatu et districtu bri- 
xie venerit in Cremona vel in suo districtu eum dabo comuni 
suprascripte societatis si habere potuero et si pe . . . in ban- 
num mittam et de banno non traham eum sine parabola ip- 
sorum rectorum societatis. Pontes et molendina et possessiones 
terrarum ecclesiarum militum et peditum et aliorum homi- 
num restituantur sicuti erant vel fuerint tempore pacis et 
hoc totum . . . sine frande et singulis quinque annis debent 
renovari sacramenta si requisitimi fuerit ab aliqua partium 
infra unum mensem non remanserit parabolam rectorum ere- 
mone et societatis militum brixie vel in concordia rectorum 
brixie qui erunt . . . qui debent consimili modo attendere ut 
Cremona si aliquis brixiensis iverit in districtu pergami et pe- 
titum fuerit a rectoribus societatis predicte. Item si societas 
predicta militum brixie ad concordiam cum dieta alia socie- 



li() CODICI'. 

tate quc (licitar sancii ... in discordia ccciderint sccum. ego 
cuin dabo consulibus societatis militum brixie. relincndo sal- 
vum cambium prò meis bominibus quando ipsa societas sancti 
faustini babuissct si peti tuoi fuerit a consulibus societatis mi- 
litimi brixie . . . meis hominibus iam diete societari militum 
dabo si a me pelierint. In novo vero additamento super quo 
iuraverunt cremonenses predicti ita continebatur. Ego iuro ad 
sancta dei evangelia quod bona fide et sine fraude altendam 

et observabo omnia ea società tem militum brixie et 

episcopatus et cremone continetur ipsis militibus civitatis et e- 
piscopatus brixie et omnibus illis personis qui eis attendunt et 
attendent si in aliquo tempore societas que dicebatur sancti 
faustini vel alia similis fieret in civitate vel virtute brixie... 
societates et qui eis attendent et qui eis conscilium vel adiuto- 
rium darent. Et quod bona fide et sine fraude veniam et adiu- 
vabo brixienses et eorum comune quotiescumque petitum fue- 
rit per rectores comunis brixie aut per suum nuntium vel per 
suas litteras ... et arcatoribus et balestreriis et cum omni fortia 
civitatis et episcopatus cremone in eorum episcopatu et districtu 
et virtute esse omnes gentes civilates et loca et esse omnem bo- 
minem meis propriis expensis et predictis et moram ibi faciam 
donec fuerit voluntas . . .ad manutenendam et defendendam 
civitatem brixie. et districtum et episcopatum et jurisdictio- 
nem et virtutem et personas ipsius civitatis et ad recuperanda 
et manutenenda loca que eis ab aliquo vel ab aliquibus sunt 

ablata vel fuerint aut detenta a loco vel locis 

.... Item bona fide brixienses wardabo et salvabo in avere 
et personis per totani meam terram et aquam et districtum 
et episcopatum et prò posse defendam et nullam ofìiensionein 
in suo episcopatu et districtu eis faciam per me vel per aliuni 
aut in servitio ai . . . vetabo per totani meam virtutem stra- 
tam succursum et mercatum omnibus inimicis comunis brixie 
personis seu locis vel terris de quibus nuntiatum fuerit a recto- 
ribus comunis brixie vel eorum nuntio vel suis litteris sigil- 
latis rectori vel rectoribus cremone .... ire vel transire in 
eorum offensionem aliquam personam. Ncc fraude evitabo quan- 
do predicta et quodlibet eorum requiratur et requiri ac exigi 



DIPLOMATICO 117 

possìt. Ilem si aliquis bannitus brixie et episcopatus et districtus 
eius et spetialiter narixius comes et . . . in virtute cremone 
eum dabo rectoribus comunis brixie si babere poterò si petitum 
fuerit a rectoribus comunis brixie vel ab eorum nuntio vel suis 
litteris sigillatis. et si habere non poterò eum in banno ponam 
cremone vel mi Iti faciam nec de ipso banno eum extraham 
.... comunis brixie. Et bec omnia observabo usque ad no- 
num diem infrante decembre et ab ilio die usque ad viginti 
quatuor annos expletos. hoc acto quod omni anno et tempore 
potestas seu consules cremone qui nunc sunt vel prò tempore 
erunt debeant iurare hec et omnia . . . tinentur attendere et 
observare et singulis quinquenniis hec debeant sacramenta re- 
novare et facere infra unum mensem ex quo requisitimi fuerit 
per rectores comunis brixie vel eorum nuntio et in constituto 
comunis civitatis cremone ponere hec . . . hominibus civitatis 
et districtus cremone a quindecim annis supra et a septuagin- 
ta infra nec de ipso constituto debeant aliquo tempore infra 
predictum tempus. Et si cremonenses in aliquo conflictu vel 
prelio caperent vel alibi aliquem vel aliquos de . . . bo omnes 
comuni et potestati et rectoribus comunis brixie qui nunc sunt 
vel prò tempore erunt ad eorum voluntatem infra octo dies 
ex quo petitum fuerit per rectores comunis brixie vel per eorum 
nuntios vel suis litteris sigillatis. salvo cambio sine fra . . . 
fuerit additum vel minutum vel mutatum in concordia re- 
ctorum et consciliorum sonatorum ad campanas cremone et 
brixie id attendam et observabo. nec ali ter aliquis addi vel 
minui vel mutari possit absque comuni conscilio ipsa ... Et 
hec omnia observabo salvis sacramentis omnium societatum 

cremone etc cri palatii notarius his 

internai etc. 



Io credo vi tornerà non discaro quest' atto singolare del comune dì 
Brescia, promettente di attenersi ai patti ed alla società dei nostri militi, 
od ottimati, col comune di Cremona. Le convenzioni parziali che riguardano 
il conte Narisio e la sua società di s. Faustino, nonché quelle che si rife- 
riscono ai comuni di Parma, di Bergamo e di Pavia, gli aggiungono impor- 
tanza per la storia così nostra come delle Comunità nel documento ricordale. 



11S codici: 



ccxvi. 

(1139 — 1156) 

Atti del Porto Piacentino. 

Inediti t. 

Ora clic dalla dotta Commissione Parmense diretta dal benemerito Com- 
mendatore Pezzana, degno continuatore dell' Affò nelle Storie del suo paese, 
vengono pubblicate le carte diplomatiche di Parma e di Piacenza, non è 
indarno recarvene alcune eh' io già nel vostro Codice (t. V delle Storie, 
pag. 99, 102 e 108) ho ricordate, le quali dolevami d'avervi omesse. 

I. — 1139. Die sabbati qui est tercio Kal. madii in civitate Pla- 
centa in palacio epi in presentia eorum hominum quorum 
subter leguntur. Nicholaus de Castello arquato, et Ionalhas 
mantegacius et obertus fllius Agadi consules civitatis Placentie 
per suam sententiam possessionem dederunt ecclesie sce Iulie 
de Brixia per Ardengum presbiterum et missum ejusdem ec- 
clesie. Nominative de toto hoc quod guinizo et Palastrellus et 
Rolandus angosola et Iordanis de Puteo tenebant in portu 
Piacentino seu in rivatu ex parte comitisse gluzuline qui esse 
videtur super fluvio pado non multum longe a civitate Pla- 
centa. Anno ab incarnacione dpi nri ihu xpi millesimo cente- 
simo trigesimo nono isto die ind. secunda. Ibi fuerunt testes 
Gandulfus Clericus Ribaldus de cario, Bonefacius de porta 
Obertus bergonzonus Bonus iohs passamonte Plasius currerius 
Fraglorius faber de Cremona Comes de grimono. 

Ego obertus sacri palacii etc. 

II. — Die sabbati q. est tertio Kal. Madii. In presentia eorum 
hominum quorum nomina subter leguntur. Niger. et Eimeri- 
cus currerii et missi communis civitatis manibus suis propriis 
corporaliter miserunt ardengum presbiterum et missum eccle 
sce Iulie de brixia in possessionem ex parte domini Arduini 
episcopi et comitis et ex parte nicholai de Castello arquato 
et ionathe mantegacii et oberti filii agadi consulum civitatis 
1, Codice Diplomatico Quirin. sec. XII, 



DIPLOMATICO 119 

Placentie et per eorum jussium. Nominative de toto hoc quod 
guinizo Palastrellus et Rolandus angozola et jordanus de Pu- 
teo tenebant in portu Piacentino seti in rivatu ex parie Co- 
mitisse gluxuline q. esse videtur super fi Livio pado non mul- 
timi longe a ci vi tate placentia. — Inde factum est hoc anno 
ab incarn. dni uri ihu xpi mill. cent, trigesimo nono ista die 
indict. Secunda. Ibi fuerunt testes Ribaldus de Cario, Bonefa- 
cius de Porta Plasius ficatellus Andrea Sigezoni Guido Sorego 
Albarinus de cuculo Ragacerius. Petrus bonus de Alfiano de 
Cremonensi. — Ego Obertus etc. 

III. — 1149. Die jovis q. est quintodecimus mensis decem. in 
civitate Placentia in palatio Epi in presentia frederici et Otto- 
nis monachi Guidonis de Pigazano canonicorum majoris pia- 
centine ecclesia? et in presentia Rogerij de Sarturiano bosonis 
de petra doeria et aliorum eie. De controversia q. vertabatur 
in ter monast. sce Iulie de Brixia per dnam Fùchildam abbam 
ipsius monast. et dnam Gratiam et dnam Armilinam sorores 
ejus nec non et Vilanum speronum et gerardum de Arena et 
paganum filium berardi et fulconem de cario et Villanum 
fìlium homodei 111. vilani. Nominative de possessione cursus 
portus sce Iulie p. dici tur Placentinum quam predicta abba- 
tissa dicebat predictam aliam partem sibi suam possessionem 
turbasse visis ab ulraque parie testibus dnus Iohanes placen- 
tinus electus eps in quem ambe partes se commiserant simul 
cum alberto mantegatio assessore ejus de predicta possessione 
talem sententiam tulit, ambabus partibus presentib. 

Propter testes quos vidimus et propter hoc totum quod vi- 
dimus et audivimus cum Consilio consulum et sapientum Pia- 
celi tie parti predicti monasterii possessionem damus a buca 
mortili tali modo est in sursum siculi suprascripti sui testes 
dicunt se possidere et tenere indivise et damus ut predicta 
alia pars a predicta buca morlui in sursum siculi predicti te- 
stes dicunt nullo modo parti predicti monasterii possessionem 
perturbai. 

Inde factum est hoc anno ab. incarn. dni uri ihu xpi 
M. C. XLViIII ista die indict. XIII. 



120 CODICE 

Ibi interfuere Griincrius vicecomes Rodulfus de Sartiriano 
etc. etc. . . . Comes Nantelmus de Crema, Gerardus Iurispe- 
ritus de Porta s. Andree de Brixia etc. — Ego Obertus etc. 

IV» — 1155. 18 febb. Adrianus eps. Servus servor. dei Vener. 

fra tri Piacentino epo salutem etc. Ea que rationabi- 

liter etc. Ex parte autem dilecte filie nostre abbatisse sce Iulie 

nobis est ultimatum quod .... Sporo Clod et socii 

eorum parrochiani tui contra sententiam quam predecessor 
noster felicis memorie pp. Anast. inter eos de portu piacen- 
tino et ipsam canonice promulgavit temeraria presuntione ve- 
tare contendunt et juramentum quo predictis ... et C. per se 
et sociis suis ipsi se promiserunt sententie parituros punien- 
do ausu frangere non verentur. Cumque alia vice nostras su- 
per hoc litteras suscepisses ut haec corrigi facies, et plenarie 
emendali, tu nihil unde miramur plenum curasti effectui 
manci]>are. Quo cura prò iterata scripta firmi tati tue preci- 
piendo mandamus quatinus eosdem presumptores et socios 
eorum districte auimovere non diferras ut ipsum sacramen- 
tum firmi ter observantes navem quam in eo portu statuerant 
removendo et pontem positum destruendo sententiam ipsam 
teneatur inconcussa. Quod si huic ammonitioni tue contuma- 
citer duxerint obviandum eos et complices suos infra XX dies 
post harum susceptionem analhematis vinculo denunties in- 
nodatos et sententiam ipsam usque ad condignam satisfactio- 
nem inviolabiliter facias observari. Nicbilominus autem consu- 
les Piacentini commoneas ut ab infestacticne predicti portus 
omnimodo desistentes navem quam inibì statuerunt sine di- 
latione removeant et allerius non reducant et prenominatos 
... et C. et Socios ipsorum compellant districtius ad antedi- 
ctam sententiam inviolabiliter observandam. Si vero ipsi iuxta 
commonitionem tuam hec facere forte contemserint in eos ali- 
dore dno taliter vindicabimus quod pena eie Dat. Lat. 

XII Rai. Martii. 



DIPLOMATICO 



121 



SERIE DEI DOCUMENTI 



NB. Documenti pubblicati o descritti nelle prime tre parti del Codice Diplom. 
» » » nella parte presente 



377 
114 
491 



Cosatami» il Cornarne di Brescia 
dalla lega di Pontida alla pace di Costanza. 



1040 



CIV. 


» 


. . . 1042 


cv. 


J> 


. .. 1049 


evi. 


)) 


. . . 1081 


CVII. 


s 


. . . 1083 


CVIII. 


» 


. . . 1087 


CIX. 


J> . 


... 1086 


ex. 


» « 


. . . 1091 


CXI. 


)) 


. . . 1104 


CXII. 


» 


. . . 1111 


CXIII. 


» 


. . . 1109 


CXIV. 


» 


. . . 1112 


cxv. 


» 


. . . 1145 


CXVI. 


» 


. .. 1167 


CXVII. 


» 


. . . 1168 


CXVIII. 


„ 


. . .. 1868 


CXIX. 


» 


. . . . 1168 


CXX. 


)) 


. . . 1169 


CXXI. 


» 


... 1170 



Nebularia e Nubolento vici bre 

sciami Pag 

Il vico di Sermione .... 
Il monte Mediano .... 
Il feudo condizionato . . 

La terra di Nave 

11 luogo di Zadre in Brescia 
Il vescovo Giovanni .... 
Il conte di Sabbioneta . . 
L'ospitale di s. Salvatore in Mosio 
Il monastero di s. Tommaso d'Ac 



CXXII. 



1170 



quanegra 

Ermengarda badessa del monast 

di s. Giulia ...... 

La festa di s. Barnaba . . . 
Valtenese, Padenghe, Pozzolengo 
La Lega Lombarda .... 

Concorda fra la Lega ed il mar 

ebese Malaspina . . . 
La pace fra Borno ed Eseno 
Altro istrumento per la medesima 

pace 

Le monache di Manerbio . . 
Il cardin. Odone di Brescia Le 

gato apostolico .... 
Feudalità del nostro Comune in 

Pontevico 



9 
10 
ivi 
11 
ivi 
ivi 

12 
13 

ivi 

16 

ivi 
ivi 
ivi 
17 

ÌVL 

ivi 

18 

ivi 

19 



22 



CODICE 



CXX1II. an 1172 



CXXIV. 


» 


1172 


cxxv. 


» 


.... 1173 


CXXVI. 


« 


1173-1174 


CXXVIL 


» 


1173 


CXXVIII. 


» 


1173 


CXX1X. 


» 


1174 


cxxx. 


» 


1174 


cxxxr. 


» 


1174-1175 


CXXXII. 


» 


1174 


CXXXIII. 


» 


1174 


CXXXIV. 


» 


1175 


cxxxv. 


» 


1175 


CXXXVI. 


» 


1175 


CXXXVII. 


9 


1175 


CXX XVIII. 


» 


1175 


CXXXIX. 


» 


1176 


CXL. 


» 


1177 


CXLI. 


» 


1177 


CXLII. 


» 


1177 


CXLIII. 


)) 


1177 


CXLIV. 


» 


1177 


CXLV. 


» 


1177 


CXLVI. 


» 


1177 


CXLVII. 


» 


1178 


CXL VIII. 


)> 


1179 


CXLIX. 


» 


1179-1180 


CL. 


» 


1179 


Chi. a 


)) 


1180 


CLLb 


» 


1180 


CLII.a 


)) 


1182 


CLII. b 


)) 


1182 



La chiesa urbana di s. Pietro in 

Ripa Pag. 20 

La pieve di Montechiaro . . ivi 

Riconferma della Lega Lombarda. 21 
Il Mercato Fortunato detto Nuovo 

in Brescia 22 

Il tribunale dei consoli di Brescia 

in un teatro romano ... 23 

Richelda badessa di s. Giulia . ivi 

Il fossato presso s. Agata . . 24 

I conti Lomelli ivi 

L' abbadia di Leno .... 20 
Desiderio Giudice di Brescia . ivi 
S. Galdino ed il porto di s. Giu- 
lia ivi 

II compromesso di Federico e 
della Lega 29 

Le proprietà della Cattedrale di 

Brescia ivi 

Il santuario di s. Zenone . . 31 

L 1 ospitale di s. Egidio ... 32 

L°abb. di s. Pietro in Monte . ivi 

IL palazzo vescovile di Brescia . 33 

L ? abb. di Leno ivi 

La condanna di fellonia ... 34 

Montechiaro ivi 

Le petizioni della Lega Lombarda. 35 

Il transito del Po ivi 

Il giuramento di Federico . . ivi 

La promessa di Federico ... 36 

La pieve di Elio ivi 

Il Borgo Nuovo di Brescia . . ivi 

Il castello ed il mere, di Casaloldo. ivi 

Il castello di Brescia .... 38 

I conti Lomelli ivi 

Lo statuto sulle tasse dei mercati. 45 
La pace fra Biscardo da Loseno 

e Guiscardo da Breno . . 46 

II vescovo Giovanni dei Griffi di 

Loseno 47 



Il Comune di Brescia dalla pace di Costanza 
alla morte di Federico II. 

CLI1I. » .... 1183 Concordia fra Bresciani e Cre- 
monesi 48 

CLIV. » .... 1183 I preliminari della pace di Co- 
stanza ivi 

CLV. » .... 1181 Castiglione 49 

CLVI. » .... 1183 La pace di Costanza .... ivi 

CLVII. » .... 1183 Vobarno e Pompignino . . . ivi 

CLVIII. » ....1184 Le rovine del castello degli Orzi. 50 

CLIX. » .... 1184 II conte Azzone 51 

CLX. » .... 1184 La moneta Bresciana .... ivi 



DIPLOMATICO 



123 



CLXI. 



184 



CLXII. 


„ 


1184 


CLXlII. 


» 


. ... 1184 


CLXIV. 


» 


1184 


CLXV. 


» 


. .. . 1184 


CLXVI. 


» 


1185 


CLXVI.I. 


» 


1186 


CLXVIII. 


)> 


1186 


CLXIX. 


» 


1186 


CLXX. 


V 


1186 


CLXXI. 


» 


1187 


CLXXII. 


» 


1187 


CLXXIII. 


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1187 


CLXXIV. 


), 


1169 


CLXXV. 


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1189 


CLXXVI. 


» 


1189 


CLXXV1T. 


,, 


1190 


CLXXVIII. 


)) 


1191 


CLXXIX. 


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CLXXX. 


1) 


.... ìlei 


CLXXXI. 


)) 


1191 


CLXXXII. 


„ 


1165-1192 


CLXXXIIL 


» 


1192? 


CLXXXIV. 


» 


1192 


CLXXXV. 


» 


. . . . 1192 


CLXXXVI. 


» 


1192 


CLXXXVIL 


)) 


1192 


CLXXXVIII. 


» 


1193 


CLXXX1X. 


)) 


1192 


CXC. 


» 


1193 


CXCI. 


» 


1194-1195 


CXCII. 


» 


1194 


CXCIII. 


)) 


1192 


CXCIV. 


» 


1194 


cxcv. 


» 


.... 1194 


CXCVI. 


» 


1194 


CXCVII. 


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.... 1194 


CXCVIII. 


» 


1194 


CXCIX. 


)) 


.... 1194 


ce. 


9 


.... 1195 


cci. 


)) 


1195 


CCII. 


» 


1195 


ceni. 


)) 


1196 


CC1V. 


» 


1196 


ccv. 


)) 


1196 


CCVI. 


)) 


1198 


CCVII. 


» 


1199 



Il primo documento della moneta 

bresciana ..... Pag. Ù2 

La Chiesa di Lonato .... 54 

Frammento storico 56 

I consoli di Lonato .... 57 
Le proprietà di s. Giulia . . ivi 
La riconferma della Lega Lomb. 58 
Le pievi di Liano e di Salò • ivi 
La cattedrale di s. Pietro de Dom. 59 
La pieve di Tremosine . . . ivi 

Biata Palazzo 61 

La Chiesa di Montechiaro . . ivi 

II palazzo del Comune ... 62 

I creduti Martiri ivi 

La chiesa - scita ad sanguinari. 64 

Domofollo Cazzago 65 

Le gelosie feudali 66 

II bando imperiale ivi 

I primordii della pace .... 67 

II Carroccio Bresciano ... ivi 
Il cantico della vittoria . . . ivi 
Bergamo e Pavia contro di noi. 69 

Il vaso Mulone 71 

Il castello di Rudiano ... 72 
La ricognizione della Lega . . ivi 
Il processo e la cons. di Volpino. 74 
Li 1 accordo fra il Comune ed Ar- 
rigo VI 76 

La ricognizione dell'accordo » ivi 

Il castello degli Orzi rifabbricato. 77 

Il feudo imperiale di Asola . . 78 

Provaglio 81 

Framm. del processo Leonense. 82 
Restituzione fra Cremonesi e Bre- 
sciani d 1 alcune terre ... 85 
Gli Arimanni dei Conti di s. Mar- 
tino ivi 

Il dipi. Leonense di Arrigo VI, 86 

La Chiesa di Vesia .... ivi 

La Chiesa di Montechiaro . . 87 
Il fiume Virola e Y acqua di 

Galbizeno ivi 

Scovolo ivi 

La concordia col Marchese di 

Monferrato ivi 

I privil. del castello di s. Giorgio. 92 

Un alto della Società Lombarda. ivi 

La concordia tra Ferrara e Bresc. 93 

La corte di Gargnano ... ivi 
Le concubine del chierico Ze- 

nebello 94 

L vietato a Crema un podestà 

bresciano 95 

La pace fra Bresciani e Bergam. 96 

La proc. per la guerra coi Milanesi. 98 



124 



CO DICK 



CCVIII. 
CCIX. 

ccx. 

CCXI. 
CCXII. 

CCXIII. 
CGXIV. 

CcXV. 
CCXVI. 



1139 



1109 II giuramento de 1 Pavesi . Pag, 100 
1199 La società di Bergamo e di Cre- 
mona 101 

1199 Le monache di s. Giulia . . . 102 

1199 S. Costanzo in Conche ... ivi 

1200 La pace tra i Federici e la terra 

di Darfo 103 

1200 La società di sei comuni lomhar. 107 

1200 La società dei militi di Brescia 109 

1202 II giuram. del nostro Comune . 112 

■1150 Atti del Porto Piacentino . . 118 



IL COMUNE BRESCIANO 

DALLA MORTE DI FEDERICO II 
ALLA TOTALE CADUTA DEGLI SVEVI 

A. MCCL-MCCLXVIII 



GLI ANGIOINI 

E GLI ULTIMI ANNI DELLA BRESCIANA INDIPENDENZA 



A. MCCLXVIII-MCCCXXXII 



LIBRO XVI. 



IL COMUNE BRESCIANO 

DALLA MORTE DI FEDERICO 
ALL'ULTIMA CADUTA DEGLI SVEVI 



BRESCIA NE TEMPI DI ECCEL1NO 
DA ROMANO 

Morto appena Federico, non è a dire se papa Inno- a.1251 
cenzo IV n' andasse lieto 4 . Cominciò in prima dallo scomu- 
nicare il figlio, T infelicissimo Corrado; e fermo di schiantare, 
poi che F albero tentennava, sin da radice la casa di Svevia, 
tanto si affaccendò che la Germania escluse dalla sedia impe- 
riale lo sventurato giovinetto, sul cui povero capo fischiavano 
le folgori pontificali. Perchè a torgli Napoli e Sicilia (in 
quanto a Lombardia s'era ornai data a parte guelfa) com- 

1. Giannone, Storia civile del regno lissimo , contro i Parmigiani. — 

di Napoli , lib. XVII. — Eppure Volff, Quattro Lettere greche ine- 

descriveva egli stesso poco pri- dite di Federico II. Berlino 1855, 

ma con tanta letizia la vittoria Arch. Storico del Vieusseux, t. IV, 

di Oberto Pallavicino, suo fede- dist. I, n. 7. 



128 



IL COMUNE imESCIANO 



moveva Innocenzo i popoli a libertà ; e suscitando vescovi e 
baroni, e promettendo il perdono dei peccati a chi sorgesse 
per lui, sparnazzando sue Bolle e Brevi e lusinghe di eccle- 
siastiche franchigie, sollevava un incendio di cui pur troppo 
narreremo lo scoppio l . 

Brescia, già lo vedemmo, conteneva a stento la irrequie- 
tudine procellosa de' suoi partiti; e parve che dilatando già 
dal 1238 a tanto cerchio le fosse cittadine 2 , non a difesa di 
popolo tranquillo, ma sì lo facesse ad allargare il campo delle 
sue battaglie. Fedele a parte pontificale, quanto si rallegras- 
sero i nostri padri all'annuncio della venuta di papa Inno- 
cenzo a Genova sua patria, lo vi narrino le cronache. Perchè 
promesso ai legati di Milano, di Mantova, di Brescia e di Bo- 
logna, ch'erano accorsi ad ossequiarlo 3 , sarebbe venuto alle 



1. « Ma eziandio più che mai senza 
risparmio d' indulgenze plenarie e 
di crociate si diede a commovere 
i vescovi e baroni e popoli della 
Germania, Sicilia e Puglia contro 
di lui ».Non è l'Amari questa volta, 
né il Giannone che parlano; è il 
buon Muratori. Ann. a. 1251. — 
Matii. Paris. Hisl. Angl. - Ray- 
nald, Ann. Eccl. a. 1251 e seg. - 
Fleury, Stor. Eccl. ecc. ecc. 

2. Malvezzi, Chron. Brix. R. I. S. 
t. XIV, col. 918, dist. VII, e 149. 
Civitas . . . ad tantum magnila- 
dinis augmentum pervenit , ad 
quantum usque ad dies meos ullis 
temporibus producta fuit. Nam 
aruios .... 1238-39-49 domos, 
vicosque, ac tempia qua) foras am- 
bilum urbis condita erant, foveis 
dumtaxat cingentes, novam urbem 



viarum serie distinxerunt 

Comprehendentes suburbia Portai 
Albarce et s. Iohannis . . . atque 
suburbia s. Nazarii et Ahxandri, 
ac s. Faustini ad sanguinem, et 
intercepios vicos a Porta Pilarum 
usque ad Portam Arbufoni eie... 
Veruni evolutis dehinc aliquot 
annis, urbem, quam foveis tan- 
tummodo munierunt, fortibus cin- 
xerunt muris. Quant'è di errato 
in questo vi risulti dal fin qui detto. 
3. Murat. Ann. a. 1251. D'una con- 
vocazione de'i legali e rappresen- 
tanti cittadini in Brescia, ordinata 
dal cardinale Uberto per ordine 
del papa, veggasi la Vita del conte 
Riccardo. lier. hai. Script, t. Vili, 
col. 132. Coradus rex . ... in 
Italiani irajecit. Oc'avianus Ubal- 
dinus Card, suo jussu (Ponliftcis) 



IL COMUNE BRESCIANO 129 

loro città, la nostra si preparò per le accoglienze. Venneci 
nel settembre probabilmente da porta s. Giovanni, salutato 
in prima da popolo infinito, che tra i vessilli del Comune e 
l'alto strepito delle trombe moveagli incontro con devota 
esultanza. Un eletto stuolo di nobili cittadini, che di candide 
vesti ricoperti lo circondavano, faceva gli onori della città; 
Giovanni Galcaria e Bertolo Rodengo teneano il freno dei 
cavallo pontificale. Antonio Manducaseno, Faustino Gaetani, 
Vione Prandoni, Giovanni Palazzo, Pietro dei Malvezzi, un 
Portico ed un Griffi reggevano 1' aste dell' aurato balda- 
chino *. Quindi baldorie e feste, che il Malvezzi non ha voluto 
raccontarci 2 : ma le baldorie molte volte sono figlie di co- 
mandata allegrezza, e noi per certo non farem caso di queste 
benché sta volta sincere. Bensì ricorderemo alcuni provve- 
dimenti sulla moneta 3 : ed altri perchè né monaco né chie- 
rico si facesse podestà 4 , e perchè due frati Umiliati di s. Luca 
si mandino all'esercito a farne i tesorieri 5 ; per tacervi di 
parecchie concessioni a quelli di Gambara 6 , e non so che 
decreti per le cavete di Rudiano 7 e pel fiume Garza 8 . 

Frattanto colla vicina Bergamo si accomodavano le cose: 
però che fatta nel maggio un po' di tregua, si venne ai patti 

. . . Legatos Civiiatum, Princi- (Lugdunum) ubi convocato conci- 

pesque federatos Brixiam evocai. Ho, deposuit Federicum. 

Pare da ciò che fosse il nostro 3. Stat. Murricip. pergam. del 1277, 

Comune tra i più fedeli a causa fol. 43. Si eleggono boni homines.... 

romana. ut debeant singuUs quattuor meri- 

1. Malv. Chron. Brix. R. I. S. t. XIV. sibus videre et levare assazia de 
dist. Vili, cap. IV, col. 920. omnibus monetis — 1249. 

2. Existimavi superfluum, 1. cit. 11 4. Statuto citato; nel giuramento del 

Cronaco di s. Pietro nella sua podestà, carte 49. 

parte inedita che vi daremo se la 5. Stat. cit. carte 56. 

passa di ciò con due parole: MCCLI. 6. Liber Poterìs Brixice, carte 277. 

Papa Innocentius venit Brixiam 7. Liber Poteris, cnrte 314. 

die 2 septembris et ivit Laudunum 8. Liber Poteris, carte 378. 

odorici, S(or. Brcsc. Voi. VI 9 



130 IL COMUNE BRESCIANO 

della concordia ', che furono recati a Brescia dal giudice 
Guglielmo de Bono, con questo che si fermasse non per l' im- 
peratore, che allor non era, ma per l'onore dell'imperio, che 
quel principe si eleggesse dai baroni d'Allemagna e si con- 
fermasse dal papa. Erano consoli di Brescia, come narra il Mal- 
vezzi, Obicio Ugoni, Girardo Gambara, Federico dei Griffi, 
Rizzardo Bocca 2 , sotto i quali trovo accennati per elemo- 
sine lor decretate i frati e le sorelle della chiesa di s. Maria 
di Serpento 3 (il Cerropicto del secolo Vili che abbiam 
veduto), come si nomano in quel tempo i fratelli e le sorelle 
di s. Salvatore prope portam Arbuffoni k . Ed è forse ad essi 
consoli che dobbiamo alcuni statuti mercantili, ove si nomano 
le vie di Vallio, di Caino, di Vobarno, di Desenzano, di quella 
da Pontevico a Brescia per Manerbio e Bagnolo, e quella 
ancora da Bergamo a Brescia per Palazzolo; come lor dob- 
biamo lo statuto sui Mercati Nuovo e de Foro 5 : distinzione 
singolarissima da nessun altro avvertita. Ed essi riparavano 
la cattedrale di s. Pietro de Dom 6 , ed ordinavano che i bre- 
sciani carrocci si tenessero chiusi 7 . Né vuo' tacervi un de- 

1. Liber Poteris Brixice, carte 320. Perg. Quir. del sec. XIII, carte 16. 

- Ronchetti, Mem. della città e 5. Saluto cartaceo, carte 1G, 17. — 

chiesa di Bergamo, t. IV, pag. 93, Statuti cartacei ricordati, carte 15. 

1. XVI. - Malvezzi, Chron. R. 1. S. - Una volta per sempre : dirò car- 

t.XlV, dist. Vili, e. V, col. 920. taceo lo Statuto del sec. XIII, di 

2. Liber Poteris, luogo cit. cui parlo alla nota 3; pergamenaceo 
'ò. Statuti Municipali del secolo XIII, V originai codice antico , V uno e 

trascrizione cartacea diligentissima l'altro municipale, depositati adesso 

del secolo XVIII, ora depositata nella Quiriniana. 

nella Quiriniana, carte 10. 6. Idem, cartaceo, carte 106. 

4. Statuti citati, carte 11. Altre cor- 7. Quod carrocia claudantur de spran- 

porazioni vengono qui beneficate: le gis et teneantur clausa; ivi. E 

monache di s. Caterina, s. Giaco- poiché parliamo di Statuti, stabili— 

model Mella, gF infermi di s. Mat- vasi verso il 1251 che se qualche 

teo,il consorzio di s. Spirito: corpo- mercanzia sottoposta a toloneo in- 

razioni che si ricordano negli Stai- venta fuerit Yse, Peschcriis, sive 



IL COMUNE BRESCIANO 131 

«reto del 1252, che vietava negli atti femminili mutar confes- 
sione di legge per guisa che la professata come romana (ben- 
ché lombarda) non potesse professarsi come vivente a que- 
st'ultima legge S e l'altro che il podestà non potesse avere 
T assoluzione del pontefice senza il permesso del Consi- 
glio 2 . Nò abuserò più oltre citandovi le prescrizioni pel 
fonte di Ercole 3 , pel borgo di s. Nazaro \ per le vie di 
Caneto, Quinzano, s. Giorgio, Castenedolo, e pei ponti di 
Manerbio (qui mantenetur tamen de lignis), e per V altro del 
Gattello, chiamato già fino dal 1251 con germanica voce pon- 
temghetem*; e per altri statuti provveditori e testimoni della 
vigile e solerte operosità dei consoli bresciani. — Ora la 
storia c'incalza. 

Fu dunque in Brescia papa Innocenzo IV 6 , ravvivatore 
di parte guelfa, che il cardinale Ottaviano degli Ubaldini 
colla pace dell' 8 marzo 1252 avea resa più forte; quella 
pace che fu stipulata in Brescia richiamando in essa la lega 
lombarda 7 . Forse valevano a questo gli accordi avuti a Ge- 
nova dal podestà di Brescia Lodrisio Crivello col papa e col 
conte Bonifacio Canossa 8 . Ma lasciata il papa la Lombardia, 

inpartibus illis, sive Salodii ... 5. Idem, carte 194. 

concluda a civitate, divenga prò- 6. Un diploma di quel pontefice per 

prietà del Comune. s. Giulia ci avverte eh 1 era in Bre- 

1. Si aliqua mulier confessa fuit se scia nel 20 settembre (XII Kal. 
lege vivere romana, licei lombarda Octob.J. - Margar. Bull. Casin. 
sii, non possitpostea dicere se lege tomo II, pag. 270 e seg. Come 
lombarda vivere. Cod. perg. 161. dunque lo fa in Bologna il Mura- 

2. Quod potestas non possit absolu- tori il di 8 setlem. dopo lasciata 

tiojiem accipere vel habere a papa, la nostra città? (Ann. a. 1251). 

nisi devoluntate consilii genera- 7. Murat. Antiq. Hai. Medii Mvi, 
lis. Stat. Municip. orig. perg. se- t. IV, pag. 487. 

colo XIII, presso la Quir. car. 12. 8. Murat. Antiq. hai. Medii Mvi, 

3. Statuti citali, carte 186. t. IV, p. 487 e seguenti. - Let- 

4. Luogo cit. carte 193. tere di L. Crivello. 



132 IL COMINK bresciano 

vi si riaccesero le parti ghibellino , talché parve a Corrado 
re poter discendere in Italia ravvivatore del cadente im- 
perio. Bene accolto a Verona dagli Eccelini , piantò il 
campo a Goito *: vide i suoi di Cremona, di Piacenza, di 
Pavia; poi volse a Puglia fermo in ciò di mettere a dovere le 
città ribellate da papa Innocenzo IV. 

Né il comune di Brescia potea per questo rimanersene 
tranquillo. La parte imperiale, duramente compressa dal- 
l'arti e dai fulmini pontificali, non era estinta però. Vivevano 
forse ancora i figli dei nobili Gualfredo e Pizone; di Narisio, 
di Gilberto, di Ugone, dei conti traditori del nostro Comune, 
di cui per l'appunto in questi tempi si cercavano le pro- 
prietà sull' Asolano per poi venderle senz'altro al comune di 
Asola 2 ; come in altri si designavano le rocche dei Malesardi 
e ribelli del Comune, o seguaci di Corradino Novello, 
perchè venissero distrutte 3 . E un segno di recenti lotte lo 
abbiamo ancora nelle epistole di Lodrisio Crivello (1251- 
1252) podestà di Brescia, indirizzate al Canossa (1251 ) 
che lo era di Mantova, dal nostro campo di Lodi; dove i 
guelfi, che teneano a forza contro i ghibellini la piazza, chia- 
mate Farmi d'altri guelfi, ne avevano da Brescia e da Mi- 

1. Murat. Annali, a. 1251. Zamboni, carte 157, e mio Codice 

2. Stat. Municip. pergam. del sec. XIII num. 132, e. 178). Ma con istru- 
presso la Quiriniana, e. 136 tergo. mento 2 e 7 aprile e 10 dicembre 
- Già dal 1240 con ^strumento 1254 (Liber Potoria, esempi, cit. 
6 settembre il Comune avea ceduti carte 468), il Comune acquistava 
alla comunità di Asola i beni dei dai conti di Mosio le torri ed i 
conti Ziberto, Negro, Alberto, Fé- palazzi di quel castello. 

derico q. Narisio, ed Azcbone, Te- 3. . . . Malexardorum et proditorum 

baldo, Guglielmo; come pure delle Com. Brix. fautorum Conradini 

proprietà dei figli del celebre conte Novelli, et facere funditus eas 

Azzone di Mosio, tulli ribelli, tra- dissipari, et terralia et fossetta 

ditori e banditi del Comune (Lib. explanari. Nel cit. Stat. pergam. 

Poleris, esemplare veduto dallo carte 40. 



IL COMUNE BRESCIANO 133 

lano *. — La vittoria fu nostra. E di che nostri prigionieri «.ì 2 m 
proponesse il Crivello a Mantova lo scambio con altri da 
Verona, io non saprei: certo eh' e' proponevalo a nome della 
nostra città, fissando il luogo della restituzione a Montemedio 
(s. Giorgio) di Montechiaro 2 . 

E una grossa fazione di militi bresciani e del comune di 
Mantova s'adunava intanto aMonzambano, eh' e' volevano 
distrutto a vendetta e ristoro, qui replica il Crivello, dei sof- 
ferti danni 3 , mentre dal campo d'Acquanegra proponevasi 
in Mosio al Bonifacio un secreto abboccamento per non so 
che trama contro i nemici *: Altra sua lettera fa noto d'aver 
messo in libertà, volente il pontefice, un prigioniero d' alto 
lignaggio, Alessandro dei conti di Marcarla 5 . Una seconda 
parla ancora del trattato di Mosio e del consiglio militare 
d'Acquanegra che ne fu la conseguenza 6 . Una terza gli 
narra che la moglie di Corrado Cavalcabò avea tentato di 
mettere nelle mani di Buoso Doara il castello di Monte- 
sauro 7 : lettere singolari accennanti a fatti che le cronache 
del tempo ci mettono come in nube 8 . 

1. Murat. Ant. Ital. il/. /Evi, t. IV, devano al cardinale Ottaviano ed 
p. 518. - Flamma, Manip. Fior. al comune di Mantova pronti soc- 
R. I. S. t. XI, carte 285 ecc. - corsi al Crivello impegnato ncl- 
Ann. Mediol. Rer. I. S. t. XVI, l'impresa (Muratori, luogo citato, 
capo 23. - Corio, Storia di Mi- - Lett. del Crivello, 4 e 5). 
lano, al 1251. - Ckvon. Veron. 3. Lett. cit. n. 7. 

R. 1. S. tomo Vili , col. 635. - 4. L. cit. n. 17. 

Nicolaus de Curbio, In vita In- 5. L. cit. n. 19. 

nocentii 111, R. 1. S. p. 1, t. III. 6. Lettere citate. 

2. Murat. Ant. Ital. M. JEvi, t. IV, 7. Littercc Lodrisii Cribelli citale, 
col. 498. Epistole Laudrisii Cri- 8. Arco, Cronichetta mantovana dal 
belli Pmtoris Brixiani. Certo è 1095 al 1299 nell' Archivio Stor. 
per altro che la vittoria bresciana del Vieusseux, nuova serie, t. I, 
e milanese a Lodi non fu senza disp. II, pag. 37. - Odorici, la 
pericoli; perchè gli assessori e vi- Battaglia di Rudiano, Archivio cit. 
cari del podestà di Brescia cine- t, III, parte II. Ivi la cronichetta 



434 IL COMUNE BRESCIANO 

a.i252 Moriva intanto aBrescia il conte Riccardo di Sanbonifacio. 
Onorato dai nostri di splendidi funerali *, lasciava questi un 
figliuoletto che dai Bresciani fu consegnato al comune di 
Mantova 2 : e fu quel Lodovico che nella militare virtù vinse 
talvolta il padre; 

E forse a lui toccò l'imponente spettacolo della federa- 
zione lombarda, che nell'8 marzo del 1252 stipulavasi nella 
gran casa dell' episcopato di Brescia dal cardinale Ottaviano 
di s. Maria. Rappresentanti del nostro Comune furono Piardo 
della Noce, Griffolino dei Griffi, Enrigeto di Martinengo e 
Pietro di Capo da Ponte, giuranti la società lombarda [colla 
Marca Trivigiana, colla Venezia, colle città romane. Assume- 
vano i collegati di mettere a disposizione del cardinale un 
polso di militi, trecento dei quali a carico di Brescia, Mila- 
no, Alessandria, Novara, Mantova, Ferrara, Bologna e Mode- 
na 3 . E frutti per avventura di quella pace furono parecchie 
leggi dei nostri consoli , e gli statuti per la corte di 
Mosio 4 , e quello del Paratico dei Fabbri- ferrai 5 , e gli ordini 
sul carcere del Comune, sulle custodie del Broletto 6 , sulle 
fosse, sui mulini, sul castello di s. Giorgio 7 , sulle case da 
vendersi nel castello di Asola, e per altre da innalzarsi 
colà 8 ; e sulla fiera del Brolo, e su quella di Castello 9 , e sul 

cremonese favoritami dal dottor 4. Statuti Municipali del secolo XIII, 

Robololti ecc. Codice cartaceo carte 93, e perg. 

1. Monachi Patav. Chron. R. 1. S. pag. 24. Ivi pur di quell'anno 1252 
t. Vili, col. 686. Ricardus Comes a pagine 46 è un Previlegium et 
s. Bonifacii . . . cum esset Bri- investituram acceplam tempore for- 
xice etc. . . . Brixienses vero eum mate pacis Placentie. 

cum honore maximo sepelire stu- 5. Stat. cit. carte 68, 1253. 

diosissime curarunt. 6. Stai. cit. carte 69. 

2. Arco, Cronichctta mantovana nel- 7. Stat. cit. pag. 73, 76. 
T Archivio del Vieusseux, 1. cit. 8. Stat. cit. pag. HO. 

3. Murat. Antiq. ltal M./Evi,t IV, 9. Stat. Pergam. soprascritto, presso 

col. 487; ivi Tatto della società. la Quiriniana, pag. 18. 



IL COMUNE BRESCIANO 135 

Mercato di Brescia *, un cui statuto assolvendolo dal tolo- a .i 2 52 
neo, rispettava i diritti dei Confalonieri e dei Palazzi 2 : 
brevemente, a mille cose dell'ordine civile si provvedeva. 

E mentre questi fatti accadevano, un Filippo Ugoni Po- 
destà di Firenze (1252) facea l'impresa (che l'Ammirato ci 
narra 3 ) di Montaja contro i ghibellini, sostenitore colla re- 
pubblica di parte guelfa, che era quella della patria; talché 
una carta di quest'anno accusa di traditore dell'impero e 
del comune di Trento il conte Pancera d'Arco ed i suoi 
fratelli, perchè se la intendevano con noi 4 . Ed è singolare 
un atto consimile del 1240 per cui dal podestà di Trento si 
permette a Bonifacio di Bonlono (un fedele a causa impe- 
riale che abitava prope perfidos Brixienses inimicos et bannitos 
Imperii, ed a cui venivano dai nostri guelfi smantellate le 
case) di erigersi a difesa il castello di Turano ubi dicitur ca- 
strum Cai purché sia questi nella pace e nella guerra col 
vescovo di Trento 5 . 

Ma risalendo agli statuti di Mosio riconfermati nel 1252 
secondo le riforme introdotte tempore dui Fabri de Bononìa 6 , 
vi è singolare che il borgo e la cerchia di Mosio doveva es- 
sere misurata ed estimata per modo che la vecchia proprie- 
tà del Comune vi si trovasse differenziata da quella dei ban- 
diti dalla città; che la Chiesa venisse valutata e misurata da 

1. 1254 Fera Broli fiat in s. Maria n. CGIV, et Panceria de Arco e 
Augusti. =z Fera Castri tempore fratres sint prodilores (Ini Imperat. 
quadragesima. - St. Perg. car. 17. et Cois Tridenti . . . stando cum 

2. Statuto cartaceo, carte 12. Ivi par- Brixiensibus etc. 

lasi di alcuni diritti dei signori di 5. Docum. della Bibliot. di Trento. - 

Elio sul mercato d'Iseo, da ser- Coli. Mazzetti n. 7013, comunica- 

barsi pel podestà di Brescia. tomi dal gentile e dotto storico 

3. Ammirato, Storie Fiorentine, t. I. Tommaso Gar. 

pag. 95. 6. Un Faber Bonifacii Guidonis 

4. Verci, Storia Ecceliniana. Ivi al Guiscardi fu podestà nel 1210 
t. Ili il Cod. degli Eccelini, doc e 1251. 



1 30 IL COMI NE BRESCIANO 

mìsj se; clic il podestà di Brescia soddisfacesse alle terre valutale, 
e che n'andassero al Comune quelle dei renitenti a cederle 
secondo le perizie municipali; che il podestà dividesse poi 
quelle terre fra i militi e gli abitanti che denno starsene in 
Mosio, con equabili assegnamenti (cuilibet militi et cuilibet fe- 
diti Ecclesie Parrocchiali de Mosio), con questo che ciascun mi- 
lite teneatur continue habere equum vel equam de Battalia; che 
l'abitazione sia data in feudo senza prezzo, e che il terreno 
sia pagato come parrà meglio al nostro Consiglio. = 

Che nel borgo e nel territorio di Mosio non si eriga nò 
dai privati né dal Comune fortezza alcuna o fabbrica di sorta 
ultra octo punctos; e che gli uomini di Mosio vadano esenti per 
ventanni da ogni balzello. = 

Che nessuno di quella terra contragga; parentela coi 
conti e figli loro, o servi, o serve della loro casa, pena la 
perdita di quanto avessero in Mosio *. = 

Se alcuno dei conti di Mosio fosse prete di quella Chie- 
sa, o lo fosse alcuno de' figli o servi loro, si ottenga dal pon- 
tefice o dal legato che vengano altramente sussidiati di be- 
neficio, così che nulla posseggano in quel castello. 

Provvedimenti gravissimi che annunciano nel comune 
di Brescia una potenza ed una volontà rispettata o temuta 
dai pontefici e dall'impero: perchè il divieto che potessero 
i nostri podestà venire assolti dal papa senza la permissione 
del Consiglio generale ; la proibizione delle nozze fra que' di 
Mosio e gli addetti o subalterni alla famiglia, questi ed altri 
decreti caratteristici e parziali del tempo, che nessuno de' 

1. Statuti perg. carte 24 e scg. Item servis aut ancillis. - Si veggano 

quod habitantium in terra Mosii i larghi transunti di quello statuto 

?io» contrahant aliquam parente- fatti dallo Zamboni, Codice 132, 

lam cum comilìbus aut eorum carte 193 e lOi della mia Rac- 

liberis, legitimis etc. „ ,vel wrum colta. 



IL COMUNE BRESCIANO 



137 



nostri ha pur degnato di un cenno, disvelano la importanza 
del Comune lombardo rimpetto alla Chiesa, o tacente od 
approvante per lo migliore. Le forti predicazioni di Arnaldo 
non erano state adunque senza frutto. Ed è bene: perchè se 
un intento generoso fallito ne' suoi divisamenti non dovesse 
fruttare altro che infamia e la taccia di stolto, molti sareb- 
bero gli stolti più che non sono. Io non so se sia delitto, come 
vogliono alcuni, il tentare le cose grandi e impossibili, per 
ciò che le sventure conseguitate da una prova impotente ri- 
cadono sugli innocenti; ma so che revocare un glorioso pas- 
sato è sempre un' opera gloriosa. Innamorato egli dei primi 
secoli del Cristianesimo, dei secoli di Roma antica e della 
sua repubblica, s ? argomentò che al XII potesse rivivere 
T Evangelo colla sua semplicità, rivivere la maestà del Cam- 
pidoglio *: — splendide fantasie di Cola da Rienzo (l'amico 
di Petrarca) e di tutte le anime grandi. 

Il nostro Arnaldo sognò, ma il sogno gli costò la vita. 
Volea cose impossibili, intempestive; fu censore più acre 
forse che non portassero le condizioni insite nella natura del- 
l' età sua; ma disse cose vere. E dispetta poi anche il veder 
fatto carico al novatore d' aver predicato sull' avarizia, la 
simonia, la licenza, l'ambizione dei preti del secolo XII; di 
quelle cose né più né meno che il medesimo s. Bernardo suo 
nemico avea predicato 2 : Bernardo, che noi Lombardi accu- 



1. Franke, Arnold von Brescia. - 
Guadagnine Vita di Arnaldo ecc. 

2. S. Bernardo, Epistole. — Nunc 
vero .... purum esse clericum 
in Ecclesia erubescunt. — Ser- 
mone VI. Ecclesiaslicce dignitatis 
officia in turpem quccstum , et te- 
nehrarum negotium transiere: nec 
in his salus animarum, sed hxus 



quceritur divitiarum... con quel che 
segue, e diedi tutto grado vi rispar- 
miamo. - Serra. XXXIII (in Can- 
tic): Serpet hodie putrida tabesper 
omne corpus Ecclesia} - Ministri 
Christi, sunt et serviunt Anticristo. 
Inde meretricius nitor, histrionicus 
habitus, regius apparatus ctc. — 
Serra. 73 e 78 . . . Plus calcarla 



138 IL COMUNE BRESCIANO 

»52 sava di barbari ed insolenti d . Ma un atto insigne testò uscito 
dall'Archivio Secreto di Cremona è la lettera di Federico I, 
che indirizzava, calde ancora le ceneri dell'infelice Arnaldo, 
a quel pontefice Adriano per lo cui prego fa Arnaldo cattu- 
rato. Fu rimorso? fu tarda espiazione? Ad ogni modo è giu- 
stizia restituita alla memoria d'una vittima 2 . Ma s. Bernardo 
non parlava che di vizi, e fu lasciato dire in pace. Arnaldo 
toccò l'esuberante potenza dell'ordine clericale, e fu ab- 
bruciato. 

Né già che gli ordini clericali non fossero tenuti alla 
lor volta in grande estimazione; esempio gli Umiliati in Bre- 
scia del secolo XIII. 

» L'ordine de Humiliali fu per gran tempo di grande 
» riputazione (così una cronaca veduta dall' ab. Zamboni) 
» nella città, perciocché per mano di quello erano governati 
» tutti gli Offici importanti della città ec. Et prima uno di 
» quello stava proposto al Sale (Statuto vecchio super Confi- 
» nalis et Malexardis e. 4, a. 1292). Item niuna sorte de mer- 
» cantia poteva ne entrar ne sortire dalla città senza loro 
» licenza ut in Statuto e. 96, a. 1251. Item uno di queir or- 
» dine era massaro pubblico della Città et Republica ut in 
» dicto Statuto e. 48, a. 1277. Et sempre che la città . . . faceva 

(sacerdotes) quam altana fui gerir- dente papa Innocenzo dal far ve- 
ti . . . . Inde comessaliones et scovo Bernardo Desportes. 
ebrielates: inde cytara et lyra ... 2. Ardi. Sec. Crem. E, 21. Cardinali- 
volunt esse et fiunt Ecclesiarum bus utique veslrls clause sunt Ec- 
Propositi . . . Episcopi, Archie- clesieet non patent civitates, quia 
piscopi. — Ed altrove nelle Epi- non vidimus eos Cardinales sed 
stole: Nostra manus (monacorum) Carpinales , non predicatores sed 
omne diripiunt patrimonium. E predatores, non pacis corrobora- 
ci via. tores sed pecunie rapitores: non 
1. Murat. Anliq. Ital. diss. XXIII. orbis reparatores sed auro insa- 
- Insolentiti Lombardorum eie. tiabiles corrosores eie. Dat. anno 
S. Bernardo, epist. 155, dissua- MCLVI, Noi daremo intero il doc. 



IL COMUNE BRESCIANO 139 

» esercito, doi Humiliati andavano in campo come Camer- 
» lenghi, scrivean tutti li denari delli stipendiati e quelli pa- 
» gavano li soldati ut in Statuto f. 57, a. 1251 *. 

E negli anni 1236, 1237, ovvero nel 1258 (perchè il 
Griffi podestà lo fu in ciascuno), Alberto Gambara, Speltino e 
Danesio de Salodo, Arico Martinengo, Ugosozio Tangetini 
depositavano presso Y Umiliato prevosto di s. Luca una som- 
ma perchè Filippo Ugoni, Corrado Concesio e Bresciano 
Robolotti (ch'erano prigionieri) venissero, mediatori gli 
Umiliati, rimessi in libertà 2 : ma ritengolo fatto posteriore, 
perchè Griffolino lo si dice Olirti potestas, e vi si nomina la 
pars Ecclesia?. 

Ma tornando alle provvidenze dei nostri consoli, raffre- 
nataci dei castelli territoriali e dei loro conti, quasi sempre 
nemici del Comune, ricorderemo lo statuto per le torri 
di Pontevico, pei forti sulle porte di Palazzolo, pelle 
rocche di Quinzano, di Caneto, di Casalalto, di Gavardo; 
come l'ordine che nella terra d'Iseo più torre non si levasse, 
né muraglia, né porto, né castello; e che se alcuno di parte 
avversa possedesse alcunché nei castelli governati dal po- 
destà nella Riviera di Garda, abbia a cedere la sua parte ad 
alcuno della fazione cittadina 3 . 

1. Zamboni, Miscellanee presso il sig. zione della moneta parmigiana in 

ab. Lodrini - e Cod. 132 della Crescia, nomala in un contratto di 

mia Race. - e lo Statuto cit. f. 56. locazione di Giovanni ' prevosto di 

Quod duo fratres religiosi de do- s. Faustino ad sanguinerà. - Co- 

minibus Humiliatovum vel Eccl. dice 132, pag. 104. 

s. Luce miltantur prò Coni. Brix. 2. Zamboni, 1. cit. Statuti Munic. sec. 

in quemlibet exercilum faciendum XIII. - Cod. Cart. Quir. carte 118. 

prò Coni. Brix. qui recipiant de- 3. Statuti Munic. del sec. XIII. - Cod. 

narios eie. et faciant illas expen- Carlac. carte 21, 22, 23. A pagi- 

sas et sciant scribere etc. - È poi na 20 sono Statuti pei castelli di 

notevole, a proposito di moneta, Rudiano, s. Giorgio, Volongo, s. 

in un altro documento 1' introdu- Gencsio. 



a. 125 2 



1 IO IL COMUNE ORKSCIANO 

a.i2i2 Nò andrà senza memoria l' ordine dato al podestà perchè 
debbano ripigliarsi dal Comune le terre vendute dagli uomini di 
Casalalto a tempore distructìonis Casalis Alti, e rimettere l'ac- 
quedotto coni' era quando quella terra fu distrutta *; e perchè 
nessuno al bando di Cremona possa fermarsi all'Oglio e mol- 
to meno in Pontevico 2 ; e perchè si conceda l' immunità di 
una villa da fabbricarsi lungo la strada di Guidizzolo 3 ad 
sitmmam quingenta focorum. 

Ma perchè il dotto Zamboni mi pone a questi tempi gli 
Statuti Asolani fermati dai nostri consoli, dirò che permette- 
vasi con essi a que' d'Asola dimoranti in Brescia l'acquisto 
d'asolane terre, purché non le rivendano che ad Asolani 
fedeli, né levino più su dell'altre le loro case; che nessuno 
possa opporsi alla costruzione della cerchia asolana que fa- 
ciunt homines qui sunt de Asida; che le terre e case vengano 
apprezzate da quattro periti; che colle macerie delle fabbri- 
che distrutte in Asola, e già dei traditori del Comune, si 
debbano ricostrurre le nuove mura. Veggasi da ciò quanto 
pensiero, e quanta gelosia di parte, ed operosa e vigile irre- 
quietudine ci governava. 

E quasi a mantenersi nel dominio di quella Valcamonica 
di cui vedemmo la chiesta autorità dei nostri consoli, ave- 
vano già questi dal 1249, e per essi Pirovano il podestà, 
concesso ad Egidio da Bagnolo sindaco e procuratore della 
curia di Montegio, che le terre di Darfo, Inzino, Corna e Bo- 
biano di quella curia fossero immuni dalle scufìe (opere), 
quasi che fossero un quartiere della stessa città 4 . Cosi 

1. Slat. cartac. cit. carie 111. Sta- 4. Liber Poleris Brix. Cod. Pergam. 
luto probab. del 1233 quand'era Municip. del sec. XIII presso la 
podestà ringliirami da Piacenza. Quirin. carte 131. Latu in Pala- 

2. Idem, carte 112. tio Coni. Brix. ..IV exeunte ttug. 
'.). Stat. cit. - pag. 112. Montegio. detto anche Montecchio. 



IL COMUNE BRESCIANO 1 il 

largivano parecchie benemerenze a Giovanni e Teodaldo Pa- B .m 2 
gnoni da Montegio, pure del 1249, per aver soccorso i nostri 
consoli nella ricupera di quel castello 4 . 

Intanto se parte guelfa, la parte pontificale, avea salde fra 3.1253 
noi le sue radici, non si addormivano i ghibellini seguaci di 
re Corrado. Fautore potentissimo di questi era Oberto Palla- 
vicino; comperalo un Egidio di Gortenova, contro cui l' ine- 
sorabile Innocenzo mandava sue lettere ai podestà di Brescia, 
di Crema, di Bergamo, di Lodi e di Pavia gridando all' em- 
pio ed al paterino perchè di parte sveva; parola che nei 
Brevi pontificali del secolo XIII a un bel dipresso era sino- 
nimo dell' altre due di eretico e di scomunicato 2 . Ma re ^™* 
Corrado moriva raccomandando al papa il fìgliuol suo Cor- 
radino: se non che il papa voleva regni e non tutele; epperò 
chiesto in prima il possesso di quello di Napoli, rispondeva 
che poi s' avrebbero discusse le ragioni del superstite fan- 
ciullo 3 . E poiché all' estinto Corrado era ornai premorto Ar- 
rigo fratel 4 suo, l'unico Manfredi altro fratello, ma bastardo, 
rimaneva competitore di un bambino 5 . Se non che al papa, 
che già invadeva la Puglia e mandava oratori e frati a solleva- 
re i popoli per ogni luogo, l'essere in fasce il re, dappoco 
il tutore, Manfredi senza forza né diritto, valse la conquista. 

1. Pro laudabilis servigiis etc....ad Corrado (Ronchetti, Memor. di 

recuperandam Arcem et locum de Bergamo, t. IV, pag. 101, 202): - 

Montigio et reducendam in fortia e V altro imposto a non so quanti 

potestatis Brixie. Lib. Poter. 1. cit. monasteri dai Legati d'Innocenzo 

2. Ronchetti, Memor. di Bergamo, per estorcerne denaro da convertire 
t. IV, pag. 98, 99. in armi contro l'impero (ivi, pa- 

3. Ne sia prova la scomun. e l'interd. gina 104, 105), talché ornai que- 

Innocenziano per vent' anni sofferti ste Bolle s'avevano in derisione, 

dal popolo di Bergamo, per l'u- 4. Murat. Annali - a. 1254. 

nica ragione che il Comune favo- 5. Corradino aveva due anni quando 
riva le parti di Federico e di moriva il padre. 



[ il IL COMUNE BRESCIANO 

a .i254 Eppure a mezzo dello splendido avvenire mori, succe- 

dendogli Alessandro IV, non da tanto a sostenere i disegni 
del fiero e inesorabile antecessore. In questo mentre che 
la procella s' addensava lenta e nera ma lontana, il nostro 
Comune ricomponendosi ad un governo rassodato e ga- 
gliardo, emanava qua e là decreti e provvisioni, gittando le 
fondamenta d'opere cittadine annunziatoci di sapienza e di 
vita. Perchè moderava le acque del Mella trattandone cogli 
uomini del comune di Fiumicello de Vilhexelo l ; rivendi- 
cava le sue proprietà 2 : e il dì 30 luglio 1253 stipulava con 
Bartolino da Goglione, presente Azzone da Pirovano pode- 
stà, il contratto del Naviglio. 

Obbligavasi Bartolino di fabbricare una muraglia dello 
spessore d'otto braccia lungo il fianco meridionale del 
letto doiV antico Naviglio 3 fino a quella dell'isola presso i 
molini episcopali, perchè l'acqua del Olisi corresse libera 
per lo Naviglio stesso, il quale fu ritenuto un' opera di Ber- 
nardo Maggi 4 . Altri margini e pile e chiaviche e cateratte 
di massiccio lavoro assume i' esecutore per cento lire impe- 
riali, e venti per lo mantenimento di quattro lustri. Già dal 
1253 avevamo noi dunque un Naviglio antico, di cui se vi 

4. 1253, Vithexeti interpretalo Zam- nelle Provvisioni del Naviglio ecc. 

boni per argini del fiume. - Liber - Brescia 1787, pag. 1. 
Poteris Brix. cit. carte 328 tergo. 4. Bighelli , Canale navigabile bre- 

Così faceva il Gom. in Gaslelnuovo, sciano, pag. 16. - « Promotore di 

Borgo Vecchio e Campagna di Pon- questa operazione (il Naviglio) fu 

tevico nel 1255, ivi carte 342. il vescovo Berardo Maggi ». - Ma 

2. Liber Poteris, carte 330, 332. oltre la carta del 30 luglio 1253, 

3. A lettere meridiei ledi veteris Na- è un'altra di quell'anno (9 dicem- 

vigli (Contraclus Berlini de Gojo- bre), colla quale il suddetto Barto- 
lo prò flumine disio et ad clan- lino si obbliga di aggiustare la 
sani faciendam in Buca Navigli). Rotta del Naviglio fra Gavardo e 

- Liber Pot. Brix. cit. carte 377. Goglione. - Liber Poter, veduto 

- Carta pubblicala dallo Scovolo dall' ab, Zamboni, carte 462. 



IL COMUNE BRESCIANO 143 

ricorda abbiam trovata memoria nel 1237 * , mentre il 
Maggi non fu vescovo che del 1275. Eppure il Maggi, in una 
tavola che l'autore del Canale Navigabile ha posto in fronte 
all'opera, v'è rappresentato in cappello a tre venti con par- 
rucca e soprabito, come l'ab. Metastasio, che presenta il di- 
segno del Naviglio ai gravi anziani di Brescia del secolo XIII, 
che s' avanzano in topè con borsa e coda e camicciuole gol- 
doniane, che è una meraviglia. Ma non contenti al Naviglio, 
comandavano i sapienti che gli alberi e le case, inciampo alla 
via che dal ponte Marmoreo correva sino a ca'sa gli Occhi, ve- 
nissero atterrate 2 ; poi saldavano le terre e gli edifici compe- 
rati dai conti di Mosio 3 ; poi ripensando alla zecca, per un 
accordo fermato in Cremona il 3 di giugno del 1254 fra le 
città di Cremona, Parma, Brescia, Piacenza, Pavia, Bergamo 
e Tortona, stabilivano di battere moneta eguale a quella 
delle città soscritte 4 ; quindi, essendo l'ottobre, tenuto coi 
Mantovani radunamento in Mosio, determinavano i confini 
tra le due provincie, trovandosi per Mantova, tra gli altri, 
Obicio e Federico dei conti di Mosio e Marcaria 3 . 

Noi già trovammo i padri nostri a Mosio quando nel 
1226 colà stringevasi fra diversi Comuni la lega lombar- 
da 6 . Chi sa che alcuno di voi ritrovandovi Uberto, e non 
Obicio Ugoni, non abbia fatte le meraviglie? Ma se 1' 0- 
bicio non era in Mosio, v' era per noi bensì nell'atto assai 

1. Storie Bresc. - t. V, p. 347, 348. 5. Volta, Storia di Mantova, 1807, 

2. Liber Poteris, carte 370, a. 1254. t. I, lib. 4, pag. 229. - Agnello, 

3. Lib. Poter, carte 376. Ann. di Mantova, lib. IX, e. 9, 

4. Neri, Osservazioni sul prezzo le- pag. 608. - L'atto si trova ancora 
gale della moneta, ov' è la conven- nel Liber Poteris Brixicc, car- 
zione. -Zanetti, nelle note al le 378 dell'originale presso la Qui- 
Doneda, Zecca di Brescia, pag. 27. riniana. 

- Anche FArgelali ha pubblicato 6. Storie Bresciane - tomo V, pa- 
quel documento. gina 317. 



a. 125! 



1 'lì IL COMUNE BRESCIANO 

264 più grave di quella Lega, stipulato in queir anno istesso nel 
palazzo del comune di Mantova; onde a ragione può dirsi 
rappresentante il nostro paese in quella grave società lom- 
barda contro T impero. 

Il Malvezzi non ne fa motto. Il Capriolo tace al pari del 
Malvezzi. De' vecchi storici bresciani non dobbiamo che al 
Maggi la notizia dei legati di Brescia nella basilica di s. Ze- 
none (com'egli dice) al Mozo, e sarebbero Oprando de 
Manenio ed Uberto Ugoni ! . 

Da qui la ragione per cui fra il Gorio milanese, l'unico 
lombardo antico che ci dia notizia dei nostri procuratori a 
Mosio, ed il Maggi che fu suo contemporaneo, mi parve di 
preferire in quanto ai nomi il secondo, perchè bresciano; 
tanto più che il Gorio m' ha sbagliato pur quello del com- 
pagno di Obicio e fors' anco della terra in cui fu stipulata la 
convenzione 2 . Perchè s. Zenone al Mozo è terra sul Vero- 
nese presso Villafranca, dove appunto il Persico 3 mi fa suc- 
cedere la Lega lombarda. Veramente la frase, in Lombardia, 
del documento è troppo vaga per poter decidere di qual 
Mosio e' si parli, ed a rigore di termini la traduzione del 
Corio favorirebbe l'ipotesi veronese; tanto più che il Sigo- 
nio 4 , riportando un brano dell'atto lombardo, molto fuor di 
proposito, e quasi a bella posta per farci tribolare, ne omette 
il principio, passandosela poi, dov' era il nome dei legati, 

1. Cam. de Maggis, Hist. de Rebus dandoci anche Tatto mantovano, re- 
Pafrice. - Cod. Quirin. A, III, 20. gistra Oprando de Materie nome 
Neil' originale, C, I, li manca ignoto per noi, certamente sosti - 
per altro la parte della Lega; ma tuito al nobilissimo Oprando de 
noi qui seguiamo l'apografo. Manervio. 

2. Como, Hist.Patr. ed. ven. del 1500, 3. Persico, Guida di Verona, t. II. - 

a. 1226 al sexto entrando Mar- La Provincia Veronese, pag. 243. 
ilo in Lombardia, presso la chiesa 4. Sigonius, De Regno Italico, anno 
de sancto Zenone al mozo ecc. ove 1226, lib. XVII, pag. 927. 



IL COMUNE BRESCIANO 145 

con quell'insulso N. N. che nulla dice. Anche il Visi ! , così 
diligente, narra di Mosio mantovano; ma poi riportasi a Mie- 
cardo da s. Germano, che mi fa radunata la Lega in s. Doni- 
no 2 . Riassumendo adunque le parole del Corio, n'avremmo 
queste risultanze: — 1226 6 marzo, Società lombarda a 
s. Zenone al moso in Lombardia, Alberto Ranza e Corrado 
Faba in quella ci rappresentano — 7 aprile, adunasi un'altra 
volta nel palazzo di Brescia e vi si fermano i patti — nel mag- 
gio, finale consesso della Lega in Mantova presieduto dal pode- 
stà Lodrengo Martinengo, ed in cui soscrivevano pel comune 
di Brescia Obicio Ugoni ed Oprando da Manerbio — . Vedete 
quanto costi alcuna volta l'ostinazione di voler guardare nei 
fatti Come vecchio sartor fa nella cruna. Torniamo a noi. 

Né soltanto ai confini precisati coi Mantovani si limitavano 
le diligenze del Comune, ma nel dicembre del 1254 conce- 
demmo a quello di Pozzolengo, e per esso al podestà di quella 
terra Laffranco Sala, le medesime benemerenze che lar- 
gimmo al castello di s. Giorgio, vendendo al primo le facoltà 
dei Calcaria e dei Sala in Pozzolengo 3 , con questo, che le 
due famiglie più non avessero né casa in quella terra nò 
proprietà. Ed è memoria del Consiglio cittadino radunato 
nel 6 marzo 1255, dove si lesse una preghiera dell'abate di 
s.Vigilio di Lugana, che al diserto convento, minacciato sem- 
pre dai malviventi, fosse conceduta una coloniola di parecchie 
famigliuole; che venissero ad abitare in s. Vigilio, e che loro 
si condonassero i pubblici balzelli, tanto più che l'abate 
assumeva la difesa del luogo a proprie spese. Isolino Mar- 
cellino podestà di Brescia, concedente l'unanime Consesso, 

1. Visi, Storia Mantovana - ultime 3. Liber Poteris Brixice. Cod. Perg. 
pagine ined. presso il Conte d'Arco. Munic. presso la Quirin. carte 380 

2. Rice. S. Germ. Chron. R. I. S. - e Cod. 132 della mia Raccolta, 

t. VII, col. 1000. e. 42 e 97, 

Odorici, Storie Bvcsc. Voi. VI 1D 



146 IL COMUNE BRESCIANO 

> 3 , secondava le istanze del monaco, raccomandate pel resto dal 
vescovo di Brescia ! . 

Il quale dal proprio canto verso il 1253 riconosceva come 
sua la chiesa di s. Faustino in Torri sul lago di Garda e gli 
oneri di Gavardo per Y episcopato, mentre vedeva alzarsi in 
Brescia il magnifico tempio di s. Francesco ed il convento 
ch'ivi aprivano i frati Minori, i quali mutavano la sede angusta 
di s. Giorgio in un claustro che a' tempi del Malvezzi doveva 
essere amenissimo 2 . Ed esiste nel Liber Poteris la ven- 
dita loro fatta dal comune di Brescia dell' area di Campo- 
basso per la fabbrica del tempio e del monastero 3 . E biso- 
gna che quelle antiche località fossero frequenti di molto 
popolo; perchè abbiamo uno statuto che prescrive agli uffi- 
ciali del Comune di preconizzare ( far le gride, bandire ) nel 
borgo di s. Nazaro, nel carobio della Mansione del Tempio, 
nei borghi dell' Àlbara e di s. Matteo 4 . E fu in quest'anno che 
l'acciottolato delle vie, ricordato in uno statuto del 1249, 
fu allargato a tutte le contrade 5 per quant'era ornai grande 



1. Liber Poteris - e Cod. 132, della illiusBurgi.- Stài Murnc. cartacea, 
mia Raccolta, carte 91 e 92. carte 95. Ai pozzi ed alle fonti 

2. Malv. Chron. R. I. S. t. XIV, dist erano dunque nel medio evo, e cer- 
VIII, capo Vili, col. 921. Hujus tamente in Brescia, le radunanze 
cedifìcii situs a civibus anno D. del popolo nostro. Quanta somi- 
MCCLIV pecuniis populi emptus glianza direi quasi tradizionale di 
est. Est enim ., .is locus amenilate un costume d'oriente, antico per 
precipuus etc, lo meno quanto le bibliche tribù! 

3. Lib. Pot. carte 332. De emptione 5. Strale solate de porta extra Gar- 
loci fratrum minorum facta per ziam, et ultra Garziam. Statuto 
Com. Brix. Pergamen. a. 1249, carte 190.— 

4. In Burfjo s. Nazari, in Carobio 1254. Quodponlilia rezolentur de 
Mansionis Templi, et in Burgo quadrellis. — Quod omnes strato 
Albare penes puteum Magiium il- civitatis debeant solari de quadrel- 
lius Bnrgi et in Burgo s. Mathci lis hinc ad II II annos eie. Stai, 
penes fontem que est in Carobio Pcrg. Quii 1 , carte 190-191. 



IL COMUNE BRESCIANO 147 

la nostra città, e prime di tutte le tre maggiori (vale a dire 
dalla fonte di Medallo a Mercato nuovo, da s. Giovanni de Fo- 
ris a s. Andrea, e dalla casa degli Ugonifino a Torrelunga); 
erano queste a carico dei loro abitanti, ;meno i vicoli ed i 
quadrivii cui pensava il Comune. Per tal guisa dovevano 
selciarsi le strade conducenti al castello, e le une e le 
altre spazzarsi e ripulirsi ad ogni venerdì *. Poi fu de- 
ciso che tutte le si potessero solari de lapidibus, purché lo 
consentissero le vicinie 2 . Poco stante (1255) rifabbricavasi 
la porta di Arbuffone colla sua torre; ed altra porta, 'quella 
delle Pile, colla sua torre anch'essa ricostruivasi; errando 
in ciò il Malvezzi, che le asseriva erette in quell'anno la 
prima volta 3 . Ed è un altro statuto (1254) che prescrive 
lo sgombero delle fosse da riscavare, ed ordina ripari e 
adattamenti dei terrapieni, di tutto l'ambito di esse (terra- 
gli), devastate dal Garza e dalle vicissitudini della guerra 4 : 
provvidenze tutte nelle quali abbiam precedute varie città 
lombarde. Ed anche la lite del porto piacentino delle mona- 
che di s. Giulia componevasi di questi tempi, nei quali ve- 
diamo un altr' ordine monastico — i frati di s. Domenico — 
allargare di belle fabbriche il suo convento, di cui magnifica 
il Malvezzi gli orti e le fontane 5 . Tutto era vita e movimento 
civile e religioso 6 . Ed è con una specie di meraviglia che 

1. Ed quod omni die veneris spazentur 5. Malv. Chron. R. I. S. t. XIV, dist. 

strate et teneanlur expedile. - Ivi. Vili, e- IX, col. 922. Seguenti etiam 

2. Lib, Poter. Cod. Quir. 1. cit. anno (1255) Monasterium B. Do- 

3. Malv. Chron. R. I. S. t. XIV, col. minici pulcherrimis (edifìciis con- 
922, dist. Vili, e. X, XI. - Di ditum est . . . fontium et virida- 
Porla Pile parlaci un doc. del 1245 riorum jucunditate etc. 

dato dal Lucili (Cod. Dipi. e. 61). 6. Si vegga pei nostri Umiliati la let- 

i. Stat. Pergam. carte 192. Cavari et tera d' Innocenzo IV, loro diretta 

apiari terralia et fissata circa nel 1254 (Tirab. Monuni. Uumi- 

civit. Brixicc etc, etc. liatorum). 



1 Ì8 IL COMUNE BRESCIANO 

a.1255 debbo citarvi un ospitale bresciano di questo secolo , sorve- 
gliato da una specie di suore della carità: quello cioè di 
s. Faustino maggiore, di cui era domina ed anziana una donna, 
la quale in nome de' confratelli conversi fa certa dichiara- 
zione per alcuni diritti suoi *. Ospitale non dissimile in que- 
sto dal celebre pur nostro di s. Daniele, a cui sopravvede- 
vano le monache di s. Giulia, e del quale possiede il signor 
Pernici qualche bella memoria 2 . 

a.1256 Mentre che la Chiesa e l'Impero battagliavano fra loro 
nell' estrema Italia, due Lombardi che si dicevano ghibellini, 
ma che il nome di parte avean preso ad imprestito per farsi 
grandi, cominciavano realmente a divenirlo: — Oberto Pal- 
lavicino ed Eccelino da Romano 3 . — Per libidine d'impero 
ed efferata volontà e braccio e mente gagliardissimi del paro, 
non ebbe certo il secondo alcun prìncipe lombardo che lo 
vincesse: ornai padrone di Padova, veniala questi anga- 
riando, così che Azzone VII degli Estensi otteneva dal papa 
che mandasse un legato, e col legato un esercito 4 . V arci- 
vescovo di Ravenna eletto a ciò 5 , venivasi a gran giornate 
con popolo di crociati come n' andasse contro a' Turchi. 
Padova fu presa, e non è a dire se i crociati la rispettas- 
sero. Le indulgenze plenarie che gli avevano chiamati all'ar- 
mi, non impedivano che per sette giorni tutta Padova da 
un capo all'altro fosse corsa ed espilata 6 . 

1. Ad istantiam dm Masere dm et 4. Roland. Chron. lib. Vili, e. 1. - 
antiam didi Hospitalis (s. Fan- Mon. Patav. in Chron. - Chron. 
stini Majoris Brix.) eie. - Codice Veron. — Spicilegium Ravenn. 
132 della mia Raccolta, pag. 104. Hist. R. I. S. t. I, p. II , pag. 579. 

2. Pergamene presso il medesimo. 5. Lo Spicilegium Ravenn. Eccles. 

3. Fra le molte maniere colle quali (luogo citato) lo chiama Legatus 
scrivevano quel terribile nome di Ecclesia? Brixice; ma temo che 
Eccelino, si noti la dizione del siavi errore. 

suo biografo il Verci (Ecclino). 6. Murat. Annali - a. 125G. 



IL COMUNE BRESCIANO 149 

S'aggirava intanto il da Romano pei lati piani di Man- a .i2ss 
tova raccogliendo segnaci ; Oberto Pallavicino co' suoi mi- 
liti cremonesi fu con lui, come lo erano i ghibellini di Ber- 
gamo, di Brescia, di Vicenza e di Verona £ . 

Né la guelfa Brescia potè resistere all' arti del profugo 
Friuliese; perchè avendovi sollevata la sconcordia, si corse 
all' armi, e parte imperiale ruppe !i guelfi e gli espulse fuor 
delle mura. L'Eccelino, che dal suo campo di Ghedi e Mon- 
techiaro vedea tornargli così bene i fatti suoi, levato l'eser- 
cito, avvicinavasi come a prendere il possesso della città: ma 
la parte vittrice a deludere le sue speranze ne facea podestà 
Griffolino Griffi 2 , per cui l'ingannato Friuliano volse a 
Verona. In quanto a Vicenza, Arinaldo Prata, Furore dei 
Poncarali da Brescia ed altri due la governavano per lui 3 . 

Questi umori di parte ardevano tuttavia: senonchè frate y.1257 
Everardo domenicano, ravvicinati a concordia quegli irati dei 
guelfi e dei ghibellini, fermò una pace, per cui tornati gli 
espulsi, entrato in Brescia coli' esercito della Chiesa, l'arci- 
vescovo Filippo h accolse dal Griffoliuo i giuramenti di fe- 

1. Veronenses, Vicentini, Brixienses, celino vero iam cum exerciluMon- 
Pergamenses eie. Roland, in Chr. temclarum ingresso eie. - Chron. 
Palav. lib. X, e. IL - Rer. I. S. Est. R. I. S. t. XV, col. 319. 

t. Vili, col. 314. 3. Nicolai Smerci, Chron. R. I. S. 

2. Adhcerentes enim imperiali, seu t. Vili, col. 101. 

Ezelince factioni, adversus amicos 4. Malv. Chron. 1. cit. e. XV, col. 

Partis Ecclesia} mense marlii in- 923. - Monachi Patay. Chron. 

surgentes eie. Ezelinus autem lo- lib. II. - R. I. S. t. Vili, col. 696. 

iius nequitice seminator, tunc apud De reconciliatione Brixice. - Rico- 

Monteclarum et Gaidum etc. Malv. baldus Ferrariensis: Hist. Phi- 

Chron. dist. Vili, e. XIII, col. 923. lippns Archieps. est urbe receptus 

-E il Monaco Patavino (Chron. in etc. R. 1. S. t. IX, col. 133. - 

R. I. S. t. Vili, 1. II, col. 691): Insti- Sospetta il Tirabosclii in quel frate 

gante venenatissimo Eccelino, Bri- il celebre Everardo da Brescia, 

xia est civili discordia perturbala. vescovo di Cesena (Storia della 

Pars Ecclesia: succubuit eie, Ec- Lctterat. t, IV, lib. II). 



150 IL COMUNE BRESCIANO 

.257 deità 4 ; sicché il legato potè rivolgersi a Mantova minacciata 
da Oberto Pallavicino , conducendovi que' suoi crociati, che 
n'andavano lieti come ad una festa, cantando a tutta gola una 
loro canzonacela *; e serrando in petto il desiderio d' una 
Padova seconda, lunga orma lasciavano pei campi mantovani 
come di nembo devastatore. 

E la pace tornata in Brescia rompevasi Y anno addietro 
a Milano per innocente cagione d'un nostro concittadino. 
Volendosi dai Milanesi un podestà, fa nominato Emmanuele 
Maggi, che i nobili avversavano anzi che no. Ed ecco popolo 
e nobiltà un'altra volta alle mani. Questa facevasi un capi- 
tano; e a non parere da meno, il popolo se ne faceva un al- 
tro: — Martino della Torre, discendente da quel Pagano che 
nella fuga di Cortenova sì validi soccorsi avea prestati al 
rotto esercito milanese. Ma il della Torre fatto in quel men- 
tre senatore di Roma, mosso dal popolo, e più dal tarlo se- 
creto della grandezza (che ambiva il dominio della sua città), 
rinunciò quel grado, che lietamente veniva accolto in vece 
dal nostro Emmanaele. La partenza del Maggi ridestò le 
gare della sostituzione al posto di podestà che avea la- 
sciato: eppur si venne a concordia e fa eletto un Lodigiano 2 . 

.1258 Senonchè il Maggi a Roma, fattosi parziale della nobiltà, 
levò il popolo a rumore, talché Brancaleone già senatore 
prima di lui, quindi gittato in carcere, liberato dalla plebe, 
riprese Y antico ufficio. 

11 terribile Eccelino raggruppavasi intanto coir esercito 
a Verona, e di colà con quel suo furore eh' era insito nel- 

t. Mantuam Mantuam properemus, 2. Fiamma, Manipulus Fior. cap. 290, 

quia sola Mantua impedit domi- - !ì. I. S. t. XI. - Ann. Mediol. 

num nostrum totius habere domi- lì. L S, t. XVI, cap. XXVIII. - 

nium Lombardia. Mon. Patav. Corio, Storia di Milano, parte II, 

R. /. S. t. Vili. a. 1256. 



IL COMUNE BRESCIANO 151 

l'anima bollente, persuase al Griffi podestà di Brescia di rom- a .i258 
pere il giuramento, mentre che i molti Ecceliniani gli veni- 
vano intorno risoluti a disfarsi di parte imperiale. Se n'avvi- 
dero i guelfi, e prese l'armi (28 aprile) assaltarono i ghibel- 
lini, e fu schermaglia atroce: perchè durata pertinacissima 
frale tenebre della notte, l'alba sorgente ritrovava incerte e 
battagiianti ancora per le commosse vie le arrabbiate fazioni. 
E l'alba fu segnale di conflitto più grave ed assestato, che 
terminò colla vittoria dei guelfi ! . Prigioniero con altri suoi 
rimase il Griffo; sgominato e respinto fu il resto fuor delle 
mura: le carceri o le guelfe città ritennero e custodirono i 
primi; gli altri al campo ghibellino rividero gli amici. 

Ond' eccoli a consulta per la riscossa; né il da Romano 
era tale da farla attendere più che non durasse una battaglia. 
Frattanto que' prigionieri che si guardavano a Roncadelle, 
fuggiti ai custodi, protetti da Oberto Pallavicini 2 , ottenuto 
Volongo e Torricella, siti nostri all' Oglio, vi si fortificavano: 
di tre soli han potuto le cronache darci il nome , Laffranco 
e Graziadio dei Gambara e Tajone da Manerbio. L' armata 
del Comune uscì tosto a riprendersi quelle rocche, sicché 
Volongo fu all'istante ricuperato; ma Torricella d' Ostiano 
dovea costargli assai cara 3 . 

1. Malvezzi, Chron. R. I. S. t. XIV, Cremonensem properaverunt civi- 
col. 924, dist. VII], cap. XVI. Mox tatem, ubi eorum amici manebant. 



Griffo (Ezellinus) suisque amicis Hoc utique actum est anno 

persuasit ut quos nuper recepe- MCCLVIII. 

rant, nullo modo in civitate permit- 2. Roland. Chron. Patav. tomo Vili, 

termi. Jgitur pars Ecclesia} con- R. I. S. col. 331, lib. XI, e. 8. 

tra illos subito arma convertii etc. 3. Qui in arce Delm missi fuerant, 

etc. comprehensumque Griffum, et fugam arripientes, ad Volungum 

nonnullos alios cives, carceribus et Turricellam , oppida Brixien- 

Brix'm tcnuerunt. Quidam vero in slum pene litoras Olii sita confu- 

arce Belai retrusi sunt etc. aliqui gierunt ...Ex iis trium tantum no- 

nocte eadem Veronam, ahi ad mina. .. Lafrancus et Gratiadeus... 



I5Ì IL COMUNE BRESCIANO 

a. 258 Perchè l'oste di Cremona, coni ebbe udito dell'assediata 
terra e dei fratelli che pur la difendevano, trasse all' Oglio, 
che non ardì valicare, ma spedi gli avvisi ad Oberto Palla- 
vicino ed a Buoso da Dovara perchè volassero all' aiuto di 
Torricella e di quel branco di ghibellini che indarno la so- 
stenevano *. 

L'arcivescovo di Ravenna, compreso il pericolo del- 
l'esercito bresciano, bersagliato di fronte dal presidio di 
Torricella, minacciato alle spalle dall'imminente Eccelino, 
lasciato il Mantovano, fu a gran passi co' suoi crociati alla 
volta de' nostri accampamenti. S' accorse il da Romano che 
intorno all' umile Torricella una gravissima battaglia si pre- 
parava, e n' esultò. Uscito a gran diligenza dalla sua Verona, 
per la via di Peschiera giunse notturno in campo: e riunito 
allo sforzo dei Cremonesi che l'aspettavano, passato l'Oglio 
ad alta notte, fu addosso ai militi crociati per sì fatta guisa, 
che quattromila dei nostri e Y arcivescovo Legato rimasero 
prigionieri 2 . Deploranda fu la strage degli assaliti: tratti alle 

de Gambara; et tertius Tajonus super exercitum fidelium Ecclesie 

de Manervio ( « e Tertio Tajone » ìrruentes eie. — Ivi il Rolando 

traduce il Bravo!). Sed congre- narra che l'arcivesc. partivasi da 

(jantes exercitum, Prcesides et ur- Brescia per lo soccorso; ma non 

bis consulatus oppida illa expu- però l'accorrere dell' Eccelino è 

(jnare aggressi snnt. Primoque Vo- narrato dal Rolando colle stesse 

lungum invadentes, mox ceperunt particolarità. Secondo questi (e. IX, 

eie. — Malv. Cron. cit. dist. Vili, col. 332 ) volea bene il Legato 

e. XVII, col. 924. ritirarsi a Gambara, ma vislosi 

1. Malv. 1. cit. racchiuso dalle due armate, sostò. 

2. Porro his Ezelinus auditis .... - Secondo il Chron. Veron. (R. 

ab urbe Verona discedens, per I. S. t. Vili, col. 637 J volendo 

CastrumPischerice veniens, ad Cre- 1' arcivescovo , Panzera d' Arco , 

monensium castra properavit; qui Bornato Sala cum populis Bri- 

cum nocte ad eos pervenisset, na- xicc etìlantuce impedire a trecento 

vibus confestim per Olium tran- militi ecceliniani il ritorno a Vero- 

svecli,post ejusdem noctis medium na, diclus dnus Icerinus cum suis 



IL COMUNE BRESCIANO 



153 



carceri di Cremona Girardo Brusato, Enrico Martinengo, 
Enrico Lavellongo e più altri della nostra nobiltà; tutto il 
resto serrato in quelle di Verona, ove assai crucciati da bar- 
bari supplici, o languenti per fame, invidiarono la sorte degli 
estinti sul campo L . 

Eppur fra quella orribile carneficina brillavano alterni 
fatti di bresciana virtù. Perchè un Alberto Brusato, trapas- 
sato con un colpo di lancia un cavaliere, rovesciati due Cre- 
monesi a mordere il terreno, vedutosi recinto e battuto egli 
stesso a terra dalla crescente moltitudine che già Y avea 
legato sperandone gran prezzo, levatosi ferocemente e colle 
avvinte mani strappando Tasta di un milite, di sì gagliarda 
lena s' adoperò, che urtato dentro in quel nodo, ed apertosi 
un varco, fuggì loro così, che ne rimasero fra scornati e do- 
lenti 2 . Lo scampo della fuga pochissimi racconsolò : trassero 



militibus et populo Veroncc, Vicen- 
tie et Feltri, ivit versus exercitam 
Torrexellce, dimissa in Pischeria 
certa populi quantitate . ... et 
victoriam habuit de predicto Le- 
gato . . . Inter quos captus fuit 
predictus Legatus, Episcopus Ve- 
ronal similiter, Potestates Mantuce 
et Brixice, Buralus Sala et plures 
ahi de Brixia etc. et Veronal con- 
duca in carceribus Zerlorum et 
de Curie alta . . . die 28 augusti 
et die sequenti dictus dnus Ice- 
rinus . . . intravit Brixiam. ' — 
Se poi crediamo al Monaco Pata- 
vino, si leggano a questo pro- 
posito gli articoli: Qualiter pars 
Ecclesia} suos adversarios in Bri- 
xia superavit (R. 1. S. tomo Vili, 
col. 697). Qualiter Eccelinus ha- 
buit Brixiam, et de captiom Le- 



gati (ivi, col. 699), il Legato 
stesso . . . habito Consilio sapien- 
toni, voluit in Castrum Gambarce 
cum exercilu introire et sic in 
tuto loco amicorum auxilium ex- 
pectare: onde l'Eccelino l'assal- 
tava in quel luogo. — Veramente 
la Cronaca Mantovana pubblicata 
dal conte d'Arco (Ardi. Stor. del 
Vieusseux, t. I, disp. II, p. 38 della 
serie II) reca: Militia Mantuanorum 
et Brixiensium prò Comuni fue- 
runt desconfiti in loco Gambarce. - 
Anche la Cronaca Cremonese, da me 
pubblicata in quell'Archivio, parla 
della grande sconfitta pontificale. 

1. Malv. Chron. 1. cit. col. 925. 

2. Idem. Fuit enim hmc dies lacri- 

mosa penultima mense Augusti. 
Cui si accorda Parisio Cerela nel 
suo Cronaco Veronese. Ber. 1% S. 



154 rt comuni: bresciano 

...258 alcuni al castello di s. Giorgio; ma i ritornati alla patria por- 
tarono fra di noi lo spavento di un'imminente sciagura, sic- 
ché avvolte di lutto e di terrore ne furono le nostre vie *. 
Tanto avveniva il penultimo d'agosto del 1258. 

Cavalcano Sala vescovo di Brescia vide perduta la sua 
città 2 : e risolvendosi nel pericolo estremo ad estremi passi, 
raccolti a se d'intorno i sacerdoti, radunato il Consiglio citta- 
dino, tratto di carcere il Griffo, rifacevalo podestà speran- 
done bene 3 . Ma il da Romano alla testa dell' esercito vinci- 
tore si avvicinava; lo seguitavano Oberto Pallavicino, Boso 
da Dovara (triumvirato, soggiunge il Verci, che meditava 
il dominio della terra lombarda 4 ), e con essi Tajone da 
Manervio, circondato com'era dagli esuli di parte ghibellina 
che si appressavano alla patria comune, ricevuti non ch'altro 
dal medesimo podestà. 

Entrava dunque Tirato Eccelino in Brescia: ne uscivano 
intanto a processione dall'opposta parte il vescovo, i sacer- 
doti; e in lungo ordine e mesto lamentando la patria, segui- 
vano i magistrati e le famiglie cui l' esser guelfe era colpa 
e morte quasi certa. Ma i rimasti, o per anni cadenti o per 
amore de' suoi, non l'evitarono: e inutilmente co' teneri fi- 
glioletti cercarono fra Tossa de' loro padri, nel chiuso delle 

t. Vili, col. 137. — E il Rolan- 3. Malv. Chron. 1. cit. capo XVIII, 

dino: - circa fuiem augusti. col. 926, R. L S. t. XIV. Caval- 

1. Malv. dist. Vili, e. XVIII, col. 926. cans Anlistes cum sacerdotibus ce- 

2. Una lettera di conforto e avviva- ter iquecives...omnes communi con- 
Irice di resistenza contro il fatale silio , Griffum et nonnullos alios 
da Romano scrivevagli Alessandro a carceribus eripimt , eumque 
IV , che il Gradenigo ha pubbli- rursus urbis Principem (idest po- 
esia in fine alla Brixia Sacra. - tcstatem) statuens . . . Siquidem 
L'Ughelli, il Gagliardi e il Fioren- Ezelìnus, Marchio Pelavicinus de. 
tini s'ingannano supponendo rima- . ..Brixiam venientes, eadem die a 
sto prigioniero a Torricella il ve- Griffo mox in civitate recepti sunt. 
scovo di Crescia. ì. Verci, Stor. Eccel. t. II, pag. 3G9. 



IL COMUNE BRESCIANO 155 

tombe, un qualche asilo *. Perchè appena l'esercito fu sbran- 
cato per la città, come belve aggirantisi odorando la preda, 
si gettarono gii Ecceliniani per le nostre case all'abbandonata 
mettendole a ruba ed a socquadro: né sacro né profano luogo 
fu rispettato; e quanti coglievano, altrettanti venivano massa- 
crati lungo le piazze e per le vie. La città fu divisa fra Oberto 
Pallavicino e il da Romano; e deposto il Griffi podestà, due 
se ne facevano: l'uno da Oberto, e fu Gandione da Dovara; 
l'altro dal barbaro Friuliese, e fu Bruto da Montefumo 2 . Poi 
vennero le distruzioni dei forti e delle torri: caddero quindi 
smantellate le rocche dei Brusati, le torri altissime deiLavel- 
longo, e l'altre de'Gaetani, Tangettini, Gonfalonieri, Maggi, 
Calcarla, Streni e così via; né i propugnacoli cittadini, che al 
sorgente tiranno parevano d'impaccio e di sospetto 3 , furono 
risparmiati. Aggiunge il Malvezzi verificata così non so che 
epigrafe scoverta durante la Franca signoria: . 

Brixia parva nimis urbs deformata ruinis 

Scinderis in partes, solitas non deseris artes. 
Scismatis aucl.ores ad summos tollis honores 4 . 

Veramente quel ritmo è dato ancora dal Fiamma 5 , se non 
che poi mei dice inventato da un Michele profeta di Sasso- 
nia del secolo XIII. Nulla di più probabile che sia proprio 

1. Malv. 1. cit. Cumque Ezelinum narra sevizie Ecceliniane eh' io 

portas civitalis invasisse conspi- sospetto col Verci esagerate. 

cerent, Episcopus et sacerdoles ce- 2. Malv. 1. cit. capo XIX, dist. Vili, 

terique cives . . . dissolulis animis col. 926, volume citato. 

fugam inierunt . . . Omnes vero, qui 3. Malv. 1. cit. capo XX. 

in civitate remanserant eie. ... 4. Malv. Chron. Brixianum, 1. cit. 

adeo lerror invasit, ut in sepulcris capo XIX. 

cum natis et uxoribus multi con- 5. Flamma, de Reb. Gest. ab Asone, 

fugim fecerint eie. - Il Roland. Luchino et Ioanne vicecomitibus. 

(Chron. Patav. lib. IX, capo X, — Murat. /?. /. S, tomo XII, 

col. 333 ; Rer. IL Scr. tomo Vili) col 1010. 



156 IL COLONE BRESCIANO 

fattura di quel tempo in cui Brescia fu lacerata da tante fa- 
zioni. Ma il nostro Malvezzi segue certo in questi fatti ccce- 
liniani la cronaca patavina del Rolando, che pur que' versi ci 
dà *, narrandoli rinvenuti nello scavare le fosse cittadine. 

Padrone di Brescia l'inesorabile Friuliese, la die pel 
mezzo ad ogni tirannide. À molti nobili suoi nemici fece tron- 
care la testa, le prigioni riempì di popolo, ed altri cacciò in 
esilio. Alle torri e propugnacoli di parte nemica, da lui di- 
strutte, sostituì nuovi castelli. Perchè rottasi l'alleanza di 
quel triumvirato, l'Eccelino, che insofferente di ombrose ri- 
valità non volea compagni, sbrigatosi di Oberto Pallavicino, 
del Dovara e di quanti Cremonesi gli avevano acquistato il 
nostro Comune, volle sol esso reggerlo da sé. Ma fu gloria di 
un istante: perchè gli espulsi fatto nodo a Cremona, aperte 
le carceri dei prigionieri bresciani eh' ivi Eccelino avea tra- 
dotti, dimandato il braccio del marchese di Este e dei Tor- 
riani, spediti rapidi messi alle guelfe comunità, propone- 
vano quella lega la quale poi riuscì coli' esterminio del po- 
tente rivale 2 . 

Due castelli intanto sorgevano per suo comando nelle 
nostre mura; l'uno a porta Torrelunga, per la quale ad 
oriente si entrava in cittadella, ed altro poco lunge quant'è il 
tratto di un dardo al vecchio ingresso della città verso porta 
Matolfa; quasi due spade, qui riprende il Malvezzi, piantate 
nel cuore della nobiltà. Pensava il capitano di frenarci an- 
cora con una rocca sull'alto del colle Cidneo dov'era certo 
da secoli l'antica, forse inetta all'uopo suo. Ma Dio non volle 
che si compiesse queir opera di servitù 3 . 

1. Roland. Chron. Patav. R. I. S. 3. Malv. Chron. 1. cit. capo XXII 
t. Vili, capo X, col. 333. Ezdinus autem castra duo in 

2. Malv. Chron. R. I. S. tomo XIV, eadem civitate construxit eie. . . . 

col. 927, dist. Vili, capo XXI. - Lo stallilo Pergam. Municip. del 



IL COMUNE BRESCIANO 



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I miseri cittadini eli' esulavano fuggendo , come abbiam a .i 2 58 
detto, il sorveniente vincitore (poiché tutto il resto dell'agro j 
nostro era già dei ghibellini), si raccoglievano agli Orzi l : 
ma il vescovo per quella vece si riduceva sul lago d' Iseo 
nella terra di Lovere 2 , dove morì sul principiare del 1263. 
Certo è per altro che nelle cose civili de' suoi miseri tempi ] 
ebbe assai parte: imperocché trovo pagasse nel 1258 ad un 
corpo di militi ferraresi per conto del comune di Brescia 
una somma; come un'altra ne sborsava pur di quell'anno 
alle milizie padovane, soccorritrici di Brescia, in quel torbido 
parapiglia del conquisto ecceliniano 3 . 

Che dirò poi delle sevizie narrateci dal Malvezzi e dal 
Rolando, per cui parrebbe non avesse il da Romano diletto 
altro che degli spasimi delle sue vittime, altra sete che di 
sangue? È inutile: tutto che tiene del portentoso ha un'at- 
trattiva irresistibile pei popoli e pei cronisti, e rado è che 
non ne vengano sedotti. E nella forte e immaginosa età di 
cui parliamo, come in tutte le storiche e singolari, hanno tipi 
di bontà e di nequizia, intorno a' quali tutto che sparga la 

sec XIII a carte 196, comanda 2. Il Catalogo Tottiano pubblicato dal 
quod juxta portam de Campobasso Gradonico (Brix. Sacra, pag. 36 
a monte et a meridie -parte con- e 279) registra: Cavalcanus de 
tinuetur cum aliis terraliis; et fos- Salis venerabilis Epus Brix. sedit 
satis, q. fecit fieri dnus Eccelinus an. Vili qui fuit ejectus a pes- 
de Romano impleanlur equaliter simo Ezelino, et jacet in Ecclesia 
cum stretta. s. Georgii de Loare. - Lovere, che 
1. At qui ab urbe per fug ani evadere fuor di proposito il Gradonico fa- 
poterant, omnes in castro de Ur- rebbe la Leuceris delle Tav. An- 
ce/* . . . se fortiter communierunt. toniane. Egregiamente combatte poi 
Nam teiera poene omnia brixien- la favola della prigionia di Ca- 
sinm castra jam se eadem die valcano in Gambara. 
Ezelino Iradiderant. — Malvez- 3. Lìb. Poter, carte 394 tergo, pel pa- 
zi,Chron. dist. Vili, capo XVIII gamento dei Ferraresi. - Carte 395, 
in fine, col. 926, Ber. Ital, Script. per quello delle ^milizie padovane 
t. XIV. che vennero in Brescia. 



158 IL COMUNE BRESCIANO 

fantasia diventa realtà, sicché il terrore di un potente cru- 
dele aumenta nei cronisti e ne' popoli le colpe sue, talché 
diresti che provano gli uni e gli altri una specie di soddi- 
sfazione a circondarle di orrore, di raccapriccio. Da qui la 
gara negli storici del tempo, per cui del loro Eccelino 
risultasse una immagine mostruosa dinanzi a cui s'arrestasse 
la mente ed il cuore, accogliendo volonterosi quanto le mol- 
titudini commosse venivano esagerando del fatale guerriero. 
Io non difendo Eccelino : ma lo storico abborre dall' accu- 
sarlo d' immanità non sue. 

Perchè i bamboli trucidati a diletto nella nostra città, 
gl'infelici Bresciani che orbati, mozzati gli orecchi, le nari 
e peggio, si mandavano così tronchi e sanguinosi in bando ; 
i devirati sacerdoti poi gittati sul rogo, le gestanti spose 
svenate, le vergini pollute ed arse, quanto ha di più infame 
e di più atroce, rendono qui le pagine del Malvezzi 4 piutto- 
sto degne di meditazione che di fede. Crudeltà ne furono 
e molte; e le nobili teste cadute, e i corrucciati per cavarne 
la confessione del tesoro nascosto, e sacerdoti resistenti allo 
sperpero degli altari, uccisi accanto agli altari, sono realtà : 
ma tutte rovesciare sul capo del capitano, di un capitano 
del secolo XIII, le esorbitanze d'un esercito sfrenato, più 
canaglia che esercito, non è giustizia. 

Due miseri fatti distingue il Malvezzi: l'uno delle vergini 
claustrali di s. Giulia, che celato nei sepolcri del monastero 
il tesoro insigne che tanti regi ed imperatori, da Desiderio 
in giù, accumulavano in quel sacro asilo, imperterrite nel 
secreto si lasciavano condurre siccome martiri sul rogo 2 . 
L' altro di Onorio monaco, nonagenario, dei ss. Faustino e 

1. Malv. Chron. R. I. S. tomo XIV, 2. Idem, capo XXV, co!. 929. lì l 
disi. Vili, capo XXIV, col 928. S. t. XIV. 



IL COMUNE BRESCIANO 159 

Giovita, che tradotto innanzi ad Eccelino perchè indicasse ^259 
i sacri vasi nascosti: — « Io vecchio, già mezzo in tomba, 
rispondea l'onorando, per quel po' che mi resta della mi- 
sera vita, oserò consegnarti le cose di Dio? Quand'anche 
mi risparmiassero i tuoi supplizi, chi poi mi salverebbe 
dall'ira del Signore? » — Ed il buon vecchio barbaramente 
tormentato, perì l . 

Del resto, già noi sappiamo qual fu la misericordia del- 
l'esercito della Chiesa quand'ebbe tolta per assalto ad Ecce- 
lino la città di Padova, talché Rolandino istesso, di parte 
guelfa, la disse rovinata così che noi fu tanto lorchè fu ab 
Attila distrutta canino. Ebbe per altro la consolazione d'es- 
sere assolta dalla scomunica cui era incorsa per essere stata 
vinta da un uomo di ghibellina insegna. 

Parlaci il Verci di molti ed utili regolamenti ordinati da 
Eccelino nel suo regime 2 novello. Delle fortificazioni ab- 
bi am toccato. Alcuni statuti bresciani del 18febb. 1268 pre- 
scrivono che le confische e vendite per bando di proprietà che 
spettavano agli espulsi dal fiero conquistatore, od a' costretti 
al carcere nella sua rapida e violenta dominazione 4 , sieno 
cancellate siccome nulle. Sappiamo appunto da quegli statuti 
che Alberto e Federico Gambara, Martino di Lograto, Gui- 
manino Gallo, Ugo Palazzo, Laymirolo ed altri dei Lavellon- 
ghi, Girardo Brusato, Filippo Alcherio, due Poncarali, due 
degli Etuschi ecc. si trovavano fra gli espulsi da Eccelino, e 
chiedevano ed ottenevano la restituzione dei loro diritti da 
quel tempo sino alla pace stipulata in castello dal vescovo 

1. Malv. Chron. dist. Vili, capo XXVI. 4. . . . qui suprascripto tempore ste- 

2. Verci, Storia degli Eccelini - t. II, terunt extra civitatem, et qui po- 
liti. XXIV, pag. 352. siti fuerunt ad confmia, vel qui 

3. Verci, Codice Ecceliniano - docu- captivi detincbantur eie. nel pre- 
mento 282, pag. 503. citato documento. 



I 00 IL COMUNE BRESCIANO 

..258 di Como. Sappiamo ancora che gli statuti e le riformo dei 
Consigli generali e particolari fatte nel tempo di Eccelino 
e di Oberto Pallavicini, sedente la parte intrinseca o della 
Chiesa, in queir anno (1268) si dichiaravano nulle. Ma in 
quanto dlY utilità di alcune riforme ecceliniane non ci sarebbe 
dato comprenderla per la semplice ragione che tuttavia non 
si conoscono. Questo per le civili. Come n'andassero allora 
Je cose sacre potremmo argomentarlo dalle lettere d'Inno- 
cenzo (1254) e di Alessandro (1258) dirette agli Umiliati 
di Brescia l ; Già dal 1249 Innocenzo IV, con lettera data 
Lugduni il 30 aprile, avvertiva il nostro vescovo Azzo da 
Torbiato, che i padri predicatori dei ss. Faustino e Giovita 
ad sanguinerà volevano altrove recarsi per lo malo esempio 
dei chierici secolari di quella Chiesa 2 ; e che però quel 
luogo venga dato invece ai fratelli e sorelle dell'ordine mi- 
nore degli Umiliati di Brescia: e questi fratelli e sorelle già 
li vediamo del 1250 nell'asilo concesso 3 (or di s. Afra), 
riconfermato poi nel 1258 da papa Alessandro 4 . 

Senza vescovo e senza clero, poiché al venire di Ecceli- 
no, Cavalcano Sala 5 avea lasciata la sede, ognuno può imma- 
ginarsi come n'andassero le. cose dell' altare. Come vescovo, 
rettore e podestà 6 avea prestate già prima della sua fuga a Ti- 
sio Sanpietro pei soldati di Padova, venutici a sostegno 
della Chiesa e del Comune, 250 lire imperiali di nova 
moneta nostra ; e maggior somma in quel grado avea sovve- 



1. Tirab. Storia degli Umiliali e loro 5. In un atto del 1240 questo Ca- 

Cod. Dipi. (Umiliati di Brescia). valcano Archipresbiter Brix. ac- 

2. Luchi, Cod. Dipi. Brix. pag. 58 eredita i pp. Domenicani di alcune 

del mio esemplare. spese fatte a s. Afra. Luchi , Co- 

3. Luchi, Cod. Dipi. Brix. pag. 58, dexDiplomat. Brixiensis, carte 61. 
tergo. G. Epo, Poteslate et Rectore Cois Brix. 

4. Ivi, pag. 59. Atto 10 maggio 18.~8, Lib. Poter. 



IL COMUNE BRESCIANO 161 

nuto ad Ottobello giudice di Ferrara, venuto anch' egli colle 
sue masnade, come altrove abbiam toccato. 

Eccelino trionfò; tutte le cronache fanno testimonianza 
della rigida e severa sua mano *. Del Malvezzi abbiamo 
parlato, del Capriolo .... lasciate che non vi parli, perchè 
citando un suo Giovita Foro, mi rimescola tempi e fatti di 
Federico li, degli Ecceliniani, e della costoro dominazione in 
Brescia, cui porta graziosamente al 1232: e già dovreste 
esservi accorti che delle sue cronache non mi fido. Il Maggi, 
contemporaneo del Capriolo, assai più meritevole della in- 
giusta popolarità del secondo, pone almeno le cose attempi 
loro. Davvero che sarei quasi tentato a credergli dove numera 
alcune delle famiglie di parte guelfa uscite all'entrare di 
Eccelino in Brescia; ed eran quelle di Enrico Martinengo, 
di Emmanuele Maggi, di Girardo Brasato, dei Calzaveglia, 
Bocca, Ugoni, Confalonieri, Avvocati, Palazzi, ed altre 2 . Ci fa 
sapere che il palazzo Calzaveglia fu convertito in carcere, 
e che Marco Lavellongo fu tra i mutilati dal fiero conquista- 
tore. Narraci è vero della prigionia del vescovo Cavalcano: 
veramente il fatto non mi risulterebbe, tanto più che dal 
vecchio catalogo dei vescovi bresciani parrebbe il presule 
ejectus a pessimo Ezelino. Ma quando rifletto che la prigionia 
del Sala mi vien sostenuta da cronache contemporanee che 
il Muratori ha pubblicate, potrebbe supporsi, che riscat- 
tata la libertà, fosse poi scacciato dal tiranno. E veramente 
non agli Orzi, dove recavasi da prima, sì lo vediamo poco 
stante a Lovere. 

Cod. Quir. carie 394. A carie 395 1. Cron. di s. Pietro, ullimo brano 
è il pagamento dei soldati Ferra- ined. nel Lucili (Cod. Dipi. Brix.). 

resi. Veggasi ancora il Lib. Poteri^ 2. Cam. de Maggis, Hist. de Rebus 
Brix. carte 484, 485 dell' esera- Brix. - Codice Qiiirin. A, III, 20: 

piare consultato dallo Zamboni. - veggasi ancora l'esemplare più an- 

Miei Codici 70 e 132. tico e forse originale, C, I, M. 

Odorici, Storie Frese. Voi. VI li 



10:2 IL COMUNE BRESCIANO 

t259 Eccelino adunque divise in due parti la città l , V una 
per sé, l'altra per Oberto Pallavicino: e perchè gli ambiziosi 
non vogliono compagni, ma servi, preso in disparte il Palla- 
vicino, dicevagli l'astuto: se tu volessi Cremona, chi po- 
trebbe averne dispetto? — Il Dovara, soggiunse Oberto. — 
E perchè noi ti levi d'innanzi? rispondea Eccelino — ; e 
l'altro: — non è ancor tempo 2 . 

Eccelino si tacque; ma voltosi al Dovara, gli profferiva il 
governo di Verona, facevagli carezze che mai le maggiori, il 
Dovara s'accorse che tranello era sotto, ed apertosi col Pal- 
lavicino, entrambi s'allontanavano da Brescia covando un'ira 
ed una sete di vendetta che più non fu estinta che nel 
sangue del temuto rivale 3 . E neh 1 ' 11 di giugno del 1259, 
essendo questi a Cremona, col Comune da un lato, e dall'al- 
tro gli Estensi, l'Ancona, il conte di Verona, e le città di 
Mantova, di Padova e di Ferrara, fatta lega, si facevano tutti 
protettori di re Manfredi, giuravano guerra atroce ad ignem 
et sanguinem contro gli Ecceliniani e lor seguaci di Brescia, 
di Verona, di Trevigi e così via, salvo però l'accostarsi di 
questi alla grande concordia. Stipulavasi poi che vinta Brescia, 
ne anelasse questa per Oberto, pel Dovara e pel comune di 
Cremona, accettanti dagli estrinseci nostri quel dominio 
che loro verria concesso : che il conte di Verona , che 
Mantova, Ferrara e casa d'Este s'adoperassero validamente 
al conquisto della città e territorio bresciano, senza diritto 
d'averne signoria: il Pallavicino vi si fa condottiero di tutto 

1. Roland, in Chron. - Verci, lib. Uberto Pelavìcino per forliam et 

XXIV, pag. 372. per tradimentum dice la Cronaca 

2. Roland, lib. IX, cap. XII. - An- Parmense. li. I. S. t. IX, col. 778; 

tonio Campi, Storia di Cremona, ma certo il da Romano si valse 

lib. 111. - La città fu presa di di lui per averla, e nulla più. 

comune accordo. Civitas capta a 3. Roland, in Chron. R. I. S. t. Vili, 

(ino Yzolino de Romano et a duo lib, XI. - Verci, 1. ci f . 



IL COMUNE BRESCIANO 103 

l'esercito pei distretti di Brescia e di Cremona: vi si parla 
della custodia degli Orzi e di Ustiano lorchè venissero in po- 
testà della lega *. 

In questo mentre il sospettoso Eccelino rassodava la sua 
potenza coll'arti rigide ed austere del capitano. Fra gli esuli 
bresciani di parte guelfa era un uomo di vaste membra e 
d'anima più vasta, che risoluto (così raccontaci almeno 
Ottavio Rossi) di espellere gli Ecceliniani dalla patria sua, 
meditava i modi a spegnere non ch'altro il fiero principe. 
Era questi un Rodolfo dei nobili Gaetani. Radunata nel 
suo castello di Capriano un' eletta di cittadini arrischiati 
e fermi al pari di lai, fra i notturni convegni deliberavano 
che sendo la città gelosamente guardata coiylue fortezze in 
capo, e dentrovi e per le vie soldatesche in armi, fosse a ten- 
tarsi il colpo ad una villetta suburbana, dove il tiranno solea 
talvolta con poco seguito condursi, e trattenervisi a diletto. 
Fermato il dì, ad alta notte s'appostavano i congiurati fra le 
macchie di cui l'ermo sito era cinto. Ottino Traina, l'uno di 
questi, nomato il Gallo, perchè maraviglioso nell' imitarne il 
canto, sì com'era di natura'scherzevole e bizzarra, pigliava 
incarico di giugnere co' suoi lazzi nella cerchia fatale di 
quella villa, e dove il tempo rispondesse alla trama, dar 
segno col noto canto a' suoi compagni. Sotto cenci da men- 
dico fu alla porta del giardino, e con atti e scede tra il 
saltimbanco e lo scimunito venia solleticando il buon umo- 
re delle guardie, talché l'ebbero di brigata. Cenò con esse, 
od alle pazze grullerie mescolando il canto del gallo, talché 
lo stesso Eccelino bramò d'averlo a sé, pensò che l'ora 
fosse giunta : rinnovando altissimo lo strillo simulatore , 

i. Lunig, Codex Dipi, llaliw, l. I, mona, lib. III. - Vergi t Cod. 

pag. 1583, che dà l'intero do- Ecbel. docum. n. CCXL1I, p. 404 

cumenlo . - Campi, Storie di Gre- e seg. 



1G4 



il comune mu:sciArsu 



a.1259 



n'avverti gli aspettatiti fratelli, die sbucati alla testa del 
loro duce, ributtate le guardie furiosamente, stavano già per 
liberare la patria dalla ferrea servitù di quel feroce. Ma pas- 
sando in quella una mano di stipendiari ghibellini, che gli 
venivano da Verona, udito il parapiglia, trassero a lui. 
Recinti ed assaliti per ogni parte i collegati, più non ebbe- 
ro salute. L'atletico Gaetani ivi cadde nel proprio sangue; 
nessuno campò dal carcere o dalla morte. Vinti al cruccio 
dei tormenti, confessavano alcuni la infelicissima congiura, 
talché uditene le fila, il barbaro Eccelino, fatto legare ad 
una pietra ch'era nel mezzo della via l'animoso Ottino, e 
a lui d'intorno i superstiti compagni, comandò che vi mo- 
rissero di fame *. 

Vuoisi che quella pietra stesse ancor lungamente, dolo- 
rosa memoria d'infelice virtù 2 . E narra il Gambara che fosse 



1. Il racconto è del Rossi, Elogi Sto- 
rici di Bresciani illustri. Brescia, 
1620. - Ridolfo Gaetano, pa- 
gina 79 e seg. Cita questi un ms. 
del Ronchi, che noi non conoscia- 
mo e che il Rossi con molla pre- 
dilezione ricorda, ma della cui fede 
non mi farei garante, molto più 
che parecchie cose tolte appunto 
dal Ronchi non mi vanno. - Il 
Malvezzi di questo fatto gravissi- 
mo non ha parola: non ne parla 
il Maggi, non il Capriolo. 11 silen- 
zio delle loro Cronache è pur di 
qualche signilìcanza. - Il Bravo 
asserisce che il Rolandino ne parlò, 
ma non parrebbe. - La Cronaca 
del Cazzago ne fa motto, ma è 
Cronaca del secolo passato. 

2. Il nob. sacerdote Luigi Fé in' indica- 
va un marmo antico detto del Gallo, 



a poche miglia da Brescia, ed ap- 
punto sulla via di Capriano, che 
li conduce ad un vecchio palaz- 
zotto eretto forse ov'era il castello 
del Gaetano. Quel marmo essendo 
caduto e mezzo interrato nel fosso, 
venne sostituito, come di confine, 
da un altro con sopravi scolpito 
un gallo, che tuttavia sussiste. Sa- 
rebbe questo, invece di Arbuflbne, 
il luogo del supplizio di quei con- 
giurati da Capriano? Ma il fatto 
stesso probabilmente non è che 
tradizione volgare di un altro con- 
simile dei tempi ecceliniani. Ho 
voluto narrarlo , perchè a com- 
batterlo non basterebbe il dubbio 
della sua falsità. - Bravo e Gam- 
bara poi me T hanno convcrtito in 
un romanzo, da non trovarvi più 
traccia d' antico. 



IL COMUNE BRESCIANO 165 

ad Arruffone vicino all'ingresso della antica Breda Rescatì 
(era di Giuseppe Gussago ed ora del d.r Marziale Ducos); 
antico marmo, soggiunge il Rossi \ detto poi la pietra del 
Gallo, distrutta, come al Gambara parrebbe, nel 1718 2 . 

Ma chi di tante vite avea troncato il corso pareva che 
presentisse il termine della sua; perchè se il fato dell'arci- 
vescovo Filippo 3 e la vittoria di Torricella davano ad Ecce- 
lino la nostra città, un' imminente procella dovea rapirgliela: 
e se l' ardimento di Ottino , benché sventato , Y avvertiva 
che impunemente non si può essere tiranni, un nobile bre- 
sciano, Marco Lavellongo, che rimasto prigioniero a Torri- 
cella, spento degli occhi e mutilate le nari vagolava spettacolo 
miserando per la città, gli apprese che d'onde può meno 
attendersi, giunge assai volte la vendetta. Perchè il misero 
cieco, avuti due pugnali che si teneva nascosti, fingendo aver 
cose importanti da riferire, fu condotto ad Eccelino: mal fi- 
dandosi questi, mandavagli due soldati cui di subito il Lavel- 
longo stendeva a terra nel sangue loro. Furongli addosso altri 
militi, e coperto di ferite cadde pur esso, ma non al tutto 
invendicato k . A questi segni di abborrimento inestingui- 
bile arrogi le paure della superstizione che in Eccelino, vero 
principe olel secolo XIII, era più forte alcuna volta della forte 
anima sua. 

1. Il Rossi lo supporrebbe con avanzi scovo proponeva di ritirarsi colFe- 
di scolture antiche. sercito bresciano a Gambara onde 

2. Gambara, Ragionamenti di cose aspettare Azzone coi Ferraresi e 
patrie aduso della gioventù. Bre- cogli Estensi; ma parendo a Bian- 
scia, 1839. - Altra opera, di cui chino da Cornino ed ai principali 
rarissime troverete in questa le di Brescia il retrocedere una viltà, 
citazioni. Pregovi a dispensarmi rimase a Corticella presso V Oglio, 
dal renderne ragione. ov' era il nostro campo. - Vedi 

3. Si sa daParisio Gereta che quando anche il Murat. Annali, a. 1258. 
Eccelino s'era unito ai Cremonesi 4. Così narraci il nostro Malv. Chrou. 
passando l'Oglio (1258), farcivo cit. dist. Vili, e. XXVII, col. 029. 



'100 IL COMUNE BRESCIANO 

a.t259 Essendo in Brescia, sognava un dì che ravvolgendosi 
nella foga della caccia per una gran selva del Trevigiano, 
comandasse a' cacciatori che lo seguivano di preparargli un 
letto ed una cena; e che questi lontan lontano più di cento 
miglia n' andassero ad allestirla, ed egli con lena affan- 
nata si provasse di compiere quella immensa via, né po- 
tesse aver posa fino a che non l'avesse compiuta, e che stan- 
co alfine se ne indignasse: e fu tanta l'angoscia, che ruppe 
il sonno, e la visione sparì*. Epperò chiamati gli astrologhi e 
negromanti ch'avea sempre con so (tra' quali Riprandino da 
Verona, Paolo da Brescia, e con un Saraceno dalla lunga 
barba, mirabile a dirsi, il canonico Salione da Padova) 
era ben naturale che responsi venissero consolatori al cre- 
dulo Eccelino, e tanto più che pendeva imminente la sua 
rovina 2 . 

Perchè alla lega del giugno che abbiam toccata, sollecita- 
tovi dal Dovara, s' aggiunse Martino della Torre col popolo di 
Milano 3 , mentre i nobili milanesi e più la parte fuoruscita for- 
temente in guerra col Comune, tenevano secretamente dal 
Friuliano 4 , preferendogli non ch'altro il dominio della patria. 
— Larghe promesse coli' attender corto — . 



1. Malv. Chron. Rer. I. S. t. XIV, ma per iscambio quanta gratitudine 
col. 930, dist. Vili, e. 28. - Ro- gli dobbiamo pel suo Codice Ecce- 
LANDinus, Chron. lib. XI, e. XII, liniano ! 

col. 334, R. 1. S. t. Vili. - Cer- 3. Annal. Mediol. e. XXXI, R. I. S. 

tamente al Malvezzi non erano i- t. XVI. - Flamma, Manip. Fior. 

gnote le Cronache Rolandiniane, e. 293 in R. 1. S. t. XI. - Como, 

che seguita mirabilmente. * Stor. Milan. parte II, a. 1259. - 

2. Nulla di questo e d'altro assai nel Trist. Calchus, Hist Patria, 
Verci, il quale troppe volte che lib. XV, pag. 325 ecc. 

non si vorrebbe va contento di 4. Roland. Chron. cit. - Monac. Pa- 

trascrivere quasi alla lettera il tavinus, in Chron. Rer. Ital. Sor. 

Muratori senza nemmeno ricordarlo: t. Vili. 



IL COMUNE BRESCIANO 



107 



Fatto sta che partivasi Eccelino dalla città di Brescia, 
dove assai forte esercito avea messo in armi: ed alla testa 
delle sue bandiere, consultati gli astrologi, fingendo muove- 
re il campo al conquisto degli Orzi, unica terra che a lui 
non obbedisse nelP agro nostro, trasse invece alla volta di 
Milano, e posò nei dintorni di Soncino rimpetto agli Orzi 
lungo le rive dell' Oglio, dove Oberto Pallavicino e Doso da 
Dovara coi soldati del Comune vigilavano le mosse dell' astu- 
to guerriero, che coli' armata o v'erano le milizie nostre dava 
il guasto a' dintorni 4 . Ad accrescere le file dei Cremonesi 
veniva intanto Azzone collo sforzo di Ferrara; venivano i 
Mantovani, e fatta sosta a Marcarla si preparavano alla bat- 
taglia. Frattanto avendo i Cremonesi gittato Y incendio della 
rivolta nel castello di Quinzano in favore del loro Do- 
vara che s'era messo a Bordolano per favorirla (e dovea 



a.1259 



1. Laurentii de Monacis, Ezerinus. 
R. L S. t. Vili, col. 150... Circa 
principium seplembris congregava 
exercitum copiosum, et de Brixia 
recedens , castramentatus est in 
campestribus. - E il Rol. in dir. 
R. 1. S. t. Vili, col. 343 e seg. 
lib. XII, e. II: Ecelinus circa finem 
. . . augusti (?) suam totani movit 
militiam et populum Brixiensem, 
etequitavit magni fice ad castrum... 
Urceorum etc. La slessa cosa pres- 
s'a poco narra Paris. Cer. nel suo 
Chr. Ver. t. Vili, R. 1. S. col. 638, 
il quale aggiunge che nell'assalto 
di Friole sul Vicentino, ch'erasi 
ribellato, avea condotto le milizie 
di Brescia e di Verona. - E il 
Monac. Patav. R. I. S. t. Vili, 
col. 701: Et sic ipse solus Bri- 
xiam et ejus districtum obtinuit , 



prceler castrum Urceorum quod 
jideles Ecclesia} viriliter defende - 
bant. - Col. 702: Circa principium 
septembris ... castramentatus est in 
campestribus Urceorum, et omnia 
devastava. -"E il Cron. Crem. da 
me pubblicato nell'Archivio Storico 
del Vieusseux, t. Ili, p. II : Et alia 
sua gente venit ad obsidionem ca- 
stri de Urcio quod castrum erat 
in forzia Bosii de Dovaria. - Come 
anche narra il Codagli, nella Sto- 
ria Orceana, lib. II, pag. 43, 44 
e seg. Brescia, 1592. - E il Malv. 
Chr. cap.XXXI, dist. Vili, col. 932. 
Cum .... Exelinus ad castrum 
Urcearum adventasset , mox hcec 
audientes Marchio Pelavìcinus et 
Bosius de Dovaria cumexerciiu suo 
iis, qui in Urceis erant auxilium 
daturi, Suncinum profecti sunt. 



168 IL COMUNE BRESCIANO 

scoppiare nel 23 d'agosto), Everardo Stella vicario di Ecce- 
lino» scoperta la trama, ne trucidava i promotori, appen- 
dendo alla porta del castello di Bordolano il loro capo Cor- 
nelio Pavese ; e fa triste preludio all' armi guelfe l . Senon- 
chè Martino della Torre co'suoi Milanesi non mancò loro; ed 
appoggiate a Cassano ed all'Adda le proprie masnade, atten- 
deva gli scontri degli eserciti nemici, ond' essere sul campo 
dove a quello di Cremona non arridessero le sorti. 

Eccelino intanto (cui la vittoria della ribellata Friole ot- 
tenuta sul Vicentino pochi giorni addietro colle armate di 
Brescia e di Verona avea levato a grandi speranze) rimandati 
verso Brescia li nostri fanti per deviare l'attenzione del 
nemico e muoverlo ad inseguirlo, ritenuta la sola cavalleria, 
con essa e colle genti di Verona, di Vicenza, d'Asolo e Pa- 
dovani assai che gli rimasero fedeli, varcò di notte il fiume a 
Palazzolo; varcò l'Adda, e sendo il 17 settembre avviavasi 
diffilato verso Milano. Martino della Torre che se n' era ac- 
corto, lo prevenne, e ritornato a gran sollecitudine in Milano, 
l'occupò. Il da Romano fieramente deluso, correa tempe- 
stando pel Milanese come lione cui fosse tolta la preda: tentò 
l'assalto di Monza, tentò quello di Trezzo, e tutto in vano. 
Colle ordinanze del Tornano a tergo, e di fronte gli armati 
d'Este, di Ferrara, di Mantova, di Cremona, che passato 
l'Adda e preso il ponte di Cassano, padroneggiavano il fiume, 
ristette quasi belva che piombata nella fossa, dopo l'ultime 
prove per superarla, riposa, ma in quel riposo è dipinta la 
disperata impotenza e il desolato presentimento de' suoi de- 
stini. Per colmo di sventura gli venivano in quel punto dal- 
l'esercito di Milano intercette le vittovaglie, e nel durissimo 
frangente pur meditava come uscirne di là. 

1 Nembkr, Storia di Quinzano, ined. nel 17S0 quando scriveva il Vercì. 



IL COMUNE BRESCIANO 169 

Risoluto alfine di provarsi a rompere quel ferreo cerchio 3.1259 
che l'attorniava, spinse gagliardamente i suoi cavalli contro il 
ponte di Cassano, e fu Furto sì gagliardo che le resistenze 
dei difensori piegavano disfatte dalla virtù di quei valorosi; 
quando una freccia si conficca nel pie sinistro dell' in- 
domato Eccelino, che fattosi condurre a Vimercate , strap- 
pato il dardo, risalito a cavallo, fu nuovamente all'Adda rin- 
coratore de' suoi dispersi battaglioni. Adunarli e gittarsi nel 
fiume per valicarlo fu un punto. Giunto dì là con tutto 
l'esercito, maravigliandone gli stessi nemici, riordinate le file 
preparavasi imperturbato all'estremo cimento l . Quand' ec- 
coti Azzone degli Estensi ed Oberto Pallavicino coi militi 
delle loro città procedere in campo e stringerlo ed assie- 
parlo ed impedirgli la fuga. Primi a lasciarlo in quegli istanti 
supremi, e quasi dissi a tradirlo (perdonate allo storico il suo 
debito doloroso) furono i nostri 2 . Vedutosi perduto, rim- 
proverando ai militi bresciani la rotta fede, seco traendo 
gli ultimi avanzi dell'esercito così bello in prima e così baldo, 
movea lento 3 ma non iscorato per la via di Bergamo: ep- 

ì. Ricobald. Ferrar. Hist. R. I. S. col. 702. Auctores vere fuge Bri- 

t. IX, col. 133. De morte Eccelini xienses dicuntur, qui etc. - Il Mal- 

de Romano: - Eccelinus tunc ibi vezzi non parla di questa rivolta; 

pede spiculo sauciatur, Brixiensis ma una parola che gli è sfuggita 

equitatus qui cum eo erat primus la conferma. - Magnates Brixm 

flumen vadavii die quarta exeunte qui ab Ezelino effugcrant; oltre- 

septembris etc. - Capitur Eccelinus che mi accenna tra le file della 

clava ictus in capite. - Una nota Chiesa l' acies Brixiensium Ma- 

contemporanea, scoperta dal Ron- gnaium, da cui staccavasi Mazzoldo 

chetti, ha queste parole: A. dni M. Lavellongo per abbattere il fug- 

CCLVIIII , die IV exeunte sept. gente ghibellino. - Malv. Chron. 

captus fuit Icilinus de Romano RI. S. t. XIV, col/933, dist. Vili, 

in vado[Caprarum. Ronch. Mem. cap. XXXIV, De Captione Ezelini. 
di Berg. lib. XVII, t. IV, pag. 117. 3. Lento gradu vexilla dirigit. Malv. 

2. Monac Pav. Ckr. R. I. S. t. Vili, 1. cit. 



1/0 1 L COMUNE D l\ ESC 1 x\ N 

pur nella fuga serbava intera la stupenda maestà dello anima 
virili, che mai non paiono si grandi come fra i colpi delle 
grandi sventure. Senonchò inseguito alfine per ogni parte 
dagli Este in prima e dai Pallavicini, poi da tutto l'esercito 
nemico, ridotto agli estremi , deliberò di rendere assai cara 
la sua sconfitta: perchè rivoltosi d'un tratto, ed accettata la 
battaglia, solo coi pochi a lui fedeli la fece dubbia ancora e 
sanguinosa; ma sopraffatto da nuove genti che d'ogni parte 
accorrevano alla riscossa, rotto e sbaragliato, ferito a morte 
nel campo, egli stesso il da Romano rimase prigioniero. Con- 
dotto a Soncino, medicato da' suoi nemici con quel rispetto 
che sogliono tributare i valorosi ai forti caduti, indi a pochi 
giorni mori. I suoi rivali, smesso l'odio inutile e soddisfatto 
col sangue, 1' accompagnarono alla tomba, ma non in sacra 
terra, come d'uomo impenitente: perchè pur troppo colle 
difficili e ponderate perdonanze dell'uomo si vogliono mi- 
surare le immensurabili misericordie di Dio. 

Morì nel 27 settembre del 1259 *. Non è bene avverato 
da qual mano gli venisse il colpo fatale: opinerebbe taluno 
per un Giovanni da Soncino 2 , tal altro per un villico a privata 
vendetta 3 . Ma il racconto del Malvezzi, convalidato da circo- 
stanze gravissime, ci parve a tutti preferibile. — Narraci 
dunque, che mentre intorno a lui fervea la pugna, Mazzoldo 
Lavellongo, nobile bresciano, apertasi la via tra i combat- 

1. Il Malvezzi lo dice preso in quel ravano quindi il Muratori, il Mo- 
di: essendo vissuto undici giorni naco Patavino ed il Malvezzi. Fu- 
dopo, la sua morte sarebbe avve- rono esatte le Cronache di Parisio 
nuta l'8 ottobre 1259. - Ma un Ccreta e del Rolandino. - Verci, 
documento che il Verci ha pub- Storia degli Eccelini, lib. XXIV, 
blicato, certifica la data della vit- tomo II, pag. 396, tomo III, docu- 
toria di Cassano, che fu il 16 sett. mento CCLXXIV. 
e quella della morte di Eccelino, 2. Codagli, Storia Orceana, lib. II. 
che fu il 27 di quel mese. - Er- 3. Roland, in Chron. cit. 



IL COMUNE BRESCIANO 171 

tenti, e fattosi dinanzi ad Eccelino che disperatamente fra 
quel turbine di nemici si ravvolgeva, calatogli un fendente 
sul capo, per poco non l'ebbe stramazzato di cavallo: e men- 
tre a vendicarsi de' suoi, che i feri editti del ghibellino avean 
colpiti, rialzato il brando volea percuoterlo un' altra volta, 
più noi vide; però che turba immensa di gregari accorsi 
glieP avevano sottratto *. Al che risponderebbe il fatto dei La- 
vellonghi atrocemente perseguitati dal Friuliese 2 , e la cura 
del Dovara e del Pallavicino per togliere alla vendetta ed al- 
l'insulto della moltitudine il terribile prigioniero 3 . 

Di un altro nobile soldato, che nelle ordinanze del co- 
mune di Cremona restò ferito a morte in quel conflitto, ab- 
biam memoria pel suo testamento. Ed è Mario Palazzo che 
nel 27 settembre del 1259, mdneratus ad mortem in bianca 
nuda apud pontem de Villanova, venia dettando P ultimo voler 
suo. Così ebbe termine in Brescia la violenta signoria di un 
capitano, che per poco non ebbe quella di tutto il Lombardo 
a cui sospirava 4 . 

1. Quidam ipsorum fortissimus, Ma- 3. Roland, in Chron. etc. 

zoldus...de Lavelongo, per turbas 4. Verci, Gli Eccelini, t. II, lib. XXII, 

bellanlium audacter prorumpens ad pag. 326. - Monac. Patav. in 

Ezelinum pervenit, quem spala in Chron. - Intorno al gran fatto di 

capite percussit... illuni pane dee- Cassano si veggano gli Ann. Med. 

quo prcecipitatum extinxit. Cumque e. XXXI, R. I. S. t. XVI. - Galv. 

is ad ulciscendas suorum injufias Flamma, Manip. Fior, e 294. R. 

anhelans, rumini tyrannum per- ]. S. t. XI. - Cron. Estense, pa- 

cuiere vellet ...statini illue mul- gina 155, R. I. S. t. XI. - Rol. 

titudine hostium . . . ab ejusdem Chron. lib. XII, e. 3 usque ad 9. 

oculis sublatus est. Malv. Chron. R. I. S. t. Vili. - Monac. Patav. 

R. 1. S. t. XIV, col. 933, 934, Chron. col. 701 e seg. voi. cit. 

dist. VHIjjf. XXXV. - Villano, Stor. Fiorent. lib. VI, 

% Cam. de Maggis, Hist. de Rebus e. 73. - Le Cronache dei Cortu- 

Brix. A, III, 20, e C, I, 14. - sianiecc. ecc. poiché può dirsi non 

Codice Quiriniano. - Malv. Chron. essere cronaco che non ricordi la 

dist. Vili, e. XXVII, col. 929. fine di quel celebre capitano. 



a. 1269 



ili IL COMUNE BRESCIANO 

.1259 La sua morte per altro non fu libertà vera dei popoli da 
lui governati, ma nuovo campo di novelle ambizioni, tenute 
in freno sin qui dalla più vasta e più terribile di un solo. 
Oberto Pallavicino e Buoso da Dovara da un lato, Scaligeri 
e Sanbonifaci dall' altro; e i Torriani e gli Azzoni e lor 
seguaci d' intendimenti e di brame velate a doppia mano, vi- 
vente Eccelino, dal pretesto di una santa crociata contro il 
disprezzatore degli uomini e di Dio, comparvero quali erano; 
intendimenti e brame di spartirsi fra loro da buoni amici una 
potenza che non potevano dividere con lui. Testimonianza 
gli accordi della lega che avevano contratta i . 

E bene se n'accorgevano i Bresciani, che cessata la bat- 
taglia, vedendosi venire incontro l'esercito vincitore del mar- 
chese Pallavicino e del Dovara (che a rimettere in patria gli 
espulsi guelfi piantavano gli alloggiamenti alla Mandolozza) 
non ne vollero sapere , onde fu duopo ai Cremonesi tornar- 
sene delusi alla loro città 2 . Ma l'astuto Oberto, cui più del 
ritorno alla terra nativa di tanti esuli bresciani che l'avevano 
favorito, premeva la potestà del nostro Comune stipulata 
negli accordi della lega, mendacemente li raggirò; talché di- 
sceso a' patti coi cittadini, avuta la signoria del luogo, e lusin- 
gando l'entrata dei fuorusciti nelle patrie mura per averli tutti 

1260 ad un cappio e ad una rete, quanti v'entrarono tanti ne car- 
cerò coi figli e colle mogli; ed i rimasti nel campo mandò 
proscritti o serrò nelle torri della sua Cremona e dei castelli 
che gli obbedivano 3 . 

Che più? Trovandosi ancora nelle carceri di Brescia il 
Legato pontificale, benché dal pontefice se ne chiedesse la 

1. 1259, 11 giugno. Cremona et in aliis casteliis in 

2. Malv. Chron. dist. Vili, e. XXXIX. exilium retrusit, anno MCCLX. - 

3 ceteris vero comprehensis , I\Ialv. Chron. 1. cit. col. ( J'J0, li. 

, quosdam vinculis afflixit, quosdam 1. S. t. XIV 



IL COMUNE BRESCIANO 173 

libertà, noi tolse a' ceppi; talché un giorno calatosi con una a ,i26ó 
fune dal palazzo che lo serrava, corrotte le guardie, l'arci- 
vescovo fuggì riparando a Mantova *. Brevemente; il Palla- 
vicino che già padrone di Brescia, di Novara e di Cremona, 
di guelfi o non guelfi non si curava, levatosi d'un tratto 
loro nemico , tenea pratiche segrete con re Manfredi, sol- 
levando per lui que' ghibellini lombardi che dopo il da Ro- 
mano lo si facevano condottiero : talché Martino della Torre 
gli otteneva la signoria della stessa Milano, dove tolto di 
seggio il podestà Patrizio da Goncesio, nobile bresciano, vi 
collocava Guglielmo Pallavicini, dando a noi per vicario 
certo Visconte suo nipote, uomo superbo e crudele 2 . 

Ed è in quest'anno che ci parlano le cronache di una paca 
fra i comuni di Brescia e di Cremona; e della terra di Pon- 
tevico presa nel giugno da Oberto Pallavicino 3 . Il quale poi, 
volendo entrarsene in Brescia l' uno di que' perdoni o disci- 
pline, che principiate in quest'anno, traendo 4 seco uomini e 
donne d'ogni stato e d'ogni età, sotto l'insegna d'una croce 
n'andavano pellegrinando per l'Italia intera 5 , noi volle 6 : 
cosa guelfa, non gli andava; e coli' intesa dei Torriani vietò 
l' ingresso a quelle processioni od eserciti di supplicanti e di 
battuti 7 , donde poi, secondo il Muratori 8 , le scuole dei divoti 
e delle discipline, ch'io ritengo per altro di più antica data. 

1. Biondo, Histor. - Murat. 'Annali, nell' Archiv. Storico del Vieusseux, 

a. 1260. - Verci, Opera cit. lib. tomo III della seconda serie. 
XXIV, pag. 395, t. II. 4. C affari, Ann. Genuenses, t. VI. 

2. Trovo per altro che del 1261 Viscon- R. I. S. lib. VI. 

te, a noi posto dal Pallavicino, fosse 5. Ann. Veter. Mutin. t. XI, R. I. S. 
governatore di Piacenza. - Chron. Bonon. t. XVIII, R. I. S. 

3. Cum Cremonensibus et quantitate 6. Malv. Chron. dist. Vili, e. XLI. 
Mediolanensium et Brixiensium 7. Mon. Pat. in dir. t. Vili, R. L S. 
cepit Pontem Vicum sub MCLX, 8. Murat. Ant. Hai. diss. LXXV. - 
de mense junii, - Chron. Cremon, Annali, a. 1260. 



174 IL COMUNE BRESCIANO 

nw E siccome i fuorusciti o Malesardi * di Milano (che falla 

lega coi Bergamaschi, dovettero abbandonarla) occupato il 
castello di Tabiago vi si fortificavano, Oberto Pallavicini 
colle milizie di Milano, di Brescia, di Novara e di Cremona 
venne a batterli furiosamente, talché facevali prigionieri 2 . 
Ma i guelfi non ristavano, e presa la terra di Solferino dila- 
pidavano quelle dei ghibellini. Oberto gli assalì prima che lor 
venissero i Mantovani e i Ferraresi già dai guelfi dimandati; 
ed ottenuto per assalto il luogo, quanti non vi lasciavano la 
vita, legati su lunga fila di carri seguitarono l'esercito del 
marchese che ritornava in Brescia 3 . 

a.t262 Poi radunate le milizie di Cremona e delle otto sue 
città, invadeva Oberto le terre del Bergamasco, pigliando 
Martinengo ed altri castelli. Era forse intendimento del mar- 
chese di sorprendere la città medesima: pur gli falliva l'au- 
dace impresa; e presidiate le rocche bergamasche, novella 
preda, ritornò deluso a Brescia dond' erasi partito 4 . 

;u263 Moriva in questo mentre nella terra di Lovere Cavalcano 
Sala vescovo di Brescia 5 , nel cui seggio la parte Pallavicina 
collocava un Oberto da Piacenza 6 , nipote del marchese; ma 
nell'anno istesso, per consiglio di papa Urbano IV, ad Ales- 
sandro succeduto nel 1261, cedea l'intruso a Martino la 
cattedra episcopale 7 . 

i. Con questo titolo non solo si di- 4. Malv. Chr. dist. Vili, e. XLVI,c.937. 

stinguevano gli usciti in Brescia, 5. Cronaca di s. Pietro, ultima nota, 

ma in altre città lombarde, e forse - Malv. Chr. dist. Vili, e XLVIII, 

lu tutte. Ronchetti, Mem. di Bcrg. col. 938, R. 1. S. t. XIV. - Totti, 

t. IV, pag. 125, 126, a. 1265. Catalogo pubblicato dal Gradenigo. 

2. Annales Mediol. e. XXIV. - Galv. 6. Malv. luogo cit. - Gradon. Brix. 
Flamma, capo 297 in Rer. I. S. Sacra, pag. 380, 381. 

t. XI. - Corio, a. 1261.-Trist. 7. Campi, Hist. Piacerti, pag. 467, 

Calco, Hist. Patria eie. parte II: - ivi la Bolla pontificale 

3. Malv. Chron. cit. dist. VIII, capo diretta al vescovo Uberto, notata 
XLV, col. 937. dal Gradendo. 



IL GOML'NE BRESCIANA- 175 

Spiravano intanto li cinque anni di signoria che i Mila- 
nesi avevano accordato ad Oberto Pallavicino. Filippo della 
Torre gliela rapiva già fatto capitano di Lodi, di Novara, di 
Como, di Bergamo e di Vercelli *: tutta preda che sfuggiva 
dalle mani dell' irato marchese, il quale a ricattarsene strin- 
gea concordia cogli esuli di Milano. Per non essere da meno 
il della Torre legavasi di rincontro a Carlo d'Angiò, fratello 
del re di Francia Luigi IX, chiamato da Urbano IV a togliere 
lo stato a re Manfredi. 



II. 



GLI ULTIMI SVEVI 

È noto che re Manfredi, non potendo venire a' patti colla 
corte di Roma, s' era messo a combatterla rialzando i ghibel- 
lini dal Garigliano al Po; che papa Innocenzo avea cercato chi 
lo privasse delle sue dominazioni a nome della Chiesa, offe- 
rendole come sacri feudi allo straniero; che i trattati poi ne 
andavano a rilento per lo pericolo dell' impresa e le forti 
pretensioni del papa, che volea per sé non so quante città 
napoletane. 

Era come se il regno fosse all'asta, banditore il papa; e 
Carlo d'Angiò lo comperava da un francese, Urbano IV, per 
ottomila once d'oro all'anno, ed altri obblighi militari: e in 
mezzo a queste contrattazioni di popoli e di stati n'anela- 
vano sossopra le terre italiane. Uno scisma d' elezione arci- 
vescovile in Milano persuase Urbano a deporre i due presuli 
eletti ad un punto, e porvi un suo creato — « giacché in 

1. Flamma ,Man : p. Fior, capo 300. Como, Slor. Milan. a. 1264. - Giu- 

- Armale s MetìioL e. XXXIV. - lini, Mera. - ann. sudd. 



a.l2«« 



1 76 IL COMUNE BRESCIANO 

questi tempi (sono parole del venerando Muratori) comin- 
ciarono i papi a metter mano nella elezione dei vescovi con 
giungere in fine a tirarla tutta a sé, cpiando nel secolo XI 
tanto s'era fatto per levarla agli imperatori e re cristiani, per 
restituirla ai capitoli ed ai popoli secondo il prescritto dagli 
antichi canoni l » — ; il che ci spiega come Urbano poi to- 
gliesse Uberto vescovo di Brescia per metterci Martino. 

Scomunicate o processate le lombarde comunità che fos- 
sero ghibelline, quasi che buon cristiano altro non fosse che 
di parte guelfa 2 ; scomunicato tutto il regno di Puglia e di 
Sicilia ; guerre e crociate non più contro i Turchi, ma con- 
tro i principi cristiani; e principi che aggravavano i popoli 
per sostenerle; e papi che gli uni e gli altri fulminavano dal 
Vaticano perchè giurassero fede a un re straniero eh' essi 
avevano chiamato. 

Poi risse cittadine astutamente levate dai capitani che 
per furore di parte mutavano Y elezione in assoluta signoria; 
Torriani che già tremavano dei Visconti; Bonifaci ornai vinti 
dagli Scaligeri; Pallavicini che tentavano indarno di rapire 
quando all'uno quando all'altro qualche brano di terra; e i 
Comuni aggirati, succhiellati, traditi or dall'uno or dall'altro; 
e dovunque sconcordia, gelosia, dissolvimento. 

Di una pace ottenuta in Brescia da Oberto Pallavicino 
parla il Malvezzi, e di Furone dei Poncarali e Martino da 
Manerbio messi al bando: e del primo spento in carcere a 
Busseto, chiuso l'altro in Soncino 3 ; e degli estrinseci di 
Brescia, di Mantova e di Ferrara che associavano l'armi loro 
a quelle di Filippo della Torre, gagliardissimo rivale del 
Pallavicino 4 . 

1. Murat. Annali <T Italia - all'ari- 3. Malv. Chvon. dist. Vili, cap.XLVII, 
no 1263. col. 937. 

2. Murat. luogo cit. 4. Idem, cap. L, col. 938. 



IL COMUNE BRESCIANO 177 

Carlo intanto veniva da Marsiglia al Tevere colle sue navi: 
una tempesta che avea battute quelle di Manfredi fu la sa- 
lute del primo, il quale attese in Roma l'esercito che per 
la via dell' Alpi s' approssimava. Clemente IV impegnava 
i beni della Chiesa per far denari e provederli a Carlo 
emunto com'era: preti e frati predicavano la crociata, indul- 
genze plenarie non mancavano: e vennero le facoltà di assol- 
vere anche i preti concubinari e quelli che contro i canoni 
avessero frequentati gli studi della fìsica e delle leggi *, 

Protetta dal marchese di Monferrato, l'armata di Francia 
toccava ornai (giugno) le terre di Vercelli e di Novara: turba 
immensa di Francesi, d'Inglesi, di Piccardi, di Borgognoni, 
che vollesi di quarantamila uomini tra fanti e cavalli 2 ; la 
cronaca di Parma 3 li fa sessantamila , ma i quella di Mo- 
dena cogliea forse nel segno dicendola di cinquemila cavalli, 
quindicimila fanti e diecimila balestrieri 4 . Roberto di Be- 
thune conte di Fiandra, con allato Gille Brun e Guido di 
Manforte la conducevano. 

Sia che Visconte Pallavicino duramente ci governasse 5 , 
talché stanco ne andasse il popolo ed isdegnato; sia, come 
penso, che i profughi bresciani accolti da Filippo della Torre 
persuadessero agli intrinseci d'offerirsi al Tornano, o che 
secretamente già fossero indettati cogli agenti di Carlo, fatto 
sta che i nobili di Brescia mandavano a Filippo perchè ve- 
nisse con esercito ad espellere gl'invisi Pallavicini. Non era 
forse che il sospirato adempimento di patti che al 27 di 

1. Martene, Thes. t II, p. 196-199, 3. Chron. Parm. R. L S. t. IX. 

presbyteros et religiosos quoslibet 4. Ann. Vet. Mutili. R. I. S. t. XI. 

qui contra constitutionem Ecclesia 5. Vescuntus vero prceses... Brixianam 

leges vel phisìcam audierint eie. civitatem inexplicabili panne ser- 

% Chron. Bonon. R. I. S. t. XVIII, vitate opprimebat. Malv. dist. Vili,. 

col. 276. capo LI V, col. 939. 

Odorici, Stor. Bresc. Voi. VI 12 



!7S IL GOMLNfi lìUKSCIW) 

marzo venivano stipulando in Milano fra di loro il vescovo 
di Sisteron, Pietro dei Vicini ed altri procuratori di Carlo 
d'Àngiò, presente il vescovo di Como, tutti i già potenti 
della Torre con Sordello ed altri, coi nostri concittadini Fe- 
derico Lavellongo, Corrado Palazzo ed Invcrardo Bornato , 
sindaci e procuratori degli esuli di Brescia. Convengasi dun- 
que nel palazzo arcivescovile fratellanza e concordia fra gli 
estrinseci bresciani e re Carlo, promettendo i primi al conte 
di Provenza il passaggio per la Lombardia ed il ducato, soc- 
corso e fedeltà nella causa guelfa, nonché di aver nemici gli 
avversi al conte, alleati gli amici suoi. Promettevano i messi 
del conte di rimettere i fuorusciti nella patria loro, di com- 
battere i loro nemici, salvo a Carlo però di poter trattare 
cogli intrinseci urbani e castellani *. Tre mesi prima che 
P esercito partisse dalla Francia e passasse il Cenisio (tanto 
valsero le smanie pontificali) Brescia e Milano per lo meno 
erano vendute a Carlo: e certo i Bresciani s'erano tolti al 
marchese, aveano fatta lega coi comuni di Bergamo, di Man- 
tova e di Milano, per cui di converso i Cremonesi fortificatisi 
all'Oglio, pigliate le terre di Caneto, di Pontevico, di Quin- 
zano e degli Orzi, ne custodivano le rocche 2 . 

Il della Torre intanto nel giugno di quest'anno avvicinavasi 
a Brescia con elette schiere per farla sua; ma in qual modo 
avvenissero le cose, non riuscì. Tornatosi' a Milano, Oberto 
Pallavicino già preparato all'angioina burrasca ed alle in- 

1. Lio. Poi. Brix. -Codice Municipale, nenses minutissima castra Bri- 

esemplare custodito dalla -Quirin. xiensium juxta flumen Old con- 
carta 420. - Fu pubblicalo dal stituta, scilicet Canelum, Pontem 
Rosa nella sua Francia Corta. Vicum, Quintianum et Urceos . . . 

2. Brixienses pacem inter se fecerunt suos in cis ponendo custodes fun- 
et . . . Mediolanensibus et Ber- dilus subverterunt. Mon. Patav. 
gomensibus et Nantuanis Ecclesia: Chron. libi III, B. /• S. t. Vili, 
fideìibui adhescrunt. Tunc Cremo- col. 725. 



IL COMUNE BRESCIANO 



170 



sìdie de' suoi nemici, si portava in Brescia mentre Bosone a .,^ 5 
raccoglieva 1' esercito : prima cura di Oberto fu quella di 
sbarazzarsi dei sospetti di parte angioina; e Rizzardo Boto- 
lino, Pasino e Rodolfo di Pasino Bocca, Bernardo de Rotingo, 
Federico da Portico, Federico Griffi, Milino e Giovanni suoi 
figli, Abiatico dei Tasca, Rafeto Gaetani, Rainerio di Abiatico 
faceva intanto chiamare a se nel palazzo dei Calzavelia: e 
mentre che senza alcun sospetto vi s'adducevano, entrato il 
Dovara quasi ad un punto nelle nostre mura coll'esercito cre- 
monese, F irato Pallavicino metteva in carcere quel drappello di 
guelfi: poi fatte chiudere ed afforzare le porte della città, guer- 
nite le piazze come in tempo di guerra, seco trasse prigionieri 
alla sua Cremona quanti fossero in voce di guelfi 1 , donde il 
sospetto e la paura dei loro amici. Alberto degli Ugoni e 
Roberto da Trione mandavano allora supplicando il Tor- 
nano perchè venisse una volta, liberasse la nostra città dal 
fiero Pallavicino; e gì' indicavano l'ora, gì' indicavano la porta 
cittadina a cui trovarsi. Promettea Filippo della Torre; ma 
partito il messo colla fausta nuova, il Tornano già infer- 
mo spirava in quella. Accolto dai congiurati V annuncio 
della promessa, coni' erano le intelligenze pigliavano per as- 



i. . . . electa manu Brixiam (Phì- 
lippus) profecturus iter arripuit. 
Cumque mense julio statuto, die 
apud eam civitatem cum robusta 
virorum multitudine advenlasset, 
nihil ex iis, quce promissa fuerant, 
expleri posse contemplalus est eie, 
At . . . Mediolanum reversus est. 
Marchio hcec audiens . . . Bri- 
xiam petiit, diem statuens cum 
Bosone de Dovaria in qua congre- 
gato exercitu subilo in eam civi- 
tatem venirci : et die VI mense 



Augusti, quasi queedam ad reipu- 
blicoe utilitatem dicturus esset, e- 
grefjios cives Pasinum de Buchis 

eie in palatium nobilium 

de Cahaveliis ad se venire man- 
davit . . . repente eadem fiora 
Bosius cum exercitu civitatem ino- 
pinate introivit. Tunc illos Mar- 
chio statim comprehendi, et in 
vinculis custodìri jussit. Dohiiw 
Urbis januas claudi praicepit eie.... 
Malv. Chron. R. I. S. t. XIV, 
col. 939, dist. Vili, cap. LIV, 



180 IL COMUNE URKSCIANO 

a . l265 salto noi sci ottobre la porta Pile: ma sorvenuti con impeto 
gli aderenti a parte Pallavicini s'accalorò la battaglia, sicché 
al mattino ancor non era posata. Ritoglievano in quella i ghi- 
bellini la porta; eppur l'Ugoni e Roberto con duecento seguaci 
presavi la torre vi stettero ferocemente, saldi in ciò che il 
sussidio avesse a comparire. Ma non veggendo insegna che 
lor venisse, chiesero i patti: ed il patto si fu, che i loro 
nemici bellamente avuti per inganno que' due gagliardi, 
essi ed il presidio della torre contrastata serravano in ceppi 
e conducevano a Cremona, o dentro ai forti di Oberto Pal- 
lavicino. Sassone Confalonieri moriva in queir affronto *. 
Senonchè il popolo sollevato correva in armi a porta Pile, 
che riprendeva in quel subilo ribollimento, chiedendo capo 
supremo della città Laffranco dei Lavellonghi: ma ricusava 
il milite queir arduo seggio 2 . 

Le quali cose raccontate ad Oberto, di tanta ira lo acce- 
sero, che trasse a Brescia coli' armata, ed entratovi come 
fosse città nemica, diessi ad infellonire coi miseri cittadini, 
sicché le teste dei guelfi cadevano sotto la spada inesorabile : 
Federico dei Griffi e Riccardo Bocca furono spenti sulla 
piazza di Cremona, e le carceri si empirono di sventurati. 

In questo mentre l'armata di Francia si avvicinava: Ro- 
berto n' era duce, cui seguivano baroni e cavalieri, della cui 
superbia oltramontana i nostri guelfi, che la ossequiavano, 
sentirono gli effetti. Ad arrestarlo intanto con molto sforzo 
ghibellino (cui sostenevano le ambizioni di parte e l'oro del 
nobilissimo Manfredi) si piantavano a Soncino ed a Pompia- 
no 3 con Oberto e Buoso le ordinanze di Cremona, di Piacenza 

1. Malv. Chron. disi. Vili, e. LV. (Peluvicinus), exercitus sui parlem 

2. Malv. Chron dist. Vili, e. LVI. in Posapiano constituens, Francis 

3. Malv. Chron. dist. Vili, e. LVIII. impedire tentavit iter. - Rer. hai. 

Cumigitur Suncinum pervenissei Script, t. XIV. col. 9 il. 



IL COMUNE BllESCIANO 181 

e di Pavia coi loro carrocci e insegne del Comune, spiccando 
tra quegli apprestamenti una bella compagnia di cavalli na- 
poletani che re Manfredi avea mandati sotto il comando del 
conte Giordano ì . Vedutosi Roberto impedito il passo, prese 
altra via: dirizzò le schiere vèr noi, sicché varcato l'Oglio 
a Galeppio, dato l'assalto a Capriolo, ne lo atterrava; poi 
dilatandosi per lo Bresciano mettevane a ferro e fuoco le 
desolate castella; sicché, tranne Iseo, Pontoglio e Palazzolo, 
quante venivano attraversate da quel turbine devastatore, 
altrettante ne andarono disterminate, lasciate in preda alla 
libidine sfrenata di tanto esercito 2 . 

Nove giorni durò quello sperpero e quella barbarie. Fama 
è che i miseri abitanti levatisi a furore, suonando a stormo 
le loro campane, si risolvessero a far ciò che da Oberto e dal 
Do vara non ottenevano 3 , e che bersagliando fieramente l'eser- 
cito nemico ne sbarazzassero il paese k . Primo al segnale par 
che fosse Rovato; e fu anche detto per alcuno, che a me- 
moria di pubblica vendetta, quel largo tratto dell'agro no- 
stro in cui fu soddisfatta, pigliasse nome di Francia-corta, che 
tuttavia conserva. L'esercito per sì fatto modo (se è pur vero) 
bersagliato, passò diffilato sotto Brescia 5 . 

1. Matt. Spinelli, Diario, t. Vili, terras Francecurle prorumpentes, 

Fi. 1. S. adniteniibus Brixiensibus Guclfìs, 

2. Franci animi ad Olium flumen Mendalozam iorrentem usque ac- 
pervenientes , per pontem Calepli cesserunt. Malv. Chron- tlist. Vili, 
transigessi sunt, slatimque Ca- e. LY1II, col. 941, R, L $. t. XIV, 
priolum invadenles, jussu Comitis 3. Pur troppo l' inerzia dell' esercito 
ad solum nsque prostraverunl. Pari ghibellino è inesplicabile. 

modo incendiis et rapinis Villas h>. Rosa., La Francia Corta. 
Turresque eie. . . . prceter Yseum, 5. D. Ubertus Pelavicinus cum Cremo- 
Palazolum et Pontolium, demoliti nensibus et dnus Boxius de Do- 
simi... muli eres quoque ... libidine varia . . . dimissa civitate Brixim 
vexabant. Cumque diebus novem munita per eos, venerimi apud 
ea loca satis pcrturbassent , per Suncinum causa prohibeudi frau- 



182 11 COMUNE BRESCIANO 

a .» 265 Non pare per altro che il passaggio dell' Oglio si facesse 
dai Franchi senza contrasto 4 , il che spiegherebbe l'ordine 
del conte di buttare a terra Capriolo, ed il ceperunt Palazolum 
pervim del cronaco Parmense: in uno de' quali fatti un mi- 
lite di Fiandra venne appeso dall'irato presidio a' merli del 
castello di Capriolo 2 : donde la rovina di quella sua rocca, 
tenuta di quel tempo inespugnabile 3 , e la strage de' suoi, 
nonché la fuga dei superstiti , fra i quali Giovanni Ughetto 
con Obreste e Lotterengo dei Goizii, che riparando in Bre- 
scia, fondavano la nobile famiglia dei Caprioli 4 . 

Ma pur troppo l'origine del nome di Franciacorta, sto» 
rico certamente, non è per anco priva di tenebre e di mi- 
stero. Ne parlò in un suo dotto opuscolo il Rosa 5 , e prima 
d' esso il Malvezzi 6 , il Rossi 7 e il Capriolo 8 , che per sopras- 
sello mi fa provenire la Franciacorta dalla lunga soffermata 
di Carlo Magno in quelle terre. Ma se fin qui fu creduto che 
di quel nome non fosse più antica memoria del 1434, una 
legge del comune di Brescia, probabilmente pubblicata du- 
rante la signoria degli Angioini , ordinava che i comuni 

situm etc. . , . Qui Francisci vi- 1. Memor. Potest. Regiens. t. Vili. R. 
riliter transierunt contra volun- I. S. col. 1115.- Chr. Parm. 1. cit. 

tatem prediciorum proibere volen- 2. Corio, Hist. Patr. « De ogni sexo 
tium, et transierunt omnes predicti « fu facta grande occisione la causa 

Frantisi apud portas Brixie, et «fu che Capriolo si avevan im- 

sagiltaverunl in civitalem et più- « piccato per la gola un milite 

res vulneraverunt et erant bene « Flandrese ». 

dicti Frantisi sexaginta millia, et 3. Cronaca presso il Duchesne. 

hoc fuit die mercurj IX intr. decem. 4. Capreol. Hist. Brix. car. XXXVI. 
Et si abuissent victualia, per vini Storico appartenente alla famiglia 

cepissent Brixiam, et ceperunt Pa- stessa. 

lazolum per vini die mariti XV 5. Rosa, La Francia Corta. 

decem. Et venerunt ad Montali 6. Malv. Chron. col. 852. 

Clorura, quod ceperunt et Carpo- 7. Rossi, Memor. Brcsc. - p. 208. 

lam (Carpenedolo?) - Chron. Parm. 8. Capreol- Hist. lib. V, car. XXVII. 
R. I. S. I. IX. col. 780. Ubi Franti din ronsudmuit. 



IL COMUNE BRESCIANO 1"83 

di Fiumicello, Urago, Celatica, Gussago, Sale, Ronco, Ro- 
dengo potessero dal podestà di Rrescia venir costretti ad 
alcune riparazioni della Mandolossa prò sua propria Militate 
et omnium amicorum de Francia Curia K E perchè non poteva 
quel nome sotto la signoria degli Angiò essere pronunciato 
impunemente, m' è duopo conchiudere che non per anco se 
ne conosca la vera derivazione. E quando un cronista sì facile 
accettatore di tradizioni, qual è il Malvezzi non più lontano 
di un secolo dai fatti Angioini, è costretto a investigare nella 
calata di Carlo Magno l' origine di quel nome, bisogna esser 
cauti ad indicarla in un fatto così clamoroso, di cui certo, 
se fosse vero, sarebbe memoria nelle cronache lombarde e 
più nel Malvezzi medesimo, il cui silenzio in questo caso è 
piuttosto inesplicabile che maraviglioso. 

Non è a credere se la città paventasse 1' avvicinarsi del- 
l' esercito sbrigliato ed inasprito. Senza poi prestar fede al 
Malvezzi, che ad ogni terrore cittadino mi caccia i trepidi nelle 
tombe, fuga e paura fu al certo: ne il Comune fra tanto spa- 
ventamene mancò di munire alle difese le minacciate mura. 
Ma T esercito passò oltre, ingrossato dall'armi Estensi e del 
Sanbonifacio, che venivano coi Ferraresi e coi Mantovani per 
mettere gli alloggiamenti a Montechiaro 2 , castello che datosi 
alla parte Pallavicina, fu da Roberto conte di Fiandra misera- 
mente distrutto, il quale dispogliando il paese 3 , mille fanti 

i. Stat. Municip. del scc. XIII, per- col. 67. - Rossi, Elogi, fogl. 95. 
gamen. origin. presso la Quirin. 3. Postea vero die Franti Mine exer- 

pag. 197. citum admoventes Montemclarum, 

2. Como, Hist. Patria, fol. 238. - quod et tunc Pelavicinis pare- 
Sigonio, De Regno hai. lib- XX, bai, profecti sunt, et die sequenli 
carte 187. - Mario Equicola, castrimi ipsum ingrediente* 9 uni- 
lib. I, carte 46. - Cronaca di Parma. versa rapinis diripiunt , capti- 
li. I. S. t. IX, col- 780. - Ann. vos abducunt, et flammis enneta 
Veteres Mutinens. R. L S. t. XI, cremantes etc Pari modo 



184 II- COMI NI-: BRESCIANO 

Mfitfs facendone prigionieri e quattrocento cavalli del Pallavicino, 
spianava parecchie terre, fra le quali Formigiano che più non 
surse. Di Formigiano, scomparso per sempre, ha memoria 
nella carta del 1167, da noi pubblicata entro il Cod. Dipi, al 
num. CU *. Non so poi se debba credersi un Formimannm 
nel diploma del 1019, dato all'abate di Leno da re Arrigo 2 : 
la sua distruzione del 1265 si ricorda nelle memorie di 
Ghedi dell' Ascani; così almeno registrerebbe il Bravo 3 . 

;' i2G6 Manfredi intanto, il buon Manfredi si armava; e di qua 
dal Po tenevano probabilmente da lui quanti erano in voce 
di parte ghibellina. — Pallavicini e Dovaresi da Cremona: 
Tangatini, Rodenghi, Peschiera, Oldofredi, Boccacci, Griffi, 
Federici, Manducasene Occanoni, Pregnacchi ed altri della 
nostra città =. Fu incolpato il Dovara di tradimento, e la 
colpa gli venne dall'Allighieri 4 e dal Malaspina 5 . Noi però 
vediamo che resistenza trovarono l'armi Franche; nò l'im- 
potenza dovrebbe così tosto mutarsi in rotta fede. Certo è, 
che usciti appena i Franchi dall' agro nostro, la terra di 
Palazzolo dopo alcun giorno d'assedio fu ceduta per accordo 
ai Bergamaschi ed ai Milanesi da Giovanni Bonaventura 6 , 
mentre il nostro Comune, risollevatosi un' altra volta contro 
i Pallavicini, vinto il presidio, nomava capi della repub- 

circumsitas Villas perambulanfes, Valcamonica, ed il secondo Rispo- 
se ac cede et rapinis consum- sta etc. Brescia, arino VI Rcpub- 
serunt. Malv. Chron. Rer. I. S. blicano, pag. 32. — 
t.XIV, col. 942, disi. Vili, e. LVHI. 2. Zaccaria, Badia di Leno - docu- 
1. Stor. Bresc. t. V, pag. 116 -dove mento XIII, pag. 94. 

citava un'ediz. di esso, che tenni 3. Stor. Bresc. - t. V, pag. 52. 

unica. Ma un'altra ne ho trovata, 4. lnf. cant. XXXI. 

il credereste? nell'opuscoletto — 5. Malasp. cap. 178, col. 1000. - 

Liberi Sentimenti del cittadino Villani, lib. VII, cap. 4. 

Domenico Tanfoglio, contro i due 6. Malv. dist. Vili, e LXI, col. 942,. 

opuscoli intitolati il primo al Gran che pone per altro al termine del 

Consiglio, gli Antichi Originarj di 1265. 



IL COMUNE BUESCIAiNO 



18") 



blica i due sollevatori del parapiglia, Frate Tajone dei Bo- 
cacci e Laffranco Lavellongo f f Come Oberto Pallavicino al 
triste annuncio si conturbasse, non è a dire. Uscito furiosa- 
mente dalla sua Cremona, quanti castelli potò invadere al- 
l'Oglio su bresciana terra mise a ferro e diroccò. N'andarono 
per questa guisa gli Orzi, Quinzano, Caneto, Ustiano, Volongo 
e Pontevico 2 . 

Laffranco Lavellongo e fra Tajone intanto mandavano 
per legati a Napoleone della Torre che avvertisse i fuorusciti 
bresciani tornassero liberamente alla patria, che da sette anni 
più non avevano riveduta; venissero i Torriani, dal comune di 
Brescia lungamente desiderati 3 . Perbene radunata Napo- 
leone un'eletta di Bergamaschi, di Milanesi e di Comensi, 
accompagnato da' suoi fratelli Francesco e Raimondo -vescovo 
di Como, trasse a noi tutto lieto. 

Uscian loro incontro fuor delle porte a dispiegate inse- 
gne i magistrati del nostro Comune, e dietro loro festante colle 
palme di olivo, immagini di concordia, in lunga fila il popolo 
e i sacerdoti, benedicenti agli esuli che salutavano alfine la 
cara terra nativa 4 . Poi sì com' erano precedute (22 novem.) 



1. Malv. disi cit. c.LXIft, col. 943. 

2. Malv. L cit. cap. LX1I, col. 943. 

3. Malv. 1. cit. e. LXIII. 

4. D. Eps. Raymundus cum frate 
Tajono de Bocaccis intravit Bri- 
xie cum parte estrinseca Brixien- 
s ium etc. ...et comes Ludovicus de 
Ambaxis (Mantum) fuerunt quando 
concordia facta fuit de mense 
fébr. et' tune Cremonenses destra- 
xerunt castra Brixiensium, Cane- 
dum , Pontevicum, Quinzianum, 
Yorcium, Oslianum. Cron. Mant. 
pubbl. dal Conte d'Arco nel)' Arch. 



Storico del Vieusseux, serie II. - 
Igitur ìllustres viri Raymundus 
de la Turre Cumanus episcopus, 
Neapoleon et Franciscus germa- 
ni . . . in Brixianam civitatem 
mense februario pervenerunt; ad 
quos omnes cives sacerdotes etc... . 
cum vcxiliis etramis olivarum extra 
portas civitatis concurrentes... ipsis 
Principibus nobilem comitatum . . . 
in palatium afferebant. Porro et 
qui in exilio Guelfi vitam duxe- 
runt etc. . . . suscepttjunt. Malv. 
CAron. disi Vili, e. LXIV. col. 943. 



186 il comuni-: nuEsciANo 

,1266 dalle Croci del Campo e d'Oro fiamma, venerate reliquie nostre, 
salivano le moltitudini sul colle Cidneo plaudenti alla pace, 
che dall'alto di quel colle, appo il castello che da tanti 
secoli sorgea presidio della nostra città, giuravano Torriani 
e cittadini sulle sante croci *. Poi stipulate le condizioni, 
fermata la pena di mille marche d'argento a chi le rompesse, 
Guidesco dei Poncarali a nome di parte guelfa, e Corrado 
dei Fregamoli per la ghibellina, con ornati e nobili sermoni 
chiusero la commovente solennità 2 . E perchè il popolo avea 
già fatto voto, che cessate le tirannidi Ecceliniane e dei Palla- 
vicini, sarebbesi terminata la chiesa di s. Francesco, scio- 
gliendo il voto fu messo mano a compierla. Dirò breve, il 
Comune fu sottomesso ai Torriani, e Francesco della Torre 
fu capitano del popolo di Brescia 3 . 

Il quale dal proprio canto eletti nel 14 di marzo suoi 
messi per la lega dei comuni lombardi, sostenitrice de- 
gli Angioini e della Chiesa 4 , raffermava colle città di Man- 
tova, di Milano, e con Obizzo da Este, il marchese di Monfer- 
rato ed altri l' accordo stipulato nell' anno antecedente col 
conte di Provenza Carlo d' Angiò 5 ; e radunate le insegne di 

1. Convenientes universi cives cum abbiam parlato. Questo .bel fatto 

omni clero, cum Cruce Campi et relativo alle nostre ss. Croci non 

Aurea Flamma super montem ci- fu ricordato nelle memorie del 

vitaiis ubi nunc castrum consislit, Brunati e del Pagani sulle Croci 

corani principibus pace concordali istesse. - La pace accadeva nel 

suntetc....MxL\. 1. cit. - A questa 22 febbraio 1226. Malv. I. cit. 

pace alludono gli Statuti Bresciani 2. Malv. 1 cit cap. LXV, col. 944. 

del 1268, pubbl. dal Verci (Codice 3. Malv. 1. cit. cap. LXVI. - France- 

Eccelin. docum. CCLXXXII), coi sco della Torre è ricordato negli 

quali s'annullavano alcuni atti pub- Statuti Cartac. sec. XIII, carte 20, 

blici e privati dei tempi di Eccelino a. 1266, presso la Quir. e e. 122. 

da Romano, ab ilio tempore citra 4. Docum. presso il Conte d'Arco, 

donec fuitpax in Castro per dnum a. 1266, 14 marzo. 

Epum Cumanum : statuto del quale 5. Idem, 1266, 23 marzo. 



IL COMUNE BHUSCIAN'O 187 

Bergamo, di Mantova, di Como e di Milano (1267), entravano 
i Bresciani sul Cremonese mettendo a ferro e fiamme le 
terre ed i casali. Castel Covo n'andò distrutto i ; poi di riscon- 
tro riedificavano quelle rocche bresciane che Oberto Palla- 
vicino avea spianate 2 . In quanto a Castel Covo dissentono 
gli storici nell'anno della sua distruzione 3 , trovato però dal 
diligente Ronchetti 4 , che fu il 1266. 

Altrove intanto la fortuna che annulla di un soffio gli uma- 
ni consigli, volgea le spalle a Manfredi 5 , meritevole al certo 
di miglior sorte; nocquegli la possanza della Chiesa, ma il 
voltabile animo de' suoi baroni fu che disertollo. A Benevento 
si battagliò (26 febbr. 1266), ma vinse con grande strage 
l'impeto francese. Manfredi allora cercò la morte, ed avven- 
tandosi nel mezzo della mischia la ritrovò. I soldati nemici 
gli alzarono un macchio di sassi; ma 1- Arcivescovo di Co- 
senza, legato del papa gli negò pur questi,, e fattolo dissot- 
terrare, comandò che si buttasse a' cani sulle sponde del 
Verde, onde suonano sì commoventi le parole del misero 
Manfredi nel Purgatorio dell' esule fiorentino 6 . Tutto piegava 
per quella vittoria dinanzi a Carlo; Puglia, Calabria e il bel 
Siculo regno — il feudo di s. Pietro — fu suo. Ma Corradino 
figlio di Corrado re di Svevia, un vago giovinetto di 16 anni, 
il signor vero di Puglia e di Sicilia, fin dall' estrema Germa- 
nia dovea turbare i sonni dell' ambizioso: e già quanti erano 
ghibellini di Toscana, di Napoli, di Lombardia chiedevano 

1. Malv. 1. cit. e LXVII. di Milano, 1266. - Campi, Storie 

2. Malv. 1. cit. e. LVIll, col. 944. - di Cremona, clic non determina il 
Pelavicini e non Pallavicini ritrovo tempo. - Corio, Storia Patria ecc. 
in parecchie e gravi Cronache con- 4. Ronchetti, Memor. di Bergamo, 
temporanee. Seguito per altro la t. IV, pag. 129. 

dizione più volgare in Cremona. 5. Amari, Vespro Siciliano - 1265, 

3. Ronchetti, Memor. di Bergamo, pag. 50, ediz. di Parigi, 1843. 

t. IV, pag. 128. -Giulini, Memorie 6. Dante, Purgatorio - canto IH. 



a. 1267 



ÌSS IL COMlNlì BRESCIANO 

Li»] quel giovinetto, promettevano mari e monti purché venisse 
di qua dall'Alpi l . 

Frattanto parte guelfa più gagliarda che mai pigliava il 
campo, ed al 9 di maggio si radunavano solennemente in 
Castel Romano coli' apostolico legato gli ambasciatori di Bro- 
scia, di Bergamo, di Mantova, di Como, di Milano e d'altri 
siti, che tenevano dai Torriani da un lato, ed i procuratori 
di parte Pallavicina, Cremonesi, Piacentini ed altri Comuni 
dall'altro; si venne a concordia, pena centomila marche 
d'argento agli spergiuri di quel patto. Rappresentanti del no- 
stro Comune furono allora — Corrado dei Fregamoli, Fran- 
cesco Pregnacca, Guìdesco Poncarali, Bonifacio Sala, Piordo 
de Lamite, Pace Bocca, Buccio Lavellongo, Enrico Confalo- 
nieri, Ridolfo Concesio, Bresciano Fluminare, Crescimbeno 
dei Gisli, Oldevrando Tangettini, Bartolomeo Cazzago 2 . 

Ma quella pace dileguò qual lampo; perchè se all'appres- 
sarsi di Corradino i ghibellini lombardi si levavano a speranze 
lungamente frenate, d'altra parte Monferrato, Vercelli, Este, 
Novara, Como, Ferrara, Mantova, Parma, Vicenza, Padova, 
Lodi, Bergamo e la nostra Brescia mandavano a Milano pro- 
curatori che soscrivevano un trattato, cui s'aggiunsero tosto 
le città di Piacenza e di Cremona sottrattesi al dominio dei 
Pallavicini 3 . Capi di questa lega si dichiaravano il marchese di 

1. Saba Malaspina, Hist. Rer. Sic. zuchelli un islruménto del 1267, 
lib. Ili, e. IO in R. 1. S. t. Vili. pel quale risulta, che quell'accordo 
- Murat. Annali, a. 12G7. - Ri- seguiva nel cadere di febbr. di qucl- 
cordano Malaspina , Hist. Fior. V anno. Se ci verrà di rinvenirlo, 
cap. 180, R. I. S. t. Vili. - An- noi lo pubblicheremo. Quei codici 
gelo di Costanzo, Stor. Napol. Mazzuchelliani si trovano adesso 
lib. 40, ecc. presso il nob. Clem. Rosa. 

2. Malv.~ L'Aron. Rer. 11. S. t. XIV, 3. Meni. Potasi. Regiens. t. Vili, li. 

col. 945, dist. XIII, e. LXIX. - /. S. - Malv. 1. cit. capo LXX. 
L'ab. Zamboni ricopiava dal t. IV - Ann. Velar. Mul. t. XI. Rerum 
Fragmentorum della libreria Maz- Jfalicarum Script, eie. 



IL COMl'NK BRESCIANO 181) 

Monferrato e i della Torre *. Nò i ghibellini ristavano : e 
quelli di Brescia poi saputo di Corradino che disceso per 
valle d' Adige avea raccolto in Verona il proprio esercito, 
dato di piglio all' armi, ne favorivano le schiere, che poi gua- 
stavano senza pietà le terre dei guelfi. Montechiaro fu la 
prima delle nostre che venisse colta; e già i soldati di Svevia 
la circondavano, d'onde il tripudio dei ghibellini di Brescia; 
ma i guelfi lo rintuzzarono coir armi. Però che il dì 14 no- 
vembre correndo irati le vie della città, la investivano sì fie- 
ramente che, se non erano le intromesse di Francesco della 
Torre pacificatore di quei bollenti spiriti, di molto sangue 
fraterno sarebbersi bruttate le nostre piazze 3 .Ma quel Torna- 
no avendo messi al bando e relegati nella città di Milano i 
primi guelfi promotori di queir incondita baruffa, otto nobili 
fra questi ridestavano in petto a' compagni le rabbie mal 
sopite, sicché adunato il popolo e messa un'altra volta in 
armi la fazione, costringevano assai ghibellini ad uscir dalle 
porte. Francesco della Torre, veduto il pericolo, cercò uno 
scampo a Milano co' suoi fratelli, e i ghibellini espulsi riparavano 
a Seniga, Bassano, Alfianello, Pratalboino, Padenghe, Rivoltel- 
la e Desenzano. Parecchi esulavano in Valcamonica, e l'espul- 
so monaco Tajone Boccaccio si racchiuse in Manerbio co' 
suoi partigiani 3 . 

1. Tristan. Calchus. Hlst. Patria, lerunt ctc. . . . Ejecti vero cives 

lib. XVI, pag. 343 - Como, Stor. in Seniga, Alfianello , Bassano, 

Milan. parte II, a. 1267. - Meni. Pradalboino , Desenzano, Rtvol- 

Poiest. Regiens. pag. 1126 e seg. iella, Patengolis, nonnullis ctiam 

in R. I. S. t. Vili. in terris Vallis Camonicoc con- 

% Malv. Chron. Rer. IL S. t. XIV, tulerunt. Porro frater Tajonus, qui 

col. 946, dist. Vili, e. LXXI. ctiam fune expulsus est, in op- 

3. Die mercurj XI V mensis decembris, pido Manervj cum suis confugium 

rursus cum omni populo guelfo fedi. Malv. luogo cit. dist. Vili , 

ad arma concurrentes , quamplu- e. LXXII, col. 946, Rer. Ital. Sci\ 

rimos gibellinos de cimiate repu- t. XIV. 



1U0 IL COMUNE BRESCIANO 

..mi Arrogi che nei castelli di Padenghe, di Rivoltella, di 
Desenzano, chiamativi probabilmente dai profughi bresciani, 
entravano i ghibellini di Verona; e pigliate quelle rocche, le si 
tenevano a sostegno della fazione *, che tuttavia spiegava le 
insegne di Gorradino. Ed è forse a questo parapiglia che si 
riferisce uno statuto bresciano per danni recati da quelli di 
Padenghe agli uomini di Lonato, quando Rufino dei Zenu- 
cali podestà di Brescia, condottosi a Padenghe coi militi del 
Comune, e fatto colla terra un po' d'armistizio, que'di Pa- 
denghe ne profittavano per devastare coi Veronesi i campi 
del vicino Lonato 2 . 

Potremmo ancor chiedere perchè i guelfi Torriani faces- 
sero prigionieri nove guelfi di Brescia, come ad ostaggio. Ho 
sospetto col Muratori 3 che i della Torre malcontenti del 
papa, favorissero di celato Corradino, e preparassero al re 
novello colla prigionia de' più caldi pontificali di Brescia 
l'acquisto della nostra città da lui tanto desiderata 4 . 

Frattanto i Milanesi avevano un pocolino di consolazione, 
ed era delle tolte scomuniche, le quali da qualche anno gra- 
vavano la città, che tornata guelfa, doveva essere ribenedetta. 
E però presente Martino vescovo di Brescia,, ed i presuli di 
Como e di Novara, Beltrame da Greco bergamasco podestà 
di Milano, giurava obbedienza all' apostolico legato riceven- 

1. Veroncnses Castella Desenzani, kominum de Palingulis . . . et de 

Rivoltella et de Palengulis arri- Lonato. Stat. Cart. Bresc. presso 

puerunt. Malv. I. cit. e. LXX11I, la Quirin. carte 120: - il Zcnucalio 

col. 946. fu podestà del 1257, 1268. 

% Cum ibi esset (Rufuius) apudPa- 3. Murat. Annali, a. 1268. « I Tor- 

tewjulas cum militia Brixice, et ìiani, benché questi in occulto, cra- 

ìbidem diclus potestas et vigiliti- no per Corarìino ». 

qualtuor homines de Patcngulis 4. Urbeni Brixice se habiturum, an- 

fecissel treguam eie Sed UH de nuentibus Gibellinis existimans , 

Palingulis cum hominib. de Ve- cum omni exercitu etc. Malvezzi, 

rona inciderunt vineas et oliva* disi. Vili, e. LXXI, col. 946. 



IL COMUNE BRESCIANO 191 

done l'assoluzione dall'interdetto. Tanto ci apprende un bel *.««? 
documento che il diligente canonico Aristide Sala recente- 
mente ha pubblicato 1 . Le cose pontificali n'andavano a gon- a.i26* 
fìe vele. Gorradino venuto con molto seguito di baroni e 
poco denaro, applaudito dai ghibellini, lasciato venire dai 
guelfi che già in secreto, per dirla con una frase moderna, 
simpatizzavano per lui, attraversò l'Italia; ed incontrato e bat- 
tuto da re Carlo a Tagliacozzo (23 agosto), vi rimase prigio- 
niero: giovinetto infelice, che iniquamente giudicato dal cam- 
pione della Chiesa, lasciò il biondo capo sotto il ceppo della 
scure fumante ancora del sangue di un caro amico, il duca 
d'Austria, sventurato e gentile al pari di lui 2 . Così ebbe fine 
la casa di Svevia: e parve decreto di Dio che le romane vo- 
glie s'adempissero dalla mannaia del carnefice col sangue 
voluto di un innocente. 



4. Sala, Docum. per la Storia della etc. -IIP.Luchi, Cod. Dipi. Brix. 

Diocesi di Milano. 1855, pag. 25, pag. 41, recaci di quest'anno e 

n. 5. In noni. Dui anno del vescovo Martino qualche ine- 

MCCLXVIII die martis sexto die dito documento. 
ante Kal. februarj. Ind. X. In 2. Il Muratori narra la morte del duca 

pallatio novo Coni. Mediolani etc. susseguita a quella di Coradino; 

- Presentibus dnis episcopis Bri- ma non parve all' Amari , e sto 

xiemis, Novariensis et Cumensi con lui. 



LIBRO XVII. 

GLI ANGIOINI 



IL GOVERNO IN BRESCIA DI CARLO D ANGIO 



Colla morte di Carlo risursero più vive le parti guelfe, ma a.1268 
non così che acerbamente non venissero contrastate dal co- 
nato estremo degli imperiali ; donde un torbido risollevarsi 
di fraterne contese. Perchè i Bresciani, mosso Y esercito a 
Manerbio, v' assediavano i ghibellini di Tajone Boccaccio, 
mentre i della Torre, quasi a ricambio, pigliavano Capriolo e 
Palazzolo 4 . A tanto sdegno fra i nostri guelfi ed i Torriani 
sorvennero mediatori Lodovico dei Sanbonifaci, il marchese 
di Ferrara ed il Legato. Si venne a concordia. Le ossidioni 
di Manerbio e Palazzolo furono tolte, e quest' ultimo veniva 

1. Malv. Chron. R. 7. S. t. XIV, de la Turre . . . Olii vada per- 

col. 947, dist. Vili, capo LXXV. meantes, Brixiensium terras inva- 

Brixiensis itaque civitas eodem dunt, quibus castellum Caprioli 

anno exercitum ad expugnationem mox traditum est. Palazolum quo- 

Manervii direxit eie. . . . Magnates que eie. 

Odorici Stor. Bresc. Voi. VI 13 



194 .> GLI ANGIOINI 

posto sino a pace conchiusa nelle mani dell' arcivescovo di 
Ravenna messo di Clemente IV l . 

Ma perchè i cittadini ricusavano il ritorno degli esuli 
promesso dai Torriani, ne sursero nuove risse. Parecchi no- 
bili furono in armi a sostegno dei guelfi contro il popolo 
tumultuante (28 agosto), e fu combattuto per la città fino a 
notte. Surta Y aurora, il nobile soldato Bertolino Gazzago 
radunati gli sparsi avanzi di parte Torriana, investito il palazzo 
di Alberto Gambara, volea spento quel suo rivale: ma sor- 
venuti a difenderlo i cittadini, affrontavano gl'inimici presso 
il tempio di s. Agata; e l'arduo combattimento durò sì perti- 
nace, che il cadente sole vedevane tuttavia gli ultimi scontri 2 . 
Fatto dì, Bertolino Gazzago rimasto vinto e prigioniero con 
altri seguaci suoi, n'andò proscritto; e furono suoi compa- 
gni di parte e di sventura = Pace, Becolino e Leone Bocca, 
Gecolino e Giovanni Letavello, Egidiolo Calzavelli, Girardo 
Palazzo, Inverardo Bonato, Patucio dei Goncesj. Le case dei 
Calzavelli furono diroccate; i Bocca ed i Concesio trasse Al- 
berto Gambara 3 con se nelle carceri feudali del suo castello, 
e in quelle di Brescia venivano racchiusi gli altri partigiani. 

1. Palazolum vero causa fìendce pacis col. 947. Bertolinus quidam ex 

in manib. Philipp i archiepiscopi... cognatione nobilium de Cazago, 

a civibus iraditum est. - Idem. adunatis qui voluntati illorum de 

Ma il diligente Ronchetti riporta la Turre adhcer ebani., palatium Al- 

un pagamento fatto a taluno prò berti de Gambara militis, ut cum 

ejus andata quam [ecerai prò Com. inlerficeret , aggressus est. Quo 

Pergami ad exercilum de Palaz- comperto reliqui cives contra eos 

zolo nuncupatum per d. Franci- illieo in arma surrexere , et apud 

scum de la Turre . ... in quo basilicam s. Agathcc, donec sol oc- 

exercitus stelerat a die dominico... cideret, acritcr pugnatum est eie. 
intrante junio usque ad diem 3. Porro pacem de Bochis et Patucium 

Veneris nono exeunte mense. Ron- de Concesio cum fratribus suis 

chetti, Mcmor. Bergam. t. IV, Albertus de Gambara in castro 

lib. XVII, carte 136. suo Gambarcc carceribus rcclusit 

2 Malv. Chron, (list. Vili, e. LXXVI, Idem, col, 948 



GLI ANGIOINI il)5 

Sappiamo poi dagli statuti che nel 18 febbraio del 1268, 
riformato il Consiglio generale, si annullavano le vendite che 
ad estimo del Comune s'erano fatte, come narrammo, du- 
rante la signoria dell' Eccelino fino al tempo della pace fatta 
in castello dal vescovo di Como, de' beni cioè degli estrinseci 
e messi al bando o nelle carceri, ed i contratti derivati da 
que' pubblici incanti: e questo per le supplicazioni di Al- 
berto e Federico Gambara, Corrado Etuschi, Gaimanino 
Gallo, Martino da Lograto, Ugo Palazzo, Laimirolo Lavel- 
longo, Girardo Brasato, Martino Alcherii ed altri espulsi '. 

I Casaloldi intanto, nostri concittadini, già gagliardi fa- 
ziosi del comune di Mantova, sostenuti dai Pinamonti usciti 
in campo contro di quella città, tentavano di farsi padroni 
del Comune: ma i Pinamonti voltata parte, fuor di Mantova 
cacciata quella dei Casaloldi, si presero d'un tratto quel 
posto che i secondi avevano sperato 2 . 

Prima cura intanto di Carlo d' Angiò, che già venia so- 
gnando tutto il regno italiano, fu quella di aversene le ob- 
bedienze dei comuni lombardi; ed a queste già da tempo 
avea mandato i suoi fidi qua e colà: ma nel celebre con- 
gresso di Cremona poche città si dimostrarono disposte alla 
nuova servitù, sicché Milano, Como, Torini, Vercelli, Tor- 
tona, Pavia, Bergamo, Bologna e il Monferrato dichiaravano 
amare e volere 1' amicizia di Carlo, ma non la signoria. Ma- 
gnanima protesta, seguita poi dà tutte l' altre città che si 
erano adunate 3 . 

1. Vergi, Cod. Dipi. Eccoli, doc. 282: /. S. I. XVI. - Dissi da tempo.. 

i quali espulsi di'consi multi et perchè il Consiglio Cremonese non 

quasi infinito numero. Documento del 12G9, come per'isbaglio della 

desunto dagli Statuti Bresciani. Cronaca di Piacenza ritenevano il 

2. M-iLV. Chro*. 1. cit. - dist. Vili, Denina, il Rosmini, il Muratori, 
capo LXXVI1. quasi tutti gli storici, ma parve 

3. Chron. Placati, catto 476. in R, al Ronchetti un fatto del 1267. 



196 GLI ANGIOINI 

a . I269 Bensì provossi Beltramo Greco da Bergamo, podestà di 
Milano, a raccogliere colà molti lombardi procuratori, ed 
i nostri non mancarono (ed il Corio ne registra i nomi 4 ), 
ma non riuscì. 

I messi di re Carlo, spento Corradino, venivano intanto 
a Brescia, che toltasi di dosso l'obbedienza Torriana, prepa- 
ravasi ad altra più dolorosa e forestiera. Veramente i della 
Torre, cui l'animo sospettoso di Carlo d'Angiò avea com- 
presi, perseguitati occultamente dall'Angioino, perdevano 
F una dopo 1' altra le sedotte città. In quanto alla nostra, 
mandatoci da lui stesso l'arcivescovo di s. Severina, que- 
sti e la parte guelfa (presentigli ambasciatori di Bologna), 
tolti alla carcere i prigionieri, li ponevano a confine in 

a.1270 Alba 2 . Ma Buoso da Dovara e fra Tajone Boccaccio, sor- 
preso il convoglio adducente i carcerati, dissipatolo coli' ar- 
mi,, fattivi anzi prigionieri cento militi che lo scortavano, 
ponevano in libertà li catturati 3 . 

Nò miglior sorte fu tocca ai militi spediti, perchè togliendo 
al castello di Gambara i ghibellini colà rinchiusi, si mandas- 
sero ad Alba. Uno Staca nunzio recatosi colà, trattine que' 
faziosi, riconducendoli a Brescia, trovossi recinto, accalap- 
piato da una mano di ghibellini, che usciti dalla città l'aspet- 

1. Trist. Calch. Hist. Jlfed.lib.XW. rolum mittunt. Qui . . . Archie- 

pag. 343. - Corio, Hist. Patria, piscopum s. Severina de Calabria 

pag. 283, a. 1267. cwm ip$i$ Brixiam direxil anno... 

2. Karolus rex . . . Legatos ad eam MCCLXIX. Deinde hic venerabilis 
civilatem (Brixianam) direxit. Ea- Pater, annuente populo et Magna- 
dem eliam causa Bononiensium tibm , cites ...de carceribus tol- 
Nuntii ibi convenerunt. Igitur lens aà civitaUm Alba in exilium 
communi Consilio vincitos carce- misit mense januario anni sequen- 
ribus cives in exilium apud Par- tis. Malvezzi, Chron. (fot. Vili, 
menses relrudi Legati deliberant , e. LXXIX, col. 943. 

eie. Proceres urbis mandato re- 3. Muratori, Annali d' Italia, all' an * 
sistunt, moxque nuntios ad Ka- no 1269. 



GLI ANGIOINI 197 

lavano a Leno, e fu scontro feroce e sanguinoso. Pietro a . {2 u 
Gambara, fortissimo soldato, ferito a morte, fuggito a stento 
da quella pugna, lasciò la vita in Brescia nel suo medesimo 
palazzo *. Frattanto il partito guelfo preponderante nella 
città sommetteva il Comune a re Carlo, facendone gover- 
natore lo stesso arcivescovo di s. Severina 2 , cui mandava il 
re per difesa del popolo bresciano buon nerbo di soldati 3 . Poi 
radunato il Consiglio, si venne al trattato di concordia fra il 
Comune ed il re, stipulato nel 22 di maggio del 1270; ed 
invocato il nome della Triade, ad esaltazione della Chiesa e 
di Carlo, ed a perpetua pace dei Comune, del popolo e 
della parte guelfa dominatrice allora della città, si confer- 
mavano questi patti: = 

Tra l'arcivescovo soprascritto di s. Severina Bertrando 
del Poggetto e Pietro Imberti mandati del re di Sicilia, ed 
il popolo e la fazione pontificale di Brescia rappresentata 
da Giustaco dei Brusati, Bonincontro da Calvisano, Corrado 
da Palazzo, Ognabene Lambardi, si conveniva da prima che 
re Carlo avesse la podesteria (curam regiminis et potestariam) 
della città e del distretto di Brescia per tutta la vita, con 
facoltà di trasmetterla al figlio per cinque anni, e che questo 
regime lo esercitasse il re personalmente o per vicarj suoi. 

2. Che il re dovesse nelle faccende criminali attenersi 
agli statuti del Comune in quanto non si oppongano alla eccle- 
siastica libertà ed alla signoria del re: ma quando si tratti 
della pena di morte o di sangue, sia libero l'arbitrio di re 
Carlo e del figlio. 

1. Malv. c. LXXX, dist. Vili, col. eit. 3. Moxque . . . Archiep. s. Severi niv 

% Igitur Brixiani cives Karolum Re- ejusdem civilatis... prccses cffwitur. 

gem unanimiter sibi dominum \le- Misit ergo rex brixiensibus coor- 

vaverunt, eodem mense januario tem armigerum quibus adversus 

die XXX etc. Malv. Chron. disf c earum hostes bella prospere </c- 

VIII, e. LXXXI, col. 949. rermt. Malv. 1. cit. 



198 GLI ANGIOINI 

a .t27o 3. Che il re percepisca tutti i redditi e proventi quali si vo- 
gliano della città e del distretto di Brescia così di diritto 
come di consuetudine l . 

4. Che provveda per altro allo stipendio del vicario e 
della sua corte in Brescia, compresi i giudici, gli uffiziali e 
castellani e ambasciatori e procacci del vicario, nonché dei 
giudici e ministri soliti a nominarsi dal comune di Brescia. 

5. Prometta il re difesa e manutenzione al Comune delle 
sue giurisdizioni e diritti ed uomini della Chiesa, del popolo, 
della nobiltà. 

6. Che il re mantenga sottoposte al comune di Brescia 
le persone, le parti e le università civili e territoriali come 
erano da prima sottoposte, e ponga militi ed armati a pro- 
prie spese per la difesa delle terre nostre. 

7. Ch'abbia il re nemici quanti lo fossero alla Chiesa, o 
che s' attentino di offendere al Comune od alla parte intrin- 
seca di Brescia che lo governa. Quanti fossero fautori di 
Corradino Novello 2 che non venissero a concordia, sia di 
questi ciò che paresse agli intrinseci ed al comune di Bre- 
scia od al re, salvi gli estrinseci qui nominati. 

8. che il re consideri banditi e carcerati quanti lo sieno 
dal popolo e dalla parte di Brescia, riservato su di questi 
l'unico arbitrio del re, non del suo vicario, serbatone ancora 
il trattamento secondo gì' interessi e l' onore del Comune, 
degli intrinseci e del re. 

9. Che dove qualsifosse città o comunanza o persona fa- 
cesse guerra o Y eccitasse contro il distretto o la città di 

\. Item quod prediclus dominus Rex Comune pertinent vel 'pertinere 

habeat et percipiat per se vel vi- consueverunt tam de jure quam 

carium smini . . . omnes reddilus de consuetudine toto tempore vite 

et proventus quocumque nomine sue (una piccola bagatella). 

censeantur tam civitatis quam 2. Et omnes fautores OLIM Coradini 

districtus Brixice que ad ipsum Novelli eie. 



GLI ANGIOINI 



199 



Brescia, debba il re sostenerne le difese a proprio carico e 
lo stipendio dei militi occorrenti. I Bresciani per altro con- 
corrano a quella guerra per quanto lor venga dato fino a 
quella pace che il re credesse di onore suo proprio, del 
nostro Comune e della Chiesa» 

10. Che il re non possa, né il vicario suo, costringere i 
Bresciani a comperare od aversi cavalli od armi più del con- 
sueto 4 ; e che per le paghe -dei militi cui venisse imposto il 
cavallo riceva il Comune la metà delle sostanze dei nemici 
presenti e futuri della città e del distretto, riservata Y altra 
metà pel re medesimo; meno il diritto dei chierici (jure de- 
ricorum 2 ) quando il nemico non venisse all' obbedienza del 
re, come paresse più rispondente all' onore del comune di 
Brescia, della parte che lo governa e del re stesso ; e salvi 
ancora gì' inimici qui ricordati. 

11. Che il re non possa obbligare alcun Bresciano ad 
andarsene contro sua volontà fuor del distretto , né ad eser- 
citi al di là del suo confine, salve le guerre intraprese dal re 
contro alcuno di Lombardia, nelle quali assume Brescia di 
mandare a proprie spese una tangente onesta di militi e di 
fanti 3 come sarà determinato dal consiglio del Comune ; 
meno per altro quelle guerre che fossero intimate al Comu- 
ne, per le quali potranno i Bresciani venir costretti a concor- 



a.1270 



1. Nec compellere debeat homines... 
Brixie emere vel tenere equos vel 
arma ultra id quod hactenus est 
consuetum . . . 

2. Alia vero medietas libere deve- 
niat ad dominum regem predictum, 
salvo jure clericorum, nisi dicti 
inimici venerint ad mandata dui 
Regis etc. 

3. Si alicubi fìeret guerram duo Liegi 



in Lombardiam vel dnus Rex face- 
ret in Lombardiam guerram etc... 
quod Comune Brixie teneatur suis 
expensis mittere convenientem et 
decentem militum et peditum ta- 
liam in servigium dicti dni Regis 
moraturam ibidem secundo quod 
generali Consilio Communis . . . 
videbitur expedire ( sempre nel- 
r atto qui descritto). 



200 GLI ANGIOINI, 

,.,2:0 reni secondo che dal privato gran Consiglio venisse de- 
ciso (majoris consilii vel privati), con esercito e cavalcate a 
sostegno del Comune e della parte che lo regge. 

12. Che non possa gravarsi di taglie, di prestito e di 
balzelli nessuna comunanza persona del distretto e della 
città se non per utile del re nelle urgenze dei militi e dei 
fanti soprascritti, od a servigio degli amici di Carlo e del Co- 
mune ; salvo sempre anche in questo le decisioni generali. 

13. Che i crediti arretrati del Comune restino del Co- 
mune, perchè si possano pagare i debiti suoi. 

14. Che s' abbiano amici da re Carlo il marchese di Este, 
il conte di Verona, Pancera Adelpreto ed Enrico d'Arco, 
ed Ottone dei Lodroni, tutti amici della Chiesa, nonché 
li suoi di Trento e di Verona, i comuni di Milano, di Man- 
tova, di Ferrara, Cremona, Parma, Bologna, Modena, Reggio, 
Piacenza e la parte della Chiesa di Bergamo, che si chiama la 
parte inferiore, compresi gli aderenti. di questi e del comune 
di Brescia, del pontefice e del re, al cui servigio possano i 
Bresciani prestarsi come loro sembrasse quali aderenti e fe- 
deli di Carlo e della Chiesa. 

15. Che il re procuri la libertà dei prigionieri di Brescia 
fautori della parte che la governa custoditi nelle carceri de' 
suoi nemici, e che vengano rilasciati senza taglia reden- 
zione quanti cadessero nelle loro mani, salvo i compensi 
cambi di prigionieri. 

16. Che ciascun vicario, scaduto il proprio tempo, debba 
soffermarsi nella città, perchè renda ragione al sorvenienta 
del proprio ufficio. 

17. Che il re possa trattare cogli estrinseci di Brescia 
con alcuni di questi che fossero desiderosi di accordo e 
pronti al rifacimento dei danni occasionati dagli estrinseci 
a coloro che accompagnarono ad Alba i prigionieri, od altri- 



GLI ANGIOINI 201 

menti da che parte guelfa si mise all'obbedienza dell' arcive- a m* 
scovo di s. Severina, cioè dal 30 gennaio 1270: esclusi per 
altro gli uccisori degli uomini di Brescia (qui inter federimi 
homines Brixice vel districtus), per guisa che li sospetti a 
Carlo e al vicario muoiano proscritti secondo piacesse all'uno 
ed all' altro. 

18. Che i Bresciani risarciscano i Milanesi ch'erano in 
Brescia per le custodie della città, purché Milano stiasi amica 
dei guelfi e del re. 

19. A ciascun anno ed al principiare del governo, quando 
il re mutasse reggimento, il Consiglio cittadino ed il distretto 
giurino al vicario ed a re Carlo fedeltà. 

• 20. Che l'egual giuramento si presti dal comune di Bre- 
scia e dal distretto al figlio e successore di Carlo d'Angiò. 

Tanto si conchiudeva nella Conclone il 22 di maggio del 
1270 *, salvo l'onore del vescovo e della nostra Chiesa 2 . 

Ed un effetto di quel trattato parrebbesi lo statuto che 
il podestà faccia indagini sulle torri e nelle case dei Male- 
sardi e traditori del Comune che furono parteggiatori di 
Corradino Novello 3 , perchè vengano atterrate, e si appianino 
le fosse e i terrapieni delle loro fortezze (con tutto il resto 
che viene) in odio dei traditori di Carlo d'Angiò 4 . Ma i ghi- 

1 . Questo trattato caratteristico da me Novello vicario di re Manfredi pei 

comunicato al bravo Gabriele Rosa ghibellini, quando forse il grande i- 

fu da lui pubblicato nella sua dotta storico non avesse errato nel nome, 
memoria sulla Francia Corta, 1852, 4. Stat. Perg. del sec. XIII, compilato 

pag. 40. - Esiste nel Liber Pot. nel 1277, riassumente gli antichi 

Brix. Cod. Quirin. Pergam. del statuti e consuetudini bresciane, 

secolo XIII, carte 422 e seg. Riveduto nel 1298, carte 40. Ma- 

2. Salvo honore dui Episcopi et ec- lexardorum et proditorum Com. 

clesie Brixie. Brixie fautorum Conradini Novel- 

3. Cesare Balbo (Vita di Dante, li, et fac ere funditus eas dissipari 
pag. 14) ricorda un conte Guido et terralia et f ossala explanare. 



202 GLI ANGIOINI 

«1270 bellini, quegli indocili sempre in esilio e sempre in guerra, 
non badavano; e sbucando in armi dai loro covi correvano 
le nostre terre, le scompigliavano, ritraendosi poi dagli in- 
cendi e dalle rovine colla preda conquistata soventi volte a 
duro prezzo. Una mano di questi appressandosi ardita fino a 
vista delle torri cittadine, posto a ruba il monastero di Ver- 
ziano, colta alla sprovveduta da una sortita di cittadini, ripa- 
rava nella torre claustrale: ma la torre fu presa, e il presidio 
ghibellino parte ucciso e parte in ceppi *. Se non che la fa- 
zione parea sorgere più viva e più tenace quanto più flagellata 
ed inseguita: perchè nell'agosto di quell'anno, ravvalorata 
da una mano di armigeri milanesi, devastava i nostri campi 
fino a Coccaglio 2 ; ma qui pure,- tocca loro una sconfitta, dis- 
parvero, mentre i compagni di Manerbio resistenti alla città 
sostenevano quaranta giorni 1' assedio loro posto dall' eser- 

a -t27i cito del Comune (1271): poi si davano a Carlo, il cui le- 
gato messili a confine, spianava il castello. Pompiano an- 
ch' esso, altro asilo di ghibellini, pigliavano i guelfi armata 
mano 3 . È certo che sofferir dovevano fra tanta guerra citta- 
dina i claustri urbani, talché Martino vescovo di Brescia 
commosso alla miseria dell'antichissimo dei ss. Cosma e Da- 
miano, gli aggiungeva il monastero di s. Vigilio di Macerata 
con suo decreto, in cui vediamo soscritto Berardo Maggi non 
più allora che canonico di Brescia 4 . E forse a riconoscere fra 

1. Malv. col. 949, R. I. S. t. XIV. claudunt. Denique qui intus erant, 

% Idem, e. LXXXI1I. Mense augusti, se diebus XL fortiter continentes 

Gibelliai habentes secum armi- oppidum ipsum, seque regi tradi- 

gerum Mediolanensium comilivam, derunt, quos in exilium Regis Le- 

nomullas villas usque Chocalium gatus mitlens, castrum ipsum ad 

invaserunt. Qui mox Mie in pa- solum usque prostrava. Pompia- 

tentibus campis contriti sunt. num quoque mense semptembris 

3. Idem, e. LXXXIV. Sequenii anno vi ab amicis Regis captum est. 
rursus Cives Manervium obsidione. 4. Lucili, Cod. Dipi. Drix. carte 57, 



GLI ANGIOINI 203 

tanto scompiglio delle altrui proprietà la proprietà della a , 
Chiesa, Martino vescovo chiedeva pe' suoi legati nella corte 
vescovile di Gavardo agli uomini di quella terra il giura- 
mento di fedeltà o vassallaggio feudale cui erano sottoposti, 
richiamandosi neir atto le servitù degli uomini di quella 
terra qui esserti de macinata Episcopati^ sotto pena della per- 
dita dei beni e delle persone a volontà del vescovo. L'editto 
si pubblicava alla testa del ponte di Gavardo e nella piazza 
del paese. 

Poi sotto il portico del palazzo episcopale di Gavardo, 
presenti gli abati di Leno e di s. Eufemia, Girardo Gambara 
vicedomino della Curia ed altri, Florio e Francesco dei Medici 
di quel castello cogli altri sindaci del Comune giuravano per 
tutta l'università fidelitatern venerabili Patri Dno Martino Epi- 
scopo, il quale ricevuta Y obbedienza, quivi stesso infeudava 
que' sindaci di quanto possedeva Y episcopato nel territorio 
di quel castello, e eh' erano in fine le vie della terra, tutte 
le rive del Clisi correnti lungo il borgo ed il castello di Ga- 
vardo e del suo distretto *. E del vescovo Martino abbiamo 
investiture pur di quest' anno in Toscolano 2 ed altri luoghi 
moltiplica Provvidenze del tempo eran queste, riparatrici al 
guasto delle guerre fraterne e delle proscrizioni ghibelline. 

Ma un altro ghibellino vedrem noi più innanzi, profugo 
anch' egli, seco recando quasi dei penati nell'anima sde- 
gnosa l'ingegno, le colpe, le virtù, le sventure della sua Fi- 

Propter guerrarum discrimina que della mia Raccolta. Docum. desunto 
peccatis exigentibus in partibus dalle Schede dell' ab. Zamboni. 
istislongo tempore duraverunt adeo 2. Luchi, Transunti di designam. feu- 
sit in temporalib. diminutum etc.... dali dell 1 episcopato di Crescia. - 
Dat. Brucia XKal.septMCCLXX. Codice 132, carte 177 della mia 
Ed in fine: Ego Berardus de Ma- Raccolta, dov' è il giuramento pro- 
dm Canonicus Brixien. posto nel 1266 dal vescovo Mar- 
1. Cod. 132, carte 127, n. XXXVII tino a 1 suoi vassalli. 



30 'i GLI ANGIOINI 

a . isti renze; che rapito a forza dallo ardenti fantasie di un'anima 
quasi dissi meridionale, ramingo, perseguitato, ritraente ap- 
punto dalla persecuzione e dal dolore una seconda vita, era 
immagine solenne dell' Italia sua, ch'egli amava di tanto e sì 
profondo amore — Dante Àllighieri — . E tanto più ne giovi 
la cara e sacrosanta memoria, in quanto che secondo una pia 
tradizione che il dotto Zamboni ha con istudio raccolta e regi- 
strata, parrebbe che l'esule fiorentino venisse per un Lanteri 
di Paratico gentilmente ospitato in Paratico appunto , dove 
stette un tempo poetando, come da versi antichi et homeni di que- 
sta famiglia Lanieri attempati (così la nota rinvenuta dall' ar- 
ciprete di Calvisano) ho sentuto l . E quel nostro Lanteri era 
stato già dal 1° ottobre del 1268 ambasciatore con altri suoi 
concittadini a Milano per la guelfa società lombarda colà 
fermata propugnatrice delle ambizioni del papa e della casa 
d'Angiò, la quale dir si potrebbe usurpatrice due volte. Per- 
chè Manfredi bastardo di Federico II legittimato dal padre 
non potea nomarsi rapitore del regno 2 : avvegnaché se Cor- 
radino figlio di Corrado IV nipote di Federico II ultimo 
rampollo della grande schiatta di Svevia, così temuta dai 
guelfi, così ammirata da tutti, se il fanciullo fino al 1266 

i. Ecco la nota dello Zamboni. -Schede Paratico mentre egli fu dalla pa- 

presso il sacerd. Lodrini. - Cod. Iria sua esule, dove stette un tempo 

432, carte 486 della mia Raccolta. poetando come da Versi antichi 

» In una Storia della famiglia Pa- et homeni di questa famiglia Lan- 

ralico, ms. della libreria Mazzu- teri attempati ho sentuto ». - Di 

citelli abbiamo : - Questo Lanteri Lanterio Paratico è memoria negli 

ambasciatore di Brescia con altri Statuti Cartacei del secolo XIII, 

a Milano per la Lega Lombarda a. 4277, pag. 444, Cod. Quirin. 
del 12G8, 4 ottobre, e ricordato 2. De Cesare, Vita di Manfredi. -Coc- 

dal Corio, seguitò le nobili pedate chetti, Manfredi ecc. - Balbo però 

de' maggiori suoi; alloggiò un tempo ini pare che impropriamente lo 

quel famoso poeta Dante Adigcrio dicesse usurpatore. Vita di Dante, 

fìoienlino nel castello o villa di pag. 9, edizione di Napoli, 18-10 



GLI ANGIOINI 205 

negletto, impoverito, abbandonato, parve a molti il vero ed a>127 , 
unico successore del regno, lo fa poi realmente dopo la 
morte del nobile Manfredi. Né qui vorrei mi teneste di parte 
Sveva: bensì ci parve grande errore della Corte romana 
quando esibiva Italia ai re di Francia e d'Inghilterra, purché 
o Tuna o l'altra lasciasse al papa il feudo di Sicilia; perocché 
doveva accorgersi che gli stranieri non gli avrebbero lasciata 
Italia, né concessa la terra siciliana. 

Veramente, se fu mai tempo infelice per la nostra città a.1272 
durante il grande proponimento Angioino, di rendere l'Italia 
un'appendice della Provenza e della Francia, questo si fu; 
perchè guelfi e ghibellini, nuovi nomi di parti vecchie, già da 
due secoli miseramente la dilaniavano. Non più scopo santis- 
simo la compiuta indipendenza, eh' è la prima necessità di 
uno Stato: estrinseci ed intrinseci, esuli ed urbani castel- 
lani, popolo e nobiltà, sobillati e sobillatori di parti venivano 
agli scontri, e gli usciti talvolta erano i guelfi, tal altra i ghi- 
bellini, e la vicenda alterna lungamente durò. Né V alto in- 
cendio non poteva essere contenuto dal breve cerchio delle 
nostre mura; ma tutte ne divampavano le campagne dall'ime 
valli giù per lo piano sino agli ultimi confini. Perchè i cac- 
ciati correvano alle rocche ed ai villaggi, vi si chiudevano in 
armi, ne trascinavano con sé gli abitatori; e quando i militi 
del Comune non accorressero a raffrenarli, ne uscivano bal- 
danzosi, e fatto impeto alle porte cittadine vi si cacciavano 
dentro tumultuando per la città commossa, pigliando a forza 
le torri ed i palagi della parte avversa, e combattendola per 
le vie, ributtavanla finalmente alla sua volta fuori anch' essa 
da quelle porte dond' erano stati duramente espulsi. E però 
questa fremente ed impotente, avvolgendo in tanta rabbia 
fraterna le città vicine, chiedeane il braccio e l'otteneva, ornai 
fatte parteggiatrici di quant' erano allora minute invidie di 



206 GLI ANGIOINI 

,,272 potenza o di gloria, rammarichi di vicinato, mene occulte 
straniere che mai non mancarono a' nostri danni. E il com- 
pimento, F ordinamento difensivo e nazionale di vaste e forti 
leghe parea cessato colla sola ed unica gloriosa dei tempi 
di Gregorio VII. Venneci è vero del 1272 mandato da Gre- 
gorio X V arcivescovo d' Aix perchè mettesse in pace i Bre- 
sciani e i della Torre; e nell'ottobre di quell'anno radunan- 
do i sindaci procuratori d' ambo le parti nella basilica di 
s. Eusebio presso Goccaglio, fermò tra questi una lega, una 
concordia per la quale dovemmo ai Torriani come a compenso 
del loro esilio la somma di seimila e trecento lire imperiali: 
ma centocinquanta ghibellini obbligali all' esiglio, e le for- 
tezze già tenute da questi o dai Torriani restituite al vica- 
rio od al re, dovevano bentosto rendere inefficace quel 
povero componimento *. 

GÌ' intervenuti a Goccaglio 2 pel conte di Provenza e pel 
nostro Comune furono: — Alberto Fontana vicario del re , 
Ognabene Lambardi, Graziadio da Galvisano, Federico La- 
vellongo, Corrado Palazzo ecc. Pei ghibellini e per gli usciti 
Benetino dei Tangettini, Jacopo Manducasene, Piardo de la 
Noce 3 , Giovanni Buonamisura. 

1. Mense octobrio anni MCCLXXII terras . . . exquirere . . . prcccepit. 
apnd Chocalium Brixiensium vii- Dehinc et centum Gibellinos ch- 
iarii in basilica s. Eusebii adu- ctos foras civilatem Brixie in eam 
natis nunciis, vel sindicis Medio- nullum iwjressum habituros stare 
lanensium , civilatis et castrorum prcccepit. Oppida quoque, qucBri- 
Brixice eie... pacem ipsam Inter xiensibus Gibellini vel Mediola- 
cos hoc pacto connexil. Iussit enim, nenses relinebant . . . regi Karolo 
quatcnus Brixienses ...Principibus reddita sunt. Malv. Chron.R. 1. S. 
de la Turre conferrent sex M. et t. XIV, (list. Vili, e. 85, col. 950. 
CCC librarmi imperialium; insù- 2. Parla di quella pace di Coccaglio 
per et quinquafjinta cives ex iis qui lo statuto cartaceo - parte 59. 
urbe propulsi erant, in patriam 3. Malv. 1. cit. e. LXXXVII. Piardus 
ad retjis nuluni redituros, aliena* de la Mite; ma panni errore. 



GLI ANGIOINI 207 

Sostenitori a quel tempo di parte ghibellina registra il ».tm 
Malvezzi gli Occanoni, li Tangettini, Prandoni, Peschiera, 
Isei, Rotinghi, Boccacci, Fregamoli, qualcuno dei Pregnacchi, 
dei Griffi, dei Manducasene degli Urne Itati l . — Questi ed 
altri che il Malvezzi non registrò furono gli espulsi. Quasi a 
preludio di fieri casi parte guelfa dominatrice del Comune 
spianava intanto le muraglie, empiva le fosse di Seniga, degli 
Orzi, di Palazzolo; dispogliava e atterrava il castello di Chiari 2 . 

E frutto per avventura di quella pace e della rassodata 
signoria di Carlo, o dirò meglio, di quella preponderanza ft> 
restiera che sotto nome di guelfa pigliava il campo a farci 
servi e Provinciali furono alcuni statuti che vennero mano 
mano a rassodarne le radici. 

Di questa natura sono quelli adunque per le torri di Pon- 
tevico, di Palazzolo, di Quinzano, di Canneto, di Casalalto 3 ; 
ed il divieto che più non potesse fortificarsi la terra d'Iseo 4 ; e 
l'ordine che se qualcuno degli espulsi avesse parte di qualche 
castello sulla riviera del lago di Garda 'sottoposto al podestà, 
debba vendere quella parte a qualche amico degli intrinseci 5 ; 
ed il decreto del vicario perchè gli estrinseci ne vadano ad 
confines in cimiate Cremona? 6 . 

Dirò di più che tutti gli statuti del Comune si rivedevano a.1273 
allora e accomodavano agli interessi Angioini: statuti che 

1. Malv. 1. cit. capo LXXXVIII. 5. Quod si aliquis de parte adversa 

2. Malv. capo LXXX1X, col. 950. Post haberet partem in aliquo castello 

hcec Arci - Guelfi, prceside civitatis vel fortiliiiis, qucc fortililice intel- 
annuenle, totiusque populi comi- ligantur ad plenum arbitrium po- 
lio , ac turres toreasque Senigcc , testatis in Riperia lacus Garda, 
Urceanum, atque Palazoli diruunt. teneatur . . . vendere Ulani suam 
Oppidum quoque de Claris prò- partem quolibet amico partis Bri- 
sternentes, ruinis etc. xice. — Stai cit. carte 23. 

3. Statuto Gartac. Quiriri. - p 21 6. Stat. cit. carte 59, ove ricordasi 

4. Idem, pag. 22. la Societas Populi Mille peditum. 



208 



GLI ANGIOINI 



273 poi si riformavano sci annni dopo (1279 *), sicché il Codice 
cartaceo Quiriniano che è copia degli antichi, principia col 
giuramento del vicario governatore di Brescia; e v'ò singolare 
il ricordo dei ribelli Boccaccio e Boschetto da Solferino, che 
davano la terra in potestà dei nemici di re Carlo e del Comune, 
e di un tradimento alla Rocchetta dei Bosini, ch'essi fingendo 
consegnarla a' guelfi, la conquistavano pei ghibellini 2 . Nò 
meno importante è lo statuto che decretavano (1278) gli 
Anziarii della parte del popolo e della società dei Mille del popolo 
di Brescia (sic), per cui gli estrinseci potessero eleggere 
per confine una terra qual fosse, ma fuori dei distretti di 
Mantova, di Brescia, di Verona ed altri castelli dei nostri 
nemici, meno la terra di Caleppio sul Bergamasco 3 . 

E fu proprio durante la signoria di Carlo, che il Comune 
Bresciano eh' erasi governato sin qui cogli statuti parziali, 
sparsamente registrati qua e colà per gli atti cittadini, prov- 
vedeva perchè un codice se ne facesse che tutti raccoglien- 
doli ad una, ed elimando le leggi abrogate o rivedute da 
tanti Consigli, presentasse un codice uniforme, universale 
per quanto lo permettesse per altro il secolo XIII 4 , dove 
primissimo, come dicemmo, è il giuramento del vicario di 



1. Cod. Cart. cit. pag. 120. 

% Et occasione prodilionis quam fe- 
cerunt . ... de Militia et Populo 
Brixice apud Rochetam de Bosi- 
nis falso simulantes se velie eam 
restiluere Com. Brix. ( Cod. cit. 
pag. 127). 

3. Cod. Cartaceo cit. pag. 172; ivi a 
p. 173 risulterebbe che gli Anziani 
della parte del popolo erano diversi 
da quelli della Società dei Mille. 

4. Cod. Perg. Orig. Quirin. pag. 10. 
Hccc slatuia communis Brixice de 



latibolo confusionis exposita eia- 
ritalis se juncla si quidem erant 
olim statutorum membrana quo3 
pertinere noscebanlur ad idem et 
sparsim locata per varias libri 
partes eie. Sed resecatis quod su- 
perfluitas viciabat, eliminatis con- 
silium robore denudavit etc. sub 
titulo competentibus laudabiliter 
agregatis certe dispositionis ordine 
etc. . . . Statuta ipsa disposinone 
sunt debite ordinata anno domini 
Mill. CCLUVII Ind. V. 



GLI ANGIOINI 209 

Carlo, e nel quale si registrano fra l'altre tutte quelle dispo- a.1273 
sizioni che a' luoghi loro abbiam ricordate. Ma pur troppo 
in questa, che è la più completa e più meditata revisione 
degli statuti del Comune, gli ordinatori nulla tolsero al disor- 
dine, alle tenebre, a quel carattere di specialità precaria 
quanto i fatti che la producevano, di cui s'improntano gli 
statuti non che di Brescia, ma di tutte le italiche città di quel 
secolo più guerriero che legista: codici alfine in cui le ag- 
giunte, le abrogazioni continuavano a moltiplicarsi ed a con- 
fondersi collo intrecciarsi degli avvenimenti. 

Prova ne sieno in quanto al nostro dei tempi di Carlo 
d'Angiò le provvidenze per ispegnere, se pur s'avesse potuto, 
la parte errante e profuga, ma tuttavia minacciosa, e fra que- 
ste il decreto (1277) che la fortezza e le mura di cinta della 
terra di Gavardo ch'erano ad ambo le rive del fiume Clisi ri- 
mangano distrutte, né più mai vengano rifabbricate ': segno che 
quella terra, munitissima allora, tenevasi di parte ghibellina. 

Un'altra legge vietava che propugnacolo si levasse senza 
decreto del generale Consiglio 2 : poi venivano gli Ordinamen- 
ta facta ad purgandam civilatem et districtum Brixice iniquis ho- 
minibus 3 ; e quindi lo statuto che le fortezze, i ridotti, le abi- 
tazioni dei nemici e dei banditi del Comune cadessero tosto 
a terra 4 ; e quello che determina le pene da infliggersi ai 
congiurati sorpresi 5 . E siccome noi vedremo fatte nido e 



1. An.MCCLXXVlL Castrum Gavar- 3. Cod- Perg. carte 35, tergo. Bene 

di et murum circumdans terram intesi, che gl'iniqui erano i ghi- 

Gavardi citra Clisim et ultra CU- bellini. 

sim remaneat distructus et si re- 4. Stat. Pergam. - carte 38. 

manisset ad deslruendum de ilio 5. Idem, carte 41. A carte 43 ha 

muro, penitus destruatur nec in questa nota istorica: MCCIV et 

perpetuum eie. Cod. Perg. pag. 23. aditum est tempore Comitis May- 

% Stat. Perg. - a. 1277, carte 23. pedi, che era probabilmente de! 

Odorici, Storif Bresc. Voi. VI 14 



210 



GLI ANGIOINI 



a .,273 campo di ghibellini le terre dei Benacensi, che poi venivano 
atterrate dal nostro Comune, terribile ci parve il decreto 
probabilmente del 1277, che nessuno ardisca erigere castelli 
o case nelle terre di Manerba, di Scovolo e dell'isola di Garda 
distrutte Tanno prima, e che nessuno fra quei miseri avanzi 
dell'ira cittadina osasse aprirvi 1' abitazione sotto pena di 
cinquanta lire imperiali. E perchè non so che torre o ca- 
stello risorgeva in quel tempo a Guidizzole (sic), si coman- 
dava che un'altra volta n'andasse al tutto smantellato ed 
ispianate le fosse da cui era cinto ; e decretavasi ancora che 
si riempissero quelle intorno al castello d' Iseo, nò che più si 
levasse la rocchetta di Montechiaro abbattuta già dal comune 
di Brescia *. 



1204. Chi fosse questo conte, quale 
uffizio avesse tra di noi, non di- 
cono le Cronache. Come speciale 
mi parve il ricordo della Via Teu- 
tonica nello Stat. Perg. carte 79, 
dove si ordina la costruzione di 
Borgo Franco. Item quod Burcjum 
Francum, quod sic nomine appel- 
laiur, debeat fieri in loco de Cas- 
sell. vel ubi melius videbitur il- 
lius conlrate etc. . . . ad defensio- 
nem strate Teutonica} etc. 
Quod aliqua persona vel univer- 
sitas numquam debeat . . . facere 
vel edificare aliquum fortilicium 
vel domum . . . in terris seu locis 
Manerve, Scovoli et Insule lacus 
Garde anno proximo preterito di- 
structis Drixirn, nec aliqua di- 
ctarum lerrarum, et specialiler in 
locis infra confuies predictarum in 
quibus erant fortilicie dictarum 
terrarum anno predicto distructe 



nec habitare nec morari etc. . . . et 
insuper tenealur et debent . . . dis- 
sipari totum opus et edificium fa- 
ctum . . .in Guidizolum et maxime 
circa turrim illius loci ubi facta 
fuit dieta explanatio illius turris 
et deslructio fortilicie etc. . . . Item 

statutum quod locus in 

quo consueverat esse zironum et 
fortilicia de Ise et Rochetta de 

Monteclaro que destructe 

fuerunl prò Com. Brix. nunquam 
debeat relevari ( Statuto Pergamen. 
carte 105). - In quanto a Manerba 
abbiam dal Malvezzi ( e l' anno 
combina) che nel 1276 Catanei de 
Manerva rebellantes arcem ejusdem 
terre rapuerunt, eamque mox Ve- 
ronensibus tradidere. Dist. Vili, 
e. 94; e al capo 99 vi ha poi la 
ricupera dell'Isola e di Guidizzole 
per una pace conchiusa a Mon- 
techiaro. Malvezzi, 1. cit. 



GLI ANGIOINI 21 1 

Ne qui posso ristarmi dalla registrazione che lo statuto mi 
fa di alcuni rettori bresciani degli anni primi del dominio di 
Carlo d'Angiò: == Rufino dei Zenucali (1268), Pancera 
(d'Arco probabilmente) ed il conte Federico di Marcarla 
(1269), Beltramo del Poggetto (1270), Giovanni de Cla- 
rino (1271), Guglielmo Brunello (1272), Alberto Fontana 
(1273) ». 

Specioso ad ogni modo è il giuramento che nelle riforme 
statutari del 1277 veniva imposto al podestà, il quale dovea 
promettere guerra eterna ai gazeri, leonisti, arnaldisti, spe- 
ronisti, circoncisi, eretici d'ogni fatta, bandirli dallo stato, 
né richiamarli che per decreto episcopale; e segnati nel 
libro dei proscritti, rintracciameli dove si fossero, e che 
all'arbitrio del vescovo di Brescia dovesse porre nelle car- 
ceri del Comune quegli eretici così perseguitati, e ritenerveli 
e punirli secondo la volontà sacerdotale; talché pronunciata 
dal vescovo e dal Capitolo bresciano la condanna, promette 
il podestà di farla eseguire contro gli eretici e manichei , 
come prescrive il famoso editto di Federico II (a. 1224), 
mettendone al bando le facoltà divenute per questo modo 
proprietà del Comune 2 . Queste cose prometteva Incoardo 
podestà di Brescia, volente il vescovo e i sacerdoti. 

Col quale singolarissimo giuramento ne piacque dar fine 
a queste pagine della storia bresciana, perchè altri tempi ci 
aspettano più vividi e più forti di glorie e di sciagure, fra le 
quali due nomi altissimi, due personaggi caratteristici del 
tempo emersero ad improntare delle loro passioni e della loro 
energia la propria età — Berardo Maggi e Tebaldo Brasato. 

i. Slat. Perg. Munic. sec XIII, carte 1268, tempore dni Rufini de Ze- 

173. - Modus grani etc. sub 1267, nucalis etc 

tempore dui Frontisti de la Turre 2. Stat. Pergam. 1. cit. pag. 11 - e Cod. 

a. 1266, tempore dicti potestatis 132 pag. 191 della mia Raccolta. 



a.1273 



a.1275 



212 GLI ANGIOINI 

Non ha forse alcuno di voi che non abbia intese le fra- 
terne risse, che per questi così diversi e cosi fieri e pertinaci 
parteggiatori sconvolsero la patria vostra. Deh, perchè si 
grandi e forti anime non erano indirizzate ad uno scopo di 
libertà cittadina! 

Era morto in Bologna (14 marzo 1272) re Enzo l , che il 
nostro Filippo Ugoni avea già fatto prigioniero del 1249, 
cessando con esso lui, benché impotente, un'altra scintilla 
ghibellina. Senonchè Napoleone della Torre un' altra ne su- 
scitava: perchè vinto a facil prezzo di ossequi l'animo di 
Gregorio X 2 , offeriva con ambasciata solenne a Rodolfo d' Ha- 
sburgo, nuovo re de' Romani, la signoria di Milano, che Ro- 
dolfo accolse tutto lieto facendovi Napoleone vicario suo 3 . 

Mentre che queste cose accadevano moriva in Brescia il 
vescovo Martino k . I tempi volgevano torbidissimi benché 
regnante l'Angiò 5 ; le fazioni si combattevano, eran vive le 
ambizioni degli intrinseci, ma più viva la rabbia dei vinti e 
degli usciti. Occorreva un uomo, la cui ferrea volontà, la cui 
riputazione si levasse al di sopra degli uni e degli altri, ed 
infrenando quegli spiriti prepotenti , li persuadesse che non 
ha grandezza e libertà senza concordia. Forse un vescovo, 



1. Ann. Veteres Mutin. t. XI, R. I. S. cit. a. 1274. - Murat. Annali d'I- 

- Murat. Ann. 1272. talia, a. 1274, aggiugnendo che il 

2. Flamma, Manip. Fior, capo 309, figlio di Napoleone fu dichiarato 
R. I. S. t. XI. - Ann. Mediolan. capitano dei Tedeschi a lui man- 
capo XLV in R. I. S. t. XVI. - dati. 

Stephanardus de Vicomercato, 4. Malv. Chron. dist. VIII, col. 951, 

in Poem. p. 81, R. 1. S. t. XI. - R. I. S. t. XIV. - Gradonicus, 

Corìo, Slor. di Milano, a. 1273. Brixia Sacra, pag. 281. 

- Calchi, Hist. Patria, lib. XVI, 5. Del 1275 è una investitura nel 
pag. 3o9. Lib. Poter is, fatta di un terreno in 

3. Flamma, 1. cit. capo 310. - Ann. Montedcnno dal vicario di Carlo re 

Mediol. capo XLVI. - Corio, 1. di Sicilia (Lib. Poi. carte 119). 



GLI ANGIOINI 



213 



com' era intesa di quel tempo la potenza dei sacerdoti, 
l'avrebbe potuto. Io non so veramente se pensassero per 
questo i cittadini alla sedia vacante del presule Martino. 
Certo è che il 21 settembre del 1275 nella sala dell' episco- 
pio, com'era diritto e costume per tanti secoli serbato, si 
raccogliea dalle pievi territoriali e dalle urbane parrocchie 
T eletta dei sacerdoti bresciani ad eleggere un successore 
— Clerus Brixiensis ad quem hujusmodi spectat electio — . 
Vi do gì' intervenuti: precedono i canonici; poiyengono i 
preti della città, poi quelli del territorio 4 . 



a. (275 



Oberto arcidiacono. 
Florio arciprete maggiore. 
Giovanni da Brembio prep. 
Gerardo Gainbara vicedomino. 
Alberto da Virola. 
Oldofredo da Leno. 
Seneca dei Vespi. 



Lafranco abb. di s. Faustino. 

Pietro ab. di s. Eufemia. 

Giovanni abate del mon. di 
s. Pietro in Monte. 

Maifredo prep. di s. Pietro 
in Oliveto. 

Grasendino prep. di s. Sal- 
va tore. 

Gi a e. prep. di s. Giov. de Foris. 

Bonifacio prep. di s. Aless. 

Alberto prep. dei ss. Faustino 
e Giovita. 

Benedetto prete di s. Urbano 

1. Tra gli ordini monastici qui rap- 
presentati non trovo i Francescani. 
A proposito dei quali, dirò di pas- 
saggio, che nelle ordinazioni del 
monast. di s. Francesco in Brescia 
(Cod. C, Vili, 12, Quir.) del secolo 
XIII, è una lettera che principia 
— Dilectis in Christo ministro et 
fratrib. Congreg. B. Virginis in 



Il conte Filippo Casaloldo. 
Azo arcip. degli Orzi. 
Rogerio di s. Vitali. 
Bortolo de Camignono. 
Berardo ed Alberto Maggi. 
Barufaldo Griffi. 
Bonaventura Palazzo. 



Rolando prete di s. Cosma. 
Giacomo prete di s. Brigida. 
Ventura prete di s. Agata. 
Giov. prete di s. Andrea. 
Giovanni prete di s. Lorenzo. 
Giov. prete di S. M. Calcherà. 
Rugerio prete di s. Clemente. 
Oprando prete di s. Giorgio. 
Stefano prete di s. Zenone 

del Foro. 
Guglielmo di Casolta chierico 

di s. Faustino in Castello. 
Martino prete di s. Michele. 

civit. Brix. Frater Bonaventura 
ordinis fratrum Minorimi gener. 
minister. Salut. In fine: Date Lug- 
dunum anno dni MCCLXX1I, anno 
gener alis capiiuli. - Ed è un' altra 
del 1290, di fra Raimondo dei Minori, 
diretta alla Società di s. Maria e 
e di s. Francesco in Brescia, pro- 
babilmente il medesimo convento. 



214 



GLI ANGIOINI 



a l275 Bortolameo prete di s. Cas- 
siano. 



Laffranco sac. di s. Giov Ev. 
Filippo sac. di s. Bortolameo. 



Giovanni arcip. di Corticelle. 

Alberto arcip. di Milzano. 

Ventura arcip. di Erbusco. 

Samerio arcip. di Gemo. 

Guglielmo arcip. di Bagnolo. 

Girardo arcip. di Visano per sé 
e per Tare, di Casalmauro. 

Giovanni arcip. di Nave. 

Martino arcip. di Asola. 

Bonapace arciprete di Tremo- 
sine. 

Buongiov. arcip. di Toscolano. 

Martino arcip. di Pontevico e 
per le pievi di Azano, di Co- 
rnelio e Bornato. 



Pietro arcip. di Valrenovata. 
L'arcip. di Montechiaro. 
Milo arcip. di Nave. 
Pietro arcip. di Nuvolento. 
L'arcip. di Gavardo. 
Bonfato arcip. di Palazzolo. 
Alberto arcip. di Quinzano. 
Speraindio arcip. di Bedizzole. 

Prete di Medole. 

Lanfranco arcip. 
Girardo arcip. e 
L'arcip. di Gli ed i. 
Arico arcip. di Maderno. 
Patasio arciprete di Brandico. 
L'arcip. di Rogno. 



di Lograto. 
di Castiglione. 



I quali poi trasmettevano a sei del loro consesso, che 
furono gli abbati di s. Faustino e di s. Pietro in Monte, 
Florio arciprete maggiore, il canonico Oldofredo da Leno, 
il prevosto di s. Pietro in Oliveto e quello di s. Giovanni de 
Foris, la facoltà di eleggere il vescovo di Brescia 4 . 

Cadde la scelta in Berardo Maggi canonico della catte- 
drale 2 , figlio di Emmanuele podestà di Genova in prima 3 
(1242), poi di Piacenza, per ultimo (1256) senatore di Roma. 
Gli furono fratelli 4 Maffeo , che noi vedremo a lui succe- 



1. L' istrumento solenne (21 settembre 

4275) di radunanza clericale e di 
compromesso, fu pubblicato dall'A- 
STEZàti, Comm. Manelmi, pag. 53 
e seg. - e dal Bravo, Storie Bre- 
sciane, t. V, pag. 107. e seg. note, 
lib. XXVI. - Ughelli, Ital. Sacra. 
Ep. Brix. 

2. Malv. Chron. Ber. IL Sor. t. XIV, 
col. 951, capo 91. 

3. Che quel podestà di Genova seco 

avesse per notaio il celebre Al- 
bcrtano giudice da Brescia 1' ab- 



4. 



biam veduto. - Nel raro Codice 
Quiriniano C, VII, 14 delle opere 
di Albertano abbiam notato la 
postilla : Sermo quem Albertanus 
. . . inter causidicos Januce . . . 
tempore dni Immanueìis de Madio 
potestalis Janue . . . MCCXLII. - Un 
altro codice delle opere Albertiane 
trovasi nella Marciana di Venezia 
(Zanetti, Dibliot. Later. s. Marci 
m 81, 82). 

Reg. Mcmbran. A, Prev. -ti, 
pag. 116. 



CU ANGIOINI 215 

duto nel reggimento di Brescia (1285), podestà di Bolo- 9.1275 
gna (1291) e di Milano (1294); Bartolino capitano dei Bolo- 
gnesi nel 1287 e podestà di Padova nel 1301; Federico, 
Albertino e Corradino. Il Gronaco Parmense l parla di 
Maffeo Maggi (1277) podestà di Parma; narra ancora 
come insorti li Parmigiani contro i padri Predicatori, 
questi a croce alzata n' andassero a Firenze dal legato: 
e che Bertolino Maggi, capitano del popolo di Parma, con 
sette ambasciatori si presentasse nel 1279 al legato medesi- 
mo: ma non fu ascoltato, e la città ne fu scomunicata. 

Ma ritornando al vescovo Berardo, sua prima cura fu quella a.127* 
di riconoscere le proprietà dell'episcopato; e Cavalcante giu- 
dice ed assessore dni Cardinalis de Tornaquincis vicarii prò duo 
Karolo rege Sicilie in Regimine Brixice facea sapere al vicario 
di Bagnolo che sotto pena e bando all' arbitrio suo le so- 
stanze deir episcopio sparse per quel distretto venissero 
descritte e- riconosciute. E non è a credere con quanta sol- 
lecitudine dopo quelle comminatorie messer vicario di Ba- 
gnolo facesse l'ufficio. È singolare in quei designamenti la 
nota di un livellano, il quale come professo e converso della 
chiesa di s. Fiorano dovea vendere il terreno al vescovo di 
Brescia 2 . 

Ma un fatto da tutti sconosciuto, e che ci fa sentire a 
quanto orgoglio salissero di quel tempo i frati Umiliati, ri- 
corre or qui (1277). Custodivano questi alcune biade per 
conto del Comune: chiestone conto dal vescovo Berardo 

Ì.Chron.Parm.R. 7.5. t. IX, col. 789. lettera del cardinale vicario di 

2. Die dominico in choro plebis Ba- Brescia. Dal. die veneris, 2 ctob. 

gnoli presentib. d. Girardo de - Il card. Tornaquinci pare che 

Gambara vicedomino et presb. 01- fosse vicario di re Carlo nel 1276. 

dofredo de Leno cari. Brix. Al- La lettera è nei Transunti di De- 

berto Negro consegna al vicario signam. Episcop. del Luchi presso 

di Bagnolo Giovanni Bratello la il sig. d.r Ducos. 



210 GLI ANGIOINI 

1276 Maggi e da' suoi nunci, gli Umiliati si rifiutavano; e l'uno dei 
frati, Tedaldo procuratore della loro casa bresciana di Con- 
tegnaga, rispondea che al vescovo e' non dovevano rispetto 
come ad una paglia. Il vescovo arrestò il frate: Tedaldo 
fu alle camere vescovili; e presenti alcuni sacerdoti, di- 
chiarava con atto notarile di trovarsi chiuso ingiustamente 
nell'ambito dell'episcopio, ingiustamente minacciato d'inter- 
detto quando ne uscisse; esso, l'Umiliato, non essere tenuto 
a render conto di sé che al pontefice, a cui si appellava ! . 

Ma ben altre piaghe gli rimanevano a chiudere ed a lenire. 
Il cielo istesso parea quasi ne l' avvertisse, recando ne' suoi 
conturbamenti quasi un' immagine della burrasca onde tutta 
era involta la nostra Chiesa; perchè piove e grandini desola- 
toci, e il Garza che rotti gli argini, allagate le nostre vie, ro- 
vesciava la porta di s. Nazaro; poi le biade maciullate, guaste 
le viti: e in mezzo a questo la miseria e la fame, e per la 
squallida città 2 lamenti e querimonie di chi lemosinando 
avea con seco a domandar del pane i miseri figliuoli. 

Ma le ire di parte ai lutti della patria non badavano : ed 
i Cattanei da Manerba ribellando ad essa la rocca del paese, 
la consegnavano a Verona 3 . Era morto intanto papa Gre- 
gorio X, e la sua morte fu quasi annunciatrice d' altri guai. 
Perchè i nobili espulsi di Milano, fattosi un capo, movevano 
contro la città; donde il fatto d'Angera ed il trionfo del Go- 

1. Lucili, Cod. Dipi. Brix. carte 48 /. S. - Chron. Piacerti. Memorat. 
tergo. - Si vegga il Tiraboschi. Potest. Regiensis, t. Vili, R. 1. S. 
La protesta è dell' 8 aprile 1277. - Murat. Annali, a. 1276. 

2. Malv. dist. Vili, cap. XGII. - De 3. Eodem anno Catanei de Manerva 
pluvia eie. cap. XCIU. - De peste civitati rebellaiiles arcem ejusdam 
et carestia, col. 952. - Del resto terree rapuerunt, eamque mox Ve- 
quelle subite sciagure forono gè- ronensibus tradidere. Malv. Chr. 
nerali a tutta la Lombardia. - Caf- R. I. S. t. XIV, col. 952, dist. Vili, 
fari, Ann. Genuenseb, t. VI, R. e. XG1V. 



GLI ANGIOINI 217 

mune e dei Torriani; e poco appresso la battaglia di Desio e 
la sconfitta di questi, rimanendo padrone del campo V arcive- 
scovo Ottone Visconti. Né questi allora mise tempo in mezzo 
a prevalersi della sua potenza: perchè i Pavesi nell'aprile o 
nel maggio di quest' anno, fatto oste al castello di s. Pietro 
dov' eran chiusi e trincerati i guelfi, avevano dall' arcive- 
scovo i soccorsi di Milano. Ma poi che parte guelfa n'ebbe 
anch'essa da Parma, da Reggio, da Modena e da Brescia, 
gli assalitori abbandonavano Y impresa 4 . 

In quanto a Brescia, fatta la pace milanese di cui toc- 
cammo, si die pensiero degli statuti che vennero riscontrati, 
confermandone il Consiglio alcuni sulle acque, proprietà vitale 
del nostro Comune : il mantenimento del romano acquedotto 
di Mompiano, ed assai provvedimenti sul Garza, sui canali, 
sulle antiche fonti della città vennero decretati , ordinando, 
ut ne alìqua singularìs persona habeat fontem specialem in domo 
sua, riservate per altro le fonti delle vicinie (Vicimnciis) ur- 
bane, quelle dei monasteri, dei collegi sacri ed altri luoghi 
pubblici. Delle fonti poi del vicinato, chiamate lavelli, la vici- 
nia stessa dovea tenersi la chiave. 

Si eleggevano custodi per li beveratoi, due de' quali (il 
fonte di Ercole e quello di Mercato Nuovo) appaiono distinti: 
ordinazioni tutte di più antica data (1245) che nuovamente 2 
venivano fermate. Riveduti poi quegli statuti nel 1279, si 
proibiva l' estrazione dell'acqua del cunicolo antico di Pregno 
e di Mompiano; si affidavano per la custodia le strade da Ca- 
salmauro a Remedello a quelli dei due Comuni ed a Visano, 
Ghedi, Malpaga, Mezzane e Calvisano; si riunivano a Mom- 
piano i poveri luoghi di Bovezzo e di Bugnaca; si ordinava la 

1. Murat. Annali, a. 1277. - Chron. carte 185, 186, 187. A pag. 188 
Parm. t. IX, R. I. S. è un luogo presso il Garza ad 

2. Statuti. Pergamen. Autogr. Quirin. s. Michaelem. 



a.1277 



218 GLI ANGIOINI 

costruzione dell'argine murato del Olisi a Gavardo; e prov- 
vedevasi per la porta Nuova (quod est porta Pilarum), pel 
terraglio di Mombello vicino a quello di Pregnaca, e per altri 
lavori pubblici pe' quali s'avessero ad impiegare i resti delle 
fabbriche dei Malesardi e nemici del Comune f . 

Poi si pensava come riprendere i castelli rapiti da Man- 
tova e da Verona: perchè oltre all'ardua rocca di Manerba 
sul lago di Garda, tradita da' suoi Cattanei, ben altri siti e 
propugnacoli e fortezze toglievansi colà dall'obbedienza del 
nostro Comune ; fra le quali senza dubbio la celebre di Sco- 
volo a Manerba così vicina, e quella di s. Lorenzo 2 neh 1 ' i- 
sola di Garda venivano usurpate dai Mantovani. 

Ma chi fossero veramente que' Cattanei da Manerba non 
è ben chiaro. Se è lecita una mia congettura, dovevan essere 
o discendenti dal celebre Biemino del 1221, od affini ad esso: 
perchè in margine alla ricognizione che nel 1311 Enrico VII 
faceva per un nipote di Biemino del decreto di Federico II, 
ha un altro del Malatesta (1410) col quale si raccomanda 
l'adempimento delle benemerenze di Antonio Capitanei da 
Manerba 3 cittadino bresciano. Comunque vogliasi, narra il 
Capriolo che un Bacchino da Manerba, presa la fortezza e 
cacciatone il presidio bresciano, la si teneva per conto suo 4 : 
ma venuti a riprenderla i soldati della città, l'intrepido Bac- 

1. Stat. cit. carte 199, 201, 202, 203. que de Manerva Manervce arcem 

2. Il Bravo, di molto ingegno ma dolose ingressus, pulsis custodibus 
non felice istorico, confonde que- vestris, eara ut tyrannus occupavit. 
stesola coli' isola Dovarese, come Ad quam vendicandam eie. . . . Cu- 
altri la confondevano coli' Insula pidi tamen reipublicce restituendo^ 
Comitwn, che è, secondo il Saraina, cives numquam quiescere voluerunt; 
risola della Scala (Saraina, Stor. quousque Bachino sagitta perem- 
di Verona, lib. I, carte 5). plus, arcem ipsam fere eversam 

3. Arch. Munic. Reg. L, parvo - f. 3. redimissent. Hel. Caprioli, Chro- 

4. Maggi, tìist. de Reb. Brix. Cod. nic. de Bebus Brixice, ediz. del 

Quiriti, a. 1277. - Bachinus quo- 1500, carte XXXVIII, lib. VI. 



GLI ANGIOINI 219 

chino tentò di mantenervisi finché piagato a morte abbando- a.1271 
nava non dirò il castello, ma gli ultimi suoi resti. Che tutta- 
volta il Manerba tradisse il luogo , dandolo ad Alberto della 
Scala, parrebbe indubitato. Ad ogni modo, non si potendo 
comportare da Brescia le usurpazioni di Mantova e di Vero- 
na, faceva intendere ad ambo che dovessero i ghibellini ren- 
derci le terre mal rapite: e poi che rispondevano esser libero 
a Brescia riprenderle da sé, mandava il Comune a sacco ed 
esterminio risola, Scovolo, Bedizzole e quante rocche dei 
Benacensi avessero ceduto alle insegne ghibelline. Sappiamo 
ancora, siccome in altro tempo caduta (1283?) nelle insidie 
veronesi la terra di Pozzolengo, venisse ritolta ed abbattuta 1 . 
Da qui gli statuti che vietavano a chiunque la ricostru- 
zione di quelle torri e di que' miseri castelli della nostra Ri- 
viera che abbiam nominati più addietro, i quali se addimo- 
strano la vendetta della parte offesa, dinotano eziandio come 
il nostro Comune signoreggiasse da un capo all'altro il suo 
distretto, e sapesse all'uopo farsi obbedire dai fuorusciti che 
andavano ribellando i suoi castelli, e serbare su tutti 1' an- 
tica supremazia. 

Perchè a non dirvi che degli antichi podestà di Bovegno 
mandati da Brescia, noi vediamo quella terra valligiana con- 
tribuire nel 1256 (12 marzo) pelle spese di riattamento della 
via di s. Urbano adducente al nostro castello; e nel 1273 
(28 settembre) a quelle per le gazzare da gittarsi nel lago 
d' Iseo, come nel 1278 (21 settembre) pei ristauri del 
castello Iseano 2 : prova che la fortezza distrutta venne poi 

1. Scopulum, Insulam, et Guidi ciolum post parum venientes , Pocolengi 

oppidula ab eis occupata et mox intempesta nocie prostemunt. Ca- 

restituta tamquam rebelli Bri- preolus, 1. cit. 

xiani e vestigio sunt depopulati. 2. Annali del Comune di Bovegno, 

Ceterum Veronenses contra fidem compilati da Pietro Voltolimi nel 



220 GLI ANGIOINI 

a . 277 rifabbricata, ma dal comune di Brescia, e dal Comune man- 
tenuta. 

In questo mentre (così nelle cronache) frate Timidio 
vescovo di Verona l , circondato d'inquisitori, quanti erano in 
sospetto di scisma traeva nel castello di Sermione : era voce 
che fosse il luogo di convegno pei malviventi delle terre vicine 
radunati a setta col nome di fraticelli o paterini, cui erano 
ascritti un Alberto ed un Lorenzo di quella terra deliziosissi- 
ma. Riccardo, nipote di Mastino, era alla testa della crociata: 
frate Filippo dei Bonacolsi inquisitore, Pinamonte suo pa- 
dre podestà di Verona, e lo stesso Alberto della Scala 
fratello di Mastino la seguitavano. Investita la penisola per- 
chè nessuno degli accusati potesse involarsi, trascinati que' 
miseri nella rocca, se ne chiudevano le porte custoditrici 
di un tribunale di sangue. Compiuto il processo, fu ac- 
ceso un ampio rogo, e fu creduto che il crepitare di quelle 
fiamme, l'urlo spaventevole di cento e più vittime, io stri- 
dere delle fumanti loro carni salisse accetto al Dio della pace 
e della misericordia. Tanto avveniva nel 1276 2 . Qualche 
anno dopo (1283) papa Nicolò III perdonò gli anatemi che 
aggravavano la terra veronese, purché in Sermione si fon- 
dasse una chiesa ed un convento. 

a.i278 Non anco avevano i Mantovani e i Veronesi restituite le 
nostre ville, e la guerra civile durava ancora, la quale conti- 
nuò fino a gran parte del 1279 3 , quando i messi di Alberto 

1765, presso 1' Archivio Corau- « Si fecero tutti in detto fuoco ab- 

itale. « bruciare in esempio degli altri ». 

1. Di un altro frate predicatore da Lib. I, carte 24. 

Verona di questi tempi, canoniz- 3. . . . capta fuit Gonzaga a Man- 

zato (frate Pietro), conserva la tuanis extrinsecis, qui tenebant 

Quiriuiana V atto di canonizza- comites de Casaloklo contra Man- 

zione. tuanos. Et inceptam fuit guerram 

2. Saraina, Le Istorie dei Veronesi. inter Veronenses et Mantuanos ex 



GLI ANGIOINI 



n\ 



della Scala capitano del popolo di Verona, e Pinamonte che 
lo era di Mantova, furono a Montechiaro coi legati del nostro 
Comune Obizone Lomello e Bresciano l Sala. E fatta la pace, 
rese le nostre terre, parve che un po' di calma si mettesse 
in mezzo a quelle misere fazioni; tanto più che Brescia per 
contenere i della Scala s'era unita coi comuni di Padova, di 
Modena e di Cremona coir alto che il Muratori ha pubblicato. 
Con quella pace solenne fattasi a nome di Carlo d'Angiò 
si prescrivevano i confini entro cui potessero i banditi di Man- 
tova, di Brescia e di Verona fermarsi liberamente. Anche si 
pattuiva che tra i comuni di Brescia e di Verona la via do- 
vesse correre passando per Peschiera, e che quella da Man- 
tova per Brescia attraversasse le campagne di Goito e Mon- 
techiaro : che le strade medesime, compresa quella del lago 



a.l27S 



a.t279 



una parte Brixienses ex altera 
parte. Cron. Mantovana pubblicata 
dal Conte d'Arco, la qual cronaca 
asserisce per altro che i 150 pa- 
terini da Sermione furono condotti 
a Verona, ed ivi (non a Sirmio- 
ne) per la maggior parte conse- 
gnati al rogo. 

Malv. Chron. dist. Vili, capo 1C. 
Pax fatta est, et Brixiensibus red- 
atta sunt Castella a. MCCLXXIX 
mense sept. - Dobbiamo al Saraina, 
storico veronese, l'edizione del com- 
promesso del 1227, 11 febbraio per 
la pace fra Eccelino e il Bonifacio, 
a cui furono presenti Pagano della 
Torre podestà di Brescia, Laffranco 
Sala e Vianesio Lavellongo rettori, 
nonché i nostri ambasciatori Cor- 
rado da Bagnolo, Raimondo Ugoni, 
Corrado Luzzago, Lanfranco Pon- 
carali da Brescia e podestà di Mi- 



lano, con Jacopo da Bagnolo e Man- 
fredo da Capriolo nostri militi (Sa- 
raina, Hist. Veron. lib. Ili, car. 61, 
tergo e seg.). Ci dà anche di seguito 
la pace del 1279, che per altro ci 
portano intero nel gran Codice Di- 
plomatico il Lunig ed il Verci 
nel Codice Diplomat. Trivigiano, 
t. Ili, pag. 48. - Presso il conte 
Carlo d'Arco si trovano inediti i 
seguenti due atti del 1266 per con- 
ferma della lega fra Carlo ed i co- 
muni di Milano, Brescia, Mantova, 
Obicio d'Este e il Monferrato. Cioè: 
- 1279, 2 settembre. Ambasciata 
dei Bresciani a Mantova, incaricati 
d' aggiungere condizioni alla pace 
prestabilita. - 1279, 23 settembre. 
Giuramento di detta pace 1279; ivi 
è cenno dei dazii pei mercanti che 
vanno e ritornano da Brescia. - Noi 
li daremo nel Codice. 



222 



GLI ANGIOINI 



B .«S7a di Garda, si dovessero custodire per dicci cavalieri ad ogni 
Comune, eletti dai podestà e dai consoli dei Mercanti. Aggiu- 
gnevasi di più, che ad Alberto della Scala fosse fatta ragione 
contro il comune di Brescia intorno al salario che a lui do- 
vevasi per la podesteria di Valcamonica e per quel tempo 
in cui li Camuni obbedissero alla nostra città. 

Le parole dell'atto originale qual si trova negli Sta- 
tuti antichi Quiriniani * (ed a cui si riferiscono le tre 
procure di Mantova, di Brescia e di Verona, possedute 
dal conte d'Arco) sono queste: Itera quod nob. Viro dm 

Alberto de la Scala fiat ratio prò Comun. Brix. 

de illis de Valcamonica de salario quod solvere tenentur ei- 
dem prò potesteria vallis Camonicce ilio tempo quo ipsi de Val- 
camonica obbedient mandatis Communis Brixiw. L'atto ferma- 
vasi con altri capitoli al 18 settembre, presenti Oldevrando 
Tangetino, Giuliano Ugoni, Gaetano Lavellolongo, Guidone 
della Torre, Giovanni Spolverini ed altri, convenuti all'uopo 
nella casa del comune di Montechiaro. 

11 quale* accordo ci rammenta un altro, quello che già 
dal 28 novembre del 1278 s' era conchiuso tra i comuni di 
Brescia, Parma, Cremona, Padova, Ferrara, Modena e Gerar- 
do da Camisano contro i Veronesi 2 . 

a .i28o n ì reggevano intanto gli Angioini governatori, nella cui 
serie ha tanta confusione che il darveli di tutto punto sarebbe 
diffìcil cosa. Vi basti ciò, che dopo l'atto di sudditanza del 
1270, in cui Beltramo del Poggetto fu primo vicario nostro 3 , 

1. Codice Cartaceo - pag. 144. fra Parma, Brescia ecc. che Ì'A- 

2. 11 VERCr, Codice Trivigiano, t. Ili, stezati ha dato. - Comment. Ma- 
pag. 37, ci dà la procura dei Pa- nelmi XXX. 

dovani a quella pace. - L'atto poi 3. Memorai. Ani. civit. Brix. Codice 
ci è dato dal Mur\t. Ant. Ital. Mazzucheliano, ora presso il can. 
t. IV, pag. 409, il qual atto mi fa prev- Onofri - e Statuti Pergam. 
sovvenire di un'altra pace del 1188 Quirin. pag. 173. 



GLI ANGIOINI 223 

la loro serie si fa più incerta ancora. Noi già toccam- 
mo alcuna cosa di questi alla pagina 211; ma qui si 
veggano in nota * le difficoltà del venirne a capo 2 . An- 
che si mescola talvolta il vicario stesso col podestà di Bre- 
scia e col capitano degli anziani della parte guelfa e del 
popolo, tutte cariche distinte. Ma di vicarii, magistrati fo- 
restieri, non ci daremo pensiero: a noi premono li nostri, 
che in mezzo alla nuova servitù sapevano mantenersi al 
posto che i cittadini avean loro affidato. E pur del 1280 
Rodolfo Gazzago del Consiglio di Brescia ed altri coileghi 
suoi pronunciavano sentenza di scomparto sopra varie comu- 
nità pel mantenimento del ponte delle Grotte sul Mella, pre- 
senti i sindaci d' Iseo. E quel Consiglio cittadino parecchie 
benemerenze largiva ai medici del distretto, fra i quali ricor- 
derò wi Bonifacio degli Aguzani (1274) 3 , Conforto e Bona- 
ventura fratelli da Iseo (1278?) 4 , Zanebono da Cazzago fisico, 
e mastro Jacopo medico Iseano in medicina crepature et mali 
lapidis, mastro Bresciano di Asola, Laffranco medico di Elio, 
Alberto di Pro vaglio, Bornato di Montechiaro 5 . I quali tutti 



1. Alberto Fontana vicario del 1272 - Codice Mazzuchel. cit. nel qual 

secondo il Malvezzi, secondo altri anno ho documenti che mi recano 

noi fu che del 1277. - Aggiungo vicario il cardinale Tornaquinci. 

ancora che il paziente Zamboni ri- 2. Lib. Pot. Brix. Cod. Quirin. car- 

trovava nel 1273, in una causa cri- te 419, 421. - Lo statuto antico 

minale ed altri documenti, Filip- del 1273 darebbe vicario Guglielmo 

pus de Asinellis vicario regali prò Brunello, pag. 28 del Cod. Cart. 

rege Carolo (Miscellanea Zambon. Quiriniano. - Anche un atto di Bo- 

della mia Raccolta 132, pag. 181), vegno mi farebbe vicario il Bru- 

mentre per altre carte avressimo di nello nel 1273, Rot. 4, n. 14 del- 

queir anno Giacomo Cantelli. Un'al- l'Archivio di quella terra Trum- 

tra pur del 1273 ci conferma il pilina. Quanta confusione! 

Filippus de Asinellis vicarius re- 3. Statuti. Cod. Cart. Quir. - carte 75, 

gius et Rainerius de Paniinis ca- 4. Idem, carte 129. 

pitaneics Partis et Pupuli Brix, 5. Idem, carte 136. 



a. 1282 



824 GLI ANGIOINI 

mi ricordano quel nostro Guglielmo Corvo, che nato in Can- 
neto verso il 1250, ascritto quindi alla scuola medica di Bo- 
logna, canonico di Parigi, arcidiacono bolognese chiamato 
l'Aggregatore, ci lasciò parecchie lucubrazioni pubblicate in 
Venezia dal Locatello, e qualche manoscritto. Fatto archia- 
mo di papa Bonifacio Vili (1288), passato in Avignone presso 
la corte di Clemente V, arricchito del feudo della Catena 
su quel di Ferrara, stanco forse della corte Avignonese, 
che certo non parevagli quella di un sacerdote, l'abbandonò 
ritirandosi a Parigi, ove chiudea gli anni estremi dell' ope- 
rosa sua vita, nel 1326 *. 

Ma torniamo agli statuti. Essendo vicario Capanesio Za- 
sio, successore (1281) a Leonardo Amati, il Comune istesso 
pubblicava i curiosissimi statuti degli orefici di Brescia, in- 
dirizzandosi all'uopo a Giovanni Dandolo dose di Venezia, 
perchè n' avessimo gli ordinamenti degli orefici veneziani 2 . 
E il dose ce ne fu largo, e noi li serbiamo inediti nei nostri, 
sicché mi sarà dato arricchirne il nostro Codice. 

Di più, seggendo governatore di Brescia (1282) Comacio 
dei Galazzi e podestà Lorandino Canossa, si ordinava che 
le mura cittadine venissero merlate 3 : si riformavano gli sta- 
tuti, si provvedeva per la sicurezza contro i Malesardi e per 

1. Pavoni, Minerva Bresc. Corvo. - 2. Statuti Codice Cartaceo, carte 150, 

Mazzuchelli, Scrilt. d'ital. idem. 151, presso la Biblioteca Qui- 

- Schivardi, Biografie dei medici riniana. 

illustri bresciani, 1830, tomo I. - 3. Statuti Cartacei Quiriniani 174, 

Fattorini, De Claris Archigym. 176, 178 — e Codice Perga- 

Bonon. scecul. XI usque ad XIV, menaceo pagina 112. Hec sunt 

t. I, parte I. - Gallizioli, Vita ordinavi, seu statuta facta per 

di Gugl. Corvo. - Labus, Bio- nob. militem dn. Lorandinum de 

grafia del medesimo. Commentarj Canossa honor. Poteris Comun. 

dell'Ateneo di Brescia, anno 1813 Brix. exam. et probata per doni. 

e seguenti. Capii, dnos Antianos et sex sa- 



GLI ANGIOINI 225 

le custodie del castello e della città ', si provvedeva che ces- 
sasse in Bovegno ed in Iseo l'iniquo abuso dei falsati do- 
cumenti a danno degli orfani e dei pusilli 2 ; e più sotto ricor- 
dasi (1283) la riforma del Consiglio dei Cento e della So- 
cietà dei Mille. 

Proseguono quindi le riforme statutali del podestà Boc- 
cacino di Pozzo (1285), dove si parla del supplizio del tor- 
nello 3 e si proibisce la caccia delle cicogne *; ed è notevole 
che siccome da lungo tempo non era in s. Stefano del castello 
sacerdote alcuno, si dotava quel sacro luogo e gli si dava un 
prete; e perchè i viottoli di quella rocca andavano disonorati 
per male femmine che vi tenevano ridotto, si pubblicavano 
statuti a cessare quello scandalo 5 . Ma duopo è supporre che 
l'ordine per quelle disgraziate non valesse, perocché nel 
1297 il prevosto di s. Pietro in Oliveto ed i preti di s. Stefano 
e di s. Martino dimandavano al Consiglio che dalla via Porta 
(o di s. Giulia) a s. Stefano e per tutto il colle della fortezza 
e presso le chiesicciuole attigue non fossero meretrici; e che 
pigliate le renitenti, flagellate dinanzi al popolo, venissero 
espulse fuor delle mura e del distretto dopo tre giorni dall'ese- 
guita flagellazione. Il Consiglio cittadino aggiugneva che l'ar- 



pientes prò quolibet Quarterio . . . legge in quegli statuti , che né il 

aprobata per consilium generalem vivente a legge longobarda, né il 

Brixice, a. MCCLXXXI1. - Ivi gli vivente a romana potesse obbligarsi 

statuti per le guardie notturne, a giuramento se non per caso di 

carte 114, per la solennità di s. omicidio, carte 197, - e l'altro in 

Agata, per la strada di Leno de- cui si cita lo Slatulwn et Con- 

vastala e rotta e da ristaurarsi pei sullum M acedo nianum, carte 198. 

comuni di Volongo, Usliano, Gain- 3. Idem, carte 120. 

bara, Gottolengo, Pratalboino, Pa- 4. Idem. 

vone, Bagnolo ecc. 5. Et cum notorium sii quod in di- 

ldem, carte 179. do castro Brixie mulieres publice 

Idem, carte 187. - È curiosa una peccatrices utuntur et conversen- 

Odorici, Storie Brcsc. Voi. VI »4 



ì2ì2(> <;u angioini 

,282 dua condanna si dilatasse a tutte le peccatrici della città: 
Imbertino Calcarla proponeva che, approvato dal Consiglio, 
si registrasse tal quale negli statuti l . 

Nuovi tumulti e apprestamenti militari succedevano in- 
tanto: perchè intimandosi da Buoso Dovara ribellato a Cre- 
mona (non sa il Muratori se nipote o figlio dell' emulo di 
Eccelino) la guerra al suo Comune 2 , ed occupata la città di 
Crema con 400 cavalli, i militi di Brescia, di Parma e di 
Piacenza sorsero in armi a sostegno di Cremona, donde pas- 
sarono a dare il guasto a Soncino, dov'era entrato il ribelle 3 . 

Ma ben più gravi cose incombevano sulla misera Milano. 
Contrastata dai Torriani padroni di Lodi, pretesa dai Vi- 
sconti, ambita dal marchese di Monferrato, stava in aspetto 
de' suoi destini. I Torriani cacciati da Lodi riparavano a Cre- 
mona; il Marchese, che li volea distrutti, passò all'impresa di 
quella città, e radunato assai potente esercito (6 giugno), 
s'accampò ne'campi suburbani di Crema. I Cremonesi vedute 
le sue minacce, coi soccorsi di Brescia, Parma 4 , Piacenza, 
Reggio, Bologna e Ferrara, tutti eli parte guelfa, trassero ad 
attendarsi fra Paderno e Castel-Leone; donde il ritorno pau- 
roso di Guglielmo marchese di Monferrato a Milano 5 , che 

tur in dicto castro publice pec- R. I. S. t. XIV, col. 953. Et hoc 

cando et peccare faciunt eie. Item quidem anno Suncinum a Cremo- 

quod aliqua mulier diete condì- nensibns (et Brixiensibus) captum 

ctionis non debeat nec stari nec est. Intorno a questo tempo 1282 

conversari in dicto castro et hoc ad ( Lib. Pot. Brix. esempi, veduto 

honorem Dei et dicti beati Stefani. dallo Zamboni, p. 612) riceveva il 

1. Stat. cit. foglio pergam. aggiunto Comune giuramento di fedeltà dalla 

in fine, ma di quel tempo. 11 decreto terra degli Orzi, 
è del 25 giugno 1297. 4. Di cui era podestà Tebaldo Brusato 

2- Murat. Annali, a. 1282, ma il fatto da Brescia. Chron. Parm. t. IX, 

sembra dell'anno appresso. - Cron. col. 802. 
Parm. 5. Como, Stor. di Milano, parte II, 

3. Malv. Chron, dist. Vili, cap. CU a. 1282 - Mem. Polest. Heqiens. 



GLI AiNGIOIM Z2J 

destramente volea rapire all'arcivescovo Visconti, il quale ad- 
datosi del disegno, colto il momento d' una assenza di Gugliel- 
mo, uscito a cavallo cogli aderenti suoi, preso il Broletto e il 
pubblico palazzo, cercò tosto l'alleanza colle città di Brescia, 
di Piacenza e di Cremona *; talché non gli restando altro a 
l'are, il deluso e fremente marchese la soscrivea pur esso 2 . 

Di questa lega serbasi 1' atto nel Codice così detto il 
Liber Poteris Brixice 3 e nell'Archivio Secreto di Cremona 4 : 
fu conchiusa il 17 marzo del 1283 nel palazzo del comune 
di Milano, presenti lo stesso Ottone Visconti e gli ambascia- 
tori di Brescia Pietro degli Avvocati e Bertolino Maggi fra- 
tello del vescovo Berardo. Si conveniva che le città mettes- 
sero in armi dugentocinquanta militi ad un cavallo e cin- 
quanta balestrieri, la metà di questi pagata dal comune di 
Milano, e da porsi in campo al più presto possibile; di più 
che fossero mandati dai tre Comuni ambasciatori al papa. 

col. 1150. R. I. S. t. Vili. - dir. parlamentum in civit. Cremona 
Parm. col. 799 e seg. iti R. I. S. (a. 1282) in quo fuerunt Placen- 
t. IX. - Calchus, Risi. Patria, lini, Par menses, Reg ini, Mutine n- 
lib. XVII, pag. 377. ses, Bononienses , Ferrarienses et 
ì È ricordo che Anselmo dei Roden- Brixienses. Inter eos ordinalum 
ghi da Brescia, podestà di Parma, futi quod talia mililum . . . starei 
colla milizia bresciana e di Pia- Cremotw... et quod Ambaxiatores... 
cenza venisse a Cremona presi- irmi ad Curiam Romanam. Ed alla 
diando i castelli del Cremonese. col. 798 : Piacentini et Brixienses 
Chron. Parm. Rer. Hai. S. t. IX, eie... equitaverunl... prò Com. Gre- 
cai. 796, mona} eie. Ed alla col. 800 narrasi 

2. Calchi e Como, 1. cit. dei Cremonesi, i quali castramen- 

3. Presso la Quirin. - carte 387. tati fuerunt Pademi cum...caval- 

4. Arch. Secr. Crem. B, 62, ove. ser- caiorum de Brixia et . . . castra- 

basi (C, 61) la procura del Coni. mentati sunt in loco qui dicitur 

di Milano, 17 marzo 1283: - 17 Aqualonga Militia vero 

marzo, per fissare con que' di Bre- Brixice cum Bertolotis suis equi- 

scia e di Cremona i patti sociali. tavit ad castrum Unii, quod est 

- ;Ma udiamo il Cron. Parm. R. 1. prope Suncinum, deinde venit Cre- 

S. t, IX, col. 977. Factum fmt monam eie. 



±2X 



GLI ANGIOINI 



3.IT.S3 



Ma l'arcivescovo non fu pago, e tanto s'adoperò che 
ottenne l'alleanza di Rodolfo d'Absburgo (1284), il quale man- 
davagli poi cento lance alemanne e cinquecento balestrieri. — 
Il turbine s' addensava quasi ad un tempo con un altro che 
fremendo nell'ime valli Trentine avvicinavasi a noi. 

Perchè narra il Malvezzi che il principe di Trento avendo 
corsi ed invasi tre castelli benacensi, Limone, Trimosine e 
Tignale, fatta la pace, venivano prostrati a terra dal nostro 
Comune *. Non decide il cronista quando precisamente avve- 
nissero queste cose; ma uno storico di Trento del sec. XVI, 
Ambrogio Franco, le cui memorie inedite si conservano tutta- 
via (Vite dei conti d'Arco), lasciò questa ancora: — che non so 
per quale offesa da noi ricevuta, Enrico Pancera (d'Arco) con 
una mano di Trentini fu del 1282 nell'agro benacense, ed 



1. Il Malvezzi (come fu creduto) non de- 
termina la data al 1288, lasciandoci 
anzi all'oscuro del tempo di questo 
fatto. Hos inler dies dux Carintice 
dominus Tridentina^ civiiatis, cum 
Brixiensibus discordans,pacem fe- 
cit cum eis. Discordia} autem causa 
ista futi. Dux ipse Trimosignum 
et Limonum . . . invaserai . . . Ve- 
runi oppida eie. et ea quee in le- 
gnalo prò eo duce tenebantur, jure 
f ceder is f ade pacis, prostrata fuere. 
Malv. dist. Vili, capo CIX, col. 957. 
Il Capriolo aneli 1 egli (Chron. de 
Rebus Brix.) ne sospetta, e com- 
bina la defezione dei due castelli 
benacensi col fatto di Solicino. 
- Limonum, Trimosignumque op- 
pidula in ripis Benaci a cintiate 
ad Tridentinos defecerunt , So- 
sio Duarensi Soncinum quoque 
occupante. Carle XXXVlll, lib. VI. 



ed. del 1500, e pone il fatto al 1289. 
Ma chi non sa che il Capriolo in 
fatto di date non ne coglie una? 
Qui poi coglie nel vero unen- 
dola all'impresa di Soncino. — In 
quanto ad Ambrogio Franco vi 
darò le sue parole, che devo alla 
gentilezza del sacerdote frate Egi- 
dio da Trento, cappuccino di colà, 
possessore del manoscritto ( sua 
lettera 19 luglio 1854).. .Inter ea y 
nescio qua offensione aut injuria, 
subacti Henricus Panzeria cum 
Tridentinorum manu in Bena- 
censes prò fedi sunt, et Bosonis 
Dovariensi impulsu , Biperiam 
Brixianam infestare ceperunt, et 
Limonum Trimosinumque Brixia- 
norum castella deditione occupa- 
runt, quoz paucis post mensibus 
quum Henricus et Adelpretus dicm 
obiisseni Brixiensi ricuperarunt. 



GLI ANGIOINI 229 

istigato da Bosone Dovara, occupò Tremosine e Limone: ma 
pochi mesi appresso, già partiti essendo Enrico ed Adelpreto 
fratel suo, vennero que'luoghi ricuperati dal comune di Bre- 
scia. Questa diversione ottenea forse il Dovara, sia perchè 
le forze della nostra città non potessero impedire a lui stesso 
il conquisto della sua, sia per vendetta ed odio contro noi 
medesimi, più che rivali nemici suoi. Di una pace fra i Bre- 
sciani e i Tridentini ha ricordo nel Bonelli *, ma è trattato 
diverso; è del 1287, e il Verci Y ha pubblicato nel t. IH, 
p. 136 della Storia Trivigiana, come l'ebbe da un apografo 
del 1307. Il Bonelli non ci dà che questa parte. — Ut ipsi 
nihilomìus possint obedire dno Imperatori et etiam possint 
auxilium prestare Alberto de la Scala et Comuni Verona? et dno 
Pinamonte de Manina, si contigerit homines de Brixia hostìUter 
intrari eorum territoria, neque teneantur ad emendationem alicu- 
jns damni si dni de Castro Barca damnificaverint personas civi- 
tatis nel disti ictus Brixice in Valle Lagari. 

Capi del popolo e del comune di Brescia, intervenuti a 
quest' ultimo accordo, narra il Bonelli fossero Lotto de Aleis 
e Widone de Modena. — Colla memoria preziosissima del 
Franco viene illustrata l'epigrafe di Campione, che il Rossi 
ha data in due luoghi come tolta dagli scritti del Cattaneo 2 
testimonio di veduta, la quale noi pure abbiam replicata. 

MCCLXXX1H 

CVM TRIDENTINA PACE CONFECTA BRIXIA HIG VBI DIVVS HER 

CVLANVS VITAM SANCTISSIMAM HABVIT SACRAM AEDICVLAM EX 

TRVXIT PROCVRANTIBVS GH1RARDO DE GAMBARA ET VLDE 

BRANDO DE COMITIBVS DE GONCIS10 RIPERIE PRES1DIBVS. 

i. Bonelli, Notizie Istorico-critiche 11 Gnesotti (Mem. delle Giudicane 

del B. Adelpreto, t. Il, pag. 163. con append. inedite presso il con- 

2. Rossi, Storie Brcsc. - Ms. Quiriti. vento di Condino, da me consulta- 

al 1283 - e Mem. Bresc, p 199. te) narra di quel fatto, lib. Ili, e, I. 



23Q G'tì ANGIOINI 

b.,j8i Avventurato Ercolano! tu fuggendo ogni umana grandezza, 
ti raccogliesti fra quei dirupi, e vi moristi solitario come la 
palma del deserto: ma la tua memoria surse nei petti degli 
avi nostri sette secoli dopo di te, calmò l'ire superbe dei 
fratelli contro i fratelli; e fu per te, se abbassando l'armi omi- 
cide, come vinti al suono della tua voce, decretavano che in 
mezzo a que' dirupi fosse posto un monumento che unisse il 
tuo nome ad un ricordo di pace e di perdono. 

Vero è bensì che nelle Giornate di Silvan Cattaneo quella 
lapide non si trova; ma il Rossi non ha detto in quale delle 
opere sue si ritrovasse ; ed Agostino Luzzago 4 ci fa me- 
moria di un discorso del Cattaneo sulla B. V. Umiliatrice 
di Monte Castello, nel quale adduceva il Cattaneo stesso una 
cronaca ricordante la pace del 1283: discorso in cui pro- 
babilmente si leggea la lapide soprascrittta. Ciò a cessare 
quanto veniva opposto dal Fonghetti e dal Tomacelli. — 
Ecco illustrata una vicenda patria che molti non conoscevano, 
ed altrettanti avean combattuta. 

a . 284 Nulla di più probabile di questa invasione. Forse i conti 
Lodroni facevansi a questo modo già dal secolo XII padroni 
di Bagolino, che dai guelfi di Brescia parrebbe ad essi ritolto 
pur di quegli anni. Il p. Gnesotti sparge su queste cose un 
po' di luce 2 . Anco è memoria che nel 1242 li guelfi Bre- 
sciani ed i Sanbonifaci si rovesciavano sulle terre d'Arco, 
donde levatesi a rumore le Giudicane, dato soccorso agli 
uomini di Trento, liberavano que'siti dalle nostre correrie 3 : 

1. Luzzago, Seguito dei fatti illustri ed Albertano Mettifuoco da Breno 

della città di Brescia. - Codice le decime di Bagolino, le cui feu- 

Quiriniano C, I, 18. dalità, impegnate a Manfredo Sala 

2. Gnesotti, Mem. delle Giudicane, can. di Brescia, venivano ricupe- 
lib. II, e. IV, il quale cita una carta rate nel 1212 dal vescovo Vanga 
del 1193, per cui dal vescovo di di Trento. 

Trento si concede ai conti d'Arco 3. Gnesotti, l. eit. - lib. Il, e. VI. 



(.LI ANGIOINI 231 

invasioni caratteristfche di quegli anni, e delle quali ridon- a.i284 
dano le cronache lombarde. Perchè poi anche le ragioni di 
stato non erano sole a porre in guerra le nostre città. L' uc- 
cisione di un nobile modenese per domestiche vendette 
spartiva appunto nel 1284 in due fazioni Modena intera. I 
Boschetti cacciati e vinti imperversarono pel contado. Il co- 
mune di Parma tentò la pace: Brescia, Ferrara, Piacenza, 
Bologna, Beggio, Cremona, tutte alleate, si frapposero an- 
ch'esse: ma fu inutile intromessa, e la guerra civile più 
largamente si dilatò l . 

Ed anche i Vespri Siciliani avevano principiata la ven- *.m$ 
detta dei popoli (30 marzo 1282), che non sempre si ponno 
opprimere, e impunemente giammai. Fu così tronco il filo 
delle insolenze angioine, cui spensero al tutto la diffalta del 
naviglio (30 agosto) di Carlo e le vittorie di Pietro d'Ara- 
gona già donno del regno siciliano (1283). 

Tornò Carlo di Francia a Napoli, ma trovò battuta un'al- 
tra volta la flotta e condottone prigioniero il figlio (1284). 
Terminò suoi giorni ricattandosi bassamente sui miseri Na- 
poletani: e roso il cuore dal fiero nuncio della sua caduta, 
pregava Dio perdonasse al campione della Chiesa, chiamando 
merito e sacrificio Y ambizione di regno; morì nel 7 gennaio a.ms 
1285. 

A così rapida caduta, a tanta mole cosi d' un tratto in- 
franta, i guelfi nostri maravigliarono: e Bolando Aligerj po- 
destà, Federico Tarone capitano del popolo di Brescia man- 
davano loro messo a Carlo II un Benedetto degli Scana- 
moglieri, che nuncio al prigioniero del dolore de' guelfi, gli 
profferisse la modesta signoria della nostra città, donandolo 
ad un tempo di cinquemila fiorini d'oro 2 . L'ambasciatore 

1. Murat. Annali - a. 1284, col. 953, capo CHI. Flebiks ci 

% Malv. Chron. R. I S. L XIV, inopinati rumorcs eie. 



2^2 <;u ANGIOINI 

a.,285 n'andò in Sicilia, trovò Carlo, consegnò le lettere del Comu- 
ne, che il Malvezzi ha conservate *: consegnò la somma, la 
quale poi non essendo bastata per lo riscatto, il giovine Carlo 
supplicava per lettere (1 dicembre 1288) i Bresciani d'altro 
sussidio 2 , e del maggiore che fosse dato. Pochi mesi dopo (21 
aprile 1289) Carlo stesso con altro foglio sollecitava l'adem- 
pimento della promessa che il nostro Comune aveagli fatta 
d' altri duemila fiorini d' oro 3 da consegnarsi ad Enrico di 
Marzano latore delle sue lettere, annunciando intanto il suo 
ritorno a Roma. E Brescia non mancò: duemila fiorini si pa- 
garono al Marzano; e perchè difettava l'oro, si completavano 
con seicento lire imperiali d'argentea moneta, in ragione di 
trentadue soldi dell'impero per ciascun fiorino, secondo il 
corso allora della nostra piazza: e l'offerta generosa veniva 
accompagnata con uno scritto datoci anch' esso dalle crona- 
che Malvezziane 4 . Qualche anno dopo annunciava re Carlo II 
al comune di Brescia il trono riconquistato 5 . 

1 . Quia vero fulelitatem et devotionem 2. E questa lettera data da Messina 

sincerarti eie. ... volumus continua si vegga nel Malvezzi, capo C1V, 

prosecutione sectari : decrevimus 1. cit. 

eie. .. .ut munus quinque millium 3. Malv. col. 955, capo CV - ivi la 
florenorum auri, quod per virimi lettera data da Genova. 
providum Benedictam de Scana- 4. Malv. 1. cit. capo CVI1, col. 956 
mojeris eie. . . . prcefato quondam - ivi la lettera data da Brescia il 
serenissimo Regi prò parte nostra 17 maggio 1289. 
exhiberi debebal etc....VeslrceCel~ 5. Malv. 1. cit. capo CVIII - ivi lo 
siludini, prccseiiletur eie... JSosque scritto di Carlo dalum Reale die 
uc Terratn nostrani Majeslatis ve- dominico post coronalioriem no- 
stree protectioni subjcimus, habere stram, regnorum nostrorum an. V. 
propensius commendatos. Così la Que' fiorini d'oro n'andavano forse 
lettera ivi data (Malv. 1. cit.) in a pagamento delle trentamila mar- 
parte, ma clic il Bravo dice Irò- che d'argento convenute nella li- 
varsi intera nella preziosa appen- bcrazione di Carlo avvenuta ncl- 
dice, probabilmente inedita, delle l'anno 1288. — Amari, Vespro 
Cronache Malvezziane. Siciliano ecc. 



GLI ANGIOINI 233 

E poiché abbiam toccato della moneta, ci avverte il Mal- a.!2«s 
vezzi che verso il 1272 mille fiorini d'oro equivalevano 
a seicento lire, ed in Brescia avevasi un fiorino per dodici 
soldi : ma dello statuto antico regolatore della moneta 
del secolo XIII vi trattenga il dotto Doneda 4 . 

Fosse allora bisognoso di militi il Comune pei con- a - 1286 
tratti impegni, fattostà che richiamava nel 1286 l'inquisi- 
zione dei caveti (o piccioli feudi comunali) nella terra di Ru- 
diano: perchè sappiamo che i possessori di quelli dovevano 
mantenere cavallo ed armi per la difesa del castello, e tenersi 
la famiglia colà fornendo al Comune trentasei soldati. Quindi 
a parlarvi d'altre deliberazioni di quell'anno, si provve- 
deva per i ponti e per le torri mantenute sub" Oglio dai 
padri nostri 2 . Poi facevasi la pace col conte di Gorizia e a.ns; 
colla città di Trento, purché al conte fosse dato di soccor- 
rere Alberto della Scala, come abbiam detto, e Pinamonte 
Mantovano 3 , potenti sollecitatori degli usciti ghibellini di 
Modena e di Reggio; donde l' impresa di Tumberga 4 . 

Ma d'altra parte i Milanesi venivano cercando per let- a.1288 
tere 5 il nostro braccio contro l'inviso da Monferrato, al che 
solleciti mandammo Alberto Lavellongo e Berardo Lombardi 
perchè riuniti coi messi di Milano, Asti, Genova, Pavia, Cre- 
mona e Piacenza si fermasse in Pavia medesima Y alleanza 
per dieci anni (9 giugno 1288). Poi mantenendo gli accordi, 
si allestirono sessanta cavalli, che furono spediti ad Asti con- 
tro il Marchese 6 . 

Gli spiriti di parte bollivano più che mai. Continuavano 
a mettere sossopra i guelfi e i ghibellini la lombarda valle : 

1. Della Zecca di Brescia.- Bresc. 1755. 4. Murat. Annali - a. 1287. 

2. Lib. Pot.Brix.Mem, 464,471. 5. Malv. col. 957, capo CX, lettera 

3. Verci, Storia Trivigiana - t. Ili, 11 maggio 1288. 

pag. 136. G. Malv. capo CX1I, 1. eit. 



234 GLI ANGIOINI 

due titoli fatali clic premettevano i tirannelli d' ogni castello 
e d'ogni campanile a quante ambizioni si nutricassero dentro 
ai loro petti. E per narrarvi d' una valle che ne fu tra l'altre 
più desolata — la Valcamonica — , i Federici, ch'erano im- 
periali, a vendicarsi dei guelfi che gli avevano cacciati dalla 
città, sapendo ritrovarsene in buon dato nei dintorni d'Iseo, 
sostenuti dai feudatari di Gellero e di tutta la fazione, gì' in- 
vestivano di sì fatta lena che gli obbligavano a serrarsi nel 
castello Iseano: poi messovi l'assedio, così che nessuno po- 
tesse fuggir loro di mano, dato l'assalto alla terra, li ponevano 
a fil di spada, nò più lasciavano del nobile castello che un 
mucchio di cenere e di rovine l . 

La città di Brescia, ch'era di parte guelfa, si rodea di 
sdegno; e convocato il generale Consiglio, fulminava un ban- 
do (28 ottobre 1288) qual altro mai più terribile contro i 
Federici, o piuttosto un decreto di ricupera (occasione recu- 
perandi terras et loca et personas totius vallis Camonica?) di 
quella valle che i Federici 2 contrastavano a parte guelfa 

1. A principiare da queste parole ho expulerunt. Unde ipsi dd.de Fe- 
recato per alcune pagine un brano dericis reuniti cum dd. de Celleri* 
delle mie Storie di Valcamonica eie. - L' opulenza dei Federici 
in corso di stampa. parrebbeci anche da investitura 

2. Nel prezioso manoscritto intitolato del 1254 da loro fatta nel castello 
— Memorie antiche e moderne di Darfo delle peschiere dell 1 Oglio, 
della Famiglia Federici scritte da anche a nome di quelli di Casale- 
un discendente di essa (Lafiranco soave. - Ma di questo bando si 
Federici ) — è questa nota che veggano gli Statuti antichi di Bre- 
pare antica, precedente al bando scia del sec. XIII, presso la Quir. 
slesso, il quale noi pubblichere- e. 129, Cod. perg. In Chrisli no- 
mo nel Codice : Bamnum datum mine, Infrascripta sunt statuta et 
dd. de Federicis An. 1288, 28 ordinamento, edita et facta . . . 
octob. - Oh confliclum sequulum occasione recuperandi terras loca 
ad castrum Isei ubi dieffe par- et personas totius Vallis Camoni- 
trs se reduxerunt, quas ipsas par- ree et illus contrale ad obed/cn- 
tes a dieta eivitate (Fridericos) itavi et mandatum Com. Drix. ad 



(ILI ANGIOINI 



^35 



per mantenerla imperiale. Il bando si fu che gli uomini e 
le famiglie tutte quante ivi descritte venivano esiliate dal 
territorio bresciano, pena la morte quando alcuna di queste 
venisse in potestà del Consiglio cittadino; ed erano: 

Le famiglie di Fachino dei Federici — Giacomo Calca- 
gno — Giovanni Martina — Zanoni — Inzeleri — Boia- 
chi — Omnium de domo de Federicis — i discendenti di 
Raimondo da Eseno — Salvatore de Piazza e suoi figli 
— Guglielmino da Dreno e suoi discendenti — Negro e 
Boccaccio di Cerno — Girardo di Maleno — Cortella di 
Corteno — Romelio di Niardo — Muzio da Edolo — Al- 
berzono di Breno — Stefania di Cividate — Castelli di 
Malegno e loro discendenti. Ne' quali fatti è a sospettare i 
capi e sostenitori di parte ghibellina in Valcamonica. 



a.l2*s 



honorem Dei onnipotentis et ad 
botuim statum Coni, populi et 
partis Ecclesie nunc regentium 
Brixice etc. . . . tempore nobilium 
virorum dominor. Raynaldi de 
Pontirolo potestatis et Arici de 
Mezalanis capitami populi Brixice 
currente an. Dni M. CCLXXXVJIL 

- Segue poi l'elenco delle fami- 
glie bandite e delle taglie promesse 

- 500 lire imp. p. e. a chi pigliasse 
vivo Fachino Calcagni e Martino 
dei Federici ecc. - Item statutum 
et ordinatum est quod quicumque 
dederit Castrum Rocam de Mon- 
tegio, de Gorzono, de Heseno, de 
Presteno, de Breno, de Cembergo, 
Malo no sive Curteno vel Rocam de 
Mu, sive forlilicium nuper factum 
per inimicos Vallis Camonice in 
terrai orio de Baleno, de Vezia vel 



aliquid seu aliquam de prediclis, 
habere etpercipere debeat a Comm. 
Brixie. - Pro castro Rocha et terra 
de Montegio Mille lib. imp. Item 
prò Gorzono quingentas lib. imp. 
Item prò Heseno quingentas lib. 
imp. Item prò Presteno CC. lib. 
imp. Item prò Cimbergo CC. lib. 
imp. Item prò fortiliciis de Vezia 
et Dalegno C. lib. imp. prò qua- 
libet. Item qui predictas terras 
et loca totaliier concremaverit vel 
concremari fecerit, habere et per- 
cipere debeat a Coni. Brix. prò 
Gorzono, Heseno et Breno et quo- 
libet ipsorum CCC lib. ìmper. — 
Seguono altri capitoli, e si chiude, 
Leda et confìrmata in Consilio 
generali etc. die jovis XXVIII, 
mensis octob. MCCLXXXVIII (nei 
precitati Statuti Quiriniani ). 



23G GLI ANGIOINI 

8 .. 268 Poi si promettevano grosse taglie per chi desse nelle ma- 
ni della giustizia vivi o morti alcuni di loro, dei Federici 
particolarmente, ed altre ancora per coloro che ricuperas- 
sero al comune di Brescia i castelli di Monteggio, di Gor- 
zone, di Eseno, di Breno, di Presteno, di Cimbergo, di Ve- 
zia e di Dalegno: a quelli poi che mettessero in fiamme 
quelle terre proporzionavasi un premio secondo l' importan- 
za della terra incendiata. 

Vietato poi lo stare in Valcamonica per qualunque, il 
favellare non ch'altro coi valligiani di fazione alcuna, e più 
l'arrestarsi in Pisogne: vietate le corrispondenze coi ghi- 
bellini; ed ai valligiani che non avessero bando s'aprivano 
registri e si notavano lor nomi per le licenze dei domicilii 
che poi si concedevano, come ad amici, su quel di Palaz- 
zolo, di Valsabbia, di Valtrompia ed anche altrove. Dura- 
rono tre anni più o meno contrastati gli effetti di questo 
bando fierissimo; né certo sarebbero continuati senza gravi 
scompigli, se il magno Maffeo Visconti non avesse composte 
(1291) le cose. E veramente non so quale altra famiglia 
nostra potesse tanto allora, da far sì che il comune di Bre- 
scia non credesse poter vincere coi Federici la prova senza 
gli uffici del grande Maffeo, capitano in quel tempo del po- 
polo milanese. 

Alle quali cose avea data forse lontana cagione una guerra 
insorta fra il comune di Bergamo ed il nostro già dal 1190 *, 
e dalla quale, trovandosi gli eserciti battaglianti su quel di 
Palosco, si ritiravano i Bergamaschi fieramente sconfitti. 

Altra cagione fu questa. Non saprei se a Tebaldo Bru- 
sato reduce dalle podesterie di Piacenza, di Trevigi e di Bo- 
logna, come vorrebbe il Bravo, o ad altro di quella famiglia 

1 Malv Chron dist Vili, capo 117, R I S t XIV 



Uhi ANGIOINI 



237 



nostra, s'era fatta dai guelfi del comune di Brescia la infeu- 
dazione del castello di Pisogne, perchè ne serbasse la dipen- 
denza dal Comune largitore *. Indispettivano i Comuni della 
valle favoreggiatori dei Federici, e quasi tutti di parte ghi- 
bellina; epperò tentando di francarsi da qual si fosse dipen- 
denza della città, fortificarono di rupi e di barricate gli 
approcci della valle , e si levarono in armi. Venivano in- 
tanto i Milanesi per sostenere coir armi la città di Brescia 
loro antica fedele 2 , ed accadeva in questo frattempo la di- 
struzione d'Iseo. Da ciò l'intromessa di Maffeo Visconti coi 
decreti che ne seguirono. Brevemente; il comune di Bre- 
scia da un lato, i Federici ed i Celleri coi loro aderenti di 
Valcamonica e gli uomini di Bergamo dall' altro, facevano il 
Visconti definitore ed arbitro d'ogni loro contesa. 

Ed il Visconti medesimo, premettendo che i Federici ed 
i Celleri cogli uomini bergamaschi e di Valcamonica dalla 
Croce di Pisogne in su desideravano d'intervenire alla con- 
cordia, determinava che dai padri nostri venissero tolti ed 
annullati i bandi che avevano già inflitti ai Federici , e 
che fosse concordia ed amicizia fra i contendenti, sì che i 
Federici e loro seguaci di Valcamonica se ne tornassero agli 
antichi privilegi, quasi fossero inscritti nel libro della so- 
cietà dei mille. Che gli estrinseci della Valle n'andassero 
disciolti da tutti gli oneri già decretati per lo consiglio di 



a. 1288 



1. Is temporibus Prcesides populi, et 
partis Guelfa civitatis Brixice ca- 
stellum dePisognis Vallis Camoni- 
cce Magnatibus de Bruxatis contu- 
lerunt, quatenus ad bonum stalum 
partis et populi semper recomissum 
haberent (Malv. dist. Vili, e. 116). 
R. I. S. t. XIV, col. 959. 

2. Al vere Mediolanenses beneficìorum, 



quee a Brixiensibus . . . suscepe- 
rant, nequaquam immemores, gen- 
tem Vallis Camonicce quee tunc 
Brixiance Civitatis rebellis extabat, 
annuente Mapheo Vicecomite . . . 
ipsius civitatis imperio cooplave- 
runt (Malv. Chron. dist. Vili, capo 
CV11I, col. 959, Rer. ItaL Script 
t. XIV). 



2;J8 



<;li angioini 



-sa Brescia, e che il ferho della Valle (primo cenno a me 
noto di miniere Cannine) fosse condotto colle imposizioni 
del ferro stabilite dagli statuti della nostra città. 

Si fa T elenco degli uomini Camuni da cancellarsi dai 
bandi e dalle pene del comune di Brescia^ e d'altri pur della 
valle, i quali poi dovevano trattarsi dal Consiglio cittadino e 
dai guelfi che in allora vi dominavano, come s' era deciso che 
fossero trattati i Federici. 

Il comune di Brescia paghi alla parte dei Federici due- 
mila trecento lire imperiali bona*, moneta? Brixice, qual com- 
penso dei bandi e delle multe inflitte al castello di Gorzone, 
somma da 'porsi in certo caso ad Tabulam Dni Pinamonlis 
Monetarii. 

Che nel termine d' anni sei debba rendersi al nostro 
Comune il castello di Monteggio, da custodirsi frattanto ad 
arbitrio di Maffeo Visconti, ma dagli uomini di Valcamonica. 
Tanto fermavasi come ci risulta da una serie di documenti 
che faremo a suo tempo di pubblico diritto *. 



1. 1291, 19 aprile. Sindacatus cìvit. 
Brix. ad faciendum compromissum 
in d. Maffeum de Vicecomilib. ca- 
pilaneiim Mediolani. 

1291 , 1 maggio. Compromìss. 
factum inter Magn. cìvit. Brix. et 
Nobiles de Federicis de Valle Ca- 
monica in d. Maffeum Vicecomitem 
capilaneum Coni. Mediol. ad fa- 
ciendam pacem (In Broleto Veler. 
Cu ni. Mediol.). 

1291, 4 maggio. Pax inter ci- 
vitatem Brixice et nob. de Fede- 
ricis de Montifjio etc (In Palalio 
Novo Coni. Mediolan.). 

1291, 6 luglio. Laudum et Tran- 
sacttonem antescriplcc, pacis , ar- 



bitrante d. Maffeo Vicecomite (In 
Broleto Veter. Coni. Mediol.). 

1291, 9 luglio. Confìrmatio d, 
Maffei predictee pacis (Dal. in 
Palatio Veteris Coni. Mediol). 

1291, 17 agosto. Transactio in- 
ter magn. Coni. Brixice et specta- 
bilem Vallem Camonicam. 

1291, 11 settembre. Renuncia 
dm Maffei de dicto arbitramene. 

1291, 14 agosto. Land. Pote- 
slerice e. Oltolini in Vallecamonica. 

1292, 7 febbraio. Solulio facta 
d. Maffeo nomine dd. Federicornm, 
et Ambasciata Coni. Brix. d. Maffeo. 

1292, 14 febbraio. Promissio de 
restituendo castrum de Montigio. 



GLI ANGIOINI 239 

Restavano a terminarsi altre piccole cose ch'erano come B ;hsi 
le conseguenze di quella pace; e nel 17 agosto pur di quel- 
l'anno 1291 Maffeo Visconti determinava che le parti così 
composte si restituissero vicendevolmente i loro castelli co- 
m'erano posseduti quando era podestà di Brescia Francesco 
della Torre. Che il conte Ottolino di Corte Nova reggesse 
Valcamonica con titolo di podestà per cinque anni, e che 
dovesse prestar giuramento al Consiglio di Brescia ed a 
parte guelfa che in allora, come dicemmo, qui signoreggiava, 
promettendo 1' adempimento degli statuti bresciani per la 
valle da Pisogne in su. 

Che amicizia, concordia e remissione fosse tra le parti 
ghibelline di Valcamonica e loro amici del Bergamasco, di 
Cerno e di Valtellina coi popolo della nostra città. 

Che il popolo di Brescia conceda immunità d' anni cin- 
que per tutta la valle dalla Croce di Pisogne in sa: vale 
a dire che sia libera dalle gabelle daziarie, dai fodri, dalle 
custodie, cavalcate, assegni di cavalli, posate militari ed ogni 
altra imposizione. Che cessato il lustro, Valcamonica non 
debba gravarsi di quegli oneri più degli altri comuni fedeli 
ed amici di parte Angioina. Che i nobili della valle possano 
appartenere al Consiglio della città. 

Che il podestà e capitano del popolo di Brescia, i retto- 
ri, gli anziani del popolo e della parte guelfa, gli anziani del 
Concilio e della Società dei cento e dei mille, con tutto l'u- 
niversale Consiglio giurino mantenimento della trattazione 
di Maffeo Visconti. 

Che il podestà di Valcamonica elegga gli officiali ed 
aduni le convocazioni della valle in ogni sua terra tanto 

Documenti tutti che nel mio Cod. dice Federiciano, avuto dalla gen- 

Dipl. Bresciano verrò pubblicando, tilezza del sig. Silvio Damioli da 

e che ho fatti trascrivere dal Co- Pisogne. 



240 (ÌLI ANGIOINI 

a.1289 di parte estrinseca (ghibellina) come di parte intrinseca 
(guelfa). 

Ecco dunque Valcamonica governata dal conte Ottolino 
di Corte Nova, postovi per cinque anni dallo stesso Maffeo Vi- 
sconti, come appare dalle sue lettere che ci restano anco- 
ra 4 , colla riserva della revisione dei processi al podestà di 
Brescia nei delitti di sangue. 

Alla rocca di Monteggio (Montigio nel docum.) fu messo 
per capitano dall'arbitro Visconti il notaio milanese Diviato 
Gazzio. 

Indi pagate dal comune di Brescia le somme convenute 
ai Federici 2 pei danni recati dall' esercito bresciano al ca- 
stello di Gorzone, rilasciata nelle mani del Visconti la rocca 
di Monteggio 3 , munito il conte Ottolino delle credenziali 
del comune di Brescia per la podesteria di Valcamonica 4 , 
poneva questi la propria sede in quella rocca 5 , e richiamava 
gli estrinseci della valle per comporre gli estremi dissenti- 
menti 6 . Ma forse non attenendosi a' limitati poteri, lamen- 
tandosene i Bresciani 7 , l'arbitro Visconte ordinava che il 
podestà non s'ingerisse nella podesteria di Darfo inferiore 8 . 
Tornata così bresciana la Valcamonica, gran cose non sem- 
bra che succedessero colà per qualche anno. 

1. Ms. cit. pag. 54, 24 Aug. 1291. 4. 10 marzo 1292. Polestas et capii 
Laudum potestarice comilis Otto- civit. et pop. Brix. - Universis et 
lini in Valle Camonica prò M. singulto Vallis Camonice habitant. 
d. Maffeo vicecomile. Vedi la nota 5. Montecchio è detta da qualche istor. 
antecedente di documenti trascritti camuno e da qualche docum. ma 
nel mio Codice Patrio, n. 62. verrebbe confusa con altro castello, 

2. Solutio facta per Magn. civiiatem che non è nostro, pur di quel nome. 
Brix. 7 febr. 1292. Ms. cit. p. 57 6. Lettera 13 Martii 1292. 

e pag. 63- Nel codice 62 della mia 7. Ambasciala Coni. Brixice d. Mafeo 

Raccolta patria, in fine. vicecomile 18 mail 1292. Ms. cit. 

3. Protesta di Maffeo Visconti, 24 feb- p. 60 - e Cod. 62 della mia Race. 
braio 1292, pag. 58, doc. cit. S. Lilterce d. Mafeis eie. \Z92, 15 lulii 



GLI ANGIOINI 241 

Ma noi volendo recarvi tutta intera la storia della gran a .,2«s 
lite Camuna, forse un po' troppo abbiam deviato. Torniamo 
dunque a bomba, direbbe qualcuno di voi non senza ragione. 



IL 



B E R A II D M A G G I 

Era ben naturale che, spento Carlo dWngiò, venisse nel- 
l' ordine civile delle guelfe città una specie di deplorabile 
anarchia: senza un capo, senza una bandiera sotto cui rac- 
corsi e armonizzarsi cotanti scopi ed ambizioni mal soffocate 
dalla sola, potente e volente di Carlo, doveano rompere 
qual fiume che valichi le dighe. Miseri tempi eran quelli; ed 
una convenzione tra Brescia e Mantova del 24 novembre 
1288, pei danni derivati dalle scorrerie dei venturieri e dei 
malviventi, ce ne fa capaci l . 

Ma qui l'ingegno che riluttante va tormentando se mede- 
simo fra queste povere battaglie senza vedervi il termine o 
ravviamento a forti risoluzioni che avvertano il lento ricom- 
porsi di un vivere più bello e riposato, par che senta il bisogno 
di arrestarsi una volta a qualche gran fatto che lo convinca 
della verità, che dove appunto fremono ardenti e procellose 
le passioni del popolo e degli ottimati (l'eterna suddivisione 
civile) si levano talvolta più gagliardi e vasti e onnipotenti 
spiriti che quasi dall' alto reggendone la pugna, le conduce 
quasi a forza, e talvolta inconsapevoli, a compiere un disegno, 
a farsi ministre della sua tenace irremovibile volontà. Ond' è 



i. Sono quattro doeum. due del 1288 duti dal conte Carlo d'Arco, alla 

e due del 1295, inediti e posse- cui gentilezza io li devo. 

ODOHiCf, Storie Brest:. \ ], vi '6 



442 Gli ANGIOINI 

,..288 clic ritrovato appena fra lo memorie cittadine un solo di 
quegli spiriti, il nostro vi si ferma, e lo contempla con una 
specie di letizia e di amore. 

Berardo Maggi di Emmanuele, ! canonico in prima dello 
cattedrale, poi vescovo di Brescia del 1275, cominciò ben 
presto ad accorgersi ch'era duopo di metter mano alle cose 
della patria, ed assodarne le sorti. Contento negli anni primi 
del suo pontificato al reggimento della nostra Chiesa, ne cer- 
cava i diritti e le proprietà 2 . Ebbe titolo di Duca di Valca- 
monica, Marchese di Toscolano e Conte di Bagnolo, eredi- 
tato dai vescovi consecutivi: il più antico documento di 'que' 
titoli di Dux, Comes, Marcliio, senz' altra indicazione di luogo, 
è del 1283 3 : titoli che non risultano né adoperati, né 
concessi pe' suoi predecessori, come senza indicazione di 
luogo Berardo gli adoperava 4 . Ma pur troppo lamentiamo 
la perdita del documento largitore a' vescovi bresciani di 
quelle onorificenze, talché né il Luchi, né il Gradenigo, né 
il dotto B rimati lo rinvenivano. 

i. Parlano di lui il Malv. Chron. dist. ricognizioni episcopali del 1277 e 
Vili, capo 123, 126- il Capriolo, 1278, per le terre benacensi di 
Chron. lib. Vili, p. XXXIX - il Seniga,Morgnaga, Maderno, Tosco- 
Como, Storia di Milano, pag. 314 lano,Bog!iaco, Villa, Gargnano ecc. 

- il Maggi, Hist. de rebus patria, presso 1' episcopio. 

ms. Quirin. C, I, 14 - ed Apogr. 3. Gradon. Brixia Sacra - Schede 

A, III, 20 - il Rossi, Elogi, p. 101 - ivi nell'esempi. C, V, 31 Quir. 

- il Nazari, Storia di Brescia 4. 1290, B. Dei gratta eps Brix.mar- 
ras. - Codice Quiriniano C, 1, 11 chio, dux, comes eie. docum. Quir. 

- il Gradenigo, Brixia Sacra, cartella di perg. dei sec. X, XI, 
pag. 283, 294 - il Gagliardi, XII e XIII - e il Gradon. Brix. 
Note all' Ughelli , Italia Sacra, Sacra, pag. 282, documento del 
t. IV, col. 518, 550 - lo Zamboni, 1293. - Cam. Maggi, Hist. de rcb. 
Fabbr. Pubb. di Brescia, p. 112, Patria: - ivi la pace insigne del 
nota 41 - il Gambara, Ragionam. 1298 e i docum. che la riguardano 

- il Bravo, Stor. Bresc ecc. ecc. (carte 287, 288 dell'autogr. C, l, 
2. Ci accontentiamo di rammentarvi le 14, Quiriniano). 



GLI ANGIOINI 243 

Noi vediamo Berardo intervenuto (1287) al gran concilio a .i2S8 
che Ottone Visconti, Y arcivescovo di Milano, radunava in- 
torno a sé per comporre le cose dello stato, e forse più della 
ecclesiastica e rilassata disciplina: ma la questione delle pre- 
cedenze tra il vescovo di Brescia e di Vercelli * ivi sorta, 
ridusse il Vercellese , come abbiamo dal Corio , ad una 
protesta eh' egli fece appellandosi al papa e lasciando irato 
radunamento. Ma venuto re Carlo in Italia, e mandata da a.1289 
Genova il 26 di aprile a' padri nostri la lettera che abbiam 
descritta, chiedente i duemila fiorini d' oro, poi l' altra da 
Rieti (già incoronato re), più che mai si rinnovarono per 
tutto il Bresciano le contese di parte. Pavia frattanto rom- 
pendo i patti del 1288, aveva accolto il Marchese di Monfer- 
rato, che superbo di questo piccolo trionfo, discacciato Man- 
fredo Beccheria, tutta Y oste accampava dintorno a Monte- 
acuto. Le città della lega, Cremona, Brescia, Piacenza e 
Milano, tenuto nella prima radunamento, stabilivano che il 
Beccheria s'avesse a difendere: e Monteacuto fu liberato 2 . 
Ma in questo mentre una trama si discopriva, che ordita da Bo- 
nifacio della Pusterla, scacciandone il Visconti, volea mettere 
in Milano il marchese di Monferrato. Sventata la congiura, 
fu relegato il Pusterla nella nostra città 3 . Ma come a ven- 
detta del colpo fallito entrò il marchese nel territorio di Mi- 
lano, ponendone i campi a ferro e a fuoco. 

Matteo Visconti, nipote dell'arcivescovo, trasse allora 1.1291 
colle milizie di Como, di Crema, di Brescia e di Cremona; fu 
in cerca del marchese che quello scontro evitò; e rivolse 

1. Ughelli, Italia Sacra. Archieps. per una crociata di Terra-sanla. 

Mediatali, pag. 199. - Corius, ad 2. Chron. Parm. col. 817, R. 1. S. 

an. 1297. - Vogliono alcuni che t. IX. - Corio, Storie di Milano, 

intervenisse ad un altro concilio - Calchi, Storia Patria, lib. XVIII. 

del 1291 raccolto dall'arcivescovo 3. Corio, Stor. cit. - a. 1299. 



244 GLI ANGIOINI 

l'esercito ad Àsti per oppugnarla. Milano, Piacenza, Ge- 
nova, Cremona, Brescia ed il conte di Savoja mandarono 
soccorsi agli Astigiani, i quali poi ribellavano al marchese la 
città d'Alessandria, dove per sùbito commovimento cittadino 
rimasto prigioniero, fu serrato in una gabbia di ferro, esem- 
pio ai principi ambiziosi e crudeli *. 

Duopo è credere per altro che nel grave fatto anco i Bre- 
sciani fossero implicati, se l'apostolico Legato venivali per 
ciò scomunicando 2 . Frattanto ( così narra il Cronaco Par- 
mense) una mano di militi bresciani toglievano ai Bergama- 
schi la torre di Mura ed il castello di Palazzolo: v'accorrevano 
i secondi, e nell' atto di venirsene alle mani fu per alcuni 
ottenuta la pace. Il Malvezzi terrebbe seguita la battaglia ne 5 
campi di Palosco e colla vittoria nostra: ma fatta la pace, ri- 
tenutasi dal comune eli Brescia la terra di Mura, venivano 
restituiti a Bergamo li duecento prigionieri che si erano fatti 
in queir impresa 3 : tanto accadeva nel dì 21 d' aprile. — 
Noi già toccammo del castello di Pisogne dato in quest'anno 
ai militi Brasati 4 dai guelfi del nostro Comune, perchè lo si 

1. Chron, Parm. col. 819, R. I. S. vim hàbuerunt. Elibi fuit quoddam 
t. IX. - Chr. Ast. col. 168, R. I. S. pmlium inter Pergamenses etBri- 
t. XI. - Benv. di s. Giorgio, Istor. xienses. Et fratidolenter sub spe 
del Monferrato, col. 402, R. I. S. concordia} . . . Brixienses ceperunt 

t. XIV. - Flamma , Manip. Fior. multo* de populo Pergami etc 

capo 399, R. 1. S. t. XI. - Cal- Turri* predista remansit Com. 

chus, Hist. Patria, lib. XVIII, Brix. - Chr. Pam- R. L S. t. IX, 

pag. 392. - Como, Storia Patria, col. 818 - e il Malv. dist. Vili, 

a. 1290. - Malv. Chron. dist. Vili, e. GXVIII, col. 959, R. 1. S. t. XIV. 
e. CXI1I, CXIV. 4. Malv. Chron, 1. cit. capo CXVI. 

2. Quam ob causam contra Brixien- Prcesides populi et partis guelfa 
ses . . . cxcomunicalionis senlentia civitalis Brix. castellum de Piso- 
defertur. Malv. dist. VIII, e. 114. gnis Valli* Camonicce Magnatibus 

3. Brixienses iverunt ad turrem de de Bruxalis conlulerunt, quatenus 
Mura, quia Pergamenses tenebant ad bonum status partis et populi 
Palazolum, et ipsam turrem per semper recomissum haberent. 



GLI ANGIOINI 245 

tenessero in fede, e delle vicende che poi ne seguitavano , e 
come i Milanesi ricordevoli dei soccorsi avuti dai padri nostri 
contro il marchese di Monferrato coadiuvassero il ritorno di 
Valcamonica ribellata alla nostra città, la quale poi mandava 
il conte Otolino di Cortenuova podestà della valle da noi 
spedito e da Matteo Visconti capitano del popolo milanese, 
promettendo i Bresciani che dove non accettasse il Corte - 
nuova sarebbesi venuto a mali passi (1291) *. 

Da ciò vi sarà chiaro che non era parte del misero di- 
stretto che si godesse un po' di calma. Anche le corti di 
Venzago e di Fontana Coperta (22 ott. 1291) siccome beni 
di ribelli e Malesardi (i ghibellini espulsi) del comune di 
Brescia (probabilmente i Boccacci da Venzago) n'andavano 
all' incanto, per tre anni conceduti al giudice Graziadio da 
Calvisano 2 essendo podestà di Brescia Peregrino Morfizolo, 
e capitano del popolo Ottebono di Cortenuova. 

Brevemente: più non era che rappresaglia di urbani e di 
proscritti, e bandi, e usurpazioni di gente in arme come a 
caccia di profughi non meno armati e pronti ad incontrarle, 
e casali e torri assalite ed incendiate, talché parve al Mal- 
vezzi, così vicino a' fatti, non dirò un arbitrio, una violenza, 
ma come una legge, un previlegio, una (com'egli esprimesi) 
concessione 3 . 

In mezzo a ciò Berardo Maggi, che alcuni vollero appunto 
di questo tempo autore del Naviglio, sempre intento alla 
Chiesa, non pare che molto si curasse di tanto sperpero. 
Dissi non pare, poiché se pur non sembri corrispondere il si- 

1. Malv. Chron. /?. /. S. t XIV, presso l'Archivio Cora, di Salò, e 

capo CXV11I. Brixiensium epistola presso di me nel Cod. 61, car. 155, 

ad incolas Vallis Camoniccc qui- e più nel Codice 132, carte 161. 

bus Ololinum comitem prcefìciunt, 3. Malv. dist. Vili, e. CXV, col. 958. 

col. 959. Rapresalice in singulis civitatibus 

"2, Processo pei diritti di Venzago concessa erani eie. 



i.\2'J# 



24() GLI ANGIOINI 

leDzio delle cronache agl'atti che poi seguirono, è debito dello 
storico di non supporrle, come han fatto il Rossi, il Gambara 
ed il Bravo, ad empiere il vuoto di memorie che non abbiamo. 
Tn quanto al Naviglio ha una carta che il Gar mi ha gentil- 
mente comunicata *, per cui risulterebbe da noi dovuto al 
nostro Comune. 11 Maggi ad ogni modo non fu certo estraneo 
a' forti provvedimenti per quel canale antico, di cui già pri- 
ma che il vescovo ne pigliasse pensiero, parlavano gli sta- 
tuti; perchè del 1281 si punivano dal Comune coloro che 
avevano impedito le opere del Naviglio. 

In quella carta parlasi ancora d'una sentenza del 12 no- 
vembre del 1297 contro il nostro Comune, a favore di quello 
di Canneto per acque tolte al Naviglio dal conte Federico 
Gambara polla costruzione di un argine a s. Anastasio, o 
delle Chiaviche. Certo è che al Maggi non sarebbe venuta la 
tradizione antica e popolare di fondatore di quel canale , 
quando a lui non si dovessero almeno riattamenti ed opere 
grandiose che migliorassero il corso di quell'acque nostre. 

Ma 1' anno appresso nel riformarsi del Consiglio dei 
cento, degli eletti cioè dall' assemblea dei mille, gli anziani 
di questa avendo inteso come gli espulsi e Malesardi, rotto il 
conline loro assegnato, principiassero ad attestarsi facendo 
assembramenti, si proposero nuovo leggi restrittive perchè 
la patria non venisse minacciata d' altri pericoli. Stabilite 
adunque per essi la città di Lodi e la terra di Crema, 
vi si mandarono due capitani così detti dei Malesardi, 

1. Codice Wl, pag. 145. Ivi parlasi Brix. tempore dai . . . Berardi de 

di un volume pergamenaceo bre- Madii divina prov. episc. Brix. 

sciano prò conservatione Naviylii marchionis, ducis et comilis. - 

in, quihus eapilibus, precipue in Anche il Faino, Thes. Brix. Eccl. 

pruno capile apparti Vasum dirti Coti Quir. E, 1, I, porta quel doc. 

fluminis jnis.se constructum et fa- È pubbl. nelle Provv. del Naviglio 

hricalum per populum et Coni. dalc dallo Scovolo, 1777, pag. 7. 



CU ANGIOINI 



247 



perchè tenuto registro di quegli esuli , e sorvegliatine i so- 
spetti comportamenti, gli obbligassero all'obbedienza de- 
gli statuti per gli usciti, che molto si rassomigliano a' pre- 
cetti nostri per alcuni delitti politici o criminali. Sorveglia- 
toli di queir adempimento erano otto magistrati (due per 
quadra) della nostra città, e tolti anch'essi dall'adunanza 
dei mille; cioè: Graziadio da Calvisano e Roberto Roberti 
per la quadra di s. Stefano, Facino Soraga e Corrado Fogo- 
lino per quella di s. Giovanni, Ronfado Tàngetini e Giovanni 
Umettati per quella di s. Faustino, Corrado Cazzago o Laf- 
franco Ragnolo per quella di s. Alessandro *. 

Frattanto Matteo Visconti capitano del popolo milanese, 
di cui narrammo le valide intromesse per le questioni acer- 
rime di Valcamonica, fattosi capitano (e già questa parola 
valea 1' altra ben più terribile — signore) di Vercelli, di 
Novara (1291), di Como, del Monferrato e d'Alessandria 
(1292), veniva eletto nel 1294 dal conte di Nassau vicario 
dell' impero; ed ornai spenta fra noi quasi la ricordanza di 
parte angioina, risorgevano le nostre dell'impero e di Roma. 
Ma sotto queste la irresistibile preponderanza dei capitani 
non più di un povero Comune, ma di larghi tratti della valle 



1. Stat. Pergam. ora presso la Quir. 
in principio. — 1292, Reforma- 
tiones Consilii Centum faete in 
anno 1292 ut inferius — Con- 
gregato Consiglio generale centum, 
socieiatis mille, de mandato dui 
Maffei de Chizolis ludicis abb. an- 
tianorum mille etc (ivi si noma Yof- 
fitium aniianorum mille et eorum 
consilialorum , et consilium cen- 
tum, et milk) — Cum per multos 
magnatos depopulo Drixicc dietimi 
est quoti multi malexardi confinati 



qui . . . debent stare in conquibus 
sibi assignatis a modico tempore 
cifra iverunt et steterunt per di- 
slrictum Brixice, et adhuc v aduni 
racionando et colloquia magna 
facienda et gaudìa plus quajn con- 
sueveranl eie. - Da quegli Sta- 
tuti dei Malesardi si comprende 
che il Consiglio dei Cento si radu- 
nava per invito della Società dei 
Mille, e l'adunanza è sottoscritta 
da centoventi eletti, che forse vi 
darò nel Codice. 



^'l<S GLI ANGIOINI 

3 ,29* lombarda, era per altro un lento assodarsi del pensiero an- 
titedesco, del voler fare e saper fare da se, scomposto an- 
cora, semibarbaro, mescolato di ambizioni private, di procel- 
lose rivalità; ma tuttavolta egli era. Senonchò fra le guerre 
civili di Comune a Comune, e peggio di feudi e di castelli, 
tra lo accrescersi dei tirannucci degli uni e degli altri, questi 
non sopportando la gara, si vendevano a re stranieri per a- 
verne il sopravvento: donde lo scopo già perduto, ridotto a 
nome od insegna di guerra e di sconcordia. Presso che spente 
le originali e semplici e dignitose forme governative dei con- 
soli del secolo XII o dei podestà del XIII, conseguitavano al- 
tre forme diverse, mutabilissime al mutar di parte, di lega, 
di capitano, già donno delle sue città: donde suddivisioni 
ancora, ed invidie e gare .... e quelli così bene dal Balbo 
chiamati pettegolezzi d' Italia, che mai non furono come 
adesso così moltiplici e crudeli. Anche le leggi, le interpre- 
tazioni non eh' altro del diritto parvero assumere un carat- 
tere speciale per mille formole create quant' erano suddivi- 
sioni di parte, susseguite alle due vastissime ed eterne di 
Chiesa e d'Impero. Il perchè statuti e decreti rapidi, parziali 
come le cacciate degli estrinseci e le vittorie degli urbani, o 
la crescente preponderanza del patriziato , o le riscosse vio- 
lenti delle moltitudini, statuti e decreti e convenzioni e patti 
dettati quando sul campo e quando nelle piazze, or sugli al- 
tari ed ora in sugli spaldi delle rocche, attinti dalla pressante 
necessità delle cose, impressionati di sola ed unica attualità, 
e che è più dalla sola riuscita di fatti esterni e materiali, indi- 
pendentemente dalla giustizia od ingiustizia di essi, pronti 
sempre a mutarsi col mutar di fortuna delle parti fra di loro 
in guerra. E viva sempre in mezzo a questo la pretensione 
di guelfa o ghibellina tendenza, quando più non era che 
quella delT ambizione, dello sdegno e della rivalità. Ed io 



GLI ANGIOINI 249 

ritengo non esservi argomento più curioso a trattarsi e più 
degno di esserlo, del Dirittto nel secolo decimoterzo: perchè 
seguirlo fra tanto concitamento delle umane passioni che 
molte volte lo spengono, e sempre ne turbano la ispirazione 
divina; seguirlo appunto quando parrebbe estinta la face che 
al più solerte indagatore splendeva ancora di qualche scin- 
tilla nelle semplici e care forme del secolo XII, seguirlo io 
dissi nel XIII, in cui sembra fondersi con altri elementi, e 
scomparire allo sguardo acuto di chi vorrebbe tenerne la 
traccia, è grave ad un tempo e sempre nobile ufficio. 

E dalle civili volgendomi alle sacre cose, noi già notammo 
la provenienza congetturale delle reliquie delle sante Croci 
che vanno in cima a tutte l'altre dei nostri altari. E tanta nel 
sec. XIII ne vediamo fra i nostri padri la venerazione, tanta 
la gelosia della loro custodia, che del 1295 si vigilavano per 
sette cittadini, a ciascuno dei quali solennemente per volontà 
di Tommaso Ghìsleri capitano del popolo, presenti gli anziani 
di parte e gli anziani del popolo, veniva data una chiave *. 
Erano dunque i sette custodi: — Graziadio da Calvisano giu- 
dice del quartiere di s. Stefano, Ugo de Salodo del quartiere 
di s. Alessandro, Girardo da Quinzanello giudice del quar- 
tiere di s. Giovanni, Manuele di Corrado Gazia dei Sale del 
quartiere di s. Faustino, Ognibene Averoldi del quartiere di 
s. Faustino, Gerardo Gambara del quartiere di s. Giovanni, 
Bocheto da Flexo del quartiere di s. Stefano: provvidenze 
tranquille che parrebbero annunciatrici di un po' di calma; 
eppur non era. 

1 . Statuti Antichi della città di Bre- benché ne sbagli di dieci anni la 

scia. - God. Pcrgam. ultimo fogl. data; - dal Rossi, Ist. delle ss. Cro- 

- Fu pubblicalo del resto quell'atto ci; - dal Biemmi, Storia di Brescia, 

solenne dal Bruniti, Stauroteca t. I , pag. 271, e dal Pagani, So- 

Istoriata, Roma. 1830 , pag. 13, lennità delle ss. Croci, pag. 1S. 



250 GLI ANGIOINI 

>. i2»i Nò veramente mi so comprendere di che paco mi parli 
appunto del 1295 il vostro Jacopo Malvezzi, mentre sappia- 
mo come tentato dai nobili fuorusciti del comune di Milano 
Tassodio di Castiglione, Matteo Visconti coi Bresciani e 
Piacentini della lega ne sperdeva le ordinanze; mentre col- 
1' arti proprie di chi vuol salire, destate nella nostra città 
le solite sconcordie, suscitò l'ira del popolo contro i guelfi- 
torriani l . Era il 20 di agosto del 1295: i guelfi tutti n' an- 
darono fieramente dispersi ; e quanti non furono colti e 
prigionieri camparono col bando e colla fuga. Ed anco i 
guelfi, divisi anch'essi com'erano in due fazioni, Bardclli e 
Griffi 2 , sendo entrambe già compre o sobillate da Matteo 
Visconti (come tutte di un intento), sembra pigliassero nome 
di parte Feriola, che il Malvezzi, non immune di predi- 
lezioni e sdegni, dice senz'altro nefaria 3 . Erano dunque 
in Brescia cinque fazioni: Bardella, Feriola, Griffa, Guelfa 
e Ghibellina: senonchè tranne i guelfi puri (miserie nostreì 
che tutta signoreggiavano la nostra città , le altre tutte 
espulse dal Comune se n'andavano proscritte, ma forti e 
irate ancora, sollevatoci di nuovi scompigli. E se vi aggrada 
conoscere di che nobili famiglie si vantaggiasse ognuna, 
le vi darò. Guelfe adunque furono queste: Maggi, Brusati, 
Gambara, Lavellongo, Sala, Palazzo, Calcaria, Poncarali, 
Gaetani, Peclezocchi, Martinengo, Ugoni; ma divisi com'erano 
questi ultimi per due rami diversi, era l'uno di parte ghi- 
bellina: Palazzolo, Concesio, Mairani, Moreschi, Umeltati, 
Soragi, Coati, Gussago, Porzano e Salò. Né qui tutte però si 
comprendevano. 

Ghibelline poi registra il nostro Jacopo le case dei Boc- 
cacci, Occanoni, Prandoni, Manducasene Fregamoli, Tange- 

1. Murat. Annali - a. 1295. col 960, Rer. Itat. Scr. t. XIV. 

» Malv. Chron. dist. Vili, e. CXX, 3. Idem, capo CXXl. 



GLI ANGIOINI 231 

trai, Agnelli, Gisli, Alberticoli, Peschiera-, Lanuti, Torbiadi, um 
Federici, Isei. S'accostavano a parte Griffa parecchi degli 
Ugoni, dei Confalonieri, e quel Goizio da Foro di cui faremo 
parola. Bardelli ci farebbe i Calzavelli, Pregnacchi, Bocca, 
L ecapesti, e taluno dei Cazzago, dei Concesio e delli Mai- 
rani. Graziadio da Calvisano era capo di parte Feriola 4 . 

Si battagliavano allora gli Estensi da un lato, dall' altro a.1290 
Parma e Piacenza. Ma Piacenza n' aveva il braccio del co- 
mune di Brescia e degli espulsi di Modena e di Reggio 2 . Az- 
zone d' Este voleva torre ai Bolognesi quell'Imola che vinse 
ma non senza sangue: nò la guerra cessò, fattasi più feroce 
da quel terribile Ugocione della Fagiuola, che vedremo an- a-ias: 
ch'egli rimescolarsi nelle nostre contese. 

Alle quali non babando per allora, Berardo Maggi vigi- 
lava le cose del vasto episcopato, provvedendo qua e là 
dov' era duopo. Le monache del sacro e deserto asilo diMa- 
nerbio traslocava in Brescia presso la chiesa di s. Felice 
(4294), ponendovi un abate ed un monaco a propria eletta 3 : 
quindi al prevosto, ai quattro preti ed ai due confratelli del 
collegio di s. Giovanni de Foris lasciava una somma che 
gli si doveva per un fondo presso il terraglio, vicinissimo a 
s. Giovanni ed alle fosse della città (1204), perchè si cele- 
brassero sacrifici per Alberto già prevosto di quella chiesa e 
fratello del vescovo Berardo, per lo suo padre Manuele, Can- 
celleria madre sua, per la sorella Mabilia, pe' suoi fratelli 
Maffeo, Corrado e Federico: documento che ci dà sui Maggi 
di quel tempo qualche bella nozione, come sui templi e sulle 

1. Idem, capo CXXII, col. 961. mio esemplare. Et esse debeat ab- 

2. Chron. Parni. Rerum Italicarum bas et monachus sive monachi etc. 
Scriptor. t. IX. - Murat. annali, Decreto del 13 novembre 129-i, 
a. 1296. datum ante capellam s. Martini 

3. Luchi, Cod. Dipi Brix. f. 10 del Epalus Brix. 



2az 6L1 ANGIOINI 

1297 fosse della cerchia minore che tuttavia si conservava, la quale 
. correa diflUata rasente alla chiesa di s. Giovanni i . E certo 
debb' essere tornata al vescovo molto cara la supplica di 
Savoldo prevosto dei ss. martiri Faustino e Giovila ad san- 
guinimi, perchè tenendosi riposte in quella chiesa le ceneri 
di s. Afra 2 , si decretasse da Bonifacio dei Samaritani podestà 
e dal Consiglio (19 maggio 1296) la feria dell' arti del Co- 
mune pel giorno di quella martire, da pubblicarsi pei valetti 
della città. 11 giudice Graziadio da Calvisano facca mettere 
negli statuti l'accolta supplicazione. Ed abbiamo dal Grade- 
nigo che a richiamare ne' limiti delle sacre ed umane leggi il 
rotto costume dei preti, raccogliesse Berardo un sinodo, pel 
quale si raffermavano le provvidenze de' suoi predecessori 3 . 
Intanto nella povera Brescia annubilavasi l' orizzonte un' al- 
tra volta. 

i2«8 Però che i guelfi, o si trovassero bastevolmente assodati 
nella preponderanza del Comune, o perchè loro sembrasse 
che l' obblio del passato potesse renderli a' ghibellini se non 
amici, consorti, radunati a consulta nel pubblico palazzo i 
consoli del Comune, gli anziani del popolo, i priori dell' arti, 
gli ottimati ed i collegi, di mezzo al vasto e nobile aduna- 



Docum. XLVI del mio Cod. 132, que dalla chicsicciuola di s. An- 

pag. 165 (dalle Schede Zambon.). drea alla porta di quel nome non 

- Ivi ha pure una investitura del era press 1 a poco che la fossa e 

1294, che porge alquanto lume la via. L 1 originale è presso il can. 

sulla posizione della chiesa di s. Onofri. 

Andrea perlina terra cosi descritta: 2. Quod cum in elicla Ecclesia . . . 
lacci in. f anelo (ossali (Brixicc) requiescat corpus B.martyris Afra; 

juxta regiam predicte cccl. (s. An- quee habeatur in maxima riverenlia 
dreae) cui coerel a mane et a eie. Così nella supplica. - hi Reg. 
meridie murum fossati et via, a A, Priv. t. I, f. 84 tergo, nella can- 

tero munirn portai civitatis . . . celleria della città. 

H dicilur esse XII labulis. Duri- 3- Gradon. Bri*. San: pag, 298» 



GLI ANG10LM 253 

mento, proponevano il ritorno degli esuli bresciani *. Plau- «.129» 
divano i padri al mite consiglio; e levatosi allora quel Te- 
baldo Brusato 2 , di cui la storia nostra vi narrerà, commendò 
quel generoso pensiero che riapriva le porte della patria 
comune ai fratelli espulsi: lo commendavano con ornato 
eloquio Bresciano Sala e Gherardo Gambara. E perchè nelle 
grandi risoluzioni civili è duopo che una mente le guidi e le 
suggelli, proponevano alcuni che si nomasse un capo alla 
repubblica per cinque anni, e che Berardo Maggi ne fosse 
l'eletto, mentre per altri metteasi innanzi il nome di Tebal- 
do Brusato; il quale di alti e generosi sensi, talché nelle cro- 
nache del tempo è detto il magni/ico, togliendosi alla gara, e 
perorando a favore dell'emulo, soggiugneva né più santo nò 
più valido sostegno alla cosa pubblica non potersi eleggere 
di Berardo e come vescovo e come cittadino 3 . Tanto av- 
veniva il 6 marzo 1298; e pochi giorni appresso chiamati 
dall'eletto in patria gli espulsi cittadini, appo il tempio di 
s. Pietro de Dom si giuravano i patti della concordia. 
Suonavano alla distesa le campane della città, e fra la in- 

1. Et adutiatis in palatio prcesidibus, za. - Ghiradacci, Istoria di Bo- 
ac universis optimatibus populi logna, lib. X. - Bonifaci, Istoria 
partis guelfo, anlianis quoque ac di Trevigi). 

prioribus arlium tandem 3. Annuente magnopere Thebaldo da 

ejectos concives ad proprios lares Bruxato...Berardus de Madiis... 

revocare . . . deliberarti. Malvezzi, iotius reipublicce rector ac prwsul 

Chron. dist. Vili, capo CKXIU, eligitur, pacto, quod per quinque- 

col. 961, R. 1. S. t. XIV. nium dumtaxat principatum ge- 

2. lbiprimum magnificus Miles The- reret. - Ivi. Fuit tamen in ea... 
baldus de Bruxatis . . . approbans, civium collectlone pmie omnium 
suavi sermone alloculns est. Ivi, unns assensus, ipsum Thebaldum 
col. 692. Avea già Tebaldo sostenuti ejusdem civitatìs principem atque 
gli uffici di podestà dei comuni di ductorem eligere. - At ipse prout 
Piacenza e di Bologna, e per quat- erat omnium virtute pmclarus... 
tro anni consecutivi in quella di ecclesice pastorem sanctius proeho- 
Trevigi (Locati, Cron. di Piaceli- norare opinafus est. Ivi. 



2D4I GLI ANGIOINI 

29i solita letizia dello stipate moltitudini, e il cantico dei sacer- 
doti, e i gravi riti del santuario, saliva intanto colla nube 
odorata degli arsi timiami una preghiera di pace e di perdono. 
11 lungo atto solenne di quella pace noi lo dobbiamo a 
Camillo Maggi ! , dallo cui cronache manoscritto noi lo tor- 
remo per arricchirne il Codice Bresciano. Ma se il cronista è 
a preferirsi di lunga mano al Capriolo, dovrem noi credergli 
per ciò quanto di que' fatti importantissimi ci narra senza 
darci de' suoi racconti una qualche testimonianza? Quando 
il Corio cita il Liber Poleris , il Malvezzi; quando li se- 
guita senza citarli, sia con Dio: ma dove non ha scorte, 
quando non ha fra tante cronache lombarde, che pur ci re- 
stano, un solo ed unico riscontro, siamo costretti ad attenerci 
al più antico ed autorevole degli storici municipali. Ond' ec- 
covi ragione per cui fra il Maggi ed il Malvezzi noi prefe- 
riamo il più parco, più antico e più conforme allo memorie 
del Ferreto, del Corio, di Dino Compagni, del cronaco Par- 
mense. Potrebbe darsi che il Maggi avesse avute memorie 
che più non ci rimangono: ma fino a che non ci risultino non 
possiam credere a fidanza ad un uomo del secolo XYI che 
racconta alla distesa e senza confortarci eli qualche testimo- 
nianza i fatti del XIII, molto più quando avessimo a lagnarci 
della sua precisione ... il che ci accadde sovente. Tornando 
all'atto solenne di quella pace, il milite Bresciano Sala e 
Pace da Toscolano rappresentavano l'intera città, o come 
è detto neir istrumento , il Comune , il popolo e la parte 
della Chiesa dominante allora in Brescia 2 . Non appaiono 

1. Cam. de Maggis, [Hist. de Rebus 2. Sententia pacis facla eie. limoni. 

Brix. (Aut. Cod. Quir. C, I, 14, Dom. eie Nos Berardus Magius 

pag. 28G, 290). - Veggasi ancora Dei gralia epus Brixice marchio 

negli Statuti Bresciani del 1313, dux et comes, arbiler et arbitrai or 

Cod. Munip. apogr. Quiriniano. ut amicabilis compositoi' inkr dd. 



OLI ANGIOINI 



255 



le rappresentanze degli espulsi che per anco non erano 
entrati. Neil' arbitranza de) Maggi si fa reciproco perdono 
dei torti guelfi o ghibellini, si descrivono le" convenzioni pei 
contratti seguiti durante quelle liti eterne, e si fanno i patti 
per le restituzioni reciproche. Gli estrinseci ponno tornar- 
sene alla città, sedere nel Consiglio del Comune, assistere 
in quello del popolo, coi diritti antichi riacquistati da uomini 
redivenuti concittadini. — Si cancellano i bandi e le confi- 
sche dei Malesardi , e si prescrive il giuramento * delle parti 
prima che i Malesardi, od espulsi, riveggano la patria. 

Un dottissimo nostro concittadino, l'ab. Brunati di cui la- 
mentiamo ancora la grave perdita, vi parlò di un basso rilievo 
della tomba insigne dì Berardo, in cui la pace del 1298, da 
lui procurata, si venne rappresentando 2 . Noi stessi lo ricor- 
dammo, promettendovene quando che fosse un disegno 3 ; te- 



a.»29R 



Brixianum de Salis Equites et 
Pacem de Tuscolano. Sindicos et 
procuratores Communis et ìiomi- 
num et parlis Ecclesice regentis 
Brixiam eie. - ex una parte, et 

omnes extrinsecos Brixice etc 

ad ipsum compromissum . . . venire 
volentes ex altera. Maggi, Codice 
citato, pag. 285, 286, 287. 
1. Ego N. Iuro quod ero de cetero 
devotus filius etc. et quod dabo de 
cetero vobis d. Berardo Magio Dei 
graiia epo Brix. marchionem, du~ 
ceni et comitem auxilium et fa- 
vorem ad concordiam et pacem 
per vos faciendam etc. - Et ipsam 
pacem et statuta reformationis 
Consilii et Arengi concionis Co- 
munis Brix. facta per Com. Bri- 
xw, die mercurii V mensis martii 



MCCLXXXXVIII, Ini. XI. - Ed 
in fine: Aperta' leda lata etc. est 
dieta sentenlia die martis XXV', 
MCCIIC, in contione Com. Brix. 
cum moltitudine militum etpopuli, 
sono campanarum congregai, ante 
ecclesiam s. Vetri de Dom pre- 
senta, etc. 

2. Brunati, Vita o gesta di Santi 
Bresciani. - Brescia 1854, per 
Venturini, t. I, pag. 101. 

3. Odorici, Guida di Brescia rapporto 

all'arti ed ai monumenti. Brescia 
1853, per Cavalieri. - Il Duomo 
Vecchio. — Del monum. che quivi 
rechiamo è un informe ed arbi- 
trario bozzetto nelle Fabbriche pub- 
bliche dello Zamboni (capo ultimo), 
illustratore del mausoleo, edalle cui 
parole si attenne fedelmente il Bru- 



256 



(ÌLI ANGIOINI 



298 niaravi adesso la parola. E perchèjl Brunati non assentiva, co- 
ni' io, che l'altare su cui vengono giurate le condizioni della 
pace fosse quello di s. Giovanni Battista, sì veramente la 
tribuna di Pietro, v' accorgerete che il dotto sacerdote aveva 
errato: perchè siccome dalla basilica di s. Pietro escono ap- 
punto i sacerdoti preceduti dal vescovo per assistere ad 
una solennità celebrata in un tempietto circolare fuor della 
basilica, ch'altro è, voi giudici, quel picciol tempio che 
la prossima rotonda di s. Giovanni? V'ha di più, nella pace 
medesima è detto che stipulavasi fuor del tempio di s. Pietro; 
donde l'uso probabile del vicinissimo battistero. 

Importantissimi rilievi, che assieme ad una bella testi- 
monianza dell'arte non saprei se bresciana o veronese del 
secolo XIV ci dà la cara e dolce imagine d'una pace bre- 
sciana del XIII; di quella concordia che è forse la più sto- 
rica ed insigne di tante che furono da noi pur di quel secolo 
prima rotte che giurate. Eletto capo della città, dimostrò 
Berardo che meritava di esserlo. Perchè assuntone il reggi- 



nati. L' importanza de/ monumento 

mi faceva un debito di un disegno 
del più singolare di quei bassori- 
lievi. Un altro di questi rappre- 
senta il vescovo medesimo ii\ sul 
feretro, circondato come a rito fu- 
nebre, dal clero e dagli ordini mo- 
nastici, probabilmente intervenuti 
alla funerea pompa del presule bre- 
sciano.- Si vegga il Brunati, 1. cit. - 
Ecco l' epigrafe della fronte di quel 
monumento, il cui [disegno ripro- 
duciamo a proporzioni minori: d. 

BERAROl MADII EPISC. AC PRINCIP. 

VR. bri. s - 1308. 11 monum. gli fu 
innalzato da Maffeo di lui fratello, ex 



lapide veronensi sculptum (MAGGI, 
/fo*J.-C,l,U,Cod.Quir. p. 310 

- e ncll'Apogr. A, III, 20, p. HO: 
epperò nulla di più naturale qucl- 
T aggettivo di princeps, clic a 
Maffeo medesimo largisce il Maggi 
nelle sue Cronache (Maggi, 1. cit. 

- Il Gambara ne' suoi ragionamenti 
riprodusse a rovescio il bassori- 
lievo di fronte. Più esattamente lo 
ci diede nelle Tombe Italiane il 
Bettoni. Milano, 18-22, pag. 243. - 
Ma più precise avremmo deside- 
rate le notizie del Maggi che l'ac- 
compagnano, ov 1 hanno errori assai 
gravi di storia patria. 



GLI ANGIOINI 20/ 

mento con quella vigoria che richiedevano i tempi e le ap- 
pena sedate rabbie fraterne, costrinse i comuni dell'universa 
provincia all'obbedienza delle urbane magistrature *. Ed in 
quanto a pubbliche munificenze, quando pur non gli si debba 
lo scavo, come abbiam veduto, del Naviglio bresciano da Ga- 
vardo a' campi suburbani, venivalo certamente, come abbiam 
detto, ristaurando, rinnovandolo quasi, talché gli venne poi 
grido tradizionale di fondatore dell'opera idraulica 2 ravviva- 
tile di largo tratto dei campi meridionali di questa provincia. 
Ed in vero se abbiam provato che prima del 1253 il nostro 
Naviglio confortava di già li solchi inariditi delle nostre cam- 
pagne, non ha istorico che quel canale al Maggi non attribuisca. 
Ed anche i deputati che a' tempi del Malatesta (1417) presie- 
devano agli statuti flummis Navigli Arcarmi ( così chiama- 
vasi già dal secolo XIV) lo dicevano eretto dal popolo e dal 
comune di Brescia 3 verso il 1288, tempore ac per istantìam 
Berardi deMadiis. Parrebbe adunque, che trovandosi rovinato 
il Naviglio antico, proponesse il vescovo al Comune una larga 
ricostruzione dell' acquedotto. Narra il Bighelli che due ca- 

1. Universas terras sub episcopatu t. XIV, col. 962: - Eie fluvium. 
civit. Brixia} . . . ad jus petendum qui Navigami appellalur de Clesio 
in palatium populi Brixice venire flumine, sicut hodie labitur, duxit. 
compulit. Malv. Chron. e. CXXXV, Insuper et flumiua duo de torrente 
col. 9G2. Meli a traxit, quorum unum per ci- 

2. Multis beneficiis exornare et exco- vitatem discurrit ad lanificia prem- 

iere (urbem) ccepit. Et in primis cipue ordinalum; aliud non Unge 

Urbis meenia collabentia staurari ab urbe ad agrorum irrigationem 

fecit. Naviglium pulcherrimum prò perlabitur: utrumque eiiam ad mo- 

agrisirrigandis ad urbem perduxit. tendina, aliaque cedifìcia univer- 

Fonles quoque complurimos . . . in sarum artium ordinatum est. 
eam introduxit etc. (Chron. stipi. 3. Statuii del Naviglio; bel codicefto 

Iacopi Philippi Bergom. lib. 13, quiriuiano del secolo XV, con im- 

a. 1308, pag. 289. Brixice per portanti notizierelle che intorno al 

Boninum). - Ed il Malv. R. I S. canale risultano dagli atti stessi. 

Onorici, Stori* Bresc. Vul. VI i7 



258 



OLI ANGIOINI 



a .i29s nali, urbano l'uno, campestre il secondo, ricordati dal nostro 
Malvezzi, derivasse il Maggi dal patrio Molla, e che la grande 
opera procedesse mirabilmente moderata da Tommaso Pa 
lazzi e da Giacomo d'Iseo, come fu diretta da Ubertino Sala 
e Giacomo Poncarale quella più dispendiosa ed importante 
del nostro Naviglio l . 

Dal ponte di Gavardo lambendo al piede le prossime 
pendici, poi gittandosi a' campi di Goglione, di Nuvolera, di 
Virle e di Rezzato, si volge quivi con largo aggiramento al- 
l' ultime radici de' colli di Gaionvico e s. Eufemia pressoché 
suburbani, e staccandosi alla Bettola un picciol ramo, s'avvi- 
cina all'angolo di Mombello: il massimo poi volgendo a mat- 
tina, corre a s. Zeno, e di quivi con isvolta più serrata 
lambe la via di Cremona sino a Borgo Poncarale, dove pie- 
gandosi ad oriente passato Montone, attraversando per 
la vasta monotona campagna di Ghedi al cui castello s' ac- 
costa, prosiegue il lento suo corso fino ad Isorella, e di 
quivi a Corvione, Fiesse, Gampagnuola e su quel di Canneto 
mette in Oglio. Lungo il suo corso alimenta, fra l'altre deri- 
vate da lui, la seriola D essa (Goglione) e quelle che noi diremo 
di Buffalora, di Borgosatollo, di Ghedi, Ghedi mezza cam- 
pagna, e la prossima Padrona, che le rientrano in grembo 
poco lungi da quella terra, donde parte il Canale che volge 
a Leno. Poi staccasi oltre Ghedi la seriola Gambara, che toc- 
cando Gottolengo, Gambara e Fiesse, si getta nell' Oglio. Na- 
viglio è questo vitale pei nostri campi, ed è forse nelle origini 
sue dell'età romana, com'io ritengo di quel tempo i canali 
principalissimi dei comuni lombardi, riempiutisi coir abban- 
dono dei miseri cultori lungo le già narrate invasioni dei bar- 

- Si veggano i docum. nelle Prov. 1. Bigiielli , Ragioni della citlà di 

del Naviglio pubblicate dallo Sco- Brescia sulT Oglio, Chiese e Mclla 

volo, pag. 7, Brescia, 1777. - Brescia 1800, pag. 57. 



GLI ANGIOINI 259 

bari e l'inprto dominazione dei Franchi. Perchè dalle risorte a .i29s 
ed animose città dei secoli XI e XII venivano probabilmente 
ricavati, riarginati, ravvivati dell'acque primitive, che suddi- 
vise da queste grandi arterie pei latifondi lombardi, por- 
tavano al servo, al colono, al feudatario speranza di un'uber- 
tà d-i lungo tempo smarrita. E non indarno Giambattista 
Mxntovano contemporaneo del Maggi laudava quest' opera 
del Naviglio ne' carmi suoi '. 

Veramente negli atti giurisdizionali del vescovo Maggi, 
per la corte di Gavardo, che noi pubblicheremo, ha una carta 
del 1300, colla quale è detto che nessuno ardisca porre un 
molino lungo il Olisi in tota Curia Gavardi senza il permesso 
episcopale : che la giurisdizione del ponte (Iurisdictio Pontis) 
sul disi è di Berardo Maggi; ed ivi determina quali comuni 
(e sono tra questi Gavardo, Castrezzone, Vallio, Maderno, 
Toscolano, Gargnano, Gardone, Volciano e Salò) debbano 
mantenere quel ponte, fissando a' comuni stessi le parti di 
ponte a loro dovute. Dichiarano poi quegli atti che nessuna 
potestà si nomi nella curia senza il beneplacito episcopale; 
che né consoli nò podestà vi rendano, senza questo, ragione; 
che del vescovo è il castello di Gavardo ed il diritto della 
giustizia; che il fodro per gì' imperatori si raccolga dai con- 
soli, ma si consegni a Berardo; che la rocca eli s. Martino 
tante volte distrutta ed altrettante risorta, è del vescovo pur 
essa, compreso il monte Co volo poco lungi dalla terra 2 . 
Quando aggiugnessi che due terzi della provincia per questa 



Grande opus exhausìt vitrea vasa prope fìnem. - Bighelli, Op. cit. 

lucida Clesis — Atque novis fiuvii cap. Ili, pag. 61. 

partem decurrere ripis — Facit, 2. Collect. Epis. Brix. - Cod. Quirin. 

ut invictas saliens ferat alveus E , 1 , 8. - Faynus , Thes. Eecl. 

ornos — Et sola currenles potent Brix. - Cod. Quirin. E, I, 1. - 

sileiitia rivos. Lib. IV, Sylvarum Codice 133 della mia Raccolta. 



260 GLI ANGIOINI 

guisa dipendevano dalla Curia, mi fareste ìagiuno doiu po- 
tenza ed opulenza della Chiesa bresciana rimpetto al Comune. 

Né all'acque soltanto si limitavano le provvidenze di Bo- 
iardo Maggi: perchè il Ferreto contemporaneo, benché Vicen- 
tino, ci parla delle nostre mura da lui rinnovate con propu- 
gnacoli e torri che inghirlandavano la cerchia, e porte ^ca- 
stellate più che a' suoi tempi (ed è pur molto) non si facete 
dai comuni lombardi l . 

Poi veggendo angusta la gran piazza della conclone o di 
s. Pietro de Dom, ed inceppato ai militi ed al popolo per le 
imminenti fabbriche del monastero dei ss. Cosma e Damiano 
il libero accesso al palazzo del Comune, otteneva da papa 
Bonifacio Vili la facoltà di gittare a terra quel monastero e 
la chiesicciuola di s. Maria in Solario, ricordata in un diplo- 
ma di Raimondo del 1156, e l'altra di s. Agostino 2 : distru- 
zione per altro eh' erasi incominciata già prima 3 , essendo 

ì. Feretus Vicent. Hisl. R. I. S. quod mililes et alti popolares prò 

i, IX, col. 1031 . . . muralìbus defensione civilatis ipsius cum talia 

novis et cccmento vetusta moenia accidunt ad palatium ipsum eie. 

rcnovavit; propugnacula quoque Quare fuit ex parte vestra . . . . 

multa, ac turres pwjnce aptas cir- supplicatimi . . . deinoliendi ec- 

cutn muri coronarti fabricavil; vai- clesiam et monast. sancii Cosine 

vasquoqueacportarumadilus,su- et Damiani . .. cappellani sancle 

praquam Lombardorum mos sit, mi- Marie in Solario et eccl. s Au- 

rabili conslruxit opere. Pacem, non tjuslini eie. Dat. Rome... XV Kal. 

bellum voluitetc. Ma di questo appa- Uaii eie. Luchi, Monum. Monast. 

rato guerriero di torri, di porte e di Leonensis in fine - ed il Cod. Dipi. 

muraglie non essendo nelle crona- Brix. - carte 44 del mio esem- 

che bresciane che fuggevole cenno, piare - carte 120 di quello degli 

parrebbe doversi a termini più mo- credi Labus. 
dorati ridurre per avventura le as- 3. Lucili, 1. cit. Que quidem domus 

serziooi del Cronaco Vicentino. de mense marlii . . . desimele fue- 

2. Quod accessus ad Palatium civi- runt...per prefatum comunem... 

talis ejusdem adco ab aliquibus et ibidem constructa et edificala 

imminmtibus cdificiis coharlatur, est platea una. Carta del 22 ago- 



GLI ANGIOINI 261 

podestà di Brescia Mainelli della Scala da Firenze. Berardo ,., 2 9$ 
poi traslocate verso il 1300 in Campobasso le sacre vergini di 
s. Cosmo, fondava in queir anno il monastero dei pp. Agosti- 
niani di s. Barnaba *: e mentre Isnardo priore dei Paratici 
di Brescia lo donava nel 1308 d'una fonte derivata dalF an- 
tica di Ercole, esso pagava V opera del nuovo canale ad- 
ducente al monastero l'acqua donata 2 ; il perchè grati gli 
eremitani al vescovo, gli collocavano sul fonte una statua che 
serbasi tuttavia nel nostro Museo. E perchè il vescovo Berar- 
do era stato eletto da Ottonello Martinengo, canonico di 
s. Maria de Dom, esecutore testamentario delle sue largizioni 
a prò della basilica dei ss. Nazaro e Celso non officiata in 
prima che da due fratelli, un chierico ed un prete, coli' assenso 
per altro e col consiglio de' suoi canonici 3 , fu dato, secondo le 
volontà del testatore, un collegio di cinque sacerdoti com- 
preso il parroco, al quale dovevano gli altri obbedienza cosi 
nelle civili come nelle sacre cose. Dovean questi vivere frater- 
nalmente nella loro casa come solevano per altro tutti i preti 
delle chiese bresciane di quel tempo, che non erano in fine 
che altrettanti collegi od ecclesiastici ospizi, provveduti assai 
volte di ospitali pei poveri e pei pellegrini. 

È riservata al vescovo la destituzione e la nomina del 
prevosto e dei confratelli pur ch<? lo faccia entro un mese, 
dopo di che, la nomina è del capitolo. 

sto 1298. - La Carta di B-timondo, munì civitatis, et ad occidentalem 

ov'è memoria di s. Maria presso partem construi fecit anno secundo 

il convento di s. Cosmo, è pub- principatus ejus. 

Micata dal Gradenigo (Brix. Sacr. 2. Si veggano i docum. pubblicati dal 

pag. 215 ). Gradenigo, Brixia Sacra, p. 288, 

ì, Malv. c. CXXIV. Eie plateam ci- 289, che disse donato quel fonte 

viurn ■. . . fieri jussit. Et quia co (ed errò) dallo stesso Berardo. 

loco ecclesia ss. Cosmee et Damiani 3. Fralrum nostrorum canonicorum 

erat, Camobiwn etc. . . . ad exlre- Consilio et assensu. 



202 GLI ANGIOINI 

a ., 398 I redditi di s. Nazaro si dividevano per meta, l'una per 
lo mantenimento dei confratelli, e il sopravanzo andavane ad 
ornamento dell'altare ed a sollievo del povero; l'altra si com- 
partiva fra i canonici per le anime loro, sicché il parroco ne 
avesse il doppio *. Ma se noi volessimo far nota ( 7 i tutte le 
provvidenze di Berardo Maggi non basterebbero alquante 
pagine. Perchè dalle antiche ubicazioni di s. Stefano e di 
s. Faustino del castello provò di togliere le peccatrici, ma 
indarno, avvegnaché le rivediamo nel 1389; riconfermò le im- 
munità dei medici 2 ; acquistò (26 maggio 1298) all'episcopio 
il feudo di Roccafranca da Oprando Bertolino dei Bocchi, che 
sino al 1538 venne poi contrastato alla Chiesa 3 ; ricompose 
i diritti episcopali, particolarmente dei vasti feudi sparsi per 
ogni angolo della provincia, facendone erigere in volumi la 
serie: volumi già quasi tutti dispersi, ma la cui piccola parte, 
che nell'archivio episcopale ha testò riordinata il diligente 
sac. Lodrini, attesta la smisurata ricchezza dell' episcopio 
bresciano 4 . In que' vasti designamenti feudali è degna di os- 
servazione la forinola delle ricognizioni e del giuramento 

1. Gradon. Brix. Sacra - ivi il do- quasi all' ultima rovina: noi vedremo 
cumento 1300, 18 aprile. - Ed e che no. 

un errore del Gradonico V altri- 4. Un immenso processo tutto steso in 

buirne a Berardo, semplice t^ecu- una lunghissima pergamena, la più 

tore dell'altrui volontà, la fondu- sperticala che mai vedessi, esiste 

zionc. - Il testamento del Marti- ncir Archivio Episcopale per quella 

nengo è del 1300. - Codice 124 *ausa: - ivi sono Bolle pontificali, 

della mia Raccolta patria. es;u*.i di teslimonj, scritture d'ogni 

2. Malv. 1. cit. col. 9G2, e. 24. fatta con pertinace pazienza riunite, 

3. Gradon. Brix. Sacra, pag. 324. compresa quella dell'acquisto; lo 
Bolla del vescovo Tommaso cum svolgerla soltanto atterrirebbe chi 
tam Ecclesia (s. Fausiini in Ca- volesse ad un tratto desumerne il 
stro) quam domus . . . sinl posile costrutto. Giovi per altro un pic- 
et situale in medio lupanari* pu- . colo ricordo di questi dirci codici 
Ilici, 8 marzo 1389. - Narra il feudali dell'episcopio. - God. Per- 
Malvczzi che fosse allora il castello gamenaceo, n. 1 e 9, a. 1253-1300, 



(.LI ANGIOINI 263 

prestato dal feudatario al vescovo: e certo crederei mancare 
al debito mio, non facendovi un ricordo almeno di quella 
caratteristica solennità. Varrommi del giuramento ed infeu- 
dazione rinnovata dagli uomini di Pisogne, perchè il silenzio 
altrui su queste patrie usanze non passi quasi un' eredità 
dall'uno all'altro istorico. 

Nella casa-torre del vescovo, che sorgeva nella piazza di 
Pisogne, un sacerdote consegna ai consoli della terra (16 giu- 
gno 1299) una lettera del vescovo, marchese e duca Berardo 
Maggi, colla quale presenta il suo messo cui dovevano desi- 
gnarsi le proprietà della curia. 

Quattro giorni dopo i consoli di Pisogne eleggono i pe- 
riti designatori, i quali dichiarano primieramente essere il 
vescovo donno e signore di tutti gli onori della curia di Pi- 
sogne, e che gli uomini della terra gli devono giuramento di 
fedeltà compresi gli abitanti del distretto, guadia e fodro, cioè 
coloro che al s. Martino pagavano cento soldi imperiali di 
fodero. Poi vengono agli obblighi speciali, e parlano della 
gaadia al vescovo dovuta da quei di Pisogne e dell' adem- 
pimento degli ordini suoi, potendo il vescovo punirli secondo 
1' offesa e come gli sembrasse neh' avere e nelle persone spe- 
cialmente, — appendendo gli uomini (miserie del tempo), 
cavando ad altri gli occhi, ed altri flagellando, imberlinando, 
incarcerando e castigando con altre punizioni l da infliggersi 
per ministri esercenti V ufficio delle pene, dietro l' obbligo 

Gavardo, = n. 2 e 3, 1274 (con et in emendo oculos alterius, et 

note posteriori), Bagnolo, =r 4, alios fustigando , et alios imberli- 

1279, Maderno, =: 5, 1296, Iseo, nando et incarcerando , et aliis 

= 6 8, 1299-1300, Valcamo- penis eos afftigendo et solebant 

nica, = 7, 1300, Vobarno ecc. ecc. esse speciales homines qui exer- 

spogliati già dal Lucili, dal Doneda, cebant officium penarum prò feudo 

dallo Zamboni. quod habebant inde ab episco- 

ì. Et specialiier suspendendo homines patu eie. . . . 



.1298 



*>l)i GLI ANGIOINI 

assunto siccome a pagamento di feudo, per un molino a Som- 
mavalle, a cui era quindi annesso il debito di fare il giusti- 
ziere. Sono del vescovo le decime di Pisogne; sua la nomi- 
na del podestà, sua la caracthura del sale ivi descritta per 
una mano di sale ad ogni sacco o vaso. Parlasi di misure 
pubbliche collocate alle taverne, alle biscaccie ed all'armi 
vecchie di Pisogne. Gli uomini dei paese denno custodirne 
il castello a volontà del vescovo, sia per la pace sia per la 
guerra, mantenendo le vie che dalla pieve adducono alla 
rocca, e Y altre che conducono a Pontasio ecc. Obbligati al 
mantenimento del fonte della rocca, delle muraglie, delle 
torri, dei ponti levatoi e delle catene. Il custode vi si mette 
dal vescovo. Proibita la costruzione di qualsivoglia torre , o 
fortilicio, o casa di battaglia (domum de batlalia), non assen- 
ziente il vescovo, di cui erano l'acque di Torbiolo; suo l'ono- 
re delle cacce e delle pesche; e dell' orso preso n' aveva il 
bragatum cum capite et ploltis et buthello et spallavi dexteram. Di 
più che quelli di Pisogne dovessero un giorno cacciare pel 
loro vescovo e signore. Poi si fanno le descrizioni delle pro- 
prietà e dei livelli episcopali, cominciando dal palazzo con 
un pie di torre, e le rovine di una fabbrica ed il brolo del 
Comune. Vi si parla della piazza del mercato, e del Borgo di 
Pisogne, del palatiolum del vescovo, delle fosse antiche e di 
beni fuori del borgo vicini alla porta dell'Ospitale, e della 
porta vecchia, e di terre pisognesi oltre 1' Qglio, e così via. 
Finalmente radunati i consoli del paese (21 giugno), si 
registravano tutti coloro che dovevano censi od altro pei sud- 
detti beni al vescovo di Brescia come da loro goduti. Poi 
segue il giuramento finale. Poi la ricognizione di quegli atti 
e giuramenti fatti al vescovo e signore 4 . 

1. Codice pergam. autografo presso colta, del compendio delle Carte 

di me, n. 179 (lolla mia Rac- Bighelli passate al fu Lor. Gilbert!. 



GLI ANGIOINI 



~>C5 



Ma insigne per ispeciale carattere suo proprio va innanzi 
a molti dei nostri episcopali designamenti quello che un se- 
colo prima faceva erigere in Vobarno il vescovo Giovanni da 
Palazzo * (17 nov. 1200). Ivi apprendiamo che quella parte 
della selvosa ed alpestre provincia si compartiva in decanie 2 . 
— Quattro decanie p. es. dovevano facere (forse per servi- 
*e) eccìesiam s. Mance: que'di Liano e di Provaglio dovevano 
lomministrare quattuor tripithentes, sul cui significato inutil- 
mente ho tormentato il pensiero: potrebbero supporsi larici, 
trovandone la derivanza nella voce wirut, cioè da pino; tanto 
pù che i valligiani dovevano trascinare quelle loro tripetenti 
siio ad un ponte, forse del Chiese. 

Que'di Vestino dovevano a Giovanni imam subligam (trave 
datetto? forse il laqueatum, laqueare dei latini ha qualche 
anilogia colla nostra subliga), che pur essa dovean trascinare 
alante, assumendo la curia di somministrare a quelli di 
Lugano (Liano e Volciano) tres terminos per ogni subliga. 
Quinto imperfetta è tuttavia la cognizione di questi modi e 
foraole speciali del medio evo ! Forse non anco bastevol- 
merte si dispogliarono per esse le pergamene. V è Y ob- 



Princiùa: In divisti nomine. Amen. 
Exemjum breviaturarum et seri- 
pturanm epatus Brix- in terra et 
territoio de Pisoneis factarum per 
manun Benvenuti Rescatii. Gar- 
rente mito CCLXXXXV1IIL lnd. 
XII. Ihecesl designatio omnium 
bonorun poss. fìctorum, dirictorum 
decimatiti honorum et jurium 
facta tempore venerabilis patris 
dni Berardi Dei gratia epi Brix. 
tnarchionis, ducis et comitis, millo 
et ind. predicta. - In Pisoneis. 
Così per Cemmo e di queir anno 



(5 aprile 1299) fu fatto, e del 
quale posseggo l' originale dise- 
gnamene. 

F.vynus, Thesaur. Brix. Eccles. 
- Cod. Quirin. E, I, J, ad epum 
Ioan.,Palatio - ed in copia presso 
di me. Docum. singolarissimo che 
vi daremo nel Codice Bresciano 
a' tempi cui debbe ricollocarsi. 
In decanioz de Plano Buarni et 
Pr andalii — Carvannus de de- 
cania Carvanni — omnes quatuor 
deganie etc. Poi sonvi le decanie 
di Telie e drl Piano e così via. 



266 OLI ANGIOINI 

a.j 2 98 bligo alle decanic di erigere la casa del castello (proba- 
bilmente di Vobarno) fino alla sommità dei merli: e per 
quando l'imperatore venisse in Lombardia (venil foras in 
Lombardiam) , sonvi taglie di agnelli e di montoni. Si parla 
di cacce (cazias) obbligate di Gardoncello e di Canale (così 
celebri ancora pei nostri cacciatori), e di più altre costu- 
manze tutte curiose, d'una impronta loro propria: e fr; 
queste la imposizione di due parapsidi ad mensuram curtv 
frumenti et sigilis, e il debito delle mole da condursi per queli 
del lago d'Uro e così via. Ma noi senz'avvederci tenemmo 
discorso intorno a cose di cui gli storici che mi han prece- 
duto non facevano parola, e che in sé contengono e disvelao 
la più recondita, ignorata e casalinga istoria dei nostri costi- 
mi, delle leggi, delle condizioni speciali con cui si reggevamo 
a quel tempo le nostre valli. Quanto tesoro dal solo ed unco 
lato della lingua in questi poveri brani di documenti ;he 
forse primo io svolgo dinanzi a voi! 

a.i299 Ma tornando a Berardo, tuttoché di tempera si gagli.rda 
e risoluta, non poteva egli solo, né lo avrebbe potuto aiima 
viva, spegnere o soffocare al tutto — benché tenuti a s;gno 
dalla fermezza del suo carattere — quegli umori di part< che 
pur covavano secreti nei castelli rurali e dentro al ccchio 
delle nostre mura. La salda e pertinace sua volontà 1 , la 
vastità medesima de' suoi concetti, pregi dei quali va iresa 
la moltitudine, quasi a suo dispetto, lo ponevano al di >opra 
delle fazioni ch'avea per un istante composte in pace, acche 
fu poi da tutte desiderato o temuto: e secondo eh' era cuopo 
di larghezza o di freno, seppe dell'una o dell'altro usare 
con tanto di accorgimento, eh' ebbe nome di Padre della Pa~ 

1. Sevevus fidai servator, cunctis be- partialis mullum, et in proposito 
n'ujnus , in re facienda cunlus tenax. Feretus Vicent. in R. L 

ponti [ex, sobrius et parcus salis, S. t. IX, col. 4031. 



GLI ANGIOINI 267 

irla l . Ma il sentimento di molti e grandi uomini — l'ambi- a.1229 
zione — tuttoché vescovo, era in lui: e se dal giorno in cui 
prese le redini del Comune fino all' ultimo della sua vita 
contenne i suoi nemici , talché n ? ebbe plauso allora che 
dopo cinque secoli non è spento, qualche storico più sottile 
notò in Berardo la soverchia brama, e più soverchia nel- 
r animo sacerdotale, di signoria; talché ne lo condusse a 
riunire in lui solo ogni ecclesiastica e civile potenza che 
per l'uomo del tempio e del sacrificio era troppa. Nessuno 
per altro de'suoi medesimi nemici gli contrastò quella del- 
l' animo e della mente, e la rara dote d' aver ne' giorni cru- 
delissimi ed incomposti dell' età sua rianimate le industrie 
cittadine, abbellita di fabbriche e di piazze la sua città, rav- 
vivate co' suoi canali ed -acquedotti le nostre campagne, volta 
in somma la sua medesima potenza al benessere ed alla gran- 
dezza della patria, ed alla pace delle sue fazioni. 

Ma nulla valse a quest' ultima il giubileo di Bonifacio a.1300 
Vili, per cui dugentomila cristiani accorrevano bramosi delle 
indulgenze a grande vantaggio dei Romani e della curia 2 ; 
nulla valse a Berardo l'aver egli procurata l'anno appresso 
una concordia fra i comuni di Bergamo e di Milano 3 . a.1301 

Perchè Toscana in prima, indi il resto d'Italia tornò più 
che stata noi fosse agli antichi guai: quindi papa Bonifacio che 
fu di grande ardire e d'alto ingegno, ma che abbassava chi li non 
consentia 4 , ed era d' animo incostante secondo sue mire, ora 
guelfo or ghibellino come più tornassero le partite, intorbida- 
va le cose. Matteo Visconti, cui pareva ornai poca la signoria 

1. Nel citato Cronaco Bergomense. manibus rasiellos rastellantes pe- 

2. « Divozione che tornava anche in cuniam infìnitam. - Chron. Ast. 
sommo profitto del papa. Murat. t. XI, R. I. S. 

Annali, a. 1300 . . . quia die ac 3. Como, Storie Patrie - a. 1301. 
nocte duo clerici stabant ad al- 4. Dino Compagni, Cronache Fioren- 
te s. Pauli lenentes in eorum tine - lib. I. 



208 GLI ANGIOINI 

uaoi di Milano, vedendosi ribellate le città di Novara e di Vercelli, 
pigliava Bergamo in rotta com'era per le fazioni Soarda e 

al3 o2 Golleona. Intanto Lodi, Crema, Cremona, Vercelli, Novara, 
il Monferrato, Como stesso ed i Torriani tramavano contro 
di lui. Discese a' patti: la fazione dei Visconti fu messa ai ban- 
do, ed egli stesso fu condotto a Piacenza prigioniero da 
quello Scotto che poi non veggendosi eletto dai Milanesi a 
capo della città, liberato il Visconti, mettevalo alla testa dei 
fuorusciti. E si pare che Brescia ancora fosse contro al Vi- 
sconti ed agli espulsi compagni suoi, perchè Tebaldo Brusato, 
come narra il Corio, si era messo ad ordine per procedere 
contro quelli *. 

a ., 303 Nò la nostra città potea dirsi più tranquilla: imperocché 
cadendo il lustro della signoria che a Berardo Mjaggi avevano 
i Bresciani acconsentita, e veggendola questi pericolante dove 
Tebaldo rimanesse in Brescia, sollevando Y animo al procel- 
loso e trepido pensiero di più salda potenza ed al dominio 
non ch'altro della sua città 2 , convocati gli anziani del Con- 
siglio, validamente sostenuto dai ghibellini Girardo Gambara, 
Girone Palazzo ed altri ottimati di quella fazione, o forse a 
lui venduti, come parrebbe, volse que' cittadini per guisa 
che ne ottenne il bando dell' emulo Tebaldo e dei congiu- 
rati ed amici suoi. N'andarono perciò con lui proscritte fra 
l'altre le famiglie dei Goizii da Foro, dei Griffi, dei Confa- 
lonieri ed alquanti di quella degli Ugoni, tutte guelfe probabil- 
mente, ed altre che il Malvezzi non ha ricordate, le quali 

i. Corio, Storie cit. - a. 1302. convocalis Senioribus cognationis 

% Malv. Chron. (list. Vili, e. CX.XV. suor, Thebaìdum, omnesque sibi 

. . . elatus, mox animum ad do- amicitia junclos exlrudere ac de- 

miìiium civitalis obtinendum ere- lere consuluit. Cumque fidos sibi 

xit. Sed quia Thebaìdum de Bru- Ghibelliiios fecisset, Girardum de 

xaiis potentiorem esse meluebat, Gambara, Zironum de Palazo eie. 



a. 1304 



GLI ANGIOINI 269 

ramingarono per sette anni di terra in terra sino a' tempi di 9 .im 
Arrigo VII 4 . Sbrigatosi per questa guisa della avversa fa- 
zione, si tenne libero e incontrastato dominatore della sua 
città violentemente voluta; perchè l'esilio non fu senza pu- 
gna, ed abbiamo dal Gorio che si venne all'armi 2 . 

I profughi pertanto con alla testa il nobile Tebaldo uni- 
rono la causa loro agli altri dei comuni lombardi e di quella 
bandiera; perchè ve n'erano di parti avverse, né ornai ricon- 
ciliabili fra loro. Che se l' Italia fu sempre ab antico la terra 
degli esilii 3 , miserando per essi fu proprio il secolo di Dante 
e di Uguccione, talché gli espulsi o Malesardi presentavano 
aspetto di un popolo diverso errante di castello in castello. 
E così senza patria, senza insegna e senza posa, bersagliato 
qua e là, richiesto alla sua volta da quanti avean duopo 
di braccio e di risoluzione a ripigliarsi un posto, una po- 
tenza rapita, qualche volta facea paura; il perchè Torriani e 
Visconti gli ebbe a sé; il da Romano, il Dovara, Uberto 
Pallavicino, tutti in somma i volenti un dominio sulle loro 
città, se ne giovarono: ma era in essi la parte più vigo- 
rosa e risoluta dei nostri Comuni, la più esaltata, più ener- 
gica e più bollente, cui l' esilio stesso ritemperava gli sdegni 
e gli amori di parte. Chi facesse un esatto e meditato volume 
sulla Storia dei Malesardi, presenterebbe una pagina delle 

1. Expulsce fuerunt: clomus Bruxa- Brix. Eccl. E, I, 1): Occupai au- 

torum, domus Grifforum, domus dati si gna relieta manu, — Prin- 

Confaloneriorum et Ugonum quo- cipis invidi longum est exponere 

rundam, domusque Goiziide Foro, pugnas — Qumque triumphatis 

Prosapice vero alice. Malv. 1. cit. retulit arma locis etc. etc. - ed il 

9. Tutti gli storici contemporanei con- Rossi, Elogi Storici di Bresciani 

fermano la violenza dell'acquistala illustri, pagina 101. — Berardo 

dominazione. - Si vegga per questo Maggi. 

il Como, Storie Patrie, 1302, - 3. Balbo, Vita di Dante - lib. II, 

il Cereta citato dal Faino (Thes. capo I. 



270 GLI ANGIOINI 

.uoi più singolari, animate, caraneristiche della storia italiana. 
Ma in quanto a Tebaldo pare che papa Benedetto XI lo man- 
dasse nientemeno che governatore della Romagna. * E sap- 
piamo che mentre del 1304 (0 maggio) quando fra le arrab- 
biate parti fiorentine di bianchi e neri e di non so che altri 
colori, fu proposta una pace (qual pace!), un Brasato da 
Brescia, un esule fors' anco dell'ultima cacciata, fu dei 
quattro eletti per lo pontefice a metterla in atto 2 . 

.1305 lo non so poi davvero se debba porre a questo tempo 
ciò che narra Ottavio Rossi, accusatore delle ambizioni di 
Berardo 3 . Perchè scacciato Tebaldo, così egli, « si tenne 
Berardo . . . acquistata la Signoria. Il che essendo, ma tardi, 
conosciuto dai cittadini Guelfi , cercarono di opprimerlo; 
et egli avvisato de 7 loro pensieri, postasi la corazza et la spada 
sotto al piviale, comparve all' improvvista con la croce innanzi, 
con longa schiera di soldati nella pubblica sala del Consiglio, 
fece prigioni nove de' congiurati, e speditamente facendoli 
buttar dalle finestre, si sottrasse al pericolo, et con elegante 
oratione ragionando alla plebe ch'era schiava della sua libe- 
ralità, ottenne che '1 rimanente dei congiurati mal contenti 
della sua grandezza fussero scacciati pubblicamente come 
inimici della Patria » 4 . 

1. Murat. Annali, a. 1303. - Chron. zionc alla pace universale, cioè 

Cccs. t. XIV, Rev. Hai. Scr. col. messcr Martino della Torre da Mi- 

1125. De adventu dni Thebaldi lano, messcr Antonio da Foschic- 

Brusati = MCCCIV die V februarj rato da Lodi, messer Antonio de 

d. Thebaldus Brusatus Brixiensis Br usciali da Brescia ecc. ». 
missus a Bemdicto prò Ecclesia, 3. Rossi, Elogi Istorici di Bresciani il- 

pvo Cornile Romandiole, venti Ccc- lustri. Broscia, per Fontana, 1620, 

senam cum modica comitiva, et pag. 101, Berardo Maggi.- «Sin 

quasi continue degil Cesena. dal principio che fa fatto vescovo 

2. Dino Compagni, Cronaca, R. I. S. aspirò al principato ecc. ... ». 

t. IX, col. 511 - « e in quattro 4. Rossi, Elogi istorici sopraddetti - 
chiamali pel papa a dare csccu- pag. 103. 



GLI ANGIOINI 271 

Il fatto ha un non so che di esorbitante, che a prima a.1305 
giunta lo si terrebbe una fola: Ottavio Rossi medesimo, non 
difficile raccoglitore di cose ch'io stesso vi provai non vere, 
non è tale da conciliarsi al tutto la nostra fede. Osservo per 
altro eh' egli cita il manoscritto del Ronchi (Rernardo Ronchi 
cancelliere di Valcamonica, vissuto nel secolo XVI) ed altri 
suoi particolari: e se nel Ferreto, panegirista del Maggi, nel 
Capriolo (meno poi nel Maggi) e negli altri storici non ha 
parola della cosa, ad unarvoce per altro s'accordano in ciò 
che pigliasse coli' armi il dominio della patria. Che si ve- 
nisse alle mani, che lunga fosse la resistenza, l' abbiamo dal 
Corio e da parecchi. Nulla di più probabile che tra il bollore 
di quella subita rivoltura, il Maggi stesso, cui tutti assentono 
anche i suoi lodatori uria ferma tenacità eli proposito, venisse 
a qualche rapida e decisiva risoluzione, che, messo il terrore 
ne'suoi nemici, gli assicurasse la vittoria. Singolare in questo 
parrebbeci ad ogni modo il silenzio del Malvezzi, se eli queste 
reticenze, dovute al rispetto dei superstiti, non avessimo altri 
esempi nelle sue memorie. — Certo è per altro che la cac- 
ciata di un uomo della tempera, del seguito e del nome eli 
Tebaldo Rrusato, non poteva essere senza contrasti e senza 
guerra civile; e l'esilio dei guelfi, di tutta una parte civile, 
sostenuta dai celebri Confalonieri e seguitata dai Griffi e dai 
Rrusati, elovea costare al Maggi tutf altro che una elegante 
oratione placidamente pronunciata fra una mano di venduti nel 
Consiglio cittadino. Ond'è che il fatto potrebb'anco esser 
vero, benché probabilmente nel Rossi disacerbato; un fatto 
che avea riscontri pur di quel tempo agitatissimo e qualche 
volta crudele, con altri dei prossimi Comuni, e più dell'infe- 
lice Toscana. Ecco ragione per cui, mentre dubita il Rrunati 
nel suo Leggendario della tragica scena per noi ricordata nella 
Guida, non può al tutto egli stesso cancellarla dalla storia. 



72 



ANGIOINI 



Che Berardo tenesse corte militare, e che in questo non 
errassero punto le parole del Rossi, ci provano i due militi 
con rotella e spada e cotta di maglia che nel bassorilievo del 
suo mausoleo se n'escono coi sacerdoti, precedente il Maggi, 
dalla basilica di s. Pietro: e come fossero a lui devoti ed ob- 
bligati di sussidio e d'armi per le sue difese i molti suoi vas- 
salli, giovino i documenti di vassallaggio che pur sussistono. 
Ma la parte dei Maggi s'era già di questi tempi ravvalorata di 
un altro proteggitore. Perchè nel tempio di s. Pietro de Dom, 
correndo il 26 luglio 1304, presenti Corrado Palazzo, Baldas- 
sare Ugoni, Matoldo Griffi, Girardo Gambara, Girardino Bru- 
sato, Bazoìerio de'Gaetani, Ubertino Sala, Americo Lavellon- 
go, Enrico Tangetino ! , Maffeo di Emanuele Maggi fratello 
di Berardo concedeva in isposa Cancelliera sua figlia al gio- 
vane Simone di Giberto da Correggio Difensore della pace e 
della parte guelfa del popolo e del comune di Parma 2 : il quale 
d: r a poi per moglie ad Alberto della Scala una sua figlia, 
concedendone un'altra a Francesco di Passerino dei Bona- 
colsi; donde poi le leghe facilitate dai comuni di Brescia, di 
Parma, di Mantova e di Verona contro Azzone di Este. 



1. Reco i nomi non senza sorpresa nel 

rinvenirne parecchi delle espulse 
famiglie. Io trovo la ragione in quelle 
parole del Malvezzi, Berardus eps... 
ad partem ghibellinorum se con- 
tulit; guelfos quoque consilii sui 
conscios eodem consortio coaplavit. 

2. Codice 132, pag. 3 della mia Rac- 
colta. Ve aggiunto l'atto di com- 
promesso (actum Parma} in ca- 
mera dicti ini Defensoris). - Noi 
pubblicheremo a suo tempo e l'uno 
e l'altro Istrumento: Cancel'eriam 
q. (I. Manuel is de Mari;* . . . in 



sponsam...d. Simonis [ilio Magn. 
et ili. mililis d. Giberli de Cor- 
rigia Pacis et partis Ecclesioe y 
Mercandie, Arlium et Ministeria- 
lium t Comunis et Populi Civitatis 
et dislrictus Parme defensoris et 
Protectoris. - E nel Chron. Parm. 
R 1.8. t. IX, col. 859: De mense. 
lulii Simon fìl. dicli d. Giberli 
de Corrigia duxit in uxorem fi- 
liam d. Mafj'eis de Madiis de Bri- 
xia nipotem dui Episc. et donno 
civitatis ejusdem. Pubblicheremo 
altrove il documento. 



GLI ANGIOINI 273 

Ma se da un lato Berardo Maggi ed il Comune da lui go- 
vernato stabilivano nel marzo del 1306 con quello di Mantova 
una pace *, rinnovatrice per avventura di quella che nel 5 
maggio 1305 s'era conchiusa fra le due città 2 ; se una lega 
reciprocamente difensiva otteneva di stringere in quel tempo 
con Alboino della Scala e Guidone Bonacolsi 3 ; se all'I 1 feb- 
braio del 1306, frutto per avventura delle nozze di Cancel- 
liere un'altra ne procurava con Bologna, Parma, Modena, 
Reggio, Mantova e Verona, che tutte soscrivevano la società 
col nostro Comune 4 ; dall'altro lato, cessata la reggenza 
della Romagna, ritornatosi Tebaldo Brusato a' suoi proscritti, 
ne riaccendeva gli spiriti, talché egli stesso con Rizzardo 
Ugoni, coi Griffi e coi Confalonieri, radunati a sé d'intorno 
assai banditi di parecchie città lombarde, assaltavano Ghedi; 
e rimastivi alcuni dì, si raccoglievano in Cremona: onde il 
Maggi, vegliando alla burrasca, taglieggiava la terra di Ghedi, 
perchè ospitale ai guelfi, di diecimila lire 5 . 

Il quale balzello riconferma la verità di un altro narrato 
dal Biemmi nelle storie manoscritte delle valli Trompia e 

1 . Documento presso il Conte d'Arco 3. Verci, t. IV, pag. 184 - e Suppl. 
- e nota nel mio Codice n. 62, del Du Mond, t. I, par. II, p. 30. 
in fine. 4. Verci, Oper. cit. t. V, pag. 7. - 

2. Verci, Storia della Marca Trivi- Du Mond, Supplenti, t. I, pag. 46 
giana, t. IV. pag. 182. Delibera- - e nel Cron. Cesen. R. I. S. 
zione degli Anziani di Brescia, da t. XIV, col. 1127, a. 1300, mense 
essere approvata dal Consiglio dei julii . . . Veroiienses, Mantuani 
quaranta per una lega fra Man- et Brixianivenerunt... super Fer- 
tova, Brescia e Verona ( data an- rarienses, et die ultima octobris . . . 
che dal Du Mond, Cod. Diplom. eadem civitate cum mangani» et 
t- 1, parte II, pag. 27 ). - 14 mag- ccdifìciis tentata, castramelati sunt 
gio 1305, il comune di Mantova circa cast rum Brigantini et illud... 
delibera di fare la pace con quelli funditus dissiparunt. 

di Brescia e di Verona (Verci, 1. 5. Malv. Chron. dist. IV, e. CXXVI, 
cit. - Du Mond, Suppl. 1. cit). col. 96i, R. I. t XIV. 

Odorici, Storie Prese. Voi. VI ì.s 



274 



GLI ANGIOINI 



i3oo Sabbia: recherò le sue medesime parole d . « Mentre che il 
Maggi era al governo di Brescia, fece vendetta contro i guelfi 
di Gardone da Valtrompia col far loro pagare diecimila lire 
col pretesto che avessero alloggiati certi banditi in Gardone, 
quali prima erano stati stipendiati da lui per ricuperare la 
Valcamonica che gli si era ribellata, del quale stipendio s'era 
fatto strumento in carta pecora che si trova in mano dello scrit- 
tore. In fede, qualche pastore avea promesso di dover pagare 
a quei villani il dato stipendio quando la suddetta valle fosse 
ricuperata, la quale era consigliata a ribellarsi dalla fami- 
glia Federici ». — E forse a quel ritrarsi dei nostri guelfi 
nell'alpestre Gardone si riferiscono i versi di Fazio degli li- 
berti contemporaneo di Dante, dove parla dell'audacia e del 
coraggio bresciano : 

Arditi son, e come vuol riescia; 

Dicon che portali in Gardti la sede, 

Poi par ch'ogni signore a loro increscia 2 . 

Àrditi sono, e in ciò che vogliono riescono. Dicono di re- 
carsi a Gardone sdegnosi al tutto d'ogni signoria, alludendo 



1. Biemmi, Storia delle valli Trompia 
e Sabbia. Manoscr. presso il sig. 
dot. Ducos, lib. IV, pag. 115. - Il 
Biemmi qui cita una Storia ms 
di un Caprioli ora smarrita: ma il 
fatto gli risulta in parte dalla per- 
gamena per lui posseduta; fatto che 
in quanto a Gliedi riceve luce dal 
Malvezzi, come dal Fazio in quanto 
a Gardone, bendi' altri fuor di ra- 
gione leggano Garda. 

2. Fazio degli Uberti, Diltamondo, 

lib. Ili, cap. III. - L'autore delle 
pagine intorno a Berardo , accolte 
nel t. I, pagina 243 e seg. delle 



Tombe e Monumenti Italici, darebbe 
altro fatto di cui non ho docum. e 
sarebbe una rivolta di Valcamonica 
contro il vescovo, desolata com'era 
dalla fame (1301): perciò Berardo 
mandava il Brusato a domarla e te- 
nerla in rispetto. I gravi errori di 
quella scrittura mi tengono in forse 
della fede intorno a questo fatto. - 
Perchè mi fa Tebaldo duca di Bre- 
scia, aggiugnendo che nel 1311 
(dopo cioè d'essere stato il Begolo 
de' tempi suoi contro Arrigo VII), 
cedeva il ducato a Berardo Maggi, 
ch'era morto tre anni prima. 



GLI ANGIOINI 



/D 



qui forse a quella già fattasi quasi principesca di Berardo 
Maggi. 

Ad Alberto della Scala capitano di Verona era già succe- 
duto intanto Alboino suo figlio: e narrano le cronache di To- 
rello Saraina, che malcontenti alcuni popoli della Riviera di 
Salò delle estorsioni di Luchino Visconti loro signore (!), si 
dessero ad Alboino della Scala nei primi giorni della sua do- 
minazione, onde recatosi con una banda di cavalieri Canfran- 
cesco suo collega in Salò, vi ricevesse giuramento di fedel- 
tà *. Qui certo è abbaglio per lo meno di tempo. 

Ma le cose di Ghedi non erano ancor tranquille; perchè 
i Bresciani gittatisi per la via di Pontevico nel Cremonese, lo 
metteano a ruba ed a scompiglio, forse a punizione del rico- 
vero dato agli esuli di Tebaldo Brasato. Non lo soffersero i 
Cremonesi; ed uscirono contro i Bresciani, che venivano ad 
incontrarli, sostenuti dagli uomini di Mantova, di Parma e di 
Verona. L'esercito di Cremona pigliava Ghedi; eppur noi lo 
ritogliemmo; secondo il Gronaco Parmense fu allora che noi 
gravammo la terra di quella somma che il Malvezzi ricorda, 
ma che la cronaca farebbe il doppio: Dnd' io suppongo ricon- 
dotti li Cremonesi in campo dagli usciti di Brescia 2 . 

Né tutto era qui, perchè Bologna risollevata già dal 1306 
dall'arti fiorentine contro i guelfi, e sendo corso il popolo ad 



1. Saraina, Storie dei Veronesi, lib. II, 

carie 31, Verona 1586. 

2. Chr. Par. R. I. S. t. IX, e. 866. Bri- 

xienses multiores (forse gli espulsi) 
fuerunt super Episcopatum Cremo- 
na?, et usque ad Pontem Vicum,... et 
ipsum transierunt etc. etc.-Item... 
tempore de mense decembris Cremo- 
nenses exiverunt contra Brixienses, 
et Brixienses contra Cremonenses 



etc. ..In succursum comunis Brixkc 
Manluani et Veronenses fuerunt, et 
soldati Commini. Parmce. Et tunc 
Cremonenses . . .-habuerunt terram 
de Gaydo districtus Brix. Bri- 
xienses eam recuperarunt, et expu- 
lerunt custodes . ... et majores 
ipsius terree duxerunt Brixiam et 
condemnaverunt ipsos et commune 
dictee terree in XX libras Brixiens. 



270 GLI ANGIOINI 

;,.,307 assaltare lo case dei Lambertazzi, ne succedevano scontri fe- 
rocissimi. La città non pertanto rimase guelfa, donde una lega 
tra Bologna e gli Este e i Neri da Firenze, cui veniva incontro 
un'altra lega, la ghibellina di Brescia, Verona, Mantova, Pia- 
cenza e Parma ! : per cui si venne alle mani con alterna for- 
tuna (1307). Poi Bologna, sostenitrice degli Este, fu contro 
Modena agli Este ribellata. E Parma anch'essa fu sossopra: 
una mano di congiurati volea tolta la signoria del Comune a 
Giberto di Correggio, ma i comuni di Brescia, di Mantova e 
di Verona che gli erano alleati (ed il perchè lo vedemmo), 
accorsero a sostenerlo, e Correggio vi trionfò 2 . Sedata questa, 
ne pullulava un' altra. Quindi Alberto Scotto cogli usciti di 
Parma e d'altri castelli conquistava Piacenza, donde l'esilio 
dell' avverso partito. E quasi ancor non bastasse, i comuni 
di Parma, di Mantova, di Brescia e di Verona si univano a 
grande sforzo contro Cremona, ghibellina città; quindi Via- 
dana, Casalmaggiore, Luzzara, Pomponesco ed altri luoghi 
a ferro e fuoco. Quindi Guastalla vinta da Giberto di Cor- 
reggio, e Piadena dai Veronesi, e la bresciana correria da 
Rebecco sino alle porte di Cremona, se pur questa non è 
la invasione già ricordata più sopra. 

a.i308 Moriva intanto Azzone Vili degli Este signor di Ferrara, 
lasciando gli stati a Folco nato da Fresco suo figlio naturale, 
escludendo i suoi legittimi fratelli Francesco e Aldobran- 
dino. Donde una guerra acerrima, in cui si mescolavano i 
padri nostri. Però che Fresco soccorso dai Bolognesi entrò 

1. Chron. Eslcns. lì. I. S. t. XV. - fuit per Coni. Parma, cum Com- 

Chron. Pana. t. IX. mimihus el dominis Brixicc, Man- 

2. Chron. Pam. R. I. S. t. IX, col. ime, Vemncc. Eo anno Veronenses, 
861. Malti soldati de Brixia, de Mauluani, Brixienses miserimi in 
Nanlua, de Verona venerimi Par- succursum Com. Parmcc ... maxi- 
mam in auxilium dicli defensoris mani quantitatem militimi... et sie- 
de. In eodem anno Socielas...jurala lerunt in auxilium dicli ini MajJ'ci. 






GLI ANGIOINI SS/7 

in Ferrara, Francesco in Ester ma il primo fatta lega con a(303 
Mantova, Verona, Brescia, Parma, Reggio e Modena, consolidò 
lo stato. Francesco si rivolse a papa Clemente V 1 perchè lo 
soccorresse d'armi e d'armati. Rispondeva Clemente che si, 
purché Ferrara si ritenesse città pontificale 2 ; al che piegò 
l'Estense. Fresco si volse ai Veneziani, e l'offerse a loro, ed 
essi a mandar soldati per occuparla; anche Bologna, Mantova 
e Verona la si volevano per sé. Anzi un Bernardo della Po- 
lenta vi entrò di notte, vi si fece chiamar signore per cinque 
anni, ma non l'ebbe che per otto dì. Finalmente rimase ai 
Veneziani (27 novembre) 3 . 

Duravano in questo mentre nella povera Parma le scon- 
cordie civili; Giberto e Matteo da Correggio fuggivano coi 
guelfi a Castelnuovo. L'esercito parmense fu in campo per 
inseguirli (giugno); ma questi ravvalorati dai ghibellini di 
Modena, di Brescia, di Bologna, della Lunigiana, accettavano 
la battaglia e vinsero. E fieri della vittoria si proponevano di 
mettere in patria i Malesardi bresciani, ma non ne vennero 
a capo, sendochò Milano e Verona, sostenitrici del nostro 
Comune, ripulsarono quel tentativo 4 . Finalmente i Correggi 
ricuperavano Parma, e ne scacciavano i Rossi ed i Lupi, che 
seguitati dai guelfi loro, si racchiudevano in borgo s. Donino, 
dove poi la parte vittrice coi rinforzi di Mantova, di Brescia 
e di Verona 5 venne a ritrovarli e ad assalirli. Noi vedremo 
a' tempi di Federico Maggi un documento che riguarda que- 
ste infelici contese 6 . 



1. Annales Eslenses, t. XV, R. I. S. 4. Chron.Parm. R. I. S. t. IX, col. 870, 

2. Raynaldus , Annales Ecclesiastici, et dixerunt se velie ponere Bri- 

ad an. 1308. xienses extrinsecos in Brixia, 

3. Chroìi. ùcsen. t. XIV, R. I. S. 5. Chr. Parm. Rer. Italie. Sript. t. IX, 
col. 1130, 1131, de eceupatione col. 880. 

Ferrarice per Venelos. G. Cod. 133, 1509 della mia Raccolta. 



278 GLI ANGIOINI 

Ma Berardo Maggi sentia frattanto avvicinarsi l'ora estre- 
ma. Egli morì nel dì 16 ottobre 1308, e fu sepolto nella 
cattedrale di s. Maria Maggiore l . Il fratello Maffeo lo ripo- 
neva nello splendido monumento che tuttavia ne racchiude 
le ceneri, di fianco alla cappella delle Sante Croci sull'archi- 
trave della porta che adduce nella nuova Cattedrale 2 . 

Più modesto dell'artefice che sotto ai rudi bassorilievi di 
porta Nuova in Milano, chiamava Dedalea nel secolo XII la 
propria mano, il non ignobile scultore dei rilievi storici di 
questo monumento occultò il suo nome. Il marmo veronese in 
cui furono scolpiti lo direbbe di Verona, ed il confronto della 
nostra colle arche Scaligere potrebbeci dar lume sulla patria 
dell'artefice. Lo Zamboni ha recate le due fronti del patrio 
monumento, ma inesatte l'una e l'altra e di troppo minute 
proporzioni 3 . Noi le daremo entrambe, ma la postica in 
più larga misura, importante alla storia bresciana. Parve al 
dotto Zamboni che un pittore bresciano del 1295, Mastro 
Acquistabene, da lui rinvenuto in un liber Receplionum tenuto 
dal chierico Cazoino Corner. Vener. P. D. Berardi, potesse 
averne fatto il disegno 4 . Comunque vogliasi, ottimamente il 
Brunati, or sono due lustri, facea disgomberare dal muro, che 
tutta la chiudeva, la bella rappresentanza che vi portiamo. 

1. Gfiadon. Brix. Sac. pag. XXXVI. 2. Maffeus princeps electus , Berardo 
Catalogo dei vescovi. - Berardus ejus fralri mausohum ex lapide 
de Madiis venerab. eps brix. mar- veronensi sculptum, obedientia to- 
chio , dux , et comes migravit ex tius cleri etc. . . . in tempio d. Ma- 
hoc seculo XVII Kal. novemb. vice vocalo la Rotonda poni cu- 
bi CCCVIII. - Ed il dir 011. Plac. ravit. Cam. de Maggis, Hist. de 
R. I. S. t. IX, col. 877, de mense Rebus Palrice. - Cod. Quirinian. 
oclobì'is d. Berardus de Madiis epi- C, I, 14, p. 310 - ovvero pag. HO 
scopus et dominus Brixioz obiit, del Cod. Apogr. Quir. A, III, 20, 
et d. Maffeus de Madiis ejus frater 3. Zamboni , Pubbliche fabbriche di 
factus fuit perpetuus dominus Brescia - pag. 84 e 103. 
Brixix, 4. Zamboni, Opera cit. - pag. 143. 



GLI ANGIOINI 



279 



Il vescovo Bollarli verso il 1572 collocava la tomba dove or si 
vede: spalancatasi allora, fu trovato il cadavere tutto intero 
colle sue vestimenta di cremesino bellissime, e massime nelle loro 
pieghe con li guanti in mano *. L' imagine di Berardo ci 
venne serbata nella sua figura, distesa e rilevata sull' arca. 
Scanno il volto ed imberbe, ma pur caratteristico anche nel 
sonno della morte. Erra quindi il Rossi là dove narra che 
trasportandosi l'urna, fu trovato intero con una lunghissima 
barba 2 . 

Lui spento, fu eletto vescovo Federico: un ragazzo di tre- 
dici anni 3 , canonico del duomo, nipote di Berardo e figlio di 
quel Maffeo che assumeva l'arduo governo della città lasciato 
dal fratello. 

Del resto, se l'iscrizione del mausoleo (si vegga nella 
tavola) allude ad un principato che forse non ebbe; se niun 
atto contemporaneo gli dà titolo di principe, perchè in ve- 
runo dei molti da lui soscritti ha titolo fuorché di duca, di 
marchese e di conte 4 ; se d'altronde l'autorità sua propria 
fu temperata dagli anziani dei consigli cittadini, per cui nes- 
sun atto civile ha di Berardo in cui non si trovino le comu- 



1. Obigio Griotensio, Santuario ecc. 
- Cod. Quir. C, VII, 27. 

2. Rossi, Elogi Istor. pag. 104. 

3. Gradon. Brixia Sacra, pag. 295. 

4. Luchi, Noie autografe inedite alla 
Brixia Sacra del Gradenico. - Cod. 
Quir.C,V, 31. Multa congerit Gra- 
donicus ut Berardo asserat ve- 
runi Brixice principatum, sed fru- 
stra. Publicos fluvios non deduxil; 
publica asceteria et ecclesia de loco 
non movit, vel solo equavit sua 
auctorilate: celerà et incerta sunt 
et saltem equivoca e/e. . . . Annis 



decerti quibus tenuit principatum, 
numquam titulum adhìbuit in 
chartis. — 11 titolo di principe 
datogli sulla tomba rappresentava 
probabilmente le facoltà presso che 
illimitate di un tanto uomo sulla 
patria comune. - A proposito d'i- 
scrizioni relative a Berardo , il 
defunto Gerolamo .Ioli un'altra ne 
rinveniva in s. Giovannino ( chie- 
sicciuola già distrutta), che noi vi 
daremo nel Codice, e dalla quale 
apparirebbe da lui ricostruito il 
picciol tempio. 



280 



(ÌLI angioini 



.1308 nali magistrature, vero è per altro che l'autorità ili que- 
st' uomo era tanta quale giammai da niun signore (dominus), 
o capitano delle città lombarde fosse desiderata. 

Non ebbe titolo di principe; ma le sue volontà, ma i suoi 
decreti, le provvidenze da lui messe in atto venivano rispet- 
tate dal Comune; come il suo nome vcggiam temuto e vene- 
rato ad un tempo quanl' altro fosse di principe italiano j . 



Ili 



TEBALDO BRUSATO 



Ma noi tutti, che volti alle faccende di casa nostra, la- 
sciammo per un istante i grandi fatti a cui si legano, sentia- 
mo il bisogno di richiamarli, perchè quelli che ci riguarda- 
no e che dovrem narrare vengano compresi. 

Disputatasi lungamente fra Italia e Francia la sedia pon- 
tificale, vinse la seconda, e n'ebbimo Clemente V (1305) di 
funesta memoria, ch'avea promesso di pontificare a voglia 
del re di Francia, e vi pontificava. Rimase in essa, richiamò 
la corte, e non potendo la sedia, piantovvi la residenza che 



Il Chron. Parm. 1. cit. a. 1308, lo 
disse perpetuus dominus civiiatis 
Brixice. - L' esìmio Muratori disse 
eletto dal popolo il vescovo Federi- 
co. Potrebbe anche darsi (Murat. 
Ann. a. 1308). - Leggiamo il Mal- 
vezzi: Cujus loco Federicus de 
Madiis in episcopatu sobsliiutus 
est et Maphmis de Madiis . . . 
civitatis princeps efficitur. Hic an- 
nis 11 dominium tcnuìt. Malvezzi, 
ar.dist. Vili, c.C XXVI, col. 964. 
- Il Ferrclo disse Malico non più 



che Prcefeclus Brix. - Berum Ita- 
ìicarum Script, t IX, cui. 1055. 
In quanto a Federico, che al prin- 
cipiare del 1309 Clemente V rico- 
noscesse reiezione episcopale fatta 
in lui mi risulla da un decreto di 
esso vescovo (1309, 29 febbraio ) 
in cui si dice Episcopus Brixicnsis 
electus et confirmatus marchio, dux 
et comes, e pel quale dietro una 
Bolla di Clemente V ottenuta da Ber- 
tolino Maggi, conferisce le insegne 
vescovili all' abbate di s. Faustino. 



GLI ANGIOINI 281 

durò poi colà per settant' anni. Parte francese, guelfa esa- 
gerata, trionfò in Italia. Negli Scaligeri soltanto e nei profu- 
ghi delle nostre città rimase un po' di nerbo ghibellino; Ro- 
dolfo, Adolfo, Alberto d' Austria nulla fecero per esso. Ma 
ucciso l'ultimo da un suo parente, elettogli a successore 
Arrigo VII di Lussemburgo, a lui si volsero i ghibellini, nò 
indarno: la discesa imperiale era imminente. Moriva in- 
tanto Carlo II d'Angiò; Roberto, fìgìiuol suo, gli succedeva. 

Mentre che si compivano gli apprestamenti di questa 
discesa, Clemente V dichiarava infame la Repubblica di Ve- 
nezia, incapaci i Veneti d'alcuna sacra dignità fino alla 
quarta generazione, ne confiscava i beni, facea lecito a cui 
fosse capitato un veneto nelle mani di farlo schiavo ; poi ci 
mandava il cardinale Arnaldo di Pelagrua, un cattivo arnese, 
perchè predicasse contro i Veneti la crociata, cui molte 
città lombarde favoreggiavano per le indulgenze; e tutto que- 
sto per la città di Ferrara 4 che si voleva dal papa. V'accor- 
sero que' Bresciani che Federico Maggi avea potuto raccorre; 
ed ha una carta del 1° agosto 1309, da cui risulta che rite- 
nendo il vescovo obbligati li monasteri del nostro Comune allo 
spendio incontrato da Federico (lorchè stimolato dal cardinale 
recavasi a Bologna, e raccoglieva genti per l'esercito fatto apacl 
Ferrariam, demandato dm Legati), le monastiche congregazioni 
citavano in contrario alcune lettere di esenzione del mede- 
simo cardinale 2 . 

I Veneziani perdevano Ferrara, e seimila di loro rima- 
sero affogati od uccisi nella battaglia navale sul Po loro data 
dal Pelagrua, che nel castello Tealdo faceva impiccare quanti 

1. Bernardi Guidonis et alior. Vita quod Veneti Ferrariam eie. - Mu- 

pontif. R. I. S. t. Ili, col. 674, ratori, Annali, a. 4309. 

personas ac res ipsorum exposuit % Codice 133 della mia Raccolta, 

valentibus et vohnlibus occupare... carte 10. 



a. 1308 



282 GLI ANGIOINI 

Ferraresi trovasse complici della Repubblica, e dava poi Fer- 
rara (ingannando gli Estensi) a Roberto di Napoli. 

Anche Piacenza tumultuava, ritolta al Tornano e ripi- 
gliata dallo Scotto, il quale poi s'acconciava con parecchie 
città, Parma, Brescia, Verona ed altre di parte ghibellina *. 
Le quali fatto impeto a s. Donino, ov' erano i guelfi, stettero 
a campo tre mesi, bersagliando il castello colle macchine da 
guerra: ma il vescovo di Parma trattò una breve pace che 
sciolse l'assedio e nulla più 2 . 

Giugneva intanto sul cadere di ottobre Arrigo VII a To- 
rino. Margherita sua moglie ne lo seguiva, e mille arcieri e 
mille uomini d' arme lo fiancheggiavano. L' arcivescovo di 
Treveri, Baldovino suo fratello, Teobaldo vescovo di Liegi, 
il duca di Bramante, Ugo il delfino di Vienna ed altri prin- 
cipi e baroni si ritrovavano nel suo corteggio. Varie città lom- 
barde guelfe e ghibelline mandavano legati ad ossequiarlo. 

Pur non fìdavasi di Lombardia, che sessant' anni di li- 
bertà (benché procellosa) facevano avversa a qual si fosse 
impero: e persuaso più ch'altro da Matteo Visconti 3 , mossa la 
corte, fu a Casale, a Vercelli ed a Novara lietamente ac- 
colto. In Novara poneva pace fra i Brasati ed i Tornielli; ed 
è singolare che que' Brasati fossero potentissimi colà 4 , men- 
tre lo era in Brescia la stipite del nostro Tebaldo. Anche dei 
Federici hanno rami dispersi fino dal secolo XIIT in Genova 
e nel Napoletano 5 : ma l'una e l'altra famiglia, comunque 



i. Chron. Estens. t. XV, R. I. S. 4. Corno, Slor. Milan. - a. 1274 e seg. 

2. Chron. Placent. R. I. S. t. XVI, 5. Beltrando, Succinta narrazione 
col. 487 e seg. - Corio, Storia dell 1 antica e nob. famiglia dei Fe- 
di Milano, all' anno 1300. dorici, dedicata al marchese Dn- 

3. Muràt. Annali, a. 1310. - Dino . menico Maria Federici. Palermo, 

Compagni, Cron t. IX, Rerum 1691, per Tom. Romolo. Parla 

Italicarum Scriplores. di un Federici gran lume del suo 



GLI ANGIOINI 



283 



sparsa dagli esilii e dai casi moltiplici di un tempo agitatis- 
simo, hanno origini probabilmente conformi. Che Tebaldo 
co' suoi seguaci si recasse da Enrico è indubitato. Ma la città 
di Brescia, irremovibile nel suo proposito, fu l'ultima che si 
piegasse *. 

Giugneva intanto a Milano l'imperatore, ed i comuni 
lombardi spedivano gli ambasciatori perchè facessero più 
fastosa la imminente solennità dell' incoronazione. Volle 
essere pacificatore di tutti 2 : ma guelfi e ghibellini pur n'ave- 
vano gelosia 3 . Fu per lui nullameno che Tebaldo Brasato, cui 
lo stesso Arrigo avea tenuto al sacro fonte un figlio 4 , e tutti gli 
espulsi rientravano con esso nella patria terra: ed eccoli, 



secolo (XVII); cita nel suo volu- 
me Ottavio Russi; fa derivare il 
nome dei Federici da Federico da 
Sestri, recando alcuni atti del 1226: 
da Sestri, dove oggidì (così l'aul.) 
ritiene la famiglia in una casa ma- 
gnifica il lustro della vecchia pro- 
sapia, la quale, secondo lui, nel 
1280 si traslocava in Genova. Cita 
il ramo dei Federici di Brescia, e 
facendolo trapiantato in Genova, di 
questo e di quello di Napoli nobi- 
lissimo al pari, estesamente rac- 
conta, citando poi di quest'ulti- 
mo personaggi veramente istorici. 
— Il Crescenzio attribuisce ai Fe- 
derici del suo tempo le insegne 
ducali di Baviera, col possesso della 
contea di Valcamonica e d' altre 
signorie. 
1. Ioan. de Cermenate, Hist. Rer. 
Italicar. Script, t. IX, col. 1237. 
Ultima tamen urbium Lombardia} 
non sine causa . . . in dcditionem 



regis venit Brixia. Nam Matthaìus 
de Madiis qui, gibellince factionis 
princeps, ipsa regnabat in urbe 
eie. etc. E narra che per timore 
del Brusato si peritasse dal recarsi 
ad Arrigo, donde la ragione del- 
l'" esser ultima Brescia (secondo la 
Cronaca) agli ossequi., .non Ast, 
non Vercellas... veruni Mediolanum 
ad regem jam post citaliones più- 
rimas, expectalione fessum, venit. 

2. Ferretus Vicent. Hist. t. IX, 
col. 1059. 

3. Dino Compagni, Cronaca, edizione 
Bettoniana - pag. 130. 

4. Malv. Chron. Rer. It. Scr. t. XIV, 
col. 966, disi. IX, capo I. Hunc 
geaerosissimum militeni Thebal- 
dum idem . . . Imperator in baptis- 
maie fdii sui compairem sibi elegit. 
- Ferretus Vicent. Hist. R. 1. S. 
t. IX , col. 1059 — ut dignaretur 
UH per fmdus baptismalis obse- 
quii populariicr inseri etc. 



c 2S'i 



GLI ANGIOINI 



volente l'imperatore, accolti dal vescovo, da Maffeo dei 
Maggi e dal Comune K Tanto avveniva nel gennaio del 1311, 
in cui lo stesso Arrigo donava la nostra città di molti pri- 
vilegi 2 . Indarno Maffeo, ghibellino principalissimo della città, 
temendo in Tebaldo un potente nemico, soprastando fino 
a che Arrigo non fosse giunto in Milano , vi si condusse 
per distoglierlo dal pensiero del perdono all'esule illustre, 
che primo dei guelfi lombardi avea chiesto la fine del proprio 
esilio 3 : perchè saldo in ciò l'imperatore, che s'avessero a 
porre in pace queste parti fatali, non l'ascoltava. 

Che non disse il Maggi contro Tebaldo? Narrò persino 
dei ghibellini Federici crudelmente uccisi all'ombra delle 
mense ospitali, ed orbata perciò del suo consorte la figlia, data 
qual pegno di pace all' uno di questi 4 . Ma Enrico non si 
mosse; Tebaldo fu assolto, e la pace, come abbiam detto, 
seguia per istrumento sul principiare dell' anno : e rinunciata 
il Maggi la signoria della città, l'imperatore vi mandava qual 
suo vicario Alberto da Castelbarco 5 , 



1. Malv. Chron. 1. cit. 

2. Il diploma di essi dato il 22 gen- 
naio 1311 è custodito nel Cassone 
Ferrato, ove trovasi pur quello 
d'abrog. del di 1 ottobre 1311 che 
abbiam descritto, ed altri prezios. 
doc. della nostra città, di cui serbo 
T elenco nel Codice 133, p. 171 

3. Ioan. de Cermenat. Histor. Rer. 
It. Scr. t. IX, col. 1237. Eie The- 
baldus subdolus eie... primuni la- 
nieri Guelphorum. . . regis pedes 
amplexus est, exilii sui fuiein sup- 
plici voce rogans. 

4. Cermenatis, Histor. 1. cit. - Si 
legga l 1 importante racconto disve- 
lato^ di una malafede e di un'a- 



nima eiTerrata, che noi non am- 
mettiamo che a malincuore e con 
molte dubitazioni sulla realtà dei 
fatti. Nò il voto di un'intera città 
avrebbe dato il nome di Magnifico 
ad un uomo di cui loda il Malvezzi 
la benignissiina natura, quand'an- 
che le esorbitanze del Cerminate, 
non che veraci, fossero state a quel 
tempo nulla più che un sospetto. - 
11 Fcrrelo, anch'esso contempora- 
neo, parla con rispetto del nostro 
Tebaldo, e lo dice vir magnanimus 
e ne deplora la fine miseranda (R. 
I. S. t. IX, col. 1071 e seg.). 
5. Rinunciala, scriveva il Muratori, 
Annali, a. 1311 - ma nel Mal- 



GLI ANGIOINI Z&0 

La splendida incoronazione di Arrigo VII erasi com- 
piuta in s. Ambrogio * (6 gennaio), presenti gli ambasciatori 
dei comuni subalpini, meno d'Alba e d'Alessandria fedeli a 
Roberto di Napoli. 

Quelle subite letizie furono brevi. Perchè volendo re- 
carsi Enrico a Roma per la corona dell'impero, e chiedendo 
ai Milanesi l'usato dono per le incoronazioni, sendogli dal 
Consiglio decretato la somma di centomila fiorini, e lamen- 
tandosi la città, nò ritraendosi Arrigo dal volerla tutta, fu 
cagione d'un' ira, d'uno scompiglio fatale. I della Torre fu- 
rono in armi; ma Torriani e Visconti andarono in bando 2 . 
Quell'esilio fu come il segnale della rivolta lombarda: Lodi, 
Cremona, Brescia furono prime a togliersi all'impero e prepa- 
rarsi a quegli assalti che resero così gloriosa la nostra città. 

Arrigo VII scongiurò la bufera: ripigliato Lodi, fu col- 
1' esercito (17 aprile) alla volta di Cremona, e riavutola 
senza colpo ferire, v'entrò 3 . Ma udiamo adesso Dino Compa- 
gni. « Dimorando coll'imperadore in Cremona, i Bresciani, i 
quali avean fatti i suoi comandamenti, e ricevuto il suo vica- 
rio messer Tibaldo Bruciati e mess. Maffeo dei Maggi capi 

vezzi (dist. IX, capo I, col. 965): 2. Henrici VII Iter. Hai l.cit. col. 896. 

Imperator allato urbis Brixice - Mussatus, 1. cit. col. 341. - 

principati a Maphcco de Madiis, FerretuS, 1. cit. col. 1060. - Cer- 

vicarium suum Albertum de Ca- MEUkT.Hist. de rebus gest. Mcdiol. 

strobarco in ea civilate constitnit. sub- Henrico VII, col. 1140, 1. cit. 

1. Henrici VII imp. Iter Hai. R I. S. - Giov. Villani, Stor. Fiorentina, 

t. IX, col. 891 - Ioan. de Cerm. t. XIII, lì. I. S. lib. IX, cap. 10. 

Hist, Iona. cit. cupo XVH.-Fer. - Calchi, Istoria Patria, f. 20, 

Vicent. Hist. col. 1059 e scg. - pngina 450. - Dino Compagni, 

Albertini Mussati, Hist. August. Cren. Rer. Italicar. Script, t. IX, 

col. 331 , R. 1. S. t X. - Chron. col. 544. 

Modoetiense, col. 1098, R. I. S. 3. Malv. Chron. dist. IX, capo IV, 

t. XII. - Giov. Villan. Storia col. 967, Rerum Italicar. Script, 

Fiorentina, lib. IX, capo 9. t. XIV. 



286 GLI ANGIOINI 

«.un ciascuno d'una parte, messer Ubaldo che dallo imperatore 
fu beneficato , perchè prima andava cattivando per Lom- 
bardia povero co' suoi seguaci e da lui fu rimesso in città, lo 
tradì; perchè mandando a Cremona pei cavalieri che venis- 
sono a ubbidirlo, vi mandò della parte di messer Maffeo 
tutti quelli avevano ubbidito; il quale quando se n'avvide 
mandò per alcuni nominatamente, i quali non vennono 4 . Fe- 
celi citare sotto termine e pena, e anche non vennono. Lo 
imperatore intendendo la loro malizia, con pochi appresso 
uscì della camera e fecesi cignere la spada, e drizzossi col 
viso verso Brescia e la mano pose alla spada, e mezza la 
trasse dalla guaina e maladì la città di Brescia. A di 12 di 
maggio 1311 lo imperatore con sua gente cavalcò a Brescia 
e con grande parte dei Lombardi e conti e signori, e posevi 
l'assedio, perchè così fu consigliato, eh' ella non si potea tenere 

perchè non erano provveduti di vittualia e se tu la lasci, 

tutta Lombardia è perduta e tutti i tuoi contrari quivi faranno 
nido; questa fia vettoria da fare tutti gli altri temere. Fermò 
l'assedio, mandò per maestri: ordinò edificj e cave coverte 
e molti palesi segni fece da combattere. La città era fortis- 
sima e popolata di prò gente, e dal lato del monte aveva una 
fortezza, e tagliato il poggio la via non poteva essere lor 
tolta. La città era forte a combatterla 2 » . 



1. 11 Ferreto ci racconta molto di- tore suo, Regi parere indi gnanlur. 

versamente dal Malvezzi queste - Extemplo Cessar, senalu dimisso, 

cose del nostro Tebaldo, jR. 1. S. Valeranum fratrem ejus Brixiam 

t. IX, col. 1063 — Brixienses in retro suscepit: non ultra adeundum 

dissidium excitati , id suggerente perficiendi spe voti, sed edendum 

Theobaldo de Bruxatis, Mapheum esse quid velit. lite vero introitum 

de Maziis tresque secum ex com- Urbis appetens repulsa privatur. 
partialibus optimates captivos ap- 2. Dino Comp. Cron. Ed. Bettoniana, 

prehendunt.pulsoque Alberto prce- 1829, pag. 134. 



GLI ANGIOINI 287 

A meglio comprendere le quali cose che Dino ci narra, 
duopo è soggingnere che in Brescia fatta lega fra loro i Maggi 
e il Castelbarco vicario eli Arrigo VII, chiamava il Gastelbarco 
a palagio Tebaldo Brasato, Goizio de Foro, Fiorino dei Pon- 
carali, Rizzardo Ugoni, Inverardo Gonfalonieri abate di s. Eu- 
femia con altri ottimati e cavalieri di guelfa insegna. Temendo 
e non a torto in quel comando un'insidia, parecchi non ub- 
bidivano, e gl'incauti che pur vi si recavano furono sostenuti > 
Ond' eccoti escirne i Maggi e far impeto e tumulto coi ghi- 
bellini per la nostra città: quattrocentocinquanta cavalli e 
settecento pedoni avean seco i Maggi, che racchiusi a gran 
secreto avevano tenuti pel concertato dì nelle case dei loro 
amici 4 : il che veggendo i guelfi si rannodavano (23 febbr.) 
presso al tempio di s. Maria Calcherà, donde i loro capi 
Sale, Griffi, Lavellonghi, Confalonieri discorrendo per la 
città e chiamando all' armi quant' erano della fazione, du- 
gento cavalli ed ottomila fanti si viddero ad un tratto in 
ordine di battaglia. Guidati da Trebechino Trebechi e dai 
suoi fratelli, pigliavano d'assalto la porta di s. Giovanni, che 
essi aprivano agli accorsi da Gussago e dalla Franciacorta, 
mentre Goizio Foro sguainata la spada, forzate le porte fug- 
gia di palazzo dov' era stato racchiuso. Tutto quel giorno e 
fra le tenebre della notte fu combattuto per le nostre vie. 

i. Malv. Chron. dist. IX, capo III, palatio sub custodia teneri manda- 
to], 966, R. I. S. t. IV. Annuen- vit. At dum hec fierent, eadem die 
tibus magnatibus de Madiis et... magnates de Madiis . . . subì'.o in 

Albertus de Castrobarco civitate impetum fecerunt, habentes 

Thebaldum de Bruxatis , Boi- secum 450 equestres armigeros, et 

zum de Foro , Florinum de Pon- peéites armatos circiter 700 quos 

tecarali, Rizardum de Ugonibus, - ipsis diebus in amicorum suorum 

Inverardum de Confaloneriis ab- domibus clam cauteque servaverant. 

batem s. Eufemica etc. .. .ad se ut Quod cum magnates partis guelfa; 

statimvenireni.jussitetc Omnes percepissent inox . . . juxta basii. 

autem qui ad eum venerunf , in S.M. de Calcarla concurrcntes etc. 



ì2S8 GLI ANGIOINI 

Lo guelfe ordinanze riescivano vittrici, e rincacciavano den- 
tro alle proprie case i debellati. Poco sangue per altro 
costò la pugna: molti furono i prigionieri. Alberto di Castel- 
barco, vedutosi fallito il colpo, spalancate le carceri a Te- 
baldo Brusato ed agli altri ottimati che rimanevano tuttavia 
nel palazzo del Comune, non ardì opporsi all'onda guelfa 
trionfatrice, la quale in quel subito entusiasmo della vittoria 
plaudendo al comparso Tebaldo, gridavate suo capo e reg- 
gitore della vinta città *, 

La quale rivolta uditasi da Enrico, levato minaccioso da 
Cremona l'esercito, per la via di Soncino e degli Orzi fu a' 
campi suburbani, dondp spediva araldi al Brusato perchè 
venisse a lui; fosse dato frattanto agli espulsi Maggi ed a 
parte ghibellina il ritorno alla patria. Stava quasi Tebaldo per 
assentirvi, tant' era in lui magnanima (qui soggiunge il Mal- 
vezzi) e generosa indole: ma il popolo e gli ottimati lo dis- 
suadevano 2 . Arse di sdegno a quel rifiuto il re, e con tutta 
la battaglia venne a campo sotto le nostre mura. 

Tutte oramai le ribellate città lombarde avean piegata la 
# testa dinanzi all' imperatore 3 . La sola Brescia chiudevagli 

1. Quam ob causam Albertus impe- presiderà mittens, jussit, ut ad 

ratoris vicarius . . . animo coster- eum quanlocius veniret, volens ut 

natus Thebaldum de Bruxatis ce- quos nuperde Ch'Hate relruseraut, 

terosque nobiles , quos in palatio viros nobiles de Madiis etc. in ci- 

retinebat, statini abire permisit. Et vitate reciperent. Porro ipse ge- 

quidem lune universus guelforum nerosissimus prceses Regis nutibus 

populus et magnates eumdem The- acquiescere annuebat. Ad contra- 

baldum sibi principem staluerunt. riunì vero celeri nobiles et lotus 

Malv- 1. cit. col. 967. Populus ipsuni Thebaldum horta- 

2 Malvezzi, Op. cit. capo IV, dist. bantur. At Me, cum essetvir per 

IX. Denique mox per Suncinum omnia benignissimus , maluit suo- 

et Urceas veniens, apud Drixiam rum concivium affectibus etc 
profeclus est, et Nuntios ad The- 3. Iter Ilalicum Henrici VII. R. 1. S. 

baldum de Bruxatis urbis lune t. IX, col. 892. Tunc nulli erant 



GLI ANGIOINI 



289 



le porte, risoluta all'ultime difese. Era il 19 maggio, vigilia 
dell'Ascensione. Quanto è vasto l'ambito suburbano, tutto 
era un campo, un subbuglio, una faccenda d'uomini infiniti: 
cavalli e fanti e macchine da guerra e vessilli e tende militari 
s'addensavano in largo cerchio irto di lance e spade lucicanti 
al sole d'intorno alla città. Perchè non solo v'erano le compa- 
gnie di Lamagna, ma gli uomini di Milano, Vercelli 1 , Como, 
Pavia, Lodi, Novara, Cremona ed assai principi lombardi, fra 
i quali venutovi con belle bande di cavalieri e grande seguito 
di fanti, il nobilissimo Can Grande di Verona: vi si notavano i 
Bonacolsi da Mantova, e capitani, e militi dei castelli di par- 
te imperiale, e sotto le loro insegne i ghibellini della nostra 
città condottivi dai Maggi q dai Gonfalonieri. La tenda impe- 
riale co'suoi gonfaloni e stendardi dell'impero s'era levata nel 
prato del vescovo 2 , un vasto piano fra mattina e mezzodì rim- 
petto all'angolo Mombello; e d'una larga fossa s'era cinto il 
reale accampamento, alla cui destra volgendo a tramontana 
stendevasi gran parte dell'esercito alleato, risalendone gli ap- 
procci fino a s. Fiorano, e di là prolungandosi ad una vetta 
presso il monte Gampello, su cui vegliavano i fuorusciti da Te- 
baldo espulsi. À manca dello sbocco del Garza, ov'era la tor- 



a.!3U 



rebelles nisi Brixienses . . . Credo 
veruni esse Guibellini de Brixia 
dominum Walerannum fratrem Iìe- 
gis informaverant, quod civitas in- 
fra quindmam caperetur , et quod 
si ipse posset ordinare quod Rex 
ponerel ibi exercilum, quod ipsi 
diclo Water anno darent vigiliti 
milita florenorum eie. . . . Mìssus 
fuit ibi primus cum magna gen- 
te , et postea dominus Rex ipsum 
cum sua gente eie. est secutus. 
Postquam vestra sanctitas (Clem. 



V) ?ne licentiavil, multa mala fue- 
runt ibi facta eie. Ecco le seconde 
trame dei ghibellini espulsi chie- 
denti l'avvicinarsi del re. 

1. Venere itaque, distinctis virorum 
ordinibus, civitates Mediolanum, 
Novaria, Vercellce, Cumce, Papicc... 
supremeeque nonnullis proceres 
Lombardia etc. Ferret. col. 1071. 

2. Nam prope eivitatem in campo qui 
dicitur Pratum Episcopi tentoria 
sua posuit, ac imperii vexilla ere- 
xit. Malv. 1. cit. col. 967. 



Ohorici, Storie Ercsc. Voi. VI 



290 



GLI ANGIOINI 



a . 1 3 1 1 



ricella di s. Lorenzo, partivasi Y altro fianco, ed aggirando il ri- 
manente della città pigliava assai del monte fino a s. Eustachio, 
e di quivi alle radici di monte Campello, mentre dal Prato del 
Vescovo (custodito dalle bande tedesche più valide e più fide) 
fino a s. Fiorano stavano i della Scala colle ordinanze vero- 
nesi e piacentine. Presso Campello si vedevano in armi, dolo- 
roso a dirsi, i villici e le turbe dei castelli bresciani ribellati 
alla patria. I montanari di Valtrompia e di Valsabbia, la Rivie- 
ra tutta quanta colla Valtenese l , la terra di Pontevico ed il 
castello di Ghedi, luoghi tutti rimastici, divisero con noi le 
glorie e le sventure del grande assedio. E perchè vi ho no- 
minata la Franciacorta, godo significarvi che i miei sospetti 
sulla priorità del suo nome a' fatti di Carlo d' Angiò, per una 
cronaca piacentina testé a Parigi pubblicata, si ravvalora- 
no a di nuove testimonianze. 

Fra tanti e sì diversi principi ed ottimati accorsi alle 
bandiere dell'impero e a' nostri danni, si distinguevano i conti 

i. Totum civitatis ambitum suis ten- castella civifali Brixice rebellantes 

toriis ac bellorum cedificiis vai- prceterquam Francia-curta, Vallis 



laveruntelc ... Tanta siquidem erat 
h'ujus exercitus caterva, ut a fu- 
mine Carcice, quod egreditur ad 
iurricellam s. Laurenlii . . . usque 
ad monasterium s. Eustatii .... 
locaretur. Nani ab ea basilica po- 
situs erat exercitus Lombardorum 



Trumpia, Vallis Sabii, Riperia cum 
Valle Tenesi, Pontevicum quoque 
et Gaidum. Gaidi iarnen habita- 
tores Mine abire compulsi fuere. 
Malv. Chron. Brix. Rer. It. Scr. 
tomo XIV, col. 968, distinz. IX, 
capo IV. 



usque secus montem Campellum. 2. Vi dissi altrove delle mie dubita- 



lo eo autem Prato quo impera- 
tor residebat, usque ad montem 
s. Floriani castrametabantur ma- 
gnifici domini de la Scala etc. . . . 
At Brixia expulsi cives etc. . . . 
in apice cujusdam monlis non 
valde ab eo monte Campello di- 
slanlis se fortiler munierunt. E- 
rant enim lune universa: villo: et 



zioni suir anteriorità del nome a' 
fatti di Carlo d' Angiò: or que' so- 
spetti acquisterebbero maggior peso 
per le parole d'una Cronaca pia- 
centina, che il conte Pallastrelli 
di Piacenza, dotto illustratore dei 
monumenti della sua città, porrà 
in Juce nel Codice Parmense. - 
Primo editore di esso fu il Cre- 



GLI ANGIOINI 



291 



di Savoia, il Delfino di Vienna, i due Colonna, Stefano ed 
Agapito cogli esuli di Roma e di Toscana, Valeriano fra- 
tello dell'imperatore, il duca d'Austria, i conti di Fiandra, li 
marchesi di Saluzzo, di Monferrato e del Carretto ; e collo 
stesso patriarca d'Aquileia vescovi ed arcivescovi, cardinali 
e prelati 4 , che davano a quel subbuglio, tutto fremito d' armi 
e tumulto di cavalli, di mangani e di baliste, un carattere 
singolare; e in mezzo a questo la gentil corte della pia Mar- 
gherita, la bella consorte dell'irato Lussemburghese. 

Né d'altra parte se ne stavano inerti i cittadini. Valida- 
mente accerchiati di fosse e di torrite muraglie, avean opere 
fortificate sino alla radice di s. Fiorano, che proteggevano le 
porte d'Arbuffone e di s. Andrea, mentre al borgo di questo 
nome ed all'altro di s. Matteo 2 s'accrescevano le difese con 
alacre lavoro di valli e stecconati e spaldi e terrapieni. Perchè 



a. 1311 



cholle di Parigi. Ivi narrasi al 1242, 
come re Enzo cum suis mililibus 
et Cremonensib. aique marchione 
Lancia equitavit Soncinum, dein- 
de Palazolum et cum Pergamen- 
sibus et Malexardis Brixice per 
Flamacurtam in episcopatu Brixice 
devaslavit, et apud Rocham de Ca- 
priolo rex vulneratus fuit sagittce 
in coxa. - Chi non vi riconosce nel 
Flamacurtam, esaminando le cir- 
costanze del fatto, l'alterato nome 
di Franciacorla? E si noti che il 
medesimo cronista viveva nel 1268, 
al qual anno soggiunge che i pri- 
gionieri di Benevento si ritenevano 
da Carlo adhuc carceratosi 
1. Nomina principimi qui in castris 
Henrici contra Brixia erant. Malv. 
dist. IX, capo V, col. 968. 



2. Erat diebus illis civitas hxc for- 
tibus muris, ac turribus, foveisque 
undique cincia ad promontorium 
usque ubi basilica s. Floriani extat; 
ex qua parte suburbia duo clau- 
debantur: suburbium scilicet s. An- 
drete, et aliud s. Mafthceì, ubi por- 
tai duce cum turribus erant, hoc 
est Arbuffoni et s. Andrece. Malv. 
Opere avanzate, che penso erette 
a' tempi Ecceliniani, sendochè pri- 
ma di questi la cerchia non ag- 
giugneva sin là. - Sappiamo della 
rocca di Torre-lunga fabbricala per 
Eccelino. - In quanto ad Arruf- 
fone, si noti 1' avanzo dell' antico 
luogo Arcu-Buffono, che si trova 
nel Lib. Poteris e negli Statuti , 
hen altra cosa del sognato Re-buf- 
fone di Ottavio Rossi. 



292 



GLI ANGIOINI 



dal lato di mezzodì a principiare della porta di ArbufTone 
volgendo ad oriente conducevano fino al colle un largo fosso, 
die poi serravano di maschiate palafitte. Porta Pile di fossi e 
travi asserragliavano, prolungando i lavori fino alle prossime 
pendici. La sommità di Montedenno e di Sommo-castello mu- 
nivano di forti, e dentrovi buon polso di risoluti e impavidi ad 
ogni evento. Al colle istesso di s. Fiorano, e più su, d'intorno 
al monastero di s. Pietro in Monte, mettean ripari di muraglie 
e <T arginate, e pia delle muraglie gagliardi petti di cittadini 
che vigilassero dall'alto le mosse di quel vasto mare di uomini 
diversi, che brulicavano con murmurc incessante d'intorno a 
noi. Più lunge ancora, dove ritto si leva il culmine della Mad- 
dalena, mandavano un gagliardo, Americo dei Lavellonghi, 
perchè co' suoi guerrieri tenendo in soggezione l'inimico, 
serrasse il bene immaginato sistema di quella rete di guer- 
reschi provvedimenti, onde n' andavano inceppati ed irti li 
nostri colli a difesa dei passi vitali del lago di Garda e delle 
valli, da cui soltanto, come da terre amiche, potea venirci 
aiuto di genti e di vettovaglie J . 

E perchè aveva l'imperatore avvicinate le macchine da 
guerra, di rincontro i cittadini spingevano lor congegni e 



i. Incipientes per porlam Arbuffonis... 
foveam forlibus lignis vallatemi, ud 
colles usque... construxarant.... 
Apud porlam de Pylis foveis et 
lignorum etc. . . . usque in colles 
montium vallaverunt. Staluerunt 
insuper in monte Demno custo- 
dias fortes, in Summocastello e- 
tiam fortilitium construentes etc... 
Montem quoque s. Floriani ma- 
gna custodia munierunt. Eccle- 
siam vero s. Petri in Monte . . . 



expedilis hominibus custodien- 
dum contulerunt, ac in cacumine 
monlis . . . MagdalencB . . . co- 
mitivam posuerunt, magni f. mi- 
Ulani Agmericum de Lavelongo il- 
lic etc. . . . H(ec autem loca . . . 
custodivi staluerunt, ut per mon- 
tana ad Riperiam et Valletti Sa- 
bii . . . iter tutum haberelur, lin- 
de in civilatem opportuna trans- 
ducer ent. Malv. c. VII, Rerum 
1. S. t. XIV, col. 969, clist. IX. 



GLI ANGIOINI 293 

catapulte di sì gagliardo gitto, che il campo spesse volte n'an- a.mi 
dava scompigliato e smarrito: l'arte di Calandrino, un sara- 
ceno venutoci con Federico nel 1238, non erasi dimenti- 
cata. Irato l' imperatore di vedersi tempestata ferocemente la 
sua tenda regale, comandò l'assalto del monte estremo 
della Maddalena e del forte ivi costrutto, ov' era chiuso il 
Lavellongo. Duro fu il cozzo dell'armi ed ostinata la batta- 
glia; ma ferito a morte quel valoroso, cadutigli d'intorno 
i suoi compagni, la rocca fu presa e data agli esuli bre- 
sciani per custodirla: e perchè non ha chi si fidi, nò sarà 
mai, di coloro che non amano la patria, v' ebbe posto En- 
rico buon nerbo de' suoi Tedeschi a tenerli in rispetto. Ma 
i nostri Benacensi di parte guelfa tacitamente appressavano 
al monte una mano di valorosi, e dato con impeto l'assalto, 
ributtavano il presidio imperiale dalla rocca l . 

Quanto sopravvanzava del maggio e mezzo il giugno si 
combattè d' ambo le parti con alterna fortuna. Il nemico bat- 
teva colle sue macchine le mura : vi rispondevano i nostri 
cogli apprestati congegni a rintuzzarne l'insulto. 

Al 19 di giugno avendo l'imperatore spinte l'armi contro 
gli apprestamenti dei nostri colli, Tebaldo Brusato, nelle cui 
mani avevano i cittadini collocata non ch'altro la salute della 
patria, uscì con un'eletta schiera de' suoi cavalli fino a Som- 
mo-castello per sostenervi le difese. Scorgendo venirgli in- 
contro assai lance tedesche 2 , d' alti e superbi spiriti com'era, 

i. Homines Riperice armalam probo- runt: opìnabanlur euimlocum illuni 

nini virorum comitivam, adversus ...obtinere non posse. Malv. Chron. 

hos, quos super eo monte Imperalor cit. col. 970, e. Vili, dist. IX. 
slatuerat: qui repente ad montis % Udiamo il Cermenale (R. I. S. I. IX, 

culmen accedentes , cunctos qui illic col. 1256): Dum itaque Thebaldus, 

erant, magna evede prostrabanl ; cui hujus Vallis (Camonicm) iter 

tandemque ab eo loco propulsis curce nimium fuit, vicinum urbis 

àostibus, ipsis ad propria remea- montem visitai, presidio muntene 



29 



GLI ANGIOINI 



sdegnando la fuga ed il consiglio de' suoi, le aspettò di pie 
fermo; ferocissimo fu lo scontro, e disperata e salda in quel- 
ita/. S. tomo IX, col. 527 e seg.) 



dum, ne inde insullus frequentanti- 
bus itervallis fiata Theiitonisetc... 
circumventus modica in defensione 
accessus, peracta pugna, pluribus 
recepiis vulneribus, equo prostra- 
titi est. Plerique comilum ejus ibi 

ccesi, pauci... per devia montis 

fugiunt. Jam incognito Thebaldo, 
victor Theutonus recedebat; cum 
qui spoliandi causa remanserant, 
Inter cadavera adhuc vivum cogno- 
vere Thebaldum frustra sperantem 
semoribundum fingere, qui illieo ad 
se regem perlractus, antiqua elimi- 
na -. . sibi allegabantur in causa, 
prodere jussus nobiles Fredericos 
Vallis Camonicoe ohm ex antiquis 
hostibus connubiis secum partos 
convivas etc. col resto d' accuse 
atroci di tradita ospitalità, e di 
mense domestiche macchiate di 
sangue fraterno, cioè d'un Fede- 
rici che di poco avea pigliata in 
moglie una fanciulla di Tebaldo, 
come a pegno di concordia fra 
l' emule case. Onde la misera pre- 
gava il marito non s'accostasse 
agli insidiosi conviti del padre! 
Ma se il Cermenate mettendo al- 
trove in bocca di Maffeo certe colpe 
del Brusato, note ai Liguri, di 
trattati infranti dei quali scrittura 
nondum erat sicca, qui moderato 
soggiunge, etenim more vulgaiis 
fama narrabat. Noi per altro se- 
guiteremo il Malvezzi bresciano, 
epperò più al fatto delle cose no- 
stre. Dino Compagni (Chron. Rer. 



ad altro ascrive la sua cattura. - 
« Messer Tibaldo volendo soccor- 
rere andò là, e per giustizia di Dio 
il cavallo incespicò, e cadde e fu 
preso e menato all'imperatore... 
e fattolo esaminare, in su un cuqjo 
di bue, lo fé' trascinare intorno alla 
città, e poi le fé' tagliare la testa 
e il busto squartare, e gli altri 
presi fece impiccare ». - Ed il Fer- 
reto, R. I. S. t. IX, col. 1071: 
Ubi dum acriter pugnar etur ,utrin- 
que superatus, tandem Thebaldus 
vulneribus quinque graviter sau- 
cius telluri procumbit, semiani- 
misque ore resupino , ne forte 
agnilus apprehenderetur spiritimi 
exhalans cadaver fore dissimu- 
lai. Sed proli fata! lue indice fa- 
mulo (notum UH . . .) a Germanis 
clamore magno in castra protra- 
hitur etc. Augusta prò ilio frustra 
supplicante . . . primo corio bovino 
impositus est. . . . tum quatuor 
onagrorum caudis annexis circum 
castra protrahitur, deinde quadri- 
parte lacerti s , pedibusque hinc 
inde seorsum divulsis, jumentorum 
tractibus quatuor etc. Caput vero 
Germanis servalum hastis super- 
ponitur infixum etc. etc. Viscera 
sparsim solo, projecla post canum 
abhorrentibus morsibus ... E par- 
lando della vendetta che ne fecero 
gli assediati, caplivos omnes quos in 
riiiriilis servabant laqueis ad mu- 
rorum propugnacula pendidere etc. 



GLI ANGIOINI 



295 



l'istante supremo la resistenza. Ma poi che del suo petto gè- a ..3.i 
nerosofacea Tebaldo scudo a' cadenti compagni, coperto di 
ferite, soverchiato dal numero crescente degli accorrenti ne- 
mici, cadde nel proprio sangue; e così come n'era intriso fu 
trascinato, ambita e larga preda, dinanzi al re 4 , che tutto 
esultante al pensiero che vinto il Brusato facile acquisto sa- 
rebbe stata la resistente città, pensò valersi di lui. 

Tentando colle promesse la maschia virtù del prigioniero, 
lo venia stringendo perchè l'autorevole sua voce consigliasse 
i combattenti a chiedere i patti. Ma nell'anima severa di quel 
soldato non valsero proposte allettatoci, non lusinghe di re. 
E perchè l' imperatore, insistente al priego, volea pur che 
Tebaldo mandasse lettere a' suoi concittadini persuadenti la 
pace, e minacciavalo resistente, anteposto V onore dell'amata 
sua terra e di sé stesso, più timoroso della perdita di quello 
che della vita, scrisse al popolo ed al Consiglio che difendes- 
sero coli' armi la libertà della patria. Cadde il foglio fatale 
nelle mani di Arrigo VII, che nell'alto sdegno di un potente 
schernito, lui supplicante invano la imperatrice del suo per- 
dono, comandava che trascinato a coda di cavallo per tutto il 
giro del campo il misero Tebaldo, indi messo in quarti, se ne 
ponessero in alto dinanzi alle nostre mura i lacerti insangui- 
nati 2 . Non ci volle di più perchè la rabbia del popolo asse- 
diato volgesse in furore; ed irrompendo a sue terribili vendette, 

- Il Chron. Cesen. R. I. S. t. XIV, 2. Jussit tamen Imperator Thebaldo, ut 

col. 1133, fa Tebaldo squartato per civibus scriberet, qualenus eam ci- 

due alberi piegati a forza ecc. vitatem imperiali Majestati vela- 

i. Tunc eo in loco forliter pugna- xarent. At Me honorem patria) 

tum : qua pugna Thebaldus prò saluti proprim prozferens, scripsit, 

suorum salute, inimicorum ictus quod patrioe libertatem armis de- 

sustinens, multis vulneribus sau- fenderent. - Malvezzi, Chron. Re* 

ciatus, in capite etiam letaliter rum Italie. Scr. t. XIV, col. 971, 

vulneralus eie, Malv. 1. cil. e. 970. capo XI. 



29G GLI ANGIOINI 

a.mt ricattandosi nel sangue dei prigionieri nemici, correa fremente 
alle carceri, ed avvintili, li venia trascinando con tumulto 
feroce per le piazze della città; poi come a rappresaglia si 
appendevano strozzati ai margini delle muraglie cittadine *. 
Sei giorni dopo (25 giugno) uscì quel popolo impetuoso 
da porta s. Giovanni, e fra la dubbia luce del tramonto recando 
fiaccole ed argomenti d'ogni fatta per mettere l'incendio nel 
campo nemico, fu sulle guardie delle macchine da guerra, 
le sbarrattò, e posto il fuoco, torri, petriere, mangani, ba- 
liste, catapulte n'andarono in fiamme. All'assalto inopinato 
si corse all' armi , e fu tra quelle tenebre scompigliata la 
pugna. Caduto era il sole: le ardenti macchine come vaste 
faci allumavano crepitanti quella scena di morte, e i biechi 
volti dei combattenti, e il lampo delle spade, e più da lunge 
le insegne e i padiglioni, e dietro ad essi le patrie torri e i 
colli suburbani ripercuotevano quella rutila e fosca luce; 
mentre nell'alto incendio, fra lo strepito delle trombe e l'or- 
rore della mischia, il fumo dell' arse travi e delle macchine 
sfasciate si ravvolgeva turbinoso e lento per lo campo de- 
solato. Vinsero i cittadini, che ritornati alla patria, lasciati 
estinti due nobili guerrieri d'Arrigo stesso congiunti, altri seco 
recandone prigionieri di chiara stirpe, questi a vendetta del 
misero Tebaldo mutilavano, tormentavano, si cacciavano di- 
nanzi per le contrade facendone strazio: poi tronche le teste, 
le collocavano conficcate sull'aste davanti agli occhi dell'eser- 
cito nemico 2 con due stendardi dell'impero che avevano 

ì. At luce dumbrixiani cives deThe- tis ad vindictam suspende- 

baìdo percepissent, mox vehemenlis runt die doìninico XIX Iunii ipso 

ircerabie ad vidictam accensi, ca- anno. Malvezzi, 1. cit. col. 971, 

piivos quosdam... pedibus manibus- capo XI, R. 1. S. t. XIV, dist. IX. 
que vinctis, ad terram dejeclos per 2. Cam facibus et lumieris accensis. 

civiiatem trahunt, quos ad muros eie. . . . vespere transmiserunt ; qui 

civiialis laqueis ad collum posi- per portam s. lohannis iranseuntes 



GLI ANGIOINI 



297 



rapiti, e che nel fango trascinavano ad obbrobrio nelle no- a .mi 
stre piazze. E queste rabbie si fomentavano dai Fiorentini 
per messi e lettere e danaro *. 

Non so poi come credere al Malvezzi dove narraci di un 
infelice d' alto lignaggio fatto in brani e manducato dai ciechi 
e furenti cittadini 2 . Certo è però che Valeriano conte di 
Lussemburgo e fratello dell'imperatore « grande di persona, 
bello del corpo, cavalcando intorno alla terra per vederla, sen- 
za elmo in testa, in un giubbetto vermiglio, fu ferito d' un 
quadrello sul collo per modo che pochi di ne visse. Accon- 
ciavanlo alla guisa dei signori, e a Verona fu portato; e quivi 
fu onorato di sepoltura » 3 . Il Malvezzi lo dice ferito a 



repente ad ea edificio, irruunt, flam- 
misque accendimi eie. FU prcelium 
validum etc. Tres quoque illustres 
viros ea hora in civilate vincios 
adduxerunf, quorum unumloannes 
Spagnolus... Imperatoris germa- 
nus etc. Quos diximus captivos, 
pedibus ac manibus, naso, auri- 

busque abscissis , etc. . et 

capite detruncaios ad muros urbis 
in circuitu . . . miserabiliter sus- 
penderunt. Malv. 1. cit. 
i. « Incrudelirono quelli di dentro. . . 
che quando ne pigliavano uno lo 
ponieno in su' merli ... e ivi lo 
scorticavano. — La città non si 
potea tanto stringere con assedio, 
che spie non v'entrassero mandate 
dai Fiorentini i quali con lettere gli 
confortavano e mandavano denari ». 
— Dino Compagni, Cronaca, R. 
1. S. t. IX, col. 527 e seg. 

2. Malv. Chron. e. XIII, col. 972. 

3. Dino Compagni, Chron. R. 1. S. 
tomo IX, col 527 — e il Cer- 



menate, Hist. R I. S. tomo IX, 
capo XXXVI — e Ylter Italicum, 
Henrici VII, R. L S. t. IX, col. 
892 e seg. Dominus Waleranus 
sagilta percussus, etc. - Il Ferre- 
to, R. I. S. t. IX, col. 1075, narra 
che uscendo Valeriano al rumore 
della pugna intorno alle macchine 
incendiate, ut erat paucis obtectus 
armis. ..sagitta muris agriter de- 
missa, strenui militis guttur letali 
vulnere percussit. = Cujus cada- 
ver Albuinus Verone Prcefectus a 
rege poscens . . . Ulne vehiculis 
deferri, et juxta Cccnobium Pro?- 
dicatorum . . . humari commendava. 
Il Codice di Coblenza illustrato dal 
Gar (Arch. Storico del Vieusseux, 
prima serie, appendice XI) ricco di 
63 miniature del secolo XIV re- 
canti le gesta di Enrico VII, por- 
terebbe al n. XVI rappresentata la 
morte del giovinetto collo scritto 
appiedi. Dominus Walranus fra- 
ter Regis sagitta obiit Brixice. 



298 



(ILI ANGIOINI 



porta s. Giovanni nel bollore d'una sortita. Passava intanto 
fra queste avvisaglie sanguinosissime l'estate: ma nel due di 
agosto una valida coorte di nemici guidati da Corrado Pran- 
doni, Bonaventura Maducaseno ed Annibale di Galvisano, 
ghibellini espulsi, rapida ed improvvisa fu al castello di Sale; 
eppur venia respinta dai terrazzani e messine a fil di spada i 
condottieri *. 

Ornai l' imperatore non potea dar pace all' anima con- 
tristata e rosa dal dispetto per tante perdite, per tanti insulti: 
la morte del fratello stavagli dentro acerbamente confitta, e 
più la incomportabile vergogna della sua maestà fatta ludi- 
brio di un pugno di Lombardi; e in un istante di superbo 
sdegno veniva giurando che avrebbe raso a terra la ribelle cit- 



Sepelitur Verone. Il disegno è divi- 
so in due: da un lato cade Valeriano 
nelle braccia dei suoi baroni; dal- 
l' altro il vescovo di Verona che 
benedice al cadavere con rito so- 
lenne. E poi che di quel codice toc- 
cammo, io stesso col mezzo dei dotti 
germanici Betmann e Pertz facea 
venire i calchi dei cinque più im- 
portanti suoi disegni, che riguardano 
l'assedio di Brescia del 1311. Cioè: 
n. XII, Rex vadit per Quintai 
(Quinzano) Ponpiais ( Pompiano ) 
ante Brixiam. Schiera di cavalieri 
col re nel mezzo. Le divise e l'armi 
gentilizie dipinte sulle loro insegne 
basterebbero ad indicarci il nome 
di que'principi e baroni che furono 
all'assedio della città.- N. XXII, 
Brina vallalur circumcirca a». 
dui 1311 in vigilia Ascenlionis 
die XIX maj. Città recinta di forti 
merlate mura con torri: nel mezzo 



una porta con due torri: le baliste 
gettano i loro projetlili, sul di- 
nanzi un accampamento. - N. XV, 
Bellum Brixie, et capitur Theba 
Brisak. Combattimento, in mezzo 
al quale riconosci Tebaldo Bru- 
sato. - N. XV, Iustitia facta est 
de Theba capitaneo Brixice è il 
disegno che diamvi inciso. La testa 
di Tebaldo è confitta su di un palo, 
il suo cadavere è già in brani su 
quattro ruote, su d' ogni rota è un 
gonfalone. Altri qui vengono stra- 
ziali e martoriati. Ad uno poi su di 
un carro tirato da buoi viene divelto 
il naso. - N. XVI, la morte di Va- 
leriano. - N. XVII. Bellum in monte 
balislariorum. Pugna di gente a 
cavallo dinanzi ad una porta aperta, 
cavalieri che escono: nel fondo una 
fiamma. - N. XV11I, Rex intrai 
Brix. per fossata. 
1. Malv. 1. cit. e. XIV, col. 973. 



GLI ANGIOINI 299 

tà, per entrarvi non dalle porte, ma per le sue rovine, tagliati 
a pezzi li resistenti, condotti i vecchi ed i fanciulli a servitù, 
disonorate le nostre donne. Cuocevalo poi anco vedersi fra 
gli ardenti soli ed il lezzo dei cadaveri penetrata nel campo 
la morìa: « perchè il luogo era disagiato (qui replica Dino 
Compagni ) e il caldo grande e la vittualia venia da lontano, 
e i cavalieri erano gentili » l . Parrebbe anzi dal Ferreto e 
dal Germinate che seco recasse la bella e pia 2 Margherita sposa 
del re dagli infesti accampamenti il germe pestilenziale che 
poscia a Genova Y uccise. Pur fu tentato dai messi ponti- 
ficali un accordo di pace: venuti a porta Pile, sendone 
usciti ad incontrarlo i presidi ed il popolo della nostra città, 
Goizio da Foro, l'uno di questi, disse gravi e solenni parole 
a sostegno della patria; mia nulla se ne fece 3 . 

Risolutosi alfine Arrigo VII per un ultimo conato, sur- 
to il 20 d'agosto, fu fatto impeto con tutto lo sforzo dell'ar- 
mi nemiche in tutte le bastite, contro tutti i valli fra la città 
ed il monte di s. Fiorano. Dato Y assalto alle custodie ed 
ai forti dei colli circonvicini, Sommo-castello e s. Fiorano 
venivano investiti; per ogni parte disfatti i valli, i terrapieni, 

1. Dino Comp. Cron 1. cit. -Ferreto, tentatimi est. Rer. It.'Scr. t. IX, 

Hist. cit R. I. S. t. IX, col. 1087, col. 1079. - Il capo 42 del Cer- 

dove parla di Guido duca di menate parla di quella pestilenza 

Fiandra morto dalla peste, qaem che nel campo e nella città mieteva 

in castris apud Brixiam ob aereis parecchie vittime. 
intemperiis efc....ed a col 1090, 3. Malv. Chron. cit. e. XV, col. 972, 

ob lalentes inter Germanos visce- 913. E o (lem mense augusti die VII 

rum corruptelas cujus initium Apostolico? Sedis Legati componen- 

apud Brixiam. dai pacis grafia etc . . ad civita- 

2. II Ferreto narra di lei, che mentre lem venienles, juxta portam Pila- 
fervevano le battaglie intorno a rum foras Prcesides urbis placidis 

Brescia., dall'amorosa donna nullum sermonibus alluditi sunt etc 

prò sospite conjuge (per dirla con Niles Goilius de Foro admiranda 

una frase del cronista) Numen in- sermocinatione etc. R. I. S. t. XIV. 



300 V.ÌA ANGIOINI 

». ,3.1 le barricate che dalle porle urbane s' erano condotte su per 
li dorsi di que' poggi: ma gì' intrepidi Bresciani li difendeva- 
no coi loro petti, e rovesciavano giù pei clivi e nelle fosso 
1' onda crescente d' un intero esercito. Fino a sera fu com- 
battuto: fu largo il bottino, fu sanguinosa la strage: e i padri 
nostri se ne tornavano vincitori carchi delle spoglie di tanta 
pugna ed orgogliosi di averla superata. Veramente rado è 
nella storia del medio evo 1' esempio d' una città recinta di 
tanto esercito come Brescia fu da Enrico VII. Più raro 
ancora che una sola città gli resistesse. Perchè, siccome 
abbiam toccato, vi erano le armate di quasi tutte le città 
subalpine e d'assai dell'Italia meridionale: Bergamo, Mi- 
lano, Torino, Vercelli, Genova, Tortona, Como, Cremona, 
Verona, Trento e così via. Quivi Torriani, Visconti, Scali- 
geri, Estensi, Colonna, Sabaudi, ed altri principi e magnati 
coi loro militi e corti e seguito di guerra. Epperò noi soli 
contenemmo sì vasto fiume. Tanto avveniva il dì 20 agosto: 
quanti vessilli dell' impero vennero allora nelle nostre mani, 
altrettanti ponemmo in alto a capo chino sulle patrie mura, 
fremendone la corte d' Arrigo VII l . 

Se non che il monte Campello erasi vinto dagli imperiali; 
l'avevano anzi fortificato di genti e bastionate: ma il popolo 
bresciano più a lungo noi sopportò; ed uscito di notte , era 
T ultimo di agosto, per la via secreta della Pusterla invade 
gli accampamenti dei Milanesi e ne disperde i soldati : armi, 
tende, cavalli, tutto rimase per noi, mentre a' dati segnali 

i. Malv. R. I. S. t XIV, dist. IX, spirito di parte cui risentono le 

col. 973. - 11 Germinate nelle sue accuse date al Brusato, di pusilla- 

Cronache descrive a lungo quel- sima, d'iniquo, di traditore. - An- 

T ultima battaglia, come a lungo ne che il Ferreto non è meno parziale 

la descrive il Ferreto. - La parola a parte ghibellina , e davvero che 

nostros del primo, dove parla de- di buon grado noi ci teniamo al 

gli imperiali, rende ragione dello nostro Malvezzi. 



GLI ANGIOINI 301 

discesi rapidamente da Sommo-castello i nostri che v'erano a.mt 
a presidio, calavano sulle custodie di Campetto, le mettevano 
in rotta, ed arse le munizioni, riconquistata la trincea, sperpe- 
ravano quel picciol campo fattovi dai nemici a grande stento. 
Erano quattro mesi che quell'assedio così glorioso durava 
intorno a noi. Cominciavano pel campo sciagurato le penurie 
delle provvigioni, ed Arrigo VII guardava a Roma, in cui l'aspet- 
tava quel cerchio d' oro che tanti ambiscono e che gronda le 
tante volte di lagrime e di sangue. Fu allora che il cardinale 
Luca del Fiesco e il patriarca d' Aquileia s' interponevano per 
la pace. Era il cinque di settembre : seguito dal patriarca e da 
principi lombardi, entrava solennemente da porta s. Gio- 
vanni il cardinale del Fiesco, e Goizio Foro, Corradino Con- 
falonieri, Ubertino Sala, Giacomo Poncarali, un Gaetani, un 
Lavellongo sorreggevano all' aste il baldacchino. Salutati dal 
popolo, si raccoglievano i prelati nel palazzo del Comune, dove 
le condizioni della pace si rimettevano al cardinale, da cui 
molto speravano i Bresciani, però che i nostri guelfi, ed i 
Brasati sugli altri, amavano i Fieschi, e n'erano corrisposti. 
Trattata e combinata la concordia, venivano accolti i prin- 
cipi di Fiandra e di Savoia (19 settem.): cinque giorni dopo 
entrava l'imperatore nella mal vinta città; ma ricordevole del 
giuramento, che non dalle porte ma dalle infrante mura saria 
passato, aperta quindi a cantone Mombello una larga breccia 
ed appianata la fossa, volle entrarsene per di là colla splen- 
dida sua corte e dietrogli molto esercito. Avea giurato Enrico 
che avrebbe tronco il naso a' ribelli Bresciani (così narrasi 
almeno); epperò fu detto che suggerisse il cardinale agli 
assediati, che alle statue, ornamento alle fabbriche cittadine, 
si mutilasse il capo *. 

1. Malv. Chron, lìcr. 1. S. t. XIV, col. 975, dist IX, capo XVI11. 



302 GLI ANGIOINI 

Entrava dunque Arrigo nella nostra città 1 . Disprezzatore 
dei patti convenuti sulla parola del cardinale del Fiesco, la- 
sciò libero il freno all' ira così a lungo maturata, vigliacca- 
mente soddisfacendola col rompere la santità dei giuramenti, 
ed inveire col popolo che all' ombra delle sue promesse 
l' aveva accolto nel proprio seno. Comandò che le torri de- 
gli spaldi si diroccassero, salve quelle che proteggevano le 
porte d'Arbuffone, di s. Giovanni, di s. Andrea, perchè (fosse 
vero o no) veniagli detto che s' appellavano porte regali. Ri- 
fugge il Malvezzi dal numerarci i patti infranti dal re sper- 
giuro. Solo aggiunge che posto ai cittadini l' enorme balzello 
di settantamila fiorini d'oro, ne lo pretese a forza. E coman- 
data la descrizione per tutto il Bresciano degli uomini atti 
all' armi, dai giovinetti d' in sui diciott' anni ai vecchi sessa- 
genarj, trovatili salire a centotrentaseimila, sclamasse ad un 
tratto: davvero che questa Brescia non è città, ma un regno. Di 
queste sue rabbie pochi avvertivano per altro un documen- 
to: ed è la sentenza che nel primo di ottobre volea gridata 
nella pubblica piazza sul verone del nostro palazzo, ivi se- 
dente il re medesimo come dall'alto di un tribunale. 

Premessi gli elogi della clemenza e della pace, parlato di 
giustizia e di misericordia, toccato il suo proposito di mettere 
a concordia le parti dilaniatrici della terra lombarda, narraci 
poi che dalla città di Brescia, numerosissima d'abitanti (cives 
multitudine innumerosa), essendosi banditi assai concittadini, 
avea l' imperatore ottenuto a quegli esuli il ritorno, e con 
esso la riconciliazione fraterna: ma che ribelle, ma che sper- 

1. « Per mezzanità di tre cardinali stati terra salvo l'avere e le persone. - 

mandati dal papa all'imperatore, i Lo imperatore entrò nella terra, e 

quali furono mons. d'Ostia, mons. attenne loro i patti. Fece disfare le 

d'Albano e mons. del Fiesco, si mura e alquanti Bresciani confinò», 

praticò l'accordo ... di dargli la Dino Compagni, 1. cit. 



GLI ANGIOINI 303 

giura la nostra città, ricacciati fuor delle mura quegli appena 
ritornati suoi figli, mettendone a ruba le proprietà, perse- 
guitandoli a morte, mosse guerra all'impero, donde Y asse- 
dio e le battaglie sostenute *: quindi gli accolti nemici, e le 
lettere secrele ed i trattati coli' altre città 2 suscitatrici di 
rivolta e di danni contro di lui. Ma che richiesto dei patti, 
volendo lasciare, un monumento della sua clemenza, suppli- 
cante il pontefice, intervenienti i legati e i cardinali Ar- 
naldo Sabinense e Luca di s. Maria 3 , sentenziava: 

Che i Bresciani per questi loro fatti non abbiano a mo- 
rire; che non vengano mutilati, o fatti prigionieri. Che pos- 
sano far testamento, ed abbiano le loro proprietà, salvo il 
diritto dell' impero. Che siccome avea giurato il re che 
pietra sopra pietra non rimanesse della ostinata città, sicché 
l'aratro ne la solcasse, venga risparmiata la sua distruzione: 
che le muraglie per altro, le torri e le sue porte vengano 
atterrate, spianate le fosse a carico del Comune, sollevati 
dello spendio i ghibellini: che più ne muraglie né torri si ri- 
facessero senza la volontà dell'impero: che fortezza alcuna 
più non sussista per tutto il Bresciano, non assenziente il re. 

Che sia privato ogni ordine cittadino del mero e misto im- 
pero, d'ogni diritto amministrativo sì urbano che territoriale; 
privato degli statuti, delle consuetudini, justitia suadente (!): 
annullata qualvogliasi benemerenza o privilegio che durante 
la ribellione avesse mai conceduto a qualche cittadino ribelle. 

ì. Malv. Chron. R. 1. S. tomo XIV, offendere moliendo, gentes nostras 

col. 975, dist. IX, e. XVIII. coniinuis preliis invadendo, deru- 

2. Per es. con Firenze, come risulta bando, vulnerando et occidendo 
dalle cronache di Dino Compagni. et etiam magnani quantitatem ho- 

3. Personam nostrani et reverende minum in conspectu Castri nostri 
Regine consortis nostre in domo suspendendo. Così tutto in ira spo- 
habitationis nostre trabnecis et neva nel suo terribile decreto l'im- 
macchinis in quantum poterant peratore i torti dei nostri padri. 



304 GLI ANGIOINI 

a.mi Confisca universale ai beni del Comune, pedagi, gabelle, 
redditi d' ogni fatta, borghi e castelli suoi: confiscato il me- 
desimo palazzo comunale colla sua torre, confiscato il colle 
Cidneo colle sue muraglie, confiscata la cerchia delle mura; 
, dimessi dair ufficio que ? notai che seguivano i ribelli. 

Questa fiera sentenza fu pronunciata, presente il conte 
di Savoja, con altera solennità l . Noi vedremo qual conto ne 
facessero i nostri padri. 

E qui vienci a proposito una bella questione: usarono 
forse o no per queir assedio feroce i padri nostri la polvere? 
Omodei 2 fu dei primi, che a primo esempio lombardo dell'uso 
delia polvere e delle artiglierie recasse il troppo vantato e 
troppo incerto passo del Polistore di frate Bartolomeo 3 , re- 
plicato dallo Zambelli 4 . 11 Bravo 5 e dietro questi il Lechi se- 
guitarono quell'opinione, attribuendo alle parole di frate Bar- 
tolomeo un'importanza che non hanno. Ma se nella tavola 
XVII del Codice di Coblenza, già da me rammentato, portante 
r epigrafe — Bellum in monte Balislariorum — , e citata dal Le- 
chi, vedesi dipinta una fiamma largamente sparsa nel fon- 
do 6 , questa è gittata là con incerte forme, e come levantesi 

té Archivio Secreto di Cremona. - poi la concordia fra Enrico ed i 

Anche il Nassino la ci dà. Memo- Torriani (1311 fogl. 210, t. IH 

rie autogr. - Codice Qui r in. C, I, del Cod. Dipi.) data dal campo di 

15. Noi la pubblicheremo nel Co- Brescia, per tacervi d'altre carte, 

dice Diplomatico. - 11 Visi poi 2. Omodei, Della Polvere e primo uso 

pubblicava nel suo Codice Trivi- dell 1 Artiglierie. Mem. dell 1 Accad. 

giano una sentenza di Arrigo data di Torino, t. XXXVIII , 1833. 

negli accampamenti sotto Brescia, 3. R. I. S. t. XXIV, 722. Si difende- 

pcr differenze tra Vicentini e Pa- vano con mangani e con bombarde 

dovani (t. V, pag. 141, 9 giugno e con trabocchi e con balestre, 

1311 ) - ed una lettera del vescovo t. XXXlil, 1833, 34. 

di Trento (10 agosto 1311), che 4. Zambelli, Differenze fra i popoli 

consiglia Odorico d'Arco a non antichi e moderni, t. I, pag. 138. 

prestare ajuto ai Bresciani contro 5. Bravo, Stor. Bresc. - t. V, p. 167. 

l'imperatore. - Il LUNIG contiene 6. Lechi, Tipogr. Bresc. - pag. 14. 



GLI ANGIOINI 305 

dal fondo appena sì piglierebbe per dilavata imagine d' un 
incendio. Tutti sanno che la bombarda non fu la prima mac- 
china destinata a ricevere la polvere *; che i trabocchi, le 
troje, le briccole, i mangani, le baliste gittavano ancora palle 
roventi e pentole incendiarie; che la più antica descrizione 
della bombarda rinvenuta dal Promisnon arriva che al 1376 2 ; 
che se la certa notizia del cannone rimonta fino al 1326 3 , 
quella delle bombarde non risale più in là del 1369. 4 Non 
ha quindi memoria sicura di quelle bombarde che il Ferra- 
rese accenna, quando l'aggiunta a polvere dell' Omodei debba 
sottintendersi nel testo, il che non sarebbe che un arbitrio. 
Arrogi l'assoluto silenzio di quelle cronache italiane che 
dell' assedio di Brescia facevano un dettagliato e prolisso 
argomento delle loro pagine; talché il Ferreto, il Cerminate, 
Dino Compagni, il vescovo Botrontinense così minuto ne'suoi 
raccontamenti e così al fatto come d'uomo eh' era nel campo 
di Arrigo VII e che ne' fatti dell'assedio sostenne a proprie 
spese una parte alquanto singolare, non ne dicono parola: 
non verbo, che è tutto dire, è nel nostro Malvezzi così vicino 
a' fatti stessi, e che del resto numerando minutamente le 
macchine ed i congegni messi in campo da' suoi concittadini 
e vantandone la virtù, non avrebbe dimenticato il massimo di 
tutti. Del resto, anche il buon Bartolomeo, di cui si vanta il 
passo inconcludente, vissuto dal 1343 al 1390, non potea 
dir cose del 1311 da lui vedute, ed empì quel po' che pur ci 
narra sotto quell'anno di grosse fanfaluche 5 . Che più? l'Omo- 

1. Cibrario, Delle Artiglierie dal 1300 bramo, 1. cit. p. 15, 16 e note, 
al 1700 - Lione, 1854, per Perrin. 4. Bonaini, Nota al Rondoni. Ardi. 
- Venturi, Sull'origine e sui prò- Storico, VI, 905. 

gressi delle artiglierie. 5. Vi basti questa « ogni dì uscivano 

2. Promis, Stato dell'artig. circa il 1500. fuora (i Bresciani) alla battaglia, e 
3 Riccob. del Bava, Odeporicon, p. II, quanti ne prendevano tanti ne ai- 

p;ig. 587, diss. pag. 100. — Ci- rostivano e mangiavano ». 

Odorici, Storie fìnse. Voi. V! 20 



1106 GLI ANGIOINI 

dei medesimo, vantatore del passo, a pag. 41 del suo lavoro 
ci fa sapere che le baliste anch' esse nomavansi bombarde 
(come il Moretti chiamava trabocco il mortajo) e che Poggio 
Jacopo traduttore delle storie di Bracciolino suo padre, alla 
voce macchine e baliste del testo sostituiva bombarde ed edifi- 
ci, e che il Vallarlo nella seconda metà del secolo XV chiamò 
balista una grossa bombarda. Anche la tavola di Coblenza 
non ci darebbe infine che la battaglia delle baliste (come suona 
lo scritto appiè di quella), cioè lo scontro che succedea du- 
rante l' incendio delle macchine da guerra datoci dal Mal- 
vezzi. Ond' è che il buon frate inquisitore od ha pigliato un 
granchio, e parecchi ne piglia, od usò la voce bombarda 
per balista, od altra macchina da gitto senza polvere. E per- 
chè vi ho citato il vescovo Botrontiense *, che narra nel 
Viaggio Italico le sue vicende un po' romanzesche nell'as- 
sedio bresciano, mandatovi da Clemente V per la pace, 
terminerò con esso le memorie di quel fatto per noi così glo- 
rioso. Venne egli nel campo di Brescia, che nulla i cardinali 
avevan per anco ottenuto, e seppe di un messo del podestà 
di Brescia, Pino da Firenze, mandato secretamente a' Fio- 
rentini, ed arrestato dai Veronesi. Tolte sue lettere, le si 
leggevano, presente Arrigo, la imperatrice e il duca di Sa- 
voja: dicevano che la città non avrebbe ceduto 2 , che non 
abbisognavano che fiorini per lo stipendio dei fanti; li man- 
dasse Firenze col mezzo di quei reverendi padri predicatori 

1. Abbiamo da lui che i Brusali do- in Brescia, l'altro a Vercelli. Anche 

minatori a quel tempo di Novara, mi dà sospetto di parentela fra gli 

come lo erano i nostri, fossero uni e gii altri il vedere i nostri 

guelfi al par di noi. Iter. Italicum amicissimi dei Fieschi, come lo 

R. I. S. t. IX, col. 892, indirizzato a erano quo' di Vercelli. 
Clemente V. Anzi due Brusati con- 2. Interim fuit unus mrsor venicns 

-temporaneamente reggevano in quel de Iirixia et vaclens in Fiorenti firn, 

tempo le cose di due città; l'uno raptus cum litteris, quod potestas 



GLI ANGIOINI 307 

ch'altri n' avean recati; e narravano di quattromila tede- iiti\ 
schi uccisi (il che non era, soggiunge il vescovo) e che 
presto avrebbero conseguita vittoria. Arrigo si contristò *: 
quella lettera fu data al presule di cui parliamo, perchè 
ne la mostrasse al Legato, ch'era in Soncino. Il vesco- 
vo n'andò; ma giunto a mezza via, trenta militi e trecento 
fanti lo circondarono colla sua corte, e s'avviarono ad un 
castello nostro fuor di mano; quindi avvinte a' suoi fami- 
gli mani e piedi, cercavano alcune piante per impiccarli. 
Ma il capo di quelle genti, che vigilava sul povero prelato, 
l'assicurava ch'ei non sarebbe morto; che mostrasse in- 
tanto la lettera dei Bresciani, che certamente tenea con 
sé coli' ordine di consegnarla ai cardinali. Io che 1' aveva 
(qui continua il vescovo) nel mio bagaglio, conobbi che Arrigo 
stesso avea dei traditori. Narra poi come schermendosi alla me- 
glio, giunti al castello, dove di tutto era dovizia pei soprag- 
giunti fuor che di vino, prontamente offeriva loro del proprio 
eccellentissimo vernaccio di Lamagna eh' avea con se. Dispen- 
sati frattanto alcuni vasi d' argento perchè bevessero, colse il 
momento per nascondere la lettera, che indarno fu cercata 
nelle sue valigie. Gridavano in questo mentre gli uomini della 
terra: — al patibolo, al patibolo — . Come ne stesse il po- 
vero prelato, Dio vel dica. Pur con arti sottili procurò che il 
Legato avesse la lettera fatale. Questi poi tanto si mise at- 

Brixiensis, qui tunc erat Fiorai- solvendis , et mitlerent per illos 
lice , Pinus nomine eie. . . . Ut- prcedicatores per quos aliam pe- 
terce Regi fuerunt apportala} . . . cuniam miserunt. - Si vegga la 
Comuni Florentice civilatis isti de Traduzione del Viaggio falla nel 
Brixia scribebant, quod nullo mo- scc. XIV, pubblicata dal Vieusseux, 
do obbedirent, et quod ipsi eis Archivio Storico, serie I, appon- 
evo succurrerent in pecunia, et dice n. 18, pag. 79 e seg. 
scirent quod nulìius rei indi yerenl, 1. . . . fuit lotus malinconicus. (iter. 
uisi florenorum prò stipendiami Hai. cit ivi). 



é>08 .;u angioini 

(orno clic ottenne dai Bresciani la libertà del vescovo. Ma 
quando fu ad aprirgli le carceri di Pontevico, nelle quali era 
chiuso, che è che non è, il vescovo non c'era più. Con un' a- 
stuzia se n'era ito a Rebecco, e di là per Cremona. Non vi 
spiaccia l'aneddoto. Altro ancora potrei narrare di quell'as- 
sedio famoso. — Ma la storia e' incalza. 

Senonchè quelle sollecitudini fiorentine venivano contra- 
riate da un esule illustre; dal medesimo Dante, che nelle 
sue lettere pressava T imperatore non pensasse a Brescia; 
vedesse piuttosto la sua misera Firenze 4 . E fra la peste, le 
vittovaglie che mancavano, il desiderio della corona che lo 
aspettava e gli uffici dei cardinali, ma più di tutto la nostra 
virtù, valse que' patti che poi venivano bassamente infranti 2 . 
Lasciavaci Enrico a vicario suo, come vorrebbe il Muratori, 
un Moroello Malaspina, l'amico di Dante 3 ; secondo altri Gi- 
berto da Correggio * amico e parente dei Maggi, e secondo 
altri ancora un Nicola Pisano 5 , mentre una carta di quel- 
l' anno mi registra un Baganino da Mandello 6 . 

1. Balbo, Vita di Dante, capo X, pa- 4. Balbo, Vita di Dante - capo X. 
gina 116, ediz. di Napoli. 5. Ed anche pel vicarialo è confusione 

2. Nelle tavole del Codice di Coblenza grandissima negli storici. Se il 
è la entrata del re in mezzo a torri Maggi notava un Nicola Pisano, ed 
crollanti (Rex inirat Brixice per il Balbo un Correggio o un Malaspi- 
fossata plana). Uomini a piedi na, lo Zamboni registrava nelle sue 
presentano all'imperatore i capi Misceli, un atto del 1311, nel quale 
delle corde ch'hanno legate al collo un Baganino da Mandello v 1 è chia- 
( tavola XVIII). In altra tavola è il mato prò imperatoria majeslatc 
re seduto in tribunale co 1 prostrati nunc vicarius Brixice (ex tab. s. 
e supplicanti cittadini (Rex sedet Euphem. capsa L, Cod. 133 della 
in ludicio Brixice). mia Rac. p. 171). Da un doc. del 2 

3. Trova, Del Veltro Allegorico dei gennaio 1312 trovo rettore di Brc- 
Ghibellini. - Napoli, 1856, con al- scia un Pietro della Porta da Cesena. 
Ire scritture intorno a Dante, pa- 6. Codice 133 della mia Raccolìa 
gine 133, 134, 143. - p. ITI. 



GLI ANGIOINI 309 

La partenza di Enrico dall' agro bresciano non potea dirsi ,uii 
che un'accorta e nobile ritirata, perchè all'esercito scompa- 
ginato, tolte le schiere dei ghibellini lombardi, più d'esercito 
non restava che il nome. Arrogi que' patti stoltamente cru- 
deli ed orgogliosi di un re mezzo vinto, quali noi vedemmo, 
fatti a posta per muovere a disdegno le moltitudini, e il di- 
sprezzo dei popoli per quella che i ghibellini chiamavano 
maestà dell' impero. Ma l'impero per noi guelfi non era più 
che una larva. 



LIBRO XVIII. 



GLI ULTIMI ANNI 

DELLA BRESCIANA INDIPENDENZA 



CONC1TAMENTI ESTREMI DEL NOSTRO COMUNE 



Erano calde ancora le ceneri di Tebaldo, e nuovo seme 
di sconcordia e di tumulti ripullulava. Guelfi e ghibellini 
correvano agli scontri antichi; e quelle forti ire di par- 
te, cui né lungo assedio, nò traversie dell'armi avevano 
spente, ricominciavano. Di questa vera e subita rivolta 
non si conoscono le origini 4 se non forse nella prepon- 
deranza di parte guelfa trattenuta a stento dalla oppugna- 
zione della nostra città, tu tt' altro allora che vinta; e però 



1. Ho sospetto che fino d'allora in- qualche allusione a quelle mire oc- 

cominciassero le mene di re Ro- eulte o palesi, che ci riguarda. Ad 

berto e dei pontificali, e che anche ogni modo quella subita rivolta non 

a queste se ne debba il fomite. Nel poteva essere senza potenti soste- 

Ferreto Vicentino (Hist. in Rer. nitori, e la fuga dei settanta ostaggi 

hai. Script, t. IX, col. 109) è una non era certo a caso. 



312 



ULTIMI ANNI DELLA BRESC, 1NDIP. 



•i 1311 



se dall'altre città non esigeva Y imperatore che qualche rap- 
presentante 1 , settanta ostaggi bresciani tolti alle più nobili e 
più temute famiglie trascinava con sé fino al concilio di Pa- 
via. Poi fu a Genova con essi: ma colà giunto, gli statici di- 
scomparivano : e il praetcr paucos qui in itinere def aneti sunt 
del cronista Malvezzi mi fa sospettare quella loro fuga at- 
traversata da sanguinose venture, da contrasti e resistenze 
sostenute contro parte ghibellina che gli accerchiava. 

Toccata appena la patria terra, si chiudevano i profughi 
negli amici castelli del Bresciano e del Cremonese; ed avendo 
in non cale la terribile sentenza cui lo sdegnato imperatore 
avea già fulminata, risollevavano nel seno istesso della città 



1. Emisso persubjectas civitates edicto 
ut se ex una quaque delecti tres 
aut quatuor sequerentur , secum 
sepiuaginta ex intrinsecis Brixice 
dumtaxat Paplcc concilium eie. 
(Mussatus, Hist. Aug. in Rer. 
I. S. t. X, col. 395). - Il Mal- 
vezzi riferisce la partenza dell'im- 
peratore ai 2 di ottobre - Il Cro- 
naco Modenese (R. ì. S. t. XV, 
col. 571 ) al giorno 4 die s. Fran- 
cisci - e Ferrelo Vicentino (Hist. 
cit. R. I. S. t. IX, col. 1081) ri- 
duce a sessanta que' bresciani o- 
slaggi, e li dice trascelti dall'im- 
peratore ex optimalibus guelphcc 
parlis olim Thebaldi complicibus.... 
quorum primiores hi: Florenus 
de Poncarali, Corradinus de Con- 
faloneriis, Gulielmus ejus pater, 
Ubertanus de Salio. Attalchò, te- 
nendosi T imperatore sicuro, udito 
appena de' lombardi moti, non vo- 
lea credere (vix primo eredita). - 



Benché l'imperatore si recasse a 
Genova cum paucis miliiibus (Chr. 
Astens. R. I. S. t. XI, col. °23fi) 
il durum imperatoris jugum del 
Malvezzi opporrebbesi al - tenuti 
senza guardia del Muratori (Annali 
d'Italia 1312). - Serbavaci Camillo 
Maggi anche il nome d'alcuno di 
que' principalissimi de' guelfi no- 
stri, e sono — Girardo, Negro e 
Paolo dei Brusali — Goizio de 
Foro — Rizzardo ;Ugoni — Fe- 
derico, Giovanni ed Eustachio dei 
Griffi — Uberto e Giacomo dei 
Sala — Alessandro Tangettino — 
Graziolo da Calvisano — Corrado 
Bocca — Giuliano dei Gaetani — 
Inverardo Confalonieri — Fiorino e 
Giacomo dei Pontecarali — Giberto 
Fiammingo — Federico e Baldui- 
no dei Lavellonghi. - Secondo il 
Cron. Mutin. R. I. S. t. XV, col. 
511, Enrico li condusse a Cremo- 
na , indi a Piacenza ed a Pavia. 



ULTIMI ANNI DELLA BRESC. INDIP. 



313 



gli umori di parte contro ai Maggi ed agli altri principalissimi 
dei ghibellini: e questi alla lor volta, inseguiti dai guelfi, 
rannodatisi intorno alla basilica di s. Lorenzo ed al Ponte 
dei Torzani 1 , spedivano per soccorsi ai collegati di Bergamo, 
di Cremona e delle terre nostre; né fu indarno, però che 
mentre appunto la fortuna dell'armi parea volgere pe' guelfi, 
dagli squarci delle patrie mura, pe' quali era passato nella 
celebre oppugnazione come a trionfo l'imperatore 2 , con fra- 
stuono grandissimo di guerra eccoti irrompere i Bergama- 
schi e i Cremonesi, cui guidavano in persona due vicari 
dell'impero, ed ingrossati dai nostri ghibellini, cogliere i 



1. La Porta Pile dei Torzani (Malv. 
dist. V, e. XXIV) era forse presso 
quel ponte. - Da un ordine della 
città (a. 1245), che si legge nel 
Codice Diplomatico Bresciano del 
Padre Luchi ( autografo Labu- 
siano) - dal Malvezzi - dal Liber 
Fontium (a. 1339) Civit Brix. - 
Codice Quirin. F, VII, 6 - da due 
docum. (a. 1239, 1254) citati dal 
Tiraboschi (Monum. Humiliator.) 
- dal Doneda (Vita di s. Costanzo) 
risulta fosse il ponte dei Torzani 
appo alcune case degli Umiliati da 
Gambara, non lunge dalla soppressa 
chiesa della Maddalena. - Una 
parte Municipale del 1249 regi- 
strata nell'Indice Poncarali (Cod. 
Quirin. B, V, 33) reca; Per Hu- 
miliatos fratres fiat murus a ponte 
de Torzanis usque ad s. Lauren- 
tium. - Ciascuno può dunque rin- 
venire da sé il luogo della zuffa. 
In quanto al nome di quel ponte 
giovi osservare come una famiglia 



Torzani fosse a quel tempo, della 
quale io trovo un Alberto Notajo 
chiamato da Pagano della Torre 
patriarca d'Aquileja (24 die. 1321) 
a soscrivere l- atto d'unione degli 
Umiliati di Gambara colle Umilia- 
te degli Orzi, poiché propter du- 
rarti guerram, et discrimina qum 
in civ. et Diocesis Brix. damnaliter 
sunt exorta . . . vivere non possunt. 
2. Nondum enim civitas murorum 
ambitu reclusa fuerat, qui impe- 
ratoris jussu in ruinam eversi fae- 
rant (Malv. Chron. Rer. It. Scr. 
t. XIV, dist. IX, e XXXIII). Anzi 
pare dal Malvezzi medesimo che i 
ghibellini, a intrattenere i vincitori, 
parlassero di pace, mentre affret- 
tavano gli ajuti. - Il Maggi poi 
farebbe autore di quel divisamento 
un Berardo della sua famiglia, il 
quale per celeres nuncios chiamava 
soccorso d' uomini dalle amiche 
città (Hist. de reb. Brix. - Cod. 
Quirin. C, I, 14). 



31 4 ULTIMI ANNI DELLA BRESC. 1NDIP. 

£uti guelfi a tergo e farne strage, sbarazzarne le nostre vie, co- 
stringerli a riparare sui gioghi della Maddalena *. Ces- 
sata la pugna, venivano, secondo il solito, le crudeltà, e 
quindici giorni durò lo sperpero e la rovina delle guelfe case. 
Era capo dei vastatori Federico vescovo, uomo da spada più 
assai che da vangelo, mentre lo erano degli usciti Negro Bru- 
sato, Giustachino dei Griffi e l'abate Inverardo Gonfalonieri. 

j.,312 Perduta la città non ismarrivano i guelfi, che ingrossati 
nelle fortezze del territorio bresciano e cremonese, qua e colà 
si raccoglievano sulle rive del Benaco ed in altri castelli di 
Viadana e di Casalmaggiore, dove i Cavalcabò si rintanavano 
coi guelfi usciti della patria loro, campati all' ira di Arrigo VII; 
e perchè nulla mancasse a quello stolto furiare, vietavano i no- 
stri sotto pena dell'ultimo supplicio fra i due partiti le nozze. 
Altri ancora inseguiti dai ghibellini venivano ad Asola dura- 
mente battuti; il perchè abbandonati al nemico due Confalo- 
nieri (Corrado e Guglielmo), riparava il resto presso i Caval- 
cabò, ai quali stava fitta in cuore la perduta loro patria. 

Sorprese in questi fatti dai militi dei Cavalcabò non so che 
donne uscite da Cremona, le si traevano a Casalmaggiore, ove 
narrando le incaute come presidio non fosse nella città, ripigliate 
le armi, a quella si rivolgevano. Corradino Confalonieri (o di- 
verso dal soprascritto, o riscattatosi 2 ) guidava l'arrischiata 

1. Tandemque eos per montes B. caso a que' dì. Tre Confalonieri 
Magdalence fugam petentes , de trovo nel novero dei settanta o- 
civitate expulerunt. Anno Domini staggi, e guelfi perciò; Inverardo 
MCCCXI decembrio mense. Malv. l'abbate di s. Eufemia (Malvezzi), 
dist. IX, e. XXIII, col. 977. Corradino e Guglielmo (Ferreto). 

2. Capueolus, Hist, lib. VII. - Ma Ora un Corrado appena fatto pri- 
in quanto ai Confalonieri da Bre- gioniero dai ghibellini (Capr. ) mi si 
scia, è negli storici un pò 1 di con- fa duce da ben altri istorici, e subito 
traddizione. Tutto per altro si ag- dopo dell' impresa di Cremona : 
gusterebbe col supporne due rami era guelfa impresa, e manco male, 
di fazione diversa, frequentissimo si sarà riscattato. Ma ond'è poi 



ULTIMI ANNI DELLA BRESC. INDIP. 3 1 5 

fazione. Presa d'assalto la piazza, e toltone il governo a Ga- 
leazzo Visconti * che per l'imperatore la si teneva, diella tosto 
a Passerino della Torre 2 : poi con alla testa due Guidi, cioè 
l'uno dei Correggi, e l'altro pur dei Torriani, sostenuti dagli 
esuli di Parma, di Piacenza e di Cremona, ricuperava agli 
espulsi Correggi quest'ultima città. Quasi ad un tempo, o poco 
prima, lieti della risorta fortuna loro, si dilatavano questi pel 
territorio bresciano; vallavano di fosse e di ripari Gavardo, 
Gussago, Erbusco; ed alzato a Carcina un ridotto, l'addi- 
mandavano Castelguelfo: poi da centosessanta nemici truci- 
davano a s. Pietro in Monte, ove eretta una rocca la rende- 
vano, come aggiunge il Malvezzi, inespugnabile. 

Altra mano di guelfi riguadagnate quelle d'Asola, di 
Casalmauro, di Manerba e d'altri luoghi, vi si manten- 
nero: il perchè, sia che resistere non valessero a quel 
terribile conato, o a parte guelfa (come terrei più pro- 
babile ) pendessero le nostre terre , quasi tutte ribella- 
rono 3 ; e il tratto deliziosissimo della provincia dalle rive 
del lago di Garda fino all'ultime giogaie delle patrie valli, e 
quinci i piani di Montechiaro e di Canneto 4 , e la cerchia dei 

che un Corrarìino ed un Guglielmo 2. L' assieme di questo fallo, pai ci 

di quella famiglia persuadono al risulta dal Capriolo, presenta una 

vicario imperiale di Brescia V as- prima sconfitta ed una fuga in sino 

salto di Casalmaggiore ? ( 1313 , ad Asola dei vinti clic il Malvezzi 

Mangini) -ed il Mussato, gravissimo non dà, e da questo lato preferisco 

scrittore di que 1 tempi agitatissimi, il primo. La riscossa dei guelfi 

mi fa un Corrado sostenitore con non potea succedere che dopo il 

un'ala di Teutonici delle fortezze fatto di Cremona, 

degli Orzi e di Soncino? 3. Mussatus, Hist. cit. R. I. S. t. X. 

1. Villani, Islor. Fiorent lib. IX, 4. Denique universa} terree alacri Re- 

c. XXXI11. - In quanto a Galeazzo naci usque ad apices montis Vallis 

Visconti ed ai Torriani che gli ven- Trumpice et Yaìlis Gabii (Sab- 

nero sostituiti, leggasi il Germinate bj), et quee a Monteclaro usque ad 

(Hist. R. I. S. t. IX, col. 1265). Canedum sitee sunt, tane ipsis 



316 ULTIMI ANNI DELLA BUESC. INDÙ». 

colli di Franciacorla e i suburbani, e giù per la distesa delle 
nostre campagne insino all'Oglio ardevano dello stesso in- 
cendio; onde non era casale o torre della parte avversa che 
i guelfi non desolassero: il perchè s'appressavano minacciosi 
al riconquisto della patria loro *. 

Né crediate però che tanto quegli arrabbiati facessero 
da sé. Una repubblica lontana, ma potente, soffiava in quel- 
l'incendio; e noi sappiamo come il fatto di Cremona si do- 
vesse in parte ai Fiorentini, che continuo vi avevano ambascia- 
tori a trattare ciò 2 . Quel benedetto popolo , 

«Che disceso da Fiesole ab antico" 

volea batter F ali per terra e per mare 3 , come il cerbero di 
Dante, non avea parte che tenesse ferma, nò sofferiva che 
altri quetasse, perdi' egli noi poteva. 

Epperò, sendo le cose ridotte allo stremo sì che il nostro 
Comune era a stento infrenato dai ghibellini, prevedendo 
guai, desiderarono questi venirsene a concordia, ed i guelfi 
già propendevano ad accettarla. 

Guelfis de urbe expulsis parebant, etìam arcem Manervm suo arbitrio 

civitati penilus* rebellantes. Pari coaplanles, Gavardum.forliter mu- 

modo Francecuriam , et castetla nier uni. Ad basili cani quoque s.Pe- 

fere omnia, quee in planitie Bri- tri in Monte oppidum inespugnabile 

xice posila sunt, usque ad Olii flu- conslruxerunt eie. • . .In Carsi ni s 

minis litora , ipsi Guelfi suo nutu castellimi quoddam edificaverunl , 

obtinuerunt . . . veruni ad januas quod Castrimi Guelphum vocalum 

usque civilalis scepissime irruenles est. Denique universa terree eie. 

eie. (Malv. Chr. disi. IX, e. XXV). (come alla nota 4 della pag. antec.). 

1. Capriolo (Storie Bresciane, lib. VII) Pietro e Giacomo dei Peschiera 

colloca questi fatti dopo la morte morivano tra quegli assalti. Disi. IX, 

di Enrico. Non era de 1 tempi suoi e. XXV. 

tanta esigenza di date. - Ma leggia- 2. Villani, Istorie Fiorentine, lib. IX , 

moli Malvezzi: Ad caslrum Asulcc e. XXXIII. 
et Casalniori pervenieules (expul- 3. « Godi, o Firenze, poiché se' si grande, 

si), ca slatini optiiiuerunl. Deliinc « Clic per terra e per mare balli Tali ». 



ULTIMI ANNI BELLA 1JRESC. IND1P. 31 7 

Batteva intanto Guglielmo Cavalcano il forte di Soncino, 
e Guarnerio d' Hoembourg governatore di tutta Lombardia 
uscito di Brescia co' nostri, ingrossato dall' armi di Bergamo, 
di Milano e dell'impero, ne io riprendeva: poi fattosi con- 
durre il vinto Cavalcabò, più non salirai, disse, né bue né ca- 
vallo, e con un colpo di mazza rovesciavalo estinto l . 

A tanto conato di sdegni municipali aggiugnevasi la peste. 
Non è cronista di que' fatti e di quel tempo che non ne parli. 
His cliebus fuit mortalitas magna (scrive il Malvezzi), sed in hac 
cimiate valida nimis 2 ; ed il Villani sostenevala ingenerata 
dal puzzo dei cavalli e dalla lunga stanzia del campo intor- 
no a Brescia, narrando esser morti in quel fatale assedio 
molto grandi baroni, attalchè il povero Enrico se ne partiva, 
che 7 quarto della sua gente non li era r intasa , e quella 3 gran 
parte inferma 3 . Assai conti e cavalieri vi lasciarono la vita, 
soggiunge Dino Compagni 4 , a non ridirvi l'altre sue gravi 
e dolorose parole che altrove abbiam recate. Anche il Mus- 
sato, diligentissimo cronista, che viveva in quel tempo, 



1. Chron. Mutìn. R. 1. S. t. XI - vocazione per altro fu in Lodi. - 
. Mussat. Hist. Aug. lib. VII. - Fu Giovanni da Cerminalc, che v'ebbe 
detto che queir Hoembourg ordì- parte, lo attesta (Chron. in R. I. 
nasse, nel 13 febb. 1312, nella no- & t. IX, e. 45 e seg. ). - 11 di- 
stra i reggitori delle lombarde città ploma di Enrico VII, che nomava 
per disputare del come far so- Guarnerio capitanio generale dei 
stegno in Italia alla cadente au- ghibellini in Lombardia , sta nel 
torità dell'impero (Flamma, de t. XII, e. 1106 degli S. R. ltal. 
Gest. Azzonis Vicecom in R. I. S. Ivi è detto Comes de Humberg , 
t. XII). - Nazzari, Stor. di Brc- ed avea sede in Brescia (Morigia, 
scia, ms. Quiriniano G, 1, 11. - Co- Chron. Modoet. Rer. Ital. Script. 
rio, Hist. Patria, a. 1312, che dà t. XII). 

il decreto di convocazione: Man- 2. Chron- Brix. dist. IX, capo XX, 

damus... VII die mense Martii in col. 97G. 

civit. Brixice eie. - Giulini, Mcm. 3. Storie Fiorentine - lib. IX, e. XIX, 

di Milano, a. MCCGXIU. - La con- 4. Cronache Fiorentine - lib. III. 



0.1313 



Wìti l LUMI ANNI DELLA M\ESC. LND1P. 

ci fa della morìa dell' undici una concisa ma orribile pittura: 
imperocché già riboccanti di cadaveri i luoghi sacri, lungo le 
pubbliche vie si seppellivano: non sesso, non età risparmiata; 
e nell'infima plebe, più martoriata dai disagi e dalla fame del 
lungo assedio, il morbo più crudelmente infieriva *. Non 
è quindi maraviglia se lungamente sin oltre al 1312 ne du- 
rassero le reliquie, e se i germi fatali condottieri dell' eser- 
cito nemico portassero con seco, e se la bella e affettuosa 
Margherita, la moglie di Enrico VII, ne morisse in Genova 
un anno dopo 2 . 

Ugolino da Sessa al Pisano, vicario nostro, veniva sosti- 
tuito 3 . Ma né per cesarei messi quetavano le cittadine tem- 
peste. Un altro re dalla Puglia estrema pensava ai campi di 
Lombardia; e già gli usciti di Brescia, di Bergamo, di Parma, 
di Lodi, di Cremona gli si offerivano 4 : e perchè movevano 
lor contro i ghibellini, con varia fortuna tanti conflitti ne 
conseguivano quanti erano loro avversi italiani castelli. 

Corradino e Guglielmo dei Confalonieri da Brescia per- 
suadevano al vicario doversi prendere Casalmaggiore. Ivi 
erano i proscritti, e sostenuti dagli Asolani, mandavano a 
vuoto la nemica impresa 5 , mentre un Confalonieri sperdeva 
agli Orzi un grosso di Cremonesi che volevano la terra 6 . 



1. Defluxil et pestis ficee infra Bri- 3. Camil. Madii, Hist. de rebus pa- 
xianarum meenia, assumsitque trice, ms. cit. a. 1313. 
omnibus cctatis, et sexus mortales, 4. Hujus quoque exemplo (Parma-,) 
sed eos prcecipue , quos rerum extrinseci Brixienses efc. subeun- 
penuria instansque fames affece- dum (Roberti) dominio decrevere. 
rat — deficientibus namque locis Mussati , Op. cit. lib. XII. 
sacris, quai cimiteria rocant, in 5. Mangini, Storie di Asola, ms. presso 
publicis riis corpora sepelieban- V autore. - Mussatus, Op. cit. in 
tur. Mussat. I. cit. col. 393. Il I. S. t. X, col. 518. 

2. Mussatus, 1. cit. G. Mussatus, Op. cit. 



ULTIMI ANNI DELLA BRESC. IXPAV. 



319 



Dall' altro canto gli espulsi di Asola e di Brescia assalta- 
vano notturni il conte Oldofredo di Verenisegen, l' asolano 
vicario 4 , un feroce messovi dall'imperatore; gli toglievano la 
rocca, lo mettevano a morte, e maledicendo al tiranno, sve- 
nandone gli attinenti, ne gettavano alle fiamme i cadaveri mi- 
serandi. Poi nuova pugna tra i medesimi vincitori: perchè vo- 
lendo i guelfi d'Asola affrancarsi dalla bresciana obbedienza, 
gli soggiogammo coli' armi; indi esultanti pei nuovi soccorsi, 
corremmo le nostre e le campagne altrui, di terra in terra 
il fuggente fratello perseguitando. Tenemmo Cigole , Coto- 
gne, Soncino; e imbaldanziti dall' arrivo di Tommaso Mar- 
zano vicario di re Roberto, infatuati dalle napoletane arti, 
obbligammo Lodrengo dei Martinenghi a cedere il castello 
di Pontevico. Ebbimo Trenzano; ebbimo Rovato, Paterno, 
Coccaglio, Passirano: tutti a dir breve que' larghi piani della 
provincia nostra ricuperammo = ma non per noi 2 . 

Cuoceva agli usciti Asolani la disfatta: sostenuti dai limi- 
trofi potenti, ripigliavano Remedello, infestavano Casalmoro, 
Casalpoglio, Isorella, Calvisano: si profferivano al potente Ca- 
valcabò, il quale passato l'Oglio ad Acquanegra, ritolta la terra 
d'Asola ai ghibellini, fortifìcavasi ne' campi di Remedello 3 . 



a. 1313 



Mangini, Storie Asolane - ms. cit. 
Una testimonianza dei deplorandi 
effetti della guerra civile noi T ab- 
biamo nella nota seguente, che il 
dotto Zamboni trascriveva dagli 
Statuti civitaiis Brixicc quoz cor- 
reda emendata et comprobata fuere 
sub anno MCCCX1II, die VII, 
mens. decem. appena quindi sta- 
bilita la pace di cui più innanzi. — 
Infrascriptcc (ferree) sunt quasi 



sterium et coni, de Maguzano — 
coni, de Mulzano et de Leno — 
coni, de s. Gervasio et de li Cur- 
tibus — coni, de Risignolo — 
com. de Castrazono — coni, de 
Calino — com. de Malpaga — com. 
de Rotingo — com. de Aqualunga 
— com. de Inveita — com. de 
Visano — com. de Rivoltella — 
com. de Clebio — com. de Pon- 
tecarali — com. de Corvione. 



inhabitalce et deserto?* — Mona- 3. Mussat. Op. cit. lib. XIII, da cui 



320 ULTIMI ANNI DELLA BRKSC. INTìll». 

A questa età probabilmente seguiva la cacciata degli im- 
periali dal grosso villaggio di Bagolino, che ribellatosi a 
Pederzotto Lodrone, s'aggregava senz'altro al comune di 
Brescia ! . 

Mentre queste cose accadevano.. Ponzino dei Ponzoni 
uscito con duecento guelfi da Cremona, sfidava in campo i 
ghibellini degli Orzi e gl'imperiali che erano a Soncino sotto 
il comando di un Maggi e di un Gonfalonieri; e sgominato 
quel nodo ed avuta la terra, si ritornava in città: ma il Gon- 
falonieri egregiamente agli Orzi si tenne e battagliò 2 . Inutili 
resistenze. Il più della provincia s'era dato ai guelfi, i quali 
già proponevano alla lor volta di darsi a re Boberto, mentre 
un Marzano vicario suo veniva promettitore larghissimo e 
lusinghiero; onde n'avevano quasi ad un tempo due consola- 
zioni: — l'aver trovato un re che strumento ne li facesse del 
voler suo, — l'aver perduto quello che volea mettere fra loro 
un po' di pace. La prima di quelle due letizie ci viene assorta 
dal Mussato 3 ; quella per la morte di Enrico, dal Corio, dal 
Maggi e per altri assai. E questa morte non potea giugnere 



sono tolte le particolarità di que' ghibellina favorezata a predicto 
cittadini conflit ti. - Ad vìllas et avo nostro ... se subiugavit dicto 
castella discurrentes .... rapi- Comuni Brix. et sic prelerea re- 
nìs, igne, ceedequee vastabant, ve- mansil. - Si vegga il Codice Di- 
rum et ad januas usque civitatis plomatico, parte V. 
sepissime irruentes eie. Maly. dist. 2. Mussatus, De Gestis Henrici VII 
cit. capo XXV. (Hist. Aug. R. I. S. L X, 1313, 
Codice 632 della mia Raccolta. lib. XII, rub. XII). 
— Scientes et ipsam villam clini 3. Hist. Aug. lib. XIV, rub. VI. Exul- 
rebellasse nobili viro dno Peter- tatio Guelphorum Langobardie in 
zotto avo nostro de Lodrono ejus- advenlu Thomasi de Marzano Ro- 
dem ville dno generali, videlicet berli regis Senescalcus . . . qui 
propter portene ghibellinam et Longob. venit. cum mililibus =: 
guelpham regnantes in ipsa villa Exultaiio hec non mediocriler Cre- 
de, etc. Cujus ville expulsa parie monenses, Brixicnses exules eie. 



t LTI.M1 ANNI DELLA BIIESC. 1NDIP. 321 

pei faziosi più a tempo; i guelfi Sienesi ne recavano ai nostri 
il fausto annuncio con una lettera che il Maggi ha conser- 
vata i . Exultetis ergo, carissimi, scrivevanci di là, et gratias 
clignas divinae potentine referamns; ed era queir Enrico cui 
Dante, il ghibellino dall'anima sdegnosa, dicea benignassimo e 
pietosissimo, e del quale recavasi a gloria l'aver toccato ipiediQy 2 . 
Tanto potea in quel petto, benché sì generoso, lo spirito 
di parte. 

E già prima di quel fatale evento i guelfi d'Asola messo 
a ruba il luogo di Cigole, se ne ripartivano con molta 
preda lasciandovi presidio : poi fralernalmente sostenuti dai 
partigiani di Lodi, di Bergamo e di Cremona, pigliavano Co- 
togne correndo senza misericordia il territorio bresciano e 
bergamasco: e già noi raccontammo di Lotorengo dei Marti- 
nenghiil quale, sostenitore di Arrigo VII nel castello di Pon- 
tevico, veniva in potestà dei guelfi 3 , cui s' erano accostati 
V un dopo 1' altro i luoghi tutti di Franciacorta e delle terre 
vicine 4 . 

ì. Hist de Rebus Patria. Cod. cil. r= 2. Biscioni, Prose di Dante: lettera 

Nobilibus et pofentibus viris bri- indirizzata dal poeta all' imperatore, 

xianis guelfi», Seaenses. Porta la « scritta di Toscana sotto la Fonte 

data del 26 agosto - Una egual « d' Arno addì XVI del mese di 

lettera che indirizzavano i Sienesi « Aprile 1311 dell'anno primo del 

aque'di Reggio pubblica il Corio « Coronamento d'Italia dello splen- 

nelle sue Storie all'anno MCCCXIII: « didissimo Arrigo ». - Trova, Il 

- niente di più probabile che fosse Veltro Allegorico dei Ghibellini. 

una circolare a più copie spedite 3. Iduslulias, dedente Lo thorengo de 

ai diversi partiti guelfi di Lombar- Martinengo , qui prcesidio castri 

dia. Vota fetida nobilitati vestrce Pontisvici prò parte Caìsaris erat, 

(cosi si esprime) ad gaudium in- in eorum (guelphorum) manus de- 

limamus, quod d. Henricus per venti. Mussatus, Histor. citata, 

veras spias eie. die XXXUI hora MCCCXIII, col. 555. 

quasi nona in burgo de Roncoli- 4. Defecere Paternum, Passiranum, 

vento decessit ubi suum tenebat Boadum ( Roadum ) Cocalium , 

exercitum eie. Bomadum, Calinum, Herbuscum, 

Odorici, Storie Bresc. Voi. VI 2< 



a.i::i3 



<122 ULTIMI ANNI DELLA BRESC. IND1P. 

Poco appresso gli usciti di Brescia (che è quanto dire i 
guelfi) pigliavano la rocca di Travagliato, e messovi presidio, 
correndo a tumulto insino agli Orzi l , facevano di que'miseri 
campi scellerato governo; e mentre si disperdevano all'in- 
cendio ed alla strage, eccoti assalirli una mano di ghibellini; 
ma fu brevissima battaglia; perchè rimastivi uccisi un Bono 
dei Prandi e Rambaldino Bocca 2 , diedesi il resto in potestà 
degli usciti, i quali ornai s'aggiravano minacciosi ne' su- 
burbani campi, attalchè polea dirsene recinta la sgominata 
città 3 . 

Paventando i ghibellini la cresciuta baldanza dei fuoru- 
sciti e l'eccidio, quasi dissi, del nostro Comune, chiedevano 
la pace, per la quale i primati di parte guelfa si raccoglievano 
in s. Maria di Gussago, ove i messi dei ghibellini venivano a 
domandarne le condizioni, e dove, arbitro il vescovo Fede- 
rico Maggi, furono eletti d'ambo le parti contenditrici i me- 
diatori che le trattassero. E qui non sia discaro che a retti- 
ficazione di quanto narra il Malvezzi, del quale dovea fidarmi, 
porti anco i nomi (quali ci recano gli statuti di quell'anno) 

Tremadum (sic), Zizagum, et fere dal Mussato, che narraci del Bocca 

qucecumque occidentem versus sub e dei Prandi in quello scontro uc- 

Brixiensium finibus incolebantur cisi. Mussat. Historia Augusta, 

etc. (Mussat. Hist. Aug.R.l. S. 1. cit. 
t. X, col. 555 ). 3. Pcene obsessa civitas dice il Mus- 

1. XI vero Kal. septemb. Brixienses sato, luogo citato, il quale poi 
exules occupavere Triviliati ca- quivi stesso così lamenta le no- 
strum , in quo munitione majori stre contese = Prceterea , quod 
sublocantes prcesidia, ad portas bello ilio cum Ccesare fama prw- 
in Urcearum tumultu strepiluque pollens de Brixiensium fortitudine 
genti concurrere .... consum- Mundum mirabundum replesset, 
ptis incendio exterioribus ccdibus nunc hcec veluti Ines et livor , 
etc. ivi. ut se edentium canum egregia 

2. Che a questi fatti non fossero e- gesta deformat, versaque nostra 
stranee le milizie cremonesi risulta est in rabiem fortitudo. 



ULTIMI ANNI DELLA BRESC. INDIP. 323 

dei buoni e legali sapienti scelti allora per utramque partem a.uu 
a convenire sulla proposta alleanza K 

Estrinseci (guelfi). 

1. Obertino Sala 7. Oprando Gussago 

2. Rizzardo Ugoni 8. Bertoldino da Palazzolo 

3. Giovanni Griffi 9. Fieto da Satfr 

h. Giraldo Brusato 10. Giovanni della Fontana 

5. Giacobino Poncarali 11. Durachino Cazzago 

6. Pietro Circolo 12. Rizzardo dei Vallano, 

Intrinseci (ghibellini). 

1. Baldoino Ugoni 6. Maffeo Chizzola 

2. Bertolo Maggi 7. Graziadio da Calvisano 

3. Goizio Foro 8. Giacomo Avogadro 
h. Gi lardino Gambara 9. Filippino Lavellongo 
8. Alessandro Tangettini 10. Giacobino degli IseL 

11. Bertolino Nerzia» 

Fermi i patti 2 , rivedevano finalmente gli espulsi nell'otto^ 
bre del tredici le patrie mura. Suonavano a festa le campane 



1. In Christi nomine et Beatce Vir- cati nel testo consecutivo segnano 

ginis Marice et Curice celestis. i capi di quello statuto. 
Qualiter pars Ecclesice extrinsecce 2. Secondo il Malv. Chr. dist. IX, e. 

Brixice, congregato Consilio in ec- 25, i mandati a Federico vesc. per 

desia s. Marice de Guxago, faciis combinare le condizioni di quella 

partis , concors fuit de infra- pace furono Obertino Sala, Rizzardo 

scriplis capitulis etc. (Statuto del Ugoni e Giovanni Griffi. Gli eletti a 

1313, God. Municipale): il che sti- stabilire la pace, Bertolo Maggi, 

pulavasi de mandato nobìlis viri Obertino Sala, Rizzardo Ugoni, Gi- 

Thomasii de Cantone de Bononia rardo Brusato, Goizio de Foro, Gi- 

honorabilis poteslatis dicte par- rardo Gambara, Alessandro deiTan- 

tis etc... die sabati sexto mensis geltini, Giacobino degli Isei, Giaco- 

octobris. Cap. I e II dei mentovati bino dei Pontecarali, militi tulli, 

statuii, e particolarmente delle Pro- Seguivano i giureconsulti Maffeo 

visiones Pacis che formano uno Chizzola, Graziolo da Calvisano e 

statuto a sé. I numeri romani mar- Giacomo degli Avvocati. 



324 



ULTIMI AINM DELLA BIU-SC. INDI!' 



dei nostri templi, avvolgevano gli incensi i nostri altari, e in 
queir istante solenne ili religiosa esultanza * si facea sacra- 
mento che i fratelli contro i fratelli non si sarebbero levali 
mai più 2 . Guelfi e ghibellini strinsero le destre amiche, e la 
santità dei nuziali riti venne a suggello di perdono e di pa- 
ce 3 . La morte di Arrigo VII poco prima avvenuta (24 agosto), 
di quello infelice dal mite eppur fallito divisamene, gli sti- 
moli di re Roberto furono cagione di nuovi moti. Ma più 
ancora lo furono la mancanza di un vasto e nazionale pen- 
siero, l'esuberanza immoderata delle ambizioni e delle ge- 
losie non dirò di guelfi e ghibellini, fazioni spente oramai 
fuor che del nome, sì di coloro che sotto que' nomi ci dila- 
niavano. Scaligeri, Torriani, Visconti, Estensi, Carraresi, Ca- 
valcabò, e quant' altri mai d' Italia o non Italia non si curando, 
spargevano il nostro sangue per guadagnarsi un castello, 
erano le nostre piaghe; essi, che sprecando nei domestici 
affrontamene la lombarda virtù, dei generosi di Pontida e 



Cultu supplicibus, tempia cerano- 
niis Deo laudanies etc. ... E più 
sopra: Data oscula cum dulcibus 
lacnjmis, junctaque amplexibus 
pectora. Mussatus, De Gest. Hai. 
lib. II, rub.IV. - E fu pace sì breve! 
Eam pacem se iotis viribus serva- 
turos jurare mandaverunt , pari- 
ter et mulieres jurare etc. Malv. 
Chron. in R I. S. t. XIV, disti IX, 
e. XXIV, col. 978. 
Aduni est insuper ut Guelphorum 
puellcc Gibellinis, et Gibellinorum 
Guelphis desponsarentur. Malv. 
(list. cit. capo XXVI, col. 978. - 
L'ordine seguito dal cronista nella 
serie di quegli sponsali è confor- 
me a quella dello statuto del 1313, 



sotto il titolo Parentehe ordinate 
inter Intrinsecos et Extrinsecos, che 
poi si chiude colle parole Factum 
fuit die sabati 28 oclob. jurahim. 
Erano dunque nozze che facean 
parte di quel trattalo, e conve- 
nute con esso. Noi le abbiamo 
registrate. - Narra il Mussato si 
elei , r esse in allora podestà nu- 
stro un Giovanni de Lucio (me- 
glio de-Lucino, come da un istru- 
mento 13 maggio 1315). Con esso 
e col nostro Comune si rallegra- 
vano per lettere i Siencsi della se- 
guita concordia. Cam. Madii De 
Rebus Palrice. Cod. Quirin. - Nel 
ricordato istrumenlo è pur cenno 
di quella pace. 



ULTIMI ANiNl DELLA BI\ESC. IND1P. 323 

di Legnano nulla più ci lasciavano che la speranza: pur que- %ms 
sta face custodita per tanti secoli nel sacrario del cuore ita- 
liano, questo raggio divino temperò lungamente del suo sor- 
riso le mestizie profonde dei conculcati. 

Stabiliti i patti specialmente intorno agli stipendiarii 
qui debeant stare ad conservationem pacis, che dovean essere 
cento cavalli e duecento fanti, stabilito un concilio di cinque- 
cento de bonis et legalibus hominibus, trecento de' quali ghibel- 
lini e guelfi il resto (§ in), fermato che il podestà si eleggesse 
dai primi e per un solo anno (§ v), con seguito di cinquanta 
pedoni e venticinque uomini d' armi e col salario di duemila- 
seicento lire imperiali oltre agli stipendi della militare sua 
corte, con ciò che nessun tedesco si trovasse in quella, si conve- 
nivano a sacramento di p-ace le seguenti nozze registrate al 
| vi delle Provisiones Pacis e giurate nel 28 ottobre 1313. 

Bertolino dei Maggi Tomasino di Algisio da Palazzo 

Aimei'ma di Federico dei Griffi Aimelina di Giovanni Griffi 

Guardino dei Brasati Giacobino dei Poncarali 

Caracosa di Bertolo Maggi Una sorella di Milli no Ugoni 

Rizzardino di Ziliolo degli Ugoni Giovanni dei Griffi 

Adelasia di Giraldo Gainbara Una figlia di Ognabene Averoldi 

Giacobino di Obertino Sala Un giov. di Graziolo daCalvisano 

Altra figlia di Girardo Gambara Una fanc. di Giacobino Poncarale 

Giustachino dei Griffi Balduino di Filippino dei Lavell. 

Biatta di Maffeo dei Chizzola Una figlia di Bresciano Civini 

Bresciano di Bazego Ugoni Guitolino dei Griffi 

Margherita di Paolo Brasato Caterina di Bertolino Nerzia 

Corradino Bocca Guglielrnino dei Fiamminghi 

GentilinadiBonfantedei Gaifami Giovanna sor. di Guid. Boccaccio 

Girardo Brasato 

Una figlia di Pietro degli Isei. 



fóG ULTIMI ANNI DELLA BRESC. INDIF*. 

Altri accordi per quella pace si conchiudevano. Stipula- 
vasi per esempio reciproco perdono dei gravi danni vicende- 
volmente recatisi fra i contendenti partiti, e che lor guerra si 
ritenesse incominciata col 16 dicembre del 1311. Si perdo- 
navano ancora i guasti moltiplici avuti da quei settanta ostaggi 
quos secwn duxit D. Imperator (§ xiv). Si nominavano i sedici 
Anziani delia pace, otto per parte (§ xviii). S' intrometteva 
Lucino il podestà per ottenere o dal vicario di Milano o dal 
vescovo di Como un migliaio di lire imperiali perchè Lucino 
potesse con quella somma pagarsene gli stipendi della sua 
corte (| xxxi). Si aprivano le carceri ai prigionieri diGhedi e 
di Erbusco, ma con promessa dei primi che non avrebbero 
lasciate le nostre mura (§ xxxv). Mandavasi Pietro da Circolo 
ambasciatore a Cremona per ottenere da Passerino della 
Torre vicario e dal capitano Antonio Comazana che il val- 
vassore Tomasino Tagliaferro, Giacomino Confalonieri e l'ar- 
ciprete di Alzano venissero posti in libertà, e per chiedere la 
restituzione di drappi, letti e vasellame rubato sul territorio 
nostro e condotto in Cremona, come per offerire ai consoli cre- 
monesi bonam et legalcm pacem ex parte Brixiensium (§ lxiv ec). 
Che le famiglie degli usciti potessero entrarsene in città, eccetto 
gli uomini dai quattordici anni in su, e quei proscritti che si 
astennero dal muover guerra agli intrinseci, fra i quali Cor- 
rado da Cazzago, il giudice Lanfranco da Bagnolo, Bonaven- 
tura di Lagaymara ed altri pochi (§ xx). Che gl'intrinseci po- 
tessero esigere le gabelle dai sottomessi loro, e gli estrinseci 
dai propri (!) (§ xxvi). Che si ottenesse la riconciliazione di 
Obertino Sala colla Sede apostolica. Che si affrettasse la ve- 
nuta di Lucino il podestà. Che nulla si rispondesse alle inchie- 
ste diLoterengo dei Martinenghi (quel desso a cui fu tolto Pa- 
lazzolo) (| xliii). Che si eleggessero quattro arbitri, i quali di 
conserva con Federico Maggi vescovo nostro mettessero pace 



LLTJMI ANNI DELLA BRKSC. INDiP. 327 

fra gli uomini di Moscoline e di Gavardo (| liv). Glie le cinque 
chiavi conformi per ciascuna porta della città fossero presso 
Lucino e gli anziani della pace, cioè due presso gli anziani dei 
duecento, altre due presso quelli dei trecento, una del pode- 
stà. Che si rivedessero gli statuti. Che quelle porte fossero 
guardate da militi per metà stranieri e per 1' altra cittadini 
(| lxxii). Che quella pace venisse giurata dagli uomini, e che il 
vescovo procurasse col mezzo dei sacerdoti il giuramento delle 
donne (§ xcvm). Che fosse costrutta la porta di s. Alessandro 
(| cv). Che a Francesco marchese dei Malaspina, già vicario 
di Brescia per l'imperatore, tutto fosse perdonato (§ cxiv). 
Questi ed altri provvedimenti venivano conchiusi e giu- 
rati: ma il giuramento finale dovea riservarsi pel giorno 1G 
dicembre, nel quale radunato il cittadino Consiglio, ownés et 
singuli civitalis Brix, in dieta conclone existenles, jnraverunl ad 
sancta Dei Evangelia, corporaliter taclis Scriptum , perpetuo 
servare pacem noviter celebratam in ck itale Brixia§, et esse ad 
confusionem et deslruclionem omnium et singulorum volentium 
dictam pacem perturbare (§ cxx). 

Come poi la serbassero, vedremo in queste istorie. 
Caduto l'anno principiava l'adempimento di un triste 
e pertinace pensiero. Clemente V, che sé medesimo con te- 
merario editto facea successore del vacante imperio 4 , sotto 
colore di vicariato trasmettevalo a re Roberto: indi appresso 
moriva 2 . Seguivalo Filippo il Bello; e la tela che a' danni 
nostri avevano già ordita, disordinava colui che scioglie ai 
regi il cinto, e lega i loro fianchi colla fune. La possanza degli 
Angioini, ampio nome e nulla più, crollava in Sicilia combat- 
tuta dagli uomini e dall' onde 3 ; crollava in Romagna per 

i. Nos, ad quos Romani vacaniis impe- 2. 20 aprile. Giovanni Villani, Isto- 
rii regnum pertinere dignoscitur. rie Fiorent. R. I. S. t. XIII. 

IUynaldus, Ann. Eccl. a. 1313. 3. Fereti, HistAih. V, JR. /. S. t. IX, 



a.1314 



.>28 ULTIMI ANNI DELLA BRKSC. 1NDIP. 

inmi Tarmi di Francesco Manfredi l ; pericolava nelle terre lom- 
barde e fiorentine. 

a> ,3, 5 Fra cotanto rumore di guerra, quasi non bastasse la pa- 
tria all'ire immense dei Brusati e dei Maggi, gli uni e gli altri 
si ravvolgevano nei toscani e milanesi commovimenti. 

E per toccare degli uni e degli altri, le squadre di re Ro- 
berto e dei Torriani sorprendevano nel settembre del tredici 
il borgo piacentino di s. Leonardo sul Po. Negro dei Brusati 
seguiva i della Torre, e certo la minacciata Piacenza sarebbesi 
perduta se Francesco da Garbagnate condottiero di Matteo Vi- 
sconti, passato il Po con grande stuolo, non l'avesse occupata. 
Era col Garbagnate l'intrepido Galeotto Maggi: trenta Bre- 
sciani restarono sul luogo, dal quale i guelfi toglievano pau- 
rosi lor campo 2 . Due anni appresso queir anima procellosa 
di Uguccione della Fagiuola, cui né le signorie di Lucca e di 
Pisa quotavano le voglie dismisurate e superbe, veniva contro 
ai Fiorentini ed a quanti s'accoglievano itali guelfi a sostenerli 3 . 
Tolte lo intrepido Uguccione ad uno sforzo di sessantamila 
uomini assai castella, volea Montecatino; le robertiane e fio- 
rentine ordinanze correvano a rattenerlo 4 ; e passando rag- 
gruppate in Val di Nievole, venivano con Uguccione a gior- 
nata 5 . Era con questi Galeotto Maggi condottiero di trecento 
armati: con altri cento era Negro Brusato nelle opposte file 6 ; 

1. Ann. C.es. R. 1. S. t. XIV. - Mus- Piacentino colla vittoria di Matteo. 

satus , Ve Gest. Ital. Non saprei qual altra vi possa ri- 

2. L'avvenimento è desunto dal Mus- spondere. 

sato (de Gest. Ital. R. I. S. t. X, 3. Villani, Istorie Fiorentine, lib. IX, 

col. 632) - dal Cerminatcnse ero- e. 70, /?. /. S. t. XIII. 

nista (R. I. S. t. XVI, col. 490) - 4. Machiavelli, Storie Fiorentine - 

e dal Modenese (lib. Il, e 19, R. lib. II. 

/. S. t. XII, col. 11 10). - Il Maggi 5. Ann. Pist. Rer. Ital. Script, t. XI. 

(ms. cit.) veramente non descrive - Muss. De Gest. Italie. 

l'impresa: la dice avvenuta sul 6. Madji, Flist. de Rcb. Patr. ms. cit. 



ULTIMI ANNI DELIA BRKSC. INDIP. 



329 



e tocca ai Fiorentini la celebre sconfitta, ove duemila uomini 
rimanevano sul campo, fuggiva a stento il Brasato, mentre 
Galeotto, clonato da quel suo duce valorosissimo dell' armi 
che s'aveva conquistate, ritornava tra noi lieto di tale un 
conflitto che i ghibellini dicevano glorioso, ma del quale non 
era forse per un'anima italiana più miserando. 

I guelfi di Manerba costretti in quel tempo da popolare 
sollevamento a racchiudersi nella rocca della terra, manda- 
vano per Francesco dei Malvezzi *, che altri dicevano il Bri- 
soldo, venturiere funesto agli Isei ed alla prossima Fran- 
ciacorta, pregandolo perchè venisse coli' armi proprie. 

Né tardava Brisoldo: calato per avventura da que'suoi 
temuti asili di Monterotondo e di Provezze 2 , giunto a Ma- 
nerba, ricevuto col favor della notte nell'arduo castello, d'ivi 
piombò sull' atterrito paese ponendolo a ruba ed a socquadro 3 . 



f. Inter hos dies schisma grande inter 
habilatores Manervm exortum est 
etc. Pars minor alteram pertime- 
scens, ad Franciscum de Malvetiis, 
etc. Qui nihil moratus cum co- 
mitiva quornndam guelfo-rum etc. 
Malv. dìst. IX, e. 26, col- 970. 

2. Eie in juventute sua omnes fere 
dies saos adversus magnates de 
Yseo . . . in armis duxit, incolatus 
sui moras faciens in castellis, quee 
diebus illis super colles Montis 
Rotundi et terree de Proveziis con- 
dita erant, non longe ab oris la- 
cus Ysei et Francecurte. Malv. 
dist. IX, e. XXVI, col 979. 

3. Camill. Madius, De Rebus Pa- 
trice. Codice Quiriniano. - Nelle 
circostanze del fatto preferisco il 
Malvezzi al Capriolo, e perchè a 

. quegli avvenimenti vicinissimo, e 



perchè forse disceso da Brisoldo 
istesso. - Chiamalo bandito il Ca- 
priolo. - Doveva però essere po- 
tente assai, dacché sebbene gli sì 
movesse contro con grande sforzo 
la città medesima, venia con esso 
ad amichevole componimento. - Il 
Malvezzi descrive quel suo Brisol- 
do, vir magnanimus, corpore prce- 
validus, audaxque bellator . . . non 
minus prudentia quam viribus pol- 
lens . . . Guelphorum semper auda- 
cissimus ductor extitit. Lo dice 
in aperta ira e sanguinosa contro 
agli Isei. Forse l'uccisione d'al- 
cuno di questi gli meritava il bando. 
Certo quel suo nido di Montero- 
tondo e l'audacia bellicosa ch'era 
in lui risponde alle parole del Ca- 
priolo. - Non terrei quindi vero 
quel partirsene di notte co' seguaci 



330 ULTIMI ANNI DELLA BIIESC. INTMP. 

€nn Al nuovo ardimento Brescia tutta maravigliò. Ragunale le 
forze cittadine, trovandosi podestà un Alberico da Polenta 1 , 
se ne dava il comando ai guelfi duci Rizzardo Ugoni, Girar- 
do Brusato e Giovanni dei Griffi. Giunti con grande apparato 
fra que'miseri Benacensi, e veduta Brisoldo essergli vana la 
resistenza, venne a patti coi nostri, e carico di preda ne' suoi 
guardati recessi di Franciacorta e del Sebino probabilmente 
si rintanava 2 . 

Sia pure Brisoldo il bandito; ma che si fossero i Maggi 
quando Sperone e Percivallo dei Masperoni crudelmente uc- 
cidevano, datine a sacco i campi, noi so. Fu detto venissero a 
tanto per quiete pubblica dai Masperoni conturbata : eppur 
nelle cronache del Malvezzi è qualche cosa di colore oscuro, 
che le parole di Camillo Maggi non valgono a cancellare. 

Mentre il bandito cimentava suoi dì tra feroci avvisaglie 
per aversi una torre, un propugnacolo, strani rischi affron- 
tando, né superandoli sempre, trattavano bellamente i ghi- 
bellini di Brescia nelle splendide sale 3 dello scaligero palazzo 
la cessione a Gangrande della patria loro , e già signore ne 
lo chiamavano. Sicché offerta ad un re napoletano, offerta a 
Cangrande, pretesa dall'impero, posseduta dai guelfi, ambita 
da Matteo Visconti, questa povera Brescia era presso a farsi 
vittima di tanti mali quante erano le cupidigie dei principi 
cui vedevasi Italia miserabilmente dilacerata. 

Accoglieva il della Scala le ghibelline profferte coll'ardore 
di un fazioso 4 , e pretessendo non so che imperiali diritti, 

dalla città per a Mancrba ricor- etc... Annilenlibus magnate, de 

dato dal Maggi. Madiis , egregii cives Percival- 

1. Zamboni, Misceli. D. excerpta ex lus de Maspcronibus et Speronus 

Lìslrum. scec. XIV. consanguineus suus crudeliler oc- 

2. Malv. dist. IX, e. XXVI. col. 979. mi situi. Malv. dist. IX, e. 28, 

3. Brixienses Gibellini contra Guelfos col. 980, R. I. S. t. XIV. 

quondam insania adeo ciati sunt 4. « Facendolo Signore loro, et Gon» 



ULTIMI ANNI DELLA BRESG. INDIP. 



331 



chiamandosi creditore appo noi di ottomila fiorini d* oro, 
accusando i guelfi nostri di saccheggi e di donne uccise in 
su quel di Roncara, luogo non lungi dalla Sermionense peni- 
soletta 4 , chiedea con lettere nel settembre del quindici ripa- 
razione. Impaurita la città, mandava rappresentanti a Verona 
Imbertino dei Galcaria e Giacomo degli Avvocati, perchè 
dalle insolite pretese lo Scaligero desistesse. Fu indarno; i 
ghibellini soffiavano in queir incendio, ed abbiamo dal Naz- 
zari che Bertolino da Verziano fosse loro messaggio nella 
corte di Verona. Le ripulse dello Scaligero irritavano quelle 
subite e disdegnose anime dei guelfi, che al solito partito 
si rivolgevano di darsi ad un potente per la paura di un al- 
tro. Chiedevano soccorsi a Giacomo Cavalcabò, e la volendo 
finita coi ghibellini, mulinavano tra loro, sollevando alla ce- 
lata i castelli della Riviera di Salò. 



1313 



a.1311) 



« seguentemente di Bressa siccome 
« a luogo imperiale ». - Saraina, 
Historie dei Veronesi, lib. II, p> 33. 
- 1 Maggi ... si ridussero in questa 
nostra città (di Verona) dal signor 
Cane Francesco ... al quale come 
a vicario imperiale . . . rinunciaro- 
no per pubblico contraito quante 
ragioni ecc. Corte, Storia di Ve- 
rona, lib. X. - Veggasi anche il 
Nazzaki, Storia di Brescia, ms. 
Quiriniano, benché trascrittore del 
Malvezzi e del Maggi. - Parisio 
de Cereta* sincrono e diligente 
cronista, pone l'offerta degli extrin- 
seci di Brescia al della Scala nel 
di ultimo novembre 1314, dederunt 
solo verbo d. Canigrandi dominium 
civitalis Brixiai et castrorum, quoz 
castra minime obtinuit (R. 1. S. 
t. Vili ). - Ed il Malvezzi, dist. 



IX, e. XXIX. e. 981. Presbyterum 
quemdam Brixiensi Episcopi capel- 
lanum, et alios quosdam brixienses 
Gibellinos eidem Principi quoti- 
dianis colloquis instante)- assiste- 
re, illumque eos gratiosa fronte 
sumere perceperunt. - E lo Za- 
gatta, Cren, di Verona pubblici 
dal Biancolini, t. I, p. 1. « 1 Fo- 
rainsidi de Bressa (fuorusciti) li- 
beramente le dete la cita de Bres- 
sa .. . con lutto el paese ecc. ». 
Ì.Et contrata de Roncherà derobantes 
bestias, et res alias . . . ac danni- 
ficantes nostrates per aquam et 
terram . . . et occidenles, quod est 
nefandum, et vulneranles quasdam 
muliercs in contrata prccdicla. Co- 
sì nella lettera dello Scaligero (18 
settembre) dataci dal Malv. dir. 
Brix. dist. IX, e. XXIX, col. 982. 



332 



ULTIMI AMISI DELLA 1MESC. lìSLill» 



Cremonesi e Benacensi non mancarono di parola, né 
mancò lo Scaligero ai collegati, sicché ne venne quell'arrab- 
biato conflitto che diede vinto ai cittadini il campo. 

Sostenevano Cangrande, a tacere degli altri, Passerino 
dei Bonacolsi da Mantova, i Maggi tutti, ed il vescovo in prima. 
Riccardo Ugoni, Gerardo Brasato, Corrado Confalonieri, 
Ubertino dei Sala stavano con Simone della Torre e col mar- 
chese Cavalcabò l . Ma sospettando il Confalonieri delle ne- 
miche simulazioni, accelerata V impresa, mandò sollecito e 
coperto significando a' guelfi del Benaco e di Cremona il 
momento opportuno 2 . 

Era la notte ultima di gennaio, quando le genti dei Ca- 
valcabò cui seguivano i guelfi di Franciacorta, accordando 
taciti le loro mosse coi federati di Brescia, pigliata d' assalto 
la porta di s. Giovanni, ed accoltovi il marchese Caval- 
cabò e Simone della Torre, rompevano ad un tratto nella 
sgominata città 3 . Guelfi e ghibellini correndo a tumulto le 
nostre contrade venivano ai duri scontri, e fra l'orror della 
notte palmo a palmo il terreno con ostinata virtù si dispu- 
tavano, pagandone il conquisto a prezzo di sangue. 



Episcopus siquidem brixiensis cum 
palre et fratribus suisque compii- 
cibus a Cane Grandi et Passarino 
Mantuano fovebanlur. Conradus de 
Falcoìieviis autem, Ricardus de U- 
gotiibus, G. deBruxiadis, Uberiinus 
de Sala cum ceteris... conspirabant 
cum lacobo Cavalcabovo. MusSAT- 
De Gest. Italie. (Ber. 1. S. t. X, 
col. 678, rubrica XXII). 

MlJSSATUS, 1. CÌt. 

Qui nuntiu m gralanter suscipiens , 
slatini eleclam armigerum colluv- 
iali illis misti, et die ultimo meii- 



sis januarii Guelfi ad arma con- 
currentes, portam s. Johannis suo 
arbitrio coarclarunt, per (juam iu- 
dilate viri Francecurtcc ingressi 
sunt. Eadem quoque fiora.. . mulUc 
Guelphorum comitiva', a Riperia et 
terris Pedemonlis per portam Tur- 
ris-longw recepite sunt. Sequenti 
etiam die Manilio (Cavalcabos) ci- 
civitatem Brixicc ingressus est. De- 
nique invalescentibus GibeUmis, 
adplateam populi commiss um est, 
prcelium eie. Malvezzi, disi. IX, 
e. XXIX, cui. 981. 



ULTIMI ANNI DELLA 13RESC. INDIP. 



333 



Cedea Cavalcabò, mentre il vescovo Federico, attorniato 
dai Maggi l tutti quanti, vigorosamente allato del vecchio padre 
si difendeva 2 , sorridendo al pensiero della vittoria: già il 
popolo costernato fra queir oscurità procellosa pendeva in- 
certo a cui darsi; quand' ecco Avanzini da Maderno 3 , Fran- 
cesco dei Lorenghi da Gargnano e Federico dei Filomeni da 
Salò, seco traendo una turba di quattromila tra Benacensi e 
valligiani 4 prorompere con immenso rumore da Torrelunga 
e gittarsi al sostegno dei congiurati. All' improvviso assalto 
si riducono i ghibellini nella piazza del Foro pubblico 5 ; ma 



1. Bartolinus de Madiis episcopi pater. 

Così il Mussato. - Ha un istrum. 
col. quale Federico dà in pegno al 
proprio padre Bertolo assai- beni 
per ristorarsi dei danni cui ebbe 
nei tempi di Arrigo e ne' presenti 
a sostenere (FamJgl. nob. di Bre- 
scia. - Cod. Quir. G, I, 9, Maggi). 
- Erravano quindi il Rossi, W- 
glielli, il Nazzari, il Gagliardi, il 
Faino e quanti facevano Matteo 
padre di Federico. 

2. Iacobum Cavakabovem, ac Simonem 

della Turre. . . ad se adventare 
nociu constiluit, rerumqueconscios 
in Urbis sinu in armis pr cesto esse 
prcemonuit. Necnon amicos sibi Ri- 
perioz lacus Gardce incolas...clan- 
culam edocuit . . . Prima noctis vi- 
gilia (prid. Kal. Febr.) Iacobus 
cum Simone della Turre . . . intra 
portas acceptus est... Tunc Episco- 
pus cum palre, palruisque ad arnia 
prosiluit . . . Aciem in forum edu- 
xit. Tumultuaria.,, ob noctis tene- 
bras pugna commitlitur etc. Sed 
ecce ductorum accolanun Ripcricc 



Avanzinus de Maerlo , Fedriginus 
de Philomenis de Sa/ò, ac Franci- 
scus de Lorengo de Gargnano ur- 
bem ingressi cum pedilum... circiter 
IV millibus ingenti clamore urbem 
atteruere: moriantur Madii una 
voce clamanles etc. Mussat. De 
Gest. Italie, lib. VII, Rub. XXII, 
col. 678. 
3. Avanzinus de Maerlo. Così il Mus- 
sato. - Lo sbaglio d' altri nomi 
(Falconerii per Confalonieri ) nel 
cronista rinvenuti, l 1 antichità della 
Madernense famiglia degli Avanzini 
mi suadevano doversi qui leggere 
Maderno. 

L MUSSATUS, 1. Clì. - COMPARONI, 

Storia delle valli Troinpia e Sab- 
bia, lib. IV, pag. 156. 
5. Aciem in Forum eduxit. Muss. 
1. cit. - (In platea magna Forum 
Novum appdlant). Capriolo, lst. 
Bresc. lib. VII. - In Foro palatii 
populi. Malv.-I. cit. - Il Maggi, 
Hist. de Reb. Patria, Cod. A, III, 
ecc. aggiunge ai soccorsi dati al 
Cavalcabò le brigate di tutta la 



334 



ULTIMI ANNI DELLA BRESC. 1ND1P. 



I : 1 1 8 



con gagliardo sforzo urtavano ferocemente i guelfi quel nodo 
estremo, e gridando muoiano i Maggi, lo propulsavano *. 

Fuggito a stento co' suoi dalla porta di s. Nazaro, chiude- 
vasi il vescovo in Roccafranca 2 , e d' uomini e di ripari si cir- 
condava. Se non che in quel fuggirsene alla dirotta, in quel 
premersi codardo e spaventoso di chi cerca uno scampo, 
qual nelle fosse precipitando affogava, qual cadea nelle mani 
di Gorradino Confalonieri e de' suoi faziosi, che premevano a 
tergo i fuggitivi. Bertolo Maggi piegava la canuta sua fronte 
all'esultante nemico, e rimanevano prigionieri con lui Bai- 
duino degli Ugoni, Enrighino dei Tangettini e Manfredo Chiz- 
zola. Stimolo al debellato di future vendette, stringeva a tutti 
il cuore un mesto accogliersi, un affaccendarsi doloroso di 
madri che seco traendo lamentabilmente quanto si possede- 
vano di più caro, i figli, abbandonavano la patria per dividere 
coi fuggitivi il pane dell'esilio e della sciagura 3 . 

Era dovunque un tumulto, un bollimento: poco stante 
silenzio e solitudine di morte. Tanto poteva la ingratitudine 
di un solo ! Vogliam dire del podestà, un marchigiano postovi 
dai Maggi, cui tradiva dappoi spalancando le porte ai nemici 
per 4 mila fiorini d'oro '\ o com' altri per 14 mila. 



Franciacorta, nonché delle valli 
Trompia e Sabbia. 

1. Mussatus, 1. cit. 

2. Mussatus, 1. cit. - al quale dob- 

biamo le più minute circostanze 
del fatto. Episcopus ad Rocam- 
francam caslrum confuyit eie. 

3. Quos secuutee fuere multai nobiles 
matrona:, filios et infanles secum 
trahenles. iMadii, Op. cit. 

4. D. Iacobus de Cavalcabobus . . . cum 

suis Cremonensibus tempore noclis 
equitavit usque Civitalem BrixifB 



de voluntate Potestatis Brixio?, qui 
tradì ordinaverat civitalem prò 
4 m. florenis auri, et sic pervenit 
ibi de nocte - Polestas aperuit ci 
civitalem cum suis eie. CiittON. 
Estense, t. XV, col. 379. Rerum 
Italicarum Scriplor. « Cavalcabò 
ebbe la città di Brescia nel mese 
di gennaio per 14 migliaia di fio- 
rini , dove entrato di notte .... 
cacciò fuori i Maggi, e furono ru- 
bate e guaste le loro case. Ponzino 
e Jacopo degli Amati da Cremona, 



ULTIMI ANNI DELLA BRESC. INDIP. 335 

Surto il mattino, cessata la strage, predicata dagli araldi «.iste 
la città nostra di parte guelfa, laudavansi con accomodate 
concioni i della Torre 4 , laudavasi Cavalcabò ; que'del Be- 
naco si ringraziavano di un fatto che avvolgeva il Signore 
nelle tenebre della notte, perchè quelle si meritasse dai po- 
steri indulgenti di una eterna oblivione. Ma debito solenne 
è di chi cerca la storia dei padri nostri mettere coraggiosa 
la mano su queste piaghe, e disvelarle altrui, sicché vitale a 
tutti cui freme nel petto un'anima italiana venga il forte in- 
segnamento della sventura. Vesta pure la storia della soave 
sua luce le care imagini della virtù, e di miti e puri sensi 
c'informi e ci ricrei: ma lampeggi terribile ad un tempo fra 
le procelle dei popoli esagitati, e martelli il delitto, e lo per- 
seguiti come il rimorso di chi l'ha compiuto. 

Espulsi i ghibellini, posto a sacco il vescovile palazzo 2 , 
già pensavano i guelfi a que' castelli del Bresciano che 
dai proscritti venivano ricuperati. Conciossiachè già si 
tenevano Iseo, gli Orzi, Pompiano, Quinzano, Galvisano, 

temendo la potenza dei Cavalcabò, benefìcis Cremonensibus prò con- 

si posero ai castelli di Soncino e cione laudati, Riperiensibus .... 

di Leone (Leno), ma fu fatta la grates actce eie. 
pace ». (Cron. di Bologna, R. I. 2. A testimoniare quanto ci racconta 

S. t. XVIII). il cronista del saccheggiato episco- 

1. Mussatus, I. cit. Quicumque Ma- pale palazzo valga una nota desunta 

diorum partem tenuerant . . . ante- dalle vescovili investiture (Zam- 

quam illucesceret... diffiigierunt... boni, Schede autogr.). - « 1338, 

Nonnulli ab insequentibus Corra- « N. 6. Fugazzi Marchesino pone 

dino de Confai oneriis, et partis « negli atti molti documenti rubati 

sucb primoribus capti sunt. Inter « all'Archivio Episcopale al tempo 

quos Bartholus de Madiis Episcopi «di Enrico imperatore (1311) e 

pater, Balduinus de Ugonibus, « la notte dell'ultimo genn. 131G, 

Henriginus de Tangetinis et Man- « a lui consegnati da uomini te- 

fredus Chizola, mane summo pa- « menti Dio ». - Veggasi anche il 

calis tumultibus eie. lacobus Ca- Cron. Estense ( R. I. S. t. XV, 

valcabò et Simon della Turre cura a. 1316). 



336 TI.TIMI ANNI DKIXA URKSC. INIMl'. 

Pontoglio, Palazzolo: avevano Chiari, Villafranca, Rndia- 
no; e fattisi forti agli Orzi l , locavano presidio in Leno, 
Gambara, Pavone, Gottolengo, Pratalboino; entravano in 
Ustiano ed in Canneto, assai luoghi minacciando delle nostre 
pianure; né domi ancora dall'avverso destino, mandavano 
legati al della Scala, e di sovvenimento lo ricercavano 2 . 

E rinforzi venivano da Valcamonica: guidati dai Federici 
favoreggiatori potenti di parte imperiale, accostavano ad 
Iseo. L' audacissimo Brisoldo metteva intanto in rotta qua e 
colà pei castelli bresciani le bande ghibelline, e più quelle 
degli Isei 3 principalissimi della terra da cui tolsero il no- 
me 4 , mentre per militari accorgimenti impadronitisi i guelfi 
di Palazzolo, e colto nella rete presso monte Orfano (che il 
Maggi farebbe lo stesso che monte Rubasacco ricordato dal 
Malvezzi) quell'arrischiato ghibellino di Galeotto Maggi, lo 
mettevano in ceppi 5 . Toglievano Corticelle ad un cotale dei 

1. Codaglio, Storia Orceana - lib. II. 3. E detti poi degli Ohio [redi. 

2. Porro expulsi cives ad castella 4. Brizoldus de Malvetiis . . . in Gi- 
Ysaii, Palazoli, de Claris, Poni- beUinorum villas irruens , mul- 
piani, de Urceis, Quinzaiii, Poìi- tas illis sfrages inferebat. Veruni 
lodi , Rocchcefranchce , Leni , magnates de Yseo . . . quos maxime 
Calvisani, Rudiani, Cizaghi, Vi- exosos , habebat, atrocius debel- 
sani , Canedi , Ustiani , Gota- labat. Malvezzi, dist. IX, ca- 
lengi, Pavoni, Gambarcc, Pradal- pò XXIX. — Alcune diversità di 
boini et alia circumsila loca se passi malvezziani raffrontati all' e- 
contulerunt , et ipsarum terrarum dizione del Muratori dipendono dal- 
domiìiium fortiter oblinenles. Ci- l'aver preferito in alcuni luoghi la 
vilatem terrasque . . . magnopere dizione del Codice di quelle cro- 
conturbant. At gibellini Vallis nache, riveduto dall' abbate Zam- 
Camonicce . . . contra civitatem boni e posseduto dall' ab. Lodrini. 
e/c. Malv. Chron. Brix. dist. IX , 5. Malv. dist. IX , e. XXX. Urbis 
e. XXIX, col. 982, Rer. Hai. S. Prresides eleclam . . . comitivam 
t. XIV. Ed il Capriolo, Chron. de adversus Palazolum mittunt, qui 
rebus Brixianorum , libro VII, apud Montem Robasacchi in in- 
curie XXXXlll, edizione dell' an- sidias latenles etc. cumque impe- 
lo 1500. tum ad terram fecissent. 



ULTIMI ANNI DELLA BRESC. INDIP. 337 

Fregamoli che vi si era fortificato, e diroccavano la terra, e 
il Fregamoli trascinavano in ceppi alle carceri di Brescia coi 
figli suoi; ripigliavano Malpaga, e là sulle rive del nostro 
Benaco s' acquistavano un forte a ridosso dell' estremo Li- 
mone l , collocandovi presidio: poi distruggevano la terra di 
Bassano eh' erasi ammutinata, conducendo i sollevati nelle 
carceri del Comune 2 . 

Codeste ruggini municipali 3 erano fomento alle dome- 
stiche. Giorgio de Foro, quel desso che mandavamo a pode- 
stà di Bologna, sosteneva un duello, ch'ebbe luogo fra noi 
con pompa cavalleresca. Padrino di Giorgio fu Negro Brusato, 
quel medesimo per avventura che vedemmo sconfitto in Val 
di Nievole: né sia discaro che qual ci venne tradotta dal 
Rossi, porti una lettera di tale, che forse a quel certame era 
presente 4 . 

» Comparve primieramente in Mercato novo il Sala ac- 
» compagnato da tredici della sua famiglia, tutti sopra a ca- 
» valli bianchi, ma tutti disarmati dalle spade in fuori con 
» rubboni di broccato bianco. Lanfranchino era armato di 
» armature indorate et con bardatura al cavallo di maglia pur 
» indorata; haveva l'elmo su V arcione caricho di pennacchi, 
» et haveva una meza sopravesta di broccato d'oro, con 
» ricami di rami di lauro. Gli portava la lancia tutta indorata 
» Belemino Calcarla suo padrino, eh' era in mezzo a quattro 

1. Malv. dist. IX, e. XXXII, col. 983. cit.). - E parlava de' tempi suoi. 

Guelfi de Riperia far ìilitium quod- 4. È indirizzata da un Arrigo dei Tri- 

dam in apice montis de Limono beschi a Pietro Brusato; e poi che 

positum expugnantes ceperunt. il Rossi non parla, come al solito, 

2. Malv. 1. cit. e. XXXIII. Bassiano di date, terrei di quest'anno, se non 

secondo il Capriolo; Bassano scrive del venturo, l'avvenimento. -Rossi, 

il Malvezzi. Elogi Storici (Negro Brusato). Tut- 

3. Versa nostra est in rabiem forti- tochè tradotto, il documento par- 
ludo: ottimamente il Mussato (op. re'bbe d'incontrastabile autorità. 

Odorici, Storie frese. Voi. VI 22 



338 ULTIMI ANNI DELLA BRÉSC. ÌND1P. 

» trombetti, elio facevano grandissimo sonato. 11 suo padi- 
» glionc era sotto all' arbore antico. Comparve dopo un' ora 
» Giorgio Foro con due soli trombetti, et con Tarme sue so- 
» lite, et sopravesta beretina ricamata di stelle, et gli portava 
» la lancia il paggio di Negro Brusato suo padrino. Tutti 
» erano sopra cavalli neri, in maniera che parve apponto 
» che portassero la morte al Sala. Nò volle entrar il Foro 
» nel padiglione, ch'era incontro al palazzo dipinto, ma su- 
» bito presa di mano al paggio la lancia et fattala riconoscere 
» da Belemino, chiese il combattimento, et appena ebbe pa- 
» zienza che i Consoli lo introducessero nelle sbarre dello 
» steccato. Questo desiderio coraggioso fu lieto augurio al 
» Foro della sua prossima vittoria ». 

E veramente con un colpo di lancia stcndea morto il La- 
franco, tuttoché di gigante aspetto, in sull'arena. 

Continuavano intanto fra gli avversi partiti quelle eterne 
loro lotte, quel loro strazio fatale e disonesto, que' minuti 
affrontamene nei quali era pure cotanto di gagliardia, e cosi 
fiera virtù. Combattevano i guelfi ad Elio e Barbariga, e le 
bande ghibelline v' erano debellate da Ugolino Masperoni l : 
combattevano a Lonato 2 e Pontevico, e ne uscivano pari- 
mente colla vittoria; mentre Zambellino daBornato 3 reduce 
dai Genovesi, cui resse con titolo di podestà, investito sulle 
rive dell'Oglio dai ghibellini, colf armi del proprio seguito su- 
però quell'affronto e ne li volse in rotta. Queste avverse fortu- 
ne vincevano la costanza degl'imperiali, che ornai sfidati di 
più lieto avvenire, profferivano ai della Scala la patria loro 4 . 

1. Seguenti anno apud Ellum et Bar- 2. Malvezzi, (list. IX , e XXXVI , 
barigam . . . Ugolinus de Maspe- Rer. Hai. Script, t. XIV. 

ronibus . . . sepluaginta ex cis 3. Secondo il Capriolo. — Bornago 
(gibcllinis) capi ivi tate vel cade il Malvezzi, disf,. IX, e. XXXV. 

consumpsit. Malv. cit. col. 983- 4. Màlv. disi. IX, e. XXXVII. 



ULTIMI ANNI DELLA BRESC. 1NDIP. 339 

Ed ecco i lamenti dello Scaligero per quella fiaba dei a ., 3l7 
fiorini d'oro e di Roncara farsi più risentiti e superbi *, Se- 
guivano i fatti: Ghedi e Leno, grossi luoghi, venivano all'ob- 
bedienza di Cangrande; facile acquisto, perchè lo soccorre- 
vano gli usciti nostri, che a tradimento dagli uomini di Ghedi 
avevano la terra 2 . Cedevano i guelfi della Riviera messi in rotta 
dai Veronesi, che cogli armati loro legni ci molestavano in 
sul lago, mentre assaltavanci da terra colle loro ordinanze 3 . 

Lo Scaligero istesso con grande stuolo di combattenti 
e con quel milite poderoso di Uguccione della Fagiuola, 
il fortissimo proscritto, tentata indarno la rocca d'Asola 4 , 
incendiava Castiglione 5 , ponea presidio a Montechiaro; ed 
appressando (era il mese di maggio) le nostre mura, e piantan- 
dovi gli alloggiamenti, vi s'aggirava intorno siccome lupo che 
tenti lo sbarrato ovile; né pago a ciò correa spietatamente i 
luoghi suburbani 6 . 

Accampava intorno a Lonato; era già per oppugnarlo 7 , 
e fatti venire mille uomini da Verona e soccorsi vicentini e 

1. Canis Grandis de la Scala jam luogo cit. - Ed il Chron Mutin. 
ad optincndum Brixiance civitatis R. I. S. t. XV, col. 578, a. 1317: 
dominami animum erexerat, et et in primum ceperunt . . . Ca- 
cum expulsis ab ea urbe civibus sfionum per vini, et omnes occi- 
fwdus iniit . . . scripsitque ipsius derunt etc. soggiungendo che gli 
urbis Presidibus etc. - Malv. dist. uomini di Montechiaro tradide- 
IX, e. XXXVII. - Bertolo e Berardo runt se sponte in manibus cjus, 
Maggi si conducevano a ciò nella qui omnes dimisit etc. 

stessa Verona. Madii Hisl. ms. 6. Et vastavit biada et vineas eie. 

2. Malv. Chron. R. I. S. tomo XIV, Chron. Mutin. in Rerum Italica- 

dist. IX, e. XXXIX. rum Scriptores, tomo XV, e. 58. - 
Z.lpsedominusadversumGuelfosRipe- Malv. dist. IX, e. 39, circa rivi- 
nce, quia civitati Brixice parebant, tatem perambulantes , cuncta v ot- 
terrà navigioque bella gerebat. stabant. Deh ine adversus Lona- 
Malv. dist. IX, e. 39, col. 984. tum etc. 

4. Mancini, Storie Asolane ms. 7. Chron. Estense, R. I. S. U XV, 

5. Annuente domino Mantuano. Malv. col. 380. 



IMO ULTIMI ANNI DELLA BRLSC. INDIP. 

a. i3i7 macchine da guerra, con Uguccione allato stava ornai per co- 
minciare l'assalto della terra, quando avute novelle, come i 
Sanbonifaci (22 aprile) movessero con forte nerbo di Pa- 
dovani sopra Vicenza, levata Toste ad un punto, con tanta 
velocità fu loro addosso, che fortunato chi potò sottrarsi 
colla fuga all'ira sua l . 

Mentre queste cose accadevano, Giacomo Cavalcabò, cui 
nò sventura nò prosperità toglievano dal forte inesorabile pen- 
siero del principato, volea pure ad ogni costo l' infelice Cre- 
mona: i Brasati chiamava a sé. Condottivi da Negro trecento 
pedoni e cinquanta cavalli, entravano di notte l'ambita città, 
e ributtato il nemico, espulso Egidio Piperata podestà del 
Comune e parecchi di parte ghibellina, la consegnavano a 
Giacomo Cavalcabò 2 . Né per questo, guidati dal Ponzone, 

1. Chr. Est R. 1. S. t. XV, col. 380- Eo- et omni tormentorum genere mcc~ 
dem mense (madii) cum Dominus nia lime muris valloque circum- 
Canis de la Scala cum magno exer- data eie. . . . Et jam Ugotionem 
citu existeret in dìstrictu Brixice de Fagiola eie. — Il Chronicon 
scilicet ad Nonatum (sic). 11 Cron. Mutinense, R. I. S. t. XV, col. 581 , 
Moti, mette l'assedio al 4318. Non riporta il fatto al 1318, de mense 
ostanti le minute particolarità ricor- junii D. Canisde la Scala.,. et D. 
date dal cronista, v' ha errore di Passarinus (D. civit. Mantuce).,. 
data. - Veggasi soprattutto Ferreto exiverunt contra civit. Brixice, 
Vicentino (Hist. lib. VII, lì. I. S. et obsederunt caslrum quod dici- 
t. IX, col. 1171 sotto il 1317, tur Nona (sic) et cepit illud salvis 
Canis Ver once Prcefectus, Brixien- personis ...et munivit illud eie. Ma 
sium inlrinsecorum perfidiam ni- questa è forse invasione realmente 
mis exosus, Ghibellinis ejeciis eie. succeduta e diversa dalla prima ; 
E tentato indarno V acquisto di perchè qui si parla di castello con- 
Brescia, dato il sacco alle terre, a- quistato , Captimi fuit sabbato in 
pud Lonadi pagum alas reducens, Calendas Iulii. — Chron. Patav. 
stationem accepit , oppidumque li. 1. S. t. VIII. - Ferretus, Hist. 
colli modico imminens expugna- lib. VII, t. IX, de R. I. S. - Par. 
re etc. . . . Accersitis itaque pedi- Ceret.e, Chron. eie. etc. 
tum mille a Verona Vicentiaque 2. Madii , Ms. cit. Ed il Cron. Reg. 
maniplis , adveciisque machinis R. L S. t. XVIII, 1317,27 Mali M. 



ULTIMI ANNI DELLA BRESC. INDIP. 3 ì 1 

quetarono gli espulsi , conciossiachè fattisi forti nella rocca a.1317 
di Soncino, ed espugnato Castiglione 4 , si preparassero ad 
altri combattimenti. 

A raddoppiarne il coraggio dichiaravasi della loro un co- 
tale, che largo era di plausi alle conquiste dei ghibellini, ma 
seco stesso nel chiuso del cuore non vedea di buon occhio 
che le sue; e noi lo conosciamo — Matteo Visconti. 

Indarno gli scrivea Giovanni XXII, la nostra città non 
molestasse 2 . Ragunati alla spedita quanti ebbe profughi bre- 
sciani e cremonesi, patteggiati collo Scaligero, coi Bonacolsi 
di Mantova, con Ponzino dei Ponzoni, cordiale nemico dei 
Cavalcabò e fuoruscito potente da Cremona, come che si fosse 
una lega, formato delle squadre comuni un giusto esercito, 
datone il comando, ad un suo figliuolo 3 , ritoglieva Soncino, 
ed intorno a Cremona poneva il campo, mentre Emilio 
Crompello, condottiere agli stipendii del Visconti, sussidiati 
gli esuli bresciani di dùgento cavalli, disterminava col ferro 
e col fuoco il castello di Cremcnziano 4 . Gagliardamente 

Cavalcabovcs cumini ad arma in altri davono V ingresso de la cita 

Cremona, et auxilio Brixiensium, a Matlheo Visconte». Brevemente; 

expellunt Ponzinos. Ipso mense duecento Bresciani entrarono in 

dum esset D. Canis de la Scala cum Cremona, che si levò contro Ca- 

exercitu circa Novatum (sic) eie. valcabò , al cui soccorso mosse 

1. Campi, Storia di Cremona - lib. Ili, Luchino, ma indarno. 

a. 1318. h. Expulsi a Brixia . . . cum armi' 

2. Raynal. Ah. Eccl. a. 1317. - Giù- geris equestribus circiler ducciilis, 

lini, Memorie di Milano, detto quos sibi in adjutorium Malhccus 

anno. Vicecomcs... porrexerat, oppidum 

3. Luchino. — Secondo le pagine del Cremezani . . . expugnantes . . . 

Corio, Cavalcabò desideroso di Cre- cunctos habitatorcs tam infanks 

mona, e distogliendolo Egidio Pi- ac mulieres, quam viros truci- 

perata, mutato consiglio « destinò danles...rapinis flammisque lerram 

uno nuntio alli Brasati di Bressa, ipsam consumpseruiit. Malv. disi, 

dimostrandoli come Ponzono e molli IX, e. XXXVIH, col. 981. 



342 ULTIMI ANNI BELLA BftESC. IND1P. 

a ..3t7 sostenuto dai guelfi nostri resisteva l' intrepido Cavalcabò ', 
il quale non ebbe a cedere (1318) che al tradimento 2 . 

a ., 3)8 A proteggere i fuorusciti avea lasciate il della Scala in 
Ghedi due compagnie di cavalli, e Trusardino Colleone po- 
destà di Bergamo le conduceva 3 . Il quale occupata Seniga, 
superato il monte di Capriano, accennava a più importanti 
conquisti. La città nostra cui premeva riaversi Seniga, vi 
spediva una grossa mano di guelfi, che reduci dal vano im- 
prendimento, scontravansi repente sulle rive del Mella nel 
Colleone, il quale fatto impeto sul ponte del Gattello 4 , e 
sfondate le nostre ordinanze, poneale in volta. 

Cessato quell'urto sanguinoso, cento guelfi rimasero pri- 
gionieri; e fra questi Pietro Brusato, Giovanni degli Ugozzoni, 
Corrado Confalonieri, Imbertino Calcaria, Maffeo da (Maga, 
Giacomo Cazzago 5 . 

Continuava Trusardino quelle sue male augurate vitto- 
rie, imperocché preso il luogo di Serie, e serratosi intorno 
all'ardua rocca di s. Pietro in Monte, ne tentò la resa. 
Dove l'armi non valsero giovò l'inganno. Manducaseno da 
Serie che guardava quel sito, venne al patto dei traditori, e 
diello vinto. Ma tornatosi l'inimico al suo campo di Ghedi, 
ripigliato dai guelfi quel mal ceduto castello, trattone il Man- 
ducaseno, veniva con altri complici dannato a morte 6 . Per 

1. « Tale e tanta fu la difesa di quel Gelten (ora Gattello) appellatur ex- 
«popolo ajulato dai Bresciani ». trinsecicives cum armigeri s domini 
Murat. Annali, a. 1317. - Chron. de la Scala irruerunt etc - Malv. 
Astens. e. 98. - Giulini, Memorie dist. IX, e. XL: e Kàlzchen parola 
di Milano, a. 1317. germanica , vale appunto piccolo 

2. Como, Storie di Milano. - Campi, gatto. Vedete come se n'è serbata 
Storia di Cremona, lib. III. - Giov. fin da que' secoli la significanza. 
Villani, Stor. Fior. lib. IX, e. 89. 5. Malv. dist. IX, e. XL. 

3. Maggi, ms cit. 6. Mense Augusti . . . (cives) ad id 

4. Apud flumen Melica iuxtapontem qui oppidum pervenientes, super illus 



ULTIMI ANNI DELLA BRESC. INDIP. 343 

questo modo concilierei colle parole del Maggi e del Ca- 
priolo le attestazioni del Malvezzi. 

Più deplorabile per la gravità del personaggio fu il caso 
di Maffeo Chizzola. Prode guerriero 4 , nelle scienze del di- 
ritto e nelle umane lettere versato 2 , fu podestà di Genova 3 , 
poi giudice di Brescia: nemico aperto ai Brasati, tanto non 
eralo de' guelfi, che un suo figliuolo non isposasse la figlia di 
Goizio da Foro. Gli fu ascritto a colpa: ma nella pace del 
tredici tutto era perdonato, e di ben altro fu reo. Sospet- 
tano i cronisti di qualche trama cui fosse quel misero immi- 
schiato. Il foglio che avea spedito allo Scaligero nascosto in 
un barattolo di canditi 4 , e con quello statim delenda in fronte 
che annuncia un misfatto', cangia il sospetto in realtà. 

Venuto nelle mani del cittadino Consiglio, chiamato il 
Chizzola, ignaro dell'evento appresentavasi : gli fu letto il 
foglio fatale; non aveva discolpe, non ne cercò. Tradotto al 
palco , gli fu tronca la testa. 

Lodovico re lo dichiarava innocente; né il tardo decreto 
negò la trama: gli fu anzi tenuta a virtù come d'uomo al qua- 
le, volendo sommetterci agl'imperiali, fallisse il generoso im- 

repente irruunl eie. » . . quosdam vezzi pubblicata, 1. citato, e. XLI, 

captivos iti civitatem adducentes, è nominata la Franciacurta. 

seditionis conscios altis lignis 3. Perg. 22 agosto 1347 nell'Archivio 

suspenderunt. Malvezzi, dist. IX, Chizzola - registrata dal Bighelli 

e. 43. - Veggasi pel resto il Maggi, nelle sue Famiglie Bresciane. Ms 

il Nazzari, il Capriolo ecc. presso Fautore. 

1. Per' lui fu riacquistato il castello 4. Malvezzi, dist. IX, capo XLII, 
di s. Pietro in Monte. - Rossi, col. 986. Le circostanze del fatto 
Elogi istorici di Bresciani illustri. stanno ancora nel Capriolo, Isfor. 
— Maffeo Chizzola. Bresc. lib. Vii - e nel Rossi, Elogi 

2. Litteratissimus acjurisperitus. Cosi Storici ricordati. - Il Maggi ricorda 

il Malvezzi. - Nella lettera che come il Chizzola con altri ghi- 

indirizzava allo Scaligero, che forse bellini venisse altra volta espulso 
gli costò la vita, e che fu dal Mal- dalla cillà. 



a.t31i 



,\\\ ULTIMI ANNI DELLA BUF.SC. INMP. 

prendimcnto *. Ma i diplomi dei re non lavano i delitti, ed 
anche assolta da Dio, nessun angelo del cielo coprirà delle 
sue ali la macchia incancellabile del traditore 2 . 

A vendicarsi dei propugnacoli perduti, escivano di notte 
i ghibellini da Montechiaro, e i primi colli che fanno scala 
ai gioghi delle nostre vallate disertavano senza pietà. E i 
guelfi tosto a sorprendere Montechiaro ed a portarvi i terrori 
della strage e dell'incendio 3 , nò muoversi di là se non che 
pieni di preda e di sangue. Ed aspra e forte dovea ben es- 
sere quant' altra mai delle italiche codest'ira dei padri no- 
stri, se a' consoli di Brescia le italiche città scrivevano com- 
miserando al furor sciagurato di che tutta ardeva la nostra 
terra. Lo piangevano, e duro a credersi, lo eccitavano ad 
un tempo. 

Per Golzio da Foro 4 podestà di Bologna dicevano i Bo- 
lognesi loro propria la causa nostra, e promettevano 5 . Ci 
stimolavano i Padovani perche facessimo dell' armi scher- 
mo agli affronti nemici, e promettevano G ; e intanto le 

1. De bonis operibus non lapidandus vastantcs.Quod cum urbis Pmsidi- 

est, sed laudandus etc. Maphceus bus nuntiatum fuissel, illieo cum 

de Chizolis dictam civitatem ni- valida marni in campis apud Mon- 

tebatur reducere ad veruni domi- temclarum illis occurrentes auda- 

nium ed obbedientiam Culminis cter, forti pugna eos invaserunt. 

Augustalis. Si vegga il Cod. Dipi. Malv. dist. IX, e. XLIII. 

2. Due atti che al misera Maffeo si 4. Già noi lo conosciamo, 
riferiscono ho tra le mie perga- 5. Et volumus necessitate cogente velo- 
mene, ed uno di Biata sua figlia. citer plcnis ejfectibus providere; 

3. Narrato in prima del tradimento di così nella lettera 12 maggio 1318. 
s. Pietro in Monte dato dai pede- Malvezzi, dist. IX, e. 44. - Anche 
montani ai fuorusciti, e ripreso a vi- il cardinale Napoleone scrivea dalla 
va forza dai nostri, continua il Malv. Provenza ali 1 agitata nostra patria. 
Cum multa. . . comitiva noctu de Malv. dist. IX, e. XLVI, ove è 
Monteclaro (Gibellini) exeuntes , dato lo scritto, col. 988. 

in terras Pedemontis repente ir- 6. Malvezzi, Cron. dist. IX, e. XLV. 
ruunt, igne, ferro et rapinis,,. de- La lettera dei Bolognesi è del 12 



ULTIMI ANNI DELLA BRESC. 1ND1P. 345 

feroci alterigie dei grandi, le paure dei vinti, di tutti le cru- 
deli rivalità, e un non so che d' irrequieto e di violento che 
ribolliva in quegli spiriti superbi, sì acerbo e disumano stra- 
zio facevano di noi, che poco è più morte. 

E per trattar del bene che fu pure in quest' anno , dirò 
che rattenuta il signor di Verona dall'impresa di Padova, 
rattenuta da quella dì Genova Matteo Visconti, respirammo 
un istante, e lo cogliemmo a riparare le nostre mura, quel 
tratto principalmente che da porta Pile corre tuttodì sino 
alla Rocca dove aprivasi la porta del Pedriolo l ; quella parte 
cioè che più nell'assedio del Lussemburghese fu conquassata 
e lacera, e per la quale probabilmente venivano nella guerra 
civile del 1311 ai sollevati ghibellini gì' implorati soccorsi 2 . 
Ma quella tregua fu -€ome lampo. Una forza operosa e 
direi quasi fatale inesorabilmente ci affaticava. Era come se 
presaga di un lontano, ma grande avvenire, volesse accele- 
rarne il compimento. Durava intanto quella lotta infelice e 
minuziosa di popolo e nobiltà, dentro alla quale fortemente 
esercitate si nutricavano anime forti, volontà pertinaci e po- 
derose; ma che nel convincimento di lor vigoria cozzavano 
talvolta coi popoli ammutinati, rompevano all'arbitrio ed 
alla prepotenza. Fu libertà, ma libertà ben altra che non era 
quella dal cadere dell' undecimo allo scorcio del secolo de- 
cimoterzo: procelle anche allora, terribili procelle; ma sol- 
maggio, quella dei Padovani del 1388 (Contr. Pedrioli sire Portai 
5 giugno. R. 1. S. col. 988. Gallio:). 
1. Contraici} s. Clarcc sive Pedrioli. % 1311. Qui (Gibcllini estrinseci) cum 
Catasto bresciano del 1400, reg. B. magna marni in civitatem Brixice 
- A quella estremità era dunque pervencrunt.-nondum enim civitas 
probabilmente la porta di cui par- murorum ambita reclusa fueraf. 
liamo. Era detta eziandio Torta qui Imperatoris jussu in ruinam 
Gallia, e lo mi apprende una per- eversi crani. Malvezzi, (list- IX, 
gamena quinniana (F, IV, 3) del e. XXIII. - Codice Zambonùmo, 



.I3li 



346 ULTIMI ANNI DELLA BRESG, 1NDIP. 

m3.ii levate per ampi disegni, partecipavano più o meno della 
grandiosità dello scopo, che certo era grande e generoso 
= l'indipendenza italiana. 

«»3i9 Le ghibelline insidie e le voglie dismisuratc dello Sca- 
ligero sgomentavano la patria nostra. Una lettera l del card. 
Napoleone preparava i nostri alla venuta del re di Provenza: 
la lettera venia d' Avignone nunciatrice di pace futura che 
ci avrebbe recata il nuovo re, o piuttosto di futura servitù. 
Papa Martino, favoreggiatore naturalissimo di Francia, la pre- 
parava. Certo è, che noi mandati a Genova Rizzardo Ugoni e 
Corradino Confalonieri nunci al re di Provenza 2 , gli offerimmo 
la nostra fede. Non è a pensare che paresse a Roberto, fra le 
distrette d' un assedio, della proposta. Sto per dire che fosse 
piuttosto in sul maravigliarsene; perchè in una età come quel- 
la senza scopo né d'imperatori né di papi, e poco meno che 
dispregiatrice degli uni e degli altri, non era tenue acquisto. 
Come lieto e' se n'andasse lo ci apprende la lettera che agli 
anziani del popolo di Brescia nel gennaio di quest'anno indi- 
rizzava 3 , ringraziandoci con altra del nobile ricevimento che 
a Giovanni dell' Acquabianca vicario suo erasi fatto 4 . 

Chi desse fede al Malvezzi, parrebbe venuta col reale vica- 
rio l'età dell'oro: e certo quel sentirlo conchiudere = quid 
plura? cives reges erant 5 — mette addosso un sospetto; ed è 
che il buon cronista parteggiasse egli pure, o che l'esame ed il 
confronto delle realtà facesse intoppo alla piena della sua elo- 
quenza. In ogni caso, addio storia. L' età d'oro nel sec. XIV! 
Dio ne scampi, direbbe il Manzoni, le città dei nostri nemici. 

1. Data Avinione. Kal. Madii. Malv. disk IX, e. XLIX, ove l'Àc- 

2. Malv. Chron. (list. IX, e. XLVIII. quabianca è chiamato Litteratissi- 

3. XX Vili Januarj MCCCXIX- Malv. mum virum, e ci venne mandato con 

(list. IX, e. XLVIII, col. 989. lettera del 26 giugno. Malv. 1. cit. 

4. Data Avtniom die 2G junii 1319. 5. Malv. Cr. Est; dis. IX, e. L, e. 991. 



ULTIMI ANNI DELLA BRESC. INDIP. 347 

Non parliamo di primato. È un' altra quistione. Ma quando a .i3i9 
io sento porre in cima d'ogni altro per nazionale prosperità 
il secolo XIV, non è chi mi trattenga dal chiedere donde poi 
provenisse. Da possanza civile? Quando il solo che dovea, che 
volle un tempo, e fa indarno, avvalorarla, il solo che potesse 
far temuto e venerando il nome italiano s'era dato a Fran- 
cia? Quando parte Angioina dettava essa i trattati dell'uni- 
versa cristianità? Quando repubblichette, cittaduzze, castelli, 
borgate, fino all'ultime bicocche volevano reggimento a sé? le 
quali soperchiate o soperchiane, da quei prolungati loro sde- 
gni mai non ristavano? — Dall'armi, se non essendo da tanto 
da mettere in fila un pugno di lance senza i venturieri del 
Landò e del Vaivoda, mendicavano la compassione d'ogni la- 
droncello che facesse la guerra per conto suo? — dalla reli- 
gione, se più pontefice non avevamo, e n'erano oltr'alpe le 
somme chiavi? Se i Legati *, e questi pure dileggiatori degli 
uomini e di Dio, ci si mandavano di colà, da quelle splendi- 
de mollezze della corte di Provenza, ove dimenticavano i car- 
dinali lo sfasciamento delle loro e delle nostre chiese? Certo 
che un primato ebbe Italia a que' dì sommo, incontrastabile, 
glorioso; e fu d'arti, di lettere, di commercio, d'ogni bella 
coltura. Ma chi non ponga le lettere e l'arti sopra allo stato, la 
coltura sopra alla civiltà, lo splendore di ima nazione sopra alla 
forza ed alla indipendenza 2 , non potrà non deplorare un 
tempo in cui popoli indipendenti tremavano sotto alla stolta 
brutalità d'un masnadiere, non osavano alzarsi contro di lui. 
Veramente il secolo XIV è rigoglioso di vita italiana, infelice 
sia pure, ma virilmente tra quegli irati e intolleranti spiriti 

1. « Governavano l'Italia per Legati, lib. III. - E il Muratori , negli 

i quali pieni di avarizia e di super- Annali, dal 1305 al 4376. 

bia, avevano molte città afflitte ». 2. Balbo, Storia Italiana. Età VI. Dei 

Macchia velli, Istorie Fiorentine, Comuni. 



Il 1(S ILTLMI ANNI DELLA riHKSC. LN1MP. 

*m* durata: veramente ai secoli posteriori altrettanta non fu; ma fu 
tempo di miserabili frastagliamenti, di minuti sdegni e di mi- 
nule vendette, die toglie perfino allo storico la possibilità, il 
contento di raccogliere intorno ad un nodo, ad uno scopo 
qualsiasi i fatti moltiplici (come pur troppo avranno dovuto 
accorgersi i lettori in queste pagine), e dar loro una origine, 
un avviamento, una intenzione fors'anco intempestiva, ma 
grande. Secolo che ti fa guardare con invidia ad altre età, 
quando vasto, preminente maturava almeno un pensiero che 
Dio non volle esaudito, ed era forse consiglio di più profon- 
da pietà, ma che noi rispettiamo ancora come le reliquie di 
un santuario, ove nudo è l'altare, ma di tanto più commo- 
vente vi parla tuttavia la religione. 

Ma tornando alla storia, non è però che un po' meglio 
non andassero le bresciane cose: perocché Roberto coman- 
dasse dover Bologna e Firenze, dover la lega dei guelfi soc- 
correrci dell'armi loro l . 

Mille cavalieri 2 con alla testa Giberto da Correggio 
venivano con altre genti 3 e cogli usciti di Cremona a grandi 
giornate per alla volta di Brescia. Quanti erano dei ghibellini, 
o lasciate le loro castella esulavano cercando più lontano 
asilo, o si rannodavano alle prove estreme. Quell'indomito 
proscritto di Federico Maggi, cui Giovanni XXII avea tolto 
dal seggio episcopale, nella sua Roccafranca si rinserrava 4 , 

\. Bege Roberto annuente, Bononien- 3. In tutto tremila cavalli. Malvezzi, 

scs et Fiorentini, Magni f. virimi disi. IX, e XLII, Chron. cit. 

Giberlum de Corrigia...cum tribus 4. Fra coloro che i loro castelli ab- 

millibus equestrium . . . in au- bandonavano comprende Malvezzi 

xilium civilatis Brix. direxerunt. anco Federico. Il cronista Maggi 

Malv. (list. IX, e. LII, col. 992. parla invece di resistenza tentata 

2. La taglia d 1 uomini fatta in Bologna, in Roccafranca. Ilo preferito il Mag- 

di che si vegga il Villani nelle sue gi, perchè nel primo parmi essere 

Storie Fiorentine, lib. IX, e. 99. veramente un pò 1 di contraddizione. 



ULTIMI ANNI DELLA BRESC. IN01P. 



349 



mentre il d'Acquabianca che all'esercito di Giberto avea 
congiunto lo sforzo dei cittadini, quelle terre invadeva cui la 
ghibellina audacia persuadesse il resistere. 

Presi quindi Corneziano e Gizzago 4 , distrutto Pompiano 
dov'erano i Maggi 2 , vinto agli Orzi il Giunta che Azzone 
Visconti con alquanti militi vi avea collocato 3 , s'ebbe a tra- 
dimento la terra di Ghedi, il cui vicario postovi da Can- 
grande , racchiudevasi nel castello co' suoi ghibellini. E 
la viltà dei traditori vendicavano quei racchiusi con altra 
viltà, uccidendovi Americo dei Sala, un illustre prigioniero. 
Indispettivano i guelfi; e vinta per assalto la rocca, cento- 
cinquanta nobili ghibellini poneano in ceppi. A Trusardino, 
lo scaligero vicario, per intromessa di Giberto 4 fu perdonato; 
ma noi fu ad Isnardo Soranzo ed Otello Moro, che vi peri- 
rono 5 . Anco i guelfi di Bergamo, che alla lor volta erano i 
cacciati, avevano dai nostri soccorrimento; e con ragione Al- 



I ghibellini adunque castella ubi 
manebant statini reliquerunt ? 
qual era duopo in allora che vi 
si recassero i guelfi ad oppugnarli? 

1. Nani Cornezani et Cizagi oppida 

munierunt, Pompianum vero fun- 
ditus prostratimi est. Et sequenti 
die adversus Gaydum, quod, ut 
diximus, Gibellini per seditionem 
habuerant , castrametati sunt. 
Malv. dist. IX, e Lll, col. 992. 

2. Madius, Histor. de Rebus Patriot, 
a. 1319. -Malv. dist. IX, e. LII. 

3. Codagli, Istoria Orceana - lib. II, 
pag. 50. 

h. Malv. 1. cit. - Madii, Hist. ms. cit. 

5. Multos tamen ad vindictam mortis 
Ay meriti de Salis gladiis subito 
peremerunt. Inter quos fuere Isnar- 



dus de Suragis, Otellus de Moris, 
quos crudeliter trucidarunt. Fue- 
runt enim in eo castello capti no- 
biles Gibellini, et career ibus op- 
pressi numero centum quinqua— 
ginta. Hi annis septem, mensibus 
novera, diebus decem, dies suos: 
carceribus cura pane lacrymarum 
deduxerunt; quorum autem no- 
mina habemus , fuere: Gratiolus 
de Calvisano jurisperitus cum fì- 
lio suo, Philippinus de Lavellongo 
ed duo filii ejus , Guielmus de 
Calino et filius suus, Cominus de 
Salodo , Acursinus de Suragis , 
Lafranchinus de Trenzano, Bonus 
de Prandonibus ; aliorum nomina 
minime refinemus. Malv. dist. IX, 
e. LII del Codice Zamboniano. 



350 ULTIMI ANNI DELLA BRESG. INNI». 

a ,3.9 dighieri podestà nostro ad Ugo del Balzo scriveva come 
aspra guerra facessimo ai ghibellini l , e perfidi li dicea, 
quasi clic i guelfi e' si fossero proprio i timorati. 

L'esempio di Ghedi rese ai guelfi la devozione di presso 
che tutto il territorio bresciano. Nò il d' Acquabianca era 
pago: perchè avuti da Giacomo Cavalcabò sessanta cavalieri 
e dugento pedoni, tentata l'impresa di Gottolcngo 2 , che gli 
valse duemila fiorini d'oro pagati per accordo agli abitanti, 
condusse Giberto a Cremona. 

Era il novembre. Cavalcabò che avrebbe voluto ricupe- 
rarla per sé, videla invasa per notturno assalto dall'audace 
Giberto, che la si tenne 3 : ma fu per poco, e riebbela Caval- 
cabò. Erasi intanto l' Acquabianca alla propria città restituito, 
ed era fatale che, vicario di re come Ismondo 4 , un mede- 
simo delitto quasi egual pena gli meritasse. 

Landriola di Negro dei Poncarali, leggiadrissima fanciulla, 
come che si fosse il duro caso, vedea cadérsi appiedi nel 
domestico giardino, preso da morte inopinata, 1' amante. La 
dignità del proprio nome, vinto il dolore, così rifulse nel- 
V anima raccapricciata, che sollevando il caro estinto, di re- 
camelo altrove argomentava: ma còlta dalle guardie notturne, 
al d' Acquabianca era tradotta. Nò il pietoso evento, nò quan- 
to ha l'infortunio di venerando lui rattenevano dallo accen- 



1. Malv. Op. cit. - dist. IX, e. 51. sue milizie. Erra il Polistorc nel- 

2. Malv. Op. cit. - dist. IX, e. 53. l'ascrivere Y acquisto al 1320, Ber. 

3. Chron. Placenl t. XVI, lì. I. S. I. S. t. XXIV, - Villani, Storie 
- Chron. Estense, R. I. S. t XV. Fiorentine, lib. IX, col. 401 del 
D. Giberlus . . Jhabuit dominum t. XIII, R. I. S. 

civil. Cremonce et alia castra Bri- 4. Conte di Brescia messovi da Car- 

xiensium. — Malv. Chron. Brix. lomagno (a. 77G), trucidato dal po- 

dist. IX, e. 33, che narra fatta polo a vendetta di Scomburga. Ro- 

l' impresa per notturno assalto, ri- dulpiii Not. Ulsl. nel nostro Co- 

trovandovisi V Acquabianca colle dice Diplomatico, parte I. 



ULTIMI ANNI DELLA 1ÌRESC. INDIP. 351 

dersiperla meschina di colpevoli brame, talché osò disvelarle; 
ma la indignata fanciulla ributtò quelle infami proposte; ed es- 
sendo al padre queste cose raccontate, arrovellato e furente, 
con quanti potè raccogliere dei Poncarali e del popolo, tu- 
multuando fu al palazzo del Vicario. Sforzate le porte, git- 
taronsi le turbe all'abbandonata nell'edificio: lo dispoglia- 
rono 4 ; e appena fu che tra lo spaventevole ribollimento 
campasse il Legato colla fuga. 

Nulla di Lancinola ò più detto ; e fors' ella terminava 
nella calma religiosa del claustro gli sfortunati suoi giorni 2 . 
Al misero giovinetto per scerete nozze congiunta la disse il 
Certaldese, e fu gentile pietà; perchè reso alla infelice quel 
casto velo che la inesorabile asperità della storia le avea 
strappato, ne facea sacro l'amore e la sventura. 

A rattemprare gli sdegni dell'Angioino, assenzienti Gi- 
berto e Gavalcabò, il cittadino Consiglio sostituiva al d'Ac- 
quabianca un Simone Tempesta 3 , uomo integerrimo già noto 
al re. Ma Roberto non tacque; e lamentando per lettere la 
subita vendetta ch'era da lui, non del popolo, raffermava il 
Tempesta vicario suo K 

1. Irrunt, et cuncta ejns bona ...de- 2. Ove credasi al Boccaccio (Decame- 
predati suiti mense decembrio. rone giorn. IV, nov. VI). 
Malv. dist. IX, e. LIV. - Tace il 3. Eodem mense . . . Magnates civitatis 
Malvezzi, rispettando per avventura ejusdem, quondam Simonem Tem- 
idi superstite famiglia dei Poncara- pestavi ultramuntanum militem.. . 
li, l'origine della sommossa. Par- prò R. Majestate .. .Vicarimi eli- 
rebbe anzi dalla sua Cronaca che gerunt. Malv. 1. cit. - Esempio 
il d'Acquabianca fosse allora in singolare d'un vicario del re, la- 
Cremona. - Ma non la tacquero il sciato eleggere dal Comune. 
Maggi (Etti, de Reb. Patricc) ed 4. Dal Aquit 1320. Ini. Ili, die 
il Capriolo (Hist. lib. VII). - Il XXVIII januar. edita nel Malvezzi, 
Boccaccio ne faceva una novella. - luogo cit. - 11 Cromico lìegicnse, 
Andriola è nomata dal Certaldese Rer. Hai. Scr. t. XVIII, nota Te- 
e dal Capriolo; Landriola da Ca- lezione di un Simone della Torre 

vicarius Brixice... de mense julii. 



a.1319 



,)r)2 ULTIMI ANNI DELLA BttESG. INDÙ'. 

Di quel tempo istesso (gennaio) una violenta scorre- 
ria di ghibellini desolava la terra di Seniga per noi temila 
da Guidesco dei Poncarali *. Dove il ferro non giunse po- 
terono le fiamme; nò ad uomini nò a cose fu perdonato. 
Anco a Ghedi egual sorte sovrastava; perdio ingrossati dalle 
squadre di Verona, vi rientravano i ghibellini, e cessato il ma- 
cello, settanta prigionieri venivano'consegnati al della Scala 2 . 
Dall'altro canto inaspriti i guelfi, correvano a Gambara e 
Gottolengo: ivi quanto ne volle il tempo e 1' ira, altre fiamme 
ed altro sangue 3 . E tanto sommovimento un legato apo- 
stolico nutriva: dicealo amore e divozione, benedicendo a 
quelle anime arrabbiate 4 . 

Arti di Giovanni XXII, cui doleva all' anima che i ghibel- 
lini non parteggiassero pel suo Roberto; e volendo che si- 
gnore ad un bel tratto lo si facessero d'Italia tutta, fulminava 
d'anatemi coloro a cui non paresse. Così Visconti, Estensi, 
della Scala venivano scomunicati. Non era colpa da inter- 
detto; ma dove appunto venia meno il diritto, era lì pronto 
un nome arcano, speditivo, che coprendo delle duttili sue 
forme l' iniquità del processo, santificava l'arbitrio e l'ingiu- 
stizia = l' Eresia 5 . Ma i ghibellini ridevano e seguitavano. 



1. De civilate egredienf.es, prcesidibus ad solum usque prostraverunt. 

omnino insciis, ad terram de Se- Malv. dist. IX, e. 56, 1. cit. 

niga profecti sunl qui a Guidesco 4. Capriolo. Storie Bresciane, lib. VII. 

de Pontecarali Mie prò populo - Malv. Chron. dist. IX, e. LV1I. 

Brixicccapitaneo, in ea terra rece- -Ambo riportano per intero la 

pti suiti, dunque ingressi fuerunt, lettera del vicario apostolico in 

slatini ...preda flammis eie. e fu Italia Filippo Valcsiano del G giu- 

barljarameiitc dal Poncarale tradita. gno 1320. 

Malv. dist. IX, e. 55, col. 994. 5. « Ecco disvelati i motivi di tanti 

2. Poslea pecunia redempti sunt. processi sotto pretesto di disob- 
Malv. dist. IX, e. 50, col. 955. bedienze e d'eresie ». Muhatohi, 

3. Quas preda el flammis vaslanics, Annali, a. 1324. - « Re Roberto 



ULTIMI ANNI DELLA BRESC. INDIP. 353 

Tenea Brescia pe' guelfi (lo dicemmo), e dava in que- 
st'anno all'apostolico legato cardinale Bertrando delPoggetto 
duecento armati l perchè la guerra contro ai Visconti si 
continuasse; altri ne dava al patriarca d'Aquileja Pagano 
della Torre, i quali coi militi di Cremona respinsero da Cre- 
ma le forti squadre di Galeazzo Visconti; e trecento Orceani 
erano in quel fatto 2 . 

Né impauriva Galeazzo; e vinta Cremona, discacciatine i 
guelfi, bresciani o cremonesi che si fossero, rendevala ai fuo- 
rusciti 3 . Altri fatti conseguitavano, e quella guerra si facea 
dura, ostinata, incresciosa ogni dì più; la quale oggimai 
non si potendo reggere dall'armi sole del re di Provenza, 
furono chiesti gli ajuti di Federico d'Austria, ed oro e nome 
di re gli si promise. Venneci Arrigo il fratel suo, eh' entrava 
in Brescia da porta Pile quasi a trionfo: sei cavalieri soste- 
nevano sul di lui capo un pallio d'oro, e preceduto dalla bre- 
sciana gioventù fu accompagnato a palazzo. Ebbe onoranze, 
ebbe doni: Pagano della Torre circondato dagli usciti di 
parte guelfa ne lo accoglieva, e benedetto poco appresso nella 
cattedrale con rito solenne l'apostolico vessillo, all'esercito lo 
consegnava, che pur si componeva di quattromila Bresciani 



« faceva allora da papa » (idem, 2. Codagli, Storia Orceana, lib. II, 

a. 1317). - » Andò ordine agli pag. 50. « Questo fecero li fuoru- 

<i inquisitori di fare processo d 1 e- « sciti di Crema con 1' ajuto del 

« resia a Matteo Visconti, a' suoi « patriarca d'Aquileja e di forse 

« figliuoli (Ann. Mediolan. e. 91), « trecento lance delle nostre che 

« a Can Grande, n Bonaconsi ecc. « v 1 andarono in soccorso. - Altri 

« Insomma re Roberto facea fare « Cremaschi, che confederati erano 

« quanti passi a lui parevano a « con li guelfi degli Orci, fecero 

« papa Giovanni ». Murai. Annali, « molti danni alli ghibellini di Son- 

a. 1317 ecc. « cino e d'altre vicine parti ». 
1 . Madii Historia de Rebus Patria , 3. Chron. Piacerti in lì. 1. S. t. XVI. 

ms. cit. - Calco, Storia Patria, lib. XX11. 

OnoRicr, Storie Bresc. Voi. VI 23 



354 



ULTIMI ANNI DELLA RRESC. INDIP. 



crocesegnati, quanti non ne avevano tutti uniti (ove non erri 
il Malvezzi) né Pagano il legalo, nò l'imperatore l . 

Ed ecco gli espulsi di Bergamo farsi attorno ad Enrico 2 . 
Volesse, pregavano, restituirli alla patria: ventimila fiorini d'oro 
sarebbero per lui; per lui la gloria dell'aver tolta ai nemici una 
grossa città 3 . Ed i fiorini d'oro, più che la gloria, face- 
vano l'effetto. Piantava Enrico gli accampamenti (12 aprile) 
alle rive della Mandolozza, e il della Torre co' nostri e 
co' suoi crociati sostò la notte in su quel di Rovato e di 
Coccaglio 4 . Giunto a Pontoglio, aspettava Enrico: ma i ghi- 



1. Malv. disi. IX, e LVUI-LIX. - 
Capriolo, lib. VII. - Maggi, Hist. 
de Rebus Palrice. - Il Rosmini ed 
il Giulini dicono entrato Arrigo in 
Brescia nel 10 aprile. - Eccovi 
quanto ne dice il Malvezzi: Anno 
MCCCXXll, die Doni. Olivarum 
IV aprilis ipse Henricus in eam 
civitalem introivit eie... Siqnidem 
occurrenlibus ei turmis ab urbe 
usque ad terram de Navis magno 
nobilium civium comitatuetc.(Chr. 
dist. IX, e. LV11I, col. 996); ed al 
capo seguente: medio mense D. Pa- 
ganus de la lune . . . post so- 
lemnem missce celebrationem . . . 
nepoti suo Vexillum Sanctce Ec- 
clesia} .... obtulit. Erant lune 
in ea urbe Brìxice viri armigeri 
brixienses circiler quatuor millia 
qui... crucis signum deferebant eie. 
Aggiunge più innanzi che il pa- 
triarca ne uscisce con cinquemila 
compresi i nostri. - Il Villani as- 
sicura entrassero con Enrico 2000 
tedeschi; mille ne aveva il della 
Torre; settemila movean dunque a 



Bergamo , e 1' esercito era fornito 
per la maggior parte da noi. - Ma 
leggiamo lo storico fiorentino, R. 
J. S. t. XIII, capo CXLI1, lib. IX: 
« Federico mandò in Lombardia 
« Arrigo . . . con mille cavalieri a 
« elmo, et giunse nella città di 
« Brescia la Domenica d'ulivo... 
« et poi più Signori et gente d'ar- 
« me crociati d' Alemagna vi si 
« aggiunsono, sicché quasi si trovò 
« in Brescia con 2000 Tedeschi 
« d' arme a cavallo ». 

2. Erant autem ipsis diebus viri no- 

biles Pergamenses . . . expulsi. 
Hi cum magnalibus Brixire con- 
silium ineuntes cum prwfuto Pa- 
triarcha in palatium ad ducem 
Henricum accesserunt eie. Malv. 
Chron. R. I. S. I. XIV, dist. IX, 
e. 60, col. 996. 

3. Villani, Storie Fiorentine, R. I. S. 

t. XIII. 

4. Die XII. Sole jam ad occasum 
tendente . . . Brixia eyressus, apud 
MendaloticR /lumen . . . castrame- 
la! us est . . . Patriarcha cum co- 



ULTIMI ANNI DELLA BRESC. INDIP. 355 

bellini se l'avevano comperato. Dicevano non voler essi i a.1322 
difensori dell'impero, all'impero ribellare: promettere al di lui 
{rateilo e mantenere la ferrea corona; ad esso lui non promet- 
tere, ma sborsare issofatto settantamila fiorini d'oro l . A que- 
st'ultimo argomento Enrico balenò: il negoziato coi ghibel- 
lini di Bergamo venia conchiuso a Palazzolo 2 ; e il della 
Torre, che n'avea sospetto, ritessendo la via giunse a Coc- 
caglio, dove chiesto all'austriaco che si fossero quegli indugi: 
non per abbattere gl'imperiali son qua venuto, rispose, ma per 
sostenerli; e levato il campo facea sosta lungo il Naviglio 3 . 
Ivi i guelfi di Brescia a supplicarlo rientrasse le nostre 
mura, e la sacra causa che fra noi l'adduceva non dimenti- 
casse. Lo avrebbe fatto, riprese, ove due porte della città e 
duemila fiorini d'oro gli si consegnassero. L'oro non sareb- 
be mancato, ripigliavano i cittadini, ma le porte non essere 
altrimenti che di Boberto re 4 . Non ne fu altro: partì En- 
rico 5 per Verona (18 maggio); e poi che gli fu snocciolata 
in contanti da Matteo Visconti, capo oramai di parte ghibel- 
lina, la pattuita mercede, ripassò l'Alpi. 



milalu suo et milititi Brixiensi... 3. Ultra flumeii Navigli castra sua 

ipsa nocte in Roado et Cucalio conslituit. Malv. I. cit. col. 997. 

manserunt... Seguenti autem die... 4. Urbis januas in manibus suis con- 

Pontolium prò fectus est. MAlv. 1. e. tradere minime poterant, quia il- 

1. Villani, Op. cit. lusfrissimi regis Roberti dominio 

2. Meneschalcum suum ad colloquimi traditee crani - 1. cit. 

Gibellinorum Pergamensium in ca- 5. Per le particolarità del vergognoso 
slrum Palazoli direxii. Quo com- fatto si vegga il Villani, Storie 
perto, idem Patriarcha mox Ro- Fiorentine, lib. IX, e. 143 e seg. - 
valum et Cocaìium . . . regressus il Raynaldo, Annales Ecclesia- 
est. — Dehinc ad ipsum ducem stici, a. 1322, n. 9 e 10 - il Cro- 
apud Mendolociam ubi in casiris naco Regiense, R. I. S- t. XVIII, 
manebat, cum magnatibus Brixice e. 33 - Trist. Calco, Storia Pa- 
et nobilibus Pergamo expulsis re- tria, lib. XXII - l 1 Ammirato, Sto- 
diens, etc. Malv. 1. cit. col. 997. rie Fiorent. lib. VI - ed altri. 



330 ULTIMI ANNI DELLA BRKSC. INDIP. 

,,,322 Fu commedia, non fazione; ma di quelle commedie che 
penetrando ben bene addentro nelle misteriose cortine del 
cuore umano, muovono a cotale un mesto sorriso che quasi 
al pianto s'avvicina. 

Giacomo Cavalcabò vedeva intanto l'armi dei Visconti in su 
quel di Cremona, e ne fremeva. A toglierle di là ragunato da 
Brescia, da Bologna, da Firenze un corpo di guelfi, venne im- 
provviso a cingere Bardi sul Piacentino. Galeazzo lo debellò, 
talché lo stesso Giacomo lasciò nel combattimento la vita. 

Moriva in quest'anno (24 giugno) Matteo Visconti, e Dante 
Àllighieri l'aveagià da qualche mese preceduto (14 set- 
tembre 1321). Ambo di parte ghibellina, ambo perseguitati 
dagli odj pontificali, ambo avversi alle guelfe città. Del resto 
più veramente di opposta che di diversa natura. 

Disprezzatore dell'arti che valsero al primo il conquisto 
della patria, perdeva Dante la sua per tutta versare in quegli 
irti, austeri, poderosi carmi che pur diresti soffusi a un 
tempo di tenerezza e di splendore , l' onnipotenza di una 
mente che gli sdegni del cielo e della terra non avrebbero, 
quasi dissi, nel chiuso di queir anima ardente rattenuto. 

Simulatore invece era Matteo; più dell'altrui, che del- 
l'animo proprio scrutatore. Saldo nei tristi, pacato nei lieti 
avvenimenti, e del fare il coperto e l'irresoluto di tanto più 
vivo. Ebbe virtù maggiori de' tempi suoi. Fu detto ipocrita, 
e fu chiesto perchè il devoto non domandasse perdono al 
pontefice. Dio perdoni in quella vece alla beffarda inchiesta; 
che non dal cielo, ma da Roberto venivano gl'interdetti con- 
tro ai principi italiani *, né Roberto assolveva, ma contrat- 
tava le nostre città. — Ma torniamo alle patrie cose. Perchè 
non anco a sminuzzarci bastavano gli umori di parte, veni- 
vano di costa le contese territoriali. 

1. MufiAT. Ann. d'Italia, 1328-1330. 



ULTIMI ANNI DELLA BRKSC. INDIP. 357 

Lamentava Maderno presso il re di Provenza le dai Bre- 
sciani conculcate prerogative della propria terra, che nel 
settembre del ventitré venivano riconfermate: ma Simone 
Tempesta ordinava per quella vece che fosse pagata dai Ma- 
dernesi la taglia dei focolari e del sale. Protestava il sindaco 
del luogo snir arbitrio dei vicariali ordinamenti, e pretessen- 
do diplomi di Ottone I, dell' Enobarbo, di Federico II, di Ro- 
berto, chiedeva che la sua Maderno dai catasti bresciani si 
cancellasse. Che ne venisse noi so; ma qual fiamma secon- 
dasse così poca favilla vedremo dappoi *. 

Roberto, Giovanni ed i Visconti tornavano all'ardua lite; 
né più ad incomposte avvisaglie, ma si allargavano a più gravi 
sobbollimenti. Raimondo da Cardona veniva intanto con tutte 
le forze a raggiugnere i crociati = povera croce ! = : veni- 
vano da Bologna, da Reggio, da Parma, da Brescia 2 , da Cre- 
mona, da quante erano guelfe città i proscritti di quelle che 
tenean fede ai ghibellini. Pugnavasi aTrezella 3 , ed era strage 
più che vittoria. L'inutile assedio di Milano, le sconcordie 
fra Lodovico il Bavaro e Giovanni XXII minacciavano ai 
guelfi f ultima rovina. Arrogi a questo che la battaglia di 
Vaprio (febbraio), la resa di Monza (dicembre) aggrandivano 
il già potente Visconti. Il perchè imbaldanziti i ghibellini di 
Lombardia, tenevano convento in Palazzolo 4 affinchè il papa 
levasse un ponte gettato sul Po presso Piacenza, impedi- 
mento ai lombardi navigli. Intervenne pur esso qual signore 



i. Noi daremo nel Codice il docu- 4. Saraina, Storie di Verona, lib. II. 

mento. - Cereta, Chron. Veron. ad an. 

2. Giulini, Mem. di Milano - a. 1323. MCCCXXIV, in lì. 1. S. t. Vili. 

3. Del 9 aprile secondo il Muratori ; in castro Palazzoli disirictus Bri- 
ma. fu forse errore di stampa. - xiw factum fuit parlamentum in 
Del 19 secondo il Corio, il Mori- quo convenerunt domini Verona?, 
già, il Fiamma ed il Villani. Mantucc, Ferrari®, Mediolani etc. 



3.1323 



358 



ULTIMI ANNI DELLA RRF^C. TNDIP. 



d'Ostigliail della Scala: e così nel bresciano castello, dove 
prima arrise 4 , la fortuna dei Visconti si raffermò. 

Ma le domestiche ire di Galeazzo e di Matteo, le imprese 
di Àzzone Visconti contro Parma, quelle dei Bonacolsi, degli 
Scaligeri, degli Estensi a' danni dei Piacentini, l'armi di Cane 
della Scala in su quel di Padova commovevano in questo 
tempo, non mutavano gran fatto le sorti di Lombardia. Per- 
deva in quest'anno Iseo quel Giacomo degli Oldofredi, che 
signore del luogo, di forte muro accerchiatolo e di torri, edi- 
ficava le bastite di Bosine e del Crocifìsso. Fu di parte ghibel- 
lina, e serbasi ancora dell' Oldofredo l'epigrafe sepolcrale 2 . 

Fra quelle pubbliche concitazioni scoppiavano a vendetta i 
privati rancori. Ubertino dei Carraresi, proscritto per l'ucci- 
sione di Guglielmo Dente, profferiva a Cangrande la patria, dove 
perdono gli si negasse. Marsilio fratello del bandito inorridì: 
cercò il perdono ad Ubertino; ma i parenti dell' estinto dura- 
mente vi s' opponevano. Padova tutta fu in armi, e vincevano i 
Carraresi; i quali pugnalato il podestà eh' avea scritto quel 
bando, sostituivano Giacobino Bocca da Brescia facendolo 
giurare che degli scorsi loro misfatti non si sarebbe impac- 
ciato 3 . Certo di quella nobile ira il nostro Bocca non arse 



i, Neil' accordo coi ghibellini e con 
Arrigo contro all' ecclesiastico le- 
gato ed ai principi alleati del 1322. 

2. Pubblicala da fra Fulgenzio dei Ri- 
naldi d' Iseo. - Monimenti Bisto- 
ndi del castello d' Iseo , p. 1 48, 
e dataci dal Nassino. - Mera. Cod. 
Quir. C, I, 15. 

o. Litta, Famiglie celebri d'Italia. 
Carraresi. - Verger. Vitce Prin- 
cipum Carrarensium in R. 1. S. 
t. XVI, col. 161. Post Pollioriem 
eie. defunclum Jacobinus de Bochis 



Pmturam adjuravit, condictione 
adjecta, ne de crimi'nibus ante 
initium a se mayislralum admis- 
sis jus diceret. - Il Litta ed il 
Rossi farebbero sospettare non da 
Giacomo, sibbene da un Corrado 
Bocca sostenuta in allora la ca- 
rica di Podestà. - Ma le testimo- 
nianze del Mussato (de Gest. hai. 
Rer. I. S. t. X, e. 722) e del Ver- 
gerlo parrebbero confermarci altro 
essere quel Corrado; e noi lo ve- 
dremo in appresso, tuttoché il Ro- 



ULTIMI ANNI DELLA BRESC. INDIP. 359 

allora, come quando podestà di Trevigi, piuttosto che darsi 
ai Tempesta arbitri e donni della città, depose le insegne del 
proprio ufficio *. Ma dava pure un esempio di dignitosa fer- 
mezza. Accasava l'Ubertino per violentata fanciulla 2 ; e a 
renderne ragione il domandava. Vennevi, ma con seguito, e 
disdegnoso. E poi che gli sfuggia dal labbro, non obliasse il 
Bocca la fine del precessore, Giacobino risto. Adunati gli 
anziani, i gastaldi del popolo, protestò francamente che più 
a palagio non andrebbe: esser egli venuto a cittadino reggi- 
mento, non per piegare il collo a turpi o servili condiscen- 
denze. Poi fatta suonare la campana del Comune, chiamò 
l'arringo 3 . Marsilio dei Carraresi, che più temerario non era 
di quello che i tempi suoi noi consentissero, supplicò Giaco- 
bino tanto rumore non si levasse; egli primo, e i da Carrara 
tuttiquanti pregarlo esercitasse contro qualvogliasi, contro 
Ubertino L'ufficio suo. Poi convocato nelle case dei Papafava 
domestico radunamento, rimproverava il fratello costringen- 
dolo ad ascoltare dal podestà la sua condanna. Tacquesi 
l'Ubertino, e multato dal Bocca per vergine rapita, il Carra- 
rese pagò 4 . Podestà di Bologna era in quell'anno Rizzardo 
Ugoni, che alla testa dei cittadini facea guerra a Passerino di 

laudino ponga quest' ultimo pode- fudit acerrimam, abdicare se tam 

sta di Padova. turpi non regimine, sed [vedo ser~ 

1. Rossi, Elogi di Bresciani illustri. vilique officio propositum fìxisse. 
Corrado Bocca. - Mussàtus , De Jamque cum campanam Commu- 
Gest. Italie. R. I. S. t. X. nis . . . terno iciu pulsar i fecisset, 

2. Bum virgineni imam in ora s. Leo- Marsilius Mugnas cum honesto- 

nardi . . . ad se noeta rapi traili- rum viciuiorum eie Muss. 1. cit. 

que lugentibus . . . genitoribus (U- 4. Aere mulclalus per multam indi- 

bertinus) fecisset. - Mussai. De gnationem salis damnationi fecit. 

Gest. hai. R. I. S. t. X, col. 723. Vergehius, VUcc Principum Car- 

3. Accersita familia sua, Antianis Ga- rarentium in Rer. I. S. t. XVI, 

staldiunibusque civitalis querelatili coi. 162. 



a. 1325 



360 



l LTIMI ANNI DELLA lìNKSC. INDII 



a. 1326 



Mantova, ai Visconti, come a tutta la lega; i principi della 
quale ne disperdevano le ordinanze a Monteveglio ! . 

Signore di Cremona era Azzonc Visconti, come lo oraTli 
Mantova Passerino dei Bonacolsi. che implorassero il co- 
storo braccio, o che venisse profferta, fatto sta che gli usciti di 
Brescia movevano con quell'armi, era il mese di marzo 2 , alla 
volta di Trenzano. Avutolo a tradimento, datolo al ferro ed al 
fuoco, non fu delitto da cui la misera terra non venisse con- 
taminata. Poi passavano a Rovato, lo combattevano; e resi- 
stendo gli assaliti audacemente, ove non valse virtù facea 
l'inganno. Chiamati gli uomini del luogo, fìngendo il Visconti 
venirne seco a' patti, intrattenevali; e da tergo intanto nel 
cedente castello prorompevano i nemici. Indi strage, furore, 
lagrime, desolamento ; indi quanto ha d' infame la militare 
licenza. Centocinquanta prigionieri seco trasse il Visconti, e 
le fumanti rovine dell'arsa terra abbandonò 3 . A tanto sper- 
pero esulavano i coloni dell'altre ville impaurite, accorrenti 
alle nostre mura; e noi ricevemmo quegli infelici, mentre ap- 
pressando il nemico a' luoghi di Coccaglio, d'Erbusco, di 
Bornato. spietatamente questi e gli altri di Cazzago, di Ca- 



1. Cronaca Sanese, Rer. Ital. Script. 
t. XV. - Mem. His. Rer. Ronon. 
R. I. S. t. XVIII. 

2. « Nel detto tempo del mese di 
« marzo e d' aprile Azzo Visconti 
« colle masnade de Melano fece 
« grande guerra ai Bresciani, et 
« tolse Joro più castella et fer- 
ii tezze ». Villani, Istorie Fioren- 
tine, lib. IX, e. 344, a. 1326, R. 
1. S. t. XIII. 

3. Mense martii Azo Vicecomes...cum 

expulsis de Rrìxia et yentibus do- 
minorum de Ronacolsis Maniuce, 



terram oppidumque Trenzani.. in- 

traverwil etc. eie. Dehinc inox ad 
terram Roadi perveniente*, oppi- 
dum eorum, [orti pugna inni sc- 
runi ... Azo die, cimi kuiniuibiis 
terrai ejusdem colloqnium ìtabnif, 
quasi de concordia simulane etc... 
Malv. Chron, dist. IX, e. LX1I. 

- (Codice Zamboniano) cui sem- 
pre non seguirono, come pel Con- 
suelo , i cronisti bresciani. Nulla 
di quo 1 falli accenna il Rosmini. 

- L' esattissimo Giulini però non 
obliava. 



ULTIMI ANNI DELLA BR.ESC. TND1P. *)G ! 

ìino, di Passirano poneva in fiamme. Indi appresso i fuoru- mi9 
sciti presidiavano Goccaglio ed Erbusco. 

Morto Arrigo VIJ, eransi eletti due re dei romani, Lodo- a.. 327 
vico di Baviera e Federico d'Austria. Dopo una lotta per 
poco decennale rinunciò l'austriaco all'impero, e Lodovico 
il tenne (1325). Chiamato dai Visconti 4 e dagli altri, come 
ben dice il Machiavelli, tiranni lombardi, non curante dei 
lagni pontificali, superato quel vano schermo dell'Alpi, veniva 
dunque l' imperatore con seguito a Trento 2 , cui si recavano 
i ghibellini di Lombardia, mescolando gli omaggi alle querele. 
Lodovico nessuno ascoltò, e disse attenderli a Milano. 

V'entrava il 17 maggio, e riceveva nell'Ambrosiana la 
corona di ferro. Ivi due vescovi facevano l'ufficio: Federico 
Maggi e Guido Tarlati 3 , di Brescia il primo, l'altro d'Arez- 
zo 4 . Ma i vescovi, Lodovico, la città dei Visconti, i ghibellini 
d'Italia tutti erano scomunicati. Il Maggi non pertanto ce- 
lebrò -\ 

Terminate le prime caldezze col nuovo re, corrotta que- 
sti la fedeltà di alcuni stipendiati, Azzonc, Galeazzo, Luchino 
e Giovanni Visconti proditoriamente arrestava. Spiacque 
l'atto crudele: vistosi in odio, a rendere come che si fosse 
ragione di tanta slealtà, ragnnava lo imperatore agli Orzi 

1. Cortusiorum, Hislor. lib. Ili, e. X, stanno per lui, gravi ragioni, le 

R. I. S. t. XII. - Mussatus, De parole del Malvezzi (disi. IX, e. G3 ) 

Ludovico Bavaro, col. 770, R. I. e la nota del Cronaco Sienese (R. I. 

S-. t. X. - Tegrinus, Vita Ca- S. t. XV), che lo fa coronato il d'i 

tracci, col. 1328, t. XI, R. I. S. delle Pentecoste 31 maggio dai tre 

2. Per Vallem Camonicam Bergamum vescovi di Brescia, d'Asti, d'Arezzo. 
pervenit. Così Giorgio Menila nelle 4. Villani, Istorie Fiorentine, R. I. 
Storie di Milano, R. I. S. t. XXV. S. t. XIII. 

3. Altri aggiungono il vescovo di 5. In ea consecrationc missam cele- 
Trento. Rosmini, Storie di Milano, riter celebrava. Malv. dist. IX , 
t. I; ma non pare al Giulini: e. 63, col. 999. 



a.1328 



362 ILTIMI ANNI DELLA BRKSC. INDI!». 

(12 agosto), castello nostro, i capi di parte ghibellina. Passe- 
rino dei Bonacolsi, Rinaldo marchese d' Este, Guido Tarlati, 
lo interdetto vescovo d'Arezzo ambasciatore di Castruc- 
cio, il della Scala non vi mancarono. In ({nel Consiglio ve- 
nivano presentate lettere di Galeazzo, che lo manifestavano 
indettato col pontefice a' danni del re di Baviera. False alcuni 
le sospicarono, altri no; ma forse erano vere *. In dispetto 
della Chiesa ivi stesso l'imperatore facea di suo capo tre 
vescovi, ed alle sedie di Castello, di Como, di Cremona li 
destinava 2 . Molte cose ordinò allora contro al pontefice, 
molte altre senza effetto ne tentò. Finalmente, donato dai 
ghibellini di Brescia 3 e delle altre città, carico dell' oro e 
del disprezzo altrui, scese in Toscana. 

Narrasi che Luchino, Marco ed Azzone Visconti, campati 
dal carcere degli Orzi, si riparassero ad Iseo; tentassero di là 
contro Milano la fortuna dell' armi 4 . Non è a credersi; perchè 
Luchino ed Azzone sembra non fossero liberati che l' anno 
appresso. Marco poi seguiva certo la corte di Lodovico 5 . 

Evitata Firenze, veniva il Bavaro a Roma, ove dai vescovi 
interdetti si facea coronare; e poi che il papa lo avea scomu- 
nicato, ed esso l'imperatore scomunicava lui. Fattosi un anti- 
papa a modo suo, risaliva a Toscana 6 , ed a nulla riesci; ma eso- 
so a tutti, alla sua male abbandonata Germania retrocedeva 7 . 

1. Giulini, Meni, di Milano - a. 1327. derni, il Giulini ed il Rosmini, che 

2. Villani, Slor. Fior. R. I. S. t. XIII. largamente ragionano della libertà 

3. Maggi, Hist. de Rebus Patrice. Ms. che a quei Visconti era data sol- 

Quirin. .tanto nel 1328. 

4. Giov. Villani, il Cronista di Bo- 5. Giulini, Mera, di Milano - a. 1327. 
logna ed il Polistore (Rer. I. S. 6. Balbo, Storie Italiane. Età VI. 
t. XXIV) raccontano la novella. - Dei Comuni. 

Opporrem loro il Fiamma (Manip. 7. Anch'esso piegava perdono da Gio- 
Florum) ed il Morigia ( Chron. vanni XXII. Giovanni voleva l' im- 

ìiod.). - Più ancora, benché mo- pero e non la penitenza; Lodovico, 



ULTIMI ANNI DELLA BRESC. INDIP. 3(33 

Epperò gli esuli di Brescia stimolavano intanto 4 il della Scala 
perchè ripigliasse le offese, e le pigliò. Armato di molto na- 
viglio, procedeva sul lago di Garda (24 marzo), investiva 
Salò, e per la gente della terra ch'erano al tradimento fu dato 
ai legni lo sbarco. Già il castello era corso, quando avvertita 
buona mano dei nostri, tu loro addosso, combattè, ruppe 
quel nodo di nemici, e più che cinquecento ne lasciò morti 
colà. Pur non è cenno del fatto nei bresciani cronisti. 

Terminava in quest' anno lo Scaligero i concitati suoi 
giorni. Non era chi siccome costui avesse ad umana e libe- 
rale natura mista Y audacia, l' orgoglio, la durezza di un sol- 
dato del medio evo. Cortese, magnanimo, gentile nella splen- 
dida sua corte, indomito, prepotente, disprezzatore dell'altrui 
vita sul campo e della sua. Fu dissoluto, ed alle paure della 
coscienza opponeva superstizione 2 : ma quell'indole sua ca- 
valleresca e generosa, la valentia dell' armi, che veramente 
era in lui dismisurata, gli meritarono riputazione per tutta 
cristianità, ed il ricordo gentile di un uomo che vecchio, 
sbandito dalla terra ov'era nato, costretto a mendicarsi lo 
pane altrui, era il più grande dell' età sua === Dante Alli- 
ghieri 3 . 

che volea essere penitente, ma re, rischio dell 1 errore di un anno 

non aderiva. Si continuò quindi a (Murat. Annali, a. 1343). 
tenerlo eretico. Mur. Ann. a. 1330. 2. Villani, Storie Fiorentine, R. I. 

1. Carli, Storie di Verona, epoca X. S. t. XIII, col. 682. 

- L'errore del Mazzuchelli (let- 3. Opinano alcuni che il grande lom- 
tera sulla patria di Bonfadio, e bardo, cui alludono i versi dei- 
sulla condizione della Riviera ecc.) F Allighieri, fosse appunto Can- 
neir ascrivere la fazione al 1328, grande. Miglior congettura, e più 
divenne dal credere che il Villani conforme alla storia, parrebbemi 
seguisse naturai corso di date. Ma l'attribuire quell'elogio dell'esule 
il cronista fiorentino non comincia fiorentino a Bartolameo della Scala, 
gli anni che al 25 di marzo ; qui Si sa del resto che il Paradiso fu 
poi per un giorno solo si corre dedicato a Gangrande. 



364 



l'LTIMI ANNI BELLA BRESC. 1N1HI». 



Morto Cangrande, pronti assunsero il reggimento di Vero- 
na Alberto e Mastino nepoti suoi. Nel primole cortigianesche, 
nel secondo allignavano le guerresche virtù del precessore. 
La somma delle cose dovea quindi restare a Mastino, ed in 
buon punto restò: perchè i battuti sempre, nò mai spenti ghi- 
bellini di Brescia, suscitando nuove leghe si rifacevano, ed isti- 
gavano finche si venisse alle mani. Mastino esultava. Ma d'al- 
tro canto congregato l'esercito, iieri dei soccorsi di Bologna e 
di Firenze l , imbizzarrivano ad un tempo i guelfi; e rovinando 
agli Orzi quel tante volte oppugnato castello, trucidati a Pom- 
piano quanti vi si trovavano nemici, preso Rudiano, ven- 
nero a campo a Castel Coato. Ivi quella maledizione degli 
stipendiati stranieri che sì tenace appigliò dentro Italia, né 
fu per secoli schiantata, custodiva il paese : erano tedeschi 
al soldo di Azzone Visconti; ma tedeschi e ghibellini, superati 
dai nostri, disgomberavano 2 . 

Le ambizioni dello Scaligero si colorivano. Pretesto il 
ritorno in patria dei ghibellini bresciani che sempre gli erano 



U Malv. Chron. Rer. IL S. t XLV, 
disi IX, e. 66, col. 999. 

2. Malv. ì. cit. Primumque ad ca- 
strimi de Urceis pervenicntes , 
circumsita loca rapinis, igne ccc- 
deque eie. etc. Oppidum Pompiani 
pari modo expugnantes ceperunt, 
et triginla viris . . . trucidatis, illud 
penilus subver tentili etc. - Centum 
circi ter quinquaginta armigeri e- 
quites in castrimi Coatorum irrue- 
runt, contra quos expulsi cives de 
Brixia cum Theutonicorum comi- 
tiva, quos ad eorum subsidium Azo 
Yicecomcs direxerat, occurrentes , 
ipsos forti pugna vi ri li ter inva- 
seruni etc. - Narra il Maggi ac- 



cadessero queste cose nel 1322. 
- Osservo per altro , che l' ancor 
giovinetto Visconte non era dall'avo 
Galeazzo di alcun potere investito, 
e come per lo contrario se ne stesse 
non per anco uscito di fanciullo 
in Piacenza colla madre Beatrice, 
la quale nella presa che si fece 
della città poneva in salvo l'amato 
figliuolo; né aveva questi alcun 
tedesco al soldo. Sì gli aveva Ga- 
leazzo, e ne fu tradito. - Di con- 
verso, duca nel 1329 era Azzone 
del proprio Stato. Aveva 600 te- 
deschi (ed erano i famosi del Ceru- 
glio) ribellatisi a Lodovico, di cui 
si veggano le cronache milanesi. 



ULTIMI ANNI DELLA BRESC. 1NDIP. 365 

a' fianchi *, scopo il dominio di Brescia 2 , cresciuto di bal- 
danza e di potere, messe in armi quelle sue più masnade che 
esercito (che giusto esercito in quelle minuzzaglie di sdegni 
e di fazioni per avventura non fu mai), venne in Riviera: e 
prima il castello di s. Felice che dagli avanzi era surto della 
Scopulo antica 3 , indi sommise i luoghi di Polpenazze, di 
Sojano, di Puvegnago, tutte del resto facilissime prede. In 
questo mentre per volontà del popolo bresciano s'ebbe Ghedi 
e Gavardo, e largo tratto dei nostri piani e dei colli propinqui 
pose ad esterminio. Non fu più ghibellino che il torrente 
di quell'armi non seguitasse 4 . Il perchè lo Scaligero, 
grosso e minaccioso, circondata di milizie 5 la nostra città, 
ritessendo la via con parte de' suoi (era il mese di giugno), 
assale Padenghe e il vince; poi tutta quant'ò la Riviera 

1. « Ricorsero a Mastino in un col nomato in un diploma di Carlo 
fratello Marsilio » (Rosmini, Stor. Manno (878), ebbe suoi privilegi 
di Milano, a. 1330). Ma il fratello lino dal secolo XII (Cod. Diplom.). 
di Mastino era Alberto. 4. Carli, Storie di Verona, a. 1330. 

2. In terras Riperice adducens, ca- - Coutus. Hist. lib. V, col. 855, 
stélla s. Felicis, de Polponatiis, R. I. S. t. XII, MCCCXXX , do- 
do Soyano et Privignago, inox suo minus Mastinus mense junii con' 
dominio coaptavit. Castrum quo- tra Bvixiam hosliliter equilavit , 
que Gavardi. .. tradì lum est. De- castra multa cepit. Ad ejus man- 
frine ad Gaydum perveniens, nutu data erant exlrinseci Brixicnscs... 
habitatorum obtinuit. — Ipso an- cum validissimo exercitu totius 
no...cum magno ... exercitu ma- Marchiai Trivisiance Brixiam cir- 
gna etiam manu ribellimi ipsius cumdedit. Duce . . . Marsilio de 
civitatis Brixiccincampos...perve- Canaria, sibi omnia subjugavit 
niens, mense junii. ..damna non mo- extra moenia. Civitatem etiam ex* 
dica intulit. Malv. dist. IX, e. 67. pugnavit. 

3. La patria di Paderno console di 5. Ceret.^e Chron. Ver. Continuafio, 

Rrescia non è più: - fu chi disse R. I. S. t. Vili. - Flamma, Ma- 
la terra di Scovolo non essere nipolus F/orwm 1331. Civitas Bri- 
stata mai (Gargnani, Ercole Ben.). xice a Mastino opprimebatur in 
- Pur disegnava io slesso le re- tantum , quod LXX castra perdi- 
liquie di quel nòstro castello, che derat. 



366 ULTIMI ANNI DELLA BHKSC. INDIP. 

con subiti fatti conquide. Rimanevano le valli. Espugnata la 
rocca di Vobarno, risalita Mastino la Valsabbia, ne soggio- 
gava le terre, fermandosi alle torri della Nozza *. 

Al suono di tanta bufferà la sgominata città si levò tutta. 
Un murmurc profondo, segno di pauroso commovimento, ag- 
girava per le vie; parlavasi di congiura, di spirante libertà; il 
nome dei traditori sommessamente si mormorava, e fu a un 
pelo che l'arcano linguaggio e il fremito rattenuto della plebe 
in aperto e sanguinoso conflitto non soperchiasse 2 . Fautori 
potenti avevano i ghibellini. A tagliare di netto i loro nerbi 
s' aduna il popolo a palagio, e nelle mani di un Consiglio di 
mille e cinquecento è confidata la somma delle cose 3 . 

Capi di quel consesso Trebeschino dei Trebeschi, Me- 
nelao Cazzago, Girardo Poli, Ugoccione dei Ronzoni vengono 
eletti, i quali statuivano fosse ad un'assemblea di trecento 
cittadini stabilmente la pubblica salvezza accomandata : vie- 
tato a ventidue famiglie, che per opulenza e nobiltà con tutte 
l'altre rivaleggiavano, l'aver parte, siccome di ghibellini pen- 
sieri, nelle adunanze civili 4 . 

i. Denique annuentibus non nulìis exorlcesunt, totus populus de tra- 

habitatoribus terrarum Riperice, ditione ipsius civitalis trepidabat. 

verum et quibusdam de civitate Erat ubique murmur e/c. Malv. 1. e. 
magnalibus , totani fìiperiam ... 3. Malv. 1. cit. Universo populo an- 

subjecit predirti anni mense sep- nuente, mille elecloruni civium 

tembrio. Tunc edam ierram Boarni Consilio millequingenti viri cheti 

adveniens, arcem illicconstructarn sunt, in quorum manibus totius 

expugnans, statim obtinuit. Dchinc Reipublicas regimen posuerunt. 
universas terras Vallis Sabbj usque 4. Malv. Chron. dist. IX, 1. cit. Sta- 

ad arcem de la Noza perambu- tutum est, neminem de prosapiis 

lans, terras illas suce dominationi infrascriptis dicto millequingcn- 

submisit. Malv. dist. IX, e. G7. torum civium numero, vel collegio 

2. Facta est autem in ipsa ch'itale com- convenire posse. — Prosap. Com it. 

molio et tribulatio magna. Multi de Casali Allo; nobilium de Mar- 

de seditione urbis loquebanfur; tinengo ; de Pontecarali; de Foro; 

suspicione .. . inkr cives magna: de Confaloneriis ; de Lavelongo; 



ULTIMI ANNI DELLA BRESC. INDIP. 367 

Fra questi provvedimenti della scompigliata Brescia, rag- 
granellato (correa l'ottobre) quanto potemmo d'uomini e 
d' armi, spalleggiati dagli accorsi Triumplini e di Valsabbia, 
duce Negro dei Brusati ! , sbarazzammo que' gioghi da Vo- 
barno alla Nozza dall'orde nemiche, e la rocca di Bernago, 
che di quei giorni eretta presso il castello di s. Pietro in Monte 
avea ribellato alla città, ricuperammo 2 : ebbimo Paterno 
di Franciacorta ed altri luoghi. Poteva il tempo consolidare 
quella subita vittoria; ma un fortuito evento mutolla in servitù. 

Venuto di Lamagna, trovavasi allora in Trento Giovanni 
di Lussemburgo re di Boemia. Il popolo che vuol frutto delle 
novazioni più presto che natura non porti, gittossi allo stre- 
mo opposto : mandò suoi legati al Lussemburghese. Erano 
Corradino dei Gonfalonieri, Giacomo da Palazzolo, Giacomo 
degli Avvocati e Girardo de' Poli. Ricevuti con bella acco- 
glienza, sponevano la loro ambasciata: degnasse ricevere sotto il 
dominio suo la loro patria pericolante ; venissevi tosto a discac- 
ciarne quello infesto dello Scaligero. Raccoltisi il dì appresso nel 
tempio di s. Apollinare 3 fermavano le condizioni, e le giu- 
rava il re. Due fra l' altre si vollero da Brescia. Che mai ghi- 
bellino non entrasse le patrie mura senza il voto della città; 
che duraturo non fosse il reale dominio oltre la vita del nuovo 
re 4 . Recavansi le condizioni al cittadino consesso, mentre il 



de Palazo; de Ugonibus; de Salis; Mastino de la Scala acquieverant 

de Bucchis; de Griffis; de Bruxatis; eidem civitali debellantes terra* 

de Prandonibus; de Gambara; de oplinuerunt. Arcem etiam de Ber- 

Gagtanis ; de Flamingis , de Ro- nago . . . subjugarunt ; castellimi 

Ungo; de Triovis; de Concesio; de quoque Paterni in Francecurla.... 

Dulganis; de Salodio; de Gussago. optinaerunt. Malv. 1. cit. e. LXIX. 

Madii, Hist, de Rebus Patrice. Ms. 3. N'esistono tuttora le nobili reliquie. 

Quiriniano. 4. Malv. Chron. dist. IX, e. LXX. - 

Miserunt exercitum . . .civitatis prce- Hist. Cortusior. R. I. S. t. XII, 

sides in Vallèm Sabii , et qxm e. i.Rex promisit Brixiam intro- 



3f68 IXTIMI ANNI DKLLA M\ESG. INDIP. 

„.,33o figlio d'Arrigo VII facca tosto ammonito i della Scala, che il 
territorio e la città spettavano a re Giovanni; e però si ritor- 
nassero a Verona *. Disdegnoso e cupo Mastino si ritirò 2 . 

Ed ecco avvicinarsi il re 3 . E qui mi giovino le parole di 
quel!' aureo discorso del nostro Nicolini, ove accogliendo le 
sparse fila delle moltiplici nostre vicende, con assai neri io 
di stile e di pensiero quelle forti età fortemente tratteggia K 

» Veniva il re Giovanni per la via che mette alla città 
» per la porta orientale (era il dì penultimo dell'armo), uscen- 
9 dogli incontro per lungo tratto della terra 5 molla turba di 
» cittadini portando in mano rami d'olivo, e gridando: pace, 
» vita e gloria al nostro re, al nostro signore. All' entrar della 
» porta era accolto dal consiglio di mille e cinquecento nobili 
» di fresco istituito, preceduto dal gonfalone della giustizia 6 , 
» e seguitato dal collegio degli artisti con bandiere messe a 
» ricamo a maniera di stendardi reali. Schiere di giovani ca- 
» valieri venivano dietro a questi due collegi con bianche 
» vesti e con bianchi cavalli, e nobili donzelle e matrone me- 
» scolavano le loro canzoni al suono delle trombe. Tra quella 

ducere exlrinsecos. Ecco un bar- ab assedio cìvitàtis suce receder et. 

lume del tradimento di Giovanni. Chronicon Nodocliense, R. L S- 

- Il Menila poi lo dice franca- t. XII, col 1162. 

mente: exules in patriam reduxit. 3. Chron. Regiense, Rer. Ital. Ber. 

R. 1. S. i. XXV. Annales Medio- t. XVIII. 

lanenses. k. Ragionamento sulla Storia Brcscia- 

1. Villani, Delle Storie Fiorentine. na. - Bettolìi, 1825. 

- Hist. Cortusior. 1. cit. Accennano 5. Usque ad Basilicam s. Euphcmiw. 
ad un accordo amichevole tra Gio- Malv. dist. IX, e. LXX1I. 
vanni e Mastino. 6. Erant Mie arlificum collegia cum 

2. Giulini, Memorie di Milano. - Ma vexillis adinstar regalis intersigni 
più ancora il Villani, ove è detto pulcherrime laboratis. Ibi mille- 
che gli ambasciatori tornarono a quingentorum nobilium tivium 
Brescia con 300 soldati. - Con 400 consilium cum vexillo justitùjc lune 
veniva poscia il Lussemburghese novissime pulcherrime contexto. 
-qui misit ad Maslinum quoti Malv. 1. cit. disi. IX, e 72, e. 1002. 



ULTIMI ANNI DELLA. BRESC. IND1P. 



3G9 



» festa il re di Boemia raccolto sotto un dorato baldacchino 
» sostenuto da quattro gentiluomini, e quattro altri reg- 
» gendo a mano le briglie del suo cavallo, veniva accompa- 
» gnato insino al palazzo del vescovo, dove parlamentò il 
» popolo e fu parlamentato * ». Poi venivano le offerte; e Bre- 
sciano de'Mussi, Giacobino da Cazzago, Pietro de'Gaimari, 
Bonacorsino de Arcolo le presentavano 2 . 



i. Malvezzi, Ilaque cum tam grandi 
Iropheo etc. in domibas Episcopa- 
tus adductus est, ibique corani ipso 
rege admirandis sermocinationi- 
bus etc... Nobilium vero, qui pal- 
lium supra caput regis gerebant, 
et ejusdem equum freno modera- 
bant nomina fuere: Brixianusde 
Palazolo abbas vexillifer Societ. 
Justilice, pop. Brix. , Gerardus de 
Bruxatis, Corradinus de Confa- 
loneriis, milites etc. Brixianus de 
Catenaria jurisperitus antianus 
Societ. Justitim etc. . ..Hi quatuor 
regalis equi habenas regebant. 
Loradinus de Satis , Jacobinus 
de Palazolo, Jacobinus de Ponteca- 
rali milites etc. Inzelerius de Ta- 
bernariis, Bertolotlus de Gafal- 
diis, Franceschinus de Cazago... 
Antiani Justistice ... Trubechinus 
de Trubeco, Adion de Pregnachis 
J. Perifus , Vgolinus de Uaspe- 
ronib. vexillifer Justiticc etc. Joan- 
nes de la Fontana, Ziliolus de 
Ugonibus etc. . . . Domus autem , 
seu generoso? prosapia} generoso- 
rum juvenum . . . hastiludentium, 
fuere. Domus de Bruxatis , de 
Confaloneriis , de Ugonibus, de 
Lavelongo, de Buchis, de Gviffis, 



de Gusago, de Gorgolago, de Salis, 
de Triovis, de Pederzochis, de Pa- 
lazolo, de Trubechis, de Carsinis, 
de Calcaria, de Cazago, de Pre- 
gnachis, de Masperonibus, de Pon- 
charali, de la Fontana, de Mar- 
tinengo, de Advocatis, de Gaytanis, 
de Foro, de Salodio, de Flamin- 
gis, de Botingo . ..de Concesio. — 
Gli eletti poi dal Consiglio citta- 
dino a fare le onoranze del re 
furono: Corradino degli Ochi, Gia- 
cobino da Pontevico, Ziliolo Ugoni, 
Corradino Confalonieri , Giovanni 
Griffi, Giovanni della Fontana, A- 
dione dei Pregnacchi, Zuliano Caz- 
zago, Girardo Pratalboino, Gerardo 
Brusato, Obicio dei Caligari, Ugo- 
lino de' Masperoni, Giovanni Bona, 
Giacobino da Palazzolo, Lafranco 
de' Mauri, Girardo de Poli, Bona 
da Rezzato, Benadusio da Carsina. 
- Tutto ciò dal Malvezzi. Chron. 
Rer. Hai. Scr. t. XIV, dist. IX, 
e. LXXII, col 1003. 
2. E furono Quadriginta plaustra vini 
diversomm generum, somas viginti 
farinai frumenti, somas centum 
spellai , vigintiquinque plaustra 
feeniy vigiliti plaustra palearum., 
quinquaginta plaustra lignorum, 



Odorici,. Storie Brcsc.Woì. VI 



'170 ULTIMI ANNI DFXLA BKESC. LNDIP. 

E perchè siamo in sui ludi cavallereschi, non è a tacersi 
la nobile comitiva di militi bresciani * che intervenivano alle 
nozze di Azzone Visconti colla sabauda Caterina di Lodo- 
vico, e nelle quali, tra gli splendidi torneamenti che allegra- 
vano la corte bandita, Faustino Maggi e Luchino degli Obicii 
avean plauso di leggiadria cavalleresca e di militare virtù. 

Era Brescia così del re di Boemia; ma Roberto, un altro 
re, dicevala sua, e vi mandava il vicario. Certo la condizione 
era un po' singolare, pur non era altrimenti 2 . Ad ogni modo co- 
desti fatti del Lussemburghese spiacevano ad Azzone che col 
pontefice se ne dolea 3 . Vano lamento; e come non era tempo 
da esitanze, veniva in Brescia, e l'inviso re signorilmente 
donava: sommetteagli Milano con qual animo Dio vel di- 
ca, ricevendo alla sua volta da re Giovanni la potestà vica- 
riale 4 . Anche Manfredo Pio da Modena facea gli ossequi , 
ed un inchino gli valeva una città: brevemente, qui s'affol- 
lavano a rovina i messi dei comuni lombardi: qui venivano i 
signori d'ogni feudo, d'ogni casale, ed i più illustri con più 
calca; ond' era in Brescia un affrettarsi, un accorrere servile, 



vigiliti vilulos pingues, quinqua- « sempre signoreggiata per parte 

ginta castratos, vigintipenses ceree « guelfa e per lo re Roberto , e 

laboratce, optimarum confectionum « ine era il vicario del detto re , 

penses quinque. Malv. 1. cit. « cioè M. Francesco di M. Vanni 

\. Giovanni di Guido Boccaccio, Fau- « Agiati dei Malavolti ... ed es- 

stino e Galeazzo dei Maggi, Ugoc- « sendo Brescia da'loro usciti mol- 

cione di Lafranco Cazzago, Luchino « to tribolata . . . fece a Re Gio- 

degli Obicii, Antonio Torbiado , «vanni solenne ambasciata ecc.». 
Federico Calino. - Il Maggi poi, 3. Raynaldus, Ann. EccL a. 1331. 

cui dobbiamo quel fatto, trasporta Rispondeva il pontefice ad Azzone, 

le nozze al 1335. - Ma di simili non averne colpa. Dat. Kalendas 

abbagli sono piene le cronache feiruarj. 
posteriori al Malvezzi. 4. Giulini, Mem. di Milano, a. 1331. 

2. Cronaca Sienese, H. I. S. t. XV, - Merula, Ann, Mediolanenses , 

a. 1330. « Brescia, la quale era 8. 133!. 



ULTIMI ANNI DELLA. BRLSC. INDIP. 37 ! 

un inchinarsi meraviglioso. Sto per dire col Machiavelli che 
cercando di uno per adorarlo, non potendo d'Italia trarcelo, lo 
traessimo dalla Magna { . Gherardino degli Spinoli mandavaci 
anch'esso rappresentanti, offerendo Lucca al re, pur che ne 
allontanasse i Fiorentini che Y assediavano 2 . — Tenea Gio- 
vanni intanto sue pratiche occulte in Avignone, mentre spediva 
cento dei nostri e dugento di Lamagna all'apostolico legato 3 , e 
s'intendeva con quel cardinale Bertrando del Poggetto, di cui 
non sappiamo qual altro fossevi peggior soldato o sacerdote. 
Ma in quelle prime esultanze non si badò. Stupiva Brescia il 
novello stato, ed angelo della pace salutava Giovanni 4 . E vera- 
mente, restituite da Mastino le mal tolte castella, smessi per 
un istante gli antichi umori, parea comporsi un altro tempo. 
Ma le condizioni dei popoli non vanno a salti; e quando sen- 
tite che dopo la guerra venne issofatto beatitudine, non 
credete. Vera pace è frutto che lentamente matura, e quasi 
direi stentatamente. Tutto che tiene del subito e dello incom- 
prensibile ne stette mai, né sta. Raggio che sfugga dal nem- 

1. Storie Fiorentine. - Ma leggiamo eludere Giovanni, probabilmente 

per lo servile inchinarsi il Cronaco mandava lo Scaligero i suoi rap- 

Mutinense (R. I. S. t. XV, col 592, presentanti, perchè Mastino non 

a. 1331): Tunc ambaxiatores Mu- era uomo da ossequiare alcuno. 

lìnee, et D. Manfredus de Piis ho- 2. Cronache Sienesi , t. XV, R. I. S. 

norifice sociatus ad dictam civi- a. 1331. 

talem Brixice . . . cum ambaxiato- 3. Tunc die veneris Vili februarj 
ribus Parma et Regii comuniter ambaxiatores predicti regis iverunt 
accesserunl die lune XXI januarii. Bononiam ad Legatum. . .et fue- 
- Pietro ed Anastasio dei Rossi runt CC Teutonici et C, Brixien- 
erano dell'ambasciata (Litta, Fa- ses (Chron. Mutin. Rer. II. Scr. 
miglio lllustr. Rossi di Parma). - Il t. XV , col. 592 ). 
Cronaco Reggiense (t. XV11I, R. I. 4. Malv. 1. cit. - ed il Cronaco Pia- 
S.) aggiugne i messi di Mantova e centino (R. I. S. t. XV) s'accor- 
di Verona. Lo credo. Parisio Ce- dano con altri nel trovare in Gio- 
reta n'assecura che Mastino ed il vanni un pacilìcatore sì, ma d'jin- 
re fuerunt in concordia. A meglio telligenza col pontefice. 



37-Ì ULTIMI ANNI DELLA BRESC. INDIP. 

bo brilla e si chiude: così di quelle povere paci del sec. XIV e 
degli altri tutti, quando concordia è violenta espressione del 
desiderio, o terrore di prevalente volontà, non risultato in- 
timo di avvenimenti che 1' abbiano profondamente maturata. 
E d'altronde Giovanni avea sue colpe. Troppo presto lauda- 
vaio il Muratori. Fu disleale col popolo di Reggio sommetten- 
dolo ai Fogliani ed ai Manfredi; fu disleale con Modena, met- 
tendovi Pio che i Modenesi avean cacciato solo per darsi al 
boemo; fu disleale con noi. I fiorini d'oro ei cercava, non 
la concordia *, meno poi la nostra. Se clemente o venale 
non so, ma certo immemore dei patti, restituiva Giovanni 
ai ghibellini la patria. Indignava poi Brescia quel porre a 
pegno eh' ei si fece per quindicimila fiorini d' oro ai conti di 
Castelbarco la Riviera di Salò, Vobarno con essa ed il ca- 
stello di Gavardo 2 ; quel far dono a'suoi militi delle terre di 
Ghedi, Monticello e Solferino, ed a Raimondo Confalonieri 
dell' altra di Pozzolengo ; quel toglierci Valcamonica tutta 
quanta e darle governo a sé 3 ; più ancora l'aver comandato 
che, freno ai rigogliosi, la rocca in sul Cidneo di propugna- 

1. De-Gazata, Chron. Reg. pag. 45, villis suis, castellum Gavardi cum 
voi. XXIII, R. I. S. - De-Morano, omnibus terris adherentibus prò 
Chron. Mutinen. pag. 125, t. XI, quindecim mille florenis aurino- 
R. I. S. - His. Cortus, ove s' im- bilibus de Caslrobarco pignori 
para che prometteva agli Scaligeri contulit. Castella quoque de Gaydo 
Brixiam introducere omnes extrin- et Monlicellis, terramque de Sul- 
secos. - Ov' erano i giuramenti ferino quibusdam suis militibus 
pronunciati a s. Apollinare ? largitus est. Pari modo Raynaldo 

2. Daremo nel Codice l'atto della ces- de Confaloneriis chi Brixiensi 

sione, gentilmente comunicataci dai Pozolengum de spetiali gratia 

conti di Castelbarco. condonavit. Insuper Vallem Camo- 

3. Castrum in apice montis ipsius ci- nicam ab jure et imperio civitalis 
vitatis construi jussil...Gibellinos auferens, ejusdem Vallis habitato- 
in ea civilate jussit revocari. Tunc ribus libcram auctoritatem exhi- 
eliam Riperiam Gardce et terras buit, quatenus proprio arbitrio 
Vallis Tenesis, Boamum cum regerenlur. ìMalv. e. 73, col. 1004. 



ULTIMI ANNI DELLA BRESC. IND1P. 



373 



coli si rafforzasse. Foriera di gravi fatti, dove si creda al cro- 
naco di Reggio, seguia la ribellione di Castel Vico (Ponte- 
vico?) Ij 

Mastino voleva ricuperarci. L' avea giuralo 2 . Complice 
della lega di Castelbaldo, nella quale i principi italiani facean 
sacramento di togliere al boemo la Lombardia, tutto chiuso 
nell'ira sua, maturava colpi, aspettava il destro a vibrarli. 
Audacissimo ad un tempo, fatto a posta per le subite fazioni, 
tenea pratiche cogli scontenti: guelfi o ghibellini, pur che 
Brescia gli dessero, non importa. Era quieta la città nostra, 
ma della quiete tremenda che annuncia la tempesta. Negro 
Brusato, Corrado Bocca, Orlandino Sala, Inverardo abbate 
di s. Eufemia, Griffi, Ugoni, Lavellongo, Confalonieri presi 
all'amo delle scaligere lusinghe tramavano intanto, spiavano, 
vegliavano : coperti, ma risoluti si tuffavano dentro alla con- 
giura 3 . Se vogliasi preferire il cronaco veronese al nostro 
Malvezzi, Negro Brusato, Corrado Bocca e soli altri quattro 



a. LUI 



J . Chron. Regiens. Et de mense julii 
rebellavit se castrum Vicii in epi- 
scopatu Brixice a dicto rege. - 
Fatto memorandissimo, che da- 
rebbe gloria a quel castello (che 
parrebbe doversi interpretare pel 
nostro Pontevico) di primo degli i- 
talici che abbia osato francarsi da re 
Giovanni. - Non è chi lo ricordi fuor 
questaCron.ft/. S. I. XVIII, e. 46. 

2. Hist. Cortus. Juraverat se nemo 
depositurum barbam nisi prias 
Brixiam haberel, a. MCCCXXXll. 
- Omnino volumus habere Bri- 
xiam, 1. cit. 

3. Dum Idia regis gesta Guelfi ci- 

ves Brixice percepissent , ira. . . 
succensi sunt.-.Magnates de Bru- 



xalis , Corradus de Buchis, Or- 
landinus de Salis, et generosi mi- 
lites de Confaloneriis, D. Inverar- 
dus de Confaloneriis abbas s. Eu- 
femioe, nonnulli etiam magnates 
de Griffis et de Ugonibus et La- 
velongo cum amicis . . . consilium 
inierunt eie. Moxque ad dominos 
civitatis Veronal Albertum et Ma- 
stinum de la Scala nuntios mit- 
tentes, civilatem Brixice sibi datu- 
rus eie. (Malv. capo ultimo). - 
Dei Brusali fautori di Mastino par- 
lano le Storie Parmensi, fì. I. S. 
t. XII, col. 735. - Negro è detto 
dal P. Gregorio figlio di Tebaldo : 
non ne dà docum. ( Divertimenti dei 
Popoli Camuni, giorn. V, p. 338). 



'M ì ÙLTIMI ANNI DELLA BRESC. INDIP. 

di parte guelfa 1 mandavano legati a Mastino 2 , ed alle pubbli- 
che le private ambizioni si mescolavano. Desiderava il Bocca 
di tutta possedersi Roccafranca ov' erano altri suoi tenimenti, 
ed il Mastino la concedea prima che vinta 3 . Due grandi 
elementi nutrivano l'impresa: oro e silenzio 4 . Quel torbo 
uomo del Carrarese vi s'immischiava 5 ; e fintosi nuncio del- 
l' apostolico legato 6 , era già in Brescia, mentre con forte 
mano de' suoi e degli avuti da Obicio marchese di Este 7 , che 
in persona li conducea, fingendo venirsene dalla terra di 
Asola 8 (posseduta in allora dal legato pontificale 9 ), s'accosta- 

1. Cere™ Chron. Ver. Contin. - Et fraudolenter. Così i Cortusiani - 
quatuor alios nobihs de Brixia... e quasi precisamente il Vergerio, 

d. Marsilius . . . duxit traclatum. nelle Vitcc Principimi Carraren- 

2. Presso al quale aderant exules Bri- sium. 

xienses. Vergerio, Vite dei Car- 7. Litta, Famiglie celebri italiane 

raresi. Erra nel trasportare l'im- Estensi. Obicio II. - « Il Marchese 

presa, al 1333. « Obizzio con grandissima gente.... 

3. Madius, Hislor. de Rebus Pafrioe. « andò a Brescia in sussidio di 
- Veggasi il Codice Diplomatico « M. Mastino ». Polistore, R. /." 
Bresciano. S. t. XXIV, col. 754. 

4. Cum nobilibus Brixiensibus me- 8. Legalus . .. erat Placenticc et te- 
diatile auro et promissioni bus in- nebat de Asola eie. Maslinus de la 
fìnitis, hoc etiam addilo quod omnes Scala cognoscms Brixiensium /a/- 
de parte imperii jugulentur im- laciam, cum favore et Consilio 
pune . . . secrete tractavit. Hist. certorum maf/natorum de Brixia 
Cortus. a. 1331, R. I. S. t. XII, qui deceperunt populum, ab illa 

e. 856. parte de Asola misit per secreta 

5. Cum plerisque nobilium , quos et itinera duo millia equilum . . . et 
prozsentibus donis, et maquis in- insirjna ecclesias eie. Chron. Mo- 
super promissionibus allexerat, se- doetioc, R. I. S. t. XII, e. 1161. 
creto consilium iniit Urbis ca- 9. Defecere a rege primi Brixiani (e 
piendee. Vergerius, Histor. Princ. qui segue un insulto del quale a 
Carrar. R. I. S. t. XVI, e. 151. miglior luogo). Obtinuerat Beltra- 

0. Simulans se nuncium dni legali dus legalus Asulam opulenlum 

qui diligebatur in Brixia, cum oppidum eie. . . Mastinum, ..ini lo 

signis Romana^ Ecclesia} et Ro- Consilio cum nobilioribus urbis . .. 

landini de Rubci intravit Brixiani ciani 2m equilum Brixiani sùbmih 



ULTIMI ANNI DELLA BRESC. 1ND1P. 375 

va l Mastino (1 5 giugno) alle bresciane mura, questa volta non 
più dei ghibellini, ma tenero delle insegne di nostra Chiesa* 
Que' di dentro l'assecondavano, e presa d'assalto, gli aprivano 
la porta di s. Giovanni 2 . Viva la Chiesa era il grido dell'armi: 
guelfi e ghibellini battagliavano ferocemente, maravigliando 
gli uni e gli altri all'audacia del traditore, il quale fatto im- 
peto nei secondi, fu loro addosso di sì aspra lena, che sfi- 
dati e rotti sbrancarono fuor delle mura 3 . 

Esulavano i Maggi ricoverando nei loro castelli, e tre 
giorni durò lo spoglio delle costoro abitazioni, se non forse 
dei rimasti anco il promesso eccidio 4 . In quel trambusto 
Gabriele dei Gornazzani, signore di Medesano da Parma, 
soldato del Rossi da Niviano combattendo periva 5 , tutto- 
ché un Rossi fosse in quel tempo podestà nostro G ; ma 
questi col presidio del re dentro alla rocca si rinser- 
rava : e Mastino a tentarla. Fatti per ciò venire dalle 

Ut ab ea parte, qua Asulam itur, 3. Il Vergerio fa comprendere come 

atque ut plcbem fallerei , insignia biennio post astu Marsilii fosse 

pontifìcalia et legati ferre jussit. Brescia ricuperata. - Era dunque 

Merulk, Hi8t- Med. R.I. S. t. XXV. il Carrarese motore della fazione 

1. Chron. Est. R I. S. t. XV. - Ag- del trenta: questo era bene — il 

giugne il Saraina che pretesto della lungo amore. 

scorreria furono alcune differenze 4. Cereta, Chron. Ver. Coniin. lib. II. 

pei confini della Riviera. -Non pare. Et per triduum guelfi ip.sius ci- 

*ì. Ad portani s. Joannis repente ir- vilalis Brixice habuerunt licen- 

ruerunt . . . litico ad eam portarti . . . tiam interficiendi ghibellinos civit. 

ex utraque parte pugnatum est... Brix. ed Districtus, opera d. Al- 

Gibellinos et regis stipendiarios berli de la Scala per consilium 

fugampetere compulerunt ; qui in sibi datum per D. Marsilium de 

castro confugium facienles, ca- Canaria. E THist- Cortusior. 

slro munito, eodem die abierunt. Fimi cedes etiam pupillorum. 

MCCCXXXU, die lune XV junii. 5. Hist. Parm. Rer. li. Scr. t. XII, 

Cosi termina il Malvezzi la sua col. 738, 15 luglio. 

Cronaca. Il buono istorico morì 6. Luta, Famiglie Italiane - Rossi 

verso il 1440. di Panna. 



37G 



l I/TIMI ANNI DKUA IIRKSC. INIMP. 



sue città baliste e mangani ed altri tormenti, prese a bat- 
terla di tutto punto, ma invano. Si venne a patti 1 ; e salva 
la vita, e snocciolato al presidio alcun po' di denaro (4 luglio) 
ebbela finalmente il della Scala 2 . Cacciato il Rossi, ponea 
vicario quel suo Carrarese, che poi dovea tradirlo: indi 
pieno di preda e di sangue, tolta primieramente a Federico 
Maggi, che vi si era posto, Roccafranca 3 , e datala al Bocca, 
si allontanava 4 . Quanto fosse lieto Mastino di quell'acquisto 
risultaci da un documento che il Verci ha pubblicato. È una 
lettera colla quale racconta egli stesso a' Trevigiani la sua 
vittoria. 

« Esultanti dall'intimo cuore» cosi egli » v'annunciamo 
che oggi stesso all'ora sesta entrammo in Brescia coi nostri 



J. « Si diede un feroce assalto non 
« già coli' armi ma col danaro. I 
« ghibellini se ne stavano quieti... 
« si credeano sicuri dello Scali- 
li gero ». (Murat. Ann. a. 4332). 
- Non è qui molta esaltezza. L'as- 
salto del castello fu tentato real- 
mente e sostenuto. I ghibellini 
compresero tosto alle prime grida 
l' inganno, e si difesero a tutta 
loro possa. Nel che si accorda la 
maggior parte dei sincroni scrit- 
tori, e del Malvezzi in prima. - 
Forse troppo presto il Muratori se- 
guiva il racconto del Cronaco Bo- 
lognese, n. i. s. t. xv. 

2. Giov. Villani (delle Storie Fioren- 

tine, lib. X ) aggiugne che avendo 
chiesto soccorso al figlio del re 
eh' era a Parma, né osando questi 
venire, il presidio s'arrendesse. 

3. Madius, Hist. de reb. palr. - Dal 
Codice risulterà contro al cronista 



che nessun fatto d 1 arme costava 
agli Scaligeri la resa di quel luogo. 
i. Narrala con molto vigore, e con 
quella sua inimitabile velocità, è 
quell' impresa dal Litla (Scaligeri). 

- Avvertirò soltanto che la citta- 
della si costruiva dopo quel fatto 
dal Carrarese istesso, e che il Lus- 
semburghese non eresse, ma for- 
tificò il castello in sul colle Cidneo. 

- A dimostrare la pertinacia dello 
Scaligero non è indarno recare un 
passo di Parisio Cereta ( Cron. 
Ver. Contin.) a. MCCCXXX, nono 

juni. D. Mastinus de la Scala 
cum ejus exercilu et comitiva ivit 
Riperiam et phwa castra et loca 
obtinuit usqueprope civitatem Bri- 
xicc etc. - 1 i sept. D. Mastinus . . . 
rediit in ferri torium Disi. Brixiw 
et optinuit totani Riperiam et Val- 
lem Sabii, et multa loca alia pri- 
mitus non oblenia. 



ULTIMI ANNI DELLA BRESC. INDIP. 



377 



cavalli e col seguito immenso dei nostri fanti, ci venendo in- 
contro nobili e popolani di quella città, nella quale or ci 
troviamo sani et hilares de persona ». Ordina quindi a' Trevi- 
giani che raccolgano ingegneri (enzenerios), muratori, scal- 
pellini, carradori da spedirsi die noctuque a lui, con un centi- 
najo di balestrieri seguiti dalle grosse baliste e dai maestri a 
ciò. Tanto scriveva in Brescia il 16 giugno. Epperò ci ve- 
nivano di colà cogli ingegneri 40 carradori, 14 falegnami, 
100 balestrieri e non so che altro seguito di guerra, essendosi 
requisite a pagamento in Treviso tutte quante le grosse bali- 
ste. Quattro giorni dopo Y irrequieto Mastino rescriveva oc- 
corrergli 600 guastatori, che vennero all' istante raccolti dal 
comune di Trevigi, da cui fu messa taglia perchè lo spendio 
fosse compartito fra parecchie terre '. 

Grande veramente e misera città che fu in quel tempo la 
nostra, la quale né memoria de' passati guai, né paura degli av- 
venire, quelle sue lutte acerrime potè far quieta un istante ! 
Vera Firenze lombarda, dopo un assedio ch'ogni altro spirito 
avrebbe domo, eccola risollevarsi con tutto l'esaltamento 
delle fazioni; onde a quello che perdonò V umiltà dell'imperatore, 
scriveva Dino Compagni, Iddio non perdonò 2 . 

Che se di niun popolo furono mai le divisioni notabili, 
sono le raccontate notabilissime. Perchè noi veggiamo guelfi 



1. Verci, Storia delia Marca Trivigia- 
na e Veronese, t. X, pag. 155-161 
-Venezia 1788. 

2. Cronaca Fiorentina, lib. Ili, nel 
quale abbiamo come i Fiorentini si 
affaccendassero per « procurare la 
« ribellione delle terre di Lombar- 
« dia. — E tanto procurarono che 
[« Giberto rimise gli avversarli del- 
ti T imperatore in Cremona ... e 



« un giorno cavalcò con lui Ga- 
« lasso, che era alla guardia di 
« Cremona in servigio dei Bre- 
« sciani forse con cento cavalli; 
« e entrarono nella terra ecc. ». 
Vero; ma le prime faville della 
rivolta nostra terrei partite dagli 
ostaggi bresciani fuggiti , come 
narrammo, ad Arrigo VII, quando 
partivasi alla volta di Genova, 



XTIMI ANNI DELLA BRESC. IND1P. 



a . 1332 e ghibellini battagliarsi con diversa fortuna per ventiline 
anni *, e in mezzo a tanta né mai spenta ira di parte, fra 
quello strazio fatale di cittadina virtù, farsi beffe d'imperatori 
e di re, non curarsi dell'armi di Arrigo VII 2 e rompergli 
fede; dare al fratello di Federico d'Austria la solenne ri- 
pulsa 3 , togliersi all' obbedienza di Roberto 4 , negarla a Lo- 
dovico il Bavaro 5 , francarsi da quella di Giovanni di Lus- 
semburgo, eh' essi medesimi avean chiamato 6 . 

Infelicissima energia, che nel bisogno di manifestarsi e 
d'agire, trascinata, dilaniata, volta alia peggio da coloro che 
la faceano strumento a dispersione di cittadina potenza per 



1. 1311-1332. Non parlo che de'fatli 
compresi in questo libro. 

2. Cui ribellò nel dicembre del 1311, 
come abbiam veduto. 

3. Malv. Chron. Rer. li. S. t. XI V, 

e. 59. 

A. Villani, Storie Fiorentine, lib. X, 
e. CLXVIII ... « et il re Ruberto 
« a cui i Bresciani s' erano dati 
« non li soccorrea ... si manda- 
li rono (a Giovanni re) loro segreti 
« ambasciatori ». 

5. Che sparì colle fischiate di tutta 
Italia. Balbo, Sommario. Età IV, 
i Comuni. 

0. È pur duopo avvertire su questo 
proposito nel Macchiavelli (delle 
Istorie Fiorentine, lib. I) un lieve 
errore ed una gran verità. Sa- 
rebbe il primo, eh' ei dice chiamato 
dai ghibellini di Brescia Giovanni 
re, mentre i guelfi soltanto lo di- 
mandavano: la osservazione pro- 
fonda, che per quel partito nostro 
V Italia mutò condizione. I Fio- 
rentini si fecero nemici della Chiesa. 



Visconti, Scaligeri, Gonzaga, E- 
slensi, Carraresi unironsi a' Fio- 
rentini : dondechè il papa gli 
scomunicò tutti. Ma di questo al- 
trove, quando parleremo delle con- 
dizioni politiche. Ciò che importa 
notare si è che Giovanni di Lus- 
semburgo scese in Italia chiama- 
tovi dai soli Bresciani. Era sì bene 
in Chiarentana, ma per sole certe 
bisogne eh' avea a fare col duca 
di colà (Villani, Istor. Fiorent. 
lib. X, e. CLXVIII). -E per dirla 
più chiaramente col Cronaco Sie- 
nese (R. I. S. t. XV, col. 88) 
« avendo fatto parentado col duca 
« di Chiarentana, cioè che uno 
« suo figliuolo prese per moglie la 
« figliuola del detto duca. .. e venne 
« a Trento di novembre; e inie 
« se compì il parentado ». Il che 
parrebbe sciogliere le dubitazioni 
del Muratori (Annali, a. 1330) 
sull'asserto da Bonincontro Mori- 
gia (Chr. Mod. Rer. Itai Script. 
t. XXV ). 



ULTIMI ANNI DELLA BRESC. IND1I\ 



379 



accrescerne la propria e personale, tra le invidie d'ogni 
borgo e d' ogni campanile l miserabilmente si logorava 2 . 

Eppure sin qui noi non vedemmo conflitti che tra le no- 
stre fazioni, ed i mali di casa nostra erano almeno tra noi. 
Ma vennero le compagnie di ventura con lor cagnotti calatici 
dalla Magna o d'Inghilterra, varii d'armi, d'aspetti e di co- 
stumi, non uguali che nelle ribalderie. Poi gli eserciti stra- 
nieri, un'altra ribalderia, ma di un ordine più dignitoso: ru- 
bavano anch'essi, taglieggiavano, sperperavano; ma con una 
crudeltà più sistematica, e dirò così organizzata. Quei loro 
capi non erano veramente i masnadieri sul fare del Landò e 
dell' Aguto; lo erano forse, ma di un altro genere: avevano 
nomi sonori, antichi sangui, né sempre un morione di ferro, 
ma portavano qualche vòlta una corona. Il perchè pur troppo 
è in questo secolo un penoso intralciamento di latti, una 
complicazione ingrata di risse municipali, ma nella quale sta 
il carattere vero, fondamentale del secolo XIV. 11 leggerne 
non ch'altro le sciagurate vicende è un patimento che ci con- 
duce a provarne ed a dividerne la miseria cogli sventurati 
che le soffrirono: ma fa sentire l'età; ma persuade, che dove 
non è concordia , indipendenza non è. 

i. Balbo, Somm. Età IV. pars des seigneurs d' un jour... 

% Sismondi , Hist. des Republiques elle voyaient leur terrifoire sans 

Italiennes, t. IV, e. XXVII. Les cesse en proie à la guerre civile.., 

villes du centre de la Lombardie Au milieu de ces désastres cepan- 

étoient alors, sans aucun doule, dint lapopulationnediminuoit pas 

les plus malheureuses de l'Italie; d'une manière sensibile, et tonte 

gouvernées avec une main de fer, énergienationalenes'éteignoitpas. 



FINE DEL VOLUME SESTO. 



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99ÌÌ»Oj 



. 3 13 



INDICE DEL VOLUME SESTO 

COMPRESA L' APPENDICE DEL VOLUME V 



Prefazione . . Pag. v 

Codice Diplomatico Bresciano. 

Continua il Comune di Brescia dalla lega di Pontida alla pace di 

Costanza 9 

Il Comune di Brescia dalla pace di Costanza alla morte di Federico II . 48 

Serie dei documenti 121 

Il Cornane Bresciano dalla morte di federico 
air ultima caduta degli Svevi. 

( Di Cristo 1250-1332). 

Capo I. Brescia ne' tempi di Eccelino da Romano 127 

« li. Gli ultimi Svevi 175 

Gli Angioini. 

Capo I. Il governo in Brescia di Carlo d'Angiò 193 

« II. Berardo Maggi 241 

« III. Tebaldo Brusato 280 

Gli ultimi anni della bresciana indipendenza. 

Capo I. Concitamenti estremi del nostro Comune 311 

COLLOCAZIONE DELLE TAVOLE 

Il monumento di Berardo Maggi a pag. 255 

11 Simplicio di Tebaldo Brusato « 29S 



UNIVERSITY OF ILLINOIS-URBANA 
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Storie bresciane dal primi tempi sino al 



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